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mercoledì, aprile 07, 2010

Bekkoo-ame

(A sinistra: le mie べっこう飴 bekkoo-ame artigianali. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Dopo soltanto un giorno di sole brillante ed aria deliziosamente primaverile, la tirannia di una pioggerellina noiosa ed interminabile e' di nuovo qua.

Oggi mi sento un po' triste e di certo il grigiore di questo cielo cosi' cupo non fa che accentuare questa antipatica malinconia.

In un magnifico libro acquistato la settimana scorsa, dedicato al discorso dell'autoproduzione ed intitolato おいしい手作り生活 Oishii tezukuri seikatsu di Mameko (traduzione approssimativa: Deliziosa vita artigianale), ho trovato un'infinita' di meravigliose e facili ricette che insegnano a preparare a mano una miriade di cose buone, utilizzando pochi e semplici ingredienti.

Tra queste ricette, ce n'e' una che insegna a fare le べっこう飴 bekkoo-ame, delle caramelle tradizionali giapponesi preparate semplicemente con del caramello.
鼈甲bekkoo significa guscio di tartaruga, ma e' una parola che puo' essere usata anche per indicare un colore ambrato (べっこう色 bekkoo-iro). La parola ame, invece, significa caramella.

Ho pensato, quindi, per inaugurare questo nuovo libro, di scegliere la ricetta delle bekkoo-ame per due motivi: 1) e' facilissima da preparare; 2) mi sembrava la piu' adatta ad una giornata come oggi dato che la parola ame, cambiando l'intonazione e il kanji, puo' significare sia appunto caramella () che pioggia ().

Le bekkoo-ame sono talmente facili da preparare che quasi sicuramente avrete gia' tutto l'occorrente in casa. Le bekkoo-ame tradizionali, infatti, si possono preparare anche solo con zucchero ed acqua. Mameko, pero', consiglia di aggiungere anche un cucchiaino di aceto di riso perche', secondo quanto sostiene l'autrice, quest'ingrediente rende piu' delicato il sapore finale della caramella.
Ho voluto seguire il consiglio di Mameko e il risultato mi ha deliziata!

Ma andiamo per ordine! Ecco qua la lista degli ingredienti:

べっこう飴
Bekkoo-ame
Ingredienti

150g di zucchero bianco (oppure di canna)
3 cucchiai d'acqua
1 cucchiaino d'aceto di riso*

*L'aceto di riso, se desiderate, lo potete omettere del tutto oppure lo potete sostituire con del comune aceto di vino bianco.

In un pentolino versare lo zucchero e l'acqua, e cuocere il tutto a fiamma media. Mescolare aiutandosi con un cucchiaio di legno.
Non appena il composto iniziera' a bollire, aggiungere subito l'aceto. Inizialmente l'odore dell'aceto sara' abbastanza forte, ma piano piano evaporera' fino a sparire del tutto. Continuare a mescolare, sempre a fiamma media, fino a quando il composto non diventera' di un bel color dorato.

A questo punto sara' importante procedere con una certa sveltezza dato che il composto s'inspessira' e s'indurira' ad una velocita' da record!
Versate il tutto in formine varie (usate quello che avete), oppure versatelo su della carta da forno. Non preoccupatevi se le forme non saranno perfette! Le vostre bekkoo-ame saranno bellissime lo stesso.

Io ho preso dei semplici stuzzicadenti e li ho disposti sopra un pezzo di carta da forno. Cosi':
Sara' sufficiente quindi versare il composto sopra una delle estremita' degli stuzzicadenti ed aspettare che le vostre bekkoo-ame si raffreddino e s'induriscano per benino.
Vi accorgerete che sara' proprio solo questione di minuti prima che le caramelle siano pronte da gustare! Utilizzando la carta da forno non farete alcunissima difficolta' a staccarle dato che verranno via molto facilmente.

E ora non vi resta che assaporarvene qualcuna, magari in compagnia di una persona cara oppure di un bel libro avvincente.
Vi saluto lasciandovi in compagnia di due fotografie che ho scattato la settimana scorsa vicino al grande parco di Sagamihara. C'erano naturalmente decine e decine di meravigliosi ciliegi in fiore, ed eccone qua alcuni:


martedì, marzo 09, 2010

Il tempio ed una quasi primavera

(I profumatissimi 紅梅 koobai, ossia i susini rossi del tempio. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia). 

C'e' un vento qui in Giappone che si chiama 春一番 haru-ichiban e che pare rappresentare la vera linea di demarcazione fra l'inverno che finalmente finisce e la primavera che finalmente comincia.
Questo vento soffia prepotentemente quasi come a volersi annunciare a tutti, ma proprio a tutti. E' un vento che non vuole passare inosservato, e infatti la sua imperiosa presenza ne e' la dimostrazione.
In questi giorni si e' in trepidante attesa che arrivi haru-ichiban e con esso il primo e profumato inizio di primavera.

Ma l'attesa e' resa ancora piu' inquieta dagli ultimi tenaci rimasugli invernali, quegli stessi strascichi che da stamattina hanno ricoperto di neve il Kanagawa, Tokyo e alcune altre regioni del Giappone. Ma sono residui testardi e che sembrano non aver alcunissima intenzione di lasciare che la primavera prenda delicatamente in mano il timone e inizi a guidare il Paese verso una stagione di deliziose temperature miti, di alberi avvolti in soffici nuvole rosa, e di aria che profuma semplicemente di voglia di vivere.

Oggi pomeriggio, mentre camminavo verso l'universita', sono stata accompagnata da una foltissima pioggia di silenziosi fiocchi di neve. Le auto sfrecciavano sull'asfalto bagnato e i rumori cittadini continuavano il loro consueto e chiassoso dovere, ma era come se tutti i suoni fossero solo in sottofondo perche' sotto i riflettori in realta' c'era il niveo silenzio ovattato, ovvero quella magia acustica di cui sa far dono solo la neve.

Sul bordo di un'aiuola un bellissimo uccellino bianco e nero zampettava allegramente e le sue piume candide sembravano confondersi con la purezza di quel nevischio di marzo.

Ho rivisto la mia amica Sakura lunedi' scorso. Sakura dal bel sorriso e dai bei modi di fare. Sakura, amica mia.

Un sole splendido e pulito preannunciava gia' una giornata speciale e colma di quelle piccole gioie destinate a diventar parte irrinunciabile dei ricordi piu' cari.

E cosi' e' stato.

Lunedi' mattina, infatti, avevo appuntamento al tempio buddista di zona perche' desideravo che il monaco scegliesse personalmente i kanji del mio nome. In realta', fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno che cio' si potesse fare, ma fu proprio Sakura a dirmelo e ad incuriosirmi.

Il maestoso tempio Soochuuji
Il monaco del Soochuuji (il mio tempio di zona) ci aspettava sorridente alle nove in punto. Hirano-san, il monaco, indossava il suo consueto kimono nerissimo con su ricamato lo stemma imperiale dei Tokugawa.

Dopo averci dato il benvenuto, l'anziano monaco ci ha condotte in una saletta laterale del tempio generalmente adibita a sala da te'. Li' ci siamo seduti e dopo aver scambiato due chiacchiere ed aver sorseggiato del delizioso sencha accompagnato da morbidi mochi alle foglie d'assenzio, Hirano-san mi ha fatto un inchino e mi ha consegnato una busta di carta bianca e liscia e con su stampato il nome del tempio. Quella busta custodiva al suo interno un documento che e' diventato ora uno dei miei tesori piu' preziosi: i kanji ufficiali che ha scelto il monaco per il mio nome.

Ecco il sottilissimo foglio di carta di riso, abbellito dagli aggraziatissimi kanji neri scritti a mano dal monaco:

I quattro kanji che il monaco ha scelto per me rappresentano la trascrizione fonetica del mio nome, ossia Marianna. Hirano-san, pero', non ha scelto i kanji semplicemente per una questione di suono, ma anche di significato, e questo forse e' l'aspetto piu' sbalorditivo. Eh si, perche' senza saperlo (o forse lo sapeva, chissa'), ha scelto tutti kanji che a me piacevano particolarmente; uno in particolare (il secondo dall'alto) desideravo tanto facesse parte del mio nome. L'ultimo, poi, e' il na di Kanagawa...un kanji quindi che mi leghera' per sempre a quest'antica provincia a cui sono intensamente affezionata. Immaginate, dunque, con che piacevole stupore io abbia ammirato quei kanji monastici!

Quel timbro rosso sui miei kanji e' il sigillo ufficiale del tempio.

Qui invece appare la data scritta secondo il calendario tradizionale giapponese, tenendo cioe' conto del numero di anni trascorsi dall'ascesa al trono dell'ultimo imperatore. Con ogni imperatore inizia una nuova era, e quella di adesso inizio' nel 1989 e si chiama 平成 Heisei. Da allora sono passati ventidue anni, e il 2010 quindi e' il ventiduesimo anno dell'era Heisei. Appaiono anche il mese e il giorno, naturalmente. A sinistra, invece, il nome del tempio, il nome per esteso del monaco ed il suo timbro ufficiale.

Per me e' stato un onore non solo ricevere questi magnifici kanji che mi accompagneranno per tutto il resto della mia vita, ma e' stato un onore ancora piu' grande aver potuto conoscere e conversare con questo generoso e sereno monaco il cui sorriso contagioso non dimentichero'.

Hirano-san era cosi' contento che Sakura ed io fossimo andate a trovarlo che quasi non si dava pace! Nel giro di dieci o quindici minuti, si e' unito a noi un gruppetto di persone che, incuriosite soprattutto dalla presenza dell'"ospite italiana", hanno iniziato ad offrirmi dolci e bevande varie, e a farmi tantissime domande sull'Italia. Tra queste persone c'erano alcuni operai che erano stati assunti dal monaco perche' costruissero, dietro il tempio, un piccolo cimitero per animali. Uno di questi operai sembrava particolarmente rapito dal fatto che io venga da un Paese cosi' lontano dal Giappone come l'Italia, e dopo diverse domande sulla nostra cultura e sulla nostra lingua, l'ho visto osservare in contemplazione e con lo sguardo sognante una fotografia di un fiore.

Alcuni fiori di pesco del tempio
Senza che nemmeno ce ne accorgessimo, erano passate quasi due ore e noi eravamo ancora li' ad ascoltare gli affascinanti racconti di una signora che era stata in viaggio in Italia una volta e che, in seguito a quell'esperienza, non e' mai riuscita a smettere di pensare al nostro Paese. A noi si e' persino unito il cognato del monaco, un signore sulla settantina che fino a pochi anni fa ha lavorato per un'azienda che aveva frequenti contatti con l'Italia; fu proprio grazie a questi contatti commerciali che questo signore pote' visitare la nostra penisola in lungo e in largo, moltissime volte. Mi disse di essere stato infinite volte persino a Torino e di averla trovata una citta' incredibilmente affascinante.
Immaginate, dunque, la mia gioia!

Al gruppo si e' persino unita una signora che si occupa mensilmente della pubblicazione del giornale del tempio. E grazie ad un'idea del monaco, questa signora mi ha fotografata mentre tengo in mano il foglio coi miei kanji, e mentre vicino a me c'e' Hirano-san che mi aiuta a tener dritto il foglio. La signora mi ha detto che la mia foto apparira' sul numero di marzo della rivista!

Sarei rimasta ore ed ore ad ascoltare queste persone e le loro storie raccontate col cuore in mano e con l'irripetibile magia dell'entusiasmo e delle parole pronunciate con sincerita'.

Sarei rimasta ore ad ascoltare i discorsi chiari, lineari del monaco. Le sue parole, cosi' pulite, leggere e prive di qualunque traccia di quella cattiveria e di quel veleno di cui, purtroppo, abbondano i discorsi di molti, erano cosi' piacevoli da ascoltare.

Sarei rimasta ore ad ascoltare quell'anziano monaco sorridente mentre ci raccontava della sua passione smodata per gli spaghetti!

Ma era arrivata l'ora di salutarci e di ringraziare il monaco per tutto quanto. Era giunta anche l'ora di salutare tutti gli altri signori che cosi' gentilmente erano venuti ad accoglierci e a farci sentire le benvenute.

Prima di andare via, pero', il monaco ha regalato sia a Sakura che a me una copia di un suo libro di cui vi parlero' appena mi sara' possibile.

E prima di uscire dall'edificio, pero', Sakura ed io siamo rimaste un po' ad annusare quell'aria che profumava di delicato incenso buddista. Ma lei sapendo della mia passione per l'incenso, si e' diretta verso lo sportello dell'ufficio dove sono in vendita alcuni oggetti prodotti al tempio, e io l'ho subito seguita.

Con mia grande sorpresa, pero', il signore dietro lo sportello era uno dei signori che poco prima erano con noi nella sala da te'. E con mia ancor piu' grande sorpresa, con un sorriso raggiante mi ha regalato una scatola d'incenso del tempio!



La giornata di sole brillante era cosi' magnificamente radiosa da farmi venire voglia di piangere, ma non certo di dolore. I raggi di sole di quel primo dorato marzo sembravano un'inconfutabile testimonianza dell'inenarrabile incanto della vita quotidiana.

In compagnia di Sakura, ho scattato alcune fotografie ai fiori di pesco e ai profumatissimi susini rossi in fiore che adornavano, con delicata eleganza, il giardino del tempio.
I fragranti 紅梅 koobai di struggente bellezza...

L'armonioso plop plop dell'acqua della 手水舎 choozuya.
Prima di lasciarci alle spalle l'antico tempio, pero', abbiamo nuovamente incontrato il sorridente monaco che venendoci incontro ci ha chiesto se desideravamo vedere il dipinto del grande drago blu che adorna il soffitto dell'hondoo 本堂, ossia della sala principale del tempio. Mentre eravamo ancora nella sala da te', Sakura ed io avevamo mostrato grande curiosita' per questo dipinto e cosi' Hirano-san ha voluto farci questa sorpresa.

In fila indiana, Sakura ed io abbiamo seguito il monaco che, con incedere solenne, ci ha fatto strada e ci ha condotte proprio davanti alla porta principale dell'hondoo. Dopo aver fatto lentamente scorrere quella porta di legno chiaro, siamo stati colti da un'incantata nuvola profumata d'incenso.

Ci siamo sfilate le scarpe e con riverenza siamo entrate nell'hondoo.

Camminare sul tatami del tempio, con ai piedi un paio di morbide calze bianche di cotone, e poter respirare quell'aria che profuma di sacro, d'incenso, e di antico sapere mi ha riempito il cuore di una gioia talmente coinvolgente da non riuscire nemmeno a rendermi conto del tempo che passava o di qualunque altra cosa terrena.

Eravamo solo Sakura ed io, col naso all'insu' ad ammirare quel maestoso drago blu che sembrava volteggiare in un regno tutto suo, scavato all'interno del soffitto stesso. Svolazzava con aria maestosa e fiera, e ci guardava con uno sguardo a meta' tra il diffidente ed il soddisfatto.

Il monaco, pero', era rimasto sulla porta e con lo sguardo verso il giardino. Era in piedi, perfettamente immobile e con le mani congiunte in preghiera.
Io, per un attimo, ho distolto lo sguardo da quel valoroso drago e ho osservato la sagoma del monaco mentre, proprio sulla porta, meditava ed osservava con sguardo contemplativo quel tranquillo giardino abbracciato dai raggi affettuosi del sole di quel lunedi'.

venerdì, ottobre 24, 2008

Asakawa Maki e pioggia d'ottobre

Le mie preferenze musicali sono sempre state abbastanza insolite. Sara' per innato anticonformismo, ma mi sono sempre discostata dai generi musicali del momento, e in generale un po' da tutto cio' che la moda inesorabilmente impone.

Saro' banale, ma per me la musica vale la pena di essere ascoltata solo quando riesce a smuovere qualcosa dentro di noi. E se cio' che smuove e' una scheggia positiva del nostro essere, tanto meglio. Pero' ascoltare una certa musica solo perche' ce lo dice MTV, la classifica delle migliori canzoni di iTunes o qualche altra fonte che in un modo o nell'altro tenta d'influenzare prepotentemente i nostri gusti, a me sembra una terribile perdita di tempo.

La musica e' un piacere, e tale deve rimanere. Che senso ha rimpinzare le proprie orecchie di suoni insulsi e piatti che per noi non hanno alcun valore? E' un po' come quelli che sostengono si debba finire a tutti i costi un libro anche se si rivela terribilmente noioso o comunque troppo lontano dalle nostre aspettative. Se non ci sono obblighi scolastici ed accademici, sforzarsi a tutti i costi di finire un libro che ci e' ostico altro non e' che un'inutile tortura. La lettura, proprio come la musica, e' un piacere e tale deve rimanere.

La signorina dai capelli corvini e dallo sguardo assorto e' 浅川マキ Asakawa Maki, una cantante giapponese la cui esistenza e musica ignoravo fino a una decina di giorni fa.

Salvo qualche eccezione, francamente non reggo molto il Jpop moderno, mi dispiace. Lo trovo ripetitivo e di una monotonia inenarrabile. Ci sono ovviamente delle eccezioni, tra cui per esempio la bravissima Ai (di cui trovate uno splendido brano a destra, nel mio iPod), ma in genere prediligo la vecchia musica giapponese - e non solo generi tradizionalissimi come quelli in cui compaiono strumenti tipo lo 三味線 shamisen (o samisen chedirsivoglia), oppure la misteriosa, inquietante ma tremendamente bella 雅楽 gagaku ossia la musica giapponese imperiale - ma anche per gli ormai polverosi successi che magari hanno accompagnato generazioni di giovani e non, negli anni '50', '60, '70 ecc.

Riascoltare quelle melodie e quei testi un po' melensi ma puliti e' un viaggio affascinante nel passato di questo Paese. Penso sia un po' come per uno straniero scoprire voci del vecchio panorama musicale italiano tipo Adriano Celentano, Massimo Ranieri, Domenico Modugno, Lucio Battisti, Mina e tanti tanti altri ancora.

Dalle canzoni di questi decenni passati emerge un'atmosfera di altri tempi, e riascoltarle significa fare retromarcia nel passato. Chi era bambino o ragazzino in quegli anni sicuramente rivivra' forti emozioni e con un pizzico di nostalgia accennera' un sorriso, ma chi invece ancora non era nemmeno nato o era troppo piccolo per poter rievocare ricordi significativi allora si trovera' davanti un mondo che, seppur un po' sbiadito, non e' scomparso.
Mentre mi documentavo sui cantautori giapponesi di qualche decennio fa, e' spuntato il nome di Asakawa Maki.
Quasi fin da subito la sua figura mi ha incuriosita.

Asakawa-san, originaria della prefettura di Ishikawa, si e' guadagnata una posizione abbastanza di rilievo nel panorama musicale giapponese degli anni '70, grazie al suo particolarissimo stile, uno stile che la contraddistingueva non solo per il suo modo di vestire, ma grazie soprattutto alle sue spiccate abilita' canore.
La musica di Asakawa-san e' un mélange armonioso di jazz, blues, e folk, il tutto condito dalla sua voce calda e dark, una voce resa tale sicuramente dall'eccessivo consumo di nicotina di cui la cantante non ha mai fatto mistero, spesso lasciandosi tranquillamente fotografare mentre si accendeva una sigaretta dopo l'altra.

Certo, adesso verrebbe da ridere nel notare questa figura che all'epoca ha indignato i piu' conservatori con la sua incurabile trasgressivita' da sigarette, ma si sa, ogni epoca ha le sue peculiarita'.

Dopo aver scoperto il suo nome, ho fatto una breve ricerca su Internet per vedere quanti album avesse pubblicato, nella speranza magari di acquistarne uno. Nel giro di pochi minuti, ho scovato la pagina di un blog che linka ad un servizio di nome Rapidshare da cui e' possibile scaricare - gratuitamente - i due album piu' significativi di Asakawa Maki, chiamati Asakawa Maki no sekai (il mondo di Asakawa Maki) e Asakawa Maki II.
Ora ho entrambi gli album sul mio iPod e vi diro'...non riesco a smettere di ascoltarli.

Queste sono melodie che stregano.

Se volete scaricare anche voi i due album di Asakawa-san, allora andate QUI e cliccate al fondo dell'articoletto sulla parola "here" evidenziata in arancione.


Nel frattempo, se volete un assaggio sonoro di Asakawa-san, guardate sul mio blog a destra: ho messo un piccolo music player a forma di iPod su cui ho caricato alcune mie canzoni preferite, tra cui un paio di brani di Maki.

Purtroppo non ho potuto mettere tutte le mie preferite perche' il player e' collegato a YouTube e li' non c'e' molto materiale su questa cantante.

Vi consiglio veramente di ascoltare il primo brano che trovate nel mio iPod a destra: si tratta della versione giapponese de "The House of the Rising Sun" sapientemente interpretata da Maki.

Ascoltatela a volume alto (se possibile) e lasciate che la canzone vi parli. Con la musica le barriere linguistiche vengono abbattute poiche' sono le note a sostituire le parole e ad avere precedenza su verbi ed aggettivi.

Qui oggi piove e c'e' un cielo grigio e minaccioso. Fuori le foglie cadono insistentemente, trasformando il terreno in una grande tavolozza di giallo, verde, marroncino e qualche spruzzo di rosso.
Ecco un pezzetto del nostro giardino:
C'e' una pioggia d'acqua e una di foglioline. Quest'ultime volteggiano delicatamente prima di cadere sul suolo bagnato. Alcune, pero', mentre ballano il loro ultimo malinconico valzer, finiscono intrappolate in qualche ragnatela da cui, infine, riescono a liberarsi dalla stretta dei fili invisibili e scivolano via, per poi raggiungere le altre foglioline che gia' stanno colorando il paesaggio.

PS. Ogni giorno il numero sul mio contatore sale a vista d'occhio, e quindi significa che siete sempre di piu' a leggere il mio blog! Grazie davvero a tutti voi! E colgo di nuovo l'occasione per re-invitarvi a lasciarmi un commento, soprattutto se siete lettori silenziosi! Mi fara' davvero molto piacere ricevere un vostro commento!
ありがとう!
Arigatoo!