giovedì, aprile 19, 2007

Una giostra di sushi

Oibo', che bislaccheria! Un blog come il mio, dedicato interamente al Giappone, a cura di un'italiana IN Giappone, su cui ancora non ci sia un mezzo trattato sul sushi, la celebre specialita' nipponica che oramai sta prendendo piede sempre di piu', ovunque?? Ma che mondo e' mai questo? Dove andremo a finire? Governo ladro!

Non ho trasformato Biancorosso in un tempio per l'adorazione del sushi, ne' tantomeno ho voluto che fosse incentrato in gran parte sulle meraviglie di questo cibo, per due motivi molto semplici: in primis la mancanza di tempo non sempre mi permette di aggiornare il blog quanto vorrei, senza contare che spesso, pur potendo aggiornarlo, mi dimentico degli argomenti che vorrei affrontare e allora vado un po' a casaccio, in base all'umore.
E in secondo luogo perche', ho l'impressione che il sushi qui in Giappone, pur godendo di grande popolarita' e stima, sia solo una delle tante specialita' gastronomiche che questa terra ha da offrire a chiunque abbia un po' di fame e una mentalita' aperta. Questo per dire che sono dell'idea che, altrove, il sushi sia eccessivamente pubblicizzato, elogiato, idolatrato ed idealizzato.

Non fraintendetemi, pero': a me il sushi piace, e tra le tante varieta' esistenti, vi sono quelle che prediligo e quelle che non gradisco particolarmente. Ma come mi piace il sushi, mi piacciono anche i ramen, il tonkatsu, l'oden, la zuppa di miso, l'hijiki, il takoyaki, ecc.
Adesso non voglio fare una discussione sui perche' e percome del successo strepitoso del sushi all'estero, ma per generalizzare un po', penso abbia molto a che fare con il fatto del pesce crudo, un qualcosa che stupisce, suscita (o sushita? Vabbe', battuta del cavolo) disgusto o curiosita', e di conseguenza il povero sushi e' stato messo, probabilmente suo malgrado, sotto i riflettori, e ora e' alla merce' di chiunque veda in esso, un modo per darsi un'aria mondana, di chi ha viaggiato e ha imparato tutto dal mondo e dalle culture aliene.

Tranne oggi, negli ultimi giorni c'e' stata una pioggia incessante accompagnata da un bel cielo grigio, scuro e minaccioso che sono solo serviti a deprimermi e a rendermi intrattabile. E' facile che la mie lagnanze sul sushi siano frutto proprio di queste condizioni metereologiche poco favorevoli. Ma un po' di colpa l'addosserei anche al mio nuovo corso universitario (English 101 - corso di scrittura e narrazione) che mi sta obbligando ogni giorno a pensare a nuovi argomenti su cui scrivere, scrivere, scrivere e scrivere.

Vabbe', bando alle ciance e procediamo!
Nella foto che ho messo in alto, vedete due sushi al tonno. Gnam! La foto l'ha scattata mio marito lo scorso fine settimana, durante una delle nostre numerosissime visite al Sushiroo, un ristorante di sushi, o piu' propriamente un kaiten-zushi, di cui ora parlero'.

Qui in Giappone, i sushi si possono gustare in vari posti. Si possono acquistare freschissimi al banco gastronomia di un qualunque supermercato, quasi in tutti i ristoranti di cucina locale, nei ristoranti interamente dedicati al sushi (ovviamente!) e nei kaiten-zushi.

Il termine kaiten-zushi significa, all'incirca, sushi rotante, perche' in questo tipo di ristoranti, proprio vicino ai tavoli, passa una sorta di mini nastro trasportatore, sorretto ovviamente da una struttura, su cui viaggiano tanti piattini di sushi vari, ma anche di insalate, dessert, zuppe, succhi di frutta ecc.
Ecco un'altra delle foto fatte al nostro kaiten-zushi di fiducia, Sushiroo:

Come potete vedere dalla foto, sul nastro viaggiano dei piattini di sushi o altro, e vicino dei cartellini col nome della vivanda in questione.

E come potete vedere, sul nostro tavolo si affaccia un rubinetto dal quale esce solo acqua calda che serve per prepararsi il te' verde. Infatti, sui tavoli, c'e' sempre un barattolino di te' verde in polvere. Su in alto, se guardate bene, vedrete delle tazze verdi tutte accatastate: sono quelle che si usano per il te' che ci si prepara al tavolo. Sempre in alto, solitamente, sono messi, a disposizione dei clienti, anche tovaglioli di carta, cucchiaini ecc.

Sui tavoli, inoltre, si trovano sempre dei contenitori di condimenti vari, soprattutto salsa di soia. C'e' sempre anche una scatola con dentro le bacchette di legno (usa e getta), e stuzzicadenti.

Sulla sinistra, in alto, vedete una specie di citofono e un campanello. E sul citofono c'e' un adesivo che indica il colore del nostro tavolo (in quel caso, nero).
Premendo il bottone del citofono, si viene messi in contatto direttamente con la cucina, e si possono fare ordinazioni particolari, specificando il colore del proprio tavolo, se per esempio si vuole qualcosa che al momento non c'e' sul nastro trasportatore, oppure si vuole richiedere un determinato numero di porzioni di qualcosa.
Dopo aver fatto l'ordinazione, nel giro di nemmeno un minuto, vedrete arrivare sul nastro i piatti da voi desiderati.

Il campanello, invece, serve per chiamare al tavolo i camerieri ai quali si possono ordinare cose da bere. Volendo, i sushi possono essere ordinati anche al cameriere, specialmente se si e' stranieri e si ha difficolta' ad esprimersi in giapponese. Ma e' con grande soddisfazione che vi posso dire che ora riesco, tranquillamente, ad ordinare usando il citofono e non piu' il campanello!! Evvai!

In alto vedete uno dei nostri sushi preferiti, a base di riso (ovvio) gamberi al vapore, avocado, cipolla e maionese! Una delizia che e' difficile descrivere! Ma credetemi sulla parola: e' divino!

Generalmente i kaiten-zushi sono ristoranti molto economici. Da Sushiroo, ad esempio, ogni singolo piattino costa 105 Yen, una vera fesseria. Anche le bibite (tranne quelle alcoliche) hanno lo stesso prezzo, e l'acqua e' gratuita.
Ma non tutti i kaiten-zushi hanno un prezzo unico su tutto, ma certi hanno un listino prezzi vario, a seconda del tipo di pesce o altro ingrediente utilizzato.
Certamente, anche fra i ristoranti di sushi vi sono quelli buoni e quelli cattivi, quelli eccellenti e quelli mediocri.
I kaiten-zushi sono posti alla buona, dove vanno molto le famiglie o chi abbia voglia di farsi una bella mangiata, senza doversi ipotecare la casa.

Sushiroo pur essendo un posto molto modesto, ha sempre cose ottime. Anzi, in un ristorante simile (ma piu' caro) siamo stati molto male dopo aver cenato, il che mi fa pensare che il pesce non fosse poi cosi' fresco come credevamo!

E anche tra i kaiten-zushi vi sono quelli piu' costosi e quelli piu' terra terra. Ce n'e' uno stupendo a Bashamichi, quartiere di Yokohama! Ma di quel locale magari ve ne parlero' un'altra volta!

E questa e' un'altra foto che abbiamo scattato all'interno del locale, da Sushiroo:

Un delizioso sushi di salmone:

Vi chiederete come venga calcolato il conto. Ebbene, e' molto semplice: a fine pasto, si preme il campanello e la cameriera verra' al vostro tavolo, e si mettera' a contare tutti i piattini vuoti che ci sono davanti a voi.
Il calcolo sara' veloce, proprio perche' essendo il prezzo lo stesso per tutti i piattini, le bastera' semplicemente fare una rapida moltiplicazione.
In alcuni altri kaiten-zushi dove non c'e' un prezzo unico, i camerieri si regolano in base al colore del piattino: ogni colore corrisponde ad un prezzo. In posti come quelli, ovviamente, vi e' un cartello ben visibile ai clienti, con tutti i prezzi in base al colore del piattino.

Anche da Sushiroo, pero', vi sono un paio di cose che costano di piu' di 105 yen: alcuni dessert particolari (la maggior parte dei dolci pero' e' a prezzo unico), alcune zuppe (tipo quelle a base di gamberi o vongole), e gli alcoolici. Ma questo non e' un problema per la cameriera proprio perche' gli articoli piu' costosi sono pochi, e quindi facili da ricordare.

Solitamente non mangiamo mai il dolce da Sushiroo - per il dessert preferiamo andare da Fujiya, al quale dedichero' un articoletto al piu' presto - pero' un dolcino che prendo sempre volentieri al kaiten-zushi sono le patate dolci Naruto Kintoki:

Sono patate dolci giapponesi, tagliate a bastoncini, fatte friggere e poi cosparse di una melassa dolcissima, piu' una leggera spolveratina di semini neri di sesamo. Ebbene cari lettori e cari lettrici di Biancorosso, sappiate che le Naruto Kintoki sono di una bonta' infinita!

Terminerei questo articoletto dedicato al sushi, dicendovi che parlero' ancora di questa amata specialita' nipponica, ma parlero' (e ho gia' parlato) anche di altre meraviglie della tradizione gastronomica giapponese, proprio perche' questo e' un Paese che non finisce mai di stupire per la sua bellezza, ma anche per le deliziose sorprese della sua raffinatissima tavola.

Qui il sushi e' un cibo delizioso nella sua semplicita', ma e' semplice per l'appunto. E' un cibo per tutti, grandi e piccini, ricchi sfondati e poveracci. Qui il sushi e' un cibo davvero democratico.
Nei ristoranti tipo questo non ci sono coreografie, arredamenti d'effetto, chef che fanno volare i coltelli in aria o che fanno mosse di judo tra un tonno e un salmone.
Qui il sushi e' puro e semplice.

Questo e' il sushi dei giapponesi.

mercoledì, aprile 11, 2007

Il mio keitai!

Questo che vedete nella foto e' il mio keitai, cioe' il mio cellulare!!!
Sabato siamo stati da Yamada, grosso negozio di telefonia ed elettronica, dove c'e' un assortimento di telefonini da far invidia a chiunque!

Dato che non avevo ancora un telefonino (saro' stata l'unica persona in tutto il Giappone ancora cosi'!), mio marito ed io ci siamo decisi e siamo andati a fare un ennesimo sopralluogo da Yamada; gia', anche perche' c'eravamo gia' stati miliardi di altre volte, senza contare altri posti simili, nella speranza di trovare la combinazione telefono + tariffe piu' convenienti in assoluto.
Ma alla fine Yamada si e' rivelato il posto migliore dove fare il nostro acquisto, un po' per la vasta gamma di modelli e tariffe, ma anche per l'ottimo servizio clienti.

E' stato difficilissimo scegliere che modello prendere, soprattutto perche' qui in Giappone, vi sono essenzialmente tre compagnie che dominano il mercato della telefonia mobile: SoftBank, NTT DoCoMo e AU by KDDI. E ognuna di queste, ovviamente, offre i propri piani tariffari secondo loro piu' convenienti, piu' infiniti assortimenti di modelli di telefonini vari.
Combinazione mi piacevano quasi sempre i modelli della DoCoMo, compagnia che pero' abbiamo alla fine scartato definitivamente perche' sconsigliataci ripetutamente da amici e conoscenti, e poi perche' ha dei prezzi esageratamente piu' alti rispetto a quelli praticati dalle altre due compagnie.

Abbiamo, alla fine, optato per AU by KDDI e siamo soddisfatti della scelta. Mio marito gia' aveva un telefonino Vodafone con schede prepagate con SoftBank, ma ha deciso anche lui di prendersene uno nuovo lo stesso giorno in cui ho preso il mio, e della stessa compagnia, in modo da poter usufruire di tariffe piu' convenienti.
Il suo e' un Sanyo ultra-tecnologico e dal design veramente di stile. Il mio, come potete vedere, e' un Sony Ericsson. Il modello e' un W51S, disponibile solo qui in Giappone.
Se puo' interessare, la AU by KDDI ha un sito interamente dedicato a questo telefonino che, pare, sia uno dei modelli piu' recenti dal design piu' stiloso in assoluto - e sono d'accordo!
Ecco il sito: www.be-a-beauty.net

Sebbene continuassi ad addocchiare molti dei modelli della DoCoMo, questo che ho poi preso, mi aveva gia' tante volte incuriosita, soprattutto per il design semplice ma elegante, e per il motivo floreale che ha sulla parte di sopra.
Inoltre, alle estremita', ha una lucina molto carina che s'illumina ogni qualvolta sta arrivando una chiamata, un sms (che qui si chiamano C-mail), email ecc.
Come sfondo ne ho messo uno (che vedete nella foto) dove appaiono continuamente kanji nuovi di nomi di pesci. Sotto al kanji appare la traslitterazione in hiragana e sotto in lettere. E le onde blu che vedete, si muovono!

Dato che e' da pochissimi giorni che ho il mio nuovo telefonino, per il momento lo sto usando solo ed esclusivamente per mandare / ricevere sms e fare / ricevere telefonate a / da mio marito, ma iniziero' a dare il mio numero alle mie amiche giapponesi con le quali non vedo l'ora di scambiare sms pieni di faccine carine!

mercoledì, aprile 04, 2007

Vasellame, che passione!

So di aver gia' parlato, qui sul mio blog, della mia passione per il vasellame in generale.
Da quando sono qui in Giappone, poi, questa mia mania si e' amplificata ancora di piu'!
Vado in giro per negozietti, botteghe d'antiquariato e simili, alla ricerca di pezzi speciali che sappiano catturare la mia attenzione...e il mio portafoglio!

Questa che vedete accanto e' uno dei miei acquisti piu' recenti: si tratta di una scodella per la zuppa di miso, anche se, vista la sua forma un po' panciuta, andrebbe bene anche per servire il riso al vapore.
Qui in Giappone si usano molto scodelle di questo genere, che in origine erano fatte di legno che poi veniva laccato di nero o di rosso, ed infine dipinte con colori vari.
La maggior parte di quelle che si trovano in commercio sono fatte di plastica dura, anch'esse smaltate e dipinte, in modo da farle sembrare come quelle di legno.
Ma quelle di legno si trovano ancora, sia nuove che come pezzi d'antiquariato, ma ovviamente costano di piu' delle altre.

Questa che ho preso io e' di legno. Sono rimasta colpita non tanto dalla forma o dal colore, quanto dall'immagine dipinta sul coperchio...un immagine che, come avrete notato, continua sulla scodella stessa. Vi e' raffigurato un pino giapponese. Ogni volta che vedo questa scodella, mi viene in mente una frase della superba opera The Tale of Genji di Shikibu Murasaki, una nobildonna vissuta nel Giappone dell'undicesimo secolo, che in inglese recita piu' o meno cosi': "I am ashamed before the Takasago pine".

Di seguito vi riporto alcune foto che ho fatto ad altre scodelle che ho acquistato di recente.

Di questa mi piace la parte inferiore (quella nera su cui poggia). Una scodella dalla forma molto aggraziata ed elegante. Bello il contrasto tra il rosso, il nero e l'oro.

Quest'altra e' molto graziosa, ma non una delle mie preferite, un po' per via del disegno insipido dipinto sul coperchio, ma rimane lo stesso un pezzo degno d'attenzione, soprattutto per la sua superficie interamente laccata di nero lucido.



Quest'ultima, invece, e' un mio acquisto risalente a piu' di un mese fa. Di queste ne ho ben tre. Anche questa e' di legno, con sopra il coperchio un motivo di foglie di palma dipinte a mano.
Lo sfondo e' un colore tipo vinaccia scuro, molto d'effetto.
L'interno della scodella (come quasi tutte le altre, tranne quella rossa, nera e oro) e' di un rosso con una punta appena percettibile di arancione.

Konnyaku: una piacevole scoperta

Queste che vedete in alto sono due mini-vaschette di konnyaku alla frutta. Il konnyaku e' un ingrediente giapponese (ma usato anche in alcune altre parti dell'Asia) che ho scoperto recentemente e di cui sono diventata incredibilmente golosa.
Il konnyaku e' una pianta molto nota ai giapponesi, perche' grazie al suo altissimo contenuto di amidi, e' possibile estrarre un tipo di farina e un tipo di gelatina vegetale, che e' quella che vedete nella foto in alto.

Nei supermercati, qui, si trovano in vendita dei blocchi grigiastri di konnyaku, dalla consistenza simile a quella di una gelatina soda. Questi blocchi vengono utilizzati per la preparazione di minestre e altre specialita' (tipo l'oden), non tanto per il suo sapore, anche perche' non ne ha molto, quanto per la sua consistenza.
Inoltre, pare che il konnyaku sia uno dei migliori alleati della nostra linea, soprattutto per chi vuole dimagrire o mantenere il proprio peso forma, in quanto una volta ingerito, tende ad aumentare di volume e quindi a creare un notevole senso di sazieta'.
E il contenuto calorico e' pressoche' risibile: pare, appunto, che per un blocco intero di konnyaku si arrivi a malapena a 10 calorie complessive!

Le gelatine di konnyaku alla frutta sono uno snack sano molto diffuso qui in Giappone: le si trovano nei supermercati e nei conbini (negozietti aperti 24 ore su 24 dove vi sono in vendita articoli di prima necessita', giornali, liquori, un po' di alimentari gia' pronti e non, dolciumi, cosmetici ecc.).
Quelle che vedete in alto le ho comprate in un conbini della zona. Dentro c'erano gelatine a due gusti: uva e pesca. Quelle all'uva erano divine! Gnam!
Questo tipo di gelatina ha la stessa consistenza di quella di origine animale (bleah!) , cioe' quella maggiormente utilizzata nei Paesi occidentali. Infatti, da quando ho scoperto da dove arrivasse la gelatina nostra solita, ho smesso di mangiarla.

Oltre ad essere, quindi, un'ottima alternativa per i vegetariani, e' l'ideale per chiunque voglia mantenere uno stile di vita piu' sano senza pero' rinunciare a qualcosa di dolce che non sia, per forza, a base di aspartame o altri orrori artificiali simili.
L'unica differenza tra la gelatina di konnyaku e quella tradizionale e' che, rispetto a quest'ultima, la prima non si scioglie in bocca, per cui diventa di fondamentale importanza (soprattutto nei bambini) masticarla per bene prima di ingoiarla, onde evitare cose spiacevoli.
Infatti, alcuni anni fa, mi ricordo che negli Stati Uniti non era difficile trovare queste gelatine in vendita nei supermercati asiatici, fino a che, per disgrazia, un giorno un bambino e' morto soffocato dopo che una di queste gli era rimasta bloccata in gola. Da quel momento e' stata proibita la vendita di gelatine monoporzione di konnyaku negli Stati Uniti.
Se non erro, e' ancora possibile trovare i blocchi di konnyaku da usare per la preparazione di cibi vari.
Queste che vedete nella foto a sinistra sono altre vaschettine di konnyaku alla frutta che ho comprato al supermercato.
Le ho trovate in confezioni formato gigante da ben 60 vaschettina l'una, ad un prezzo veramente ridicolo: poco meno di 200 yen!
Me le mangio tutti i giorni, soprattutto dopo i pasti visto che ho sempre voglia di qualcosa di dolce.
Dimenticavo di dire che, il konnyaku, oltre a tutto il resto, e' anche ricchissimo di fibre, per cui aiuta grandemente coloro che hanno problemi di stomaco, soprattutto di stitichezza, senza pero' avere l'effetto lassativo delle prugne.
Nella confezione che ho comprato ci sono quattro gusti, come potete vedere dalla foto: uva, pesca, mela e arancia. Sono tutte SQUISITE e con il gusto vero della frutta. La mia preferita rimane, pero', quella all'uva! GNAM!!!

La gelatina di konnyaku esiste anche in polvere, da preparare mediante l'aggiunta di acqua, proprio come si fa con la gelatina tradizionale. Non so se sia un prodotto facile da reperire al di fuori del Giappone, ma se questo prodotto v'interessa, provate a chiedere ai vostri negozi di prodotti asiatici piu' vicini!

lunedì, aprile 02, 2007

Ciliegi in fiore a Shinjuku

Questo fine settimana e' stato divertente. Sabato mattina siamo stati ad un Cherry Blossom Festival non lontano da qui, e dopo pranzo siamo andati di nuovo ad Hayama. La' c'e' un negozietto minuscolo (nel vero senso della parola!) che vende prodotti italiani, soprattutto salumi e formaggi.
Come gia' dicevo uno o due articoletti fa, il Giappone e' sempre pieno di sorprese. E' incredibile come in un'antichissima cittadina tipo Hayama, nascosta tra templi shintoisti antichi e alberi, vi possa essere una salumeria! Eppure e' cosi': questo e' un Paese che non smette mai di stupire.
E ieri siamo stati a Shinjuku. Siamo andati a passeggiare al Chuo Park, che si trova proprio in mezzo a grattacieli altissimi. E' tipo un Central Park newyorchese, ma di dimensioni ben piu' ridotte.

Siamo in primavera, e il Giappone celebra quest'affascinante stagione adornando viali, strade e corsi con stupendi alberi di ciliegio completamente in fiore! In questo periodo non faccio altro che camminare a testa in su' e ammirare questi trionfi di fiori rosa.

Mentre camminavamo nel Chuo Park, ci siamo trovati in mezzo ad un sacco di gente! C'erano famiglie, gruppi di amici e fidanzatini che facevano allegri pic-nic. C'era persino una convention di travestiti!! Ma cio' che mi ha colpita ancora di piu' e' stata la tendopoli: c'e' una zona all'interno del parco, costellata da tende blu abitate dai senzatetto (le vedete nella foto, sulla sinistra).
I barboni qui in Giappone si vedono molto raramente, e di solito girovagano nelle stazioni, cercando di stare al riparo dal freddo o dal caldo. Da quando siamo qui, avremmo visto non piu' di tre barboni, mentre domenica in quella tendopoli ce ne saranno stati una trentina, anche se erano quasi tutti dentro le loro tende.

Ed ecco a voi un po' di foto che abbiamo scattato, di questi meravigliosi alberi giapponesi! Il Giappone celebre la primavera in un modo davvero poetico ed elegante:

Questo e' uno dei tantissimi alberi del Chuo Park, a Shinjuku. Come vedete, dietro si stagliano alcuni altissimi grattacieli:

Alcune persone riunite sotto un albero a fare un bel picnic:



E sempre ieri pomeriggio, prima di prendere il treno per Shinjuku, mio marito ed io siamo andati a fare un giretto qui nel nostro quartiere. Abbiamo scoperto che c'e' un tempietto antichissimo sopra una collinetta. Non l'avevamo mai visto, anche perche' e' un po' nascosto.
Per arrivarvi bisogna imboccare una stradina davanti alla quale passiamo sempre, pero' il tempio da li' non si vede. Abbiamo deciso di andare ad esplorare questo angolino del quartiere perche', proprio agli inizi della stradina, c'e' un torii (o di pietra oppure di legno - spesso, se di legno, sono smaltati di rosso), ovvero un arco shintoista / buddista che indica l'inizio di un territorio sacro, dove generalmente si trovano templi.
Ecco il torii piu' da vicino:

E questa e' la stradina che s'imbocca subito dopo aver oltrepassato il torii che vedete nella foto sopra:

E proprio al fondo di questa stradina, si arriva al torii davanti alla scalinata che conduce al tempietto:


E per finire, ancora un paio di foto di alberi in fiore che abbiamo scattato sabato, al Cherry Blossom Festival:

Evviva la primavera, soprattutto quella giapponese!!!!!!

martedì, marzo 27, 2007

L'angolo del KitKat

Questo e' il grazioso Sakura KitKat che e' apparso nei negozi poco prima che iniziasse la primavera.
In questo periodo sembra che qualunque cosa sia colorata di rosa e adornata di fiori di ciliegio.
A me piace questo periodo. Gli alberi di ciliegio in fiore mi mettono allegria e mi fanno sentire felice.

Cosi' ho deciso di comprare questo KitKat un po' per celebrare l'arrivo della mia stagione preferita, e un po' per vedere che gusto avesse questa versione cosi' giapponese della famosa barretta.

Beh, e' pessimo. Peccato perche' il packaging e' adorabile, e se non fosse che il sapore e' a dir poco ributtante, lo ricomprerei in continuazione. Ma proprio non si puo' perche' e' nauseabondo! Le barrette sono ricoperte di una crema rosa, quindi un colore che non fa pensare a cose molto commestibili. Ma passi il colore, insomma, d'altronde da quando sono qui mangio cose verdi e viola, di certo non mi sono fatta spaventare da un po' di rosa.
Ha un sapore che ricorda quello di quelle caramelle dure alla frutta che si ricevevano sempre in regalo da parenti, vicini di casa e persone anziane. Quelle caramelle che alla fine non piacevano a nessuno e passavano da una tasca all'altra, finivano magari col rimanere in una borsetta o nella tasca di un cappotto per secoli, per poi venir buttate via. Bleah.

Quindi, al Sakura Kitkat darei un 10 per il packaging e un 2 per il sapore.

Questo, invece, e' il Choco Banana KitKat. Questo e' un altro di quei gusti in edizione limitata. L'ho comprato da FaMiMa, assieme al KitKat all'arancia rossa e quello al melone di Yubari. Li avevano in offerta perche' erano gli ultimi pezzi rimasti, dato che poi per un po' non li faranno piu', almeno non fino al prossimo anno (?)...boh.

Beh, peccato, perche' Choco Banana e' DIVINO! A parte il fatto che l'accostamento banana e cioccolato e' vincente gia' di suo, se poi a questo aggiungiamo la leggerezza di un buon KitKat croccante, si arriva in paradiso!
Il Choco Banana e' come un classico KitKat, ma con un piacevole sapore (non artificiale, ci tengo a precisarlo) di banana.
Davvero squisito! Peccato che sia in edizione limitata, altrimenti lo comprerei piu' spesso, anzi, penso comprerei piu' il Choco Banana che il KitKat classico!

Al Choco Banana darei un 9 per il packaging (il Sakura e' il piu' bello) e un 10 per il sapore!

E infine, ecco il KitKat al melone di Yubari.

Yubari e' una cittadina ad Hokkaido, nel nord del Giappone. E' famosa per questi suoi meloni cosi' apprezzati in tutto il Paese perche' sono particolarmente dolci e succosi.

Premetto che detesto il melone. Non mi fa vomitare, ma non lo considero un frutto piacevole da mangiare. Infatti non sopporto il classico prosciutto crudo e melone, un po' per l'accostamento dolce e salato che m'ispira poco, ma poi proprio per via della presenza di questo frutto (ma il melone e' un frutto alla fine?).
Nonostante cio' ho voluto lo stesso provare questo KitKat, soprattutto perche' qui in Giappone esistono tantissimi dolci (biscotti, caramelle, cioccolata ecc.) aromatizzati al melone, per cui si puo' dire che sia uno dei gusti piu' diffusi e piu' apprezzati in questo Paese.
E vi diro', pur non avendo predilezione per il melone, non l'ho trovato cosi' cattivo. E' senza dubbio mille volte piu' buono del Sakura, su questo non ci piove!
Questo KitKat e' molto fedele al sapore vero del melone. E come quasi tutti i KitKat aromatizzati a qualcosa, c'e' sempre un buon equilibrio tra il sapore del cioccolato e quello del gusto in questione. L'uno non prevale sull'altro e viceversa.
Quindi, se siete fan del melone, non fatevi scappare quest'edizione limitata del KitKat!

Al KitKat al melone di Yubari darei un 8 per il packaging e un 7 e mezzo per il sapore, proprio perche' non ho una grande passione per questo frutto.

Insalata giapponese di patate

Oggi sto aggiornando Biancorosso a raffica, come potete vedere. Non ho granche' da fare (ehm, veramente avrei da andare a fare l'iscrizione all'uni per i nuovi corsi, preparare la lezione d'italiano per Kyoko, pensare a cosa preparare per cena stasera piu' miliardi di altre cose, ma vabbe'), e allora vi parlo di una delizia: l'insalata giapponese di patate!

Sicuramente avete assaggiato cose tipo l'insalata russa (che detesto), la capricciosa (che adoro), la potato salad americana et similia.

I giapponesi hanno una loro versione di questo famoso piatto. Quella che vedete nella foto e' l'insalata giapponese di patate che ho preparato ieri sera.

E' semplicissima da realizzare, richiede pochi ingredienti e i tempi di preparazione sono minimi. Per cui, cosa aspettate??
Leggendo gli ingredienti vi accorgerete delle differenze fra le insalate di patate nostrane e questa versione nipponica.

INSALATA GIAPPONESE DI PATATE - Gentilmente offertavi da Biancorosso!

Ingredienti per BOH...3-4-5-6 persone, dipende, anche perche' i giapponesi servono quest'insalata in porzioni micro, per cui potrebbe pure bastare per una comitiva di 20! Fate vobis!

3 patate medie
1 uovo sodo, sgusciato e tagliuzzato a pezzetti
una tazza di maionese (preferibilmente giapponese, altrimenti usate quella normale)
mezzo cetriolo senza semini e tagliato a fettine sottilissime
mezza cipolla media tagliata a fettine sottili
una carota piccola bollita e tagliata a tocchetti
sale e pepe q.b.

Fate bollire le patate con la buccia. Non lessatele troppo pero': dovranno risultare ancora un pochettino dure, ma non crude. Tenete presente che dovrete tagliarle a cubetti, per cui se sono troppo cotte rischierete di spappolarle tutte.
Dopo che saranno cotte, sbucciatele e tagliatele a cubetti e metteteli in una terrina.
Pulite una carota piccola e fatela bollire. Tagliatela a tocchetti e aggiungeteli alle patate. Salate e pepate, e lasciate riposare per qualche minuto mentre finite il resto.

Prendete mezzo cetriolo lavato, tagliatelo per lungo e rimuovete i semini centrali, dopodiche' tagliatelo a fettine sottilissime. Tagliate a fettine sottili anche la cipolla. Mettete sia il cetriolo che la cipolla su un piattino e salateli. Lasciate riposare per qualche minuti.

Tagliate a pezzi piccoli l'uovo sodo. Quando le patate e carote si saranno raffreddare un po', versatevi l'uovo sodo. Mescolate bene.
Date una strizzatina ai cetrioli e alla cipolla, in modo da eliminare il liquido di queste verdure. Aggiungete sia i cetrioli che la cipolla alla terrina dove ci sono le patate. Infine la maionese. Mettetene quanto basta, ma non troppo poca e nemmeno troppa, altrimenti risultera' neauseante.

Mischiate il tutto molto bene e regolate ancora di sale e pepe. Coprite la terrina con un po' di carta trasparente e mettete in frigo, lasciando riposare per almeno un'ora prima di servire.
Et voila'!

Questa e' l'insalata giapponese di patate. Viene identica a quella che si mangia qui. Qui spesso viene messa a parte, in un pirottino, nei bento. La si trova spesso anche nei reparti gastronomia dei supermercati, gia' pronta.
I giapponesi amano mangiarla come snack con la birra, oppure per accompagnare altri cibi.

ITADAKIMASU!!!!

Miso! Miso! Miso!

Ieri sera mi sono cimentata a preparare la zuppa di miso! Vi riporto la ricetta, se v'interessa.

E' stato MOLTO semplice prepararla. Piu' semplice di una pastina in brodo!

Il menu' della cena di ieri sera e' stato:

Gamberi e sogliola al cartoccio (con limone e prezzemolo)

Riso bianco al vapore

Insalata giapponese di patate (di cui parlero' a breve)

Zuppa di miso (la star della serata!)

Qui accanto ho fotografato gli ingredienti principali che vi servono.
In alto c'e' il tofu, in basso a sinistra un pizzico di alghe wakame lasciate in acqua a rinvenire e a destra la pasta di miso.

Dovreste riuscire a reperire questi tre ingredienti in un qualunque market asiatico fornito. Quasi sicuramente non dovreste avere problemi a trovare ne' il tofu ne' il wakame.

Per quanto riguarda il tofu, mi raccomando, non prendete quello troppo molle, perche' per questa ricetta va tagliato a dadini, e se prendete quello che ha la consistenza dello squacquerone, i dadini ve li sognate.
Qui, nella foto a sinistra, vedete l'Hondashi ほんだし, un preparato per fare il brodo di pesce, ingrediente cardine della cucina giapponese.

Le cuoche piu' virtuose prepareranno l'hondashi fresco, ma quelle che hanno poco tempo o sono alle prime armi con la cucina nipponica, magari preferiranno affidarsi ad Ajinomoto, e usare la scorciatoia.

L'hondashi c'e' sia in scatola, da dosare come si vuole, oppure in porzioni monouso come quelle che ho preso io. Ogni porzioncina equivale a 600ml di brodo di pesce.
Anche questo non dovreste avere difficolta' a trovarlo in un buon negozio di alimentari asiatici fornito. Purtroppo e' difficile sostituirlo, perche' il sapore sarebbe completamente diverso. Se proprio non riusciste a trovare l'hondashi, al massimo potreste usare del brodo di pesce normale, ma il risultato sara' differente.
E se proprio siete fan della cucina giapponese e vi piace sperimentare con piatti vari, a questo punto vi consiglio di ordinare alcuni ingredienti da Internet, oppure potete chiedere ad amici e parenti che abitano o intendono venire qui in Giappone.

MISO SHIRU (Zuppa di miso)- みそ汁 Ricetta offertavi da Biancorosso!

Ingredienti per due persone:

400ml di hondashi (brodo di pesce)
1 cucchiaio e mezzo di pasta di miso
2 gr scarsi di alga wakame
cipollotti verdi
tofu fresco

Mettere a bollire 400ml d'acqua e aggiungere la polvere di hondashi, e fare quindi un brodo. Tenere in caldo.
In una scodellina mettere l'alga wakame secca, e a questa aggiungere un po' d'acqua per farla rinvenire. Lasciare l'alga a mollo fino a che non si sara' espansa. Quando questo accadra', scolarla e metterla su un piattino a parte.
Prendere un po' di tofu (un 80g dovrebbero bastare, ma regolatevi in base ai vostri gusti) e tagliarlo a dadini.

In un bicchiere versate il cucchiaio e mezzo di pasta di miso e a questo aggiungetevi una mestolata di brodo di pesce. Mescolate e accertatevi che la pasta di miso si sia completamente sciolta. Versate la pasta di miso sciolta nella pentola dove c'e' il brodo restante.
Aggiungete ora il tofu e l'alga wakame, e fate cuocere per un minuto a fuoco basso. Non portate la zuppa ad ebollizione, altrimenti il miso prendera' un sapore cattivo!

Et voila'! La vostra zuppa di miso e' pronta per essere servita! E se volete, potete aggiungere qualche pezzetto di cipollotto verde tagliato a fettine sottili. Io me lo sono dimenticato, ecco perche' non si vede nella foto. Versate la vostra zuppa in scodelle per il miso, o semplici scodelline.

ITADAKIMASU!!

Ps. Colgo l'occasione per fare un salutino a mia sorella G. , con la quale ho parlato per telefono ieri e le ho detto che l'avrei salutata sul mio blog! Ciao piccolina!!

Concerto all'Iwasaki

Domenica pomeriggio, mio marito ed io siamo andati a Yokohama, all'Iwasaki (museo e sala concerti) a vedere un recital di pianoforte, clarinetto e violoncello.

La pianista e' una nostra cara amica. A gennaio ci aveva regalato i due biglietti che vedete nella foto.

Domenica e' stata una giornata molto grigia e fredda. Probabilmente si stava preparando per il terremoto che poi ha colpito il Giappone quel giorno li'.
Noi fortunatamente stiamo bene e anzi, non ci siamo neanche accorti di quello che stava capitando! Grazie al cielo eravamo in una zona che non e' stata affetta dalle scosse.

Il recital e' durato all'incirca due ore. Sono stati suonati pezzi di Beethoven e Brahms.
Eravamo in una saletta molto piccola, con una capienza di non piu' di cento persone. Era un evento molto esclusivo, e aperto a pochi evidentemente. Buona parte delle persone che sono venute erano di una certa eta', degli aficionados di musica classica, indubbiamente.

Prima del concerto abbiamo fatto una passeggiata nei dintorni dell'Iwasaki e abbiamo scattato un paio di foto, anche se la giornata era molto grigia.





Dopo il concerto siamo venuti via, anche perche' avevamo dovuto per forza lasciare la macchina in un parcheggio a pagamento, attaccato al museo. L'Iwasaki ha un parcheggio che fa ridere i polli, con qualcosa tipo quattro posti auto.
Non nascondo una certa ansia che ho provato durante il concerto, perche' continuavo a pensare a quanto ci sarebbe costato quel parcheggio della malora! E infatti abbiamo speso 1500 yen! Capperi!
Ci siamo avviati verso casa, e poi..come capita spesso qui in Giappone, abbiamo trovato una cosa molto inaspettata: una salumeria tedesca! Ma chi se l'aspettava? E il bello e' che questa salumeria si trova in una zona industriale, grigia e dove non c'e' proprio nulla di bello da vedere. Cosa ci faccia li', non lo so.
Comunque sia, ci siamo fermati, spinti dalla curiosita', soprattutto perche' sia mio marito che io adoriamo i salumi, in particolar modo salame, mortadella e speck e volevamo vedere se per caso avessero anche salumi italiani.

Questa salumeria tedesca era un posto molto singolare: un locale piccolo, freddo, pulitissimo quasi asettico. Appena si entra c'e' un bancone con ogni sorta di salumi, salsicce e arrosti vari. Sulla sinistra c'e' un freezer con fondi di salami e prosciutti in offerta, e a destra uno scaffale con confezioni regalo, pane nero, e sulla parete vari diplomini conseguiti dal proprietario della baracca (giapponese) in Germania.

Abbiamo preso del salame Milano e del prosciutto cotto affumicato della casa. Entrambi OTTIMI! Peccato i prezzi, perche' sono da capogiro.

Abbiamo concluso la serata andando a farci la nostra solita scorpacciata da Sushiro, e un giretto da Maruetsu dove ho comprato gli ingredienti per fare la zuppa di miso (di cui parlero' nel prossimo articoletto) e Usagi-san, il coniglietto marmellata & cioccolato della foto nell'articoletto precedente a questo.

lunedì, marzo 26, 2007

Usagi-san a colazione


Vi presento Usagi-san うさぎさん! L'ho comprato ieri in una panetteria da Maruetsu. Non ho saputo resistere! E' troppo carino!

Mi sono pappata Usagi-san a colazione, stamattina, con una bella tazzina fumante di caffe' Illy! Slurpis!

Come vedete, Usagi-san ha della marmellata di fragole nelle orecchie, occhi e bocca di cioccolato...e dentro e' ripieno di una golosissima crema, anch'essa al cioccolato!

Piccoli acquisti

L'altra sera siamo stati in un negozio a Yamato, dove vendono tutte cosine carine per la casa, e chiaramente essendo una patita di queste cose, sono uscita da li' con un sacchetto pieno di acquisti!
Ho preso due scodelle per la zuppa di miso, che sono quelle che ho fotografato e vedete qui accanto. Sono molto semplici, ma carine.
Pero' voglio prenderne poi delle altre, magari di piu' elaborate ed eleganti per quando si ha ospiti. Diciamo che queste sono scodelle per il miso da usare tutti i giorni, senza troppe pretese.


Qui, invece, c'e' il bento di Rascal, altro acquistino fatto a Yamato. Da quando mi e' iniziata la mania dei bento, ora li cerco dappertutto, cosa che prima non facevo.
E il bello e' che sto comprando tutti questi accessori, ma ancora non ho preparato niente.
Anche se, ieri sera, ho usato una bento box di plastica trasparente, semplice e con le chiusure ai lati, dove ho messo l'insalata da dare a mio marito da portarsi al lavoro.

Altre volte ho fatto la stessa cosa, ma stavolta sono stata un briciolino piu' creativa perche' ho appositamente scelto un bento che avesse gli scomparti, per poter mettere l'insalata da una parte, e un botticino col condimento da una parte, e delle tostadas spezzettate in un angolo.
Ho usato una di queste bottigliette per condimenti, da mettere nel bento. Sono abbastanza piccoline da stare dentro un bento, ma abbastanza capienti da contenere una quantita' decente di salsine e condimenti vari.

Queste qui in particolare sono facili da riempire perche' hanno un buco grande.

Infatti sono riuscita ad usare un piccolo imbuto per travasare il condimento solito che preparo a mio marito, per l'insalata, ovvero sale, pepe nero, olio e aceto.

Di botticini del genere ne esistono di tanti tipi, formati e forme. A me sono piaciute queste proprio perche' sono capienti e carine al tempo stesso. Sopra l'etichetta c'e' la parola giapponese YASAI やさい, che significa verdura!
E qui invece, c'e' un'altra cosina carina molto giapponese: l'oshibori おしぼり。
L'oshibori e' un piccolo asciugamanino morbido umido che viene usato per lavarsi le mani, prima dei pasti.
Nei ristoranti, qui in Giappone, prima dei pasti viene generalmente servito il te' verde e assieme a questo vi viene portato l'oshibori bagnato e strizzato, che solitamente e' caldissimo, arrotolato e sigillato in un sacchettino di plastica trasparente, per questioni d'igiene.
D'inverno gli oshibori vengono serviti caldissimi, mentre d'estate sono freddi!
A me piace sempre tanto l'odore dell'oshibori, non so perche'. Ha un odore particolare, di pulito!
In molti locali, pero', l'oshibori tradizionale e' stato soppiantato da tristissime salviettine umide micro, avvolte in piccoli involucri di plastica.
Non ho grande simpatia per le quelle salviette perche' sono piccole, e spesso vengono intinte in una qualche soluzione disinfettante che ha un odore sgradevole. Bleah!
Indubbiamente la preparazione degli oshibori (lavaggio, sterilizzazione, piegatura ecc.) comporta un costo che molti ristoranti preferiscono evitare, passando alle anonime salviette.
C'e' da dire che, per quanto la tentazione possa essere forte, e' maleducazione pulirsi la bocca con l'oshibori. L'asciugamanino in questione serve solo per le mani!
Quello che ho comprato io e' l'oshibori per il bento, perche' ha il suo bel contenitore che mantiene l'asciugamanino umido, pulito e lontano da polvere e sporcizie varie.

Ma e' anche ideale da preparare e tenere in borsa. Puo' capitare di fermarsi a mangiare un gelato o un bel senbei, e di ritrovarsi con le dita sporche. E a volte si ha semplicemente voglia di lavarsi le mani, ma non si sa dove andare.
Ed infine, ecco i miei due nuovi kinchaku. Sono sacchettini molto belli per trasportare il bento, piu' altre cosine tipo una bibita, frutta, ecc.
Ma sono carini anche da usare per metterci altre cose.
Per esempio, mia mamma usa sacchetti di tela tipo questi per riporre la biancheria intima quando si viaggia, in modo che non s'impolveri o si macchi stando a contatto con l'interno della valigia ed oggetti vari.
Si possono trovare davvero mille usi per un kinchaku, oltre al suo originale!

Termino il mio articoletto di oggi, con una foto di un graziosissimo fiorellino sbocciato nella piccola siepe di casa nostra! Sono una persona che ama tanto la natura, i fiori, le piante, il mare, ecc. e ogni volta che vedo una piantina che germoglia oppure un fiore appena sbocciato, mi si riempie il cuore di felicita'! E l'altro ieri mio marito mi ha fatto notare questo fiorellino grazioso e non ho potuto non fotografarlo!

venerdì, marzo 23, 2007

Tonkatsu

Un paio di sere fa, per cena, mi sono cimentata nella preparazione di quello che considero essere uno dei miei piatti giapponesi preferiti in assoluto: il tonkatsu.

Il risultato lo vedete accanto nella foto scattata da mio marito.
Il tonkatsu e' una specialita' giapponese, non particolarmente sana ma e' cosi' squisita che mi viene l'acquolina in bocca solo a pensarci! Gnam!

Si tratta di una specie di braciola di maiale impanata e fritta. Nei ristoranti viene sempre servita con del cavolo verza tagliato a listarelle sottili, riso bianco caldo, una scodella di zuppa di miso fumante e una salsina marroncina da mettere sulla bracioletta.

La braciola viene poi tagliata a pezzi per poter essere facilmente gustata coi bastoncini, senza bisogno di forchetta o coltello.
In un certo senso il tonkatsu e' molto simile alla nostra cotoletta alla milanese, anche se ci sono delle differenze nel tipo di ingredienti utilizzati.
La parola tonkatsu fa riferimento solo al maiale preparato in questo modo. Ma vi sono delle varianti che prevedono l'uso di pollo o chicken katsu チキンカツ, gyuu katsu 牛カツ preparato con la carne di manzo. So che esistono anche versioni a base di fette di prosciutto spesse impanate e fritte, e anche certe a base di pesce, in particolare gamberi.

Devo dire la verita', ho solo assaggiato il chicken katsu, e sebbene mi sia piaciuto, non mi ha entusiasmata. Per me questo piatto e' solo col maiale! Anche se mi piacerebbe assaggiare i gamberi preparati in questo modo.
E in quest'altra foto vedete di nuovo uno dei tonkatsu che ho preparato quella sera, con vicino la scodella del riso. Davanti al piatto, in quel flaconcino col tappo bianco c'e' la tonkatsu soosu トンカツ ソース ovvero salsa per il tonkatsu, e vicino una salsa al sesamo per condire l'insalata oppure, proprio come avviene nei ristoranti, viene usata per condire il cavolo verza tritato che vedete nel piatto assieme al tonkatsu.

Non voglio peccare di presunzione, pero' a dire il vero il risultato e' stato sorprendente! Il sapore era pressoche' identico a quello del tonkatsu che normalmente mangiamo nei ristoranti, soprattutto da Katsuya - catena di locali specializzati nella preparazione di questo piatto.
Anzi, il mio e' risultato piu' leggero, dal punto di vista dell'impanatura. Credo che questo fosse dovuto al fatto che ho impanato le braciolette una volta sola, senza fare molteplici strati di pangrattato e uovo.
In piu' ho usato, ovviamente, dell'olio d'arachidi pulito, il che avra' indubbiamente contribuito a rendere il piatto meno pesante.

Vorrei riportarvi la ricetta che ho utilizzato, pero' prima vorrei fare una premessa per coloro i quali hanno un po' di avversione verso la carne di maiale (non per motivi religiosi o etici): io sono una che generalmente disdegna molto le carni, in particolare quelle rosse. Prima di venire qui in Giappone, il maiale lo mangiavo una volta ogni due secoli. Di maiale mangiavo i salumi e i wurstel, ma braciole, costine et similia, quasi mai. Le uniche carni che gradivo erano il pollo e il tacchino, e basta.

Poi, venendo qui, ho scoperto il delizioso mondo del tonkatsu, e adesso mangio piu' maiale che pollo, anche se, nel tentativo di seguire un'alimentazione sana ed equilibrata, cerco di limitare il piu' possibile piatti come questi nella mia dieta, rendendolo un qualcosa che mi concedo solo ogni tanto. Ma va detto che, se preparato in casa, e' decisamente piu' sano che non mangiato in ristoranti in giro. E' un po' come con la cotoletta alla milanese o altri cibi fritti della nostra cucina: di certo non li mangiamo tutti i giorni, ma una volta ogni tanto fanno piacere..eccome se fanno piacere!

Bando alle ciance e via con la ricetta!

TONKATSU とんかつ 
Ingredienti per 4 persone:

4 braciolette di maiale
2 tazze di panko (pangrattato Japanese style - se non l'avete, usate quello normale)
1 uovo sbattuto
1 tazza di farina bianca
olio d'arachidi per la frittura
1 limone
senape piccante (facoltativa)
salsa per tonkatsu (se non la trovate, vi diro' con cosa sostituirla)

Se avete un batticarne, date qualche colpetto alle braciole per assottigliarle un po'. Io le ho semplicemente messe in un sacchetto ziploc, ho fatto uscire l'aria e poi l'ho chiuso. Con il fondo di una teglia (metodo molto casalingo, ma efficace!), ho dato qualche colpo alle braciole che si sono leggermente appiattite, proprio come volevo io.
E' importante appiattirle un po', perche' cosi' cuoceranno piu' in fretta, dato che dovendo friggerle, non rimarranno nell'olio a lungo, quindi se la braciola e' troppo spessa potrebbe non riuscire a cuocere completamente.

Infarinate le braciole. Io ho versato la farina direttamente nel sacchetto ziploc, poi l'ho richiuso e l'ho agitato bene.
In una terrina a parte, ho sbattuto l'uovo con una forchetta. All'uovo ho aggiunto un pizzico di sale e uno di pepe, per dare piu' sapore.
E su un vassoio ho versato il panko.
Il panko e' la versione giapponese del nostro pangrattato, anche se e' un po' diverso perche' viene grattugiato in modo piu' grossolano, cosa che rende l'impanatura piu' croccante e sfiziosa, secondo me.
Se non avete il panko, potete farvelo utilizzando dei tozzi di pane raffermo che passerete nel tritatutto, facendo attenzione a non tritare troppo, diversamente utilizzate del normalissimo pangrattato che trovate al supermercato.

Scuotete leggermente le braciole in modo da eliminare la farina in eccesso. Passatele nell'uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Accertatevi che le braciole siano completamente ricoperte di pangrattato. Dopodiche', adagiatele su un piatto e mettetele nel freezer (non in frigo, altrimenti ci mettono troppo) per 20 minuti. Questo serve a fissare l'impanatura in modo che non si stacchi una volta nell'olio.

Mentre aspettate, prendete una padella capiente, e versatevi abbastanza olio d'arachidi da permettere una frittura uniforme.
Scaldate l'olio. Trascorsi i 20 minuti, tirate fuori dal frigo le braciole e, facendo MOLTA attenzione agli schizzi d'olio, adagiatele lentamente nell'olio caldo. Non mettetene a friggere piu' di due alla volta, altrimenti rischiate di abbassare la temperatura dell'olio.
Aiutandovi con una pinza, o con delle bacchette (se siete pratici), date una girata frequente alle braciole, per evitare che cuociano troppo da una parte e non abbastanza dall'altra. Fate attenzione a non rompere l'impanatura!
L'impanatura dovra' risultare dorata, di un colore simile all'arancione, tipo il colore del mio tonkatsu nella foto.

Se non siete sicuri che siano cotte, tiratene fuori una e tagliatela un po' nel mezzo e controllate a che punto e' la carne. Non dovesse essere ancora completamente cotta, rimettetela nell'olio ancora per un paio di minuti.
Abbiate l'accortezza di non portare l'olio a temperature eccessive, perche' questo vi fara' solamente bruciare l'impanatura, senza peraltro cuocere la carne come si deve.
In poche parole, friggetele come friggereste delle semplici cotolette alla milanese.

Quando saranno pronte, tiratele fuori e mettetele su un piatto con della carta scottex, in modo da assorbire un po' di unto.
Con molta cura, tagliatele a pezzetti, lasciando pero' alla braciola la sua forma originale (v. foto in alto).
Se vi va, potete servirle proprio alla maniera giapponese, tagliando a listarelle sottili qualche foglia di cavolo verza lavata con cura.
Ovviamente, se potete, non fatevi mancare del buon riso caldo al vapore, che preparerete con la cuociriso (se l'avete), oppure facendolo semplicemente bollire.
Anche una scodella di zuppa di miso sarebbe l'ideale, ma anche senza va benissimo.

Per quanto riguarda la salsa per il tonkatsu: se potete, andate a dare un'occhiata ai vostri supermercati asiatici piu' vicini a voi. Spesso nei supermercati cinesi o coreani vengono trattati prodotti giapponesi, quindi non e' impossibile trovare la salsa per il tonkatsu. Quella piu' famosa qui e' la stessa che vedete nella foto, marca Bulldog. Ma vi sono anche altre case che la fanno, e sono tutte ottime.
Se proprio non riuscite a trovarla o non avete il tempo o la voglia di andare alla ricerca, potete sostituirla mischiando una salsa per bistecche (tipo Worcestershire) con un po' di ketchup per renderla piu' dolce, e magari una o due gocce di succo di limone per creare un po' di contrasto tra il dolce e l'aspro. In alternativa, potete usare la Worcestershire da sola, senza mischiarla a niente, anche se non e' proprio uguale alla tonkatsu soosu, e' comunque un ottimo sostituto.
E, se vi va, condite il vostro tonkatsu con un po' di senape piccante!

ITADAKIMASU!!! いただきます!!!!!

domenica, marzo 18, 2007

Bento & Bento

Da quando mi e' stato segnalato il blog di Bento Mania da una mia amica, devo dire che mi e' venuta una voglia incredibile di cimentarmi nell'affascinante arte tutta nipponica dei bento.

Potrei spiegarvi in modo dettagliato cosa sono i bento, ma fate prima ad andare a dare un'occhiata al sito che ho appena menzionato: li' troverete tutte le info in materia.

Comunque, in poche parole, si tratta della versione giapponese del baracchino (come lo chiamiamo noi a Torino -- fa pure rima), gavetta o lunchbox. Pero', cio' che contraddistingue i bento giapponesi da quelli nostrani, e' la creativita' con cui viene sistemato e presentato il cibo. Un pugnetto di riso, due carotine, una cotoletta, oppure una macedonia possono trasformarsi in piccole opere d'arte commestibili. Come si suol dire, l'occhio vuole la sua parte, e coi bento l'occhio fa festa.

Ma con la parola bento si fa riferimento non solo ai baracchini per bambini e per chi ha bisogno di portarsi il pranzo al lavoro, ma ai vassoi di cibo misto che vengono serviti nei ristoranti (nei ristoranti vengono appunto serviti in vassoi laccati e non in bento box). E nei supermercati, nel reparto gastronomia, vengono venduti dei bento gia' pronti, per chi non ha tempo ne' voglia di mettersi a farli. Solitamente vengono venduti in vassoietti molto carini, usa e getta.

Abitando qui in Giappone, vedo spesso nei negozi, tutto l'occorrente per preparare questi baracchini nipponici: dai contenitori stessi, con tutti gli accessori coordinati - posatine, i kinchaku ovvero borsettine per trasportare comodamente il proprio bento, le bacchette dello stesso colore, il laccetto elasticizzato per tenere chiuso il bento ecc. - piu' tutti gli altri accessori che servono per preparare questi irresistibili pasti.
Qui, molte mamme, fanno a gara per chi riesce a preparare il bento piu' creativo, piu' bello. Uno degli scopi dei bento e' quello di invogliare i bambini a mangiare, rendendo piu' invitanti i cibi, specialmente quelli che fanno bene ma che non sempre piacciono ai piccoli, tipo le verdure. Allora, cos'e' meglio, un anonima montagnola di spinaci lessi e barbosi, oppure un'invitante porzione di spinaci decorata con fiorellini di formaggio, e magari una faccina simpatica di un maialino fatta con del prosciutto?

Ed ecco che esistono tutta una serie di accessori che permettono di modellare il riso, ritagliare il prosciutto o formaggio con formine diverse, ecc.

Io sono proprio una principiante pero', quindi comincero' dalle cose piu' semplici. Ma, se v'incuriosisce, vi sono molti siti (specialmente giapponesi) con tante fotografie di bento veramente splendidi. Ma si difende bene anche Yurippe, la voce autorevole italiana dei bento, nonche' proprietaria del bellissimo o-bento.net . Anzi, direi che e' in gambissima e forse fa persino un po' d'invidia ai giapponesi stessi! Brava Yurippe!!

Nella foto che vedete in alto, ci sono le formine per modellare il riso che ho comprato ieri. Ci sono tre forme: il cuoricino, la stella e l'orsetto. Quella che mi piace di piu' e' il cuoricino! Non vedo l'ora di cominciare ad usarle!!

Ed ecco di nuovo le formine!

Mi piacerebbe provare ad usarle con del semplice riso bianco, oppure provare anche con del riso condito magari con del pomodoro (come nell'immagine sulla confezione), o qualche altra salsa. L'importante sara' non fare in modo che il riso sia troppo umido, altrimenti non prendera' la forma desiderata.

Probabilmente si potranno modellare anche delle patate lesse, schiacchiate a mo' di pure'! Ho gia' un sacco d'idee..! Non vedo l'ora di mettermi all'opera.
Qui invece ci sono dei pirottini che ho comprato oggi, sempre per il bento. In realta' questi si possono usare anche per preparare tipo muffin o mini plumcake, perche' vanno tranquillamente in forno. Ma vanno benissimo anche per il bento, per metterci cose tipo un po' di frutta, un dolcino, un paio di cucchiaiate d'insalata di patate giapponese (che e' DIVINA!). Uno di questi giorni mettero' la ricetta qui su Biancorosso.
E qui invece c'e' l'erbetta per il sushi, o baran. E' un elemento decorativo molto usato appunto per questioni estetiche, ma, oltre ad essere carina, svolge anche la funzione di divisore quando abbiamo diversi tipi di sushi in un bento, oppure vogliamo semplicemente tenere separati alcuni cibi.