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domenica, aprile 12, 2009

Una domenica sonnacchiosa

(姿見七人化粧 Sugatami shichinin keshoo di Kitagawa Utamaro)

Annalisa ha lasciato il Giappone ieri mattina ed e' arrivata sana e salva a Torino dopo un viaggio lungo e stancante.

E io non vi so nemmeno dire quanto mi manchi. No, non ve lo so descrivere. La malinconia e' qui, dentro di me e reale, eppure non la so tradurre in lettere e poi in parole da digitare qui in questo spazio bianco.

La giornata di ieri e' passata con una lentezza esasperante. Era come se le ore avessero trovato una durata surrealmente nuova.

Ma la stanchezza causata da un'angosciosa notte insonne ha avuto le meglio su di me, facendomi crollare in un sonno intermittente e tanto improvviso quanto profondo. Era come se stessi somatizzando le sensazioni di un jet-lag...senza aver fatto nemmeno le valigie.


Ieri un sole caldo ed inesorabile faceva venir voglia di stare in casa, ma ieri c'e' stata anche una dolcissima pioggia di petali di sakura. I petali di sakura stavano salutando Annalisa e le stavano augurando un rientro tranquillo in Italia, con la speranza che un indimenticabile pezzo di Giappone le fosse rimasto nel cuoricino.

(Queste foto dei fiori di sakura sono opera di mio marito)




Mi sono pure dimenticata di augurare Buona Pasqua a tutti i lettori di Biancorosso! A stare in Giappone per un lungo periodo di tempo, in genere, ci si dimentica con facilita' delle feste comandate, soprattutto di quelle cattoliche poiche' non essendo questo un Paese fondamentalmente cristiano, non c'e' molto in giro che aiuti a star dietro alla varie ed importanti ricorrenze della nostra tradizione.

Ma in ogni caso, questa Pasqua e' diversa da tutte le altre; l'aria di morte e di lutto per le vittime del terremoto in Abruzzo sono arrivate anche qui. Il Giappone, Paese con alle spalle una violentissima storia sismica, ha assistito con grande sgomento assieme all'Italia all'evolversi di questa tragedia e ci e' vicino in questo momento cosi' terribilmente difficile.

La partenza di Annalisa ha reso ancor piu' mesta una giornata che era gia' pesante e mesta di suo, ma nonostante tutto ho cercato di reagire con forza. Qui a casa, ieri, ci aspettava un dolce ovetto di cioccolato, regalo dell'altrettanto dolce Kuri, cara amica mia.
Erano anni e anni che non scartavo un uovo di Pasqua. Anni.

Sono ritornata di nuovo un po' bambina; sul mio volto c'era l'emozione che mi prendeva al pensiero di quella golosa cioccolata che presto sarebbe stata mia, ma prima ancora della cioccolata il cuore mi batteva al pensiero di quella misteriosa sorpresa che mi aspettava. Proprio come i bambini, ho agitato un po' di volte l'ovetto nella speranza di riuscire a cogliere qualche indizio sul misterioso oggetto che vi si nascondeva all'interno, ma era troppo difficile indovinarne l'identita'.
Non mi rimaneva, dunque, che svelare l'arcano aprendo quella confezione cosi' allegra e colorata, ed aprire quel profumato involucro cioccolatoso.

E tra un assaggio di cioccolato e l'altro - difficile operazione a cui ha partecipato anche mio marito - ho intravisto una scatolina ovoidale bianca. Dentro la scatola, avvolto in un fogliettino colorato, si nascondeva un bellissimo micetto di nome Celestino!

Celestino ora si assapora un po' di Giappone dall'alto della mia lampada in carta di riso e bambu':
Grazie, Kuri!ありがとう!Arigatoo!

Celestino mi ha fatto ricordare Mimmo-chan, un meraviglioso gatto nero che domenica scorsa, proprio il giorno del diciannovesimo compleanno di Annalisa, e' passato qui nel nostro giardino e con grande curiosita' ci osservava con i suoi luminosi occhi verdi.
Tra Annalisa e Mimmo-chan e' nata una timida amicizia che e' andata via via rafforzandosi grazie all'infallibile assistenza di qualche fetta di prosciutto. Foto di Mimmo-chan non ne ho, purtroppo; il felino in questione era particolarmente sfuggevole e poco incline ai pavoneggiamenti, ma chissa'...magari uno di questi giorni riusciro' ad immortalare il suo meraviglioso musetto! D'altra parte, martedi' ho visto che era ritornato proprio davanti la nostra porta che si affaccia sul giardino, e con uno sguardo curiosissimo ci spiava dall'esterno. Non ho fatto in tempo ad andare a salutarlo che gia' si era dileguato in uno degli assolati vicoletti di Shindo.

Ho sempre pensato che i libri avessero il potere di lenire ferite, ridare sollievo ad una persona triste, far sognare chi e' senza sogni, e molto altro. E anche ieri, infatti, ho avuto conferma del potere terapeutico dei libri giusti scelti al momento giusto.
Nel mio sonno ad intermittenza di ieri pomeriggio, accompagnata dai caldissimi raggi di sole che scaldavano la stanza, ho ritrovato conforto nella lettura di un libro-gemma scovato, in compagnia di Annalisa, al mitico Blue Parrot di Takadanobaba (Tokyo), nonche' mio fornitore ufficiale di libri usati ed edizioni rarissime di libri pressoche' introvabili:
Se amate la letteratura giapponese, allora indubbiamente saprete chi e' Lafcadio Hearn, noto anche con il suo nome giapponese di 小泉八雲 Koizumi Yakumo. Di Hearn vi parlero' meglio in futuro perche' e' uno di quegli autori le cui opere riescono ad essere cosi' straordinariamente attuali, anche dopo piu' di un secolo dalla loro prima pubblicazione. Penso sia inconcepibile amare davvero il Giappone senza amare almeno una delle opere di Hearn.

In questa sua opera minore (si fa per dire), Hearn condivide con il lettore alcune sue personalissime opinioni sul modo giapponese di creare ed interpretare la bellezza; quel loro modo di riuscire a trovare il bello anche dove sembra non esserci niente; quella capacita' di concentrarsi su pochi ed essenziali elementi di un ambiente, come quelli che si trovano in natura, riuscendo cosi' a cogliere il fascino di tutto.
Ma Hearn ci racconta, con una raffinata precisione per i dettagli, anche di una sua gita in una Kyoto dei primi del Novecento; ci parla dei santuari shintoisti descrivendoli con l'insuperabile abilita' di un vero maestro della parola scritta; ci descrive una sua ipotetica esistenza nei panni di una divinita'; ci racconta l'interno di una vecchia locanda che, gia' all'epoca, tentava di darsi un tono occidentale sostituendo scodelle e bacchette con posate di metallo e piatti fondi, il tatami con tappeti e gli zabuton con sedie.

Nelle parole di Hearn c'e' la semplicita' dello scrittore abile e che non ha bisogno di aggrapparsi a paroloni per far scattare la magia del suo incanto; nelle parole di Hearn c'e' la sensibilita' profonda di uno dei primi occidentali che riusci' ad avvicinarsi al Giappone e alla sua cultura, liberandosi di paure, pregiudizi e stereotipi che gia' allora erano assai diffusi; nelle parole di Hearn ho trovato quella pace, tranquillita' e serenita' che mi hanno aiutata a trascorrere il resto della giornata con addosso la malinconia per la partenza di Annalisa, ma con addosso anche la gratitudine per i bei momenti trascorsi assieme, per i nuovi ricordi accumulati, e per la gioia di averla potuta rivedere e di averle potuto dare l'opportunita' di viaggiare e vivere il Giappone, un Paese che le ha lasciato un'impronta che non potra' dimenticare.

Essendo questa la stagione in cui i fiori di sakura sono i protagonisti, ecco ancora qualche immagine in loro onore, questa volta scattate dalla sottoscritta:

Un tipo di さくらもち sakura-mochi (preparati alla maniera tokyota) ricevuti in dono da Kyoko, e che ora sono a Torino e che verranno gustati dalla mia famiglia in occasione di Pasquetta:

Una deliziosa confezione di さくらクッキー sakura-kukkii, ossia biscotti al sakura ricevuti in dono da Akiko:
E siccome in questo periodo in Giappone tutto prende un'aria sakurosa, all'appello non poteva mancare neppure il mio abituale detersivo per i piatti che, per l'occasione, ha rispolverato una confezione completamente diversa e naturalmente una profumazione interamente in onore dell'adorato fiore giapponese!
D'ora in avanti gli aggiornamenti al blog ricominceranno ad essere regolari, quindi non dimenticatevi di tornare a farmi visita! Le cose da raccontarvi sono moltissime e altrettante sono le foto che pubblichero' man mano.

Buona Pasqua e Buona Pasquetta a tutti i lettori del blog!

venerdì, aprile 10, 2009

Qualche riflessione

(Un antico jizoo in meditazione; foto scattata a Kamakura da mia cognata)

Dopo davvero molti giorni, eccomi di nuovo qui.

Sono tantissime le visite al blog che ho ricevuto in queste settimane, e altrettanto numerose sono state le email che ho ricevuto da parte di persone interessate a fare acquisti dal mio bazar. Ringrazio tutti voi che mi leggete e che mi scrivete! Grazie davvero!
Il bazar, purtroppo, e' ancora inattivo ma e' mia intenzione riprendere a tutto sake' a partire dalla fine della prossima settimana, postando foto di tutti gli articoli che mi sono rimasti nel bazar e che vendero' a prezzi speciali! Quindi non dimenticatevi di venire a dare un'occhiata alla mia vetrina!

Che dirvi? Queste sono state settimane intense; la visita di mia sorella (che si concludera' domani, ahime'); la visita da parte di mia cognata Mari e di mio cognato Victor; un bellissimo ed inaspettato regalo da parte di una cara amica, nonche' affezionata lettrice del blog, e tanto altro ancora.
E' stato un periodo di felicita', sorrisi ed abbracci, ma e' stato anche un periodo di arrivederci ed addii.

Dovrei prepararmi psicologicamente a salutare mia sorella domani all'aeroporto, ma so gia' che non ce la faro' ad affrontare questo nuovo distacco con risoluta pacatezza. Nossignore. La testa ha gia' iniziato a farmi male per colpa di sconsolati pianti poco liberatori che tentavano, invece, di donarmi tranquillita' e sollievo.

Ma aspettero' fino a domani o dopodomani per dare spazio alla mia malinconia, a quella malinconia post-partenza che mi assale con insistenza, specialmente al tramonto.

E' davvero incredibile: si dice che il tempo scorra sempre alla stessa velocita', ma delle volte mi viene da non crederci e vorrei poter smentire questa verita' matematica che ha l'aria di ergersi sopra tutto e tutti con nauseante alterigia.

I giorni passati qui in compagnia di Annalisa sembravano composti da una manciata d'ore l'uno. Ci si alzava al mattino e - in men che non si dica - il sole stava gia' uscendo di scena, nascondendosi timidamente dietro il sipario delle montagne del Tanzawa.

Ma riprendero' piano piano i miei ritmi soliti e con essi riprenderanno anche i miei articoletti qui sul blog. E' la rassicurante regolarita' della mia routine quotidiana a ridarmi equilibrio, entusiasmo e voglia di fare.

Prima, pero', non posso non volgere lo sguardo all'immane tragedia che si sta abbattendo sull'Abruzzo. La profonda tristezza e l'indescrivibile sgomento che sto provando davanti a tutto cio' mi hanno davvero sconvolta.
L'inutilita' delle mie parole davanti alla furia omicida di una calamita' naturale che non perdona e' desolante, ma e' un modo per ricordare e far ricordare.

Ed ecco che ritorna con prepotenza la riflessione sulla fragilita' della vita umana e su quanto sia immensamente importante far tesoro di ogni attimo concessoci. Sembra un discorso banale, di quelli che sembrano voler dire tutto ma che in realta' si gonfiano solo di apparente solennita', pero' per me questo e' un tema fondamentale. Credo fermamente nell'apprezzare ogni attimo, ogni istante, i nostri cari perche' tutto questo potrebbe venirci crudelmente sottratto in un batter d'occhio.

Penso alle centinaia di vittime innocenti di questa tragedia, e penso a quanto sia ingiusto perdere la vita cosi', con la stessa facilita' con cui un leggero sbuffo di vento fa scoppiare una bolla di sapone.

Un pensiero sincero e che viene dal cuore a tutti coloro che, a causa del terremoto, hanno perso la vita.

Un pensiero altrettanto sincero e che viene dal cuore anche a chi ha perso tutto quello che aveva.

Non potendo far molto altro, a voi dedico l'eterna e malinconica bellezza dei fiori di ciliegio i cui petali regalano uno sprazzo di luce rosa a chi li osserva per poi, inesorabilmente, lasciarsi cadere, trasportati da un soffio di vento che li conduce per prati e campagne, per strade di montagna, sopra i tetti di una grande citta', oppure sulla superficie di un ruscello.