venerdì, gennaio 23, 2009

Indietro nel tempo

Pronunciando la parola "Giappone" che cosa vi viene in mente?

Forse un mosaico d'immagini tanto suggestive quanto contrastanti: un Paese ultra moderno che viaggia, alla velocita' della luce, verso costanti miglioramenti tecnologici; un Paese dalle mode passeggere e fugaci; un Paese ricco e dove l'abbondanza e' ovunque; una terra dal cuore perennemente puro ed immutato dove il passato, seppur impolverato, s'intreccia dolcemente col presente; una terra dove donne vestite con aggraziati kimono chiacchierano al cellulare; un Paese le cui sterminate risaie vengono attraversate dai rapidissimi Shinkansen; una terra dove la gente riesce a conciliare le esigenze di una vita frenetica con le eleganti accortezze di una vita tranquilla e dedita all'apprezzamento delle piccole cose.

Certo, il Giappone e' molto di piu' e sarebbe tristemente riduttivo dipingerlo con qualche pennellata di accattivanti aggettivi qua e la'; gli stereotipi, lo sappiamo tutti, soffocano le culture, ma se la vostra personalissima immagine del Giappone e' simile a quella che ho provato a descrivervi io, allora ...fuochin, fuocherello.

In mezzo ad normalissimo quartiere moderno nei pressi della stazione Saginuma 鷺沼駅 (Saginuma-eki sulla linea Tokyu Den-en-toshi) si nasconde un incantevole angolo di vecchio Giappone, un vanto del Kanagawa, ovvero un tradizionalissimo ed elegante ristorante: うかい Ukai.
Vi consiglio di andare a dare una curiosata al magnifico sito ufficiale dell'Ukai di Saginuma. Eccolo qui.

Ukai e' una toofu-ya, ovvero un ristorante la cui specialita' e' il tofu, fedelissima allo stile del Periodo Edo. Quale luogo migliore, dunque, per potermi invitare a pranzo qua in Giappone?

Da Ukai sono stata a pranzo, grazie ad un gentilissimo invito da parte di Fusae e Kyoko, un invito che, naturalmente, ho prontamente accettato con uno smagliante sorriso Durban's!

Ecco l'elegantissimo Ukai dall'esterno:
Varcata la soglia di Ukai, ci si rende immediatamente conto di non essere nel Giappone dell'era Heisei (cioe' quella attuale), ma di essere ritornati, magari a suon di soffici passettini con ai piedi delicati zoori, indietro nel tempo.

Il locale, baciato da quella raffinata semplicita' che contraddistingue fortemente lo stile nipponico da tutti gli altri, mi si e' presentato davanti agli occhi come un affascinante labirinto di corridoi; di colorati noren svolazzanti; di lucidi pavimenti di legno scuro; di superbe composizioni d'ikebana; di delicati dipinti che richiamano alla mente ere passate e gloriose; di lunghe file di scarpe ordinatamente allineate; di grossi vasi di terracotta contenenti del fragrante 甘酒 amazake.

Un labirinto avvolto in un delicato abbraccio musicale dove il
koto, con il suo dolce e misterioso suono che invita alla contemplazione, faceva da sottofondo.

Un labirinto in cui mi sarei persa facilmente, ma senza cadere in preda al panico. Mi sarei persa vagando, con gli occhi sgranati e lucidi per la profonda emozione, col cuore di bambina: ricolmo di curiosita', stupore e felicita' allo stato piu' puro.

Una ragazza sorridente e dal visino graziosamente lentigginoso ci ha fatto da guida e ci ha condotti in una piccola stanza privata, con vista su di un tradizionalissimo giardino. Eccolo:


Dopo esserci accomodate sul tatami, abbiamo atteso l'inizio di quello sarebbe poi diventato uno dei pasti piu' straordinari a cui abbia mai avuto la fortuna di poter prender parte.

Il mio viaggio gastronomico a meta' fra la realta' di un gennaio del duemilaenove ed una realta' onirica capovolta ed imbevuta di vecchia Edo, ha avuto inizio cosi':
Se fino a pochi giorni fa credevo di sapere veramente cosa fosse il tofu, devo ora ammettere quanto immensa fosse la mia ignoranza in materia.

Se si pensa al tofu come ad un semplice blocco di latte di soia coagulato, un composto dal sapore cosi' blando da sembrare insulso, beh...si commette un errore non imperdonabile, ma abbastanza notevole.

All'Ukai ho avuto il privilegio di assaggiare i migliori tofu che abbia mai gustato in vita mia. E non esagero.

Nei tre scodellini bianchi, per esempio, c'era del particolarissimo tofu stagionato, proveniente da Okinawa. Questo tofu aveva una consistenza molto simile a quella di un formaggio come il Quartirolo, ed un sapore delizioso ma che fatico a descrivervi semplicemente perche' nella mia memoria non c'e' nulla di simile a cui potermi aggrappare per tentare un traballante paragone.

Nei bicchierini trasparenti: kuromame in uno sciroppo dolce che aveva una leggerissima punta di menta.

Al centro: onigiri sferici avvolti in fettine di pesce buri (in italiano: seriola) crudo.

Dietro gli onigiri, sulla sinistra: pesce buri grigliato e impreziosito da ricciolini di scorza di un profumatissimo yuzu.

Nei bicchierini con l'interno dorato: un delicato misto di verdurine di stagione e alghe, il tutto condito con un dashi molto gustoso e leggero.
Goma-doofu, una specie di tofu preparato con pasta di sesamo, fecola di kuzu (il mio dizionario non traduce la parola kuzu, ma in inglese si traduce con arrowroot che, secondo l'onorabile Garzanti andrebbe tradotto con il termine botanico di maranta arundinacea) e acqua. Sul goma-doofu, una puntina di wasabi freschissimo e appena grattugiato.
A destra, un bicchiere di umeshu no on za rokku, ovvero di umeshu servito con cubetti di ghiaccio.
Un chawan-mushi (una sorta di budino all'uovo e dashi, contenente pezzi di verdure e pesce) cosi' delicato e delizioso da non sapere nemmeno da che parte cominciare a descrivervelo.
Questa e' stata una delle portate capaci di emozionarmi a tal punto da riuscire, a stento, a trattener le lacrime: quadrotti di agedoofu (tofu fritto) accompagnati da salsa di soia, myooga (zenzero giapponese di cui vi ho parlato qui), negi-miso (un miso, specialita' della casa, a base di cipollotti verdi e orzo).
Per l'agedoofu non e' stato necessario usare le bacchette, ma ci siamo tranquillamente servite della nostre belle manine per condire quei deliziosi quadrotti e piegarli a mo' di taco, prima di divorarli in tanti piccoli bocconi educati ma avidi.

Tofu fritto. Penserete sia un qualcosa di pesante ed unto. Niente di piu' falso. Cosi' leggero da far invidia ad una nuvola nel cielo (e magari anche ad una nuvola di drago).
Sashimi di pesce buri ed una fragrante foglia di shiso.
In basso a sinistra: hoojicha (te' verde tostato)
In basso a destra: salsa di soia, wasabi e piccoli petali di fiori selvatici.

Ed ecco una delle portate principale e protagoniste di questo delizioso palcoscenico:
Un fornello molto tradizionale su cui, alcuni secondi dopo, e' stata posata questa meraviglia:
Qui siamo rimaste, tutte e tre, senza parole.

Una meravigliosa pentola di terracotta che, come ha osservato giustamente Kyoko, ricordava molto una tajine marocchina, con all'interno tre blocchetti di un tipo di kinugoshi-doofu ed un brodo a base principalmente di latte di soia freschissimo e dashi.

Quel tofu, cosi' morbido e dal sapore cosi' delicato, era di una squisitezza senza paragoni. L'ho assaggiato sia cosi' al naturale che con un goccio di salsa di soia, ma devo dire che la salsa di soia era troppo aggressiva su di un piatto cosi' leggero e in bilico su di un fragile equilibrio di sapori percettibili solo se privi di distrazioni inutili.

Ma il nostro pranzo non era ancora terminato, e sebbene cominciassi ad avvertire i primi segni di sazieta', ero curiosissima di sapere cos'altro sarebbe apparso da dietro il fusuma, o porta scorrevole di carta.

Non ho dovuto attendere molto.

Pesciolini d'acqua dolce, avvolti in una frittura leggera quasi eterea.
Nello scodellino bianco: cetrioli di mare, daikon grattugiato ed un brodo freddo molto saporito e con una nota d'aceto.

Ma c'era ancora una piccola delizia che ci aspettava:

Riso al vapore con shirauo (bianchetti), accompagnato da zuppa di miso, fettine di akakabu (rapa rossa) e foglioline della stessa.

Ma un pasto come questo non puo' concludersi senza ... il dolce!

Ed ecco il divinissimo shiratama-zenzai di Ukai! (Perdonate la pessima qualita' della foto)
Qualche foto scattata all'interno del giardino privato di Ukai e al loro ponticello:


All'interno di Ukai c'e' persino un piccolo negozio dove e' possibile acquistare un po' del loro magnifico tofu ed altri prodotti freschissimi della loro cucina. Ed e' li' che Kyoko mi ha comprato due bei panetti di quell'agedoofu che mai piu' scordero'.

E mi dispiace pensare che la cucina giapponese all'estero spesso sia solo sushi, ramen e tempura. C'e' molto, molto ma molto di piu'...ed e' tutta veramente da scoprire.

Gochisoosama deshita!

martedì, gennaio 13, 2009

Dashi casalingo

Il dashi e' uno degli elementi cardine della cucina giapponese, ed e' alla base di numerosissime ricette del repertorio gastronomico di questo Paese. Questo e' uno dei motivi per cui mi sento sempre in dovere di mettere in guardia gli amici vegetariani (e vegani) che pensano che la cucina giapponese sia una vera manna per chi ha deciso di evitare prodotti di origine animale; anche in un semplice piatto di verdure al vapore ci possono essere tracce - e questo succede piu' spesso di quanto immaginiate - di dashi di pesce.

Il dashi conferisce ai cibi quel tocco giapponese che separa un piatto dal sapore autentico da uno che, invece, ricorda solo vagamente qualcosa di nipponico.

Il dashi essenzialmente e' un brodo. Ne esistono numerose versioni in base agli ingredienti con cui lo si prepara: esiste un dashi solo a base di konbu, uno a base di sardine (niboshi-dashi), uno a base di funghi shiitake, ma il piu' comune e il piu' usato e' senza dubbio il かつおだし katsuo-dashi, preparato con scaglie di katsuo (una sorta di tonnetto* disidratato), alga konbu (alle volte viene omessa) e acqua.

La maggior parte delle persone anche qui in Giappone, per mancanza di tempo o di voglia, utilizza il dashi in polvere che viene generalmente venduto in confezioni contenenti bustine monodose. Questa, ad esempio, e' la mia scatola di dashi granulare ほんだし hondashi della Ajinomoto:
Il dashi e' un ingrediente irrinunciabile per la preparazione di capisaldi della cucina giapponese, come ad esempio la zuppa di miso, tamagoyaki, udon in brodo, oyako donburi e tante tante altre ricette. Senza dashi, il risultato finale non avra' quel nonsoche' di giapponese che magari avete assaggiato qui nel Sol Levante o in un qualche ristorante della vostra citta'.

Nonostante la grande comodita' del dashi in polvere, alcuni giapponesi sono contrari a questo granulare istantaneo un po' per una questione di gusti, ma soprattutto a causa del glutammato di sodio che molto spesso compare nella lista degli ingredienti. Sull'effettiva dannosita' del glutammato di sodio preferirei, al momento, non esprimere la mia opinione perche' e' un argomento ancora troppo controverso e su cui, lo ammetto, non sono particolarmente informata. A tal proposito, pero', se l'argomento v'interessa, vi segnalo questa pagina.

Diventa quindi importante saper preparare del buon dashi che non contenga conservanti, coloranti, glutammato di sodio od altri insaporitori un po' sospetti.

La preparazione di un dashi casalingo e' sorprendentemente semplice purche' vi procuriate due ingredienti fondamentali: il katsuo in scaglie e l'alga konbu secca.

Oggi v'insegno come si prepara un tradizionale katsuo-dashi cosi' se nel vostro negozio di alimentari giapponesi di fiducia doveste trovare i due ingredienti chiave, sarete sicuri di poter sempre avere del buon dashi fresco che vi permetta di preparare tanti piatti giapponesi dal sapore autentico.

Cominciamo!

かつおだし
Katsuo-dashi
Vi servono tre ingredienti:
1200ml d'acqua
20g di katsuo in scaglie
10cm circa di alga konbu secca

Con un panno pulito oppure un pezzo di carta da cucina, sfregare leggermente l'alga per eliminare eventuali impurita' che possono essersi depositate sulla sua superficie.
In una pentola, versare tutta l'acqua ed aggiungervi l'alga konbu.
Cuocete a fiamma media fino a quando l'acqua iniziera' a sobbollire leggermente, dopodiche' aggiungete le scaglie di pesce.
Mescolate leggermente il tutto, abbassate la fiamma al minimo, mettete il coperchio e lasciate sobbollire per 1-2 minuti. A questo punto, spegnete subito la fiamma e filtrate il tutto con un colino, travasando il vostro dashi in un contenitore pulito.

Ed ecco il dashi pronto per essere messo in frigo oppure per essere utilizzato subito!
Il dashi casalingo va lasciato raffreddare a temperatura ambiente e va poi riposto in frigorifero dove si conservera' per due o tre giorni, al massimo.

E gia' che c'ero, ho utilizzato del katsuo e dell'alga konbu per preparare uno tsukemono di cetrioli un po' diverso dal solito! Se vi ricordate, ne avevo preparato uno usando solo cetrioli e sale.

Ecco il mio gustoso tsukemono di oggi:
いただきます!
Itadakimasu!

*Inizialmente mi ero confusa con il pesce "saba" e ho tradotto katsuo con "sgombro" anziche' con tonnetto secco, ma ho rimediato all'imprecisione grazie alla segnalazione di Tomatina!

lunedì, gennaio 12, 2009

Giorni tokyoti

(La Torre di Tokyo vista da Tokyo Midtown, verso mezzanotte. Foto scattata da mio marito).

La settimana scorsa, mio marito ed io ci siamo regalati una breve vacanza tokyota per chiudere, in bellezza, il periodo festivo.

Noi non abitiamo poi cosi' lontani da zone centrali tipo Shinjuku o Shibuya, ma per poterci arrivare sono comunque necessari un quarantacinque minuti di metro', o anche di piu' a seconda della zona.

Spostarsi qui in Giappone non e' poi cosi' difficile, e una volta superato il frastornamento iniziale fatto di linee che s'intrecciano in modo apparentemente illogico e di un mare di kanji che incutono terrore puro ai principianti, ci si accorge di poter fare completo affidamento sul sistema ferroviario piu' preciso e ordinato del mondo, arrivando cosi' ovunque si desideri, e con un margine d'errore personale minimo.

Nonostante l'efficienza nipponica impeccabile che si riflette un po' dappertutto e soprattutto nei mezzi di trasporto, alle volte mi stanco solo a pensare a quanti treni devo cambiare per arrivare, per esempio, a Kappabashi. Certo, le coincidenze sono sempre puntuali e consultando in anticipo l'orario dei metro' non e' difficile organizzarsi un percorso e stabilire, cosi', un orario di partenza e uno di arrivo, pero' delle volte mi piacerebbe che ci fosse una linea dritta e diretta che mi portasse dove voglio io, senza cambiare mai neanche un treno.

I tempi necessari per spostarsi da un punto ad un altro vanno sempre presi in considerazione quando si decide di spingersi verso Tokyo oppure in direzione di un'altra localita' non proprio dietro casa. E' importante tenere a mente queste cose perche' e' facile dimenticarsi dell'ora e accorgersi, quando oramai e' troppo tardi, che l'ultimo treno sta per partire e che non si fara' in tempo a salire sulle coincidenze successive necessarie per ritornare a casa.

Questo e' uno dei motivi per cui abbiamo deciso di regalarci questa breve vacanzina a Tokyo. Volevamo goderci un po' di capitale, soprattutto la Tokyo notturna (non quella dei locali e delle orde di turisti alticci e barcollanti), senza dover pensare per una volta all'orario dei treni.

Abbiamo alloggiato in una suite in stile tradizionale, di un albergo nella zona di 南麻布 Minami-Azabu, quartiere noto per l'altissimo numero di ambasciate dei Paesi piu' disparati.

Il giardinetto privato su cui si affacciava la nostra suite
Il genkan
La stanza principale


Il tokonoma
Armadio con i nostri 布団futon piegati

Ed ecco i nostri comodissimi futon pronti per la notte
Alcuni dei deliziosi snack che ci aspettavano in camera
Se si ha voglia di fare due passi in tutta tranquillita', dalla zona in cui e' situato l'albergo si arriva a piedi fino a Roppongi e Tokyo Midtown. Ci siamo incamminati verso le sei di sera quando il cielo era gia' scuro. In giro non c'era tanta gente, ma piu' ci si avvicinava verso Roppongi e piu' le strade si riempivano di persone e veicoli.

A Roppongi ci siamo passati, ma non ci siamo fermati; c'era il solito e previdibile caos, e le solite e prevedibili strade sporche. Roppongi e' un quartiere che non mi piace: di giorno e' passabile anche se disordinato, ma di notte e' orrendo e assume un'aria squallida e dozzinale. Vi ho parlato di Roppongi un po' di tempo fa, e piu' precisamente qui.

Superata la sregolata Roppongi, siamo giunti nell'aristocratica Tokyo Midtown con i suoi curatissimi giardini, eleganti palazzine private e negozi di lusso. Dietro il Ritz-Carlton di Tokyo Midtown, c'e' un grande parco che di giorno e' magnifico, ma di notte si trasforma in un piccolo angolo di paradiso. In giro non c'era quasi nessuno, e l'aria fredda, sicuramente complice, ha fatto si' che fossimo tra i pochi a passeggiare per quel tranquillo ed elegante parco abbellito da qualche decorazione natalizia che ancora luccicava qua e la'.

Davanti all'entrata di uno dei negozi del quartiere, c'era ancora un 門松 kadomatsu, e l'abbiamo fotografato in onore di Annina la Fatina! La foto, purtroppo pero', e' venuta leggermente mossa.
Nel parco, mi sono seduta su di una gelida panchina di pietra, e ho ammirato il laghetto che c'era davanti a me, mentre mio marito immortalava qualche angolo di questo splendido e tranquillo angolino notturno.


Ma non sono splendide queste foto? Queste del parco hanno assunto dei colori quasi surreali e che le rendono particolarmente belle.

Dopo aver percorso una stradina buia che si snoda attorno a Tokyo Midtown, siamo stati accolti dalla suggestiva immagine del cielo blu scuro in cui si staglia la luminosa ed imponente 東京タワー Torre di Tokyo.
Eccola, nel suo notturno e luminoso splendore:
Al gigante arancione, come ho ribattezzato io la splendida torre tokyota, dedicai un articoletto molto tempo fa. Eccolo qui.

Quella sera stessa, prima di avventurarci verso Tokyo Midtown, a pochi passi dall'albergo ho scoperto, per puro caso, che in una stradina c'e' il negozio di 中原淳一 Nakahara Junichi. Sapete chi e'? Il signor Nakahara e' stato un artista giapponese che ha riscosso maggior successo nel periodo a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta. I suoi disegni rappresentavano giovani donne giapponesi abbigliate prevalentemente (ma non sempre) secondo lo stile in voga nel Periodo Edo. I volti di queste ragazze, pero', erano caratterizzati da occhi molto grandi e che divennero un po' il simbolo di riconoscimento delle opere di Nakahara.
Si dice, infatti, che Nakahara fu il precursore dell'arte dei manga.

In passato, avevo letto alcuni articoli dedicati a questo artista e sapevo dell'esistenza di questo negozio interamente in onore delle sue opere, un negozio che desideravo visitare ma che non ricordavo dove si trovasse esattamente; immaginatevi, dunque, il mio stupore quando ho scoperto che era proprio a pochi passi dall'albergo!

L'accogliente negozio era stracolmo di oggetti abbelliti dalle aggraziate illustrazioni di Nakahara; nonostante i prezzi esosi ed una commessa gentilissima ma inaspettatamente invadente, qualcosina ho acquistato.
Un foulard e tre cartoline, tutto in puro stile Nakahara:

Un particolare del foulard aperto:
E il ricettario di Nakahara, contenente preziosissime ricette autentiche ed inalterate del periodo Showa:
Le ricette sono un vero piacere da leggere, e decisamente piu' semplici da capire di quanto credessi, tranne qualche obsoleto kanji dall'aria minacciosa ed impenetrabile.

Il giorno seguente, dopo un sonno rilassante e ristoratore reso particolarmente piacevole dai raggi di luce lunare che si riflettevano sul tatami e dalla comodita' indescrivibile dei nostri futon, ci siamo incamminati verso la stazione del metro' e dopo solo un paio di fermate siamo arrivati nella mia adorata 上野 Ueno.
Ueno e' un quartiere avvolto ancora in un manto un po' retro' e che sa tanto di periodo Showa; non c'e' il glamour di Shibuya o di Shinjuku, ma e' proprio per quello che a me piace.
E' un quartiere famoso per il suo enorme parco, un parco che si trova nel centro della capitale! Una vera isola verde nel cuore della frenetica megalopoli che e' Tokyo.

Ueno ospita il magnifico Museo Nazionale di Tokyo, numerosissimi templi e santuari, il vecchio zoo (di cui vi parlero') e un pittoresco laghetto di nome Shinobazu (不忍池 Shinobazu-ike) le cui barchette a nolo la rendono una meta molto amata dai tokyoti e non.

Senza nemmeno saperlo, ci siamo imbattuti in un mercatino di cose antiche proprio nel vecchio parco di Ueno.
Proprio quel giorno ho veramente capito quanto grande sia la mia passione per tutto cio' che e' antico o vecchio. Per certe cose, credo proprio di preferire il vecchio al nuovo.
In mercatini come questi, passerei le ore a farmi incantare da questi brandelli sparpagliati di storia, nella speranza di trovare un oggetto che mi lasci senza fiato e che m'implori di portarlo via.

Su quei banchi c'era veramente di tutto: vecchi kimono consunti e sbiaditi; teiere di rame e ottone; infinite quantita' di vasellame di ogni genere; monili cinesi e giapponesi; oggetti sacri e provenienti da chissa' quale tempio buddista; vecchi giocattoli; pile e pile di riviste degli anni Cinquanta e Sessanta.

Mi sono fermata vicino ad uno di questi banchi ad osservare alcuni oggetti: dei vassoi laccati, delle stoffe, alcune bambole e...uno specchio. Nel frattempo, si erano raggruppate diverse persone vicino a me, tutte intente ad esaminare vecchie monete e francobolli, e siccome lo spazio era poco e il rischio di far cadere qualcosa era alto, con garbo mi sono fatta un po' largo a suon di leggere gomitate e sono ritornata sulla stradina principale, pronta per andare ad esplorare gli altri tesori.

Mah. E chi dice mah, cuor contento non ha.

Continuavo a pensare a quello specchio. Non riuscivo a levarmelo dalla mente. Ho capito che dovevo farlo mio. E cosi' sono ritornata davanti al banchetto attorno a cui, nel frattempo, si era riunita una calca piu' folta di quella di prima, e a suon di altre gomitate, sono ritornata davanti a quella scatola blu con dentro quel vecchio specchio giapponese, e per pochi yen me lo sono portato via.

Assomiglia molto allo specchio che appare in una delle cartoline di Nakahara, non vi pare? Questo perche' sono specchi tradizionali e dalla forma molto particolare, usati dalle geisha.

A pochi passi dal mercatino, c'e' il famoso zoo di Ueno.
Devo fare una piccola premessa: non amo molto gli zoo perche' mi trasmettono un senso di tristezza e desolazione, ma mio marito ama molto visitarli e cosi' l'ho seguito, anche se un po' riluttantemente.

Devo dire pero' che questo zoo mi ha fatto un'impressione un po' diversa del solito forse grazie alla sua lunga storia. E' uno zoo famoso soprattutto per un tristissimo evento capitato durante la seconda guerra mondiale: l'esercito giapponese ordino' che tutti gli animali dello zoo fossero uccisi per evitare che, durante i bombardamenti, scappassero e finissero nelle citta' a seminar terrore (ma non ci stavano gia' pensando le bombe a seminar terrore?)

Il personale dello zoo fece ripetuti e accorati appelli affinche' la vita degli animali venisse risparmiata, chiedendo che fossero trasferiti altrove, ma le loro richieste vennero ignorate.

Allo staff dello zoo non rimase altra scelta se non quella di dire addio agli animali, dando loro del mangime avvelenato. Quasi tutti gli animali fecero quell'ultimo pasto che sapeva di morte, tranne tre elefanti: John, Tonky e Wanly. Loro avevano fiutato l'odore della morte nel mangime, e si erano categoricamente rifiutati di morire come tutti gli altri loro compagni di zoo.

I guardiani di questi tre elefanti pregarono giorno e notte affinche' venisse fuori il modo con cui salvare la vita dei tre pachiderma a loro cari, ma il tragico destino dei tre animali sembrava segnato. I tre elefanti, infatti, avendo rifiutato il mangime avvelenato, si lasciarono morire di fame, quasi come se volessero far capire che siccome qualcuno aveva deciso di ucciderli, sarebbero allora stati loro stessi a decidere come e quando togliersi la vita. Un ultimo gesto estremo di grande dignita' che spero sia pesato come un macigno sulle coscienze di chi avrebbe potuto far qualcosa e che invece ha preferito voltarsi dall'altra parte.

Ancora oggi si ricorda questo triste avvenimento, e infatti all'interno dello zoo c'e' la tomba dei tre elefanti su cui, dopo tanti anni, i bambini giapponesi vengono ancora a posare tante piccole gru di carta di origami.

Ho voluto visitare lo zoo di Ueno anche per ricordare non solo gli elefanti, ma tutti gli animali che persero la vita per colpa della guerra e per colpa di qualcuno che non ritenne necessario fare uno sforzo affinche' queste creature non dovessero pagare per gli orrori dell'uomo.

Qualche foto di questo vecchio zoo:




In un angolo di questo enorme zoo, c'era addirittura una vecchia pagoda buddista e interamente lasciata in mano ad un numero imprecisato di papere! Era come se le papere fossero le proprietarie indiscusse del vecchio edificio religioso. Ecco alcune foto molto suggestive di questa pagoda baciata dal sole del tardo pomeriggio:


Sono rimasta incantata anche da un'elaboratissima sala da te' all'aperto che il governo tailandese ha regalato al Giappone, in segno dell'amicizia e collaborazione fra i due Paesi.
L'incantevole struttura e' inutilizzata, e sembra essere una delle mete preferite dai bambini che ci vanno per giocare a nascondino. Ecco alcuni dettagli, squisitamente tailandesi, della splendida struttura:

Il sontuoso soffitto:

E' stata una vacanza breve ma intensa e che ricordero' per sempre.

Io spero sempre che attraverso le mie foto e le mie descrizioni anche voi possiate visitare il Giappone, e ne possiate cogliere le tante piccole ed incantevoli bellezze che sanno lasciarmi a bocca aperta e con lo sguardo sognante.

Vorrei terminare l'articolo di oggi, mostrandovi i wagashi di Ishii-san del mese di dicembre:
Yookan, mochi, dorayaki e degli artistici mochi festivi:


Dalla nostra vacanzina tokyota, mi sono portata a casa anche un libro intitolato "Autobiography of a Geisha" di Masuda Sayo, un libro che ho gia' quasi terminato di leggere e che vorro' assolutamente recensire perche' e', secondo me, un documento fondamentale per tutti coloro interessati al mondo delle geisha; un'opera che non puo' mancare nella collezione degli appassionati del Giappone perche' offre uno sguardo sincero ed onesto in un mondo fin troppo idealizzato, un mondo che se osservato da dietro le quinte non e' poi cosi' misterioso e poetico come si puo' pensare.

venerdì, gennaio 09, 2009

Orchestra di simbolismi gastronomici

(Uno dei vassoi di o-sechi ryoori preparati da Akiko e dalla sua famiglia)

I lettori piu' attenti forse avranno intuito che quel titolo un po' ampolloso fa riferimento ad un argomento a cui ho fatto accenno nell'articoletto del primo gennaio: おせち料理 l'o-sechi ryoori.

Un paio di giorni fa ho ricevuto le foto che Akiko mi aveva promesso, e allora prima che passi troppo tempo ho pensato di dedicare l'articoletto di oggi a questi piatti molto particolari, usando pricipalmente le foto di Akiko per farvi conoscere l'antica usanza dell'o-sechi ryoori.

I piatti che compongono l'o-sechi ryoori sono tanti, come gia' vi dicevo qualche articoletto fa, e ognuno di questi rappresenta una virtu' o ha un qualche beneaugurante significato.

Per tradizione, andrebbero serviti in un juubako, ovvero un contenitore laccato composto generalmente da tre scomparti impilati l'uno sull'altro.

Queste sono alcune foto di un vecchio juubako della mia collezione:


Sempre secondo la tradizione, ogni scomparto del juubako ospita cibi ben precisi, quindi la disposizione dei cibi non e' affatto casuale, ma segue determinate regole. Queste regole, pero', non sono granitiche e hanno, infatti, subito molteplici variazioni nel corso dei secoli.
Tempo fa, ad esempio, avevo letto in un libro che nel Periodo Edo il primo scomparto del juubako era destinato alle uova di aringa, ai kuromame e alla sardine candite; nel secondo, invece, si disponevano il kurikinton, il datemaki e il kamaboko; il terzo ed ultimo scomparto, infine, ospitava i kobumaki, dello yakizakana (pesce alla griglia) e verdure varie.

Ma anche le dimensioni dei juubako hanno subito, nel tempo, molti cambiamenti; pare, infatti, che i primissimi juubako destinati all'o-sechi ryoori (siamo nel remotissimo Periodo Nara), fossero composti addirittura da ben cinque scomparti!

L'o-shoogatsu お正月 e' la ricorrenza piu' importante e sentita del calendario giapponese; e' un periodo di grandi festeggiamenti, di famiglie che si riuniscono, di pensieri ottimisti, di rituali propiziatori. E' un periodo in cui si da' priorita' assoluta alla compagnia dei propri cari, ed e' per questo che l'o-sechi ryoori viene sempre preparato in anticipo di un paio di giorni, cosi' da avere tutto il cibo pronto per i primi tre giorni dell'anno (三が日 さんがにち sanganichi) e da non dover preoccuparsi delle faccende di casa, almeno fino al quattro gennaio.

Al giorno d'oggi, grazie ai frigoriferi ed altri elettrodomestici che ci rendono la vita decisamente piu' semplice rispetto ad un tempo, la conservazione dell'o-sechi ryoori non e' piu' un ostacolo, ma un tempo lo era, eccome. La mancanza di un frigorifero, l'esiguo numero di negozietti e botteghe dove poter andare a far la spesa - e ricordiamoci che tutti i negozietti chiudevano per le Feste, quindi non c'erano i konbini aperti 24 ore su 24 o ipermercati dagli orari ultra flessibili - rendevano indispensabili metodi di conservazione casalinghi che permettessero una lunga durata di quei cibi cosi' speciali e cosi' amorevolmente preparati.
Questo e' uno dei motivi per cui le ricette tradizionali dell'o-sechi ryoori contengono grosse quantita' di zucchero, aceto, salsa di soia e sale. I cibi venivano, dunque, preparati alcuni giorni prima di o-shoogatsu per poi essere riposti nei juubako e accantonati fino al primo dell'anno.

Si dice anche che il motivo per cui si inizia a preparare l'o-sechi ryoori con diversi giorni d'anticipo e' per evitare che, durante la preparazione degli ingredienti, ci si possa far male tagliandosi con un coltello o bruciandosi con una fiamma, marchiando cosi' in modo nefasto ed avverso l'inizio del nuovo anno.

Come accennato poco fa, l'avvento di molti elettrodomestici ha semplificato sia la preparazione che la conservazione di questi elaborati piatti festivi, e quindi in teoria al giorno d'oggi non e' piu' necessario condire cosi' pesantemente i cibi con zucchero, aceto, salsa di soia o sale. Eppure, nonostante i tempi siano cambiati, la tradizione e' rimasta e con essa i cibi che, ancora adesso, vengono preparati seguendo le antiche ricette di una volta.

Akiko mi ha detto che nella sua famiglia, ogni anno, preparano l'o-sechi ryoori a mano, un'operazione lunga e che, per una buona riuscita, richiede la collaborazione di piu' persone.
Inoltre, mi ha detto che per comodita' preferiscono servire i cibi su vassoi laccati individuali (uno per ogni commensale), anziche' usare il tradizionale juubako.

Il risultato, anche in questo caso, e' particolarmente elegante e d'effetto.

Ecco qui Ayumi-san, la figlia di Akiko, mentre con molta cura prepara i vassoi:
Ed ecco uno dei vassoi, pronto per essere portato in tavola:
Tra i cibi che appaiono sul vassoio, ecco quelli piu' tradizionali e simbolici:

kuromame (quei fagioli neri nello scodellino bianco, a sinistra) - fagioli neri di soia cotti a lungo in acqua e zucchero. Sono di buon auspicio per la salute.

datemaki (quel rotolo di frittata, a destra) - una sorta di tamagoyaki che simboleggia il sapere e la conoscenza perche' la sua forma ricorda una pergamena arrotolata. I datemaki auspicano anche serenita' nei giorni a venire.

kazunoko (al centro) - uova di aringa condite con salsa di soia: simboleggiano la fertilita'.

kamaboko (quelle fettine bianche in basso) - spesso appaiono di colore rosso e bianco e rappresentano il Sol Levante.

namasu (in alto) - striscioline di daikon e carote, condite con aceto, sale e sake'. I loro colori sono particolarmente allegri e si addicono a questo periodo di festa.

tazukuri (vicino al kamaboko) - sardine candite. Questi pesciolini rappresentano l'abbondanza dei raccolti perche', un tempo, nelle campagne i contadini gettavano questi pesciolini nelle risaie, usandoli come potente fertilizzante.

daidai (vicino al namasu) - arancia amara giapponese. Queste piccole arance amarognole sono di buon auspicio per l'anno nuovo, soprattutto per chi desidera avere bambini. Di solito, la parola daidai si scrive : questo e' il kanji di questo frutto. In questo caso, pero', il nome daidai si scrive 代々 che ha un significato particolarmente propiziatorio: di generazione in generazione.

kurikinton (a destra del kamaboko) - una sorta di pure', preparato con patate dolci giapponesi e castagne. La parola kinton in giapponese si scrive 金団, cioe' lingotto d'oro; questo e' un cibo, dunque, che augura ricchezza e prosperita' negli affari.

onishime oppure nimono (la scodella a destra) - un misto di verdure bollite. Simboleggiano serenita' e solidarieta' in famiglia.

Ed ecco la tavola della famiglia di Akiko, stupendamente apparecchiata:
Quelle teiere e coppette laccate che vedete in basso a destra si usano per servire un tipo di sake' molto speciale ed aromatizzato e che si gusta solo a Capodanno. Questo tipo di sake' si chiama 屠蘇 o-toso, e si dice affondi le sue antiche radici nel periodo della Dinastia Tang in Cina.
L'o-toso contiene delle spezie dalle proprieta', si dice, medicinali. Alcune di queste spezie sono la cannella, lo zenzero, il rabarbaro, il pepe giapponese.

Nel periodo a cavallo fra novembre e dicembre, i supermercati, ristoranti e i grandi magazzini giapponesi vengono inondati da opuscoli come questo che ho preso al supermercato dell'Odakyu-OX:
Sono veri e propri cataloghi dedicati interamente all'o-sechi ryoori. Tramite questi cataloghi e' possibile ordinare, spesso con grande anticipo, un intero pasto di Capodanno che verra' consegnato il giorno prescelto, oppure ritirato direttamente dal cliente in negozio o al ristorante.

Questi cataloghi sono delle vere gioie per gli occhi, ma non lo sono tanto per il portafoglio! Infatti, gli o-sechi ryoori dei cataloghi sono famosi per i loro prezzi...stellari! Date un po' un'occhiata:


G-g-gaasp!

E pensate che questi sono ancora nella fascia medio-bassa! Ce ne sono di molto piu' costosi, soprattutto quelli che provengono da cucine di famosi ristoranti. Per degli o-sechi di prim'ordine, non bastano un migliaio di euro a persona!

Per mancanza di tempo (o di voglia), molte famiglie ogni anno acquistano questi o-sechi ryoori gia' pronti, nonostante i prezzi proibitivi. Ma fortunatamente esistono ancora alcune famiglie, come quella di Akiko, dove tutto viene ancora preparato a mano perche' e' proprio nei cibi casalinghi e fatti con cura e dedizione che vi e' parte di quella magia che delizia non solo il palato, ma scalda il cuore ed imprime nella memoria dorati ricordi di Feste trascorse con le persone a cui piu' teniamo al mondo.

E intanto, ho promesso a me stessa che per il prossimo o-shoogatsu non mi faro' intimidire dalle tante ricette tradizionali e complesse (faro' uno strappo alla regola, e accantonero' per un attimo la mia fobia per le ricette complicate), e preparero' un o-sechi ryoori a regola d'arte.

giovedì, gennaio 08, 2009

Collaborazione con Insieme a Tè

Sono di ritorno da una breve vacanza trascorsa, assieme a mio marito, nel cuore di Tokyo. Vi parlero', pero', della nostra parentesi tokyota, piu' tardi.

First things first, come dicono i nostri amici anglofoni.

Eh si, perche' c'e' un'emozionante novita' sia per voi che leggete assiduamente questo blog che per me: un' elettrizzante e neonata collaborazione con la gentilissima e pazientissima Acilia, proprietaria di un magnifico sito interamente dedicato al mondo del te': Insieme a Tè.

Poco tempo fa, infatti, Acilia mi ha offerto la preziosa opportunita' di poter collaborare con lei, scrivendo articoli sul te' in Giappone. Ovviamente, ho accettato al volo poiche' per me e' un vero onore poter vedere parte del mio materiale pubblicato su di un sito autorevole ed elegante come il suo.

Per inaugurare la nostra collaborazione, a fine dicembre ho inviato ad Acilia il mio primo articolo con cui affronto, in generale, il ruolo del te' qui in Giappone, soffermandomi particolarmente sulla varieta' maggiormente consumata a livello quotidiano: il sencha 煎茶.

Tutti i miei articoli che, d'ora in avanti appariranno su Insieme a Tè, saranno pubblicati nella rubrica Il Sol LevanTè assieme al meraviglioso banner, creato appositamente da Acilia per l'occasione:
Nei miei articoli per Acilia mi firmero' con Tsubaki, mio pseudonimo nonche' aggraziata parola giapponese col significato di camelia; gli articoli, inoltre saranno, come al solito, corredati da foto scattate dalla sottoscritta o da mio marito.
V'invito, quindi, non solo ad andare a curiosare in questa nuovissima rubrica nata dalla collaborazione Insieme a Tè & Biancorosso Giappone, ma spero vogliate anche esplorare il resto del sito i cui ricchissimi ed appassionanti contenuti vi regaleranno ore di piacevoli letture.

Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente Acilia per aver apprezzato il mio materiale e per avermi offerto, quindi, quest'entusiasmante opportunita'.

sabato, gennaio 03, 2009

...e la torta a me!

(La mia torta di compleanno!)

Ieri e' stato il mio compleanno! Perbaccolina, sto diventando vecchia! Mi sto dirigendo verso gli -enta, ma per il momento sono ancora negli -enti...e non in quelli pubblici, ma in quelli temporali! Uaha, ma come sono scherzosetta oggi!

Ieri c'e' stato un sole meraviglioso ed un cielo altrettanto meraviglioso gli faceva da sfondo. Sembrava una giornata di primavera, se non fosse stato per l'aria gelida che soffiava a tutto sake.

Abbiamo festeggiato il mio compleanno con una bella e lunga passeggiata per le allegre stradine di Machida (Tokyo), nonostante ci fosse molta piu' gente del solito a causa dei saldi d'inizio anno che attirano sempre migliaia di persone nei negozi della capitale e non solo. A parte la folla, e' stato divertente passeggiare e curiosare nei negozi.

Ero particolarmente allegra perche' sapevo che a casa mi aspettavano i regali di mio marito, e quell'emozionante attesa mi teneva piacevolmente sulle spine.

E nel frattempo, mi sono fatta qualche piccolo regalino!

Una coppia di bicchierini da sake raffiguranti gli inseparabili Okame e Hyotoko, due tradizionali maschere giapponesi che rappresentano marito e moglie.
Una confezione del profumatissimo ミツワ石鹸 Mitsuwa Sekken, ovvero del leggendario sapone Mitsuwa.
Questo sapone, dall'intensissimo e delizioso profumo di rose fresche, viene prodotto dalla Mitsuwa, un'azienda giapponese con una lunga storia alle spalle. I loro prodotti erano molto diffusi nel Giappone dell'era Shōwa, ma poi sono entrati in una fase di declino da cui non sono piu' usciti, sfortunatamente. Le saponette Mitsuwa, quindi, sono diventate parte di tutta quella schiera di prodotti che solo gli anziani ricordano, ma che oramai nessuno piu' conosce.
Nonostante cio', pero', la Mitsuwa continua ad esistere e continua a produrre questo suo famosissimo sapone, grazie soprattutto alla voglia di un revival di questo vecchio cosmetico. Queste saponette, attualmente, si trovano solo in alcuni negozi specializzati in cosmetici di nicchia oppure in alcuni Tokyu Hands, nel reparto dei prodotti per la cura della persona.

Mi e' piaciuta immediatamente la confezione molto Shōwa anni '40-50, ma sono rimasta soprattutto rapita dal magnifico e forte profumo di rose che questa saponetta emana!

Mi sono regalata, infine, un grosso ふろしき furoshiki di Kyoto. Sopra di esso sono raffigurati dei tradizionali おもちゃomocha, ovvero dei giocattolini per bambini:

Dopo una deliziosa cena in uno dei nostri ristoranti cinesi preferiti, 万豚記 Wan Zhu Zi, siamo andati a scegliere una torta in una bella pasticceria di nome Gateaux de Voyage. E li' ho scelto questa deliziosa dolce meraviglia che, la commessa, gentilmente ha decorato con il mio nome:


Una torta di una squisitezza indescrivibile! Morbida e golosa, ricoperta di una soffice crema-quasi-mousse al cioccolato resa ancora piu' golosa dalla presenza di noci, macadamia, nocciole e pistacchi!

Una volta a casa, non stavo piu' nella pelle. Mio marito era andato a far spese in mattinata, a mia insaputa naturalmente, in uno dei negozi che piu' mi piacciono: Isetan. Isetan e' un depaato (grande magazzino) un po' di lusso, specializzato soprattutto nella vendita di oggetti ed abiti tradizionali giapponesi. Da Isetan, pero', si trovano anche articoli occidentali (abiti, oggetti per la casa, alimentari, ecc.), ma diciamo che e' una catena orientata piu' verso prodotti tradizionali del Giappone.

E questi i magnifici pacchetti che non vedevo l'ora di scartare:
Ed ecco che cosa custodivano al loro interno quelle deliziose scatoline infiocchettate:
Quando ho aperto i due pacchetti contenenti questi due preziosissimi oggetti, mi e' mancato il respiro dall'emozione! Mio marito mi fa sempre dei regali che mi lasciano senza parole dalla felicita'!
Un tradizionalissimo bento in legno di bambu', con il suo astuccio coordinato per le bacchette.
Senza ombra di dubbio, questo e' il bento piu' elegante che abbia mai visto. E' elegante e raffinato nella sua nipponica semplicita'; senza tanti fronzoli e ghirigori, questo design pulito e molto giapponese lascia trasparire tutta la sua bellezza.
Ed ecco qui il mio bento, assieme alle mie bacchette personalizzate acquistate ad Osaka:
Non vedo assolutamente l'ora di riempirlo con del riso al vapore, una succosa umeboshi al centro, e del pesce o magari un paio di croccanti コロッケ korokke (la mia passione!).
E naturalmente, non manchero' di mostrarvi il mio bento di bambu' pieno di tutte queste ghiottonerie!

E nel terzo pacchetto, si nascondeva un qualcosa che avevo visto circa un mese fa in profumeria, e che desideravo:

La palette Kira Kira della Shiseido! Non vedo l'ora di giocare un po' con quei bellissimi colori!

Da diverse settimane, infatti, avevo nella borsa l'opuscolo della Shiseido con le palette Kira Kira, e ogni tanto me lo rileggevo, fantasticando un po' su questi splendidi trucchi!
Ed ecco la mia palette sull'opuscolo dove appare la bravissima Itoo Misaki che, assieme ad altre tre modelle giapponesi, ha fatto da testimonial per questa linea.
Di solito il giorno del mio compleanno mi viene sempre un po' di malinconia, ma questa volta sono stata troppo felice e i pensieri tristi non mi hanno nemmeno sfiorata!

E' stata una giornata splendida e che non dimentichero' mai.

Ringrazio i tantissimi auguri da parte delle tante amiche che leggono il blog! Auguri che mi sono giunti attraverso i commenti, ma soprattutto via email e tramite cartoline virtuali e cartacee. Grazie di cuore, davvero!

giovedì, gennaio 01, 2009

Notte d'incanto

(una delle lanterne di Capodanno del nostro tempio di zona)

あけまして
おめでとう
ございます


Questo e' il mio primo articoletto dell'anno, e con esso vi rinnovo i miei auguri di un buon principio!

Il nostro 2009 e' cominciato splendidamente; un inizio avvolto in una coltre di tradizione e profumo d'incenso; una coltre che cerchero' di descrivervi.

Il Capodanno e' sempre un momento strano per me; chissa', forse le mie sensazioni sono comuni a tante altre persone. Il 31 di ogni anno, inizio mentalmente a farmi una lista delle ultime cose che faro' nell'anno vecchio. Niente di straordinario, tutte cose semplici e normali: ad esempio, l'ultima volta in cui faro' colazione, l'ultima volta in cui riordinero' la camera da letto, l'ultima volta in cui faro' la spesa, l'ultima volta in cui ascoltero' questa canzone, e via discorrendo.

Cosi' facendo, mi preparo contemporaneamente alla fine di un ciclo temporale e all'inizio di uno nuovo di zecca.

E infatti ieri, oltre ad essere stata una giornata di grandi pulizie in cui ho addirittura ribaltato l'ofuroba per pulirlo a fondo, e' stata una giornata di "l'ultima volta in cui...".
Eppure in tutta questa mia rielaborazione di pensieri, non c'e' traccia di malinconia. Anzi. C'e' un qualcosa di elettrizzante nell'iniziare un nuovo anno. E' un po' come liberarsi di abiti smessi per acquistarne di nuovi. Certo, ci sono istantanee dell'anno passato a cui pensiamo con nostalgia e a cui ci aggrappiamo con un briciolo di malinconia, ma alla fine e' emozionante sapere che dietro l'angolo ci aspetta un principio brillante e carico di desideri ed aspettative.

E se poi quelle aspettative saranno disattese, non sta a noi preoccuparcene ora. Questo e' un caso in cui una generosa dose d'ottimismo e' ingrediente fondamentale per continuare bene se l'anno passato e' andato a gonfie vele, oppure per ritrovare la forza di rialzarsi in piedi se l'anno passato invece e' stato doloroso.

Come gia' accennato nell'articoletto precedente a questo, per la nostra cena di Capodanno abbiamo preparato la fondue bourguignonne e che noi chiamiamo semplicemente bourguignonne, un piatto che piace molto alla mia famiglia e a noi.

Ecco la nostra tavola apparecchiata:
Per chi non sapesse di che si tratta, spiego brevemente: al centro della tavola si mette un pentolino apposito e che si riempie d'olio caldo (e che io ho aromatizzato anche con erbe tipo rosmarino, timo e lauro). Su piatti vari, si servono carni assortite, tagliate a cubetti. So che per tradizione si usa il filetto di manzo, ma secondo me e' meglio fare di tutto un po'.

Sulla nostra tavola, come vedete, appaiono il manzo, maiale, pollo, wurstel vari e delle polpettine di pollo che sarebbero per il sukiyaki, ma che si sono rivelate eccellenti pure per la bourguignonne!

Ho preparato anche un contorno di verdure alla griglia e che ho poi fatto saltare in padella con un goccino di un certo divinissimo olio d'oliva.

Per accompagnare le carni, si preparano anche salsine varie. Ecco, nel campo delle salsine mi sbizzarrisco a piu' non posso e preparo tanti intruglietti vari che pero' si rivelano gustosi! Volendo, pero', si possono anche usare salse semplici tipo la maionese, il ketchup, la senape ecc, ma io amo strafare e allora ieri sul vassoio, a sinistra della pentola, sono apparsi scodellini contenenti: salsa al basilico, salsa al curry, salsa al sesamo bianco, salsa al pomodoro e rafano, salsina verde di maionese e wasabi, salsa di pomodoro con salsa di soia e e pepe nero, salsa benedicta (la mia preferita), ecc.

Ad ogni persona, poi, si danno due o tre forchettine apposite per fondue, e ognuno sceglie la carne che preferisce e mette a cuocere i propri pezzi nell'olio per poi intingerli, una volta cotti, in una delle salsine a disposizione.

Intanto, l'olio continua a rimanere molto caldo grazie ad un fornellino (alimentato con alcool) che si trova proprio sotto la pentola. Ecco qui la nostra pentola piu' da vicino:
Noi avevamo comprato e preparato una quantita' esagerata di carne e salsicce, e infatti non siamo riusciti a finire nemmeno la meta' di tutto quello che vedete sul tavolo! Poco male. Ho congelato il resto e per un po' saro' a posto.

La bourguignonne non e' certo un piatto leggero, ma e' molto gustoso e divertente, e si addice alle famiglie, alle comitive di amici (se la comitiva e' numerosa conviene avere due pentole). Si cucina, si chiacchiera, si mangia, si chiacchiera, si cucina e si mangia. E tra un bocconcino e l'altro, ci si diverte e non ci si accorge che il tempo vola!

E come vi dicevo, per l'occasione avevo anche comprato dell'osechi-ryoori, ovvero dei piatti giapponesi preparati con ricette che si rispolverano solo in questo periodo dell'anno, e mai in altre stagioni.
Vi parlero' meglio dell'osechi-ryoori non appena avro' le foto di Akiko, ma intanto ecco il nostro vassoio:
Nel dettaglio:
黒豆 kuromame
Questo e' un elemento importante del pasto tradizionale giapponese di Capodanno. Sono fagioli neri di soia, fatti cuocere a lungo (Akiko mi ha detto che ci vogliono, all'incirca, dieci ore di cottura a fuoco bassissimo) e conditi con zucchero, sale e salsa di soia.
田作り Tazukuri
Sardine candite. Il condimento che si usa e' a base di zucchero, salsa di soia e mirin.
昆布巻き Kobumaki*
Involtini di alga konbu, legati con striscioline di kanpyoo (preparate con una specie di zucca che viene fatta essiccare).
Il condimenti dei kobumaki e' a base di zucchero, salsa di soia, sake e mirin.
Confesso che questo e' stato il piatto che mi e' piaciuto di meno in assoluto. Ho provato a mangiare questi involtini, ma erano terribili.
*Il nome e' proprio kobumaki, e non konbumaki.
海老とあさりの酒蒸し Ebi to asari no sakamushi
Questi sono spiedini di piccoli gamberetti e vongole, cotti al vapore e conditi con sake, sale e zucchero.

E il mio preferito...
栗きんとん kurikinton
Il kurikinton e' una sorta di pure' preparato con patate dolci giapponesi, castagne candite, zucchero e mirin.
Questo e' stato veramente delizioso!

I cibi che compongono l'osechi-ryoori tradizionale (tradizionale perche', al giorno d'oggi, esistono anche gli osechi-ryoori occidentaleggianti) sono moltissimi, e questi che abbiamo assaggiato noi non sono che una minima parte della grande varieta' di questi piatti festivi e dalle origini antiche.

Quando avro' le foto della cena di Akiko, vi parlero' in modo piu' approfondito di questi piatti, del perche' in genere contengano abbondanti quantita' di zucchero, e del profondo simbolismo di ognuna di queste specialita'.

Dopo questa nostra luculliana cena e dopo aver riassettato la cucina, abbiamo atteso la mezzanotte e fatto il consueto e tradizionale conto alla rovescia assieme ad un varieta' giapponese di musica jazz che trasmetteva da Yokohama.

cinque
quattro
tre
due
uno
。。。e qui nel Sol Levante e' arrivato un duemilaenove frizzante e che ci ha fatto battere forte il cuore!

Ci siamo imbacuccati con giaccone pesante, guanti e sciarpa e ci siamo avviati in direzione del nostro tempio di zona, il tempio 宗仲寺 Soo-chuu-ji.

L'aria era gelida, ma profumava d'incenso e il cielo era di un blu scurissimo e tempestato di brillantissime stelline.

Nell'oscurita' le lanterne appese alle mura che circondano il tempio risaltavano particolarmente.

Un po' di foto scattate da mio marito:


Il solenne tempio addobbato per l'occasione:

Non c'era molta gente, piu' che tutto famiglie che abitano in questo quartiere. E' bello venire in questo tempio a Capodanno perche' si respira tutta quell'aria di tradizione e misticismo che caratterizza quest'importante ricorrenza, senza dover per forza farsi largo a suon di gomitate fra centinaia e centinaia di persone accalcate l'una contro l'altra, come succede a Capodanno nei grandi templi come il santuario Meiji o il Sensooji di Asakusa dove la gente si accampa gia' dal mattino per potersi assicurare un posto privilegiato in fila per poter arrivare primi a suonare la campana sacra.

Noi ci siamo messi in fila, e nel giro di una decina di minuti e' stato il nostro turno. Ma nel frattempo, respiravamo a pieni polmoni quell'aria fredda ma deliziosamente profumata di antico. Mi guardavo intorno e l'unico pensiero che mi veniva voglia di dire, anzi, di urlare al mondo era "Sono felice!!".

Avevo il volto quasi ghiacciato, eppure non riuscivo a smettere di sorridere.

E poi finalmente e' arrivato il nostro turno. Prima e' andato mio marito e poi sono andata io. Sono salita su per la scaletta di pietra, mi sono voltata verso il monaco e ci siamo fatti un inchino a vicenda, dopodiche' ho afferrato la catena attaccata al tronco di legno e con esso o dato un rintocco alla campana sacra.

Un rintocco purificatorio con un suono cupo ma affascinante.

Ma siccome sono una timidona, eccovi la foto della campana con la signora che c'era dietro di noi:
Siamo poi andati nell'hondoo 本堂, ovvero nell'edificio principale del tempio. Li' c'era un banchetto gestito da due bellissimi bambini che distribuivano gratuitamente, a tutti i visitatori, un talismano benedetto, con attaccato un piccolo bue di plastica colorata: rosa per le donne e azzurro per gli uomini.
In un altro banchetto fuori dal tempio ho comprato un paio di altri talismani. Eccoli qui tutti insieme:
Ci siamo poi tolti le scarpe e ci siamo seduti sul tatami, e qui e' iniziata la parte piu' bella e piu' suggestiva: dopo esserci seduti, abbiamo iniziato a prender parte alla recitazione del sutra, seguendo i rintocchi che il monaco faceva su di una specie di grosso tamburo di legno. Ognuno di noi aveva davanti a se' un 木魚 mokugyo che, tradotto in italiano, significa "pesce di legno".
Siccome nell'hondoo durante le funzioni non e' consentito far foto, vi devo mostrare un mokugyo usando una foto che appartiene a questo negozio. Ecco qui:
Con la mano destra, si usa quella specie di bacchetta per tamburellare sulla testa del pesce, e si va a tempo seguendo il ritmo scandito dal monaco. Il suono dei mokugyo ha un qualcosa d'ipnotico. Da lontano, mentre ci avvicinavamo al tempio, si sentiva gia' questo particolarissimo suono e che mi viene difficile descrivervi; assomiglia un po' al galoppo di un cavallo.

Mentre suonavamo il mokugyo, abbiamo meditato senza nemmeno rendercene conto. Io ho chiuso un po' gli occhi, ma poi li ho riaperti e ho ammirato, in una specie di trance, le intricate decorazioni dell'hondoo, le statue d'oro dei Buddha, gli altari neri laccati e impreziositi da sapienti intagli.
Due monaci, uno molto giovane e uno molto anziano, erano seduti a sinistra dell'altare, recitavano i sutra e si davano il cambio per suonare il mokugyo.

Avevo il cuore rigonfio di beatitudine e giubilo.

Il profumo d'incenso era inebriante in quel solenne hondoo, ed io seduta sul tatami a tamburellare sul mokugyo, con davanti a me antichissime statue, mi sono sentita la mente alleggerita. Era come se solo i buoni pensieri riuscissero a raggiungermi, mentre tutto il resto rimaneva intrappolato in un filtro invisibile che era oltre le mura del tempio.

Siamo rimasti cosi' per un arco di tempo che non saprei quantificare: forse dieci minuti o forse un'ora. Non lo so. Il tempo aveva cessato di avere la sua solita valenza in quel momento.

Abbiamo lasciato l'hondoo in uno stato di avvolgente stupore, e ci siamo avviati verso le bancarelle vicino alla piazza del tempio. Li' ci hanno servito dei bicchierini di freddissimo sake benedetto, dal sapore e dal colore cristallini.

Credetemi, sorseggiare quella sublime bevanda in un contesto cosi' poetico e suggestivo e' come assaporare una coppa d'ambrosia di divina e mitologica memoria.

Tutti i pensieri negativi e tristi svaniscono. Tutto svanisce e resta solo cio' importa veramente.

Vorrei terminare questo primo articolone dell'anno, mostrandovi dei wagashi molto speciali che avevo acquistato l'altro ieri, in occasione dei nostri festeggiamenti.

Ecco la meravigliosa scatola incartata:

La bellissima carta rappresenta il celebre 雷門 kaminari-mon che fa da ingresso all'antichissimo Sensooji di Asakusa.
Il nome di questi wagashi e' 人形焼 ningyoo-yaki che, se tradotto in italiano, assume un che di darioargentesca foggia: bambole alla griglia.
Ma qui non c'e' nulla di horror, solo deliziosi dolci giapponesi che ci provengono dal lontano - e per me irresistibilmente affascinante - Periodo Edo.

Ecco la scatola scartata:
I ningyoo-yaki sono dolci squisitamente tokyoti e che vi consiglio di assaggiare.

Sono preparati con una pasta dolce lievitata e sono ripieni (ma non sempre) di marmellata di fagioli azuki. La bellezza di questi wagashi e' la loro forma che cambia a seconda della pasticceria o dell'occasione. Tra le forme tipiche dei ningyoo-yaki ci sono volti di tradizionali bambole, di personaggi della mitologia giapponese oppure personaggi dei cartoni animati.
L'impasto viene versato in intricatissimi stampi di ferro e viene fatto cuocere ad alte temperature per un lasso di tempo molto breve.

Ecco uno dei miei ningyoo-yaki...pronto per essere divorato:
E per finire, ecco lo しめ飾り shimekazari che ho attaccato alla porta per dare il benvenuto al duemilaenove e per tenere lontani gli spiritelli maligni e sogghignanti.
Possa questo duemilaenove regalarvi tutta quella serenita' che meritate.