giovedì, luglio 12, 2007

Latte di soia: nuovi gusti

Come ho accennato in uno dei miei articoletti precedenti, avevo intenzione di provare il latte di soia aromatizzato al caffe' (e malto), e infatti ieri l'ho trovato anche da Sanwa, in confezione mini, ed e' quello che vedete a sinistra nella foto.
L'ho bevuto stamattina, e devo dire che mi e' piaciuto moltissimo! Ha il sapore confortante e piacevole del caffelatte. Il malto, poi, rende il sapore simile a quello dell'Orzobimbo. Insomma, sono soddisfatta e penso proprio che la prossima volta comprero' la confezione da 1 litro.
Accanto, invece, c'e' il latte di soia ai mirtilli! Anche quello l'ho trovato da Sanwa e ho pensato di assaggiarlo. Oltre a quello alla banana, al maccha, e a questi due della foto, hanno anche i mini brick di latte di soia aromatizzati al te' rosso (da provare!), alla macedonia di frutta (m'ispira pochino, ma magari e' buonissimo), piu' vari tipi di soia al naturale.
Ieri sera, invece, ho bevuto quello al maccha e a me e' piaciuto tantissimo. Certo e' che il sapore del maccha e' proprio molto giapponese e probabilmente non piace molto a chi lo assaggia per la prima volta. Il maccha e' un tipo di te' verde molto pregiato, dal sapore particolamente intenso.
A me i primi tempi che eravamo qui faceva un po' effetto mangiare cose al sapore di maccha, ma adesso mi piace molto quel gusto. E' un sapore squisitamente giapponese, su questo non c'e' dubbio!

Tra l'altro ho scoperto (leggendo sul sito dell'azienda che produce questi brick di latte di soia) che usano fagioli di soia importati dall'Ohio!! OHIO?? Ebbene si'! Gia' da tempo so che gli Stati Uniti sono tra i piu' grandi (se non I piu' grandi) produttori di soia del mondo! Incredibile! Uno pensa alla soia e s'immagina il Giappone, la Cina, la Corea e altri Paesi dell'Asia, ma mai verrebbe da pensare agli States! Mi ha stupita, quindi, sapere che del latte di soia di marca giapponese venga prodotto con fagioli americani!
Probabilmente la soia prodotta in Giappone non e' abbastanza per fare anche il latte, visto che la soia viene impiegata in cosi' tante preparazioni diverse.

Provero' il brick ai mirtilli e scrivero' un recensioncina. Oggi sono di nuovo in vena d'aggiornamenti, per cui aggiungero' altre foto ed altri articoletti! Stay tuned!

mercoledì, luglio 11, 2007

Doraemon Bento e altri piccoli acquisti

Sono sicura che se mia mamma leggesse questo articolo (e magari lo fara'! Si spera, visto che le ho detto centinaia di volte di venire a curiosare su Biancorosso ma non lo fa), direbbe senz'altro: "Altre tarabaccole!" , che nel linguaggio di mamma-Biancorosso significa "altra roba".

Due settimane fa siamo stati in un grosso negozio dove c'era di tutto: cose per la casa, libri, vestiti ecc. ed e' li' che ho trovato questa bento box di Doraemon! E' a due piani ed e' molto spaziosa. Dovro' poi comprare un laccetto per tenerla chiusa, anche se per ora non la sto usando.
Sempre nello stesso negozio ho scovato un altro pezzo graziosissimo! Questo barattolo per il te' verde:
In un articoletto precedente ho messo una foto di un altro mio barattolo per il te' che pero' e' molto piu' semplice di questo. L'altro non ha disegnini e non ha nemmeno quella linea dorata attorno.
Generalmente i giapponesi conservano il te' verde in foglie in barattoli tipo questi, un po' come noi conserviamo il caffe' in barattolini appositi, oppure utilizzando le confezioni di latta della Lavazza o Illy. Ma siccome il te' verde viene generalmente venduto in buste oppure sfuso a peso (che viene chiaramente poi messo in un sacchettino), allora e' bene conservarlo in modo corretto perche' il te' si mantenga fresco e delicato.
Questa, invece, e' un recipiente molto singolare che ho acquistato gia' diversi mesi fa. La base e' di terracotta grezza con solo una passata di uno smalto trasparente, mentre il resto del recipiente e' fatto di un materiale minerale, ma non so bene quale. Sembra una sorta di quarzo, ma verde. Trovo sia un pezzo davvero unico e particolare.
Generalmente mi piace usarlo per servire l'insalata oppure alimenti dai colori che contrastino quelli del recipiente, anche se devo evitare cose liquide o che possano facilmente fuoriuscire dal motivetto intagliato sui lati.
Un giorno ho comprato questo contenitore di plastica visto che mi serviva. Ho scelto questo per via proprio dell'immagine tenerissima che c'e' sopra il coperchio. Solo che non so di che cartone animato sia!! Boh! Ci ho pensato e ripensato, ma proprio non mi viene in mente! C'e' scritto sotto la figurina che e' un'immagine dello Studio Ghibli, quindi ho subito pensato a Miyazaki anche se non vuol dire visto che non e' l'unico a collaborare con la Ghibli.
Comunque sia, l'immagine e' carinissima e mi mette allegria ogni volta che la vedo!

E per finire, uno degli ultimi pezzi che ho preso e' questa simpaticissima coppa di Henohenomoheji!
Quella faccina un po' buffa e un po' accigliata e' Henohenomoheji! Per chi non lo conoscesse, Henohenomoheji e' una faccina spesso disegnata dai bambini giapponesi perche' e' composta da alcuni hiragana! Le sopracciglia sono scritte con l'hiragana HE, gli occhi con NO, il naso con MO, la bocca di nuovo con HE e il viso (che pero' non si vede molto dalla foto) con JI.
Questo faccino viene spesso disegnato anche sui kakashi, o spaventapasseri!

Nel prossimo articoletto vi parlero' di due meravigliose scatoline che ho acquistato in un negozio di antiquariato a Yamato, domenica. Vi parlero', inoltre, di una scodella molto preziosa ed antica che ci e' stata regalata dal nostro padrone di casa: un pezzo che e' appartenuto ad un'illustre famiglia di samurai!
Vi faro' vedere anche delle foto del nostro giro nella pazza Roppongi, nell'altolocata Tokyo Midtown, e l'ultima trovata per l'estate della filiale giapponese della Pepsi!
Tutto questo su....BIANCOROSSO! Mi pare ovvio! E dove senno'?

martedì, luglio 10, 2007

Annin Dofu, yogurt e altre delizie rinfrescanti

Oggi sono in vena di aggiornamenti! Bene, meglio cosi'! Scrivo gia' per quei giorni in cui non riesco e non riusciro' a fare aggiornamenti.

A parte oggi che piove, oramai l'afa e' arrivata e ci fara' compagnia forzata fino a settembre inoltrato. E col caldo, ovviamente, viene voglia di mangiare e bere cose rinfrescanti e leggere.
Una di queste squisitezze e' l'Annin Dofu (a volte viene scritto tofu), una specialita' cinese ma molto gradita anche qui in Giappone. L'Annin Dofu non e' proprio un tofu, ma e' fatto a base di latte di mandorle al quale viene aggiunto un addensante per dargli la consistenza di un budino, o di uno yogurt.
Su nella foto in alto c'e' l'Annin Dofu a destra (nel vasetto rosso), mentre a sinistra vedete Makiba Yoguruto, un ottimo yogurt giapponese.
L'Annin Dofu e' leggerissimo e dolce. E' proprio come mangiare un budino che pero' e' bianco come panna e ha il sapore inconfondibile delle mandorle, o meglio ancora degli amaretti.

Tra l'altro e' da pochissimo che conosco l'Annin Dofu. L'ho assaggiato per la prima volta in una noodle house che si chiama Yokohama-ya dove mi ha portata mio marito. Siccome la specialita' del posto sono le zuppe, come dessert hanno pochissimo: una gelatina di Taiwan al pompelmo e l'Annin Dofu aromatizzato al limone. Ho voluto assaggiare quest'ultimo dessert e....che meraviglia! Era cremoso e rinfrescante, con un goccino di succo di limone freschissimo sopra! Gnam!

L'Annin Dofu si trova facilmente in tutti i supermercati e conbini (convenience stores tipo 7-11 o Famima).

Lo yogurt nel barattolo dorato e' un delizioso yogurt giapponese dal sapore leggermente dolce. Molti degli yogurt bianchi giapponesi sono leggermente zuccherati in modo da renderli piu' gradevoli a chi non ama il sapore acidulo del classico yogurt bianco. E' chiaro che, volendo, c'e' anche lo yogurt bianco senza niente.

Un'altra cosa di cui sto facendo molte scorpacciate ultimamente e' il latte di soia.
Devo dire che non l'ho mai considerato piu' di tanto prima d'ora, forse perche', avendolo provato non mi aveva entusiasmata tanto da volerlo ricomprare e consumare regolarmente.
Ma pian pianino ho scoperto il mondo del latte di soia e ho scoperto che ne esistono di vari tipi, a seconda delle proprie esigenze alimentari e dei propri gusti.
Vi sono latti di soia al naturale, cioe' senza ne' zucchero ne' aromi. Ecco, di questo latte di soia nature, devo dire, mi viene proprio difficile essere golosa. Non e' ributtante, ma non lo trovo nemmeno cosi' divino da volermene tracannare litri e litri a settimana. Ha un qualcosa di pastoso e quel retrogusto di fagiolo che non e' proprio esaltante.
Inoltre, vi sono latti di soia aromatizzati. I gusti piu' classici sono la vaniglia e il cioccolato. Qui sto vedendo diversi altri gusti di cui parlero' piu' sotto.

Avevo provato alcune marche americane di latti di soia, e il piu' buono in assoluto e' il Silk. Della linea Silk il piu' gustoso e' quello alla vaniglia, oppure il Very Vanilla che e' come quello alla vaniglia ma con un rinforzo.
Ho poi assaggiato del latte di soia naturale giapponese, questo:
Non era male! Il sapore di fagiolo era decisamente meno presente del solito, e la consistenza del latte stesso era liquida senza essere troppo pastosa. Pero' boh, non mi ha entusiasmata piu' di tanto.
L'altro giorno poi, da Takaraya, un supermercato della zona, ho trovato questi:
Sono pacchettini con la cannuccia, di latte di soia aromatizzato alla banana (a sinistra) e al maccha. Fino adesso ho provato solo quello alla banana ed e'.... OTTIMO! Ecco, questo lo ricomprerei molto volentieri e sicuramente lo berrei anche tutti i giorni! Era quasi come bere uno yogurt liquido! Superslurpi!
Sempre da Takaraya avevano anche quello aromatizzato al caffe', ma solo in pacchetti da 1 litro, per cui ho pensato di assaggiare questi visto che sono in confezioni mini. La prossima volta, magari, se trovo la confezione mini di quello al caffe' lo prendo di sicuro, diversamente provero' a prendere il brick da 1 l. Se e' buono come quello alla banana (e ho la sensazione che sara' proprio cosi'), allora sara' un ottimo acquisto!

E sempre parlando di cose fresche e ideali per l'estate, un'altra novita' che trovo da Sanwa (altro supermercato di zona):
Il Sarada Tofu, ovvero il tofu da insalata. In realta' si tratta di tofu normalissimo, pero' ha di bello che e' venduto in confezioni da tre vaschettine l'una. Queste vaschettine mi ricordano le formine di ricotta! A me piace prepararmi un'insalata e vicino capovolgere una di queste formine di tofu, condirlo con un po' di di sale e olio d'oliva e..itadakimasu1
Si', si', lo so, l'olio d'oliva sul tofu sembra strano, ma e' un abbinamento vincente! E poi come altro dovrei condirla l'insalata? Beh, potrei anche provare con della salsa di soia, a pensarci bene!
In ogni caso, e' divertente fare esperimenti ed abbinare ingredienti cosi' lontani culturalmente e geograficamente fra di loro, tipo appunto il tofu e l'olio di oliva.

Tanabata

Tra le tante ricorrenze che si celebrano qui in Giappone, ce n'e' una che si chiama Tanabata (sette notti) e che affonda le proprie radici in un'antichissima leggenda cinese. Secondo questa leggenda - della quale esistono numerose varianti, come capita spesso in questi casi - un pastore di nome Hikoboshi s'innamoro' di una dea di nome Orihime. La loro storia d'amore venne scoperta dal padre di Orihime (il dio Tenkoo) che puni' i due amanti separandoli per sempre creando un fiume (la Via Lattea).
I due amanti, affranti dal dolore, iniziarono a piangere disperatamente e le continue lacrime, infine, commossero il dio Tenkoo che concesse ai due di incontrarsi ma solo una volta l'anno, e piu' precisamente il settimo giorno del settimo mese del calendario lunare.
Altre varianti della leggenda invece raccontano di come Tenkoo abbia aiutato la figlia a trovare marito (Hikoboshi), e di come pero' i due essendo talmente innamorati cominciarono a trascurare le proprie responsabilita' e doveri, e di come questo abbia scatenato l'ira di Tenkoo che per punirli li separo'. Anche in questa versione, alla fine il dio Tenkoo si lascia impietosire dall'incessante mare di lacrime versato dai due giovani e decide di lasciarli incontrare, ma solo una volta l'anno.

In quasi tutto il Giappone, Tanabata si festeggia il 7 luglio.
Uno dei posti piu' famosi dove si celebra Tanabata e' la citta' di Hiratsuka, a circa mezz'ora di treno da dove abitiamo noi. Ed e' proprio ad Hiratsuka che siamo andati anche a noi a festeggiare Tanabata.

Peccato la folla. C'era talmente tanta gente che, addirittura, alla stazione di Hiratsuka c'erano diversi poliziotti che dirigevano l'immensa folla e cercavano di convogliare tutte le persone nella direzione giusta nel tentativo di sbloccare l'ingorgo che inevitalmente si forma ogni volta che ci sono tantissime persone in un posto solo.
Le strade di Hiratsuka erano tutte addobbate a festa, e su entrambi i lati delle strade c'erano bancarelle di cibi vari, giochini per bambini, tiri al bersaglio, ecc.
Ecco qualche foto:
Un'altra delle vie di Hiratsuka. Come potete vedere, la gente era tantissima, tant'e' che era stancante camminare.
Addobbi:
Ancora addobbi:
Bellissimi addobbi dedicati al teatro Noh:
E gli addobbi che vedete su in alto, a inizio pagina, sono invece dedicati alle geisha.

Durante Tanabata, sono molte le donne e gli uomini (e i bambini!) che per l'occasione indossano lo yukata, che e' una sorta di kimono ma molto piu' semplice e fatto di una stoffa molto piu' sottile, quindi adatta all'estate.
Sabato, il giorno in cui siamo andati ad Hiratsuka, abbiamo visto moltissime persone con lo yukata!
Ecco qui una mamma con la sua bambina (scusate la foto un po' mossa):
E questo gruppo di ragazzine dai bellissimi yukata blu!
E come dicevo prima, tantissime erano le bancarelle di cose da mangiare, soprattutto yakitori (spiedini principalmente di pollo, ma possono preparati anche con altre cose), yakisoba, okonomiyaki, kebab, dolcini vari ecc.
Ecco qui una delle numerosissime bancarelle di yakitori dove ci siamo fermati a fare uno spuntino:
Qui invece c'e' una bancarella di yakisoba (spaghettini alla piastra generalmente a base di verdure e carne):
Ci siamo poi messi in fila vicino ad una bancarella dove un signore stava preparando delle piccole tortine a forma di Doraemon e di Kitty-chan o Hello Kitty. Ecco qui:
Come vedete, il signore versa la pastella in questa piastra rotante (da una parte fa Doraemon e dall'altra Kitty-chan) che poi chiude bene per poi riaprirla dopo nemmeno un minuto.
Queste piccole tortine vengono chiamate Kasutera, che sarebbe la traslitterazione della parola Castella, una torta di origine portoghese a base di farina, uova, zucchero e amido.
Kasutera e' un dolce molto diffuso qui in Giappone, e vi sono negozi specializzati esclusivamente nella produzione e vendita di questa leccornia.
Solitamente si trova a forma quadrata o rettangolare, magari tagliata a fette oppure anche venduta in porzioni singole.
Alle fiere e feste di quartiere, o in ricorrenze come Tanabata, le bancarelle di Kasutera sono tantissime ed ognuna offre una propria variante e versione, non solo come ingredienti ma anche come forma.
Il giorno dopo ci siamo mangiati i nostri Doraemon e Kitty-chan Kasutera. Ecco qua:

Il paradiso del vasellame: Kappabashi

E' da davvero tanto tempo che volevo raccontare del nostro giro a Kappabashi, ma finisco sempre col rimandare, anche perche' molte delle foto scattate quel giorno sono nel cellulare di mio marito e quindi mi dimentico sempre di chiedergli di scaricarle.

Siamo stati a Kappabashi questa primavera.

Kappabashi mi e' rimasta nel cuore.

Si tratta di uno dei tanti quartieri di Tokyo, che pero' si contraddistingue da tutti gli altri per una particolarita' molto curiosa: la presenza di un numero impressionante di negozi di casalinghi, articoli per la casa e forniture per ristoranti e hotel. Questa e' la specialita' di Kappabashi. Quindi, per una fissata col vasellame come me, andare li' e' come per un bambino trovarsi in un negozio di caramelle. Uguale.

Si dice, infatti, che quasi tutti i ristoranti di Tokyo e del Kanagawa abbiano almeno qualcosa che arrivi da Kappabashi.
A Kappabashi troverete di tutto: piatti, posate, vasi, bacchette, pentole, attrezzature professionali per cucine e pasticcerie, arredamento per bar e ristoranti, piu' una serie infinita di negozietti specializzati nella vendita di coltelli. E si sa, i giapponesi producono coltelli di altissima qualita'.

Purtroppo il giorno in cui siamo andati, molti dei negozi erano chiusi per via delle festivita' in corso. Era la settimana d'oro (v. articoletto su Tokyo Tower), per cui buona parte dei negozianti era in ferie. Nonostante cio', c'erano comunque tanti negozi aperti e quindi non ci e' stato difficile curiosare e, ovviamente, tornare a casa con qualcosa.

Io, come gia' immagivano avrei fatto, mi sono subito fiondata in un negozio stipato fino al soffitto di scodelle per il riso. Quello era il vero regno della scodella giapponese! Era impossibile non trovare qualcosa che soddisfacesse i propri gusti. C'erano scodelle medie, grandi, piccine, microscopiche. Alcune erano rotondeggianti altre con bordi ondulati. Certe erano bianche come la neve, mentre altre sfoggiavano colori e motivi intricatissimi.
Il negozio in se' era piccolino, eppure non c'era un angolo libero. Fuori dal negozio c'erano mucchi e mucchi di scodelle e piatti tutti accatastati gli uni sugli altri. Entrando, poi, bisognava stare davvero attenti a non tirarsi giu' qualcosa. In mezzo al negozio c'erano tre tavoli ricoperti di vasellame. Le pareti erano tutte coperte di scaffali che arrivavano fino al soffitto, e ovviamente ogni mensola era colma di oggetti.
In piu', sul pavimento erano messi in bella mostra vasi di varie dimensioni, ceste piene zeppe di altre scodelle e appoggia-bacchette. Il bancone col registratore di cassa era nascosto in un angolo buio e scuro del negozio, e vicino al bancone c'era seduto su uno sgabello il proprietario che con grande attenzione esaminava dei nuovi pezzi, probabilmente appena arrivati oppure dei pezzi rari da offrire solo a dei grandi intenditori.

Incredibile ma vero, io sono riuscita ad uscire da li' senza comprare niente! Veramente la tentazione era fortissima, pero' dato che quello e' uno dei primissimi negozi che s'incontrano entrando a Kappabashi, non volevo gia' caricarmi di cose per poi dovermele sgobbare per tutto il resto della giornata. Ho pensato di resistere, cosi' da poter andare a curiosare negli altri negozi nei quali avrei sicuramente trovato le stesse cose, se non di piu'!
Infatti e' stato cosi', ma il problema e' che quando c'e' l'imbarazzo della scelta, si finisce col non scegliere proprio niente perche' non ci si riesce a decidere. Almeno, per me e' cosi'. A volte sarebbe davvero meglio avere solo due o tre possibilita' di scelta, e non duemila.

Purtroppo, come ho gia' detto, molti dei negozi erano chiusi, e poi erano gia' quasi le cinque (ora in cui Kappabashi si trasforma in una ghost town), per cui dovevamo affrettarci a finire di guardare gli altri negozietti rimasti, andare a prenderci un boccone (e che boccone! Ve ne parlero' piu' avanti) e ritornare alla stazione.
Siamo riusciti a vedere un negozio enorme di tazze e tazzine, utensili vari per la cucina, ecc. Proprio in quel negozio ho visto un assortimento inaspettato di articoli della Guzzini, Biesse Casa e Bialetti!

Kappabashi, inoltre, e' famosa anche per i negozietti dove vengono venduti cibi di plastica. Le riproduzioni plasticose dei cibi sono talmente ben fatte che sembrano vere! Vi chiederete il perche' di questi negozi dalla merce tanto stramba quanto inutile. Beh, innanzitutto oltre ad essere un'attrazione tipicamente turistica (molti turisti passano da Kappabashi a prendersi almeno un sushi o una scodella di udon di plastica da portarsi a casa) i cibi di plastica hanno un'utilita' molto particolare qui in Giappone: servono da mettere nelle vetrine dei ristoranti per far vedere ai potenziali clienti alcuni dei piatti che troveranno sul menu' del locale scelto.
Questa caratteristica e', senza dubbio, molto utile agli stranieri che non parlano giapponese perche' bastera' far segno ad un cameriere o cameriera e indicare col dito cio' che si vuole.
Troverete veramente qualunque alimento riprodotto in questa maniera: dai piatti giapponesi a quelli occidentali. Bistecche, verdure di ogni genere, pane e panini, focacce, pizze, bevande, dolci, frutta, noccioline, ecc. Ogni commestibile esistente sulla faccia della Terra lo troverete indubbiamente in versione plasticosa a Kappabashi.
Peccato per i prezzi pero'. I cibi finti hanno prezzi incredibili! Pero' sono sicuramente oggetti simpatici e soprattutto originali.

Tornando al nostro giretto, siamo poi passati in un negozio che vendeva elegantissimi oggetti laccati giapponesi! Inutile dire che ci ho lasciato il cuore in quelle bottega, pero' i prezzi erano davvero altini. Ho come la sensazione che molti dei negozi di Kappabashi abbiano prezzi cosi' esosi perche' sanno che sono tanti i turisti che passano da li'. Sicuramente il grossista che manda un preventivo ad un gestore di un ristorante o bar fara' dei prezzi decisamente piu' concorrenziali di quelli che appaiono in vetrina.

E per finire, ci siamo fermati da Tosho, un negozio di vasellame particolarissimo. Tosho e' specializzato esclusivamente in ceramiche e porcellane giapponesi. Le forme, i colori e gli stili variano dai piu' tradizionali a quelli piu' moderni e stravaganti.
Combinazione, quel giorno da Tosho c'era in corso una grande svendita dove tutto era scontato al 50%! I prezzi erano comunque esosetti nonostante lo sconto, ma i pezzi in esposizione riflettono una qualita' eccellente e che vale senza dubbio il prezzo che ha.
Mio marito ed io siamo rimasti stregati da un servizio di tazze e piatti di produzione giapponese. La foto che vedete in alto a sinistra e' di una delle tazze che abbiamo preso da Tosho.
Ecco un'altra foto di una di queste stupendi tazze:
E' inutile dire che se non fosse che eravamo a piedi quel giorno (siamo andati a Kappabashi in treno per comodita' - parcheggiare un'auto a Tokyo e' un affare, oltre ad essere un salasso) avrei sicuramente comprato altri oggetti. Ma ci siamo promessi di ritornare al piu' presto. Chissa', magari ci andiamo questo fine settimana.

Oltre alle tazze, abbiamo anche preso un piatto da portata (o anche da usare come centrotavola o fruttiera) sempre della stessa marca (Koyo Japan) e stesso modello:

venerdì, luglio 06, 2007

Dolcissime ciliegie, basilico rigoglioso e altre novita'

L'altra settimana e' venuta a trovarmi la mia amica Fusae-san che e' stata cosi' gentile da portarmi queste dolcissime ciliegie giapponesi che vedete nella foto. Le ciliegie giapponesi sono un po' diverse da quelle che abbiamo in Italia. Innanzitutto, hanno un colore piu' chiaro, tipo un rosso - arancione. E poi hanno la polpa dello stesso colore delle pesche a pasta bianca! E infine, sono dolcissime! Davvero squisite!! Peccato che al supermercato siano ancora carissime. Eh gia', infatti mio marito ed io ce le siamo sbaffate molto velocemente, e quando sono andata a vedere quanto costassero al supermercato, mi e' quasi preso un colpo: quasi 500 yen per una vaschetta che e' la meta' di quella della foto! Gasp, supergasp e arigasp! Non per niente qui la frutta viene spesso usata come regalo da portare a parenti e amici! Infatti non e' difficile trovare, in giro, negozi lussuosi che vendono...FRUTTA! C'e' un negozio simile a Tokyo Midtown, dove addirittura gli addetti sono in livrea, e ci sono persino due guardie alle porte! E' come andare alla boutique di Louis Vuitton, solo che qui al posto di borse e valigie, ci sono cestini di fragole, fette di angurie e meloni ecc.
La frutta qui in Giappone costa sempre molto cara, ma certi frutti costano piu' di altri, tipo appunto i meloni, il mango, e altri.

Quasi quattro settimane fa, mio marito ha piantato dei semini di basilico che avevo comprato in un supermercato Pam, a Torino. Per l'occasione avevamo comprato un vaso basso smaltato di verde, di quelli che si usano per i bonsai. Era talmente carino come contenitore, che abbiamo pensato di usarlo per il nostro basilico.
Dopo NEMMENO una settimana, ecco cosa ho trovato una mattina:
Ero sbalordita ed estasiata!! Con le piante non ci so fare, ma di certo non credevo che questi semi avrebbero germogliato in cosi' breve tempo! Pensavo che, come minimo, avremmo dovuto aspettare circa un mesetto prima di vedere qualche risultato! Altro che 4-5 giorni! E invece!
Il basilico troneggia sul mio davanzale della cucina, ed e' per questo che cresce rigoglioso e sano. Da li' assorbe tutta la luce del sole, senza venir disturbato (e mangiato!) da quei crudeli insetti che invece si sono strafognati la piantina di basilico che mio marito ha piantato fuori, nella nostra aiuola davanti casa. Che nervoso! Ma almeno il nostro basilico italiano non ce lo tocca nessuno!
Guardate a che punto e' la nostra beneamata piantina adesso:
Che meraviglia! Che foglioline sane, belle e di un verde lucente! E che profumino che fanno! Slurpis! Gia' me le pregusto in un bel sughetto gustoso, oppure per fare un delizioso pesto! Gnam!

Purtroppo, come al solito, non ho potuto aggiornare Biancorosso piu' di tanto ultimamente. In queste ultime settimane sono stata molto occupata con l'universita'. Questa settimana e' l'ultima del corso, e anche se un po' mi dispiace, dall'altra sono contenta perche' finalmente posso tirare qualche sospiro di sollievo e rilassarmi un pochettino. Ho dovuto preparare un saggio di ricerca difficilissimo ed estramente impegnativo, ma che ho portato finalmente a termine. L'ho gia' consegnato e ora aspetto di sapere che ne pensa il prof.

In questo periodo, in Giappone, la gente si scambia i cosiddetti regali estivi. Veramente, come mi spiegava la mia amica Kyoko, questi regali di solito non si fanno tra amici o famigliari, ma solo tra persone tra cui c'e' un rapporto professionale, tipo tra datore di lavoro e dipendenti, tra colleghi di lavoro, oppure come nel nostro caso, tra padrone di casa ed inquilini. E' vero che Ishii-san, il nostro padrone di casa, e' anche un amico, ma e' un po' come se fosse il nostro superiore.
Come gia' sapete, Ishii-san di solito ci regala una scatola di wagashi, ma questa volta ci ha regalato una scatola di lattine di succo purissimo di mandarini del Kanagawa. Ecco qui:
E' un ottimo succo! Dissetante e dolce al punto giusto. Infatti non contiene zucchero, se non quello naturale della frutta. Adesso poi, col caldo che fa, queste lattine sono ideali da tenere al fresco in frigo e da consumare nelle ore piu' calde della giornata.
Adesso dobbiamo pensare ad un regalo da fare ad Ishii-san, per ricambiare.

E parlando di regali, in questi giorni me ne sono fatti alcuni, un po' per aver portato a termine con successo il corso all'uni, per aver finito il saggio di ricerca rispettando le scadenze imposte, e un po' per consolarmi dopo aver saputo che i miei non potranno venire a trovarci quest'estate (sob, sigh).
Ancora devo fotografare le altre cosine che mi sono comprata, ma comincero' con questa *meravigliosa* borsetta di Mary Quant:
Peccato per i prezzi un po' altini che ha Mary Quant, ma a questa borsa proprio non ho saputo resistere. Certo, i prezzi pur essendo leggermente esosi, non sono di certo astrusi come quelli di Louis Vuitton o Dior, e menomale!
Appena ho visto questa borsa, l'ho comprata subito! E poi vabbe', non era solo un capriccio e basta. Era anche una necessita' , visto che avevo bisogno di abbiglio ed accessori nuovi per andare al teatro Noh di Tokyo con la mia amica Akiko! Vi parlero' poi di com'e' andata al teatro (un'esperienza a dir poco incantevole!).
Mi sono poi regalata un paio di altre cosucce di cui mettero' le foto nei prossimi articoletti.

Evviva l'estate giapponese! Beh...insomma!
L'estate qui si manifesta nella sua forma piu' torrida ed insopportabile. Ma grazie al cielo, c'e' l'infinita bellezza del Giappone che compensa per il fastidiosissimo calore ed inesorabile umidita'.

domenica, giugno 24, 2007

Soba: il perfetto cibo estivo

Quando le giornate iniziano a farsi sempre piu' calde, viene voglia di mangiare cose fredde, o se non altro tiepide. Minestroni fumanti, polenta, bagna caoda et similia fanno sudare solo a pensarci. Ed ecco che iniziamo a riscoprire i nostri repertori personali di ricette estive: insalate di pasta o di riso, insalatone di verdura, panini, pinzimoni, ecc.
La cucina giapponese e' particolarmente ricca di piatti ideali che portano un po' di sollievo nelle giornate piu' torride.
Un esempio di piatto giapponese deliziosamente estivo e' la soba. La foto che vedete in alto ritrae della soba che ho preparato una sera per festeggiare il ritorno di mio marito a casa, dopo un viaggio di lavoro all'estero. Al centro c'e' lo zaru (vassoietto di bambu') con la soba e le striscioline di nori, a sinistra il riso bianco caldo, in alto a destra un sobachoko (coppetta apposita da usare per la salsa che accompagna la soba) con la salsina, e vicino un oshibori. In alto a sinistra, invece, un piccolo piattino per eventuali condimenti extra.

Il termine soba fa riferimento a spaghettini giapponesi leggermente marroncini, preparati con farina di grano saraceno.

Gli spaghettini soba possono essere consumati sia caldi che freddi, e possono essere cucinati in tanti modi diversi, ognuno con un proprio nome specifico.
La soba calda viene generalmente servita in brodo, mentre quella fredda viene fatta prima raffreddare ovviamente, e successivamente viene scolata e poi servita su un vassoietto di bambu'. Il commensale intinge poi bocconi di soba fredda dentro una salsina apposita di cui parlero' a breve.
In alto vedete un pacchettino di alga nori essiccata e tagliata a striscioline, e vicino una confezione di spaghettini soba.
Generalmente le confezioni di soba contengono gli spaghettini suddivisi in porzioni (come potete vedere nella foto; vedete come la soba e' suddivisa in mazzetti legati con un'etichetta nera?) da circa 100 grammi l'una.
Solitamente si cuoce una porzione per persona, ma poi ovviamente ognuno si regola in base al proprio appetito e in base anche al numero di altre portate presenti durante il pasto.

Qui in Giappone la soba e' un alimento molto amato e consumato con grande frequenza. Vi sono ristoranti specializzati solo in piatti a base di soba, ma anche in altri ristoranti si puo' comunque gustare questa squisitezza culinaria.
Nei supermercati la soba viene venduta sia secca (come quella che ho comprato io), che fresca.

Ovviamente, chi e' capace e ha tempo, se la fa in casa, ma c'e' talmente l'imbarazzo della scelta per quanto riguarda i tipi di soba disponibili sul mercato, a prezzi veramente popolari, che l'idea di farla in casa non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello, a dir la verita'.
Magari il giorno che lasceremo il Giappone (sob!), allora provero' a farla fresca. Ma per il momento voglio mangiare la vera soba dei giapponesi, in Giappone!!

Le striscioline di nori servono come guarnizione da mettere sopra la soba prima di servirla, proprio come ho fatto nella prima foto che vedete su in alto.

Per la cottura della soba, basta riempire una pentola per la pasta d'acqua e portarla ad ebollizione. L'acqua non va salata anche perche' la salsina che si utilizza e' particolarmente salata gia' di suo.
Quando l'acqua inizia a bollire, si puo' mettere a cuocere la quantita' desiderata di soba. Dopodiche' si abbassa la fiamma in modo da far solo sobbollire l'acqua, non bollire!
Io di solito mi servo di un paio di bacchette lunghe da cucina per girare la soba, ma anche un forchettone di legno o di metallo andranno benissimo. L'importante e' girare con delicatezza per non rompere gli spaghettini.

I tempi di cottura variano da marca a marca, ma soprattutto variano in base allo spessore. La soba che prendo io e' abbastanza sottile e ha un tempo di cottura di 6 minuti.
Trascorso il tempo di cottura, scolare immediatamente la soba e rimetterla nuovamente nella pentola. Riempire la pentola d'acqua fredda, e lasciare la soba a mollo per qualche minuto per darle il tempo non solo di raffreddare, ma anche di liberarsi di quell'odore caratteristico che ha la soba durante la cottura (odore di farina integrale).
Scolare ancora una volta la soba, e risciacquarla sotto acqua corrente fredda, facendo attenzione che gli spaghettini non si rompano. Sciacquarla molto bene fino a quando si sara' raffreddata completamente, dopodiche' scolarla ancora una volta e servirla.

La soba fredda viene generalmente servita sugli zaru, ovvero vassoietti di bambu' molto carini, disponibili in forme e dimensioni diverse.
Ecco uno dei miei zaru:
Come ho appena detto, di zaru se ne trovano di vari tipi. Spesso se ne trovano certi dalla forma rotondeggiante e fatti interamente di bambu', mentre i miei hanno solo la base di questo materiale, ma il resto e' di plastica nera laccata. Uno vale l'altro, insomma. E' una questione di gusti. Questi mi piacciono particolarmente perche' sono molto eleganti a mio avviso.
Se non avete degli zaru, non e' assolutamente un problema. Potrete tranquillamente servire la vostra soba su dei normalissimi piatti piani.

Parliamo ora della salsina, o sobatsuyu*. Per farla occorrono:
1/2 cup di salsa di soia di ottima qualita'
2 cup di brodo hondashi (brodo giapponese di pesce bonito, tipo sgombro)
3 cucchiai di mirin (vino di riso, tipo sake', ma utilizzato solo in cucina)

Ecco qua i tre ingredienti protagonisti di questo delizioso condimento:
Avevo gia' parlato in un articoletto precendete dell'hondashi (v. Miso! Miso! Miso!). L'hondashi e' l'ingrediente cardine di quasi tutti i piatti giapponesi. Senza di questo si fa ben poco in una cucina nipponica.
L'hondashi si puo' preparare fresco, oppure si puo' utilizzare il preparato in polvere (quello che vedete in alto a destra, nella mitica confezione con la scritta blu su sfondo arancione e bianco).
Si prepara l'hondashi, dopodiche' si aggiunge la quantita' necessaria di salsa di soia e di mirin. Si porta il tutto ad ebollizione e poi si lascia raffreddare.
Io ho lasciato la sobatsuyu raffreddare nella pentola, dopodiche' l'ho travasata in una bottiglia di vetro che ho poi riposto in frigo.

Esistono dei contenitori appositi per servire la sobatsuyu che si chiamano sobachoko, ma se non li avete potrete benissimo usare delle piccole coppette.
Ecco i miei sobachoko:
Quando e' ora di mettersi a tavola, verso un po' della sobatsuyu preparata prima e poi riposta in frigo, dentro questi contenitori.

In tavola porto, quindi, gli zaru con la soba fredda guarnita con le striscioline di nori, i sobachoko con la salsina, e poi altri ingredienti che solitamente si mischiano con la salsina per rendere il tutto piu' saporito. A noi piacciono i cipollotti verdi tagliuzzati fini fini, e un briciolino di wasabi.

In alcuni ristoranti, perlopiu' in quelli piccoli e a conduzione famigliare, assieme alla soba vi portano anche una teiera particolare dalla forma cubica. All'interno non c'e' il te', ma l'acqua di cottura utilizzate per cucinare la vostra soba. A fine pasto, potrete versare un po' di quest'acqua di cottura dentro il vostro sobachoko, e mischiarla quindi alla sobatsuyu che vi e' rimasta, formando cosi' un gustosissimo brodo leggero da bere! Gnam!

Come dicevo prima, la soba viene preparata in talmente tanti modi diversi che e' impossibile elencarli tutti. Quello che vi ho illustrato in questo articoletto e' generalmente noto col nome di zaru soba.

Per concludere, vi invito a prepararvi la soba se l'avete gia' assaggiata e vi piace; ma invito anche coloro che non l'hanno mai assaggiata ad andare in un buon ristorante giapponese, oppure a comprarla in un supermercato di alimentari orientali e a preparsela in casa. La soba e' un'ottima e sana alternativa alle solite insalate di pasta o di riso. Adesso che le temperature si fanno sempre piu' soffocanti, rinfrescatevi la bocca e lo spirito con un po' di deliziosissima soba!
ITADAKIMASU!

*La ricetta della sobatsuyu e' di Ms. Yoshizuka Setsuko.

sabato, giugno 23, 2007

Un benvenuto all'estate

Da pochi giorni e' iniziata l'estate, e infatti qui le temperature hanno cominciato pian pianino a riscaldare sempre di piu' le giornate. 
Pur non essendo la mia stagione preferita, voglio dare lo stesso un benvenuto all'estate. 

Ho trovato questa *carinissima* immagine glitterata di Paperina su www.freewebjunk.com, un sito di grafica gratuita per blog. Stavo cercando qualche scritta glitterata carina, ed e' cosi' che ho trovato questo sito che, tra l'altro, e' fornitissimo di tantissime immagini di Walt Disney, Sanrio e altre, tutte in versione luccicante! 
E Paperina mi e' piaciuta cosi' tanto, e mi ha fatto talmente tanta tenerezza che ho voluto portarla qui su Biancorosso. 

In questi giorni, oltre al caldo esasperante che sembra peggiorare di ora in ora, ho dovuto dare un esame d'inglese (e' stato mercoledi' 20, per la precisione). Ancora non so i risultati, ma mi sento abbastanza tranquilla. E' stato un esamino particolarmente intenso! Il tempo massimo consentito era di due ore e quarantacinque minuti; ebbene, mi ci sono volute due ore e mezza! Infatti sono stata la penultima a consegnare! Non che mi freghi eh, d'altronde non bisogna MAI avere fretta in quei casi li'. Quelli che fanno gli spavaldi e dopo dieci minuti si fiondano a consegnare, molto probabilmente si fregano con le proprie mani perche' si privano di tempo prezioso che avrebbero potuto utilizzare per verificare che non ci fossero errori, dimenticanze, ecc. 

Comunque, l'importante e' aver passato quest'esame. Certo, dovro' aspettare i risultati per esserne certa, ma mi sento ottimista.
Pur avendo dato quest'esame, il corso pero' non e' ancora terminato. Infatti sono alle prese con quella che e' l'ultima prova: il tanto temuto saggio di ricerca, ovvero l'incubo di tutti quelli che frequentano o hanno frequentato English 101. Adesso quest'incubo e' diventato mio.
Peraltro, dopo settimane passate a scervellarmi per cercare un argomento per il mio saggio e dopo centinaia di pagine di libri diversi consultati, oggi mi sono accorta che entro domani va spedita al professore una bozza dell'outline (lo schema / la traccia / lo scheletro del saggio stesso). Dopo essermi accorta di cio', sono caduta nel panico piu' totale, e ho provato anche un po' di rabbia visto che tutti quegli arrovellamenti di cervello non sembravamo essere serviti a niente. 
Poi, improvvisamente, sono stata colta da un momento d'ispirazione fulmineo, e allora ho iniziato a scrivere, scrivere, scrivere tutte le idee che mi affioravano in testa ad una velocita' supersonica. 
Panico + rabbia + caldo torrido + esasperazione = un miracolo. 
Infatti, nel giro di una ventina di minuti passati in preda a questa crisi di creativita' inarrestabile, ho completato l'intero outline; ho fatto qualche ritocchino qua e la'; l'ho riletto per benino e poi l'ho mandato al professore, mentre intanto tiravo un sospirone di sollievo gigantesco. 
Ah gia'...quale sara' l'argomento del mio saggio di ricerca? L'assenza voluta di realismo nel teatro giapponese Noh. 

Mi sono gia' munita di tutti i tomoni necessari per la mia ricerca, e qualora non bastassero potro' tornare nella mia bibliotechina di fiducia che e' zeppa fino al soffitto di libri sul teatro giapponese. 

Non appena avro' finito questo corso, ho intenzione di aggiornare piu' spesso Biancorosso, anche perche' ho diversi articoletti arretrati da scrivere, come ad esempio la giornata che abbiamo passato a Kappabashi, fotografie varie scattate al tempio di Shokokuji, piu' tutto un resoconto dettagliatissimo sul mio studio dei miei adorati kanji e sul metodo che sto utilizzando. 

venerdì, giugno 15, 2007

Due vecchie scodelle

Oramai penso si sia capito che ho una passione smodata per il vasellame e per le ricette di cucina. 
Oggi ho voluto mettere un paio di foto di queste due scodelle giapponesi per il riso, prese circa un mese e mezzo fa in un negozio di cose vecchie.
Queste sono due scodelle vecchiotte, ma cosi' belle!
Al giorno d'oggi va di moda usare il termine vintage, probabilmente perche' piu' chic, fa piu' spensieratamente bohemian, non so. Pero', ecco, se proprio devo trovare un aggettivo per queste due coppette, direi che vintage puo' fare al caso mio.
Queste due scodelle, in particolare questa che vedete in alto a sinistra (nonche' la mia preferita), hanno la forma tipica delle coppette giapponesi che andava in voga negli anni 40', 50', e probabilmente e' rimasta di moda fino agli anni 60'.
Non so a che anni risalgano questi due pezzi, ma sono molto, molto vecchie, eppure hanno un nonsoche' di affascinante. 
Basta osservarle, e si capisce che appartengono ad un'era che non c'e' piu'; ad un periodo della storia che e' passato, e di cui adesso esistono solo alcuni ricordi un po' sbiaditi, e forse idealizzati, di quel tempo che fu. Ma oltre ai ricordi, rimangono oggetti che facevano parte della vita quotidiana della gente che ha vissuto in quell'epoca lontana. 
Certo, lontano e vicino sono due concetti abbastanza soggettivi, pero' quando ci voltiamo a guardare gli anni 60', tanto per fare un esempio, vediamo un mondo diversissimo da quello in cui viviamo oggi. Ecco perche' e' lontano. 
Ecco qui a sinistra, l'altra coppetta. Questa mi piace leggermente meno dell'altra, ma e' comunque molto carina. Il motivo dipinto sulla coppetta ha un qualcosa che ricorda gli anni 60'; non so perche'. 
Questa, a differenza dell'altra, e' appena appena piu' paffutella. 

Bene: la mia collezione di vasellame continua a crescere a dismisura, e man mano che cresce, crescera' anche il numero di fotografie che mettero' qui su Biancorosso, dei miei vari pezzi. 

Ricordatevi: questo e' un blog di piccole quotidianita' giapponesi, di ricette e cose buone da mangiare e di vasellame. 

giovedì, giugno 14, 2007

Pranzo di oggi: Udon al curry

Adoro trafficare in cucina e vedere dove mi porta il mio estro culinario, ma ci sono volte in cui la pigrizia mi attanaglia proprio mentre lo stomaco brontola, e allora bisogna trovare una soluzione rapida e soddisfacente.

Oggi e' una di quelle giornate all'insegna della pigrizia; sara' il tempo uggioso.
Per pranzo, mi sono preparata gli udon al curry. Superslurpis!
Nella foto vedete il pacchetto di karee udon (udon al curry), marca Maruchan, e una delle mie graziose scodelle da ramen. 
Si mette a bollire mezzo litro d'acqua in un pentolino, dopodiche' si aggiungono gli udon secchi. Trascorso il tempo di cottura richiesto, si versano le spezie et voila'! Il pranzo e' pronto:


Tra l'altro, notavo una cosa interessante: pare che gli udon preparati con il curry non siano quasi mai quelli tradizionali giapponesi, quelli belli cicciotti (e buoni!) tanto per intenderci, ma siano piu' piatti. Ricordano molto le tagliatelle! Insomma, sia queste udonelle (o tagliadon chedirsivoglia! Ma si, dai, concedetemi un paio di neologismi!), che gli udon normali sono di una bonta' unica!
ITADAKIMASU!

Dalla macelleria Wanagaki

Proprio per continuare il discorso che ho iniziato sull'articoletto precedente a questo, ecco un altro aspetto di vita quotidiana.
Noi abitiamo in una zona molto tranquilla, dove la presenza di stranieri e' pressoche' vicina allo zero (tranne noi, ovviamente). 
La nostra zona e' molto servita in quanto a negozi, uffici postali, banche, farmacie ecc. 
Poco distante da casa nostra c'e' Wanagaki, la macelleria di quartiere. 
L'altro ieri ho mandato mio marito a prendere della carne e due salsicce, ed e' tornato con questi due pacchettini perfetti.
Sia la carne tritata che le salsicce erano perfettamente avvolti e sigillati a caldo dentro questi sacchettini. 

Come potete vedere, il macellaio ha scritto il prezzo su entrambe le confezioni, con il pennarello. E come potete vedere, la carne tritata (il pacchetto di sinistra) e' abbastanza caruccia: 630 yen per circa 300 grammi. Le salsicce erano decisamente piu' economiche: 285 yen per due pezzi. 
Pur non essendo una grande consumatrice di carne, devo dire che la qualita' di quella giapponese supera senz'altro quella americana, a mio avviso.
La carne tritata, per esempio, non e' grassa ed e' molto gustosa. I prezzi sono quelli che sono, ma riflettono la qualita' che ci si porta a casa. 

Cuor-Ovo


Era gia' da qualche giorno che volevo aggiornare Biancorosso, e finalmente stamattina ne ho la possibilita'.
In realta', in questo periodo sono a corto di tempo, ma non d'idee su cosa scrivere. La prossima settimana devo dare un esame d'inglese all'universita', in piu' sono alle prese con un saggio non proprio semplicissimo da scrivere, e per finire mi aspetta un research paper che dovro' terminare entro i primi di luglio. Direi che mi aspetta proprio un lavorino da niente! 
Lo studio mi rende felice, pero' a volte ci sono i momenti di stanchezza e di scoraggiamento; non credo esista un solo studente (o studentessa) sulla faccia della Terra che non abbia avuto momenti di stanchezza! 

Aggiornare Biancorosso e' per me un modo per rilassarmi. Mi piace raccontare cose varie sulla nostra vita qui, e corredare i miei racconti con fotografie. 
Mi piace immaginare che tra le tante persone che leggono il mio blog, ve ne siano alcune che sognano di visitare il Giappone, e che nel frattempo si accontentano di immaginarsi questo splendido Paese affacciandosi dalla finestra di Biancorosso -- una finestra che vi permette di dare una sbirciatina in terra nipponica. 
Un'ultima cosa: avrete sicuramente notato che non seguo il classico stile del blog di viaggio, o del resoconto di chi fa un'esperienza all'estero raccontando per filo e per segno tutte le festivita'; fornendo dati ed info varie su monumenti, statue, chiese e quant'altro; o scrivendo articoli coi quali si cala la scure su alcuni aspetti culturali del popolo ospitante. 

A me piace raccontare quel che mi va. Non mi sento in dovere di trasformare questo blog in una sorta di guida turistica. Per quello ci sono miliardi di altri blog e di guide cartacee, per cui non e' necessario che mi metta a contribuire ulteriormente a questa matassa.
Certo, a volte anch'io descrivo qualche monumento, edificio, angolo caratteristico della citta', ma questi non sono gli elementi cardine del mio blog.
Questo per dire che lo scopo di Biancorosso e' quello di raccontarvi cose apparentemente futili, ma che invece possono essere di grande interesse per chi da sempre sogna di visitare il Giappone.
Io ricordo che prima di venire qui, quando ancora non immaginavamo lontanamente dove ci avrebbe portato il destino, avevo una grande curiosita' sul Giappone e su come vive la gente in questo Paese. Mi piaceva guardare fotografie delle citta' giapponesi, dei negozi, delle strade, delle automobili e mezzi pubblici. Mi piaceva osservare tutti quei particolari a prima vista insignificanti, tipo le insegne dei supermercati, i colori dei cartelloni pubblicitari, la forma delle cabine del telefono, le forme ed i colori degli edifici, piante ed alberi, ecc.
E ora che sono qui, tento di catturare, come posso, tutti questi dettagli, e tanto altro ancora. 

Scrivo dalla cucina di una casa giapponese (la mia), e allora mi piace parlare degli aspetti della vita di tutti i giorni: utensili per la cucina, alimentari vari, detersivi, bollette, la posta, ecc. 
Pian pianino cerchero' di creare un quadro, che sia il piu' completo possibile, di vita quotidiana qui, nel Paese del Sol Levante.

Dopo questo interminabile prologo, passiamo all'argomento di oggi! 
La foto che vedete in alto ritrae un padellino che ho comprato quasi un mese fa, per cuocere le uova, a forma di cuore.
Di padellini cosi' se ne trovano tantissimi nei negozi di casalinghi. Si trovano anche altre formine, tipo le stelle, gli orsacchiotti, ecc. 
Dopo essere ritornata a casa dal negozio, ho subito voluto mettere alla prova il mio nuovo cuor-padellino! 
Ed ecco qui:
E' bastato ungere leggermente la parte interna del tegamino, e versarvi un uovo intero con una leggerissima spolveratina di sale. 
Siccome durante la cottura si sono verificati numerosissimi schizzi, ho dovuto coprire il padellino con un coperchietto, e cosi' il tuorlo non e' rimasto bello arancione come avrei voluto, ma si e' ricoperto di una pellicina biancastra.
A me l'uovo piace sempre ben cotto, e ogni volta che ne preparo uno al padellino lo copro sempre con un coperchio per sveltire la cottura, ma questa volta avrei voluto che il mio cuor-ovo cuocesse alla perfezione senza imbruttire. Ma visti gli schizzi ribelli (che continuavano pur dopo aver abbassato la fiamma), il coperchietto era inevitabile. 
Ecco il risultato:
Beh, direi che e' venuto carinissimo lo stesso! Ed era pure squisito!! Gnam!
La prossima volta provero' a cuocerlo un po' meno, cosi' da lasciare che si veda il tuorlo arancione, per scopi puramente estetici. 

martedì, giugno 05, 2007

Wagashi quasi estivi

Come ho gia' detto, il nostro padrone di casa ogni mese ci regala una scatola con un delizioso assortimento di wagashi, ovvero i tradizionali dolcini giapponesi.
Questi che vedete nella foto sono quelli che ci ha regalato pochi giorni fa. L'assortimento e' decisamente primaverile, ma al tempo stesso fa anche gia' pensare all'estate.
Alcuni di questi dolcini sono delle vere opere d'arte che ho voluto fotografare piu' da vicino per farveli vedere meglio:
Questi non ho ancora avuto il coraggio di assaggiarli perche' sono talmente belli (la foto non rende loro giustizia!) che mi dispiace persino toglierli dalla scatolina!
Qui vedete quelli viola coi fiorellini lilla' e quelli che mi ricordano quei bei ciottoli lisci che si trovano sulle spiagge o in riva ai fiumi.
Questo che vedete in alto e' un altro dei dolcini che ci sono nella scatola. E' un mochi. Questo l'ho assaggiato ed e'....squisito! All'interno ha un ripieno delicatissimo di marmellata di fagioli azuki e zucchero. A prima vista, il ripieno sembrerebbe nauseabondo perche' e' spesso e dall'aria zuccherosa, eppure ha un sapore leggero e per niente stucchevole. Gnam! Quasi quasi dopo me ne mangio uno con una bella tazza di sencha!

Se avrete la possibilita' di visitare il Giappone, vi consiglio caldamente di assaggiare qualunque tipo di wagashi vogliate: ve ne sono di talmente tanti tipi che e' impossibile non trovarne uno che catturi la vostra attenzione!
Tutto subito possono sembrare strani, ma ricordatevi che questi sono dolcini di una tradizione molto lontana dalla nostra, ma non per questo peggiore o migliore: semplicemente diversa.
Chi l'ha detto che un mochi non possa fare concorrenza ad una fetta di crostata alla marmellata? O che un monaka non possa competere con un baba'?
Forse e' sbagliato parlare di competizione. Chissa'. E forse e' sbagliato voler paragonare queste delizie fra di loro. Magari e' come voler paragonare un ananas con un panino al prosciutto. Non ha molto senso. In ogni caso, non siate prevenuti nei confronti di tutto cio' che e' diverso, e questo ovviamente non vale solo per i wagashi ma per tanto altro ancora!
Non dite che i wagashi non vi piacciono se non li avete prima assaggiati. E non dite che non vi piacciono se li avete assaggiati solo una volta: questi sono sapori diversi dai nostri, e magari per un palato occidentale ci vuole un pochettino di tempo per abituarsi alla delicata dolcezza della marmellata di azuki, alla leggerezza quasi onirica delle cialde di riso dei monaka, o alla consistenza gelatinosa dei warabimochi e al sapore di noci del kinako (farina tostata di soia).

E colgo l'occasione per parlarvi, brevemente, dei warabimochi, uno dei miei wagashi preferiti in assoluto:
Ho assaggiato per la prima volta i warabimochi in una sala da te' giapponese, con la mia amica Ikuko a Chigasaki. L'aspetto era strano ma invitante: piccoli cubetti gelatinosi; alcuni ricoperti di una farina marroncina e altri di polvere di maccha.
Dopo averli provati, ho scoperto una delle prelibatezze piu' speciali che abbia mai assaggiato in tutta la mia vita.
Ho poi gustato nuovamente i warabimochi nella stessa sala da te', con mio marito. Dopodiche' non ho piu' pensato a questi favolosi dolcetti, fino a che non li ho ritrovati in un kaiten-zushi (non Sushiroo) dove siamo stati per la prima volta alcune settimane fa. Da quel momento non mi sono piu' potuta scordare di queste piccole meraviglie dolci, e li ho cercati. Li ho trovati freschi (sono quelli che vedete nella foto, sul piatto nero) da Sanwa, un supermercato qui vicino.
I warabimochi si chiamano cosi' perche' sono a base di estratto di warabi, cioe' di felce. Sono dolcini tipici estivi, originari del Kansai.
Pare che la preparazione originale (cioe' con l'estratto di felce) sia laboriosa e costosa, e che quindi molte pasticcerie (specialmente in altre parti del Giappone) preferiscano farli usando ingredienti piu' economici, tipo la farina di tapioca, amidi vari ecc.

Non so se quelli che ho mangiato io fino adesso siano i warabimochi autentici, ma vi posso dire che vanno assolutamente assaggiati perche' non basterebbe un intero libro per descriverli a sufficienza!
E come se questo non bastasse, sui warabimochi viene versato una specie di sciroppo brunastro, a base di zucchero. Pare che lo sciroppo di zucchero migliore provenga da Okinawa dove sono numerosissime le piantagioni di canna da zucchero.
Questo sciroppo e' di una bonta' infinita che aggiunge ulteriore squisitezza ai warabimochi!

Le mie scarpine di Ito Yokado

Sono giorni e giorni che ho voglia di aggiornare Biancorosso, ma alla fine non ci riesco mai. Credo di pretendere troppo da me stessa: se non posso fare le cose perfettamente e senza una virgola fuori posto, allora preferisco non farle. Certo, si dovrebbe sempre puntare al massimo e al meglio, pero' bisognerebbe anche essere un tantinello piu' tolleranti con noi stessi.
Questo per dire che ho sempre in testa descrizioni dettagliatissime, articoli ultra coinvolgenti sulla nostra vita qui in Giappone, pero' poi quando finalmente ho il tempo di sedermi qui davanti al computer, tutto cio' scompare e mi ritrovo con due cosette noiose da raccontare. Poi magari non e' vero e le cose che racconto sono noiose, specialmente per chi considera Biancorosso una finestra su questo splendido Giappone.

Le scarpine che vedete in alto a sinistra sono quelle che mi sono comprata gia' piu' di tre settimane fa! Le ho prese da Ito Yokado, un grosso centro commerciale pieno zeppo di negozi di ogni genere, tra cui un fornitissimo negozio di calzature dove ho appunto acquistato le mie belle paperine (si chiamano ancora cosi'? Forse e' meglio chiamarle flats e mettersi cosi' al passo coi tempi! Haha!).
L'acquisto di scarpe, nel mio caso, si tratta di un evento importante per due motivi: 1) perche' le compro raramente e sopravvivo per un anno intero con quattro o cinque paia di scarpe al massimo, e 2) perche' trovare scarpe del mio numero qui in Giappone e' come andare a cercare una brocca d'acqua fresca in mezzo ad un deserto.
Vabbe', magari sto esagerando un po', pero' tutti quelli che sono stati qui in Giappone per un po' di tempo, vi diranno che trovare scarpe da donna oltre il 37 e' un'impresa non indifferente.
Questo perche' la maggior parte delle donne giapponesi porta appunto numeri tra il 35 e il 37 (37 e mezzo, toh!), quindi numeri piu' grandi sono un po' una rarita'.

Il Giappone e' il VERO paradiso dello shopping, altro che storie. Altro che le grandi citta' italiane, oppure New York o Londra. Io non ho mai visto cosi' tanti negozi, ristoranti e centri commerciali in tutta la mia vita. E tornando al discorso delle scarpe, non ho mai visto cosi' tanti negozi di calzature a pochi metri di distanza gli uni dagli altri. Quindi, se amate le scarpe, qui in Giappone non vi dovrebbe essere difficile accontentare i vostri capricci....sempre che...sempre che non portiate un numero oltre il 37!
I negozietti di calzature che si trovano in molti centri commerciali (Daiei, Uni, Maruetsu, ecc.), oppure nei negozietti all'interno delle stazioni o nelle zone limitrofe, difficilmente tratteranno scarpe dai numeri "grandi". Questo lo so per esperienza perche' mi sono girata un numero impressionante di negozietti tali, senza mai trovare qualcosa che mi stesse..e dire che porto un comunissimo 39 che pero' qui e' come portare un 86.
Per avere fortuna bisogna andare in negozi costosissimi dove, volendo, le scarpe te le fanno pure su misura. A me era capitato di trovare un paio di flats stupende, del mio numero, nientepopodimenoche' da Takashimaya! Infatti costavano qualcosa tipo 20,000 yen (quasi $200) - una cifra spropositata.
Diversamente, si puo' andare in grossi centri commerciali (tipo Ito Yokado appunto, ma anche Jusco, ecc.), e andare direttamente nei negozi di calzature grossi che trovate senza dubbio all'interno. I prezzi delle scarpe in questi negozi sono molto ragionevoli.
Dove sono andata io, ad esempio, avevano scarpe fino al 39, ma sicuramente in altri negozi simili si trovano pure numeri piu' alti.

Ancora non ho inagurato le mie belle scarpine, pero'! Incredibile, ma vero! Sara' perche' sono cosi' carine e mi dispiace quasi sporcarle, pero' adesso che l'estate e' oramai alle porte, e' ora di portarle un po' a spasso!
Tra l'altro ho riscoperto di recente, un paio di flats nere da sogno della Lacoste che mi aveva regalato mio marito: era da tanto che non me le mettevo e mi ero dimenticata quanto fossero comode, nonche' stupende!
Quindi ora alternero' le mie belle Lacoste con queste carinissime scarpine giapponesi!