Il giugno giapponese e' un mese particolarmente suggestivo, a mio avviso; e' un periodo dell'anno in cui i regali primaverili escono di scena in punta dei piedi e lasciano posto ai luccicanti tesori dell'estate, ma un'estate perfetta che ancora non e' stata intaccata dall'invadente morsa della calura piu' soffocante.
Giugno e' un mese in cui una pioggia insistente apre le danze, quasi come se volesse ripulire il palco prima di alzare quel pesante sipario di velluto giallo come il sole; un sipario dietro cui si celano i canti notturni dei grilli, gli impetuosi cori armonici delle cicale, la brezza tiepida che scompiglia con fare giocherellone i capelli, l'odore pungente delle spirali di katorisenkoo* che bruciano lentamente, i primi yukata colorati che iniziano a rallegrare le strade e i viali, gli allegri fuochi d'artificio, il tintinnio dei fuurin (uno e' ospite qui sul blog, in fondo a destra), e tanto tanto altro ancora.
*un apposito incenso che si usa in estate per tenere lontane le zanzare.
Quella foto che vedete in alto a sinistra l'ho scattata io domenica pomeriggio. Ero sul binario della mia piccola stazioncina di quartiere e l'aria era umida e odorava di risaie, di acqua e di fogliame. Mi e' venuta quindi voglia d'immortalare quella scena di assoluta pace.
In passato, ho pubblicato altre foto di quello stesso paesaggio, ma ogni tanto mi piace riproporvele perche' e' un paesaggio che cambia in continuazione.
Ecco altre due immagini:
Naturalmente ho cercato di non lasciarmi spaventare piu' del dovuto cercando consolazione nella lettura di articoli tecnici e che - con statistiche e dati vari alla mano - tentano di ricordarci che l'aereo e' ancora il mezzo di trasporto piu' sicuro. Se da una parte questi articoli mi hanno rincuorata, dall'altra mi hanno pero' nuovamente messa di fronte alla nuda e cruda realta' della fragilita' della vita umana e dell'inestimabile valore che assume ogni minuto di tempo che riusciamo a trascorrere con le persone a noi care.
La settimana scorsa e' stata una settimana generosa in cui ho ricevuto alcuni regali molto speciali.
Nello stesso giorno, da parte prima di Kyoko e poi di Akiko (le quali non si conoscono!), ho ricevuto due bottiglie di succo di frutta: il primo (quello da parte di Kyoko) e' succo purissimo di mela proveniente dalla prefettura di Aomori, mentre il secondo e' succo di arance rosse biologiche dall'Italia!
Eccola qui:
Per le strade del Kanagawa si avvistano spesso grossi striscioni con su stampato un avvertimento che andrebbe inculcato nella testa di tutti: 飲酒運転しないーさせない! Inshu unten shinai - sasenai! Ossia: non guidare dopo aver bevuto e non lasciare che qualcun altro lo faccia!
Insomma, liberissimi di bere ma se si deve ritornare a casa, allora si rimane in albergo, a casa di amici, si prende un taxi o ci si fa accompagnare da qualcuno.Pensate che dove lavora mio marito, le regole sono cosi' ferree che la guida e' proibita anche dopo solo UN bicchiere di qualunque bevanda che contenga una qualunque percentuale d'alcol. La regola puo' sembrare esagerata, ma se in gioco c'e' la vita umana ecco che la prospettiva cambia.
Proprio in risposta al crescente numero d'incidenti stradali causati dall'alcol, la Kirin ha creato la birra Free, nonche' la prima birra analcolica con un contenuto d'alcol pari allo 0.00%. Insomma, zero alcol. Tutte le birre analcoliche di vecchia generazione contengono esigue quantita' di alcol, mentre questa nuova Kirin contiene tanto alcol quanto un'aranciata o un bicchier d'acqua.
Siete andati in auto a casa di amici e volete gustarvi una bella birretta? Kirin Free fara' al caso vostro. Siete ad una cena con i vostri colleghi di lavoro, magari in una sushi-ya o una yakitori-ya e siete venuti in auto? Ordinate una Kirin Free.
La Kirin Free e' in commercio da poco, e inizialmente non riuscivo a trovarla in nessuno dei supermercati della mia zona. Pur essendo una persona che beve molto raramente e solo in occasioni particolari, e pur non avendo grande predilezione per la birra, ero comunque molto incuriosita da questo nuovo prodotto della Kirin. Mi stupiva la completa assenza di alcol: un notevole passo in avanti nel campo delle bevande analcoliche.
Ecco, d'ora in avanti se mi andra' di assaporare una birretta, ci potete giurare che la mia scelta ricarda' solo sulla Kirin Free: tutto il sapore della birra senza la sbornia.
E cosa volete di piu' dalla vita? Un Lucano...ma solo se e' free come la Kirin!
Sono spesso attratta da nuovi prodotti da assaggiare e da sperimentare. Uno di questi sono le zuppe di miso liofilizzate. Ora, mi rendo conto che con tutta l'invidiabile abbondanza di miso fresco disponibile in ogni singolo angolo di questo bel Giappone sia alquanto ridicolo esplorare gli scaffali delle minestre in polvere, ma la mia curiosita' e' nata dopo aver assistito ad una vera invasione di blocchettini confezionati come questo che ho comprato io:
Un assortimento senza dubbio allettante; peccato non si possa dire lo stesso per il prezzo. In media ogni blocchetto costa sui 120-140 yen (dai 90 centesimi ad 1 euro)! Decisamente esose se si considera che in media una vaschetta da un Kg di miso fresco si aggira sui 300-400 yen a seconda della marca! E immaginate un po' quante scodelle di zuppa si riescono a preparare con un Kg di miso?
La preparazione della zuppa in blocchetto e' cosi' semplice da poterla eseguire addirittura bendati: si mette il blocchetto in una scodella...
VERDETTO
Buonina, ma niente di che, o come recita eloquentemente una delle mie espressioni inglesi preferite: nothing to write home about.
Tra l'altro, sapeva di tutto meno che di tonjiru. Insomma, la pratica n.3843048304830 "Zuppe di miso in blocchetto" e' stata accuratamente passata al vaglio e ...cestinata.
Ritorno con grande allegria a riprepararmi la mia adorata zuppa di miso usando solo miso fresco!
Rimanendo in tema di novita' da sperimentare, domenica scorsa mi trovavo a curiosare in uno dei miliardi di negozietti di oggettistica moderna che asfissiano il Giappone. Sono negozi presenti ovunque e che spesso propongono un'accozzaglia di articoli non ben definita; insomma, non si capisce che cosa vendano di preciso. Sui loro scaffali in genere trovate articoli per il giardinaggio, saponette, gli immancabili aggeggini per l'aromaterapia, asciugamani, scodelle, posate, collane, porta-riviste, scarpe, cesoie, tende, cuscini, spray profumati per il cuscino, borse di paglia, tavoli dalle impossibili forme geometriche, penne, portafoto, pantofole, snack biologici e molto altro ancora.
Forse si e' capito che non ho molta predilezione per questi posti; sara' perche' lo stile e' troppo moderno, troppo mielosamente occidentale, troppo incagliato in quell'immaginario mix a meta' tra l'Old America, il trasandato stile bohemien e il melenso intreccio di fiori di lavanda e sapori rustici della Provenza.
Insomma, curioso appunto per pura curiosita', ma raramente acquisto qualcosa. D'altra parte, con gli occhi antichi che mi ritrovo e la passione smodata per il vetusto, per tutto cio' che sa di vecchio Giappone difficilmente rimango folgorata da qualcosa in mezzo a quel mare di stili che idealizzano un occidente che forse neppure esiste.
Pero' domenica ho trovato un qualcosa di molto particolare e che giunge in risposta ad mio problema, nonche' un problema che s'incontra abbastanza spesso qui in Giappone. Si tratta di quest'enigmatico oggetto qui:
Domani pubblichero' la risposta.
Un saluto da un Kanagawa lavato e tirato a lucido da un formidabile temporale!