(A sinistra: alcuni miei uchiwa - ovvero i tradizionale ventagli giapponesi - ideali per iniziare gia' adesso a ritrovare un po' di refrigerio nelle ore piu' calde della giornata. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia). Le ore, i giorni, le settimane e i mesi continuano a fuggire via con la loro solita e proverbiale rapidita', e spesso mi soffermo a fantasticare su di un ipotetico luogo - situato magari in fondo al mare o in una qualche grotta remota - dove tutte quelle ore, quei giorni, quelle settimane e quei mesi vanno ad annidarsi.
Mi piace immiginarmi mentre - con un briciolo di quella fortuna che sa tramutare una semplice curiosastra in una coraggiosa esploratrice destinata al successo - riesco a scovare quel deposito di tempo trascorso e perduto. M'immagino mentre, con sguardo incredulo e le mani tremanti, lentamente mi chino per raccogliere quegli scampoli di tempo che si sono trasformati in colorati ritagli di stoffa.
Riempiendomi avidamente le tasche di quelle stoffe che - per magia si ritrasformeranno in ore, giorni, settimane e mesi - inizio a sorridere sempre di piu', pregustando gia' tutto cio' che faro' in quelle ore, in quei giorni, in quelle settimane e in quei mesi recuperati.
Da questi simil-vagheggiamenti mi sveglio sempre e mi accorgo che era veramente tutto un sogno. Un sogno ad occhi aperti, ma pur sempre un sogno. Un'illusione destinata a svanire ancor prima di aver appoggiato i piedi sul pavimento.
Gli uchiwa mi ricordano che appunto il tempo passa e che ormai la calura estiva e' sempre piu' vicina. Mi ricordano anche che non e' necessario patire il caldo perche' ci saranno loro a donarmi un po' di sollievo.E il passare del tempo spesso non solo ci distanzia fisicamente da luoghi e persone, ma tende ad allontanarci anche dai ricordi, facendoli sbiadire e sfumandone i contorni fino a farli quasi diventare un'immagine unica, senza confini.
L'ho gia' scritto in precedenza, lo so, ma di Kyoto voglio ricordare il piu' possibile, e per poter far cio' devo scrivere, scrivere, scrivere.
Pontocho e' un quartiere deliziosamente minuto. Di giorno assume un'aria sobria, riservata e quasi timida, mentre di sera quello stesso quartiere sembra indossare un abito di velluto abbellito da tante gemme luccicanti: alcune sono rosse, altre blu, e altre ancora arancioni e verdi.
Al tramonto, Pontocho sorride ed invita i passanti a farle visita. Ci si lascia, dunque, attirare dal canto delle sirene ed e' per questo che ci si perde volentieri per i vicoletti che profumano di buona cucina, di sake', di gelsomino.
Eleganti ristoranti ed antiche locande impreziosiscono le strette stradine di questo vecchio quartiere. Ognuno di questi ristoranti cerca di attirare l'attenzione dei passanti che a quell'ora inizieranno ad avvertire i primi languorini serali.
Ecco l'esterno di uno di questi ristoranti di Pontocho. All'esterno sono state messe in esposizione tutte le verdure di stagione (vere!) che in quel momento caratterizzavano il menu' del giorno.
Non e' stato semplice decidere dove fermarsi. Ciascun ristorante sembra possedere una qualche caratteristica unica ed introvabile: c'e' chi offre piatti di pesce tradizionali e di altissima qualita'; c'e' chi invece ed orgogliosamente propone appetitosi repertori della おばんざい料理 obanzai-ryoori (la cucina tradizionale e storica di Kyoto); c'e' chi preferisce giocare e sperimentare con ingredienti occidentali, creando abbinamenti innovativi ed originali; e c'e' anche chi, nonostante tutto, si prefigge di offrire i semplici piatti di un'accogliente 食堂 shokudoo.Dopo lungo lungo vagare, i profumi, le luci soffuse, ed un invitante menu' o-banzai, abbiamo deciso di fermarci qui:
Mimasu-ya, uno storico ristorante di cucina o-banzai di Pontocho, ci ha accolti con un profumo di fiori freschi e pesce alla griglia.Dopo esserci accomodati sopra un tatami adornato da 座布団 zabuton blu e bianchi (cuscini rettangolari), abbiamo assaporato una cena fantastica composta da ingredienti non solo freschissimi, ma di stagione e di provenienza rigorosamente kyotense. Una cena delicatamente costruita su di un fragile intreccio di sapori antichi che pero' avevano un qualcosa di attuale.
Solo alcune delle squisitezze assaporate da Mimasu-ya:
del tofu artigianale freschissimo e servito su di un letto di ghiaccio. Il tofu era accompagnato da tre tipi di sali diversi: sale all'ume, sale al sakura, sale al sansho (pepe verde giapponese).
Una sorta di tempura molto particolare e croccante, di kabocha (zucca giapponese).
Una leggerissima mousse di tofu accompagnate da fragole e gelato.Dei ricordi di Kyoto mi sono rimaste nel cuore le immagini del mercato di Nishiki di cui pero' vi parlero' in seguito.
In queste ultime settimane ho ricevuto alcuni deliziosi お土産 omiyage e ho aggiunto anche due incensi nuovi alla mia collezione.
Dalla mia adorata amica Sakura ho ricevuto questo del pregiato te' proveniente da Shizuoka:


Sakura, amica dal bel sorriso e dagli occhi luminosi, non manca mai di portarmi un dono.
Da Fusae-san, invece, ho ricevuto un omiyage culinario proveniente dalla Prefettura di Kagawa 香川県, nello Shikoku: dei 讃岐うどん sanuki-udon freschissimi. I sanuki-udon sono degli ottimi udon tipici della Prefettura di Kagawa.
Ho preparato questi ottimi udon due sere fa, assieme a del tempura di verdure e pesce (di cui riportero' la ricetta, se interessa).Intanto la mia passione / fissazione per l'incenso continua e non accenna a smorzarsi. L'incenso non e' un qualcosa che mi limito soltanto a collezionare - anche perche' sarebbe abbastanza noioso - ma e' un qualcosa che brucio quotidianamente, soprattutto quando ho bisogno di ritrovare un po' di pace e serenita'. Con l'inizio della primavera si sono insinuate nella mia vita alcune preoccupazioni nuove ed un dispiacere che, purtroppo, hanno tinto di grigio le mie giornate. Assaporare, dunque, i vari incensi giapponesi e' un modo per alleggerire un po' la mente e reimparare
Questo e' l'eccellente のきば Nokiba di Kyoto:

Brucio uno di quei bastoncini verdi e per casa si diffonde una fragile nuvola di un profumo che sa di quelle foglioline secche che danzano col vento, i primi di autunno; sa di quell'aria pulita e pura che si respira al tramonto, ad Enoshima; sa di te' sfuso e di nebbia.
E poi c'e' questo - 森の香 mori-no-koo ossia il profumo della foresta - un incenso la cui sola e unica nota e' il mio adorato hinoki.
Fra pochissimi giorni si avverera' un altro mio sogno (uno lo sto gia' vivendo stando qui): vedro' finalmente - e per la primissima volta nella mia vita - la Cina!Sono anni e anni che sogno di vederla. Nei miei sogni - sia quelli ad occhi aperti che quelli notturni - cerco d'immaginarmi i suoi colori; i suoi odori; le sue hutong 衚衕 un po' diroccate e un po' rimesse a nuovo; i grandi parchi dove i cinesi si ritrovano per fare tai-chi insieme; i venditori ambulanti di zuppe e baozi fumanti; quei templi con secoli di storia alle spalle e con all'interno preziosi ed intricati intarsi; residui architettonici di quella Cina maoista e sanguinaria che mi e' stata raccontata per anni dai libri; il traffico di biciclette; le sale da te' impregnate del profumo di Long Jing e Wu Lung.
Non so esattamente cosa trovero' e se cio' che trovero' combacera' con cio' che ho sempre immaginato, ma non importa. No, non importa assolutamente perche' la cosa piu' preziosa sara' esserci.

































