martedì, agosto 04, 2009

Wagashi d'agosto e una ricetta

(A sinistra: due dei wagashi ricevuti in regalo ieri da Ishii-san. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Ed eccoci gia' ad agosto, il mese piu' caldo e piu' estivo dell'anno.
Agosto pero' e' anche il mese che ci regala la magia dell'estate, il canto dei minminzemi, i fuochi d'artificio che spensieratamente brillano nel cielo blu della sera, il sapore dolce e rinfrescante di una fetta d'anguria, il tintinnio dolce e cantilenante di un fuurin.

Ma agosto e' anche il mese in cui poter gustare deliziosi wagashi che racchiudono in se' la fragranza di questa stagione dorata.

Ieri abbiamo ricevuto i nostri consueti wagashi mensili da parte di Ishii-san, e nell'assortimento di questo mese compaiono anche delle profumatissime gelatine di 寒天 kanten (agar-agar) aromatizzate al limone! Oltre queste rinfrescanti gelatine, nella scatola c'erano morbidi 草もち kusa-mochi, 水羊羹 mizu-yookan e まんじゅう manjuu alla castagna.

In preda ad una momentanea ma intensa vena artistica, ho deciso di scattare alcune foto a questi golosi wagashi d'agosto. Ho voluto scattare quest foto con lo scopo di rendere partecipi anche voi della gioia che provo puntualmente ogni volta che apro la scatola dei wagashi mensili di Ishii-san.

La gelatina al limone ed un kusa-mochi:

Di fotografia non so molto, ma e' un argomento a cui mi sto lentamente appassionando sempre di piu'. La felicita' che provo nel riuscire a catturare, con uno scatto, un qualcosa di particolarmente bello e che mi colpisce e' elettrizzante!

Ed ecco i delicati mizu-yookan. Gli yookan sono veramente i wagashi estivi per eccellenza!
E siccome ogni tanto - anzi, abbastanza spesso - mi piace sperimentare nuove ricette giapponesi prese dai miei ricettari, oggi vi propongo un piatto delizioso e che spero vogliate assaggiare anche voi.
Di recente vi ho parlato di un ricettario che e' diventato uno dei miei preferiti: 浜内さんの家のけんこう和食 Hamauchi-san no ie no kenkoo washoku. Anche questa volta ho attinto dalla conoscenza gastronomica della signora Hamauchi e ho preparato un piatto classicissimo della cucina casalinga giapponese: 肉じゃが nikujaga. La parola niku in giapponese significa carne, e jaga e' l'abbreviazione di jagaimo, ossia patata.
Il nikujaga, dunque, e' essenzialmente uno stufato di carne e patate, ed e' un piatto cosi' indissolubilmente legato al repertorio della cucina casalinga da comparire alquanto raramente sui menu' dei ristoranti. Il nikujaga e' un piatto che si gusta a casa perche' custodisce i sapori genuini della cucina casalinga.
Ma come avrete modo di scoprire, il nikujaga e' anche un piatto di una semplicita' sorprendente e che vi consiglio di preparare perche' sono sicura vi piacera'.

Devo precisare, pero', che la ricetta del nikujaga tradizionale generalmente prevede l'uso anche di zucchero e mirin, ma siccome l'Hamauchi e' un ricettario che rivede i classici della cucina giapponese in versione piu' salutare, lo zucchero non appare nella lista degli ingredienti. Ricordo che parlai di questa ricetta ad Akiko, e quando le dissi dell'assenza di zucchero rimase molto stupita tant'e' che alcuni giorni dopo le inviai questa stessa ricetta via email perche' la provasse. E' una ricetta deliziosa, e non crederete alle vostre papille quando, assaggiando il vostro nikujaga, vi ricorderete che alla base di tutto c'erano solo acqua e salsa di soia.

Passiamo agli ingredienti per il nikujaga (per due persone):
Questa foto degli ingredienti risale ad alcune settimane fa, e cioe' la prima volta in cui ho preparato il nikujaga.

3 patate
1 cipolla
100g di carne di manzo* tagliata fine
1/3 di carota
3 cucchiai di salsa di soia (molto meglio se giapponese. Una buona Kikkoman andra' benissimo!)
250ml d'acqua
una manciata di fagiolini o piselli surgelati (facoltativo)

Non avendo grande predilezione per la carne di manzo, ho usato del maiale. Il tipo di taglio consigliato dalla ricetta si chiama 薄切り usugiri che significa "affettato finemente". Questo e' il vassoio di carne di maiale usugiri che ho usato per la ricetta.
Sembra quasi bacon a vederlo, vero?

Se non trovate della carne affettata cosi' finemente, qualunque altro tipo andra' bene ma dovrete allungare solo un po' i tempi di cottura.

Le fasi della ricetta sono brevi e semplici. Le numerero' da 1 a 5 per facilitarvi un po' le cose e per evitare confusione.

1. Riempire una pentola d'acqua e portarla ad ebollizione. A questo punto, spegnere la fiamma ed immergere nell'acqua le fettine di carne aiutandosi con i saibashi oppure con una forchetta. Scottare la carne fino a quando non avra' cambiato colore. Togliere la carne dall'acqua e metterla su di un piatto. Buttare via l'acqua di cottura della carne (se volete, potete conservarla per dei brodi).
2. Pelare e lavare le patate ed affettarle a dadini. Mettere i dadini in un recipiente pieno d'acqua e lasciarli a mollo.

3. Pelare la cipolla e tagliarla un po' grossolanamente. Affettare a rondelle la carota e tagliuzzare la carne precedentemente sbollentata in acqua.

4. In una pentola versare le patate a dadini (e che avrete scolato), la carota a rondelle, la cipolla, la carne, i tre cucchiai di salsa di soia e i 250ml d'acqua. Se volete, a questo punto potete aggiungere una manciata di piselli o fagiolini surgelati. Coprire la pentola con un coperchio e portare il tutto ad ebollizione a fiamma media, dopodiche' abbassare al minimo la fiamma e continuare la cottura per circa dieci minuti. Accertarsi che la carne e le patate siano cotte ed eventualmente lasciarle cuocere ancora per qualche minuto. Servire!

Ho servito il nikujaga accompagnato da una scodella di riso bianco al vapore, della zuppa di miso ed un trio di tsukemono.

A proposito di 漬物 tsukemono, in questi giorni ne stiamo mangiando molti semplicemente perche' oltre ad essere molto gustosi, sono rinfrescanti e col caldo di adesso vanno giusto bene.
Da accompagnare al nikujaga, ho preparato il mio tsukemono semplice di cetrioli (ecco la ricetta), ed uno tsukemono di carote. Per le carote, pero', ho utilizzato un prodotto nuovo e che ho trovato al supermercato:
Questo prodotto si chiama 浅漬けの素 Asazuke no moto, ossia base per asazuke. Gli asazuke sono un tipo di sottaceti molto leggeri e con un livello di acidita' quasi impercettibile. L'utilizzo di questa base e' molto semplice poiche' basta lavare ed affettare la verdura scelta e mischiarla alla dose consigliata di prodotto, mettere il tutto in un sacchetto pulito di plastica (tipo ziploc), e lasciare riposare in frigo per circa mezz'ora.
Io ho lavato e tagliato a bastoncino delle carotine che ho mischiato ad uno spicchio d'aglio affettato. L'idea dell'aglio l'ho trovata sul retro dell'etichetta della bottiglia di asazuke no moto, e devo dire che e' ottima!
Quello tsukemono giallo, invece, si chiama 東京沢庵 tookyoo-takuan, ed e' semplicemente daikon tagliato a fettine e lasciato marinare in un contenitore con sale, crusca di riso, alga konbu e buccia di caco (per il colore). Il sapore del takuan e' molto particolare, ma e' al tempo stesso uno di quegli tsukemono che in genere piacciono alla maggior parte delle persone, me inclusa!

*Piccola aggiunta* -- Versione casalinga dell'asazuke no moto --
Siccome dubito riusciate a trovare l'asazuke no moto al supermercato, sono riuscita a scovare tra le mie scartoffie una ricetta facilissima per preparare in casa quella soluzione che invece io ho acquistato in bottiglia.

Dunque:

300g di verdura a vostra scelta (carota, cavolo, rapa, daikon, cetriolo, ecc. oppure un mix di tutto)
2 cucchiai di aceto di riso
2 cucchiaini scarsi di zucchero
1 cucchiaino di sale marino

Lavare e tagliare la verdura a pezzi piccoli. In un sacchetto tipo ziploc versare l'aceto, lo zucchero e il sale ed aggiungere la verdura tagliata. Chiudere il sacchetto (facendo fuoriuscire l'aria) ed agitarlo bene in modo che la soluzione ricopra in modo uniforme le verdure. Riporre il sacchetto in frigorifero per circa mezz'ora. Tirare fuori dal frigo gli asazuke, scolarli e servirli!
Quelli che avanzano, potete tranquillamente conservarli in frigo in un piccolo contenitore di plastica per al massimo 2-3 giorni, non di piu'.

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E siccome e' ricominciata la stagione delle scalate sul monte Fuji, in onore della sacra montagna ho usato questi hashi-oki di pietra:

ご馳走様でした!
Gochisoosama-deshita!

martedì, luglio 28, 2009

Aria di festa ad Odawara

(Alcune lanterne della fiera decorate da bambini di una scuola elementare della zona.
Tutt le foto dell'articoletto sono opera mia o di mio marito.)


Siamo ormai giunti alla fine di luglio, questo mese cosi' rovente, cosi' umido, cosi' pesante, ma cosi' squisitamente estivo.

Ma agosto e' dietro l'angolo, e la parentesi estiva e' ancora lontana dalla fine.

In questo periodo sono molti gli お祭り o-matsuri (fiere) che illuminano il Giappone portando con se' allegria, spensieratezza, voglia di musica, sorrisi e deliziosi spuntini da passeggio.

Sabato mattina, accompagnati da un sole cocente e decisamente ostinato a dispensare i suoi raggi intensi, abbiamo preso il rapido per Odawara.
Prima di partire, abbiamo immortalato nuovamente le risaie che, dal binario della nostra piccola stazione, puntualmente ci salutano augurandoci "buon viaggio!" oppure accogliendoci con un "bentornati a casa!".
Dopo circa una quarantina di minuti di viaggio, siamo arrivati proprio ad Odawara, la vecchia citta' nella parte ovest del Kanagawa.

Odawara 小田原 e' una delle piu' famose localita' del Kanagawa, e la sua fama e' accentuata dalla presenza dell'altrettanto noto castello, 小田原城 l'Odawara-joo.
Desideravamo proprio visitare questo castello, ed infatti ci siamo immediatamente incamminati in direzione dell'imponente edificio che, dalla collina, silenziosamente posa il suo sguardo sulla citta' e sull'immensa baia blu di Sagami.

Ma una sorpresa ci attendeva ai piedi del castello: ちょうちん夏まつり Choochin natsu-matsuri, ossia la fiera estiva delle lanterne.
Lungo il fossato che circonda gelosamente il castello, tante lanterne di carta decorate dai bambini di una scuola elementare della zona ci hanno accolto allegramente.
Eccone alcune:
Ed ecco il ponte rosso che permette l'accesso al castello:
...ed una delle lanterne che lo abbellivano:
Il vociare allegro e i profumi della fiera non si sono fatti attendere a lungo.
La fiera:
Un palco con delle ballerine giapponesi che, al suono malinconicamente melodioso dell'ukulele, sfoggiavano i delicati passi di una danza hawaiana. Dietro di loro, sulla lanterna ecco dipinti i kanji di 小田原 Odawara:
Li' quasi ogni cosa ci ricordava la presenza del castello. Al centro della fiera, un'immensa lanterna ci mostrava un'immagine di quell'edificio che, di li' a poco, avremmo ammirato da vicino:
Sebbene in Giappone esistano ancora alcuni di castelli la cui storia si perde e disperde nelle venature dei secoli passati, per il castello di Odawara le cose sono andate un po' diversamente. La storia dell'edificio in se', infatti, risale solo al recentissimo 1960. Il vero castello di Odawara, quello che con ardente orgoglio ricopri' il ruolo d'inespugnabile roccaforte del tardo Hoojoo clan dalla fine del Quattrocento fino verso la meta' dell'Ottocento, subi' la triste sorte a cui tanti altri castelli giapponesi furono destinati: la distruzione. Durante il Periodo Meiji, l'Imperatore dopo essere riuscito ad attuare la disfatta dello Shogunato, ordino' che tutti i castelli feudali presenti in Giappone fossero distrutti senza pieta'. E purtroppo, il castello di Odawara non riusci' a sfuggire al suo triste destino.

Nel 1960, pero', il castello venne ricostruito nello stesso punto in cui un tempo sorgeva quello originale, e cioe' proprio sulla collina che sovrasta la citta' di Odawara.
Ecco alcune immagini che abbiamo scattato dell'imponente castello:


Il castello e' stato ricostruito appositamente per poter ospitare al suo interno un museo in cui sono conservati numerosissimi ed antichissimi oggetti dei Periodo Muromachi ed Edo. Naturalmente, sono rimasta letteralmente incollata davanti alle vetrine che custodivano e proteggevano gelosamente antiche scodelle laccate; intricati お膳 o-zen (piccoli tavolini giapponesi per servire pasti formali. Questo e' un mio articoletto dedicato ad un o-zen che ho acquistato ad una fiera dell'antiquariato); pettini, kanzashi e monili vari (ecco qui le foto di un mio kanzashi acquistato tempo fa); antiche pergamene le cui fragili pagine erano interamente abbellite da aggraziati kanji neri che, insieme, formavano dolci poesie di un tempo che fu.

Purtroppo all'interno era proibitissimo scattare foto, ma all'ultimo piano era possibile affacciarsi dalle finestre del castello per ammirare la citta' di Odawara, le verdi montagne e le tonalita' di blu della vecchia Baia di Sagami:
Il sole giocava a nascondino, e qualche nuvola passeggera stava iniziando a regalarci qualche gocciolina di pioggia di fine luglio.


Dopo aver ammirato per un po' quell'ipnotico paesaggio che profumava di aria pulita, di foglie bagnate e d'incenso, siamo ritornati ai piedi del castello. Non volendo ritornare nel frastuono della fiera, abbiamo imboccato una stradina completamente deserta e che sembrava addentrarsi in un boschetto.
L'aria umida e pesante ed il canto infinito delle cicale facevano da colonna sonora alla nostra passeggiata. Non c'era nessun altro all'infuori di noi. Con la serenita' nel cuore, quelle serenita' che ti fa venire voglia di continuare a camminare anche senza una meta, abbiamo continuato a percorrere lentamente quella stradina che, andando in discesa, sembrava condurre al centro di un universo parallelo.
Intorno a noi solo tanti alberi altissimi, verdi e profumati. Ad un tratto, pero', ho intravisto un vecchio luna park dalle giostre arrugginite e dai colori sbiaditi. Qualche bambino felice correva e sorrideva in quel piccolo angolo di divertimenti che sapevano di antiquato. Non so perche', ma a vedere quel solitario luna park mi e' venuta molta malinconia; una tristezza pero' non necessariamente deprimente, ma solo dolcemente malinconica. Sentire quell'innocente musica da carillon della giostra e vedere quei colori sbiaditi in mezzo a tutto quel verde mi ha provocato una pungente nostalgia per un passato che non ho mai vissuto; per un passato di un Giappone dei primi anni Shoowa e che posso solo immaginare.

La stradina ci ha poi condotti in prossimita' di un sentiero stretto e che portava dentro il giardino di un santuario shintoista di nome 二宮神社 Ninomiya-jinja.
Eccoci giunti all'interno del giardino:
Il santuario:

Le coloratissime carpe del laghetto:
Nei giardini solitari di vecchi santuari e templi io mi sento a casa. La pace e la serenita' che si respirano in questi luoghi sono inenarrabilmente meravigliose.
Mentre passeggiavamo col naso all'insu' intenti ad ammirare ora questo e ora quello, mille o forse duemila erano i dettagli che avrei voluto immortalare per sempre in un'immagine perenne.
Mio marito ed io ci siamo dati il cambio ad usare la macchina fotografica per poter catturare un po' di quella silenziosa magia e di quell'ipnotico silenzio rotto solo dal canto delle cicale.

Un grande vaso di terracotta colmo d'acqua:
Un severo ed irremovibile koma-inu di pietra che fa la guardia al sacro territorio del santuario:

Le sacre 絵馬 ema, ossia le tavolette di legno usate nei santuari shintoisti e su cui si scrivono preghiere e desideri, accompagnate da colorate gru di carta.

Un angolo di una lanterna di pietra, ricoperta in parte da vellutato muschio.
Alla 手水舎 temizuya (chiamate anche choozuya, ovvero vasca di pietra colma d'acqua in cui ci si lava le mani nei santuari, per purificarsi), ci siamo lavati le mani e rinfrescati con quell'acqua limpida e pura.

Il forte desiderio di osservare tutto cio' che mi circondava in quel luogo calmo e che sembrava essersi dimenticato del passare del tempo, era intenso. Con in mano la macchina fotografica, ho cercato di catturare tanti altri dettagli che mi facevano battere il cuore.

Un vecchio e consunto telo blu che svolazzava dal tetto della temizuya:

Un particolare del tetto di legno intagliato della temizuya:
La colonna di pietra del toori ed una lanterna di pietra:
E lasciandoci alle spalle il piccolo santuario immerso nel verde di Odawara, un altro ponticello rosso ha attirato la mia attenzione:
Dalla bella Odawara mi sono portata a casa qualche omiyage, naturalmente. In una piccola ed ordinata bottega gestita da un vecchio signore di nome 小林さん Kobayashi-san, ho acquistato la mia prima bambola こけし kokeshi. Il suo visino sorridente e quel bel fiore tra i capelli mi hanno conquistata a prima vista!
Odawara vanta un discreto artigianato del legno, e grazie all'abilita' di molti artisti del posto non e' affatto difficile ammirare splendide creazioni di legno tra cui le bambole kokeshi, scatoline, vasi, monili vari e tanto altro ancora.

...e due graziosi kanzashi da aggiungere alla mia modestissima collezione:

E chi l'avrebbe mai detto che, proprio ad Odawara, avrei trovato due riferimenti al mio Piemonte?
Mentre stavo ordinando del caffe' alla caffetteria Blenz sul corso principale di Odawara, il cassiere incuriosito dal fatto che gli stessi parlando in giapponese, mi ha chiesto da dove venissi, e quando gli ho detto di essere italiana si e' subito affrettato a dirmi che lui era stato a Torino a sciare! Quando gli ho detto che sono proprio originaria di Torino, era a dir poco estasiato! Mi ha parlato brevemente del suo viaggio nella capitale sabauda e di quanto sia rimasto affascinato dalla mia citta'!

Ma il secondo riferimento e' infinitamente piu' comico! Siamo, infatti, passati davanti ad un negozio dal nome che attinge dalla tradizione culinaria piemontese. Ecco qui:
Bagna cauda!
Li' per li', pensavo si trattasse di un ristorante, anche se mi sembrava davvero incredibile che potesse esserci un ristorante di cucina tradizionale piemontese ad Odawara, ma tutto e' possibile!
Pero' non mi sbagliavo. Avvicinandomi di piu' all'attivita' in questione, ho scoperto con un comico orrore che in realta' si trattava di un salone di bellezza!!! Quindi pieghe, permanenti, tinte, maschere, manicure, pedicure, massaggi, e compagnia bella.
Non riuscendo a trovare il nesso logico fra la bagna cauda e la messa in piega, ho preferito farmi una bella risata e scattare l'immagine che vedete.
Se poi le acciughe, l'aglio e l'olio di oliva siano ingredienti dalle strabilianti proprieta' cosmetiche, questo lo ignoro. Anzi no, bisogna dire che le proprieta' cosmetiche e terapeutiche dell'olio di oliva sono arcinote, ma le acciughe e l'aglio? Chissa', magari questi qui hanno scoperto qualcosa di tremendamente rivoluzionario mentre noi ce ne stiamo qua a ridere!

E notare pure la grafia corretta con cui e' scritto il nome di questo salone di bellezza!

Comunque, se v'incuriosisce la vera ricetta della deliziosa bagna cauda - nonche' uno degli antichi capisaldi della cucina piemontese - guardate qui o qui. E se sapete leggere il piemontese, allora guardate qua.

Prima di andare via, vicino alla stazione abbiamo ammirato per alcuni minuti questo gruppetto di ragazzini che suonavano i tradizionali tamburi taiko. Ecco qui:
Sullo striscione appeso al muro c'e' scritto: 小田原ちょうちん夏まつり Odawara choochin natsu-matsuri, ossia la fiera estiva delle lanterne di Odawara.

E per finire, vi voglio regalare un suono giapponese molto tipico dell'estate; chissa', forse e' il suono dell'estate piu' giapponese che ci sia. E' il canto delle cicale, quel canto forte, intenso, e a volte insistente che accompagna quasi incessantemente le lunghe ed afose estati giapponesi.
Ho girato questo brevissimo video dal salotto di casa mia. Nel video vedrete soltanto un pezzetto del giardino di casa, e la casa dei vicini, ma sentirete il forte canto delle cicale, un canto che ci accompagna da settimane ormai.
Qui sul blog potete ascoltare anche il tintinnio del mio fuurin che, accompagnato dal canto dei semi (o minminzemi, un nome che tenta d'imitare il verso di queste cicale), vi regalera' un briciolo di magica estate giapponese.

lunedì, luglio 20, 2009

Sashimi vegetariano e pensieri

(A sinistra: sashimi di konnyaku. Come sempre le foto sono opera mia).

Il meteo aveva previsto la fine della stagione delle piogge e l'inizio della parte clou della torrida estate nipponica...e infatti le cose sono proprio andate cosi'!

Siamo interamente avvolti in una cappa di afa che sembra non finire mai e che fa venire i brividi solo all'idea di dover uscire da casa propria, anche se solo per pochi minuti.

Naturalmente, in condizioni metereologiche come queste viene quasi istintivo ritrovare un po' di benessere attraverso cibi semplici e rinfrescanti.

L'altro ieri, mentre ero al mio supermercato di zona a fare un po' di spesa, ho notato questo pacchetto nel banco frigo, e siccome sono una gran curiosona, non ho resistito:
Sono fettine di konnyaku aromatizzate all'alga nori. Il konnyaku e' tagliato in modo tale da poter essere servito a mo' di sashimi e cioe', proprio come il vero sashimi di pesce, adagiato su di un piatto ed accompagnato da una salsina (quella che vedete nel pacchetto color senape).
Al sashimi di pesce in genere si abbinano della salsa di soia tamari e del wasabi (per chi lo gradisce), mentre per il sashimi di konnyaku la tradizione prevede di solito una salsa di miso ed aceto di riso.

Il konnyaku e' un prodotto alimentare molto particolare e che gode di un ruolo abbastanza importante nella cucina giapponese. E' un alimento pero' che sembra provocare reazioni molto estreme a seconda di chi lo assaggia: ci sono persone che sembrano adorarlo preparato in tutte le salse, ed altre che solo a sentirne pronunciare il nome accennano smorfie poco incoraggianti, accompagnate magari da versi altrettanto poco simpatici.

Il konnyaku, essenzialmente, e' un alimento che si ottiene dall'amido di una pianta che cresce solo in zone subtropicali dell'Asia, come appunto il Giappone e la Cina. Con questo amido viene preparata una sostanza gelatinosa che, a differenza pero' della gelatina di origine animale, assume una consistenza piu' soda e solida.

Di konnyaku ne esistono diverse varieta' in base alla forma e all'ingrediente con cui sono aromatizzate; alcune sono al naturale, altre sono aromatizzate all'alga nori, altre allo yuzu, ecc. Il konnyaku si trova in blocchi, ma si trova anche in fettine versione sashimi, e persino in versione spaghettesca. Gli spaghettini di konnyaku sono noti col nome di しらたき shirataki.
Con il konnyaku vengono preparate anche delle ottime gelatine alla frutta di cui ho parlato diverse volte qui sul blog. Queste gelatine vengono vendute in piccole vaschette monoporzione, e i gusti sono sempre molto invitanti: uva, pesca, arancia, mela, ecc.
Molto tempo fa, suppergiu' all'epoca del Giurassico, dedicai un articoletto alla gelatine di frutta a base di konnyaku dopo averle recentemente scoperte. Ecco qua il preistorico ed impolverato articoletto.

Se volete vedere, invece, un classico blocco di konnyaku in azione, ecco qui l'articoletto dedicato al 豚汁 tonjiru (zuppa di maiale) preparato assieme ad Akiko.

Il konnyaku e' un alleato della linea poiche' ha un contenuto calorico che rasenta se non proprio lo zero, quasi. Quell'intero pacchetto di sashimi di konnyaku ha solo 9 calorie!

Se non avete mai assaggiato il konnyaku, allora magari riusciro' a descrivervelo in modo tale da farvelo immaginare: in realta', la descrizione non e' molto difficile poiche' il konnyaku di per se' non ha alcun sapore, ma tende ad assorbire i sapori dei cibi con cui viene a contatto. In un certo senso, e' un po' come il tofu, anche se il tofu giapponese di qualita' e' tutto meno che insapore.
Cio' che pero' rende il konnyaku un alimento poco incoraggiante, soprattutto per i nostri palati occidentali, e' la sua consistenza gelatinosa, gommosa e scivolosa al tempo stesso. Non e' viscido, ma e' scivoloso!
Immaginate, dunque, di addentare una gelatina soda e senza sapore. Ecco, il konnyaku e' piu' o meno cosi'.

Il sashimi di konnyaku e' un'economicissima alternativa al sashimi di pesce, ed e' anche un'interessante aggiunta al menu' estivo.

Il konnyaku, indipendentemente dalla varieta' utilizzata, va di solito sempre risciacquato bene prima dell'uso.
Aprendo il pacchetto, sono stata accolta da un odore che ricordava molto quello del surimi.
Dopo aver risciacquato bene il sashimi di konnyaku, bastera' semplicemente disporre le fettine su di un bel piatto, accompagnandole magari da una classica salsina servita in questi casi: un condimento a base di miso ed aceto di riso.
E siccome siamo in piena estate giapponese, anche i miei 箸置き hashi-oki (poggiabacchette) riflettono l'importanza dell'uchiwa うちわ (ventaglio giapponese) in questa torrida stagione di aria pesante e rabbiosi raggi di sole.
Forse preferisco il konnyaku nel tonjiru oppure nell'oden che non consumato cosi' freddo e a mo' di sashimi. Comunque, anche cosi' era gradevole e certamente molto rinfrescante!
Pero' gli aficionados del konnyaku ci tengono di solito a precisare quanto sostanziale sia la differenza fra il konnyaku che si trova nei supermercati e quello artigianale. Pare, infatti, che la differenza sia strabiliante! Io non ho mai avuto il piacere di assaggiare il konnyaku artigianale, ma spero di poterne avere presto l'occasione.

Di recente, in televisione ho visto una sorta di televendita in cui venivano decantate le mille proprieta' del konnyaku, soprattutto quando questo alimento e' inserito in una dieta ipocalorica.
A tal proposito, la ditta che si pubblicizzava stava proprio presentando dei nuovi prodotti che dovrebbero far cambiare idea anche ai nemici dell'onnipresente gelatina. C'erano per esempio le confezioni di ramen preparati con il konnyaku; udon al konnyaku; soba al konnyaku e persino la pasta (tipo tagliolini, astutamente conditi con un invitante sughetto di pomodoro) ed una specie di budino!

Ma la mia mente e cuore italici continuavano ostinatamente a reinterpretare queste fettine verdi di konnyaku paragonandole - solo per l'aspetto naturalmente - ad una sorta di gnocchi, magari aromatizzati agli spinaci!

Cambiando discorso e passando serenamente di palo in frasca, volevo mostrarvi le foto di un altro incenso acquistato alcune settimane fa. E' un incenso decisamente fuori stagione e che iniziera' a profumare piu' frequentemente le mie giornate a partire magari da settembre in avanti. Il nome dell'incenso in questione, infatti, e' こうよう ふくろう kooyoo-fukuroo. Kooyoo e' il nome dei colori autunnali delle foglie e fukuroo significa gufo.

La fragranza di quest'incenso cosi' dolcemente autunnale ha un qualcosa di speziato e malinconico al tempo stesso. C'e' la fragranza della cannella, di legni preziosi e di foglie che cadono lentamente dagli alberi e che, prima di accarezzare la terra, volteggiano aggraziatamente ancora alcune volte giocando magari un po' con il vento che pazientemente le fa divertire.
Si', e' decisamente un incenso fuori stagione, ma non importa perche' vorra' dire che alcuni di questi bastoncini mi aiuteranno nelle giornate piu' soffocanti ad illudermi che l'autunno - in fondo in fondo - sia poi solo dietro l'angolo e che arrivera' - chissa' - magari il giorno dopo.