(姿見七人化粧 Sugatami shichinin keshoo di Kitagawa Utamaro)Annalisa ha lasciato il Giappone ieri mattina ed e' arrivata sana e salva a Torino dopo un viaggio lungo e stancante.
E io non vi so nemmeno dire quanto mi manchi. No, non ve lo so descrivere. La malinconia e' qui, dentro di me e reale, eppure non la so tradurre in lettere e poi in parole da digitare qui in questo spazio bianco.
La giornata di ieri e' passata con una lentezza esasperante. Era come se le ore avessero trovato una durata surrealmente nuova.
Ma la stanchezza causata da un'angosciosa notte insonne ha avuto le meglio su di me, facendomi crollare in un sonno intermittente e tanto improvviso quanto profondo. Era come se stessi somatizzando le sensazioni di un jet-lag...senza aver fatto nemmeno le valigie.
Ieri un sole caldo ed inesorabile faceva venir voglia di stare in casa, ma ieri c'e' stata anche una dolcissima pioggia di petali di sakura. I petali di sakura stavano salutando Annalisa e le stavano augurando un rientro tranquillo in Italia, con la speranza che un indimenticabile pezzo di Giappone le fosse rimasto nel cuoricino.
(Queste foto dei fiori di sakura sono opera di mio marito)




Mi sono pure dimenticata di augurare Buona Pasqua a tutti i lettori di Biancorosso! A stare in Giappone per un lungo periodo di tempo, in genere, ci si dimentica con facilita' delle feste comandate, soprattutto di quelle cattoliche poiche' non essendo questo un Paese fondamentalmente cristiano, non c'e' molto in giro che aiuti a star dietro alla varie ed importanti ricorrenze della nostra tradizione.Ma in ogni caso, questa Pasqua e' diversa da tutte le altre; l'aria di morte e di lutto per le vittime del terremoto in Abruzzo sono arrivate anche qui. Il Giappone, Paese con alle spalle una violentissima storia sismica, ha assistito con grande sgomento assieme all'Italia all'evolversi di questa tragedia e ci e' vicino in questo momento cosi' terribilmente difficile.
La partenza di Annalisa ha reso ancor piu' mesta una giornata che era gia' pesante e mesta di suo, ma nonostante tutto ho cercato di reagire con forza. Qui a casa, ieri, ci aspettava un dolce ovetto di cioccolato, regalo dell'altrettanto dolce Kuri, cara amica mia.
Sono ritornata di nuovo un po' bambina; sul mio volto c'era l'emozione che mi prendeva al pensiero di quella golosa cioccolata che presto sarebbe stata mia, ma prima ancora della cioccolata il cuore mi batteva al pensiero di quella misteriosa sorpresa che mi aspettava. Proprio come i bambini, ho agitato un po' di volte l'ovetto nella speranza di riuscire a cogliere qualche indizio sul misterioso oggetto che vi si nascondeva all'interno, ma era troppo difficile indovinarne l'identita'.
Non mi rimaneva, dunque, che svelare l'arcano aprendo quella confezione cosi' allegra e colorata, ed aprire quel profumato involucro cioccolatoso.
E tra un assaggio di cioccolato e l'altro - difficile operazione a cui ha partecipato anche mio marito - ho intravisto una scatolina ovoidale bianca. Dentro la scatola, avvolto in un fogliettino colorato, si nascondeva un bellissimo micetto di nome Celestino!
Celestino ora si assapora un po' di Giappone dall'alto della mia lampada in carta di riso e bambu':
Celestino mi ha fatto ricordare Mimmo-chan, un meraviglioso gatto nero che domenica scorsa, proprio il giorno del diciannovesimo compleanno di Annalisa, e' passato qui nel nostro giardino e con grande curiosita' ci osservava con i suoi luminosi occhi verdi.
Tra Annalisa e Mimmo-chan e' nata una timida amicizia che e' andata via via rafforzandosi grazie all'infallibile assistenza di qualche fetta di prosciutto. Foto di Mimmo-chan non ne ho, purtroppo; il felino in questione era particolarmente sfuggevole e poco incline ai pavoneggiamenti, ma chissa'...magari uno di questi giorni riusciro' ad immortalare il suo meraviglioso musetto! D'altra parte, martedi' ho visto che era ritornato proprio davanti la nostra porta che si affaccia sul giardino, e con uno sguardo curiosissimo ci spiava dall'esterno. Non ho fatto in tempo ad andare a salutarlo che gia' si era dileguato in uno degli assolati vicoletti di Shindo.
Ho sempre pensato che i libri avessero il potere di lenire ferite, ridare sollievo ad una persona triste, far sognare chi e' senza sogni, e molto altro. E anche ieri, infatti, ho avuto conferma del potere terapeutico dei libri giusti scelti al momento giusto.
Nel mio sonno ad intermittenza di ieri pomeriggio, accompagnata dai caldissimi raggi di sole che scaldavano la stanza, ho ritrovato conforto nella lettura di un libro-gemma scovato, in compagnia di Annalisa, al mitico Blue Parrot di Takadanobaba (Tokyo), nonche' mio fornitore ufficiale di libri usati ed edizioni rarissime di libri pressoche' introvabili:
In questa sua opera minore (si fa per dire), Hearn condivide con il lettore alcune sue personalissime opinioni sul modo giapponese di creare ed interpretare la bellezza; quel loro modo di riuscire a trovare il bello anche dove sembra non esserci niente; quella capacita' di concentrarsi su pochi ed essenziali elementi di un ambiente, come quelli che si trovano in natura, riuscendo cosi' a cogliere il fascino di tutto.
Ma Hearn ci racconta, con una raffinata precisione per i dettagli, anche di una sua gita in una Kyoto dei primi del Novecento; ci parla dei santuari shintoisti descrivendoli con l'insuperabile abilita' di un vero maestro della parola scritta; ci descrive una sua ipotetica esistenza nei panni di una divinita'; ci racconta l'interno di una vecchia locanda che, gia' all'epoca, tentava di darsi un tono occidentale sostituendo scodelle e bacchette con posate di metallo e piatti fondi, il tatami con tappeti e gli zabuton con sedie.
Nelle parole di Hearn c'e' la semplicita' dello scrittore abile e che non ha bisogno di aggrapparsi a paroloni per far scattare la magia del suo incanto; nelle parole di Hearn c'e' la sensibilita' profonda di uno dei primi occidentali che riusci' ad avvicinarsi al Giappone e alla sua cultura, liberandosi di paure, pregiudizi e stereotipi che gia' allora erano assai diffusi; nelle parole di Hearn ho trovato quella pace, tranquillita' e serenita' che mi hanno aiutata a trascorrere il resto della giornata con addosso la malinconia per la partenza di Annalisa, ma con addosso anche la gratitudine per i bei momenti trascorsi assieme, per i nuovi ricordi accumulati, e per la gioia di averla potuta rivedere e di averle potuto dare l'opportunita' di viaggiare e vivere il Giappone, un Paese che le ha lasciato un'impronta che non potra' dimenticare.
Essendo questa la stagione in cui i fiori di sakura sono i protagonisti, ecco ancora qualche immagine in loro onore, questa volta scattate dalla sottoscritta:
Un tipo di さくらもち sakura-mochi (preparati alla maniera tokyota) ricevuti in dono da Kyoko, e che ora sono a Torino e che verranno gustati dalla mia famiglia in occasione di Pasquetta:
Buona Pasqua e Buona Pasquetta a tutti i lettori del blog!