mercoledì, giugno 18, 2008

Tracce di una nagaya

Lunedi' ho dato il temuto esame di giapponese, e ora mi sento come se mi avessero tolto, dalla schiena, un masso da due tonnellate.

Sabato ero in preda al delirio pre-esame, con libri da tutte le parti e valanghe di foglietti volanti che stazionavano un po' in tutta la casa. Mi stavo disperando all'idea dell'esame ormai imminente, e al pensiero che avrei dovuto sapere ogni cosa a menadito. Pretendo sempre tanto da me stessa, e quando non riesco ad ottenere il massimo dei massimi, mi abbatto come non mai.

E mio marito, che mi conosce molto bene, ha capito che era arrivato il momento di costringermi a staccarmi dai libri di giapponese e andare a fare un giro da qualche parte.

Oramai era inutile continuare a strapparsi i capelli e ad arrovellarsi sulle sottilissime - quasi inesistenti - differenze fra tara e nara e i mille altri modi per esprimere frasi ipotetiche in giapponese. Avevo indubbiamente bisogno di una sana boccata d'aria e che magari favorisse un po' di quell'Eureka Phenomenon raccontato cosi' sapientemente da Isaac Asimov.

Qualche giorno prima, avevo letto un articolo su di un piccolo museo che si trova nel cuore del celebre parco di Ueno, e che si affaccia proprio sul laghetto Shinobazu.
Il museo in questione si chiama 下町風俗資料館 Shitamachi Fuuzoku Shiryokan.
Questo piccolo ma ben curato museo ripropone, al suo interno, una ricostruzione molto fedele, di un minuta porzione di un vecchio quartiere di Tokyo*, piu' precisamente della Shitamachi cioe' della zona centrale di una cittadina, una zona dove risiedevano perlopiu' operaie famiglie modeste dalle condizioni di vita ben lontane da quelle dei borghesi ed aristocratici.

*Ricordatevi che Tokyo non puo' essere considerata una citta' secondo i nostri parametri, ma va vista come un'insieme di tante cittadine collegate fra loro da linee ferroviarie.

Questo museo e' una delizia dall'inizio alla fine; non solo si trova in uno dei punti piu' visitati di Tokyo, ma e' al tempo stesso abbastanza nascosto e distrattamente ignorato, e quindi una gioia da scoprire.
A differenza di molti altri musei dall'aria sicuramente piu' snob ed aristocratica, qui l'ingresso ha un costo veramente popolare: 300 yen per persona (1,80 euro) e la meta', se non sbaglio, per i bambini.

All'entrata, siamo stati immediatamente accolti da una signora giapponese molto gentile e che si e' immediatamente offerta per farci da guida. La signora parlava un inglese eccellente che inframezzava con un giapponese, arricchito da un delizioso accento tokyota, dopo aver scoperto che studio la sua lingua da un po' di tempo.

Il piano inferiore del museo ospita questa riproduzione della vecchia Shitamachi, mentre al piano di sopra sono in esposizione vecchi giocattoli, vecchie fotografie ed una riproduzione di un bar di una volta.
Nel museo, pero', gli oggetti esposti non sono tutte semplici repliche di quelli originali, ma quasi tutto e' autentico dell'epoca, salvo qualche pezzo qua e la'.
Purtroppo, si possono fare foto solo al piano di sotto, e non nell'altro, ma comunque siamo riusciti gia' ad immortalare parecchie immagini interessanti.

L'esterno di una vecchia bottega di
はなお hanao degli anni Venti:
Gli hanao sono quei lacci che compongono la parte superiore sia dei geta che degli zori, i sandali tradizionali giapponesi:
E questa e' la stanza del contabile della vecchia bottega:
Dietro quella ringhiera di legno, c'e' un cuscino su cui potevano sedersi solo il padrone della bottega oppure il suo fidato contabile. D'altronde, li' dietro si conservavano gli incassi della giornata, i brogliacci e gli hanko (timbri) ufficiali con cui firmare carte importanti, e quindi era d'obbligo limitare l'accesso solo ai piu' affidabili.

Il maneki-neko, ovviamente, e' presente e con la sua deliziosa zampina attirava nuovi clienti.
In alto a sinistra, nell'angolo, e' appeso un'intricata decorazione porta-fortuna chiamata
くまでkumade; queste decorazioni appaiono spesso all'interno di vecchie botteghe e ristoranti, e si possono comprare verso novembre presso molti santuari shintoisti di Tokyo.
Davanti, invece, c'e' un たばぼぼん tabako-bon, ovvero una sorta di vassoio contenente tutti gli accessori necessari per tagliare il tabacco: un modo per intrattenere i clienti in attesa.
E tra una fumata e l'altra, i clienti potevano ammirare un campionario che vantava solo alcuni tipi di hanao in vendita.

Guardando a sinistra, invece, troviamo tutto l'assortimento dei coloratissimi hanao proposti da questa bottega:
Nella Tokyo degli anni Venti erano tantissime le botteghe di hanao, e tutte impiegavano, al proprio servizio, numerosi apprendisti e fattorini.

Lasciandoci alle spalle la bottega di hanao, intravediamo una 長屋 nagayaovvero uno stretto e tipico vicolo della Shitamachi su cui si affacciavano case operaie e altre piccole botteghe.
Le nagaya hanno conservato, per davvero molto molto tempo, lo stile architettonico del periodo Edo. Le case erano generalmente ad un piano, e i tetti avevano le classiche tegole spesse giapponesi.
Di solito, per ogni tot abitanti veniva messo a disposizione di tutti un pozzo, un piccolo lavatoio ed un pentolone per cuocere in riso. Ecco il pozzo:
Ed ecco la cuociriso di una volta. Pensate che un giorno ho visto un documentario sulla tv giapponese in cui si parlava di un ristorante di Osaka dove, ancora adesso, il riso viene preparato seguendo questo metodo tradizionale di cottura, senza l'utilizzo, quindi, delle 炊飯器 suihanki (cuociriso) elettriche!
Fuori da questo modesto ristorante, c'erano lunghissime file di persone che aspettavano, pazientemente, che arrivasse il loro turno per poter assaggiare un po' di quell'ottimo riso preparato ancora alla vecchia maniera!
Ed ecco un piccolo lavatoio:
Inizialmente, nelle nagaya c'erano i bagni in comune, ma successivamente questi vennero costruiti nelle case.
Dietro quella porticina di legno chiusa, ecco uno di questi bagni in comune delle nagaya:
Ed ecco il bagno aperto:
Un bagno alla turca, insomma.

Fuori dalla porta, come avrete sicuramente visto, e' appeso un contenitore di metallo dentro cui veniva versata dell'acqua da usare per potersi lavare le mani.
L'acqua usata per lavarsi le mani veniva, a sua volta, riutilizzata per innaffiare delle piantine che erano strategicamente posizionate proprio sotto il contenitore di metallo (v. la foto prima di questa qui sopra).
Mi viene in mente, a questo proposito, un detto americano che si addirebbe a questa situazione: want not, waste not.
Imboccando il vicolo, notiamo altri particolari curiosi:
A sinistra, su quei pannelli di legno appoggiati alla casa, sono distesi due pezzi di stoffa che compongono un kimono o uno yukata.
Quando era ora di fare il bucato, all'epoca sia gli yukata che i kimono venivano interamente scuciti (!) e ogni pezzo veniva delicatamente lavato ed inamidato utilizzando un metodo molto particolare a cui accennero' a breve.
Ogni pezzo veniva, successivamente, disteso su dei pannelli di legno di cedro perche' asciugasse. Dopo che ogni pezzo di stoffa era completamente asciutto, il kimono, o lo yukata, veniva ricucito.

Insomma, un lavoretto da niente e che si poteva sbrigare nel giro di due o tremila ore.

Ogni parte del kimono (o dello yukata) veniva inamidato a dovere usando una tecnica antichissima e che prevedeva l'uso di alghe marine: dal mare, si raccoglievano delle alghe che venivano lavate e fatte lessare a lungo; dopodiche', le alghe venivano scolate, pressate e fatte essiccare fino ad ottenere questi sottili fogli quadrati:
All'occorrenza, si faceva sciogliere uno di questi fogli di alghe essiccate in una bacinella d'acqua e si otteneva, cosi', dell'amido pronto da essere usato sulla stoffa dei kimono o degli yukata.

Voltandosi verso destra, troviamo un'abitazione ed un piccola e dolce bottega:
Quella deliziosa bottega che s'intravede e' una 駄菓子やdagashi-ya, ovvero un negozietto di caramelle, dolcetti e piccoli giochini per bambini.
Nelle nagaya, le dagashi-ya erano il vero divertimento dei bambini poiche' era li' che passavano il tempo a mirare e rimirare le zuccherose meraviglie colorate contenute nei barattoloni di vetro, croccanti せんべい senbei, oppure adesivi e pupazzetti che ritraevano amati personaggi dei cartoni animati o del folklore giapponese.

Diamo una curiosata alle allegre leccornie di questa dagashi-ya:

Ancora dolci e piccoli giochini per la gioia di quei tanti bimbi che nascevano e crescevano nelle nagaya:

Nella stessa abitazione che ospita la dagashi-ya, c'e' un cucinino tradizionale dove la proprietaria del negozio di dolci preparava i suoi pasti.
Tra gli utensili, ecco un insolito mestolo composto da una stecca di legno di bambu' ed una conchiglia! L'arte dell'arrangiarsi, spesso, produce risultati ben piu' originali di tanti articoli di spocchioso design moderno, non credete?
Piu' da vicino, due vecchi ed affascinanti juubako risalenti agli inizi del Novecento:
Ed ecco un'immagine di una parte della minuscola abitazione della proprietaria della dagashi-ya:

L'aspetto affascinante di questo piccolo museo e' la possibilita', da parte di chi visita, di poter esplorare ogni singolo centimetro di questo curioso luogo senza temere di venir rimproverati da qualcuno!

Uscendo dalla casetta della signora dei dolci, ci troviamo davanti all'abitazione di un insegnante di 小唄 ko-uta, ovvero di canto e musica tradizionali; da dietro i pannelli in carta, infatti, provengono aggraziate melodie suonate con uno shamisen , uno strumento dall'incantevole suono.Proseguendo il nostro percorso, ecco che su di una parete e' appeso un grande disegno che ritrae momenti di vita quotidiana nelle nagaya. Abbiamo fotografato una parte di questa splendida illustrazione dove alcuni uomini aspettano il proprio turno dal barbiere mentre chiacchierano del piu' e del meno; nel frattempo, altri personaggi regalano un rasserenante senso di quotidianita' a questa scena che cattura un briciolo di una realta' ormai passata, ma fortunatamente non del tutto dimenticata:
In un angolo di questa immaginaria nagaya, c'e' un piccolo santuario dedicato al dio shintoista Inari.
In quasi tutte le nagaya venivano costruiti santuari come questi affinche' proteggessero gli abitanti del quartiere.

Girandosi verso destra, invece, troviamo l'ultima parte di questo affascinante quartiere che gelosamente custodisce ancora un po' di quella vecchia anima tokyota. Ecco la どうこ屋 dooko-ya, ovvero la bottega del fabbro specializzato nella lavorazione del rame:
Le botteghe dei fabbri erano sempre numerose nelle nagaya perche' erano loro che producevano quasi tutti gli utensili di uso quotidiano, tipo teiere, pentole, secchi, ecc. E siccome all'epoca il rame era il metallo primario utilizzato dai fabbri, con esso si costruivano addirittura tubi e grondaie.

Ma la parte piu' interessante, secondo me, e' la stanza adiacente alla bottega, cioe' la stanza dove viveva il fabbro con sua moglie:
Al centro dell'accogliente abitazione, c'e' un ながひばち nagahibachi, cioe' un bracierino che serve a tenere calda la stanza.
Il nagahibachi, oltre a svolgere la sua funzione principale, veniva usato in modo molto intelligente anche per conservare cose tipo il tabacco, le foglie di te' e l'alga nori che necessitano di un ambiente secco e privo di umidita'.
Sopra il braciere, c'era una teiera di rame chiamata dooko, utilizzata per tenere a portata di mano altra acqua con cui riempire i barattoli scalda-sake; vicino ad essa, i due barattoli di metallo pieni d'acqua.
Quando l'acqua raggiungeva una temperatura ottimale, si toglievano i coperchietti dei barattoli e in essi s'immergeva un'anforetta di sake per poterlo bere caldo in inverno.

Nella foto prima di questa in alto, vedete quel ripiano dove e' appoggiata l'anforetta di sake? Quel ripiano era il preferito dei gatti perche amavano rannicchiarsi li' sopra e lasciarsi conciliare il sonno grazie al piacevole calore proveniente dal braciere.

Il nostro giro a Ueno e' continuato e sono stati tanti gli angoli esplorati quel giorno, ma del resto vi parlero' nel prossimo articoletto.

Per il momento, spero di esservi riuscita a regalare un tocco di quella magia di un vecchio passato tokyota che profuma di riso che cuoce, di tatami, di incenso e te' verde; una magia che ha l'incantevole suono dello shamisen e delle allegre risate dei bambini che, emozionati, si dirigono verso la dagashi-ya alla ricerca di qualche prezioso giocattolo o semplicemente di una buona caramella.

Insomma, un po' di quel fascino di vita quotidiana in un'assolata nagaya qualunque, in un angolo qualunque di una Tokyo che non esiste piu'.

Mata ne!

ps. Sto rispondendo a tutti coloro che hanno un ordine in sospeso. Se non avete ancora ricevuto risposta, vi prego solo di pazientare ancora un po'. Grazie per la pazienza e comprensione!

mercoledì, giugno 11, 2008

Quando ci si ferma a pensare

Sento il bisogno di scrivere perche' ho tanti pensieri che mi frullano per la testa.
Sono pensieri derivati da riflessioni fatte in seguito alla tragedia che si e' verificata domenica, nel quartiere di Ahikabara, a Tokyo.

Questo ritratto, cromaticamente rivisto, del servo Edobei, magistralmente dipinto dal misterioso pittore giapponese Sharaku vissuto verso la fine del Settecento, mi e' sembrata un'immagine cosi' adatta al mio articoletto di oggi.

Sharaku aveva tanti strabilianti talenti, ed uno di questi era l'abilita' nel riuscire a rendere i suoi dipinti cosi' realistici e cosi' credibili. Le espressioni su quei volti non lasciano spazi a fraintendimenti, dubbi od incertezze.
I volti esprimono chiaramente cio' che l'animo racchiude.

Sul volto del servo Edobei c'e' un'espressione di sincerita' allo stato puro; una sincerita' nutrita ed abbondantemente alimentata da odio ed astio, ma e' pur sempre sincerita' perche' rispecchia quello che veramente si e' annidato nel buio animo del servo.

Spesso, i ritratti di uomini dipinti da Sharaku avevano un alone rosso attorno agli occhi. Avevo letto su di un libro d'arte, molto tempo fa, che quell'alone rosso era usato dall'artista per simboleggiare la sete di sangue, il desiderio di fare del male, l'odio folle che offusca ed acceca anche le menti piu' brillanti.

Ancora non si sa granche' sulla figura dello squilibrato che domenica, nel quartiere di Akihabara proprio poco dopo l'ora di pranzo, alla guida di un furgone, si e' diretto a tutta velocita' verso una folla di innocenti, investendone diversi. E come se questo fosse solo l'inizio della sua crudele performance, e' sceso dal furgone e, armato di coltello, ha iniziato ad accoltellare gente a caso, ferendo ed ammazzando senza pieta'.

Se Sharaku fosse ancora vivo, credo dipingerebbe il volto di quest'assassino usando un accecante rosso carminio attorno agli occhi.

Domenica, per noi, e' stata una giornata splendida. Il sole era alto nel cielo, l'aria era calda e faceva pensare all'estate che gia' e' dietro l'angolo.
Mio marito ed io abbiamo trascorso uno splendido pomeriggio in compagnia della mia amica Akiko e di suo figlio Mihiro, a giocare a bowling e a chiacchierare del piu' e del meno.
L'atmosfera era cosi' piacevole che le ore scivolavano via con la stessa rapidita' con cui sfugge di mano un cubetto di ghiaccio in un torrido pomeriggio d'estate.

Dopo esserci salutati, ho appreso da mio marito la notizia della tragedia.

Quasi sicuramente ne avete sentito parlare alla televisione oppure avete letto qualche articolo sui quotidiani che leggete regolarmente.
Vi segnalo, comunque, qualche link:

Notizia dell'Asahi Shinbun (in giapponese)
Notizia del Japan Times (in inglese)
La Stampa
Il Giornale

Sono rimasta sconvolta fin da subito, pero' ho immediatamente reagito nello stesso modo in cui reagisco davanti a notizie di quotidiane atrocita' che, purtroppo, i giornali e la televisione ci propinano, e cioe' tentando di scacciare dalla mia mente la tristezza di quello sconcertante avvenimento.
Questa mia reazione e' frutto non di cattiveria o di menefreghismo, ma nasce dal fatto che sono una persona esageratamente sensibile, e per me e' quindi necessario evitare di rimuginare su fatti di cronaca che mi porterebbero soltanto ad un avvilimento cronico.

Se fossi un robot od un altro oggetto privo di anima e di sentimenti riuscirei, sicuramente, a riprogrammare il mio spettro emotivo, dimenticando completamente ogni cosa e ricominciando da meno di zero. Ma siccome sono un essere umano, questo non e' possibile, come non e' mai veramente possibile allontanare la cupezza delle notizie nere che costellano costantemente le pagine dei giornali.

Per tutto il pomeriggio e la sera ho continuato a pensare alle ore di spavento, angoscia, paura, terrore, delirio, sangue e morte che hanno macchiato di rosso le strade di catrame cocente di Akihabara.

Ho pensato alla fragilita' della vita umana, e quanto veramente questa sia appesa al famoso filo delle Parche.
Ho pensato ai sacrifici che si compiono nella vita per tentare di raggiungere lo scopo ambito da tutto il genere umano: la felicita'.
E mentre ci si aggrappa per gli scoscesi ed ostili pendii dell'esistenza, con l'intenzione di superare ogni ostacolo piccolo o grande che sia , continuiamo a tenere a mente il nostro obiettivo.

Passiamo la vita a piangere, a ridere, a sperare, a nutrire rancore, ad avere il cuore che batte forte per la propria meta'.

Passiamo la vita a correre, ad andare di fretta, a fare mille cose in una volta perche' cosi' si risparmia tempo, e poi il tempo che abbiamo risparmiato lo trascorriamo dormendo o criticando il nostro aspetto.

O magari cerchiamo di essere ottimisti, di farci forza nonostante tutto. Delle volte e' cosi' difficile andare avanti che e' come camminare nel mare, andando controcorrente. Eppure, si trova il modo per avanzare e per avvicinarci all'agognato traguardo.

Delle volte, invece, viviamo dimenticandoci di essere mortali e sprecando tempo ed opportunita', come se di tempo ne avessimo all'infinito.

C'e' gente che studia tutta una vita. C'e' gente che lavora tutta una vita. C'e' gente che studia e lavora tutta una vita. C'e' gente che non fa niente tutta una vita.

Certi vivono superficialmente, altri profondamente. Certi vivono di piccole gioie crepuscolari, altri sono alla perenne ricerca del nuovo e dell'emozionante.

Ci sono persone che vivono nell'abbondanza, ed altri che vivono nella miseria. C'e' chi butta via il cibo, e chi invece lo va a raccogliere in un cassonetto.

C'e' chi parla e c'e' chi ascolta. Ma c'e' anche chi fa entrambe le cose.

Indipendentemente da chi siamo, da cosa facciamo, da dove veniamo, ci portiamo dietro una vita che e' un ricco retaggio che ci rappresenta.
Mi piace pensare alla vita come ad un intricato arazzo formato da migliaia e migliaia di delicatissimi fili colorati che, intrecciandosi, formano immagini grandiose.

La vita di ognuno di noi e' come se fosse un prezioso arazzo, ognuno caratterizzato da colori e da immagini proprie.

Ma qual e' lo scopo di tutto questo, se poi un pazzo paranoico riesce, con il vile potere di una lama, a distruggere una vita che non sara' piu' possibile recuperare, tagliando e squarciando irrimediabilmente quello splendido arazzo, lordandosi per sempre le mani di un sangue che non verra' mai piu' via?

Non e' stata solo l'efferatezza del crimine ad avermi profondamente scossa, ma soprattutto il modo cosi' fortuito ed improvviso con cui tutto questo e' avvenuto.
Potevo esserci io li' a passeggiare per quella strada, in quella nefasta ora.
Potevo essere li' a passeggiare mano nella mano con mio marito.
Poteva esserci qualcuno che conosciamo.

Ad Akihabara siamo stati tante volte mio marito ed io.
Li' ci abbiamo persino portato il mio patrigno, a gennaio.

Il mio sensei, lunedi', ha detto che domenica stava per andare proprio ad Akihabara per comprare un lettore dvd, ma che poi ha preferito acquistare altrove.

Ecco che l'immagine delle Parche si insinua prepotentemente fra i miei pensieri: allora e' vero che il nostro destino e' gia' stato predeterminato da qualcuno.

Forse esagero, o forse no, ma domenica ho provato, per la prima volta qui in Giappone, paura.

Paura.

Paura.

Lunedi', dopo essere andata a fare una breve commissione assieme a mio marito in un grosso negozio, mi sono sorpresa a guardarmi intorno con fare ansioso, come se paventassi qualche imminente tragedia.

Sicuramente ero ancora in preda dello shock della notizia del giorno prima.
Non voglio assolutamente iniziare ad avere paura, specialmente qui che di paura non ne ho mai avuta prima d'ora.

Ho notato un altro effetto del dopo-shock domenica notte: una notte passata pressoche' in bianco a girarmi e a rigirarmi nel letto, in balia di un inclemente susseguirsi di agghiaccianti incubi.
Sudori freddi che m'imperlavano la fronte e sogni terrificanti che, nella mia mente, rielaboravano quella tristissima notizia appresa prima da mio marito e poi dai giornali.

Non ho voglia di fare congetture sui perche' e sui percome dell'accaduto.

Non mi va di stare a fare della psicologia da quattro soldi che tutto spiega e nulla chiarisce.

Non ho intenzione di mettere su un dibattito per osservare, con la lente d'ingrandimento, i tanti piccoli perche' della societa' giapponese che magari hanno portato al delirio uno psicopatico.

Non mi va perche' innanzitutto chi e' stato annientato da quelle manacce assassine e zozze di sangue, non tornera' mai piu'; e poi perche' allora bisognerebbe mettere in discussione le tante onte delle societa' di tutto il mondo, e non si finirebbe piu'.

Forse vi apparira' tutto molto banale, ma io da questo fatto ho reimparato un insegnamento che gia' conoscevo, ma che troppo facilmente ho dimenticato: la vita e' preziosa e breve, ed ogni minuto della nostra esistenza va veramente vissuto come se fosse l'ultimo.

Parole, queste, che forse avete sentito e strasentito in giro, ma che per me, da domenica, hanno assunto un significato importante.

Avviso negozio

Solo un breve aggiornamento per dirvi che in questi giorni sono particolarmente occupata con l'universita'; ho dato un esame nei giorni scorsi e ora mi sto preparando a darne un altro la prossima settimana.
Come potete immaginare, e' un periodo molto stressante.

Comunque sia, molti di voi hanno un ordine in sospeso e stanno attendendo aggiornamenti. Vi rispondero' il prima possibile. Perfavore, portate solo un po' di pazienza.
Non ricordo tutti i vostri nomi, ma so che siete in tanti ad aspettare che vi risponda: Ivonne, Sara B., Stefania C., Annalisa, Ilaria B., Lorenza F., Silvia G. ecc.
Non volendovi far stare in pensiero, ho pensato di mettere questo piccolo aggiornamento qui sul blog.

Per ognuno di voi, ho la lista degli articoli richiesti. e quindi ogni volta che ho un po' di tempo, preparo i pacchi man mano.
Se possibile, potreste perfavore inviarmi - giusto per essere sicuri che non manchi nulla - la lista riassuntiva del vostro ordine?

Ho da chiedervi due ultimi favori: siccome il numero di persone che acquistano dal mio bazar sta crescendo a vista d'occhio, e siccome sono solo io ad occuparmi degli ordini (mio marito mi aiuta, ma solo quando puo'), mi capita ogni tanto di confondermi e di andare in tilt.

Ho bisogno, dunque, che gli ordini inviati siano definitivi. Cosa intendo? Mi trovo molto in difficolta' quando chi ordina continua a cambiare idea, del tipo "voglio quel bento, non lo voglio piu', ah ora lo voglio di nuovo, no aspetta..forse lascio perdere", ecc.
Per carita', non voglio imporvi l'acquisto di oggetti indesiderati (ci mancherebbe!), ma capite che con questi tiremmolla, non mi raccapezzo piu'.

E forse sembrero' un po' antipatica, e credetemi...la cosa mi dispiace, ma devo essere sincera : ci sono periodi in cui vengo inondata di richieste per articoli che non ho, e di foto di bento ed accessori prese da Ebay.
Nella vetrina del mio bazar vendo oggetti che secondo me potrebbero piacere, e non mi baso assolutamente su quello che c'e' su Ebay.
Il piu' delle volte, mi arrivano foto prese da Ebay di bento che io non nemmeno mai visto qui.
Sono oggetti che non saprei dove andare a cercare.

Nonostante questo, rimango sempre disponibile per richieste di articoli di facile reperibilita', ovvero:

oggetti della linea Urara
bacchette
contenitorini per okazu
picks
sushi grass
bottigline porta-condimenti
formine per uova ed onigiri
formine per wurstel
furikake
alghe di vario tipo
wasabi
te' verde
ecc.

Ogni tanto aggiungo bento nuovi e particolari, e spesso (come e' successo con i miei bento piu' recenti) e' possibile riordinarli perche' so dove andare a prenderli. Purtroppo, delle volte non sono fortunata e non ne trovo altri - questo e' successo col bento Pretty Sakura - ma potete comunque scrivermi e fare la vostra richiesta.

Insomma, vi chiedo solo di essere un po' piu' precisi quando mandate gli ordini - senza cambiare idea troppe volte - e di non sommergermi di foto prese da Ebay di bento che non so dove andare a pescare.

Per il resto, rimango a vostra disposizione per gli ordini e per domande sugli articoli che ho in vendita.

Chiedo scusa per il ritardo con cui sto rispondendo a tutti, ma sappiate che prima o poi rispondo.

Mata ne!

venerdì, giugno 06, 2008

Vasellame, bento & Co.

Stasera riesco finalmente ad aggiornare un po' la vetrina del bazar.
Ho per voi degli oggetti molto belli e che spero vi piacciano.

Come al solito, se avete domande sugli oggetti in vendita o se volete fare un ordine, potete scrivermi all'indirizzo del negozio che appare sulla geisha-san del meteo, a destra.

Se non avete ancora ricevuto risposta, perfavore riscrivetemi e rimediero' immediatamente.
Se pero' mi avete scritto richiedendomi bento od accessori che non ho, magari segnalandomi foto di cio' che desiderate, probabilmente non vi ho risposto non per scortesia o cattiveria, ma semplicemente perche' purtroppo non ho assolutamente il tempo di andare alla ricerca di oggetti specifici, e devo dare priorita' agli ordini contenenti gli oggetti del bazar.
Cerchero', comunque, di rispondere a tutti anche se mi ci vuole un po'.

Io stessa, pur vivendo qui in Giappone, mi stupisco - e non sto esagerando - della varieta' di bento che sono in vendita su Ebay e che pero' non trovo poi cosi' facilmente in giro per i negozi qui. Verrebbe da pensare che tutti i bento che appaiono su Ebay si trovino ovunque qui in Giappone, ma credetemi, non e' affatto cosi'.

Comunque, vi ringrazio fin d'ora per la vostra pazienza e per la vostra comprensione.

Ma passiamo alle novita' di oggi!

Cominciamo? Cominciamo!
BENTO SAKURA GLITTER
*Prenotato da Linda D.T.
Un elegante bento laccato a due piani, con sopra il coperchio un delicato decoro del fiore giapponese per eccellenza: il sakura.
Ed ecco una foto laterale di questo meraviglioso bento:
Ed ecco come si presenta il bento aperto:
Come vedete, il bento e' gia' provvisto di laccetto.
Siccome il decoro e' semplicemente straordinario, voglio mostrarvi un'altra immagine piu' dettagliata del coperchio. Eccola:
Made in Japan
Prezzo: 22 euro

BENTO OVALE USAGI MAJIKKU
*Venduto a Monja C.


BENTO A DUE PIANI HARU
Ed ecco un altro stupendo bento a due piani, anche questo laccato. Il coperchio, come vedete, e' adornato da un fiore di sakura colorato e da ghirigori che rappresentano un piccolo praticello stilizzato alla maniera giapponese.
Vediamo il bento di lato:
Ed ora una foto del bento aperto:
Nel bento, e' compreso anche un bel laccetto nero.
Made in Japan
Prezzo: 22 euro

BENTO ANIMALS IN THE FOREST
Un simpatico bentino rosa a due piani, col coperchio bianco e decorato con musetti di simpatici animaletti.
Vediamo il bento di lato:
Il bentino e' gia' provvisto del suo laccetto rosa di feltro.
Prezzo: 5 euro

BENTO ANIMALS IN THE SEA
*Prenotato da Linda D.T.
Questo bento e' molto simile a quello precedente, solo che e' in versione marina. Infatti, le vaschette sono azzurre e sul coperchio ci sono dei disegni di simpatiche creature marine.
Vediamo il bento di lato:
Anche questo bentino ha gia' il suo laccetto coordinato di feltro.
Prezzo: 5 euro

SCODELLINE GIAPPONESI "Edo & Hana"
*Prenotate entrambe da Annalisa
Ecco due classicissime scodelline giapponesi dagli altrettanti tradizionalissimi colori.
In realta', non hanno nessun nome proprio, ma le ho ribattezzate rispettivamente Edo (la scodellina di sinistra) e Hana.
Edo e' l'antico nome di Tokyo.
Nella Tokyo antica, andavano molto di moda certi colori e certi decori che venivano impiegati per abbellire stoffe e vasellame. E il decoro della scodella di sinistra ha un nonsoche' di Edo, ed ecco spiegato il suo nome!
La seconda, invece, si chiama Hana, cioe' fiore o fiori poiche' il suo e' un decoro prettamente floreale e irresistibilmente giapponese.
Queste due scodelline si prestano bene per servire verdure e condimenti, ma se preferite usarle all'occidentale, allora vanno benissimo per portare in tavola piccoli stuzzichini ecc.
Vediamole lateralmente:
Made in Japan
Prezzo: 4 euro l'una

CUCCHIAINI COLORATI PER IL BENTO
Una confezione da 9 simpatici cucchiaini con animaletti! C'e' l'orsetto, il gattino e l'elefantino!
I cucchiaini sono di plastica molto resistente e lavabile, per cui possono essere riutilizzati tantissime volte.
Prezzo: 3 euro

LACCETTO BENTO CON SAKURA
Ed ecco per voi un grazioso laccetto per il bento, adornato da un fiore di sakura abbellito a sua volta da decori squisitamente giapponesi.
Prezzo: 3 euro

Per il momento e' tutto! Spero troviate qualcosa di vostro gusto.
Se ci sono domande o volete fare un ordine, scrivetemi alla mail del negozio!
Grazie e buon fine settimana!

giovedì, giugno 05, 2008

Diagnosi definitiva: librite

Come tanti, anch'io sono affetta da quella malattia che costringe le proprie vittime a venire inesorabilmente e costantemente attratte da ogni libreria nel raggio di un Km.

Questa malattia causa uno svuotamento improvviso del portafoglio, ed un riempimento altrettanto improvviso della propria casa.

Mensole incurvate e pile di libri accatastati per terra o sui mobili: questi sono i chiari sintomi che indicano l'inclemente progredire della librite.

Qui in Giappone, poi, e' impossibile guarire perche' sono tutti affetti dalla librite, ma la cosa piu' strabiliante e' che nessuno sembra preoccuparsene! Anzi! Piu' la malattia avanza, e meglio si sta!

E piano piano mi sto convincendo anch'io del fatto che sia meglio essere malati di librite che non di scarpite, borsite, gioiellite.
Beh, soffro anche di una punta lieve di vasellamite, ma e' sotto controllo quindi shinpai shinaide kudasai! Non preoccupatevi!

Dopo questo prologo un po' spiritoso, inizio finalmente a dirvi quanto adori i libri!
Qui sul blog ho gia' dedicato alcuni articoletti alla mia passione per la lettura, ma oggi vorrei dire qualcosina in piu' sul discorso librerie qui in Giappone, e mostrarvi alcuni libri che ho recentemente acquistato.

I giapponesi amano leggere e questo e' un aspetto che salta subito all'occhio: qualunque quartiere, anche il piu' remoto di periferia, avra' almeno - e sottolineo almeno - una libreria fornita.

Il numero di librerie solo a Tokyo tocca cifre cosi' grandi che diventa difficile fare dei calcoli.

E non sono solo i libri a saziare la sete di sapere dei giapponesi, ma anche le riviste e i quotidiani. Quest'ultimi, poi, sono di fondamentale importanza!
Si stima, addirittura, che ben il 90% dei giapponesi legga un quotidiano tutti i giorni!

E questo la dice lunga.

In quasi tutti i quartieri, infatti, sono presenti piccoli centri di distribuzione dei piu' importanti quotidiani. Questi centri si occupano della consegna a domicilio dei giornali, consegne che avvengono verso le tre del mattino.
A pochi passi da casa nostra c'e' Iwasaki che e' appunto uno di questi centri di distribuzione.

Quasi tutti i nostri amici giapponesi sono abbonati ad uno o piu' quotidiani- perlopiu' allo Yomiuri Shinbun, a dire il vero - piu' a numerose riviste settoriali.

I quotidiani giapponesi sono molti, ma tra tutti ne spiccano cinque, anche se poi la rivalita' piu' agguerrita e' quella che esiste tra due testate giornalistiche in particolare: lo 読売新聞 Yomiuri Shinbun e lo 朝日新聞 Asahi Shinbun.
Quest'ultimo ha il suo quartier generale a Tokyo, ed il suo edificio centrale si trova nella zona di Tsukiji, dove c'e' il famoso mercato del pesce.

Tra l'altro, nell'articoletto che scrissi a settembre dell'anno scorso dedicato proprio a Tsukiji, ho incluso anche una foto che abbiamo scattato dell'edificio dell'Asahi Shinbun. Vi rimando a quell'articoletto: ecco qui.

Di riviste c'e' talmente tanta tanta scelta, che e' impossibile non trovare qualcosa che faccia al caso proprio. Impossibile.

Di librerie esistono quelle appartenenti a grosse catene tipo Yurindo, Kinokuniya, Yaesu, ecc.
Esistono anche tantissime librerie indipendenti e moltissime altre specializzate nella vendita di libri usati.
Quest'ultima categoria, poi, ha punti vendita presenti veramente in ogni dove.

Andare in libreria qui in Giappone non significa svenarsi o dover accendere un mutuo per comprare un romanzo piuttosto che un ricettario. Qui i libri sono veramente alla portata di tutti, indipendentemente da quanti soldi si hanno, o non si hanno.

Nelle librerie di volumi usati, poi, ci sono centinaia e centinaia di fumetti a circa 100 yen (60 centesimi di euro), piu' una vastita' di altri generi a prezzi talmente bassi da essere sbalorditivi.

Una cosa che mi ha sempre colpita, e che continua a colpirmi, e' che nelle librerie, quando ci si trova alla cassa ed e' il momento di pagare, viene sempre chiesto ai clienti se si desidera che i libri appena acquistati vengano foderati.
Io, naturalmente, accetto sempre e molto volentieri!

La grande cura che i giapponesi dimostrano per le proprie cose e' evidente anche in questo senso. I libri, infatti, se hanno una copertina e' piu' difficile che si sgualciscano. E siccome ogni libro e' un investimento, e' bene proteggere il proprio investimento.

In alto a sinistra, infatti, vedete alcuni libri che ho comprato alla libreria Kinokuniya di Shinjuku e di Yokohama, foderati con la copertina del negozio.
Ecco un altro di questi libri:
Ovviamente, il servizio offerto e' completamente gratuito.

A pochi minuti a piedi dalla stazione centrale di Tokyo, c'e' una splendida libreria che si chiama Yaesu Book Center.
Sabato, prima di ritornare a casa, siamo passati da li'. Ovviamente, mi e' stato impossibile uscire dal negozio senza qualche nuovo acquisto libresco.
Ecco uno dei libri che ho preso da Yaesu, foderato con una delle loro nuove copertine:
Yaesu, come anche Kinokuniya, e' una catena famosa per il vasto assortimento di libri stranieri, in particolare americani ed inglesi.
In genere, l'ultimo piano di questi edifici e' destinato proprio all'editoria d'oltremare.

Questi posti, inoltre, sono dei veri paradisi per chi studia il giapponese poiche' sono fornitissimi di tutti i libri possibili ed immaginabili dedicati proprio a chi studia il Nihongo: dalle grammatiche, ai libri sull'apprendimento dei kanji (i volumi del Professor Heisig, infatti, sono onnipresenti); dai fumetti scritti in hiragana ai dizionari.

Insomma, con molta probabilita' li' troverete cio' che cercate.

Questo, ad esempio, e' il mio adorato Kodansha Kanji Learner's Dictionary di Jack Halpern, ossia un dizionario di kanji rivolto proprio agli studenti di giapponese:
Lo splendido Kodansha mi segue ovunque. Me lo porto sempre dietro quando vado all'universita', e quando sono in casa ce l'ho sempre a portata di mano.
Oltre ad essere un dizionario eccellente dal punto di vista della consultazione e, ovviamente, della ricchezza dei contenuti, e' assolutamente rivoluzionario per quel che riguarda il metodo - inventato dal Prof. Halpern - per la ricerca dei kanji, una ricerca che si non avvale dei vecchi criteri basati sui radicali o sul conteggio totale dei tratti, ma sull'identificazione e poi la collocazione di ogni kanji in un determinato gruppo, in base alla forma geometrica del kanji in questione.

Un altro libro che ho, e che peraltro e' considerato leggendario tra gli studenti di giapponese, e' How to Tell The Difference Between Japanese Particles di Naoko Chino:
Questo e' un libro che desideravo da tanto, e che un giorno mio marito mi ha regalato!
E' un vero e prezioso alleato di qualunque studente di giapponese perche' presenta la spinosa questione grammaticale delle particelle in modo chiaro, preciso e senza inutili perifrasi.
Inoltre, tutte le particelle sono raggruppate, in modo intelligente, in base alla propria funzione e non in mero ordine alfabetico.
Chi studia giapponese da anni, o chi ha iniziato da poco, conosce bene le sofferenze provocate da queste piccole, logiche ma pur luciferine particelle. Ebbene, questo libro e' di grande, grandissimo aiuto in questo senso perche' mira, riuscendoci brillantemente fra l'altro, a dissipare qualunque dubbio.

Una delle ultime novita' editoriali della Kodansha e' una neonata serie di splendidi volumi intitolata Read Real Japanese.
Questi libri, rivolti perlopiu' a studenti intermedi di giapponese, si prefiggono di offrire del materiale autentico da leggere e che non sia sempre la solita pappa composta da poesiole per bambini o testi semplificati all'osso, fino ad essere completamente privi di spessore.

Uno dei problemi che gli studenti di giapponese - come di qualunque altra lingua, s'intende - affrontano ad un certo punto e' il comprensibile desiderio di voler iniziare a leggere del materiale autentico, quindi libri, riviste, quotidiani ecc.
Purtroppo, in giapponese questo e' un problema perche' se non si ha abbastanza conscenza dei kanji, un semplice paragrafo si puo' trasformare in una noia mortale, nonche' in una fonte di frustrazione e delusione.
A quel punto, profondamente scoraggiati, ci si arrende del tutto, oppure si ritorna sulle storielle scritte tutte in hiragana.

La serie di Read Real Japanese gia' esisteva alcuni anni fa, ma i volumi pubblicati allora si concentravano su materiale preso dai quotidiani.
I libri della nuova serie, invece, propongono una sfida forse piu' ambiziosa, ma senz'altro piu' invitante, e cioe' un'accurata selezione di racconti di alcuni degli autori giapponesi contemporanei pu' noti, tipo Tawada Yoko, Yoshimoto Banana, Otsuichi, Kawakami Hiromi ecc.
Ecco il mio primo volume di questa serie:
I racconti sono stati scelti da Michael Emmerich, un traduttore di giapponese, laureato a Princeton.
I racconti proposti sono in lingua originale e senza modifica alcuna.
Inoltre, il testo e' presentato alla maniera giapponese, cioe' dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra.
Il libro stesso si apre al contrario, cioe' da quella che noi consideriamo la fine.
L'unica modifica - se cosi' si puo' chiamare - effettuata e' la presenza di furigana sopra i kanji.
Il furigana e' il nome che viene dato all'hiragana scritto in piccolo e che viene posizionato sopra i kanji per illustrarne la pronuncia corretta.
Il furigana di ogni kanji viene, pero', proposto solo una volta, cioe' la prima volta che appare nel testo, dopodiche' viene omesso successivamente. Questo e' un modo per mantenere l'attenzione del lettore e per far si' che memorizzi piu' velocemente i kanji che via via incontrera'.

Sulla pagina opposta ad ogni racconto, anziche' apparire una traduzione del testo, vengono fornite semplici annotazioni che aiutano il lettore a fare una una propria traduzione di quanto sta leggendo, ricorrendo alle annotazioni solo se assolutamente necessario, o in caso di kanji particolarmente oscuri, di espressioni idiomatiche o di frasi un po' complesse.

Il libro e' corredato da uno splendido cd con tutti i racconti letti in lingua originale dall'attrice Matsunaga Reiko.

Questo libro e' prezioso perche' offre la possibilita' di leggere, in lingua originale, interi racconti di letteratura contemporanea.

La gioia che si prova leggendo in giapponese e' molto difficile da descrivere a parole.

Questi, invece, sono alcuni dei libri che ho qui in salotto e che consulto spesso:
Il primo in alto a sinistra e' un libro in giapponese intitolato Nihoncha, ovvero' il te' giapponese: un libro dedicato alla bevanda piu' famosa del Giappone e a tutte le sue varianti regionali.
A destra, appare il mitico Remembering The Kanji del Professor Heisig, e in basso c'e' uno splendido volumetto intitolato Everyday Life in Traditional Japan, ossia un vero a proprio viaggio nella vita di tutti i giorni durante il periodo Tokugawa.

Questi, invece, sono libri che non ho ancora iniziato, ma che gia' sto pregustando.

A Strange Tale from East of The River and Other Stories di Kafu Nagai:
Geisha in Rivalry di Kafu Nagai:
Sabato, sempre da Yaesu, ho preso anche questo libro di storie giapponesi di fantasmi, scritte in lingua originale e corredate di traduzione. E' veramente molto carino come libro, anche perche' le storie non sono scritte tutte in hiragana, ma comprendono tutti i loro bravi kanji piu' il furigana.
Il libro e' intitolato Nihon Mukashi-banashi, cioe' vecchie leggende del Giappone:
Questo invece e' il famoso The Tale of Genji di Murasaki Shikubu, acquistato al Blue Parrot, storico negozio di libri usati a Takadanobaba, quartiere studentesco di Tokyo:
Il bellissimo The Makioka Sisters di Junichiro Tanizaki. Questo e' un romanzo da millemila pagine, ma cosi' elegantemente scritto!
Purtroppo, non l'ho ancora finito perche' in genere leggo qualcosa se sono dell'umore adatto, ma se non lo sono allora interrompo, anche se solo provvisoriamente.
Riprendero' questo grande capolavoro molto presto:


E concludo il mio discorso sui libri, mostrandovi la mia copia di Japan Unmasked di Boye Lafayette De Mente.
Questo e' un libro che sto leggendo in questi giorni, e di cui sono prossima alla fine.
L'autore, uno studioso di cultura giapponese, tenta di smitizzare l'immagine del Giappone mistico e misterioso percepita dagli occhi occidentali, fornendo una valutazione piu' concreta e piu' realistica del Paese.
Nel libro vengono affrontati temi quali i difficili e sempre spinosi rapporti d'affari fra aziende giapponesi ed aziende americane o europee, ed il modo in cui vengono, a fatica, conclusi accordi fra queste aziende.
Si discute sul modo in cui i giapponesi giudicano noi stranieri, e sul perche' della loro societa' basata su un intricato sistema di rigido galateo.

La lettura scorre piacevolmente, anche se il libro presenta, a mio avviso due pecche non indifferenti:

- la spaventosa carenza di esempi atti a confermare e rafforzare il punto di vista condiviso dall'autore.
- Un disprezzo un po' troppo intenso e che serpeggia insistentemente fra i ragionamenti di questo studioso. Insomma, non sto notando un grande sforzo nel raggiungere un po' di quell'imparzialita' cosi' cruciale ed essenziale per chi intende toccare argomenti cosi' delicati quali i paragoni culturali.

Comunque, esprimero' un giudizio piu' completo dopo averne terminata la lettura.

Avete letto libri sul Giappone o libri di autori giapponesi? Quali vi sono piaciuti di piu' e quali di meno?

Concludo l'articoletto di oggi, mostrandovi i wagashi di questo mese, regalo da parte di Ishii-san:
A parte i dorayaki, i mochi e i manjuu alla castagna che sono quasi sempre presenti, questa volta la novita' e' rappresentata da quei delicati dolcini gialli ripieni di marmellata d'azuki:
E a parte, abbiamo anche ricevuto, sempre da Ishii-san, dei rinfrescanti mizu-yookan:

domenica, giugno 01, 2008

Contemplazioni tokyote

Ieri e' stato l'ultimo giorno di maggio.

Finisce maggio, ed in parte inizia a concludersi il capitolo primaverile dell'anno.

Quando inizia giugno, comincio ad intravedere l'estate e tutto cio' che essa si porta appresso:

lunghe giornate di sole cocente
bevande ghiacciate
corroboranti fette d'anguria
coloratissimi uchiwa
sandali
magliette a maniche corte
crema per il sole nella borsetta
capelli perennemente legati a coda di cavallo
l'odore dell'asfalto rovente
volti accaldati
l'aria condizionata nei metro' e nei negozi
sfilate di giapponesi in stupendi yukata

Ma ieri, il tempo e' stato brutto tutto il giorno, quasi come se volesse ricordarci che era ancora maggio per poco, e che l'indomani avremmo voltato pagina per ritrovarci mano nella mano con un giugno pieno di brio.

Ieri stentavo a credere che fosse comunque maggio perche' il freddo, il cielo plumbeo e il vento mi avevano a momenti convinta di essere tornata alle giornate quasi invernali di settembre.

Dal binario della nostra stazione del treno, abbiamo fotografato le risaie che vedete in alto a sinistra.
Nonostante l'inaspettata ondata di freddo e la pioggia incessante, tre contadini, avvolti in impermeabili, lavoravano le terre che circondano le risaie.

Il treno, che dopo pochi minuti e' arrivato, ci ha portati dritti fino a Chigasaki dove, dalla linea Tokaido, abbiamo preso l'espresso per Tokyo.

La pioggia ha continuato imperterrita tutto il giorno, e bastava guardarsi intorno per vedere che non ero l'unica a pensare di essere tornata alla stagione fredda: quasi tutti indossavano giacche, giacconi, impermeabili, maglie ed altri indumenti spessi.

I chioschi di ramen erano piu' affollati del solito: una zuppa calda e saporita e' un infallibile rimedio anti-freddo che non conosce bandiera.

Arrivati alla stazione centrale di Tokyo, siamo scesi e ci siamo gradualmente uniti alla folla che dal binario si dirigeva sveltamente verso l'uscita, diramandosi in piu' gruppi.

La zona del Palazzo Imperiale e' stata la nostra destinazione perche', proprio da quelle parti, si trova un ristorante che ci incuriosiva da tempo.
Purtroppo, una volta arrivati davanti al locale ci siamo accorti che aveva appena chiuso - anche se c'e' veramente da domandarsi come possa un locale, nel cuore di Tokyo, chiudere il sabato pomeriggio. Piccoli interrogativi senza risposta.

Un po' avviliti, abbiamo fatto dietrofront, e siamo ritornati nei pressi della stazione dove abbiamo trovato un piccolo ma accogliente ristorante italiano.
Abbiamo deciso di fermarci li' a pranzare.
Abbiamo cosi' potuto riposarci un attimo, e godere della pace e tranquillita' che regnavano in quella gradevole sala ristorante ben arredata e dalle pareti di un tenue color albicocca.

Poco distante dal nostro tavolo, c'erano due signori giapponesi di mezza eta'; uno era magrissimo, rosso in viso, col naso adunco, i capelli brizzolati e leggermente ondulati, e che indossava abiti di sartoria piuttosto eleganti.
L'altro, invece, aveva una corporatura un po' robusta, capelli grigi tagliati a spazzola, ed indossava, con fare abbastanza rilassato, una camicia a maniche corte, e aveva al collo un porta-badge blu.

Amo osservare persone e luoghi, non tanto per invadenza quanto per il sincero desiderio di scoprire cio' che mi circonda, attraverso i miei occhi, ed attraverso riflessioni mie personali.
Tante volte, basta veramente guardarsi attorno, grattando un po' la superficie di cio' che vediamo per scoprire tante piccole verita' illuminanti.

I due signori conversavano amichevolmente e pasteggiavano con crescente appetito.

A prima vista, o senza una piu' approfondita riflessione, potevano sembrare semplicemente due amici o conoscenti che, seduti comodamente al tavolo di un bel ristorante, si scambiavano chiacchiere ed opinioni fra una quattro stagioni ed una capricciosa.

In un certo senso, lo scambio di opinioni era in corso, ma osservando i due signori, ponendo attenzione soprattutto ai loro gesti, ho capito che i due appartenevano allo stesso ambiente lavorativo; ma non si trattava di due semplici colleghi di lavoro in pausa pranzo: fra i due c'era una distanza ben precisa e scrupolosamente scandita dai ruoli imposti dalle rigide gerarchie esistenti all'interno delle aziende giapponesi.

L'uomo magro sembrava aver parecchio appetito, ma al contempo, non volendo dare l'impressione di essere un ingordo o di non essere particolarmente interessato alle chiacchiere del suo interlocutore, mangiava lentamente e prima di fare il bis o il tris, aspettava che l'altro prendesse l'iniziativa e si servisse, dopodiche' procedeva a riempirsi parcamente e nuovamente il piatto.

Abbastanza frequentemente, il signore magro posava forchetta e coltello, appoggiava le mani sul tavolo, ed abbassando umilmente lo sguardo e piegando il busto in avanti, faceva un inchino all'uomo robusto.
Questi inchini sembravano accadere con una certa frequenza, ma non venivano mai ricambiati.

L'uomo robusto non dava l'idea di essere granche' interessato alla conversazione, e aveva l'aria di essere rilassato e abbastanza assorto nei suoi pensieri.

Dal modo in cui questi due uomini comunicavano, sia a gesti che a parole, si faceva sempre piu' chiaro il loro rapporto di subordinazione gerarchica che vedeva a capo l'uomo robusto e dall'aria assente, e forse un po' insolente.

L'uomo magro appariva abbastanza teso, e chissa', forse anelava ad una tregua, per quanto breve.
Quella tregua e' giunta poco dopo, quando l'uomo robusto si e' alzato per andare alla toilette.

In quel momento, ho visto che l'uomo magro ha cambiato espressione e ha cominciato a rilassarsi, prendendo forse fiato e preparandosi psicologicamente al resto di quell'incontro.
Ha approfittato dell'assenza dell'uomo robusto per sorseggiare con gusto un po' di quel vino rimasto, fino a quel momento, indisturbato nel bicchiere.
Questa tregua gli ha dato l'opportunita' persino di asciugarsi un po' la fronte imperlata di sudore, e di fare una veloce telefonata a qualcuno.

Ma l'uomo robusto e' tornato dopo un breve lasso di tempo, e tutto ha ripreso ad essere come prima: gli inchini frequenti da seduto dell'uomo magro, lo sguardo assente del suo interlocutore, e le doverose attese fra un bis ed un tris.

Dopo aver terminato il nostro piacevole pasto, siamo ritornati per le strade della grigia e piovosa Tokyo di ieri, vagando senza una meta precisa.
Quasi senza pensare, siamo entrati nel grande edificio Marunouchi, antistante la stazione centrale di Tokyo.

Quest'edificio e' abbastanza alto, e al suo interno ospita boutique e ristoranti di alta classe.
Su ogni piano ci si trova in un nuovo paradiso dello shopping costoso e sofisticato.

Al terzultimo piano, abbiamo deciso di fermarci per un caffe' in un elegante caffetteria con vista sul corso principale che collega la grande stazione all'ingresso che conduce al Palazzo Imperiale.
Sul menu' di questa raffinata caffetteria, compariva una tipica specialita' della mia citta', Torino, e che e' stata sicuramente una sorpresa tanto inaspettata quanto gradita: il bicerin.
La storica bevanda torinese a base di caffe' espresso caldissimo, cioccolato e panna liquida, appariva su quel lucido menu' di quel raffinato locale tokyota facendomi, per un attimo, battere forte il cuore d'orgoglio per la mia citta'.

E come non potevamo ordinarne almeno uno? Un bicerin e un caffe' macchiato, onegaishimasu.
Entrambe le bevande erano straordinarie e preparate con quel desiderio di perfezione squisitamente nipponico.

Dopo essere arrivati al penultimo piano, abbiamo scoperto un vero labirinto composto da piccole taverne ed esclusivi ristorantini a luci soffuse.
Una lunghissima terrazza faceva il giro di tutto il perimetro del piano, e regalava una vista spettacolare.
Siamo subito andati su questo terrazzo a fare qualche foto. Da li', si vede l'edificio della stazione di Tokyo e i lavori attualmente in corso:

E volgendo lo sguardo in direzione del Palazzo Imperiale:

Da lassu' l'aria sembrava meno umida, e aveva il profumo di Tokyo, un profumo che e' difficile da spiegare.
Tokyo sa di citta' in movimento, di alberi e di fiori, di cemento, di traffico. Sa di pesce alla piastra, di pollo allo spiedo, di ruote del treno che passano sui binari, di gente che va e viene con fretta o con calma.

Da lassu', la grande Tokyo fa battere forte il cuore. Batte il cuore perche' e' una capitale viva, in continuo movimento, in costante rinnovamento, ma che al tempo stesso conserva gelosamente la propria essenza e la propria anima pura e nobile.

Da lassu', guardavo il panorama pensando a dove mi trovavo in quel momento, cioe' nel cuore di questa immensa capitale che sa essere grande tanto da inghiottire chiunque, ma che, al tempo stesso, sa essere deliziosamente provinciale, facendo dimenticare a chi la visita di trovarsi fra le braccia di questa sconfinata metropoli.

Maggio non poteva concludersi in modo migliore.

E giugno non poteva iniziare in modo piu' giapponese, cioe' con il ritmico canto dei minmin-zemi, iniziato un paio d'ore fa.