venerdì, ottobre 20, 2006

Un'amica giapponese, a cena


Due fine settimana fa, abbiamo avuto una nostra amica giapponese, qui a cena.

Eravamo un po' agitati, anche perche' era la nostra primissima ospite da quando siamo venuti ad abitare nella casa nuova. Volevamo, ovviamente, fare bella figura.

La nostra carissima amica giapponese, Natsuki, ha accettato il nostro invito a cena ed era molto emozionata. Era inoltre curiosissima di vedere casa nostra.

Siamo andati a prenderla all'uscita della stazione del treno del nostro quartiere, all'ora prestabilita.
Lei era li' ad aspettarci!

Ci siamo salutati, abbracciati (cosa alquanto insolita qui. I giapponesi raramente si abbracciano in pubblico o per la strada) e abbiamo cominciato a chiacchierare animatamente.

Appena siamo arrivati davanti a casa nostra, Natsuki ha improvvisamente smesso di dire quello che stava dicendo e ha iniziato ad esclamare: "SUGOOOOOIIII!!!! SUGOOOOIIIII!!!!!" - era evidente, quindi, che le piacesse la casa!

Sugoi e' un'esclamazione giapponese che puo' significare "meraviglioso" o puo' anche tradurre l'ormai diffusissimo wow.

L'ho portata a fare un giro di tutta la casa e lei, con quel suo faccino simpatico, continuava a farmi i complimenti per la nostra casetta.

Per la cena, mio marito ed io avevamo preparato dei piatti messicani, che la nostra ospite ha gradito grandemente. Le sono specialmente piaciute le tortillas di mais!

Mi ha portato anche un regalo molto carino e che ho apprezzato tanto: il bouquet che vedete raffigurato su in alto a sinistra.

La foto, per quanto nitida, non rende bene come dovrebbe. Quel bouquet era meraviglioso!
Eccone altre immagini:
















Questa e' una delle composizioni floreali piu' belle che avessi mai visto! A parte l'abbinamento cosi' insolito dei fiori con la frutta, ma cio' che salta all'occhio oltre a quella graziosissima mela, e' il sapiente abbinamento dei colori e delle forme.

Natsuki mi ha detto di aver scelto questi colori perche' sono le tonalita' che mi si addicono. Questi, ha detto, sono i miei colori.

L'ho sempre immaginato, ma adesso ne ho la conferma: i giapponesi hanno un senso spiccatissimo dell'estetica, insito nel loro DNA, c'e' poco da fare.

Ho riposto con grandissima cura, il bouquet in un prezioso vaso che custodisco gelosamente nell'ingresso.
Al momento si trova ancora li', nello stesso posto.

Purtroppo i fiori stanno appassendo ogni giorno di piu', ma la mela e' ancora bella come il giorno in cui ho ricevuto in dono questa stupenda composizione floreale.

E' bello, pero', poter immortalare i fiori in una fotografia, perche' anche dopo che questi appassiscono e muoiono, conservano il loro fascino e la brillantezza dei loro colori, per sempre.

Oltre a questo graziosissimo dono, Natsuki mi ha anche portato un vasetto di Nutella dall'Italia, da dove era appena tornata dopo un soggiorno studio.
Ecco, io ero quasi alle lacrime!

Natsuki e' davvero una nostra amica molto cara e non vediamo l'ora di riaverla ospite da noi.
Abbiamo gia' in programma un pranzo per il Thanskgiving Day (giorno del Ringraziamento).

Questa e' una ricorrenza statunitense, che pero' noi amiamo lo stesso festeggiare, pur non essendo americani, nessuno dei due.

Ogni anno, in occasione di questa festa, ci piace preparare un pranzo pantagruelico ed invitare i nostri piu' cari amici.
Quest'anno sara' ancora piu' interessante festeggiare il Thanksgiving, visto che saremo persone di tutte le nazionalita', meno che americana!

Verra' Natsuki con un'altra nostra amica giapponese di nome Rei. Ci sarebbero anche altri ospiti , ma devono ancora confermare.

Beh...chiudo qui, dicendovi che essere qui in Giappone e' un'esperienza che non ha pari ed e' troppo difficile da descrivere, ma la felicita' che proviamo, giorno per giorno, e' incommensurabile.

giovedì, ottobre 19, 2006

Dai, leggiamo ancora!


Dai, leggiamo ancora era il nome del mio adorato libro di lettura, alle elementari.

E' un titolo semplice, ma chiaro. Forse poco realista, perche' oramai tanti bambini crescono con un'avversione per i libri, e questo e' un vero peccato.

Io ho avuto la fortuna, invece, di crescere in una casa in cui l'amore per la lettura e i libri erano due cose che non mancavano mai.

Questo mi ha permesso di amare i libri, anche quelli scolastici!!

Anche adesso che sono grande, quando entro in una libreria non posso fare a meno di rimanere a bocca aperta, e di passeggiare per le corsie con gli occhi pieni di curiosita', la bocca mezza spalancata e le mani intente a prendere ora questo libro, e ora quell'altro.

Penso che, dentro di me, in fondo ci sia sempre quella vocina che mi parlava da bambina m'incoraggiava a leggere ancora, quando passavo le ore a fantasticare con le incantevoli storie di Tove Jansson, le fiabe di Andersen, i fumetti di Walt Disney, quelli di Salsiccia & Bombarda, Braccio di Ferro, Il libro della giungla di Kipling, o il mitico Alice nel Paese delle Meraviglie.

Anche qui in Giappone ho la mia collezione di libri. Libri nelle varie lingue in cui so leggere: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e qualcosina in cinese.

Circa un anno fa, feci uno scambio di libri con una ragazza canadese, che mi mando' una raccolta di ricette per minestre e zuppe, e poi il libro che vedete raffigurato su in alto a sinistra.
Si tratta di Child of Fortune, di Yuko Tsushima, una scrittrice giapponese contemporanea.

Subito dopo aver ricevuto il suddetto libro, mi misi a leggerlo con grande curiosita', aspettandomi di trovare fra le pagine, una storia avvincente ed intrigante.
Invece, cio' che trovai fu noia pura.

Dopo alcune pagine e diversi sbadigli, chiusi il libro e lo lasciai su una mensola. Ogniqualvolta mi capitava di ritrovarlo, mi veniva in mente quella lettura che aveva solo saputo conciliarmi il sonno.

Ieri curiosavo sul sito di Luciana Littizzetto, per cui nutro grande stima e simpatia, dove sono elencati svariati consigli e trucchetti per risolvere problemini di ordinaria amministrazione: dal come fare a svitare il coperchio di un barattolo a come eliminare gli odori provenienti dal lavandino della cucina, ecc.

Tra le curiosita' varie, la Littizzetto consiglia, coi libri noiosi, di tener duro e di leggerne almeno cinquanta pagine. Se entro la cinquantunesima non c'e' una svolta e se in qualche modo la lettura continua imperterrita a tediarci, allora possiamo sentirci autorizzati a chiudere definitivamente con il libro in questione e passare ad altro.

Se seguissimo questo consiglio, penso che i nostri dimenticatoi personali si svuoterebbero a vista d'occhio.

Molti sono i libri che abbandoniamo, moolto prima di arrivare alla cinquantesima pagina, ma anche alla trentesima!

Child of Fortune era uno di quelli. Credo di averlo abbandonato alla quinta o sesta pagina, in cui l'autrice si perde nella strana descrizione di un (barbosissimo) sogno fatto dalla protagonista del romanzo, Koko.

Ecco, se c'e' una cosa che mi annoia in modo quasi irrecuperabile, e' la descrizione di un sogno, ma non solo nei libri, ma anche i resoconti onirici che si sente fare da amici e parenti.
Certo, ci sono delle eccezioni in quest'ultimo caso, ma il piu' delle volte mi stufo a sentir raccontare i sogni, un po' come quando certi si ostinano a raccontarti, per filo e per segno, un film.

Ma tornando a bomba, ieri ho ripreso il libro della Tsushima. Superate le prime pagine noiose con la descrizione del bislacco sogno di Koko, ho scoperto una storia molto interessante.

Una storia come tante altre, forse, che racconta la vita di una giovane donna sola, con una figlia che va alle elementari e che, pian pianino, si allontana sempre di piu' dalla madre, creando un rapporto strettissimo con la zia, il cui atteggiamento appare esageratamente condiscendente nei confronti della sorella.

Un comportamento volto a placare certi sensi di colpa, credo, che la zia prova nei confronti di Koko.
Ma assieme a questa condiscendenza, c'e' anche la volonta' di aizzare la nipote contro la sorella, cioe' la madre della bambina.

Koko si trova quindi, a dover gestire una situazione difficile, in cui la figlia vede la propria madre nella figura della zia, e nella propria madre la figura di una parente noiosa, che bisogna andare a trovare per forza, una volta la settimana.

Oltre a questo, c'e' la sua vita sentimentale a darle filo da torcere. Il padre di sua figlia e' uno che ha preferito dileguarsi nel nulla, seguendo un copione quasi universale, recitato fedelmente da molti padri irresponsabili, sparsi in tutto il mondo.

La voce narrante racconta di altre relazioni passeggere della protagonista. Relazioni che, purtroppo, sono entrate nella sua vita con la stessa facilita' con cui ne sono uscite.

Penso che uno dei motivi per cui mi avesse annoiata cosi' tanto, era perche' quando cominciai a leggere Child of Fortune, abitavo ancora negli Stati Uniti, e la realta' squisitamente giapponese del libro era troppo distante dalla mia.
Anche questo e' uno dei motivi che puo' rendere una lettura particolarmente difficile o poco stimolante.

Spesso, certi autori, o meglio, certi traduttori, non si rendono conto del fatto che ai lettori certi racconti, certe descrizioni di luoghi, costumi, tradizioni o altro, possono non aver senso, o possono creare confusione, dando vita ad immagini astratte e che non trovano riscontro nel concreto.

Questo peggiora quando la traduzione e' di infima qualita'.

Ma fa un certo effetto leggere un romanzo nel Paese di origine del suo autore o autrice.
Quasi improvvisamente, gli atteggiamenti e i modi di fare dei personaggi che abbiamo incontrato nel corso di una storia, iniziano ad aver senso e a spiegarsi da soli.

Cio' che sto dicendo, un po' si ricollega ai miei articoletti del mese scorso, Alle radici del sole, parte 1 e 2, quelli in cui parlo delle differenze culturali e del modo in cui queste vengono spesso travisate.
Un elemento, se osservato ed analizzato al di fuori del contesto a cui appartiene, appare alieno e persin strambo.

La stessa logica la si puo' applicare ai libri e a tutte quelle storie che ci sono sembrate strane ed inconcludenti.

Chissa', forse dovrei rivedere The Floating World, di Cynthia Gralla, un libro tracotante e protervo, dove viene raccontata una storia strana di geisha dallo stile di vita equivoco. Geisha dalla doppia vita, alla Dr. Jekyll & Mr. Hyde.
Anche se pero', dubito mi potrei ricredere. Qui sto parlando di autori ed autrici giapponesi, i cui messaggi e le cui storie non sempre afferriamo, perche' non ci troviamo nel loro mondo.

La bizzarra realta' descritta dalla Gralla appare come un mero esercizio di bella scrittura, e niente piu'. Immagini distorte che servono solo ad alimentare i fraintendimenti della cultura giapponese, che gia' serpeggiano e si moltiplicano a iosa, in Occidente.

Non dubito la bravura e la creativita' della Gralla, pero' credo che certi scrittori si divertano troppo ad utilizzare stereotipi, a loro uso e consumo. Prendono uno stereotipo qualunque, lo girano e lo rigirano, ci costruiscono su una storia che pare uscita dalla Twilight Zone, et voila'! Ecco un bel romanzino che verra' prontamente divorato da milioni di lettori ignari e boccaloni, e che fruttera' un bel gruzzoletto all'autore e alla casa editrice.

A questo proposito, viene d'obbligo tirare in ballo il caso di Memoirs of a Geisha, o Memorie di una Geisha, di Arthur Golden.
Ho letto il libro, in inglese, alcuni anni fa e mi e' piaciuto molto, anzi moltissimo. Sono rimasta incollata alle pagine e non volevo smettere di leggere.

Allora circolavano le prime voci che accennavano ad una possibile produzione cinematografica del best-seller. Ovviamente non vedevo l'ora arrivasse il film!

Nel frattempo, spinta dalla curiosita' nata dalla lettura del suddetto libro, mi sono messa a cercare altre letture analoghe. Ed e' stato cosi' che ho trovato, acquistato e letto il libro Geisha, A Life, di Mineko Iwasaki.



Leggendo il libro della Iwasaki, si scoprono un po' di altarini legati al romanzo di Golden.
Forse, voi lettori e lettrici, non siete al corrente, e quindi vi invito caldamente a cercarvi una copia della biografia della Iwasaki.

Mineko Iwasaki e' una geisha, ormai in pensione. Pare che Golden si sia ispirato alla vita di questa donna, nella creazione e stesura del suo celebre libro.
Il Golden, durante uno dei suoi viaggi qui in Giappone, ebbe la rarissima opportunita', nonche' privilegio, di poter incontrare una geisha disposta a chiacchierare con lui e a raccontare fatti riguardanti la sua vita e la sua professione, a patto che l'identita' della geisha rimanesse anonima, qualora l'autore decidesse di usare i suoi appunti per un libro.

Fin qui, niente di strano. Senonche', una volta rientrato negli Stati Uniti, il Golden decise di utilizzare quanto appreso, come materiale per il suo primo e fortunatissimo romanzo.
Anche qui, niente di strano. Il problema e' che l'autore, dimentico della promessa fatta alla Iwasaki, menziono' il suo nome nei Ringraziamenti.

Il libro venne pubblicato, riscosse un successo enorme e comincio' ad esser tradotto in tante lingue, tra cui il giapponese.
Siccome la Iwasaki non parla inglese, pote' venire a conoscenza del libro solo dopo che questo venne pubblicato nella sua lingua.

Lo compro', lo lesse e in preda ad un attacco d'ira, dichiaro' guerra al Golden. La Iwasaki era a dir poco indignata per il modo, a dir suo distorto e inesatto, con cui l'autore americano descrive la nobile e rispettatissima professione della geisha.

Secondo la Iwasaki, nel libro viene spesso insinuato che le geisha fossero (e siano) prostitute d'alto rango, luogo comune, peraltro, esistente da tempo purtroppo.

Pare che, addirittura, a causa della mancata promessa del Golden e la sua decisione di voler menzionare il nome della Geisha nel suo libro, la Iwasaki abbia persino ricevuto minacce di morte per aver consapevolmente infranto il codice d'onore e di silenzio che vige tra le geisha, anche dopo che queste vanno in pensione.

Ci fu addirittura una causa in tribunale, che si concluse,nel 2003, con una somma sconosciuta di denaro, da parte dell'editore di Golden, per la Iwasaki.

Questo per dire che, non possiamo prendere per olo colato tutto cio' che le case editrici ci propinano.
A volte si tratta di libri molto creativi, per carita', ma che non corrispondono alla realta'.

Infatti, leggendo il libro della Iwasaki, libro peraltro che la geisha scrisse controvoglia, ma per ribattere al best-seller, capiamo di essere stati un po' presi per il naso ed imbambolati dalle chiacchiere del Golden.

Mineko Iwasaki, nel suo libro, racconta la sua vita, da quando era bambina ed era stata affidata all'okiya Iwasaki, passando dall'obbligatoria e severa gavetta, arrivando al grado di maiko con tutti i suoi relativi sacrifici ed addestramenti, fino a giungere all'agognato titolo di geisha.

Lo scopo principale della Iwasaki, e' stato quello di, tramite la pubblicazione del suo libro autobiografico, smentire aspramente molte delle inesattezze diffuse dal Golden, come ad esempio tutta la controversia legata al rito del mitsuage.

Dopo l'immenso successo del libro di Arthur Golden, il romanzo venne sfruttato in tutti i modi, a scopi remunerativi ovviamente.
La casa cosmetica coreana, Fresh, creo' addirittura una linea di trucchi e prodotti per il corpo, fragranze, dedicate proprio a questo caso letterario.

Ovviamente, venne fatto un film sul libro di Arthur Golden, che porta lo stesso nome del romanzo.
Il film e' diretto da Steven Spielberg ed e' uscito nei cinema, negli USA, nel dicembre del 2005.

Inutile dire che il film mi ha delusa e non mi e' piaciuto quanto il libro (nonostante le inesattezze).
Le uniche cose che mi sono piaciute del film sono stati i colori e gli ambienti.

La sceneggiatura faceva dormire. Per non parlare, poi della scelta degli attori.
Ancora oggi mi domando il perche' del cast, quasi completamente cinese, in un film che con la Cina ha ben poco a che spartire. Mah!

Onestamente mi domando come possa Ziyi Zhang (per cui nutro un po' di antipatia, a dire il vero) ad interpretare il ruolo di una geisha! Infatti, dal mio modestissimo punto di vista, non ci e' riuscita.
Anche Gong Li (attrice che invece stimo grandemente), nei panni della perfida Hatsumomo faceva quasi ridere, perche'? Perche' era lapalissiano il suo non riuscire ad immedesimarsi completamente nel ruolo assegnatole.

Con questo non voglio difendere i sentimenti nazionalisti dei cinesi che si sono ribellati alla formazione del cast di questo film, perche' non sopportavano l'idea di vedere due loro (celebri) connazionali nei panni di due giapponesi (quale orrore!), per giunta mezze sgualdrine.
Questo e' cio' che pensavano (e pensano ancora adesso) i cinesi. Questa e' la loro opinione del film.

La mia e' una lamentela di tipo prettamente artistico.
Non dubito la poliedricita' degli attori di talento e la loro capacita' di adattarsi alle caratteristiche (qualunque esse siano) dei personaggi che interpretano, pero' sono dell'idea che, quando un attore interpreta un ruolo piu' vicino a se stesso, il risultato che ne consegue e' decisamente piu' credibile.

Calarsi nella parte di qualcuno non significa solo memorizzare un copione (o mandarlo a memoria con la sputazzella, come diceva una mia professoressa di matematica), ma vuol anche dire far propri gli aspetti caratteriali del personaggio in questione, comprese le sue abilita', preferenze e peculiarita'.

Non credete che questo risulti decisamente piu' facile (e con un risultato piu' naturale, non troppo artificioso) se tra attore e personaggio vi sono forti punti in comune?

Per concludere: il libro di Golden e' stato di mio gradimento, anche se quello della Iwasaki ha piu' valore da un punto di vista letterario. Quest'ultimo sara' meno avvincente del grande best seller, ma non per questo va messo in secondo piano. Anzi!

Per quanto riguarda il film, invece, io stenderei un velo pietoso. Un film come questo andra', indubbiamente, a rimpolpare la fornitissima collezione di materiale distorto sul Giappone, che tanto va di moda in Occidente.

martedì, ottobre 17, 2006

Quasi toccando il cielo


Oggi, 16 ottobre (la data su in alto dira' 17 ottobre, ma perche' e' gia' passata la mezzanotte), e' il compleanno di mio marito. Ogni anno mi piace fare qualcosa di speciale in occasione della sua festa.
E quest'anno, essendo qui in Giappone, non e' stato difficile passare una serata INDIMENTICABILE!

Da qualche tempo mio marito desiderava andare a cenare al ristorante messicano El Torito. Questa e' una catena con locali sparsi un po' in giro per il mondo.

E cosi', questa sera, abbiamo preso il treno per Yokohama e siamo arrivati all'affollatissima stazione centrale.
Abbiamo imboccato l'uscita vicino all'ufficio della Banca di Yokohama e da li' siamo arrivati davanti ad una grossa scalinata che collega la stazione a degli enormi grattacieli, sedi di uffici, ristoranti e negozi.

Tra i grattacieli c'e' quello della OICITY e lo SKY. Il ristorante si trova al ventottesimo piano di quest'ultimo edificio.

Non essendo mai stati in nessuno di questi due grossi palazzi, non sapevamo neanche da che parte entrare e dove dirigerci.
Ci e' voluto un po' prima di trovare la strada giusta che ci portasse fino su, quasi in cima al grattacielone.

Prima di trovare l'ascensore magico, ci siamo guardati 9 piani di negozi, tutti dedicati all'abbigliamento uomo e donna. E che negozi! Diciamo che erano tutte boutique di altissima classe.
Pavimenti lucidissimi, vetri splendenti, commesse elegantissime con un trucco impeccabile e con acconciature da gran gala'.

Ma siccome il nostro stomaco brontolava e reclamava una bella cenetta saporita, abbiamo accantonato volentieri la scena da glamour delle lussuosissime boutique nipponiche e siamo saliti a bordo di un ascensore piu' veloce della luce.
Nel giro di pochi secondi, siamo arrivati al ventottesimo piano. Avevamo le orecchie tappate e ci sentivamo la testa vuota: sembrava di essere su un aereo che sta per atterrare.

Le porte dell'ascensore si sono aperte e davanti a noi si e' profilato un ambiente molto aristocratico e compassato.
Ci siamo trovati in un lungo corridoio ben illuminato e adornato da tappeti, piante e vasi.

Al fondo del corridoio c'era una grossa finestra che si affacciava sull'immenso panorama della Yokohama notturna.

Dall'altra parte, invece, s'intravedevano gia' i primi ristoranti. C'era un ristorante italiano, una brasserie, un ristorante tradizionale giapponese, e poi il nostro El Torito. In mezzo a questa sala che ospita i locali, c'e' un grosso cubo di vetro dentro cui alloggiano spensierate piante di tutte le misure e varieta'.

Abbiamo avuto la fortuna di sederci ad un tavolo dietro cui troneggiava una delle grandi finestre da cui si puo' godere un panorama a dir poco mozzafiato.
Io sono una persona che soffre molto di vertigini e mi sento le gambe molli ad una certa altezza, e anche da li' mi sentivo leggermente impaurita, ma la felicita' di essere li' col mio adorato marito a festeggiare il suo compleanno, in un ristorante cosi' bello ed accogliente, a mangiare cibi deliziosi, da un grattacielo cosi' alto che sovrasta questa stupenda metropoli nipponica, per giunta di sera....beh, ha decisamente avuto la meglio sulle vertigini, e menomale!

Prima di riprendere l'ascensore supersonico e ritornare giu', siamo andati al bagno.
Quelli non sono bagni: sono piccoli capolavori di architettura e di stile!
I gabinetti erano quelli soliti tecnologici giapponesi, come quelli che abbiamo noi qui a casa, ovvero quelli col pannello di controllo ad un lato, da cui e' possibile selezionare alcuni comandi, per il bidet, la musica, il rumore che copre altri rumorini poco graziosi ecc.

Ma i muri erano tutti ricoperti di pannelli di legno dal colore caldo. I lavandini erano quadrati e di una ceramica bianchissima. Ogni lavandino era posizionato su un cubo di legno dello stesso colore delle pareti.
Ovviamente gli stilosissimi rubinetti erano tutti azionati da fotocellule, che si preoccupavano anche di dosare la giusta quantita' di un sapone verde e profumatissimo, in schiuma.

Specchi lucidissimi erano dovunque, e riflettevano la luce calda dei faretti posizionati nel soffitto, creando un'atmosfera elegante, fine e piacevole....e questo era solo un bagno!

Abbiamo ammirato un po' il panorama dalla grossa finestra vicino agli ascensori.
Com'e' bello essere cosi' in alto e guardare il mondo che sembra cosi' piccolo. Le auto sono minuscole, le persone sembrano tanti piccoli pupazzetti animati che vanno ora di qua' e ora di la'.
Le luci delle case sono piccole e luccicanti e sembrano tante stelline in un firmamento grigio e nero.

Abbiamo visto uno dei tanti treni che si fermano a Yokohama. Abbiamo visto le luci scintillanti degli elegantissimi negozi di Takashimaya. Vicino a questo c'e' il grande edificio della Sotetsu Line, una delle compagnie dei treni giapponesi.

Ci siamo poi decisi a scendere. Fuori faceva freddo e tirava un bel venticello frizzante. Alla stazione di Yokohama siamo andati a comprare dei croissant freschi da Donq, una piccola boulangerie francese....ahhh questi giapponesi hanno un vero debole per i nostri vicini d'Oltralpe!

Da Donq c'e' sempre una fila kilometrica di persone che, pazientemente, aspettano il proprio turno per fare grosse incette di piccoli croissant al burro o al cioccolato. Non hanno un grande assortimento, ma e' proprio questo che rende i loro prodotti cosi' irresistibili.

Sono specializzati in mini croissant e in piccolissime cheesecake dalla forma ovale. Quest'ultime non sono simili alle cheesecake americane...sanno proprio di formaggio. Mah...non penso mi piacciano tanto quanto i croissant, specialmente quelli al burro!!

Ogni volta che passiamo dalla stazione di Yokohama, facciamo sempre una tappa quasi obbligata da Donq. E' un vero peccato non andarci!

Vicino a Donq c'e' un chioschetto che vende dei dolci belli cicciottelli, ripieni di una crema pasticcera molto golosa. Abbiamo preso qualcuno di questi dolci e pian pianino ci siamo infilati nell'immensa folla, e abbiamo preso il treno che va verso casa.

Ahh...che serata magnifica! Ancora tanti carissimi auguri di buon compleanno, mio adorato marito! E' stato stupendo festeggiare guardando questa Yokohama notturna che pero' non dorme mai, ma anche anzi, al tramontar del sole ama sfoggiare i suoi abiti piu' scintillanti.

lunedì, ottobre 16, 2006

Minato Mirai 21. Sogno futuristico?



Di recente ho letto un articolo in cui, l'autrice o autore, sosteneva che a Yokohama non ci fosse granche' da fare e da vedere (!).

Sarebbe interessante scoprire il perche' di tale affermazione, peraltro azzardatissima nonche' errata.

Mi chiedo da dove venga questo signore o questa signora, per considerare Yokohama una citta' quasi barbosa (!!). Chissa', probabilmente verra' da Marte o da qualche pianeta lontano sempre in festa.

Ebbene, cari lettori e lettrici di Biancorosso, lasciatemi tranquillamente smentire codesta menzogna: se c'e' una citta' piena di vita, in cui e' impossibile stufarsi, e' proprio Yokohama.

Yokohama, la cui storia inizia nell'XI secolo d.c., circa, e' oggi una delle citta' piu' popolate del Giappone, con ben quasi 4 milioni di abitanti!

Fino a poco piu' di un secolo fa, Yokohama era un villaggio di pescatori e adesso e' diventata una megalopoli, e delle sue umili origini rimangono poche tracce.

Una delle foto che abbiamo scattato ieri durante la nostra visita in una delle zone di questa grande citta', e' quella che vedete in alto a sinistra, dove vi e' raffigurata la Yokohama Landmark Tower (横浜ランドマークタワー) , l'edificio piu' alto di tutto il Giappone. Vanta, infatti, un'impressionante altezza pari a 295,8 metri!

La Landmark Tower e' il simbolo di Yokohama, un po' come la Mole Antonelliana e' il simbolo di Torino.

La zona che abbiamo visitato domenica, quella dove appunto troneggia la Landmark Tower, si chiama Minato Mirai 21.

Minato Mirai 21 e' un grosso e moderno conglomerato urbano, la cui costruzione e' iniziata nel lontano (ma neanche poi tanto) 1983.

Minato Mirai 21 e' sorta, in gran parte, su terreni bonificati. Questo perche' fino ai primi anni '80, appunto, la parte centrale di Yokohama era una zona portuale, attrezzata per l'attracco delle navi e le operazioni di carico e scarico. Tanti erano anche i grossi ed operosi cantieri navali della zona.

Sempre da li' era visibilissima la grande Baia di Tokyo.

Dalla progettazione e poi dalla realizzazione del MM21 (Minato Mirai 21), l'aspetto di Yokohama e' cambiato radicalmente.

Ora, gran parte della terra che un tempo era sommersa dall'acqua, e' stata prosciugata e bonificata, ed adibita a zona edilizia.

L'area portuale e' stata spostata in un'altra zona di questa grande citta', dando cosi' ampio spazio alla realizzazione di questo imponente progetto.

Il nome stesso del conglomerato, Minato Mirai, in giapponese significa pressappoco: Citta' portuale del futuro.

Il nome venne scelto, nell'81, dagli abitanti stessi di Yokohama. E' interessante, pero', come il nome sia stato volutamente scritto in hiragana, l'alfabeto giapponese indigeno che meglio esprime le parole originarie di questa lingua, e non in katakana, l'alfabeto utilizzato per trascrivere parole di origine straniera, che in quel periodo andavano tanto di moda e stavano invadendo troppo la lingua.

E' stato quindi, un gesto rivoluzionario, probabilmente per dire al mondo che il Giappone ce la puo' fare, anche senza dover sempre ricorrere ai modelli proposti dall'Occidente.

Infatti, il nome per esteso e' Yokohama Minato Mirai 21, che in giapponese diventa: 横浜みなとみら.い21.

I primi due caratteri sono kanji, cioe' caratteri cinesi che traducono il nome della citta', Yokohama appunto, mentre il resto e' scritto in hiragana e traduce appunto il nome Minato Mirai 21.

In questa zona sono tanti gli edifici che risaltano, ognuno per la propria particolare forma o per cio' che ospita al suo interno.

Una delle strutture che non passano mai inosservate a chi arriva a Minato Mirai, e' un'imponente ruota panoramica, nota col nome di Cosmo Clock 21. Questa e' una delle ruote panoramiche piu' grandi al mondo!

Queste sono alcune delle foto che abbiamo scattato domenica:




Non abbiamo resistito, e siamo saliti subito sulla Cosmo Clock 21. Costa abbastanza il biglietto pero', 700 yen a testa, poco meno di $7. La ruota impiega circa 15 minuti per completare tutto il giro. Sembra non si muova nemmeno, talmente va piano!
Si ha cosi' la possibilita' di ammirare il panorama a 360 gradi, di far foto e di avere un po' di strizza, specialmente quando si guarda sotto!

Ecco alcune delle foto che abbiamo scattato dalla Cosmo Clock:





Da lassu' si vede davvero tutto! Ad ovest si staglia l'imponente e l'elegantissimo complesso Queen Square Yokohama, un grosso centro shopping, sale congressi e ristoranti di prim'ordine.
Vicino c'e' il grandioso hotel Pan Pacific Yokohama, una delle perle dell'industria alberghiera della grande metropoli.

Ad est si vede l'enorme centro commerciale, World Porters. E proprio sotto la ruota, le altre giostre ed attrazioni varie, inclusa questa specie di montagna russa tutta a curve (infatti si chiama Spinning Coaster), che non ci siamo fatti ovviamente mancare:



Siamo passati dal giretto panoramico tranquillo e lento della Cosmo Clock ad uno sbatacchiamento incessante e violento dello Spinning Coaster...pero' e' stato divertentissimo! Anche se per salire su quest'ultimo, abbiamo speso 500 yen a testa!

Siamo andati a farci un giro al grande World Porters, un grosso centro commerciale PIENO ZEPPO di negozi di ogni genere! Non so quanti piani ci fossero, ma erano tanti, tantissimi.

Al piano terra (che in Giappone viene chiamato primo piano), c'e' una caterva di ristoranti di tutti i tipi: stranieri e del posto. C'e' inoltre un grosso supermercato dove si possono trovare specialita' gastronomiche provenienti da quasi qualunque parte del Globo.

Visto l'avvicinarsi dell'ora di pranzo, abbiamo deciso di fermarci in uno dei tanti ristoranti. Abbiamo scelto un Sushi-go-round, ovvero un locale dove i commensali si siedono su degli sgabelli, attorno ad un enorme bancone, dietro al quale lavorano i Sushi Chef.

Questi chef preparano piattini di sushi che vengono poi messi sa una specie di nastro trasportatore che e' sempre in movimento e che fa il giro di tutto il perimetro dell'immenso bancone, dando la possibilita' ai clienti di prendere il piattino che piu' attira.

I prezzi di ogni piattino variano in base al tipo di sushi che c'e' sopra. E i prezzi solitamente vengono indicati da un cartellino e anche dal colore del piattino stesso.

Di fronte ad ogni commensale, sul bancone, c'e' una specie di rubinetto da cui sgorga dell'acqua calda che serve per prepararsi una buona tazza di te' verde, utilizzando la polvere di te' che si trova in appositi vasettini.

Dietro al rubinetto c'e' un altro nastro trasportatore su cui viaggiano bicchieri e piattini per le salse ed altre stoviglie pulite, tutte a disposizione dei clienti.

Oltre ai sushi viaggianti, e' possibile ordinare sushi particolari, chiedendoli direttamente allo chef piu' vicino.

Abbiamo mangiato molto bene. Abbiamo mangiato sushi di salmone, di gamberi, di anguilla grigliata (questi sono tra i miei preferiti!), di tonno, di salmone alla fiamma.
Abbiamo poi ordinato dei Kappa-maki, piccole dosi di riso avvolte nel nori, con in mezzo un pezzetto di cetriolo fresco, e altri simili, ma con in mezzo del tonno crudo.

Assieme ai sushi, viaggiano anche dei piattini con dei bellissimi dessert, tipo torte e budini.

Dopo pranzo, con la pancia piena e la voglia di esplorare, siamo andati a vedere tutti i piani del World Porters, passando da un negozio all'altro.
Ce n'era uno, in particolar modo, stranissimo: piu' che un negozio, era un'area in cui venivano venduti antichi cimeli del Giappone del dopo guerra. C'erano oggetti autentici dell'epoca e fedelissime repliche di questi.

C'erano vecchi poster propagandistici, riproduzioni di confezioni di medicinali ed unguenti dell'epoca, di caramelle, antichi giocattoli e porcellane.
Sembrava di essere ritornati indietro nel tempo. E sebbene l'atsmosfera fosse in parte artificiale, c'era pero' qualcosa di realmente antico, di veramente passato...c'erano tracce di un Giappone che non c'e' piu', il cui volto e' stato dimenticato dal tempo e dalla gente, tranne forse dai piu' nostalgici e dai curiosi.

Avrei voluto comprare molti oggetti ricordo, ma c'era talmente tanto assortimento, che non sapevo nemmeno io cosa scegliere.
Ho comprato alcuni specchi da borsetta che vanno molto in voga tra le donne nipponiche.
Li fotografero' e aggiungero' poi l'immagine a questo articoletto.

Tra un giro e l'altro, tra un negozio e l'altro, ho comprato alcuni oggetti graziosi.
Dopo il World Porters, siamo usciti e siamo andati dentro il grandissimo Queen Square Yokohama.

Anche li': piani e piani di negozi, uno piu' stupendo dell'altro! Tra i tanti che abbiamo visitato, c'era Yorindo, una grossa e magnifica libreria. Li' ho visto un libro che avrei dovuto comprare ma che faccio sempre in tempo ad andare a prendere.
Un libro per cui penso molti farebbero carte false, e che insegna il giapponese grazie al linguaggio dei manga.

Era uno dei libri di una collana, dedicata proprio agli stranieri che si accingono allo studio di questa complessa lingua.

Usciti da li', ci siamo diretti verso la stazione e abbiamo preso il treno che ci ha ricondotti a casa, stanchissimi ma felici.

Per concludere: non so se progetti tipo quelli di Minato Mirai siano interamente positivi.
Forse in un Paese sovrappopolato come questo, la bonifica dei terreni diventa una soluzione ottimale, anche se a scapito dell'ambiente.

Minato Mirai 21 rappresenta, per i giapponesi, uno sguardo verso un promettente futuro, all'insegna del nuovo, del bello e dello spazioso.
Pero', sebbene tutto questo sia lodevole, da una parte quest'invasione cementizia e' un po' soffocante.

Negozi su negozi. Alla fine progetti come questi sembrano tendere alla creazione di veri e propri paradisi dello shopping e degli spendaccioni. Isole materialiste.

A me piace far shopping e vedere cose nuove, pero' ogni tanto vorrei uno stacco.
Ma qui gli stacchi costano cari. Lo spazio e' poco e va usato con parsimonia e saggezza, soprattutto per massimizzare le fonti di guadagno.

E' ironico pero', come anche negli USA dilaghi questa tendenza ai colossi commerciali di cemento, senza troppi stacchi tra un negozio e l'altro. E se c'e' una cosa di cui gli Stati Uniti hanno in abbondanza e' proprio lo spazio, cosa che manca disperatamente qui.

giovedì, ottobre 12, 2006

Canali televisivi italiani


Come ho gia' detto in precedenza, vorrei che Biancorosso fosse non solo una finestra sul Giappone, a cui si affacciano gli amanti di questo Paese e i cosiddetti japanophile, ma vorrei fosse anche una fonte di informazioni utili per tutti gli altri miei connazionali che si trovano a vivere qui nel Sol Levante (o altrove).

Quando abitavamo ancora negli Stati Uniti, eravamo abbonati ad un servizio di tv satellitare che si chiama DISH Network, grazie al quale ricevevamo tantissimi canali, tra cui RAI International, che non e' altro che una rete RAI unificata, creata apposta per essere trasmessa all'estero.

L'abbonamento a RAI International si aggirava sui $10 al mese + il resto del canone mensile per tutti gli altri canali.
Con un rapidissimo calcolo, non ci voleva molto a capire che la RAI era il canale piu' costoso tra tutti quelli che ricevevamo.

Pero' mi faceva piacere poter accendere la televisione e ritrovare molti programmi, vecchi e nuovi, conosciuti e non, e sentir parlare la mia lingua.
Purtroppo l'assortimento dei programmi non era dei migliori. Essendo un canale solo, devono accontentare un vasto pubblico di spettatori, con gusti diversi.

E allora spesso andavano in onda tediosissimi tornei di golf, altri eventi sportivi, programmi di medicina tipo Elisir, lunghi documentari dedicati alla musica lirica ecc.

Mi chiedo come mai la RAI non possa trasmettere i suoi canali che ha in Italia, anche a noi poveri italici giramondo, e perche' dobbiamo per forza accontentarci di RAI international e subirci palinsesti da sonno REM?

E mi chiedo anche come mai Mediaset non trasmetta i suoi canali all'estero. Delle tre reti berlusconiane, quelle che mi sono sempre piaciute sono Canale 5 e Rete 4.
Italia 1 e' sempre stata abbastanza barbosa, forse anche perche' e' da sempre un canale rivolto ad un pubblico adolescenziale.

RAI International pero', aveva di buono che mandava ogni tanto in onda grandi sceneggiati d'autore, varieta', talk show, e tutte le edizioni quotidiane dei TG, le quali si alternavano: un giorno davano quello di RAI 1, un altro giorno davano quello di RAI 2 e cosi' via.
Tutto sommato, e' un bel canale, anche se proporrei di eliminare senza pieta' i reality show...l'immondizia televisiva per eccellenza.

Prima di trasferirci qui in Giappone, mi ero informata sul da farsi per abbonarsi alla RAI anche da qui.
Dal sito di RAI international avevo scoperto che il satellite AsiaSat fornisce il segnale italiano in Giappone.

Purtroppo, non siamo riusciti pero' ad ottenere informazioni soddisfacenti e precise in merito.

Ci siamo abbonati alla J-Com sia per la tv via cavo, che per il telefono ed Internet.
Ma purtroppo J-com non ha il segnale RAI, in quanto non offrono servizi di tv satellitare.

E siccome di rimanere senza poter guardare film, trasmissioni, tg in italiano, non ci penso neppure, mi sono data da fare per cercare soluzioni alternative.

Internet, in questo senso, e' di grande aiuto, basta solo saper cercare bene.

Vorrei, quindi, fornire un po' di link che penso troverete utili.

Riportero', qui di seguito, solo quelli migliori e di qualita'. Molti di questi siti offrono link anche a tv e stazioni radio straniere.

In primis, consiglio caldamente Raiclick TV, un archivio RAI dove sono a disposizione di tutti, film, telefilm, documentari, varieta' e spettacoli comici e di cabaret, telegiornali, dossier e molto altro ancora.
Tutte le programmazioni vengono trasmesse tramite Windows Media Player.
Raiclick e' un'ottima fonte di programmi in italiano. Inoltre e' un sito in costante aggiornamento, indi per cui si trovano sempre tante novita'.

Consiglio, inoltre, un sito che ho scoperto da poco ma che pare essere sulla scena della televisione internettiana, da parecchio tempo. Sto parlando di Cool Streaming. Questa e' una raccolta, peraltro in continuo aggiornamento, di programmi televisivi e radiofonici di ogni genere, soprattutto in lingua italiana.
Da qui e' possibile guardare gratuitamente film in italiano, documentari, puntate di trasmissioni varie prese anche dai canali Mediaset, videoclip musicali ecc.
Hanno persino un'enorme collezione di link di emittenti televisive che trasmettono anche via Internet.

Un'altro sito interessante e insolito e' Utah Cafe', un'emittente televisiva americana che trasmette in lingua italiana. Dal loro sito si puo' guardare questo canale, gratuitamente ed in diretta, basta solo installare un software che si chiama SopCast.
Ma la parte piu' bella di Utah Cafe' e' il loro archivio dei film: ne hanno diversi, sia italiani originali che stranieri ma doppiati. E ogni giorno, nella sezione dedicata ai film, appaiono i titoli dei nuovi film che sono stati aggiunti in archivio, piu' i titoli di quelli che verranno inseriti prossimamente.

Qualche tempo fa ho trovato un sito, ExFormat, un'agenzia di progettazione e produzione televisiva, che ha messo a disposizione di tutti, una loro fiction a puntate molto bella ed avvincente, intitolata "Viti incrociate".

C'e', inoltre, Telecolor, un'emittente italiana privata, che in certe parti d'Italia e' nota col nome di Italia 7. Dal loro sito e' possibile seguire il canale in diretta.
Spesso danno film, cartoni animati e documentari, anche se purtroppo trasmettono anche tante televendite, programmi di cartomanti ed altre cialtronerie varie, come e' tipico delle tv private.

Drama TV e' una piccola paginetta da cui e' possibile vedere, gratuitamente, alcuni vecchi film. Non c'e' un grande assortimento, ma e' meglio di niente. I film sono in inglese.

Ed ecco alcune liste di canali gratuiti (in italiano e non) che trasmettono anche su Internet:

America Free TV
World TV PC
Channel Chooser
Choose and Watch
Streamick
Medinalia

Nelle suddette liste troverete canali provenienti da moltissimi Paesi del mondo, ognuno dei quali trasmettera' vari tipi di programmi.
AVVERTIMENTO: In alcune di quelle liste vi sono link a canali che trasmettono materiale inadeguato e osceno, quindi fate MOLTA attenzione a non scegliere quelle emittenti televisive.

E per finire, ci sono le directory di film e documentari di pubblico dominio (public domain).
Col termine public domain, si raggruppa tutto quel materiale cinematografico e televisivo i cui diritti d'autore sono scaduti. Questo tipo di materiale e' quindi utilizzabile da chiunque, e' disponibile gratuitamente e puo' essere scaricato / distribuito a piacimento.
Un sito molto ben impostato e che offre una grande scelta di film e documentari non protetti da copyright, e' Jonhs.net .

Se trovero' altri siti di qualita', mi ricordero' di aggiornare questo articoletto.
Per il momento e' tutto, quindi vi auguro BUONA VISIONE!!

giovedì, ottobre 05, 2006

Grandi spese al Carrefour


E' da qualche giorno che non aggiorno il mio blog, un po' per pigrizia e un po' per mancanza di creativita'. Spesso, pur avendo parecchio da raccontare, e' come se mi si atrofizzassero le dita e il cervello, e non riuscissi piu' a comporre nemmeno una frase.

Ma oggi, anche se ancora in preda a questa atrofizzazione, ho deciso di scrivere. Pertanto, mi propongo anche oggi di raccontare qualcosa di interessante, nonche' di dare informazioni utili a tutti gli altri italiani qui in Giappone.

Venerdi' scorso, mentre mio marito ed io eravamo in giro per commissioni, siamo passati per purissimo caso, davanti ad un grosso Carrefour!
Io sono rimasta stupitissima! Non sapevo che questa grossa catena francese avesse supermercati anche in territorio nipponico!

Ebbene si! Immaginate la mia contentezza!

Pur abitando qui, pur nutrendo grande curiosita' nei confronti della cucina e prodotti locali, talvolta mi viene voglia di preparare piatti italiani e di utilizzare i sapori veri della mia terra.

E cosi', quando ho la possibilita' di acquistare alimentari italiani, lo faccio sempre ben volentieri, purche' i prezzi non siano esosi.

Ora non ricordo quanti Carrefour vi siano in tutto qui in Giappone, ma bastera' controllare su www.carrefour.co.jp per trovare tutte le info relative agli indirizzi, orari dei negozi ecc.

Quello dove siamo stati noi e' davvero molto grande. Piu' che un supermercato e' un ipermercato a tutti gli effetti. C'e' di tutto: dagli alimentari, casalinghi, cosmetica, abbigliamento, elettronica, articoli per il giardinaggio e bricolage, libri, cd, dvd, giochi e molto altro ancora.

Vi e' pure una sezione interamente dedicata ai vini. Un trionfo di vini impressionante, provenienti dalla Francia, Italia, Spagna, U.S.A., Argentina e via dicendo.
Per non parlare dei formaggi. C'e' anche un discreto assortimento di salumi e olive.

Ovviamente la maggior parte dei prodotti sono di marche giapponesi, ma vi e' anche una grande scelta di alimentari (e non) francesi, italiani, spagnoli, cinesi, indiani ecc.
Numerosi sono i prodotti a marchio Carrefour, che costano un po' meno rispetto alle grandi marche, ma non sacrificano qualita' e gusto.

Tra le molte cosette che abbiamo acquistato, nel nostro carrello c'erano:

fette biscottate, crostatine all'albicocca, marmellate Darbo, pesto alla genovese, olio di oliva, passata rustica in bottiglie, pasta (Voiello, Barilla e marchio Carrefour), succo d'arance rosse, tonno alla catalana, e tante altre delizie ancora!

Quindi, voi italiani nel Sol Levante, se cercate un po' dei prodotti ai quali siete affezionati, vi consiglio di andare a farvi un giretto al Carrefour, prima di andarvi a far spennare da Kaldi o da altri market esotici.

Kaldi, per chi non lo sapesse, e' una catena giapponese di torrefazioni, che pero' sono specializzate anche nella vendita di te' sfusi. Hanno, inoltre, sempre una varieta' incredibile di prodotti stranieri.
Si trovano molte, anzi moltissime cose, ma i prezzi sono poco convenienti, pur tenendo presente che si tratta di prodotti d'importazione.

Ci troviamo bene anche da Kaldi, soprattutto perche' offrono, sempre, del loro ottimo caffe' ai clienti, pero' ecco, dovendo scegliere preferisco andare a far spesa al Carrefour quando voglio comprare prodotti italiani.

Nel Carrefour c'e' anche un enorme angolo panetteria, con forno in loco. C'e' un profumo divino quando si passa da li'!
In esposizione vi sono ogni sorta di prodotti da forno, vere e proprie leccornie, dalle baguette fresche, ai croissant, ciambelle zuccherate, pizzette, focaccine, grissini, biscotti e la lista continua ancora per un bel pezzo, ma e' meglio che mi fermi prima che mi venga voglia di addentare le gambe del tavolo!

giovedì, settembre 28, 2006

Dolciumi, snack...che passione!


Ciomp, ciomp, cric, croc, slurp, slapps...con quest'introduzione onomatopeica alla Palazzeschi, comincio brevemente ad accennarvi l'irresistibile mondo degli snack e dei dolciumi nipponici.

Qui a sinistra vedete raffigurata una foto di una coppetta di gelato al te' verde, della Haagen-Dasz, che ho comprato in un Family Mart della zona.

So di aver assaggiato il gelato al te' verde altre volte, ma avevano tutti un sapore delicato, leggero, etereo quasi.

Avevano, oserei dire, un sapore occidentalizzato, che non scioccasse troppo i nostri palati fini ed esigenti.

Qui in Giappone, invece, il gelato al te' verde arriva al dunque, senza troppi preamboli: e' verde come una pianta e sa di..indovina indovinello...di te' verde.

Ma si avvicina talmente tanto all'autentico sapore di quest'antica e rispettata bevanda, che se non fosse per la consistenza spessa e cremosa, per la temperatura decisamente al di sotto dello zero e per il fatto che lo si consuma con un cucchiaino, ci si potrebbe confondere col te' verde vero.

Qui il gelato Haagen-Dasz si trova in tanti gusti, tra cui quelli tradizionali come la fragola, il caffe', il macadamia, la nocciola, la vaniglia e quelli un po' particolari, come questo al te' verde o quello al sesamo nero, tanto per citarne due.

Di gelati c'e' un tale imbarazzo della scelta, che spesso quando vado in un negozio a comprarne uno, mi ritrovo ad uscire a mani vuote, proprio perche' a volte e' troppo difficile scegliere. La soluzione piu' semplice sarebbe comprarli tutti, ma e' ovvio che non e' un progetto tanto geniale.

I supermercati e i conbini (mini-market, aperti giorno e notte, dove si trova di tutto) abbondano di ogni sorta di caramelle, patatine, budini, bibite gassate, cioccolata e chi piu' ne ha, piu' ne metta.




Morinaga, per esempio, che e' una grande ditta giapponese, produttrice di latticini e dolciumi, mi puo' tranquillamente annoverare fra i suoi piu' fedeli clienti.

Di Morinaga compro lo yogurt, il creme-caramel pronto, caramelle tipo mou, cioccolata e quant'altro stuzzichi il mio palato.

Questa barrettona di cioccolato che vedete raffigurata nella foto a sinistra, l'ho comprata alcuni giorni fa da Maruetsu, grosso supermercato e centro commerciale.

L'ho presa per curiosita', non avendo, prima d'allora, mai assaggiato la cioccolata giapponese. E poi perche' , vista la somiglianza estetica della confezione con le barrette americane Hershey's, volevo vedere se anche Morinaga producesse un cioccolato ributtante e che richiama alla mente lo stomachevole odore del vomito, come purtroppo accade con Hershey's.

Mi scuso coi fan sfegatati della cioccolata Hershey's, ma onestamente, dopo aver vissuto anni negli USA, ancora oggi mi domando come si faccia ad esser golosi di quella roba li'. Un'enigma senza soluzione.

Invece, con mio grande stupore, ho scoperto che non solo la cioccolata Morinaga e' una vera ghiottoneria, ma per molti versi non ha nulla da invidiare agli svizzeri, alla Valrhona francese, alla belga Godiva, e nemmeno alla nostra magnifica Novi o Perugina.
Anche se forse qualcosa da invidiare pero' ce l'ha...al nostro sublime cioccolato Gianduja torinese.
Vabbe'...perdonate il mio eccessivo campanilismo.

Quella sera, da Maruetsu, credevo di esser tornata bambina: mi aggiravo per le corsie dei dolciumi, con entusiasmo e con gli occhi e bocca spalancati, come se stessi vedendo per la prima volta, un tale assortimento di meraviglie zuccherine.

Spinta dall'ingordigia e dalla curiosita', ho cominciato ad arraffare tutto cio' che attirava la mia attenzione, riponendo i dolciumi nel mio cestino, senza tanta cura.

Avendo, da sempre, una predilezione bambinesca per le caramelle al gusto di cola, mi e' stato impossibile resistere alla tentazione di assaggiare delle gomme da masticare a questo gusto, come anche un lunghissimo serpentello di gomma marroncina, una mini lattina di Cocacola piena di minuscole pasticche zuccherate e molto altro ancora.

Anche il reparto bibite non e' sfuggito al mio occhio scrutatore. Ma proprio come accade per i gelati, anche qui non sapevo cosa assaggiare per prima.
Incuriosita dalla simpatica etichetta, ho scelto questa:




Ho scoperto, il giorno dopo, che la suddetta bibitina si chiama "Kodomo no nomimono", ovvero bevanda per bambini.

La ditta produttrice in questione, la Sangaria (no, non hanno niente a che vedere con la deliziosa bevanda alcolica spagnola), oltre all'etichetta con la graziosa bimbina giapponese, ne fa un'altra con un bambino, nipponico pure lui.

Io, chiaramente, ho scelto quella con la bambina, come potete vedere.

La Kodomo no nomimono e' un tipo di bevanda creata apposta per i bambini, e che dovrebbe scimmiottare la birra vera.

Infatti il colore e la forma della bottiglia, come anche il colore stesso della bevanda, fanno pensare al millenario sposalizio tra malto di orzo e luppolo.

Il sapore, invece, pare sia quello del succo di mela. Dico pare perche' non l'ho ancora aperta per assaggiarla.

AGGIORNAMENTO: Ho poi assaggiato la suddetta bevanda e si', effettivamente sa molto di succo di mela gasato, ma ha una punta di amaro, ma leggerissima. Non male, anche se personalmente non mi dice granche'.



Nella foto a sinistra, vedete raffigurato un altro dei tanti snack giapponesi che sembrano andare per la maggiore.
Si chiama Baby Star Ramen e non sono altro che spaghettini ramen, tostati e sbriciolati, da mangiare cosi'...a manciate.

Sono gustosi, un po' piccantelli, ma gradevoli.
Si possono acquistare in buste piu' grandicelle come quella che vedete qui, oppure in una confezione da tante piccole bustine "tascabili".

Penso che comprero' le bustine formato mini la prossima volta. La confezione grande e' piu' conveniente, ovvio, ma dura un sacco di tempo e con l'umidita' che c'e' qui, i Baby Star fanno in tempo a trasformarsi in Baby Zuppa.

E' evidente che questo e' solo un breve assaggio dell'immensa varieta' di snack giapponesi, ed e' per questo che concludo qui il primo tempo.

Una piacevole sorpresa



Ieri sera, mio marito e' tornato a casa dal lavoro con un bellissimo pacchetto tra le mani: un pensiero gentile che il nostro padrone di casa ha voluto farci.

Un'incantevole scatola, elegantemente avvolta in un'altrettanto incantevole carta verde, abbellita da un fiocchetto giallo oro.

Dentro la scatola abbiamo trovato questo delicato assortimento di dolcetti giapponesi.

Non li abbiamo ancora assaggiati, ma contiamo di farlo al piu' presto! E non manchero' di fornire descrizioni dettagliate dei suddetti dolcettini.

La fotografia in alto raffigura la parte esterna di questa graziosissima scatola.

E' stato un gesto molto gentile e cortese, che ci ha fatti sentire davvero i benvenuti; ci ha fatti sentire veramente a casa.

martedì, settembre 26, 2006

L'appetito vien da Watami




Mio marito ed io amiamo molto cucinare. A me in particolare, deliziano gli esperimenti ai fornelli.

Ma al contempo ci piace moltissimo mangiare fuori e non disegniamo nulla. Ci divertiamo ad andare in ristoranti a noi nuovi e provare un po' di tutto.

Qui in Giappone c'e' il vero imbarazzo della scelta in quanto a ristoranti. Dovunque ci si giri c'e' un locale dove si prepara questa o quella specialita'.
Basta aver fame (e qualche quattrino in tasca, ma neanche poi molti) dopodiche' bisogna solo scegliere dove andare.

Ai giapponesi piace molto mangiar fuori, un po' perche' la mancanza di tempo non sempre permette di cucinare a casa propria, e poi perche' qui si puo' mangiar bene anche in locali economici.

Si vedono ristoranti e locali di ogni tipo.
Ci sono ristoranti giapponesi tipo Tonden, che offrono un ambiente moderno ma al contempo tradizionale (con tavoli e sedie da una parte e tavoli col tatami da un'altra), un menu' vario e molto ricco soprattutto di specialita' nipponiche.

Vi sono i family restaurant, locali confortevoli, moderni, dove vengono proposte specialita' sia occidentali che orientali, anche se pero' vengono enfatizzati i sapori preferiti qui in Asia.
I family restaurant non sono tra i piu' economici pero', anche se potrebbero dare quell'impressione.

Abbondano, inoltre, i ristoranti specializzati nella preparazione di ramen, udon, soba ed altri tipi di spaghettini.
Per non parlare dei ristoranti di yakitori o sushi e tonkatsu. Quest'ultimi sono degli squisiti filetti di maiale, delicatamente impanati e fritti...e' evidente che ho un debole per questa sublime delizia.

Esiste, inoltre, un numero immenso di ristoranti stranieri di cucina italiana, francese, brasiliana, statunitense (Notizia dell'ultim'ora: lo sapevate che esiste una cucina stelle e strisce? E che gli americani non si cibano solo di hamburger e patatine fritte?), spagnola, marocchina, russa, cilena, messicana (ehm, no, il tex-mex non e' la stessa cosa...smettiamola di confonderci!) e molto altro ancora!

Ma, i veri ristoranti del risparmio sono quelli che si trovano nelle stazioni dei treni.
Spesso si tratta di gabbiotti o chioschetti, perlopiu' specializzati nella preparazione di ramen o altri piatti giapponesi.
In questi posticini, quasi sempre affollati, si mangia egregiamente bene senza far il benche' minimo danno al proprio portafoglio.

I commensali ordinano alla svelta, mangiano in piedi, pagano il conto, soddisfatti e con la pancia piena se ne vanno.
In posti dove vige costantemente un frenetico viavai di persone, come accade appunto nelle stazioni, non c'e' tempo da perdere, nemmeno durante l'ora dei pasti e quindi e' piu' pratico evitare le sedie.

A me personalmente non piace mangiare in piedi, per giunta con la fretta addosso, ma e' meglio quello che starsene a digiuno, soprattutto se si deve correre di qua' e di la'.

Ecco che, in Giappone, spender poco non significa che i ristoranti appioppino ai clienti le porcherie piu' immonde.
Anzi, spesso e' proprio nei chioschetti umili e modesti dove si puo' assaggiare la cucina giapponese piu' fresca e genuina, perche' sono quasi tutte attivita' a gestione famigliare.

E' piu' facile capitare in un posto dove si mangia in modo eccellente e si spende una cifra irrisoria, che non il contrario.
Lo stesso non si puo' dire dell'Italia, purtroppo, dove se non si sta piu' che attenti, ci vuole poco a cadere nella grinfie delle trattorie.

La trattoria, che nell'immaginario collettivo gode ancora di quella reputazione di locale rustico, dove le porzioni sono abbondanti e il conto e' striminzito, e' in realta' ben lontana da questa concezione che sicuramente corrisponde ad una realta' passata.

Quasi indubbiamente esistono ancora in Italia trattorie di questo tipo, ma per la maggior parte si tratta solo di ristoranti dai prezzi assolutamente impraticabili, che con la scusa dell'aspetto umile e semplice, attirano ignari clienti (vogliamo parlare dei turisti?) spinti da una fame cieca e da un portafoglio smunto.

Nel suo libro "Quando siamo a tavola", l'enogastronomo e buongustaio Cesare Marchi, in seguito ad un'intervista ad un gruppo di ragazzini italiani in un fastfood, a cui e' stato chiesto il perche' delle loro scelte alimentari, si e' visto rispondere con un'assoluta franchezza quasi disarmante che, se solo la cucina italiana avesse prezzi piu' accessibili, non ci penserebbero due volte ad abbandonare l'hamburger per dirigersi, compiaciuti, verso un piatto di pastasciutta fumante.

Questa e' la realta'. Che la si voglia guardare in faccia o no.
Allora smettiamola di additare gli americani e di addossare su di loro tutti i nostri errori alimentari.

Sebbene MacDonald's (il Makudo Narudo dei giapponesi) e gli altri non offrano prezzi stracciatissimi, non c'e' dubbio che e' piu' facile potersi permettere un BigMac che non un piatto di gnocchi alla bava o di vitel tonne', alla trattoria di zona.

Un Makudo Narudo (Mac Donald's) davanti a cui passiamo spesso.

Anziche' lagnarci, non sarebbe meglio dare una ridimensionata ai prezzi dei nostri ristoranti?

E' meglio lasciare che le trattorie continuino, indisturbate, a derubare la gente, per poi ritrovarsi immancabilmente senza clientela, costretti a passare la gestione a rumeni o cinesi, i quali trasformeranno il locale in un'ennesima ed anonima pizzeria, oppure cercare di intervenire sui prezzi, salvaguardando al tempo stesso la nostra tradizione culinaria?

Bisogna, quindi, giungere alla conclusione che il VERO concetto di trattoria e' stato pienamente afferrato dai giapponesi.
Sono consapevole del fatto che tale affermazione fara', quasi sicuramente, inorridire ed accigliare i lettori piu' sarcastici, a cui consiglio di venire a farsi un viaggetto qui, prima di contraddirmi.

Ma arriviamo al dunque (ignoro l'arte dell'essere telegrafici, lo so):

Tra i tanti posti dove siamo stati fino adesso qui in Giappone, ce n'e' uno in particolare che ci ha colpiti in modo positivo: Watami

Watami e' una catena giapponese di ristoranti, con locali presenti un po' su tutto il territorio asiatico e soprattutto qui.

Questi ristoranti si distinguono da tutti gli altri, a mio avviso, per due motivi molto semplici:
mirano ad offrire un ambiente casual, accogliente, rilassante ed un menu' vario, invitante, stuzzicante ma a prezzi alla portata di chiunque.

Una delle lamentele piu' frequenti da parte degli stranieri che visitano il Giappone, e' che le porzioni nei ristoranti sono troppo ridotte.

Quantunque sia lodevole la moderazione che i giapponesi dimostrano a tavola, un cambiamento repentino delle nostre abitudini alimentari puo' non giovarci.

E quindi, perche' dover approfittare del nostro soggiorno qui in Giappone per improvvisarsi parchi all'ora dei pasti?

Con questo non voglio incoraggiarvi alla pinguedine o dar via libera a smodati gozzovigli, ma vi invito ad assaggiare tutto cio' che di squisito ha da offrirvi quest'antica e nobile terra.

Un'altra caratterstica di Watami e' che i loro menu' variano periodicamente, come conseguenza del rispetto della stagionalita' della frutta e verdura.
Questo e' un modo economico e naturale che permette alla gestione di variare il menu', affinche' i clienti possano trovare piatti sempre diversi.

La cucina giapponese, come quella cinese, si sa, fa un uso quasi esclusivo di frutta e verdura di stagione.
La freschezza degli alimenti ha precedenza su tutto il resto.

Non viene preferita la comodita' delle tecnologie moderne all'incomparabile squisitezza che si puo' ottenere solo da materie prime di assoluta freschezza.

In posti come Watami, non troverete quindi l'anguria a dicembre, le melanzane a febbraio o gli asparagi a settembre.
Ogni stagione ha i suoi frutti e i suoi sapori da offrire.

La particolarita' di Watami e' che pare abbiano assimilato la filosofia culinaria coreana, secondo la quale tanti piccoli piatti di delizie diverse sono da preferire ad un piatto grosso, di un'unica cosa.

Anche in cinesi, in questo senso, sono sempre stati dei pionieri.

Allora ecco che da Watami non troverete quasi nulla, sul menu', che costi piu' di 500-600 yen.
La maggior parte dei piatti si aggirano sui 200-300 yen.

I prezzi contenuti danno la possibilita' di ordinare piu' cose e di assaggiare un ampio ventaglio di specialita', senza doversi per forza soffermare su un piatto solo.

La settimana scorsa siamo stati in un Watami vicino a casa nostra. Abbiamo ordinato delle squisitezze, tra cui del polipo fritto, degli spaghettini saltati in padella con verdure miste, dei tocchetti di pollo con peperoni, polpettine di riso e verdure e gli spettacolari nigiri al salmone grigliato (v. foto in alto a sinistra)!

Quei gloriosi nigiri sono costati 280 yen, una vera fesseria!

Consiglio, quindi, a voi esploratori del Sol Levante, di cercarvi uno di questi ristoranti e di cominciare, fin d'ora, a leccarvi i baffi!

lunedì, settembre 25, 2006

Il Grande Buddha di Kamakura


Ieri non ho poi avuto molta voglia di aggiornare il blog, e cosi' lo faccio oggi.

Non posso non raccontare la nostra visita allo splendido Buddha di Kamakura. E' stata un'esperienza favolosa!

Pero', prima di iniziare, mi sono ricordata che ho tralasciato un particolare riguardante la visita al tempio della Dea Kannon...me ne sono dimenticata e vorrei raccontarvelo ora:

All'interno del giardino Zen, c'era un cimitero buddista.
Di cimiteri buddisti se ne vedono molti in citta'....anche perche' non sono isolati e confinati all'interno di uno spazio riservato, ma spuntano cosi'...tra le case!

E spesso questi cimiteri non sono nemmeno tanto grandi....sono piccolissimi, con al massimo un 50-60 loculi al loro interno, pero' immaginate un quartiere affollato da case e improvvisamente, in mezzo ad esse si profila un bel cimiterino!

Io poi, che sono una grandissima fifona, non credo riuscirei a star tranquilla se dovessi abitare in una casa a pochissimi metri di distanza da un camposanto!
E' vero che bisogna avere piu' paura dei vivi che dei morti, pero' caspiterina blu...non andiamoci a cercar rogne!

Eppure sabato, dopo esser arrivati all'entrata di questo cimitero, ho voluto a tutti i costi entrare, spinta da una (macabra) curiosita'.
E vi diro'..non e' stato poi cosi' traumatico. Non ero mai stata in un cimitero del genere.

I loculi erano tutti o di marmo scuro o di pietra. Alcuni erano stati scolpiti e avevano preso la forma di alcune divinita'.
Ovunque spuntavano sottili stele funerarie con su incise iscrizioni in Kanji.

Certo, mi ha fatto una certa impressione passeggiare tra questi antichissimi loculi, pero' ho provato anche un forte senso di pace.

Una cosa che ho notato e' che sulle lapidi non ci sono le foto dei morti.

E' vero che alcune di queste lapidi erano molto antiche, ma ce n'erano delle altre che sembravano piu' recenti eppure nemmeno queste avevano una foto del defunto.
Probabilmente nella tradizione buddista l'usanza della foto e' sconosciuta.

Mio marito, che stranamente e' sempre il piu' temerario dei due, era un po' restio e non ha voluto addentrarsi piu' di tanto nel cimitero, cosi' mi ha aspettata e io sono andata a vedere alcune statue funerarie piu' da vicino.

Le lapidi giapponesi sono molto diverse dalle nostre. Anche nella loro arte funeraria si riconoscono elementi di arte orientale, non solo per quanto riguarda le iscrizioni e le immagini, ma soprattutto per quanto riguarda il taglio del marmo o della pietra.
Alcune assomigliano a piccole pagode, dai tetti spioventi e dagli angoli appuntiti.

Non ho voluto fotografare l'interno del camposanto per una questione di rispetto, ma se trovero' delle immagini di un qualche cimitero giapponese, magari le mettero' qui cosi' avrete un'idea di come sono fatti.

Usciti da li', abbiamo visto che poco piu' in la' c'era un Torii 鳥居 , ovvero un cancello sacro giapponese che indica l'ingresso ad un santuario shintoista.

Nell'immaginario collettivo, il Torii viene spesso associato al Giappone mistico e religioso.

Ogni qualvolta s'intravede un Torii, vuol dire che al di la' di esso ha inizio un territorio sacro.
Siccome gia' eravamo in terra consacrata buddista, suppongo che lo scopo del Torii fosse quello di avvertire che si stava per entrare in territorio sacro e shintoista.

Questa e' una fotografia di un Torii.
La foto non e' mia. L'ho trovata su questo sito.




Il Torii di cui sto parlando pero' era molto piu' piccolo.

L'abbiamo attraversato mantenendo sempre un comportamento molto riverente. Siamo cosi' giunti all'interno di una grotta molto scura e a malapena illuminata da qualche candela.

L'aria era immobile e calda. Si sentiva l'odore del tempo che passa inesorabilmente, l'odore dell'incenso e di tutto cio' che e' antico.

Nelle pareti nere della grotta c'erano grosse statue di divinita', ognuna di esse scolpita nella pietra e protetta da una propria nicchia, anch'essa di pietra.

Davanti a noi c'era un gruppo di anziani signori giapponesi venuti in pellegrinaggio. A un certo punto si sono diretti, sempre all'interno della grotta, verso un ingresso ad un'altra grotta...pero' piu' angusta della precedente.

Quest'altra grotta era talmente scura che le persone davanti a noi sparivano, inghiottite dal buio, non appena vi mettevano piede.

Il cunicolo era talmente basso, che per accedervi si e' costretti a chinarsi di 90 gradi, a meno che non si voglia prendere una bella testata e nasata assieme.

Ero un po' titubante. Volevo entrare ma questo posto buio e stretto mi metteva un po' d'angoscia. Pero' abbiamo deciso di continuare il nostro cammino e di esplorare il cunicolo.

Grazie al cielo, dopo pochi metri, abbiamo potuto stiracchiarci un po' la schiena, ma non tantissimo.

Siamo arrivati al centro di questa grotta. Era un po' illuminata da candele sparse qua' e la'. Dal centro si diramavano altri sentieri sconosciuti. Ne abbiamo seguito uno che ci ha portati in un anfratto stranamente illuminato, quasi a giorno, dalla quantita' impressionante di candele.

Sempre in questo anfratto ci saranno state centinaia di minuscole statuine di legno chiaro, di divinita'. Un cartello invitava i fedeli a fare una piccola offerta, e in cambio a prendere una statuina da dedicare a chi si voleva e da posizionare in un qualunque punto della nicchia.

La superficie della nicchia era quasi interamente ricoperta da queste piccole statuine di legno chiaro, il cui colore indubbiamente contribuiva all'effetto luminoso che permeava in questo strano posto.

Siamo usciti da li' e abbiamo proseguito il nostro cammino (sempre da chinati a 90 gradi), verso un altro corridoio lungo, buio e stretto che pero' finalmente ci ha condotti verso l'uscita!

Sembrava di essere appena sbucati da un altro mondo, da un altro tempo e da un'altra dimensione. Sembrava di esser ritornati indietro nel tempo, in un tempo antico e dimenticato.

Dopo la visita a questo santuario shintoista, siamo usciti dal giardino Zen e abbiamo imboccato la strada che conduce a Kamakura.

Mentre camminavano, siamo passati davanti a tanti ristorantini di ramen e udon, con esposte in vetrina ogni sorta di squisitezza!
Avevamo fame, ma non volevamo fermarci a mangiare. Prima volevamo andare a vedere il Grande Buddha.

Ma per acquietare un po' il nostro stomaco, abbiamo deciso di fermarci in un negozietto dove un signore stava preparando dei Senbei.

I Senbei sono delle grosse cialde croccanti fatte di riso.

Abbiamo visto che il signore del negozio le grigliava su una fiamma, dopodiche' le intingeva in un grosso vaso di salsa di soia, e prima di servirle, le avvolgeva in un foglio di nori.

Ne abbiamo preso uno e ce lo siamo sgranocchiati per strada, mentre ci dirigevamo verso il Grande Buddha.

Ecco, questa e' la foto che si e' fatto mio marito mentre regge il Senbei fumante e pronto per esser divorato:





Il Senbei, come dicevo poco fa, e' molto croccante. So che ne esistono di vari tipi. Questo che abbiamo mangiato noi era abbastanza salato, essendo stato intinto in salsa purissima di soia.

Infatti penso sia impossibile mangiarsi un Senbei intero senza bere un goccio d'acqua! Pero' era davvero sfizioso e gustosissimo! Un ottimo snack da passeggio!

Tra sgranocchiamenti vari di Senbei, siamo finalmente giunti all'ingresso delle mura sacre di Kamakura.

C'e' un negozietto che vende souvenir vari, dei distributori automatici di bibite e snack (sulle macchinette giapponesi scrivero' un capitoletto a parte) e poi gli sportelli dove comprare il biglietto d'ingresso.

Abbiamo pagato 200 yen a testa e in cambio ci e' stato dato il biglietto e un altro bigliettino con una breve storia del Buddha.

All'entrata abbiamo visto un grosso cartello con su scritto un avvertimento del Priore del tempio, che intimava ai visitatori di ricordarsi che si stava per accedere ad una terra antica e sacra.

Ricordava inoltre che, a prescindere dalle proprie convinzioni religiose e credo, un atteggiamento di totale riverenza e' richiesto da chiunque.

Ovviamente vi sono sempre i soliti idioti che scambiano il tempio con il luna park e si comportano da selvaggi, con schiamazzi, risate inopportune e quant'altro.

Subito dopo essere entrati, abbiamo visto una grossa vasca di pietra, tipo un lavatoio, colma d'acqua. All'interno vi galleggiavano dei mestoli di rame che andavano riempiti d'acqua, coi quali bisognava lavarsi le mani o, se si voleva, rinfrescarsi la faccia.

Suppongo sia un rituale che simboleggia la purificazione necessaria prima di presentarsi al cospetto del Grande Buddha.

Ho lavato le mani a mio marito e lui le ha lavate a me, e insieme ci siamo incamminati in questo sentiero di ghiaia, ma tutto circondato da altissimi alberi verdi.

Poco dopo, abbiamo visto aprirsi davanti a noi uno spazio immenso in mezzo al quale regna il Grande Buddha di Kamakura!

Ecco una delle nostre foto:





Con uno sguardo strabiliato e sbalordito, ci siamo avvicinati sempre di piu'. Io ero al settimo cielo!
Abbiamo fotografato il Grande Buddha da diverse angolazioni. Veramente il fotografo di casa e' mio marito, che e' molto piu' bravo della sottoscritta nell'arte dell'immortalare immagini.
















Il Buddha di Kamakura (in giapponese noto col nome di Daibutsu 大仏 ) e' il secondo piu' grande del Giappone. Il piu' grande in assoluto si trova a Nara.

Daibutsu e' alto ben 13,35 m e pesa 93 tonnellate. Un tempo si trovava all'interno di un tempio che fu pero' spazzato via da un violentissimo tsunami avvenuto nel 1498.
Il Buddha pero' e' rimasto pressoche' intatto.

Trovarsi al Suo cospetto e' stata un'esperienza che vorremo ripetere senza dubbio. Nonostante la folla, abbiamo provato un profondo senso di serenita' e pace. Il Suo volto cosi' pacifico e rimasto cosi' immutato nel corso dei secoli, non puo' non trasmettere che tali sentimenti.

E' come se tutto cio' che vi e' attorno non importasse. E' come se sul suo volto ci fosse scritto il possibile destino del mondo. se solo c'impegnassimo a dedicare piu' tempo alla meditazione e all'applicazione dei sacri principi insegnatici dal Buddha, tutti un giorno potremmo godere di tale pace perenne ed eterna.

Il Daibutsu e' vuoto al suo interno, e quindi lo si puo' visitare. Per soli 20 yen (circa 15 centesimi) vi si puo' accedere al suo interno.
La scaletta che conduce dentro il Buddha e' strettissima, ripida e buia. Immaginate che affare dover scendere e poi salire, in mezzo a quella fitta folla di gente. Il posto ideale per i claustrofobici.

Ma arrivati in cima alla scala, ci si trova in una grossa stanza (che e' poi l'interno del corpo del Buddha), abbastanza buia. Guardando su si vedono il naso, la bocca e gli occhi che sporgono, ovviamente, verso l'esterno.
Proprio come lo e' fuori, anche all'interno le pareti del Buddha sono verdine.

Siamo finalmente riusciti a scendere quella scala ripida ed impervia, per sbucare di nuovo sul piazzale principale.

Ai lati del piazzale c'e' un porticato dove si trova un negozio di souvenir vari e libri. Vicino ad esso un cartello con una breve storia del Daibutsu e due grossi sandali di paglia intrecciata, appesi alla parete.


Poco dopo ci siamo avviati di nuovo verso la grossa vasca di pietra coi mestoli di rame, cioe' verso l'uscita, ma prima abbiamo salutato il Daibutsu. Sicuramente ritorneremo in questo splendido angolo mistico di Giappone.

sabato, settembre 23, 2006

Visita al tempio della Dea Kannon


Oggi siamo usciti, alla scoperta del grande e famosissimo Buddha di Kamakura.
Ma prima siamo stati a visitare il tempio della Dea della misericordia, Kannon.

Non sono buddista, ma circa due anni fa, in seguito ad alcuni fatti avvenuti nella nostra vita, ho cominciato a provare una forte devozione nei confronti di questa divinita', a me piu' nota col suo nome cinese di Kuan Yin (o Guan Yin).
Kannon e' il suo nome in giapponese.

Quindi era importante che ci fermassimo a far visita al suo tempio, raffigurato nella foto a sinistra che abbiamo scattato oggi.

Ero molto emozionata e non vedevo l'ora di entrare in questo territorio sacro e di respirare un'aria di pace e meditazione.


Tra le altre foto che abbiamo scattato oggi, quella che vedete qui raffigura la stradina che conduce al tempio della Dea Kannon.


Oggi c'era molta gente a far visita ai templi della zona.
Non ne sono sicura ma, penso che oggi fosse una qualche festa religiosa.

Vicino a casa nostra, proprio a pochissimi metri da noi, c'e' un grosso tempio buddista dove oggi, appunto, c'era un gran viavai di persone che portavano mazzi di fiori profumatissimi!

L'aria qui intorno a casa nostra e' rimasta talmente impregnata di questo floreale effluvio, che l'abbiamo sentito persino al ritorno dalla nostra gita, in serata!

E pensate... stamattina mi sono svegliata con in sottofondo i canti buddisti che entravano dalla mia finestra!

Tornando alla nostra gita di oggi, abbiamo percorso la stradina che vedete nella foto.
Questa strada e' vicinissima alla stazione del treno di Hase, il nome di questa localita'.

In quest'altra foto si vede una parte dell'entrata principale del giardino Zen che conduce poi al tempio.

L'ingresso costa ¥200 a testa per gli adulti, e ¥100 per i bambini.
Credo che si paghi solo durante l'orario di visita e non nelle ore di preghiera.

Avevo una fortissima emicrania che mi e' durata quasi tutto il giorno, ma nonostante cio' ero felicissima di essere qui e non sarei ritornata a casa per nulla al mondo!
In piu' la giornata era favolosa! Non faceva quel caldo solito soffocante; c'erano persino un sole brillante ed un cielo limpido come non mai!

Subito dopo l'entrata ci siamo ritrovati immersi in un meraviglioso giardino Zen.
C'erano laghetti abitati da coloratissimi pesciolini e fiori di loto, pagode di pietra, ponticelli di legno, alberi e piante di ogni genere.



Da li' siamo saliti su per una scala di pietra che ci ha condotti ad un tempietto minore, circondato da una marea di piccolissime statue di divinita', una accanto all'altra.

Queste statuine rappresentano i Ksitigarbha Bodhisattva (in giapponese Jizo), divinita' buddista, che protegge i viandanti, i morti e tutti coloro destinati all'inferno.

Qui a destra si vede una parte di questo immenso "esercito" di Jizo.
Ve ne sono tantissime, non saprei nemmeno quante, neppure ad occhio e croce.
Fanno il giro del tempietto e si arrampicano fino sui pendii di una collinetta retrostante.

Ed ecco altri Jizo.
Come vedete, alcuni sono adornati da una specie di berrettino e bavaglino rossi, mentre altri hanno al collo un nastro.

Il berrettino e i bavaglini vengono fatti a mano da chi ha ricevuto la grazia, in segno di riconoscenza.
Il nastro, invece, indica una richiesta fatta ma non ancora esaudita.
Alla fine di ogni anno, il monaco incaricato, taglia con un coltello tutti i nastri non ancora slegati.

Abbiamo proseguito la strada che da li' conduce al piazzale principale, su cui si affaccia il Grande Tempio della Dea Kannon.

Vi sono due edifici principali: il primo e' il tempio dedicato alla Dea, e il secondo un tempietto non tanto grande che ospita una statua dorata di un Buddha (v. foto sotto).

Davanti all'uscita di questo edificio c'e' un grosso vaso di metallo dentro cui si fa bruciare l'incenso sacro.
Li' sono in vendita dei bastoncini d'incenso benedetto, a 50 yen l'uno.

Ho voluto comprarne e bruciarne uno ed avvolgermi in quell'aromatico e mistico fumo...un fumo che purifica l'anima e la mente, a predispone i fedeli ad una maggior comprensione del mondo spirituale.


In questa foto si vede il tempio piu' piccolo con di fronte il bruciaincenso sacro.

L'edificio principale e' quello raffigurato nella prima foto in alto, ovvero il tempo di Hase-Dera che ospita al suo interno, l'imponente statua della Dea Kannon o Kuan Yin.

La statua della Dea non si puo' fotografare, ma ho la Sua immagine scolpita nel cuore e nella mente.
Siamo entrati nel tempio e abbiamo percorso un corridoio largo e un po' scuro, al fondo del quale, in un'enorme nicchia nel muro, regna sovrana la Dea.

La statua di Kannon e' alta 9,18m ed e' interamente fatta di legno di canfora ed e' tutta ricoperta d'oro puro.
Ha undici teste, inclusa la piu' grande. Tutte queste teste simboleggiano le innumerevoli virtu' e caratteristiche di questa grande divinita'.

Di fronte a Lei ci siamo sentiti molto piccoli, ma non per questo insignificanti.
Sono entrata con nel cuore un forte senso di riverenza nei Suoi confronti...in territorio sacro non si puo' non provar profondo rispetto e deferenza.

Sarei rimasta li' in meditazione per delle ore, a respirare profondamente il mistico odore del fumo d'incenso benedetto.

Usciti dal tempio, ci siamo diretti verso un altro edificio adiacente che ospita una statua del dio giapponese della ricchezza.
Abbiamo notato che gli altri, non appena si trovavano di fronte alla statua, cominciavano a strofinargli con le mani la pancia, il capo e le spalle, un po' come si suol fare con il Buddha perche' ci porti fortuna.

E quindi, anche noi abbiamo emulato i giapponesi e abbiamo dato una sfregatina decisa al bel pancione florido della divinita'.

Nelle immediate vicinanze c'e' un piccolissimo boschetto di bambu' e un ristorante specializzato in cucina di tradizione buddista, ovvero vegetariana.

Il piazzale si affaccia sul mare, quindi vi lascio immaginare la bellezza del panorama che abbiamo cercato di immortalare in qualche fotografia.

Ed ecco alcune splendite vedute.


Sembrano dei veri paesaggi da cartolina!








Sempre all'interno del piazzale, c'erano diverse altre statue sacre.
Ne abbiamo fotografate alcune:















Siamo ritornati giu', dove quel giardino Zen ci ha inizialmente accolti e ci siamo diretti verso l'uscita:


Da li' abbiamo proseguito, a piedi, fino a Kamakura. Non e' distante. Si arriva passando per una strada piena di negozietti di souvenir, alimentari, botteghe di maestri calligrafi e piccoli ristoranti di udon e ramen.


Ma della nostra visita al maestoso Buddha di Kamakura vi parlero' domani.

giovedì, settembre 21, 2006

Irritazione da problemi tecnici



Ho appena finito di scrivere un mezzo papiro sul Giappone tecnologico, quando il tutto e' andato perso non appena ho deciso di pubblicarlo.

Sono riuscita a salvarne un pezzetto, ma manca una bella parte consistente.

Non avendo granche' voglia di rimettermi a scriverlo, per ora ho salvato quel pezzetto come bozza e magari lo riprendero' piu' in la'.

GGRRRRR....mi ci vogliono delle belle faccine espressive. Adesso ne avrei bisogno di una tutta incavolata, col fumo che esce dal naso e dalle orecchie!

mercoledì, settembre 20, 2006

Vasellame - atto secondo


Qui a sinistra e' raffigurata una delle quattro magnifiche scodelle giapponesi che ho acquistato di recente (v. "Una domenica afosa ma divertente".

Mi hanno colpita per la loro aggraziata eleganza.
Pezzi come questi non hanno bisogno di fronzoli.

L'esterno e' tutto dipinto di un bel blu cobalto.
Sono a dir poco ..meravigliose!

Questa settimana vorrei andar a caccia di altri pezzi del genere.
Gia' da qualche tempo sto pensando di comprare un bel servizio di piatti. Ma niente di troppo formale. Vorrei qualcosa da usare tutti i giorni, possibilmente.

I servizi molto elaborati mi piacciono, ma mi mettono un po' in soggezione. Anche perche' non diamo chissa' che ricevimenti, quindi non e' il caso di andare a spendere ¥10-20mila per un piattino da formaggio, un piatto fondo e uno piano.

Mi accontento di pezzi piu' alla buona. Al contempo non rinuncio pero' ad un briciolo di eleganza e raffinatezza.

Qui in Giappone, da quel che ho notato, non e' difficile trovare quest'equilibrio. La sobria eleganza e' virtu' insita nell'animo nipponico.

A volte si vedono pezzi di porcellana bianchi o bianco panna, caratterizzati da un motivo molto semplice che puo' essere un fiorellino oppure una solitaria fogliolina verde smeraldo...eppure basta cosi'.

L'eccesso decorativo, penso, infastidisca i giapponesi, grandi fautori di una certa forma di minimalismo artistico.