Dopo un rilassante sabato trascorso serenamente a passeggio per le strade che abbracciano la baia di Yokohama ed un'altrettanto rilassante domenica passata a passeggiare pigramente per i vicoli del mio quartiere, e poi a casa a leggere e ascoltare musica, eccomi qui con un nuovo articoletto con cui inaugurare questa nuova settimana.
Tra l'altro, secondo le previsioni del tempo, domani dovrebbe ufficialmente terminare la 梅雨 tsuyu o stagione delle piogge. Questa fine marchera' cosi' l'inevitabile inizio della parentesi piu' rovente dell'estate giapponese.
Molto tempo fa, quando ero ancora alle primissime armi con questo mio amato blog, dedicai un articoletto al caffe' preparato alla maniera giapponese. Per chi di voi non l'avesse ancora letto, eccolo qui.
Ero proprio agli inizi, come potete vedere, e le foto un po' scure e mosse dimostrano la mia inesperienza.
Pur tuttavia, rileggo quel mio articoletto con un pizzico di nostalgia nel mio cuore perche' mi ricorda il crescente entusiasmo che nutrivo (e che nutro ancora adesso) per ogni cosa che mi circonda qui in Giappone. Quell'entusiasmo che non ha mai cessato di regalarmi un sorriso di gratitudine ogni volta che mi sveglio la mattina e mi rendo conto di essere qui.
Sabato, assieme a mio marito, ho fatto una lunga passeggiata dalle parti della baia di Yokohama. La temperatura mite e il venticello tiepido e che profumava di mare hanno reso la nostra passeggiata piu' gradevole che mai.
In un grande negozio di alimentari all'interno del World Porters, ho scovato delle meravigliose confezioni di un caffe' prodotto proprio a Yokohama da un'antica e fiera torrefazione del posto, di nome 三本 Mitsumoto. E siccome a maggio e' iniziata l'importante celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell'apertura (avvenuta nel 1859) del porto di Yokohama all'occidente, ho pensato di festeggiare anch'io a mio modo acquistando una di queste graziose latte di caffe'.
Le varieta' erano tre, e io ho scelto la loro miscela chiamata Kilimanjaro:
Il caffe' e' una bevanda occidentale, e come tale e' riuscita a guadagnarsi un posto speciale nel cuore dei giapponesi. Al giorno d'oggi, infatti, in questo Paese abbondano le caffetterie e le torrefazioni, e fortunatamente non solo gli assillanti Starbucks, ma centinaia di altri locali a conduzione propria, oppure appartenenti a catene sia giapponesi che non. Inoltre, qualunque supermercato, anche il piu' piccino, avra' in esposizione sui propri scaffali almeno una o due varieta' di caffe'. Oramai, in moltissimi supermercati si trovano persino il Lavazza o l'Illy!
Non smetto mai di stupirmi nel notare quanto numerose siano le torrefazioni, spesso minuscole e a conduzione famigliare, la cui missione principale e' quella di riuscire a creare la miglior miscela possibile; una miscela da abbinare poi al miglior metodo di preparazione che ne sappia valorizzare le sue preziose note.
Il culto del caffe' e' vivo qui in Giappone, ed un numero sempre crescente di appassionati vi si dedica con grande entusiasmo e fedelta'.
Qui troverete ogni tipo di caffe' che desideriate: dall'autentico espresso all'italiana all'intenso caffe' vietnamita.
Uno dei metodi di preparazione del caffe' piu' frequentemente utilizzati nelle case e' quello della percolazione manuale.
I percolatori sono macchine del caffe' molto diffuse negli Stati Uniti in cui il caffe' viene "innaffiato" da un getto d'acqua calda proveniente dall'alto, attraverso un tubicino collegato ad un serbatoio di plastica incorporato nella macchina stessa.
Sia la percolazione automatica che quella manuale permettono di ottenere il cosiddetto caffe' lungo.
Sebbene anche qui i percolatori automatici siano diffusissimi, il metodo della percolazione manuale lo e' altrettanto e, oserei dire, forse addirittura di piu'. Ho notato quanto la versione manuale sia particolarmente prediletta dai cultori giapponesi del caffe' perche' permette di apportare un'infinita serie di modifiche grazie a cui e' possibile ottenere un caffe' veramente su misura.
Vi mostro, quindi, come si preparare il caffe' secondo questo metodo.
Innanzitutto, serve avere una sorta di filtro apposito. Questi filtri spesso sono fatti di plastica, ma se ne trovano anche di metallo o di ceramica. E' sufficiente posizionare il filtro sopra una tazza oppure sopra una caraffa.
Molto tempo fa acquistai questa caffettiera giapponese di ceramica:
La fragranza del caffe' e' una di quelle gemme olfattive che mi sa donare un momento di ineguagliabile tranquillita' e pace.
Per questa miscela di Yokohama, ho usato tre cucchiaini abbondanti di caffe'.
Di recente, ho visto una trasmissione di cucina alla televisione in cui venivano svelati alcuni trucchi da impiegare durante la preparazione del caffe' secondo questo metodo. Il conduttore diceva che il momento in cui si versa l'acqua e' il piu' delicato, ed e' anche il momento in cui si tende a commettere piu' errori, rovinando cosi' il risultato finale.
Per esempio, consigliava di versare lentamente l'acqua, e di tracciare con essa un immaginario の no (questa e' una delle lettere dell'hiragana) per poter innaffiare uniformemente il caffe'.
Ieri pomeriggio sono andata a fare due passi per il mio quartiere. Avevo alcune commissioni da sbrigare, ma siccome non erano urgenti, ho camminato a passo lento e tranquillo.
Un sole un po' timido ma anche un po' giocherellone si divertiva a sparire e a riapparire, creando giochi di luce e di ombre sull'asfalto.
Mentre passeggiavo, nella mia mente danzavano pensieri dedicati ad una sensazione che mi accompagna da una vita, e che molto probabilmente accompagna anche voi da sempre: la sensazione di domenicalita'.
La domenicalita' ci fa sentire la differenza fra la domenica e tutti gli altri giorni della settimana. E' un insieme d'impressioni e sensazioni che rendono questo giorno davvero diverso da tutti gli altri.
E ho notato quanto la domenicalita', in fondo, non conosca ne' bandiera ne' confini.
Quando abitavo ancora a Torino, la sabauda citta' che mi ha vista nascere, la domenica sapeva di parco del Valentino, Orto Botanico e Borgo Medioevale gremiti di famiglie in cerca di svago; sapeva del mio quartiere assonnato ed impigrito, e tempestato di saracinesche chiuse; sapeva del gelato della bocciofila del mio quartiere; sapeva di pochi mezzi che circolavano per la citta'; sapeva di periferie semi-deserte e di centro storico affollato. Ma sapeva anche di ansia pensando al giorno dopo e all'inizio di una nuova settimana di scuola.
Anche negli Stati Uniti ho sentito la presenza della domenicalita'. La' i grandi negozi sono aperti sette giorni su sette, eppure anche di domenica si sente la differenza. E' come se tutti indistintamente percepissimo questa sensazione, e per fuggire dalla noia e dalla solitudine di una casa dove c'e' una televisione che trasmette partite di football, ci riversassimo in luoghi gia' affollati.
A me sembrava sempre di vedere un maggior numero di persone nei centri commerciali, la domenica.
Ricordo che nella bella San Diego, in cui ho vissuto per sei magnifici anni, il mio quartiere diventava silenzioso di domenica, sfoggiando solo qualche risata o tintinnio di piatti e bicchieri provenienti dalla casa di qualche vicino che, approfittando del giorno di festa, organizzava un allegro pranzo fra amici e parenti.
Le grandi strade assolate diventavano solitarie, e i piccoli negozi del quartiere mostravano le loro saracinesche chiuse.
Quando si andava a passeggiare per l'elegante centro storico della raffinata San Diego, ecco che i folti gruppi di turisti e residenti annoiati costellavano i pittoreschi vicoli di Old Town; i verdi e profumati sentieri di Balboa Park; le luccicanti, nostalgiche e fragranti strade di Little Italy; le aromatiche strade dell'esotica ed orientale Convoy Street.
E qui in Giappone, la domenicalita' si manifesta ogni settimana con la sua stessa e dolceamara veste.
Il lungo ed assolato corso del mio quartiere; la bottega di Aida-san, il barbiere, con le sue vecchie serrande abbassate; il negozio di ferramenta di Hatano-san senza i mille aggeggi in vendita, solitamente in esposizione sul marciapiede; il minuscolo negozietto di fiori di Katano-san, senza le vecchie panche di legno su cui durante la settimana espone piante e fiori provenienti da ogni dove; la macelleria di Wanagaki-san e la farmacia / profumeria di Mitsuhashi-san con le loro saracinesche grigie ed arrugginite, ci ricordano che bisognera' ritornare il giorno dopo.
A far compagnia al solingo quartiere domenicale, rimangono il nostro adorato 盛月 Seigetsu, dalla cui porticina fuoriesce il profumo della cucina casalinga; il fedele Famima (Family Mart) con le sue porte automatiche e il suo odore di riviste, hot-dog, te' verde, medicinali e patate dolci; la SEIMS, il mio piccolo supermercato / drugstore di zona con la sua allegra canzoncina cantata mezza in giapponese e mezza in inglese; e la fragranza proveniente dalla nuova yakitori-ya, Maru-chao.
Rimangono gli affiatati gruppetti di fedeli che, con riverenza, si dirigono verso il tempio oppure vanno in direzione dello Zama Jinja; rimangono le risate dei bambini che giocano a palla nel cortile del vecchio tempio; rimane il monaco che, con una lunga gomma verde per innaffiare, diligentemente lava le scale del tempio; rimane la silenziosa bottiglieria di Hasegawa-san, con le sue porte automatiche ma lente e un po' cigolanti.
Ieri, un'altra domenica si e' conclusa e con essa un altro capitolo intriso dell'aroma di domenicalita'.