mercoledì, novembre 27, 2013

Nodate, doni sardi, e un frammento di passato.

野立て抹茶セット Nodate matcha setto
Diventa difficile a volte trovare un senso a cio` che ci succede.

Nel corso della vita capitano fatti di vario genere, ma alcuni di questi segnano la nostra esistenza forse per la loro particolare crudelta` e per l`intensita` del vortice di sofferenza che hanno creato.

Sono come le cicatrici.
Lo so, non piacciono a nessuno e nemmeno a me pero` devo ammettere che comunque hanno anche loro una bellezza, forse meno ovvia, ma pur sempre di bellezza si tratta.

Ogni cicatrice sulla pelle racconta una storia, un aneddoto, un evento. Chissa`, magari collegata ad un fatto piacevole ma terminato poi con una caduta, un taglio.

E le esperienze dolorose sono cosi`, anche se alcune riescono addirittura a lasciare indelebili tracce sul corpo con la stessa prepotenza di brusche pennellate che imbrattano una tela candida.

Allora svanisce ogni volonta` di vendetta! E nel cuore - in quel cuore che col tempo impara a far da setaccio - restano le perle, le ametiste, le giade.

Fa male rievocare un ricordo e quel male non scompare subito, ma si affievolisce col tempo forse fino a sparire.

Mi ritrovo sulla linea del tempo e corro a perdifiato allontanandomi dai pugnali, dal disgusto profondo che provo per i miei errori, per le volte che ho zoppicato seguendo uno zoppo, ma dopo essermi fermata col fiatone capisco che tutto serve a qualcosa.

In uno di questi pomeriggi dove ormai il cielo si fa scuro presto, sono andata a comprare un vasetto di te` matcha 抹茶 da Yukiko-san. Gli innamorati del Giappone e i giapponesi nel cuore che abitano a Torino e dintorni penso che ormai la conoscano tutti.

C`era un`offerta consistente su questo te` di solito non a buon mercato, e allora nonostante il buio, l`aria fredda ed una pioggia capricciosa, mi sono armata del mio ombrello blu e bianco a pois e sono andata a trovare Yukiko.

Te` matcha.
Questa lattina di matcha in realta` e` un passo.

Un passo verso le perle, le ametiste, le giade.

Prima di lasciare il Giappone, un pomeriggio di luce accecante avevo comprato un set da nodate 野立て, ossia tutto l`occorrente per preparare il matcha fuori, all`aperto.

Una sorta di picnic del matcha, ecco.

Avevo preso tutto. Quando comprai questi oggetti, pero`, il mio essere si sentiva malinconico e con quella pesantezza che nasce da un pianto represso.
 Non ero felice. Ero una persona che cercava di sorridere nonostante tutto, ma era un sorriso maschera e non un sorriso di ottimismo e forza.

Scelsi quella tazza in particolare perche` sembrava le fosse stata data una pennellata di cielo!
In quel cielo che io immaginavo dipinto sui bordi della tazza ho visto nient`altro che le emozioni piu` belle che sapevo di volermi portare dietro.

Delle volte credo che il nostro inconscio sia piu` lungimirante di noi e che la sappia davvero lunga.

La tazza e` accompagnata dal 茶杓 chashaku che e` quella specie di misurino di bambu` e da un 茶筅 chasen ossia quel frullino anch`esso di bambu`, adatto per il nodate.

Come tante altre cose, anche le cose del nodate sono state volutamente tenute nascoste per tanto tempo perche` erano ancora forti il dolore e la paura di ritrovarsi faccia a faccia con esso.

Ma dopo tanto tanto tempo, oggi ho voluto riaprire quel cassetto e scartare questi oggetti che erano rimasti avvolti in strati di carta da imballaggio, quella con le bolle d`aria.

E riprendero` a prepararmi il matcha come facevo una volta, ritrovando in questo gesto grande calma assieme al piacere di gustare una bevanda che amo particolarmente.

Se leggete questo blog da un po`, allora ricorderete i miei matcha pomeridiani.

Se mi leggete da poco, non importa. Saro` felice di condividere con voi questi nuovi matcha.

Le perle, le ametiste e le giade delle volte ti piovono tra le mani arrivando da lontano.

Mi e` successo pochi giorni fa quando, con grande emozione nel cuore ed un forse impercettibile tremolio alle mani e alle ginocchia, ho potuto abbracciare tre splendide fanciulle mie lettrici da quando Biancorosso Giappone e` nato.

Tutte e tre sono venute a Torino, dalla Sardegna, per assistere al nuovo evento fotografico del MAO dedicato al Giappone e...per venire a conoscermi.

I loro volti traboccanti di affetto ed emozione; i loro occhi che brillavano; i loro abbracci carichi di calore umano; le loro mani piene di doni di cui non sono meritevole.

Alcuni di questi preziosi regali che profumano di Sardegna:


Questo porta-appunti con dipinta una frase che conferma il calore ricevuto cosi` generosamente.
Annina, una di queste tre e preziose persone, mi ha portato in dono questa collana, diventata ora una delle mie preferite:
E` un ciondolo chiamato bottone sardo. Da quel che mi e` stato spiegato e da quel che ho letto in giro, sembra essere un elemento storico e antico dell`artigianato sardo.

Porto questa collana con grande felicita` ed orgoglio perche` sta a significare questa generosa pioggia di gemme ricevuta anche grazie a questo mio blog.

Di recente, mettendo a posto alcune vecchie fotografie sparse per il mio computer, ho ritrovato un`immagine che scattai nel 2010 o 2011, non ricordo con esattezza, ma poco importa perche` quelli sono stati i miei anni di buio per cui cio` che non affiora del tutto alla memoria preferisco lasciarlo affondare nelle tenebre.

A casa dei miei qui a Torino, attaccato ad una scrivania, c`era un foglietto ingiallito, mezzo strappato e con le scritte quasi sbiadite dal tempo.

Era un foglio di quaderno, preso alla svelta nella foga di voler appuntare... i miei primi passettini in giapponese!

 Questo foglio risale all`incirca al 1995/96 suppergiu`.

Quella era la mia scrittura di adolescente, un`adolescente curiosa, poco incline al caos e molto attratta dai libri.

Dopo una discussione un po` accesa con mia mamma, riuscii a convincerla a lasciarmi ordinare per posta il mio primo libro di giapponese, quello di Marina Speziali edito dalla De Vecchi editore.

Non so perche` mi venne questa fissa. Credo fosse da imputare anche all`influenza, seppur breve, che ebbe su di me una ragazza che conoscevo e che studiava questa lingua all`universita`. Lei era grande e io solo una ragazzina, quindi immaginate quanto fascino subissi!

Quando il libro arrivo`, ero talmente estasiata che non mi resi conto di aver pagato il contrassegno con dei soldi che mia mamma aveva lasciato da parte per pagare una bolletta.

Non vi dico le urla! Dentro di me mi sentivo un po` in colpa, ma al contempo ero segretamente felicissima di avere quel volume fra le mani tanto che la sera stessa iniziai a prendere i miei primi appunti...una cui parte e` quella che vedete. 

Chi l`avrebbe mai detto che strada avrei intrapreso anni dopo. Non e` un caso, come non e` un caso nulla di cio` che accade..anche se non sempre riusciamo a trovarvi un senso.

lunedì, novembre 18, 2013

Dadakko-ya: il bazar riapre ufficialmente!


いらっしゃいませ!

いらっしゃいませ!

Irasshaimase! Irasshaimase!

Il nuovo bazar di Biancorosso Giappone, だだっ子屋 Dadakko-ya, ha riaperto le porte e riappeso fuori il suo のれん noren rimasto tanto - troppo - tempo a prender polvere in un cassetto.

Rispetto al vecchio bazar, pero`, sono cambiate alcune cose. Vediamole insieme:

1. I prezzi ora sono un po` piu` alti perche` devo tenere conto delle spese di spedizione dal Giappone e dei costi doganali. Tuttavia, cerchero` di abbassarli il piu` possibile senza pero` mai offrirvi articoli di qualita` scadente. Ogni pezzo da Dadakko-ya e` stato scelto accuratamente e con tutto il cuore da me.

2. Tutti gli ordini vanno inviati all`indirizzo: biancorossogiappone @ yahoo. it

Come prima, i prezzi non comprendono la spedizione la quale avverra`, in Italia, per mezzo di corriere espresso espressissimo.

Se avete domande, dubbi, richieste mandatemi una mail oppure lasciate un commento. Gli ordini, pero`, mi raccomando solo all`indirizzo di Yahoo.

Per ogni nuovo articolo, vi posto una scheda. Vi bastera` cliccarci su per essere portati automaticamente alla galleria dove potrete ingrandire tutte le foto.

Ps. Chiedo scusa per il layout capriccioso e che non intende minimamente cooperare con me.

 Iniziamo?!

始めましょう!Hajimemashoo!


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Se siete a Torino, naturalmente, la consegna e` gratuita.

Vi aspetto!

domenica, novembre 17, 2013

Dadakko-ya: la storia di due amiche a Sagamihara

Il logo ufficiale del mio bazar
Era estate.

L`aria - impudentemente soffocante e carica della fragranza del caldo nipponico - le faceva da cornice.

Eravamo sulla Zama-kamijuku.

Quella strada, quella lunghissima strada che da un lato toccava una boscaglia un po` fitta e annodata mentre dall`altro arrivava fino a dove c`e` Nakaya con il suo hiragana rosso e il pesce freschissimo, quel giorno faceva invece da cornice a me e lei.

 Lei, bella proprio come il sole che non si rifletteva sull`asfalto grigio ma trovava il suo specchio sulle finestre di casa mia, sorrideva felice.

Lei, con la sua pelle olivastra che riflette quell`orgoglio okinawense che le si legge negli occhi, sorrideva spensierata con l`illusione dei giorni di sole che ti fanno credere nell`infinita` di un`ora.

I suoi occhi nocciola, e chiaramente a mandorla, mi guardavano con quell`affetto e quella simpatia che s`instaurano grazie ad una serie di circostanze dettate e scandite, sillaba per sillaba, dal destino.

Lei, con quella sua innocente borsetta dalle dimensioni cosi` minute da sembrare quasi un giocattolo e quei cavalli colorati come decorazione, passeggiava al mio fianco con passo allegro e leggero.

Lei, con i suoi capelli volutamente schiariti e raccolti in quel suo caratteristico chignon morbido e irregolare, inframezzava i suoi discorsi col suo ne, Mari-chan! 

Lei, col suo volto adulto e bambino al tempo stesso, seguiva quei miei discorsi di cui onestamente non ricordo nulla se non quegli entusiasti vaneggiamenti che sembravano essere destinati a perdersi e ad intrecciarsi con i fili di fumo d`incenso che a poca distanza da noi volteggiavano su in aria come nastri trasparenti lanciati in aria da chissa` chi.

Lei, Sakura, o Saku-chan come vuole che la chiami, mi ha accompagnata per quella passeggiata, per quella strada, su quel marciapiede, per quel tratto di vita mio e suo.

Con Saku dimenticavo la mia eta` anagrafica ed entravo in un regno in cui il numero di anni era davvero irrilevante.

Con lei lo scorrere del tempo perdeva d`importanza: una chiacchierata poteva durare cinque minuti come cinque ore, senza che mi accorgessi dell`inesorabile ticchettio delle lancette.

Le nostre parole di quel pomeriggio, anche quelle non dette, erano si` gonfie di quella leggera ed affettuosa allegria che caratterizzava i nostri incontri, ma erano al contempo velate di una nota malinconica perche` entrambe sapevamo, molto bene, che a breve ci saremmo dovute salutare.

E allora, in un bambinesco tentativo di scacciare uno sgradito ma inevitabile avvenimento, cercavamo di affogarne il pensiero in una valanga di chiacchiere concitate. Tra le tante cose che ci siamo dette quel pomeriggio, armoniosamente legate al pot-pourri di confidenze e tenere sciocchezze, c`erano questi strambi ma emozionanti abbozzi di un possibile business italo-giapponese che avrebbe dovuto permettermi di mantenere sempre vivo quel filo dorato con quella mia terra d`adozione.

Giocavamo con le idee; con schizzi di progetti forse irrealizzabili; con possibilita` che sembravano infinite come le ore di quel pomeriggio di sole; con fantasie strampalate ma terribilmente irresistibili.

Fu cosi`, proprio nel bel mezzo di questo divertimento, che prese una prima forma l`idea di una continuazione del bazar anche fuori dal Giappone.

Iniziammo, ridacchiando, a sperimentare con una serie di possibili nomi da dare a questo teorico negozietto fino a quando...

....ci passo` vicino una mamma che teneva per mano un bambino di tre o quattro anni.

Il bambino era pero` tutt`altro che tranquillo: cercava di divincolarsi dalla mano della mamma e piagnucolava con fare inequivocabilmente capriccioso, dimenandosi. Lamentava non ricordo bene cosa, ma cio` che ci colpi` fu il faccino buffo ed accigliato di questo bimbo indispettito.

Saku mi guardo` con gli occhi spalancati e illuminati dal raggio di un`idea e mi disse: だだっ子!だだっ子!Dadakko! Dadakko!

Non conoscendo la parola, curiosa le chiesi subito il significato.

Lei inizio` a ridere e col dito, in maniera discreta, m`indico` il bimbetto capriccioso.

In quell`istante nacque Dadakko-ya.

Ne nacque la bozza, certo, una bozza che ne avrebbe dovuta fare di strada prima di poter anche solo sperare di concretizzarsi; tuttavia, Dadakko-ya ebbe origine proprio li`.

E quanta strada si`! Migliaia di kilometri, lacrime, sangue, cadute a terra, dolori affogati e soffocati nel sonno, oscurita` scorante, amicizia, una mano che ti riporta a riva, un raggio di sole lieve ma deciso, la fine del tunnel, la rinascita lenta ma forte!

Scoppiammo in una risata fragorosa insieme, ci scambiammo uno sguardo d`intesa sincero ma marachelloso, ed un bel gimme five

Ci piaceva l`idea d`immortalare, forse per sempre, in una parola quella scena completamente e totalmente ordinaria eppure cosi` buffa e dolce al contempo.

In entrambi i nostri cuori, c`era lo scherzo misto pero` ad una risolutezza che non so spiegarvi da dove venisse. So solo che fu proprio questo mix a suggellare la sorte di questo progetto.

Dadakko-ya e` il bazar di Biancorosso Giappone, ossia questo blog.

Se avete letto o state leggendo tutti gli articoletti passati del blog, saprete che mi riferisco ad un qualcosa di speciale.

Beh, Dadakko-ya quindi e` il ritorno, il risveglio, la rinascita dalle ceneri della proverbiale fenice.

Forse chissa`, e` un po` il completamento del cerchio.

円相 Ensoo.
Venite a trovarmi. Venite. I primi articoli stanno quasi per essere pubblicati.

Il logo di Dadakko-ya e` stato amorevolmente creato da Valentina S., una ragazza di raro talento artistico e di cui vi invito a visitare il sito:  www.hortuscuisine.com

lunedì, novembre 11, 2013

Kaze, unguenti e signorine di carta

Kamimusume novembrine
Se novembre con se` ha portato cieli grigi, colline avvolte in spettrali mantelli biancastri, ballate di venti gelidi, raggi di sole ancora inaspettatamente caldi e rassicuranti, moltitudini di foglie dorate e rossicce, al tempo stesso si e` portato dietro anche un raffreddore e che mi ha generosamente regalato.

Venerdi` notte, in un momento non ben preciso durante il sonno, mi sono ammalata.

La mattina seguente mi sono svegliata con la gola in fiamme e una sensazione di malessere generale.

Allora sono corsa ai ripari con la solita tiritera del caso: brodini, succhi di frutta, dolci pastiglioni di Benagol, sciarpa ben calda, pure` di patate (potrei far carte false per un cucchiaio di pure`!), te` caldo col miele e riposo.

L`essermi ammalata il fine settimana mi ha permesso, dunque, di prendermela con calma e di non farmi venire l`ansia del dover andare a lavorare malconcia.

Credo di averne parlato da qualche parte in questo mio immenso e vastissimo blog, ma ho una passione abbastanza smodata per gli unguenti tradizionali cinesi quali il famoso balsamo di Tigre.

A dire il vero, mi piacciono tutte le alternative al balsamo dedicato al nobile felino.

Tutti quegli unguenti, spesso di produzione cinese, che un tempo erano comunissimi qui in Italia e che si trovavano sotto forma di pomate, oli spessi, cerotti imbevuti di chissa` quali misteriose ed esotiche sostanze.

Molto tempo prima che la mia epica avventura in giro per il mondo iniziasse, gia` allora mi piaceva andare a passeggiare per Torino alla scoperta di angoli orientali nascosti nella mia citta`.

Avro` avuto, suppergiu`, quindici anni e gia` mi rivedo mentre da sola andavo a curiosare in quei primi negozietti cinesi che iniziavano a popolare il nostro capoluogo.

In quegli anni, i negozi dei cinesi erano ancora delle novita` sul mercato e forse per questo non avevano ancora iniziato l`invasione per mezzo di orrenda paccottiglia.
Si potevano trovare oggetti molto belli, spesso di artigianato cinese ancora di qualita` quali porcellane, monili di vari materiali, stoffe e tanto altro ancora.

Tra il "tanto altro ancora", c`erano queste centinaia di varieta` di unguenti che esistevano in mille formati e colori, con scatole adornate dai piu` belli ed intricati kanji che la mia mente adolescente di allora potesse ricordare.

Ritornando anni dopo in Italia, mi resi conto tristemente che gli unguenti erano pressoche` spariti. Una ricerca breve e sommaria, mi permise di capire che il motivo era legato a questioni legali dovute alle dichiarazioni fatte sulle confezioni di questi prodotti.

Insomma, gia` allora non mi aspettavo che questi unguenti potessero far miracoli di nessun tipo se non dare un briciolo di conforto in caso di raffreddore oppure dolori muscolari, e anche adesso di certo la mia opinione non e` cambiata.

Sebbene teoricamente sul mercato questi unguenti non si trovino piu` in commercio dai cinesi, la realta` e` ben diversa.

Vi sono, eccome. Bisogna solo saperli cercare nel posto giusto.

Esiste, nel quartiere di Porta Palazzo qui a Torino, una farmacia cinese dall`aria certamente poco incoraggiante agli occhi di un occidentale, dove questi unguenti abbondano copiosi proprio come allora. E alla faccia delle autorita`, aggiungerei.

Questi sono gli unguenti che ancora ho:
Da sinistra verso destra:

Bí Mật Cây - unguento balsamico vietnamita dal forte e gradevole aroma di canfora, mentolo, cannella e cajeput. 
Davvero molto potente ed efficace nell`alleviare il mal di testa, soprattutto le emicranie.
Questo era in vendita presso Sephora e forse lo e` ancora. 
Balsamo vietnamita
China balm - un unguento pastoso e abbastanza anonimo. Niente di che. Ha un odore orribile che mi ricorda l`odioso Winterfresh, quel chewing gum americano di cui non ho mai sopportato ne` l`odore ne` il gusto. E tra l`altro e` lo stesso sapore che si trova(va) in centocinquantamila medicinali da banco statunitensi. Bleah.
Se v`ispira, lo trovate occasionalmente in vendita presso i negozi Tiger.
 
China Balm piu` uno simile, il NanTong ZhongBao e che ha un odore migliore.

Menturm - questo e` un unguento giapponese e il suo nome ha la stessa famigliarita` ad un orecchio nipponico quanto Felce Azzurra per un orecchio italico.
In realta`, il balsamo Menturm non servirebbe granche` per il mal di testa quanto per dolori muscolari, scottature, punture di insetti ecc. ma applicato sulle tempie riesce comunque a darmi un certo sollievo. 
Profuma di mentolo leggero. 

il retro del Menturm. Amo quel katakana dall`aria cosi` Shoowa!
Fengyoujing - quest`ultimo e` il mio preferito. Lo acquistai a Pechino, in una farmacia di un supermercato di un caotico quartiere di cui non ricordero` mai piu` il nome.
E` un botticino piccolino che mi costo` qualcosa tipo 15 centesimi.
Ha un profumo assolutamente unico e difficilmente descrivibile. E` un`esplosione di mentolo, canfora, ed erbe medicinali. Ne basta una goccia piccolissima sulle tempie per poter ritrovare grande sollievo durante un brutto mal di testa.

Quando sono raffreddata, dunque, mi piace ricorrere a questi oli e a questi unguenti per riuscire a respirare meglio. Gli odori cosi` mentolati e balsamici mi rilassano tanto e mi conciliano anche un po` il sonno. 

Se avete consigli su dove acquistare vari unguenti cosi` (oltre la semi-minacciosa farmacia di cui sopra), fatemi sapere perche` sono curiosa.

La tradizione giapponese consiglierebbe, in caso di raffreddore, dei brodini a base di aglio, cipollotto verde, e zenzero. Quest`ultimo, poi, viene considerato il vero toccasana, il vero scudo anti-raffreddore e anti-virus in generale.

Vi auguro una piacevole settimana. A giorni, i primi articoli del bazar! ☆☆☆

giovedì, novembre 07, 2013

Il metronomo dei miei pensieri

Le kamimusume di Marianna...che sarei io.
Nella mia mente s`intrecciano, ogni giorno, riflessioni svariate e che toccano argomenti ora seri e ora un po` frivoli.

Riesco a percorrere kilometri a piedi, esplorando e ri-esplorando la mia amata Torino, con la mente sempre impegnata in un qualche pensiero.

A volte, pensando a cio` che mi causa dolore e rabbia, mi ritrovo il cuore che pian piano si riempie di un liquido amaro. Quel pensiero riesce a diventare cosi` vivo tanto da corrodere il mio sorriso, sostituendolo con lacrime che a volte sgorgano copiose dai miei occhi, incuranti del fatto che sia per la strada.

Altre volte, invece, i pensieri che si rincorrono nella mia testolina sono talmente effervescenti da farmi quasi credere di poter volare!

Altre volte ancora, i pensieri si legano l`un all`altro in una lunga catena a me logica e sicura, inframezzata da sprazzi di idee creative e colorate che danno origine a loro volte ad altre idee.

Mi prometto sempre di uscire di casa con un taccuino su cui appuntare questi pensieri, se non altro quelli che vale la pena immortalare, ma non lo faccio quasi mai.
E` strano quello che mi succede, infatti. In alcune occasioni, trovandomi in un bar a sorseggiare un caffe` oppure seduta su una panchina di pietra davanti al Po, mi e` venuta voglia di appuntare qualche pensiero. Puntualmente, rovistando nella mia borsa, trovavo qualche foglietto / scontrino / retro di volantini ecc., una penna e iniziavo a registrare quei pensieri.

Ma nel momento in cui la punta della penna toccava il foglio, svaniva la magia.

Tutta quella cascata di parole scintillanti e cariche di cuore, spariva con la stessa sconcertante rapidita` con cui ci si dimentica un sogno al risveglio.

Allora ho smesso. Trattengo i pensieri che riesco a trattenere, mentre gli altri si perdono scivolando via e ritornando da qualche parte nell`anima. Se non restano e` perche` non e` destino che rimangano fra le mie mani.

Ieri pomeriggio, dopo aver rivisto S., un mio studente e amico a me caro, mi sono ricordata che era il primo martedi` del mese e come tutti i primi martedi` del mese l`ingresso ad alcuni musei della mia citta` e` gratuito.
E sembra che l`unico museo che a me torni ripetutamente alla mente sia sempre e solo il MAO, il nostro eccelso Museo d`Arte Orientale.

E mi sono anche ricordata che proprio in questi giorni e` aperta la mostra speciale intitolata "Lo spirito del Giappone" che ospita le magnifiche fotografie di Suzanne Held.
Qui potete leggere qualcosina in piu` sull`evento.

Nonostante l`ingresso gratuito, i visitatori erano pochissimi, ma la cosa non mi e` dispiaciuta. Anzi. Egoisticamente, ho pensato fosse un bene questo perche` mi avrebbe permesso, ancora una volta, di godermi quell`incantevole posto senza venir disturbata dal vociare, ridacchiare di altri.

Sono entrata nel padiglione dedicato alla mostra di Suzanne Held e le pareti dai colori ora tenui e ora decisi mi ha subito trasportata in un`altra dimensione.
Quei colori, quelle aggraziate composizioni di ikebana e quel silenzio mi hanno fatta sentire a casa mia. A casa mia!!!

Le foto che mi circondavano erano grandi, ben illuminate e talmente cariche di colori e di emozioni da sembrare quasi vive. E forse lo erano, non lo so.

Uno stanzino speciale e` stato dedicato alle figure delle geiko-san e maiko-san il cui charme e` inarrestabile, soprattutto su noi occidentali.
Sono entrata a vedere i loro volti e i loro colori, e sebbene la bellezza di quegli scatti fosse rara, non mi sono soffermata piu` di tanto, soprattutto quando ho notato che improvvisamente un gruppetto di visitatori, dallo sguardo rapito e impaziente, si stava dirigendo proprio verso lo stanzino.

Sono fuggita, ritornando davanti agli scatti del giardino di pietra del Ryoan-ji di Kyoto davanti cui mi sono ritrovata scioccamente con gli occhi lucidi ed una mano che tentava di spazzar via quelle lacrime.

Non c`era nessuno che mi vedesse in quel momento, o almeno credo, ma non mi importava granche`.

In quel momento mi sono sentita bene li` perche` sentivo quel legame, quel mio personalissimo Spirito Giapponese, indubbiamente il piu` bel regalo che io sia riuscita a portarmi via da quella terra...e uno degli averi piu` preziosi che quella persona cattiva e arida non e` riuscita a portarmi via.

Questa sera, invece, di ritorno dal lavoro, mi trovavo sul mio solito autobus in un orario sempre abbastanza critico in cui sono in tanti, come me, a servirsi dei mezzi pubblici per rientrare a casa.

Ero seduta quando ad un tratto e` salita una famiglia che ho visto gia` molte volte, ma che non conosco.

E` una famiglia composta da mamma, papa`, e quattro bambini di cui uno molto piccolo e ancora nel passeggino.

Sono nomadi e con una particolarita` che li rende unici, almeno a me: parlano in napoletano stretto.

Avendoli gia` visti in passato, mi avevano subito colpita proprio per questa loro peculiarita` linguistica.

Sono molto "caciaroni", ma piacevoli. La mamma e` molto sonora e si esprime nel suo dialetto colorito, a gran voce, richiamando i bambini non appena si lasciano andare a qualche marachella.

Quei bambini, dovreste vederli! Educati, ma spontanei. Che meraviglia. Ti sorridono timidamente e magari, se si sentono incoraggiati dal tuo sguardo, ti salutano.

Il fratellino piu` grande mi si e` avvicinato chiedendomi se, per favore, lo facessi sedere. Allora, mi sono alzata e mi sono messa a poca distanza dall`uscita dato che alla mia fermata mancava molto poco.

In quel tratto di strada, pero`, che mi separava dalla mia fermata d`arrivo, ho avuto il privilegio grandissimo di avere un breve e commovente dialogo con la sorellina mezzana, una dolce bimba di sette / otto anni, dagli occhi che brillavano di curiosita` ed intelligenza, e dei capelli castani raccolti in una bella cipolla.

In realta`, io come al solito, ero persa nei miei pensieri ed ero vigile quel tanto che basta per rendermi conto che a poco sarei dovuta scendere.

Mi sento chiamare "Signora! Signora!" a voltandomi vedo questa bellissima bambina che mi rivolge una domanda che non riesco a capire. La guardo con occhi sicuramente interrogativi, confusi e imbarazzati, quando lei sorridendo ripete il suo incomprensibile quesito.

Stavo per scuotere delicatamente la testa in segno universale di incomprensione linguistica, quando lei ha riformulato la sua domanda, questa volta pero` in un italiano incerto ma tutto sommato comprensibile.
Col ditino, mi indica l`avviso attaccato ai vetri di tutti gli autobus e che ricorda ai passeggeri di rompere il vetro in caso di emergenza.

Questa dolce bambina stava cercando di leggere quella semplice frase e per farlo aveva scelto me come aiuto!

Me!

Quell`autobus era strapieno, eppure quella bimba ha scelto me, individuandomi - in base ad un suo personalissimo criterio che forse non conoscero` mai - come la persona piu` adatta a cui chiedere consiglio.

La piccina ha iniziato a leggere, a gran fatica, quella frase soffermandosi ora su questa e ora su quella parola, chiedendomi di aiutarla a pronunciarle correttamente.

Dopo aver letto tutta la frase, sorride raggiante, mi guarda e mi chiede "Ma adesso so leggere??".

"Si`, bambina mia, sai leggere".

Le sorrido con tutto l`affetto che ho nel cuore in quel momento, lei ricambia il mio sorriso e con la manina mi fa ciao mentre io scendo, perdendomi nell`oscurita` di una strada torinese qualunque.

Un mio disegno di quest`estate.

sabato, novembre 02, 2013

Kamimusume, illy, e le mie chiacchiere

Le kamimusume, signorine di carta, di mia creazione.
Novembre, come un cigolante treno regionale, ha compiuto il suo percorso durato un anno in giro per chissa` dove, arrivando dritto dritto da noi tutti.

Adesso e` qui. E` entrato, chiudendosi alle spalle ottobre e quel leggero e fragilissimo ponte che ancora ci collegava al ricordo dell`estate.

Rievocando il ricordo del caldo estivo, sembra quasi impossibile che i nostri corpi possano aver percepito quelle temperature. Ogni anno e` cosi`. La mente quasi fatica a ricordare il caldo o il freddo provati.

Novembre, coi suoi cieli grigi, il suo profumo di legna che inizia lentamente ad ardere, di giacconi e cappotti rimasti a poltrire negli armadi, di volti infreddoliti e gia` adesso incorniciati in berretti morbidi.

Novembre inizia gia` a tingersi di quei colori cosi` suoi: gradazioni di marrone cannella che in un abbraccio si fondono con il giallognolo dorato delle foglie secche.

L`aria quasi fredda che al mattino mi accoglie davanti casa e` pregna del profumo del giorno, una fragranza accentuata ogni volta dalla speranza di una sorpresa che dietro qualche angolo si nascondera`.

Una sorpresa mi e` arrivata alcuni giorni fa quando, dopo aver partecipato ad una campagna pubblicitaria che la Illy ha lanciato per far conoscere il suo negozio online, ho ricevuto questo bel pacchettino profumato e gustoso:

Caffe`, te` e marmellata all`albicocca...uno dei miei frutti preferiti!

Felice di vedere questa collaborazione tra la Illy e l`Agrimontana, produttrice di marmellate e altre bonta`, di Borgo San Dalmazzo (Cuneo).

Anche se dubito che Illy mi leggera`, ma dovesse capitare o se fra di voi dovesse esserci qualche dipendente della prestigiosa azienda triestina, beh...grazie di cuore davvero per questo apprezzatissimo dono!

Nel mio cuore e nella mia mente ora risiede grande ed elettrizzante emozione per la rinascita del bazar, un progetto questo che sta iniettando in me ottimismo ed energia.

C`e` stato qualche piccolo intoppo che ha rallentato un po` il tutto, ma sono tutte cose previste, gradini su cui capita d`inciampare.
Tutto continua e tutto procede.

Se ancora non siete iscritti alla pagina Facebook del blog, v`invito a farlo:
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Riuscirete, cosi` facendo, a ricevere tutti gli aggiornamenti piu` velocemente.




Nel frattempo, vi chiedo cortesemente un favore: mi fareste sapere da quale citta` italiana o da quale Paese mi seguite?

人形様 Ningyoo-sama vi ringrazia per la collaborazione!

Aspetto i vostri commenti, le vostre mail, i vostri messaggi! Scrivetemi!

Commentate qui sotto, sulla pagina di Facebook, oppure alla mia mail : biancorossobazar @ gmail. com

lunedì, ottobre 14, 2013

Pensieri ottobrini

La nobile arte cioccolatiera torinese
Ottobre e` il mese che fa da ponte fra settembre, e quindi i rimasugli e strascichi dell`estate, e l`inesorabile ingresso verso il lungo inverno.

E` il mese con le braccia tese da entrambe le parti e che tiene per mano tutte e due le direzioni.

Ottobre e` il tramite, il momento in cui ci si rende davvero e realmente conto che la temperatura e` cambiata e tutto di conseguenza si dovra` adeguare ai nuovi ritmi.
E` il promemoria che ci invita a ricordare la ciclicita` della natura.


Come annunciato nell`articoletto precedente a questo, il mio bazar ritornera`.
Il suo ritorno non solo sara` un vero e proprio rientro in scena dopo cosi` tanto tempo e dopo cosi` tante richieste da parte di voi che mi seguite dal lontano 2006, ma sara` un mio nuovo inizio.

Ogni giorno, che piova o che splenda il sole, affronto il mio giorno con occhi sempre nuovi e con nel cuore la voglia di rinascere. 
Esco di casa quando il cielo e` gia` chiaro ma l`aria e` ancora intrisa di notte, di sonni e sogni.

I miei occhiali, spesso inforcati alla svelta prima di uscire, non sempre mi aiutano a mettere subito a fuoco il mondo intorno a me, ma dagli odori che mi circondano ritrovo la fragranza della citta` che e` gia` sveglia da qualche ora e della vita che riprende il suo solito ciclo.

Saracinesche che si alzano, volti assonnati forse gia` affaticati ed appesantiti oppure carichi di ottimismo per quel nuovo capitolo di vita.

Strade che brulicano di persone intente a raggiungere ora questa ora quella destinazione. Solo il fiume continua imperterrito il suo corso alla stessa velocita`, piu` o meno, di sempre. Lo accompagnano gli alberi che ondeggiano, si adornano e si spogliano imperturbati dalle nostre paure, dai nostri desideri, qualunque essi siano.

Quelle stesse saracinesche che come occhi si erano spalancati al principio del nuovo giorno, la sera si abbassano a volte lentamente ed altre volte piu` impazientemente.

Quelle stesse strade che prima palpitavano di umanita` adesso vanno via via svestendosi, rivelando cosi` il loro volto grigioscuro.

In una domenica di pioggia ho ritrovato il luccichio della nobile arte cioccolatiera torinese la cui storia vanta abbaglianti origini gloriose.
Quelle stesse pasticcerie storiche davanti cui sono passata migliaia di volte senza avere mai il coraggio di entrarvi.

Smossa dal desiderio di assaggiare finalmente una signor cioccolata, con gli occhi entusiasti e l`emozione nel cuore ho acquistato due tavolette della famosa ed elegante pasticceria Pfatisch, uno dei vanti della sofisticata Torino che, come ci ricorda il dolce Guido Gozzano nella sua poesia dedicata alla mia citta`, e` dotata d`un tal garbo parigino.
Ma se con il cuore che ogni mattina ritrova un nuovo battito che mi aiuta ad andare avanti, certe volte - come stasera - mi sento pervadere dallo sconforto ripensando alla cattiveria di cui a volte e` capace l`essere umano il quale, non pago di aver gia` inflitto dolore ad un suo consimile, rincara la dose di veleno nella speranza di vederlo affogare.

Devo allora ricordare a me stessa che il male resta con chi lo fa. Certo, magari esso si ripercuote su chi lo riceve, ma chi lo fa ne rimarra` per sempre marchiato.

E allora rivolgo lo sguardo ai frammenti di Giappone che costellano sempre la mia esistenza, come questo inaspettato ricordo si 富士山 Fuji-san, trovato in mezzo a tanti oggetti polverosi in un posto dove il Giappone si percepisce piu` lontano del solito.


 Le varie cose che ho ripreso a fare sono state tutte conquiste. E` un po` come cadere, sbucciarsi un ginocchio, doversi medicare e mettere una garza prima di riprendere a giocare. E nel frattempo riprendi a giocare con maggior cautela, forse.

Ad esempio, per tanto tempo non riuscivo nemmeno a pensare all`idea di prepararmi di nuovo un o-bentoo.
Il famoso ricettario che mi regalo` Saku-chan, ad esempio, rimase sepolto tra le mie poche cose rimaste e che conservavo in un baule di plastica blu e rosso.

Non riuscivo nemmeno ad immaginare che un giorno avrei tolto - seppur lentamente e con difficolta` - quella garza che, intrisa di sangue ormai scuro, avrei poi gettato via e lontano da me.

Ritorna l`amor proprio e t`investe con forza, ricordandoti che se non ami per primo te stessa non potrai amare gli altri.
Allora, per il lavoro, ho iniziato a rivolermi bene preparandomi questi pasti che mi confortano, oltre a nutrirmi.

Io mi voglio bene e chi non me ne ha voluto non mi ha mai meritata.

Ho aspettato un anno prima di scartare il bentoo-bako che mi porto` Akiko-chan.
Alcuni degli o-bentoo che hanno accompagnato le mie pause pranzo solitarie, ma serene.
Anche il bene resta con chi lo fa, ma non del tutto perche` una parte di esso si espande diffondendosi e contagiando coloro con cui viene a contatto.

Entro i prossimi dieci giorni penso proprio che il bazar avra` la sua prima boccata d`aria dopo tanto letargo.

Quale meraviglia sara` ritornare cosi`, un passo per volta sapendo che si puo` solo migliorare.

Una cosa e` certa: il mio non sara` un negozio gigantesco dove poter trovare migliaia di articoli in settantamila versioni diverse. Sara` un angolo molto piccolo e in un certo senso di nicchia. Ogni articolo e` e sara` scelto con tutto il mio cuore e con la consapevolezza che nulla e` lasciato al caso.

Continuate a seguirmi, mi raccomando. Vi invito inoltre a mandarmi le vostre idee, i vostri consigli, le vostre opinioni e le vostre parole a: biancorossobazar @ gmail. com

それでは、またね!
Soredewa, mata ne!


domenica, ottobre 06, 2013

La novita` che tutti aspettavate...

Una 美人 bijin del vecchio Giappone
Cari tutti voi che mi leggete da ogni dove, questo post / articoletto / lettera e` un modo per mettervi al corrente di alcune novita`.

Ma prima non ci si puo` soffermare, anche se per qualche istante, ad ammirare la bellezza struggente dell`autunno.

Un poeta che si trasforma in stagione prende le sembianze dell`autunno.

L`autunno e` la mia stagione preferita.

E` un dipinto dai caldi colori; e` una tazza di te` fumante sorseggiata guardando fuori dalla finestra: e` una sciarpa avvolgente attorno al collo mentre nell`aria annusi il profumo d`incenso; e` il sorriso meraviglioso della persona che ami; e` una sosta solitaria per un caffe` a Takadanobaba; e` l`odore della metropolitana ad Asakusa; e` il tuo volto riflesso in una vetrina; e` una domenica piovosa dove il grigiore attorno a te, nonostante tutto ma proprio tutto, rivela qualche venatura di colore; e` la camminata in solitaria sotto i portici di Via Po; e` uscire dal lavoro col buio nel cielo ma col sole nel cuore.

L`autunno e` la stagione dei sentimenti profondi, cosi` tanto da far male.

Le sue fragranze sanno essere una carezza e una pugnalata al tempo stesso.

E` la stagione dei poeti, dei sensibili, dei puri e dei delicati. E` la stagione pero` che paradossalmente richiede piu` forza proprio perche` in bilico.

Io in autunno scriverei sempre e andrei avanti a imbrattare pagine pulite di quaderni con frasi, pensieri e scarabocchi infantili.

Per me questa e` la stagione della linfa, della mia linfa.

Ed e` proprio in questi giorni che e` ritornata con forza la mia combattivita`, quella stessa forza che ha fatto si` che non cadessi per terra per sempre.

Una persona cara questa sera mi ha detto che ho avuto la mia Hiroshima e che ora, proprio come i giapponesi, mi sono rialzata e sto ritornando ad essere piu` forte di prima.

Mi e` piaciuta molto questa frase perche`, attraverso questo paragone che non merito assolutamente, ha espresso pero` l`esplosione devastante che ha messo la mia vita a soqquadro totalmente, tre anni fa.

Ci vuole cosi` poco a mandare in macerie qualcosa, ma per ricostruire quel qualcosa lo sforzo e i sacrifici necessari sono a volte immani. Tanto che ricascare a terra e gettar la spugna puo` diventare persino desiderabile.

 Ma la mia vita grazie a Dio mi sta riservando grandi gioie che sarebbero rimaste per sempre occultate ai miei occhi se tutto fosse rimasto immutato.

Cari lettori, cari tutti voi che mi seguite con cosi` tanto entusiasmo e passione da anni ormai...ebbene, riapre il mio bazar.

SI`! Avete letto bene. Dopo cosi` tanto tempo e dopo tanto dolore, riapre il mio bazar.

Chi di voi e` collegato alla pagina Facebook del blog ha gia` ricevuto in anteprima la notizia, ma gli altri forse l`apprenderanno ora.

Il bazar avra` presto (spero) la sua pagina dedicata, mentre questo blog continuera` a vivere di vita propria e ad essere il mio angolo di riflessioni, scrittura introspettiva e descrittiva.

Il negozietto non ha ancora ufficialmente riaperto, ma questo perche` sono in attesa della merce.

Nel frattempo vorrei proporvi in anteprima speciale solo alcuni degli articoli che mettero` in vendita, con relativi prezzi. Se vedete qualcosa che v`interessa, vi prego di farmelo sapere nei commenti oppure mandandomi una mail a:

biancorossobazar @ gmail . com (ho lasciato gli spazi per evitare lo spam)

Non potrete ancora fare nessun ordine, ma potrete intanto farmi sapere cosa vi piace e quale di questi pezzi ordinereste non appena il negozio mettera` fuoril suo noren, aprendo cosi` ufficialmente le sue porte!

Devo pero` prima fare una premessa obbligatoria: rispetto a prima, ossia al bazar 1.0, nel nuovo negozietto i prezzi saranno un po` diversi perche` ora devo tenere conto dei costi d`importazione, IVA, imposte doganali e balzelli vari.
Pur tuttavia, potete star certi che faro` il possibile per tenermi il piu` bassa possibile coi prezzi facendo pero` l`altrettanto possibile per offrirvi solo articoli speciali e scelti - uno per uno - col cuore in mano.

Cominciamo!

Hako ben wa. Immagine di proprieta` di Bento&Co.
Questi sono dei bento elegantissimi che uniscono i colori e decori della tradizione con il design moderno ed occidentaleggiante di una semplice scatola.
Disponibile in entrambi i colori.
26 euro + spedizione.
Akafuji. Immagine di proprieta` di asien-harmonie.de
Akafuji, ossia il Fuji rosso, e` uno dei volti piu` amati e piu` leggendari del grande monte giapponese.
Fuji-san mostra a noi il suo volto vermiglio quando il cielo e` chiaro, limpido e pulito ed e` ora del tramonto.
Poeti e pittori hanno regalato parole e dolci pennellate ad Akafuji il cui fascino e` indubbio. Il grande maestro Hokusai amava Akafuji e cerco` tante volte di catturarne il fascino.
Euro 28 + spedizione.

Nanao. Immagine di proprieta` di Bento&Co.
Questo bento e` l`essenza della semplicita`, del minimalismo elegante giapponese. Decori raffinati e che ricordano quelli che si trovano in sofisticate ocha-ya di Kyoto.
Disponibile in blu.
Euro 28 + spedizione.

Higanbana rosso. Immagine di proprieta` di miyako.pl
L`eleganza del design giapponese si distingue per la sua capacita` nel non essere mai pacchiano, ma sempre delicato e raffinato.
Un bento tradizionale con un tocco di botanica nipponica.
Euro 21,50 euro + spedizione.

Queste sono solo anteprime. Vi ricordo che per ora non e` possibile fare alcun ordine, ma potete - anzi v`incoraggio a farlo - mandarmi un commento o un messaggio in cui mi dite se siete interessati ai bento in anteprima.

Con ogni ordine riceverete un omaggio. 

Tornate presto sul blog, oppure tenetevi in contatto con me via email oppure attraverso la pagina Facebook del blog per rimanere aggiornati sugli sviluppi del bazar. E` importante! Aspetto i vostri commenti.


Alla faccia di chi mi ha voluto male, io vado avanti.

Mata ne!

mercoledì, ottobre 02, 2013

Ricordo Pomeridiano

Devo annunciarvi una grossa novità, ma prima voglio condividere con voi che mi leggete, un mio ricordo pomeridiano.

Questa è proprio la casa. La casa di Ishii-san.
Torno spesso con la mente al ricordo dell'antica casa di samurai di proprietà del mio ex-padrone di casa in Giappone.

Una casa antica e tradizionale dove ho avuto il privilegio di andare molte volte.

Una casa dove si sentono il profumo pungente ed aromatico del tatami, la fragranza legnosa delle porte scorrevoli e dove si percepiscono solo la calma e la tranquillità di una casa di altri tempi.

Quella casa con quel vecchio solaio strano a cui, per accerdervi, bisognava arrampicarsi su per quella ripidissima scala di legno scuro. Quando ancora quella casa era abitata dai samurai, quel solaio serviva da nascondiglio per donne e bambini durante gli attacchi nemici.

Ricordo come mi arrampicai fin lassù e strizzai gli occhi non abituati all'oscurità nel tentativo di vedere cosa ci fosse. E quando le tenebre di quel buio si dipanarono, vidi solo una grande stanza dal soffitto bassissimo, ceste, e qualche oggetto qua e là. Ma respirando a pieni polmoni quell'aria antica pensai alle corse a perdifiato su per quella scaletta e alle fughe dal nemico..queste fughe antiche.

Ripenso con piacere a quella volta, forse l'ultima in cui ebbi l'ennesimo privilegio di stare in quella casa.

Era estate e fuori le cicale cantavano la loro struggente melodia...

L'aria era quella tipica dell'estate giapponese: calda, umida e pesante.

Ma quella stessa aria pesante era però carica di festa perché era il periodo dei matsuri, ossia delle feste estive di quartiere.

Con la scusa di dover andare in bagno, Sakura ed io ci fermammo in quella casa dove non vedevo l'ora di far ritorno.

Ci sedemmo sul tatami della stanza principale dove ci aspettavano dei rinfrescanti gelati agli azuki ed una tazza di mugicha (tè d'orzo).

Ricordo come non c'era bisogno nemmeno di parlare. Sorseggiare quel tè accompagnato dal profumo del tatami su cui ero timidamente seduta è stato uno dei più bei regali che il Giappone mi abbia fatto.

domenica, agosto 04, 2013

Note di cardamomo, Yixing...e pensieri

Caffe` egiziano
Ogni stagione porta con se` un dono. Non esiste stagione piu` bella di altre, anche se i nostri gusti personale possono portarci a preferirne una anziche` l`altra.

Ogni stagione ha un suo scrigno di profumi, sapori, colori.

L`estate, ad esempio, arriva un po` prepotentemente portando dietro se` una scia di profumo di ginestre.

Le ginestre si abbigliano di giallo e iniziano ad abbellire gli alberi della citta`, regalando a chi passa intense nuvole del loro inconfondibile profumo.

Il sole cocente, spesso arrabbiato, caratterizza questa stagione che proprio per la sua afa molte volte e` amata / odiata contemporaneamente.

Eppure, anche in quel frangente, nell`estate troviamo la gratitudine per ogni sbuffo di brezza, per ogni folata di vento che viene a portarci un po` di sollievo.

L`estate ci regala la lavanda e l`anguria.

A me l`estate ha regalato e sta regalando momenti di riflessione. Il potermi sedere e riflettere su varie cose e` un lusso che ho deciso di concedermi non appena fosse iniziata la mia pausa estiva.

Una pausa addolcita da doni che come sempre ricevo dalle belle persone che caratterizzano la mia vita ora.

Una di queste persone e` M. la quale, un giorno, mi ha portato i due pacchetti di caffe` egiziano che vedete nella foto in alto a sinistra.
La torrefazione Vakakis e` una delle piu` antiche d`Alessandria d`Egitto, risalente infatti agli inizi del Novecento.

M. mi dice che Vakakis produce tre tipi di miscele: la miscela rossa che e` quella normale; la miscela verde che e` quella al cardamomo (e al momento la mia preferita); e infine quella blu, aromatizzata al cioccolato.

Dopo aver riposto questi bellissimi pacchettini in dispensa, nel giro di poco la mia casetta ha iniziato a profumare di cardamomo e caffe`, un`accoppiata assolutamente vincente...un po` come lo sono arancia e cioccolato.

Al cardamomo mi sono affezionata molto tempo fa. Chissa` se vi ricordate quando vi parlai della mia passione per i film Bollywood e per il garam chai? Proprio qui.

Ritrovare, dunque, il cardamomo tempo dopo e in un contesto inaspettato ha reso ancor piu` dolce la sorpresa.

Il caffe` egiziano si prepara mischiando la polvere del caffe` (due cucchiaini non colmi, a persona) con un bicchiere d`acqua per persona. Al tutto si aggiunge un cucchiaino di zucchero, sempre per persona.
Si mescola bene bene per evitare che si formino grumi e si mette il composto in un pentolino, a fiamma media.

Si continua a mescolare per un minuto circa, dopodiche` si lascia che il tutto inizi a bollire. Dal momento dell`ebollizione si contano due minuti, si spegne, si serve e si lascia che il caffe` riposi per dare il tempo alla polvere di depositarsi sul fondo delle tazze.

Non vi posso nemmeno descrivere la fragranza che pervade la mia cucina e la mia piccola casetta ogni volta che preparo questa bevanda. E` un profumo antico e che sa di sole, sa di saggezza, sa di tradizione e di benevolenza.

Alcune sere fa l`ho gustato accompagnato da un paio di dolcetti marocchini.

Il dolcino ricoperto di sesamo e`, in particolar modo, il mio prediletto tra tutti quelli del panorama dolciario del Marocco.

Sono gli chebakia (sono varie le traslitterazioni, tra cui: chebbakia, shebakia).

Alcuni chebakia ricevuti in dono proprio ieri da S. e pronti per essere divorati senza pieta` alcuna!


Sono biscotti fritti a base di farina, farina di mandorle, zafferano, cannella anice, acqua di fiori d`arancio, ecc. e poi cosparsi (il giusto, non troppo!) di sesamo e miele.

Un lavoraccio assolutamente fuori dalla mia portata poiche` le mie capacita` culinarie non arriverebbero a quei livelli. Indi per cui, li acquisto senza vergogna!

I chebakia sono inoltre i dolci tipici del periodo di Ramadan, periodo in cui ci troviamo ora.

M. e` ritornata in Egitto proprio prima del colpo di Stato e l`inizio delle fortissime ed incessanti proteste che hanno portato milioni di egiziani in rivolta per le strade del loro Paese.

Sapendo di M. li` la mia preoccupazione aumentava di giorno in giorno, soprattutto quando non sempre riuscivo ad avere sue notizie.

Quando poi, grazie a Dio, e` ritornata in Italia sana e salva, con gioia l`ho rivista e l`ho abbracciata. Ma come mi capita tanto spesso, piu` spesso di quanto io meriti in realta`, ricevo sempre magnifiche dimostrazioni di affetto, amicizia e generosita` dalle persone che mi stanno vicine...soprattutto ora che la mia vita e` cambiata radicalmente.

M. mi ha ricoperta di doni tra cui ecco alcuni frutti del suo orto, proprio fuori Torino:

Brillanti e succosi pomodori; fragranti mazzetti di basilico, rosmarino e salvia; delicati fagiolini bianchi; croccanti cetrioli dissetanti.

Tra le meraviglie, e nella mia incredulita`, una scorta gigante di altro caffe` Vakakis al cardamomo!!!

Credo che, a questo punto, non rischiero` di rimanere a secco per diversi mesi!

Son pur sempre italiana, e quindi ogni tanto - anzi, direi ogni giorno - non posso a fare a meno del nostro classico caffe` il cui aroma mi riporta quasi in vita dopo una notte di sonno, specie se comatoso o agitato.

Dopo una traumatica esperienza con il pessimo caffe` Suerte della Lavazza -il peggior mai bevuto da che parlo e cammino - sono passata oltre il prezzo non proprio "amico" e mi sono trattata bene acquistando una latta del grande Illy.

Mi dite quali sono state le vostre esperienza col Suerte? No perche` era talmente cattivo da farmi quasi credere di aver trovato un pacchetto difettoso!

E` come passare dalla stalle alle stelle.

E chi se lo ricordava quasi piu` l`Illy? Caro, troppo caro, pero` ragazzi...che bonta`!

Ricordo ancora come, in un pomeriggio sereno ed assolato di anni e anni fa, assaporai una tazzina di magnifico Illy in un posto inaspettato: a Julian, California, nella contea di San Diego.

Julian non e` nemmeno un paesino, ma una frazione di frazione sperduta fra campi sconfinati. E` un pugnetto di case con una strada che arbitrariamente le ha messe alcune di qua e altre di la`.

Julian e` un posto di cui nessuno si ricorderebbe se non fosse per...le sue mele!

Ecco, diciamo che Julian e` un po` la Cavour piemontese, con il suo festival delle mele, le sue pasticcerie e botteghe devote e dedicate interamente a questo nobile frutto.

E proprio in una di queste pasticcerie, non ricordo se a destra o a sinistra dell`unica strada di Julian, un buon Illy ha accompagnato la miglior apple pie che io abbia mai avuto il privilegio di gustare.

Ma il Giappone, mia costante quotidiana, non scompare e adorna la mia vita.

Alle prime avvisaglie di torrido calore, sono corsa ai ripari con del buon o-cha in bottiglia preso da Yukiko-san, nel suo delicato ed elegante negozio di Via Monginevro, qua a Torino.
Vicino all`o-cha giapponese, del buon 茉莉花茶 molihuacha (te` al gelsomino, in cinese). 

L`o-cha, splendidamente senza zuccheri ed edulcoranti di sorta, e` delizioso proprio per la sua semplicita`. Non ha bisogno di fronzoli, di aggiunte e di maschere per farsi piacere. 
Eppure e` praticamente impossibile trovare del te` verde in bottiglia SENZA zucchero (e senza nemmeno quella porcheria di aspartame). 

Ma perche`?

Quando sono tornata in Italia, ero felicissima di vedere il te` verde della San Benedetto nelle bottigliette. Pensando di aver trovato un corrispondente dell`o-cha freddo che bevevo in Giappone, mi sono invece imbattuta in un`amara (anzi no, che dico? magari fosse stata amara!) sorpresa: un te` verde stradolce. 

E lo stesso mi e` capitato a Pechino dove pare non esistano te` in bottiglia che non contengano due tonnellate di zucchero. 

Faceva un caldo disumano, e in una drogheria confusionaria ho trovato un frigo con delle bottiglie di bibite varie: dalle piu` note tipo Coca Cola e Sprite a quelle locali. Senza indugio, afferro un te` verde cinese pensando di andare cosi` sul sicuro.

Solo dopo il primo mega sorso da assetata guardo schifata l`etichetta su cui, in caratteri cinesi leggibili, appariva la parola ZUCCHERO.  

Rimanendo in tema bevande e in tema Cina, non potendomi permettere una teiera giapponese con tutti i crismi e non volendo ripiegare su robaccia dozzinale di quel genere di roba Asian style che io aborro con tutte le mie forze, ho trovato una via di mezzo.

Proprio una via di mezzo proveniente dal Regno di Mezzo: la Cina.

Ho scelto una teiera in terracotta di Yixing, un materiale pregiato e unico al mondo poiche` ricavato solo dalle zone terrose intorno alla citta` di Yixing, nella provincia del Jiangsu. 

Sono diverse le varieta` di argille di Yixing e a seconda del tipo utilizzato si ha un risultato diverso (e un nome diverso).

La mia teiera e` una Zisha poiche` creata con dell`argilla bruna tendente al violetto.

Le teiere di Yixing sono oggetti particolari perche` necessitano di molte cure ed attenzioni, anche se in cambio regalano bellezza, grazia e naturalmente del delizioso te`.

Prima di essere utilizzate per la prima volta, vanno lavate bene e poi fatte bollire in acqua a cui e` stato aggiunto del te`. La terracotta, cosi` facendo, assorbe il sapore del te` e quindi si puo` considerare da quel momento in avanti pronta all`infusione.

Approfittando di sconti speciali e ribassi non indifferenti, sono andata a fare un salto in solitaria in uno dei miei posti preferiti a Torino: il MAO, ossia il Museo d`Arte Orientale...da cui sono uscita con questo volume (l`unico in negozio!):

La scrittura del Giappone Antico, del prof. Aldo Tollini.

Sto iniziando lo studio di questo volumetto e vorrei quindi, nei prossimi articoletti, condividere qualcosa con voi sull`argomento.

Vado a ritemprarmi un po` sul balcone da cui vedo un cielo blu scuro, ingioiellato di stelline, e con sullo sfondo la Basilica di Superga nel suo dorato splendore architettonico.

Vado sul mio balcone da cui vedo una luna sempre piu` affilata e sempre piu` bella.

Vado sul mio balcone a respirare il profumo della sera che sa di brezza, di piante, di estate e di citta` un po` abbandonata dai suoi abitanti trasformatisi, ora, in villeggianti chissa` dove.

Ma io resto qua. Con il mio cuore, i miei pensieri, e la forza di non ricadere piu` a terra.