lunedì, luglio 13, 2009

Aroma di caffe' e domenicalita'

(A sinistra: la mia tazza di Arita-yaki contenente dell'ottimo caffe' di Yokohama. Come sempre, tutte le foto sono opera mia.)

Dopo un rilassante sabato trascorso serenamente a passeggio per le strade che abbracciano la baia di Yokohama ed un'altrettanto rilassante domenica passata a passeggiare pigramente per i vicoli del mio quartiere, e poi a casa a leggere e ascoltare musica, eccomi qui con un nuovo articoletto con cui inaugurare questa nuova settimana.

Tra l'altro, secondo le previsioni del tempo, domani dovrebbe ufficialmente terminare la 梅雨 tsuyu o stagione delle piogge. Questa fine marchera' cosi' l'inevitabile inizio della parentesi piu' rovente dell'estate giapponese.

Molto tempo fa, quando ero ancora alle primissime armi con questo mio amato blog, dedicai un articoletto al caffe' preparato alla maniera giapponese. Per chi di voi non l'avesse ancora letto, eccolo qui.

Ero proprio agli inizi, come potete vedere, e le foto un po' scure e mosse dimostrano la mia inesperienza.
Pur tuttavia, rileggo quel mio articoletto con un pizzico di nostalgia nel mio cuore perche' mi ricorda il crescente entusiasmo che nutrivo (e che nutro ancora adesso) per ogni cosa che mi circonda qui in Giappone. Quell'entusiasmo che non ha mai cessato di regalarmi un sorriso di gratitudine ogni volta che mi sveglio la mattina e mi rendo conto di essere qui.

Sabato, assieme a mio marito, ho fatto una lunga passeggiata dalle parti della baia di Yokohama. La temperatura mite e il venticello tiepido e che profumava di mare hanno reso la nostra passeggiata piu' gradevole che mai.

In un grande negozio di alimentari all'interno del World Porters, ho scovato delle meravigliose confezioni di un caffe' prodotto proprio a Yokohama da un'antica e fiera torrefazione del posto, di nome 三本 Mitsumoto. E siccome a maggio e' iniziata l'importante celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell'apertura (avvenuta nel 1859) del porto di Yokohama all'occidente, ho pensato di festeggiare anch'io a mio modo acquistando una di queste graziose latte di caffe'.
Le varieta' erano tre, e io ho scelto la loro miscela chiamata Kilimanjaro:
Naturalmente, mi sono istantaneamente invaghita dell'illustrazione che appare sulla confezione. Un vicolo dall'aria cosi' nostalgica e che mi fa pensare ad una scena di tranquilla quotidianita' in una delle tante strade della Yokohama del Periodo Meiji. Chissa', magari a spasso per quelle colorate stradine c'erano anche 夏目漱石 Natsume Sooseki e Lafcadio Hearn.

Il caffe' e' una bevanda occidentale, e come tale e' riuscita a guadagnarsi un posto speciale nel cuore dei giapponesi. Al giorno d'oggi, infatti, in questo Paese abbondano le caffetterie e le torrefazioni, e fortunatamente non solo gli assillanti Starbucks, ma centinaia di altri locali a conduzione propria, oppure appartenenti a catene sia giapponesi che non. Inoltre, qualunque supermercato, anche il piu' piccino, avra' in esposizione sui propri scaffali almeno una o due varieta' di caffe'. Oramai, in moltissimi supermercati si trovano persino il Lavazza o l'Illy!

Non smetto mai di stupirmi nel notare quanto numerose siano le torrefazioni, spesso minuscole e a conduzione famigliare, la cui missione principale e' quella di riuscire a creare la miglior miscela possibile; una miscela da abbinare poi al miglior metodo di preparazione che ne sappia valorizzare le sue preziose note.

Il culto del caffe' e' vivo qui in Giappone, ed un numero sempre crescente di appassionati vi si dedica con grande entusiasmo e fedelta'.

Qui troverete ogni tipo di caffe' che desideriate: dall'autentico espresso all'italiana all'intenso caffe' vietnamita.

Uno dei metodi di preparazione del caffe' piu' frequentemente utilizzati nelle case e' quello della percolazione manuale.
I percolatori sono macchine del caffe' molto diffuse negli Stati Uniti in cui il caffe' viene "innaffiato" da un getto d'acqua calda proveniente dall'alto, attraverso un tubicino collegato ad un serbatoio di plastica incorporato nella macchina stessa.

Sia la percolazione automatica che quella manuale permettono di ottenere il cosiddetto caffe' lungo.

Sebbene anche qui i percolatori automatici siano diffusissimi, il metodo della percolazione manuale lo e' altrettanto e, oserei dire, forse addirittura di piu'. Ho notato quanto la versione manuale sia particolarmente prediletta dai cultori giapponesi del caffe' perche' permette di apportare un'infinita serie di modifiche grazie a cui e' possibile ottenere un caffe' veramente su misura.

Vi mostro, quindi, come si preparare il caffe' secondo questo metodo.

Innanzitutto, serve avere una sorta di filtro apposito. Questi filtri spesso sono fatti di plastica, ma se ne trovano anche di metallo o di ceramica. E' sufficiente posizionare il filtro sopra una tazza oppure sopra una caraffa.

Molto tempo fa acquistai questa caffettiera giapponese di ceramica:
Come vedete, e' composta da un bricco (con il suo coperchietto), ed il filtro da posizionare sopra il bricco. Una volta terminata la preparazione del caffe', e' sufficiente rimuovere il filtro e coprire il bricco con il suo coperchietto.
Aprendo la latta del caffe' Mitsumoto, sono stata accolta a braccia aperte da un aroma tanto delizioso quanto confortante.
Annusando quella latta di caffe', ho chiuso gli occhi e mentre inspiravo profondamente, ho accennato un sorriso sereno.
La fragranza del caffe' e' una di quelle gemme olfattive che mi sa donare un momento di ineguagliabile tranquillita' e pace.

A questo punto, serve un filtro di carta da inserire all'interno del filtro di ceramica (plastica, metallo, ecc.). Questi filtri di carta si trovano in tutti i supermercati, e generalmente vengono venduti in confezioni da cento e passa pezzi l'una.
Nel filtro di carta bisognera' poi versare il caffe'. Le quantita' variano sempre molto in base ai gusti e in base anche all'intensita' della miscela utilizzata.
Per questa miscela di Yokohama, ho usato tre cucchiaini abbondanti di caffe'.

Ora arriva il momento di gloria dell'acqua. L'acqua deve essere bollente! Anche in questo caso le quantita' variano a seconda dei gusti e della miscela. Io ho seguito i consigli indicati sulla latta di caffe', e ho utilizzato circa 300ml d'acqua caldissima.

Di recente, ho visto una trasmissione di cucina alla televisione in cui venivano svelati alcuni trucchi da impiegare durante la preparazione del caffe' secondo questo metodo. Il conduttore diceva che il momento in cui si versa l'acqua e' il piu' delicato, ed e' anche il momento in cui si tende a commettere piu' errori, rovinando cosi' il risultato finale.
Per esempio, consigliava di versare lentamente l'acqua, e di tracciare con essa un immaginario の no (questa e' una delle lettere dell'hiragana) per poter innaffiare uniformemente il caffe'.
Dopodiche', bisogna lasciare che il caffe' coli lentamente nel bricco.
E ora non resta che gustarsi questo profumato caffe' che sa di tradizione e che mi riporta alla mente il pacifico paesaggio della baia di Yokohama. Osservare il mare ci fa sentire minuscoli al cospetto dell'universo, ma e' un qualcosa che sa instillare nell'anima un profondo senso di liberta' e pace.
Generalmente, bevo piu' che tutto caffe' espresso all'italiana (il mio prediletto), ma non smetto mai di nutrire grande curiosita' nei confronti di altri tipi di caffe', e questa stessa curiosita' mi ha portata alla scoperta di delizie come appunto il caffe' giapponese, il caffe' vietnamita, il caffe' alla turca, e tanti altri ancora!

Ieri pomeriggio sono andata a fare due passi per il mio quartiere. Avevo alcune commissioni da sbrigare, ma siccome non erano urgenti, ho camminato a passo lento e tranquillo.
Un sole un po' timido ma anche un po' giocherellone si divertiva a sparire e a riapparire, creando giochi di luce e di ombre sull'asfalto.

Mentre passeggiavo, nella mia mente danzavano pensieri dedicati ad una sensazione che mi accompagna da una vita, e che molto probabilmente accompagna anche voi da sempre: la sensazione di domenicalita'.
La domenicalita' ci fa sentire la differenza fra la domenica e tutti gli altri giorni della settimana. E' un insieme d'impressioni e sensazioni che rendono questo giorno davvero diverso da tutti gli altri.

E ho notato quanto la domenicalita', in fondo, non conosca ne' bandiera ne' confini.

Quando abitavo ancora a Torino, la sabauda citta' che mi ha vista nascere, la domenica sapeva di parco del Valentino, Orto Botanico e Borgo Medioevale gremiti di famiglie in cerca di svago; sapeva del mio quartiere assonnato ed impigrito, e tempestato di saracinesche chiuse; sapeva del gelato della bocciofila del mio quartiere; sapeva di pochi mezzi che circolavano per la citta'; sapeva di periferie semi-deserte e di centro storico affollato. Ma sapeva anche di ansia pensando al giorno dopo e all'inizio di una nuova settimana di scuola.

Anche negli Stati Uniti ho sentito la presenza della domenicalita'. La' i grandi negozi sono aperti sette giorni su sette, eppure anche di domenica si sente la differenza. E' come se tutti indistintamente percepissimo questa sensazione, e per fuggire dalla noia e dalla solitudine di una casa dove c'e' una televisione che trasmette partite di football, ci riversassimo in luoghi gia' affollati.
A me sembrava sempre di vedere un maggior numero di persone nei centri commerciali, la domenica.

Ricordo che nella bella San Diego, in cui ho vissuto per sei magnifici anni, il mio quartiere diventava silenzioso di domenica, sfoggiando solo qualche risata o tintinnio di piatti e bicchieri provenienti dalla casa di qualche vicino che, approfittando del giorno di festa, organizzava un allegro pranzo fra amici e parenti.
Le grandi strade assolate diventavano solitarie, e i piccoli negozi del quartiere mostravano le loro saracinesche chiuse.
Quando si andava a passeggiare per l'elegante centro storico della raffinata San Diego, ecco che i folti gruppi di turisti e residenti annoiati costellavano i pittoreschi vicoli di Old Town; i verdi e profumati sentieri di Balboa Park; le luccicanti, nostalgiche e fragranti strade di Little Italy; le aromatiche strade dell'esotica ed orientale Convoy Street.

E qui in Giappone, la domenicalita' si manifesta ogni settimana con la sua stessa e dolceamara veste.
Il lungo ed assolato corso del mio quartiere; la bottega di Aida-san, il barbiere, con le sue vecchie serrande abbassate; il negozio di ferramenta di Hatano-san senza i mille aggeggi in vendita, solitamente in esposizione sul marciapiede; il minuscolo negozietto di fiori di Katano-san, senza le vecchie panche di legno su cui durante la settimana espone piante e fiori provenienti da ogni dove; la macelleria di Wanagaki-san e la farmacia / profumeria di Mitsuhashi-san con le loro saracinesche grigie ed arrugginite, ci ricordano che bisognera' ritornare il giorno dopo.
A far compagnia al solingo quartiere domenicale, rimangono il nostro adorato 盛月 Seigetsu, dalla cui porticina fuoriesce il profumo della cucina casalinga; il fedele Famima (Family Mart) con le sue porte automatiche e il suo odore di riviste, hot-dog, te' verde, medicinali e patate dolci; la SEIMS, il mio piccolo supermercato / drugstore di zona con la sua allegra canzoncina cantata mezza in giapponese e mezza in inglese; e la fragranza proveniente dalla nuova yakitori-ya, Maru-chao.
Rimangono gli affiatati gruppetti di fedeli che, con riverenza, si dirigono verso il tempio oppure vanno in direzione dello Zama Jinja; rimangono le risate dei bambini che giocano a palla nel cortile del vecchio tempio; rimane il monaco che, con una lunga gomma verde per innaffiare, diligentemente lava le scale del tempio; rimane la silenziosa bottiglieria di Hasegawa-san, con le sue porte automatiche ma lente e un po' cigolanti.

Ieri, un'altra domenica si e' conclusa e con essa un altro capitolo intriso dell'aroma di domenicalita'.

giovedì, luglio 09, 2009

Oyako-donburi

(A sinistra: il mio 親子丼 oyako-donburi)

La cucina casalinga giapponese continua imperterrita a stupirmi con la sua semplicita'.

Gli ingredienti chiave sono pochi e tutti senza fronzoli. Ed e' proprio dalla combinazione di questi pochi ingredienti che nascono piatti deliziosi e che realmente rispecchiano la tradizione gastronomica casalinga di questo Paese.

Sul palcoscenico nipponico dei sapori, la salsa di soia fa sicuramente da primadonna, seguita subito da mirin, sake, dashi, un briciolino di zucchero ed uno di sale. Questi gustosi protagonisti si mescolano e si rimescolano in mille combinazioni diverse fino a creare delicati equilibri di gusti raffinati eppure cosi' semplici e che sanno di...Giappone.

Da tempo, ormai, ho iniziato una discreta collezione di ricettari giapponesi in giapponese da cui attingo ricette varie, a seconda dell'umore.
Ho ricettari che offrono repertori classici, altri che deliziano il lettore con un armonioso misto tra 和食 (washoku o cucina tradizionale giapponese) e 洋食 (yooshoku o cucina occidentale), ed altri ancora che racchiudono mille tattiche e segreti per creare un bento perfetto.

Di recente, ho dato il benvenuto ad un nuovo ricettario. Eccolo qui:
Di questo libro mi hanno attratta le semplici ricette tradizionali riviste in chiave un po' piu' salutare (per esempio, lo zucchero e' quasi sempre omesso), le splendide foto che ritraggono con eleganza cibi squisiti, e le delicate descrizioni dell'autrice.
Al momento dell'acquisto, pero', non sospettavo minimamente che questo pargoletto di carta sarebbe presto diventato uno dei miei ricettari preferiti in assoluto, e che da esso avrei attinto una ricetta nuova quasi ogni settimana!

Dopo aver sperimentato la prima deliziosa ricetta, ho continuato a rivolgermi all'opera di 浜内千波 Hamauchi Chinami con curiosita' e fiducia.
Il libro s'intitola: 浜内さん家のけんこう和食 Hamauchi-san ie no kenkoo washoku, cioe' la cucina tradizionale e salutare giapponese della famiglia della signora Hamauchi.
Notare, pero', come la parola けんこう sia scritta in hiragana. Questo perche', come viene spiegato nell'introduzione, l'autrice ha voluto che questa parola esprimesse simultaneamente due concetti importanti e che sono legati al suo libro: la salute e l'equilibrio. Entrambe le parole, infatti, in giapponese si dicono けんこう kenkoo, ma si scrivono con kanji diversi (rispettivamente 健康 e 権衡).

Una delle ricette di questo splendido libro che vorrei proporvi e' l'oyako-donburi 親子丼.
Con la parola 丼 donburi (o semplicemente, don) s'intende quasi sempre una grossa scodella di riso con sopra carne, pesce o verdure. Si possono, quindi, preparare vari tipi di donburi a seconda dei propri gusti.
Uno dei donburi piu' famosi e' senz'altro l'oyako-donburi. Diamo un'occhiata veloce ai kanji che, anche stavolta, ci daranno curiosi indizi sul perche' del nome:

親 - oya = genitore
子 - ko = bambino / figlio

Quindi, il donburi del genitore e del figlio. E perche' mai? Perche' gli ingredienti principali di questa ricetta sono il pollo e l'uovo.

I primi tempi, ricordo quanto m'impressionasse questo nome e ancora adesso, a dirla tutta, non mi piace moltissimo. Lo trovo grottesco, per quanto veritiero possa essere.

Ma il piatto in se' e' veramente delizioso, e se non l'avete mai assaggiato, vi consiglio di porre subito rimedio a cio', seguendo magari la semplice ricetta che v'insegnero' oggi.

Innanzitutto, bisogna precisare che qua in Giappone esiste addirittura un apposito pentolino per preparare l'oyako-donburi: si chiama 親子鍋 oyako-nabe (nabe significa pentola). Ecco qui la mia oyako-nabe, regalo della mia amica Kyoko:
Questo strambo pentolino, pero', pur rendendo la preparazione del piatto piu' semplice, non e' assolutamente necessario. Insomma, potrete tranquillamente preparare dell'ottimo oyako-donburi usando un normalissimo padellino antiaderente.

Nel libro viene indicata la ricetta per una persona, ma io ho raddoppiato le dosi per due e quindi vi riporto le mie.

Vediamo gli ingredienti!
60g di cipolla affettata un po' grossolanamente
90g di petto di pollo tagliato a tocchetti
due uova
tre cucchiai di salsa di soia
quattro cucchiai d'acqua
una manciata di piselli surgelati (facoltativo)

In una pentola, versate l'acqua, la salsa di soia e la cipolla. Cuocete il tutto a fuoco medio-basso fino a quando la cipolla non comincera' ad appassirsi. Dopodiche', aggiungete il pollo a tocchetti e lasciate cuocere fino a quando il pollo non si sara' cotto completamente.
Dopo aver aggiunto il pollo, se lo desiderate, potete aggiungere anche una manciata di piselli surgelati.
A cottura ultimata del pollo, spegnete il fuoco. A questo punto, se avete una oyako-nabe, potrete seguire esattamente le mie indicazioni. Se invece userete un padellino, le fasi della preparazione saranno pressoche' identiche.

Mettete meta' del pollo con le cipolle nella oyako-nabe e accendete il fuoco a fiamma bassa. A parte, in una ciotolina, sbattete un uovo.
Versate quasi tutto l'uovo sbattuto sul pollo e, aiutandovi con una forchetta o con dei saibashi, mescolate delicatamente il tutto fino a quando l'uovo non comincera' a rapprendersi.

Versate il resto dell'uovo sbattuto, date un'altra mescolata rapida, e coprite il pentolino lasciando cuocere il tutto per 30-40 secondi.
Mentre aspettate, prendete una scodella un po' grande (le scodelle da donburi sono molto piu' grandi delle normali scodelle da riso) e riempitela con del riso bianco al vapore. Dododiche', adagiate la frittatina sul riso, guarnite con prezzemolo o qualche altra verdura (io ho usato dei fagiolini al vapore), e....出来上がりで~す!Deki-agari desu! E' pronto!
Ora non vi restera' altro che ripetere l'operazione con la porzione restante di pollo e cipolle, et voila'! Il pranzo e' pronto!
La cottura della frittatina non dovrebbe portarvi via piu' di un minuto, quindi sicuramente farete molto in fretta a preparare due porzioni.

L'oyako-donburi fara' da ottimo piatto unico a cui, se lo desiderate, potrete abbinare magari una scodella di zuppa di miso e qualche tsukemono. In alternativa, anche una bella insalata fara' da rinfrescante contorno a questo tradizionale piatto giapponese.

La forma particolare della oyako-nabe facilita il trasferimento della frittatina dal pentolino direttamente sul riso. A parte cio', pero', come potete vedere non ci sono altri vantaggi significativi, indi per cui non e' tassativo averla.

Spero che questo articoletto di oggi v'invogli a provare il delizioso oyako-donburi, nonche' uno degli squisiti capisaldi della cucina casalinga giapponese.

いただきます!
Itadakimasu!

martedì, luglio 07, 2009

Chiacchiere estive

(Un wagashi molto estivo che faceva parte del nostro consueto assortimento mensile di dolci tradizionali, regalo di Ishii-san.
Tutte le foto di quest'articoletto sono opera mia.)


Queste ultime settimane sono state all'insegna di elettrizzanti altalene metereologiche che hanno visto scroscianti piogge giocare a nascondino con un superbo sole brillante.

Giorni fa ho rivisto la mia nuova amica Sakura-san. Era un pomeriggio particolarmente afoso ed io, come al solito, ero qui che mi stavo spremendo le meningi per tentare di trovare qualche idea allettante per cena. Improvvisamente ho sentito suonare il campanello e dallo schermo del videocitofono ho visto il raggiante sorriso di Sakura. Era venuta a dare una mano a suo papa' (Ishii-san) a risistemare la casa del vicino dopo il suo trasloco, e siccome questa casa e' a due metri di distanza (centimetro piu', centimetro meno) da dove abitiamo noi, Sakura ha pensato di venirmi a salutare e chiedermi se mi andava di andare a curiosare in quella casa vuota in cui ormai rimanevano solo un frigorifero, qualche bottiglia di detersivo ed una tenda di bambu'.

Ishii-san era seduto per terra, vicino al balcone e con un volto rilassato e un po' malinconico, osservava il giardino. Era li' in silenzio, con le gambe incrociate e sembrava stesse pensando e meditando al tempo stesso.

Sakura ed io, come due bambine, tra una risata e l'altra, abbiamo raggiunto il papa' nel salotto vuoto e silenzioso dove ho fatto il mio inchino ed i miei saluti al nostro bravo padrone di casa. Ma la curiosita' di ficcanasare per le stanze di quella casa era forte, e cosi' Sakura ed io, dopo esserci scambiate uno sguardo davvero complice, siamo schizzate via, arrampicandoci su per le scale che conducono al piano di sopra. Io, con gli occhi spalancati, ho iniziato a guardare di qua e di la'. Non mi sembrava possibile: mi trovavo in una casa quasi identica alla mia, ma piu' piccola!

Domenica sera Sakura e' tornata qui da noi, assieme a suo marito Takehiro. Con loro c'era anche Takeshi, il fratello di Sakura. Tutti e tre sono venuti qui da noi a cena, e insieme abbiamo trascorso una piacevolissima serata.

Tra i tanti regali che ci hanno portato, abbiamo ricevuto anche questo meraviglioso assortimento di verdure fresche provenienti dall'orto del papa' di Ishii-san, ossia il nonno di Sakura e Takeshi:

Cipolle, patate, carote, cetrioli e fagiolini! Il tutto era stato appena raccolto poche ore prima!

Naturalmente, non sono mancati i nostri consueti wagashi mensili che ci manda puntualmente Ishii-san. Ecco l'assortimento decisamente estivo di questo mese:
Manjuu di castagna, mizu-yookan, mochi con fagioli di soia, e quelle gelatine di agar-agar ripiene di 梅 ume. Quest'ultime sono le vere protagoniste di questo squisito assortimento estivo!
Sabato, mio marito ed io siamo andati ad esplorare una zona conosciuta di Tokyo: 池袋 Ikebukuro. A chi di voi ha confidenza con il sistema ferroviario giapponese, ricordero' che la stazione di Ikebukuro e' servita anche dalla celebre Yamanote Line.

I bei kanji di Ikebukuro che troneggiano imponenti sull'entrata principale della stazione. Sull'insegna c'e' scritto: 池袋駅 Ikebukuro-eki, ossia stazione di Ikebukuro.

Ad Ikebukuro le attrazioni sono tante, troppe, e di certo non mi mettero' ad elencarle. Una di queste, pero', e' Sunshine City.
Sunshine City e' un gigantesco centro commerciale con all'interno non solo innumerevoli uffici, sale conferenze, negozi e ristoranti, ma addirittura un acquario, un osservatorio astronomico, un museo, un albergo di lusso, ed una sorta di luna park di proprieta' della Namco (la celeberrima software house giapponese produttrice, fra le varie cose, dell'ancora piu' celebre gioco Pac-man).

Il nome di questo luna park e' Namja Town, ed era proprio li' che volevo andare. Namja Town e' davvero un posto curioso, ideale non solo per i bambini, ma anche per quegli adulti che conservano dentro di se' un cuore ancora un po' bambino.
Questo singolare luna park ospita al suo interno diverse parti:

餃子スタジアム Gyooza sutajiamu -- un padiglione interamente dedicato ai gyooza. Qui troverete i celebri tortelli asiatici preparati in mille e piu' modi!
Ecco l'ingresso al regno dei gyooza:
Ancora prima di oltrepassare quei toori rossi, si viene subito accolti da un forte aroma di gyooza alla piastra, il tutto condito da un vivace vociare di speranzosi venditori che, tenendo forse le dita incrociate, si augurano un rapido rimpolpamento delle tasche.

Non sapevo piu' dove girarmi. Ovunque guardassi, gyooza, gyooza e ancora gyooza riproposti in tutte le salse possibili ed immaginabili.

Ogni bancarella vantava una qualche ricetta segreta piu' innumerevoli primati che venivano orgogliosamente pubblicizzati e sventolati di qua e di la'.
In tutta questa colorata abbondanza, e' stato difficile - ma che dico - difficilissimo scegliere!

Alla fine, questi gyooza fritti e ripieni di succosi gamberoni hanno avuto la meglio sul senso d'incertezza che ci tiranneggiava:
Verdetto? Indescrivibilmente magnifici.

I gyooza fritti ai gamberi sono stati seguiti da questi ghiottissimi gyooza al sudachi (ricordate che vi ho parlato di questo profumato agrume giapponese? Ecco qui) e pepe nero.
Questi erano forse ancora piu' squisiti degli altri!

Sia il resto del padiglione che buona parte del resto del luna park era decorato in vecchio stile giapponese, con l'intenzione di ricreare un'ipotetica Tokyo degli anni Cinquanta.
Peccato per l'assenza di luce naturale, altrimenti avrei potuto scattare foto decisamente migliori, ma pazienza.
Un solenne gatto di pietra davanti ad un finto santuario shintoista:
Un vicoletto addobbato da un santuarietto, lanterne, e お面 omen, ossia maschere per bambini.
Ancora omen e lanterne...ed il fantasma* di una bambinetta dispettosa:
Non un vero fantasma, ma solo la sagoma di una bambinetta che si divertiva ad apparire nelle foto degli altri.
L'angolo di una vecchia casa...ed il profumo che deve esserci stato in quegli anni Shoowa. Il profumo non era parte dell'attrazione del luogo, ma io l'ho sentito ugualmente. O forse era solo frutto della mia immaginazione?
Un'allegra - ma un po' malinconica - 駄菓子屋 dagashi-ya, ossia negozio di caramelle, dolciumi vari e giocattolini:

Dopo quei gustosi gyooza, era naturalmente arrivata l'ora di andare a fare una capatina nella citta' dei gelati: Ice Cream City! Ecco l'entrata:

Nella citta' del gelato troverete qualunque tipo di gelato possiate desiderare. Non solo l'assortimento dei gusti e' da vero capogiro, ma addirittura le tipologie di gelati disponibili sono moltissime, tra cui addirittura il gelato alla turca (un pastrocchio elastico poco convincente, a dir la verita'). Insomma, come si suol dire, il vero imbarazzo della scelta.
Uno dei negozi dentro Ice Cream City e' composto da decine e decine di frigoriferi contenenti vaschettine di gelato nei gusti piu' disparati. Diamo una sbirciatina!
Volete sapere quali gusti un po' strambi ci fossero? Vediamo qualche esempio:
In alto a sinistra, vaschette di gelato all'anguilla con tanto di sacchettino contenente del sanshoo (pepe verde giapponese), nonche' condimento tradizionale che accompagna la celebre anguilla alla piastra che viene preparata e gustata da queste parti.
A destra, invece, del gelato al wasabi.
In basso a sinistra, vaschette di gelato al tofu, mentre a destra vediamo del gelato aromatizzato al とろろ tororo, una sorta di tubero indigeno.
Qui, in mezzo a gusti un po' piu' normali (come cacao e fiordilatte), ecco del gelato all'alga wakame e un altro aromatizzato al sale marino.

Altri gusti davvero insoliti: seppia, polipo, serpente, lingua di mucca, formaggio tipo gorgonzola, funghi, ecc. oltre naturalmente i gusti classici e sicuramente piu' invitanti.

Non sapendoci decidere, abbiamo preferito scegliere una delle gelaterie di Ice Cream City: Il gelato nero da Luciano!
Chi sia questo losco signor Luciano che spaccia gelati neri in quel di Ikebukuro probabilmente non lo sapremo mai. So solo, pero', che i suoi gelati sono davvero eccellenti! Io li' ho gustato un affogato di caffe' e gelato alla vaniglia che solo a rievocarlo con i ricordi mi fa ritornare l'acquolina in bocca.
E per chi di voi fosse curioso, questo misterioso gelato nero - nonche' specialita' della casa la cui ricetta e' forse gelosissimamente custodita da Luciano-san in persona personalmente (W Montalbano!) - e' un gelato a base di kuro-goma, ossia di sesamo nero.

Dentro Namja Town c'e' anche la cosiddetta repubblica tokyota dei dolci, ma ci eravamo gia' abbondantamente rimpinzati e non ci sembrava il caso di esagerare ulteriormente.

Ma la stazione di Ikebukuro ospita due dei piu' grandi centri commerciali del Giappone (piu' grandi ancora di Sunshine City!), nonche' pargoli cementizi di due colossali compagnie ferroviarie rivali e che si sono giurate inimicizia tempo addietro: Seibu e Tobu.

Ecco l'enorme centro commerciale della Seibu:
Ed e' proprio da Seibu che ho fatto due acquisti tipo omiyage da riportarmi a casa.
Siamo o non siamo in estate, ma soprattutto in quell'afosa e soffocantissima estate nipponica? Ecco, e allora quale occasione migliore per gustare dei deliziosi わらびもち warabi-mochi? Questi sono dei warabi-mochi provenienti da Kyoto e che ho acquistato da Shichijo-Kanshundoo, una famosa boutique di wagashi della vecchia capitale.
Ecco l'elegante mon dell'azienda, stampato sulla confezione:


Ed ecco i fragranti warabi-mochi cosparsi di kinako:
E per combattere la calura di luglio, la menta piperita puo' essere un'ottima alleata! Ho, infatti, scovato addirittura un tradizionale incenso preparato con estratto purissimo di ハッカ hakka, ossia di menta piperita di Hokkaido.
Sulla confezione, un piccolo porta-incenso di metallo a forma di delicato fiore di sakura:

Chissa' quanti lettori di questo blog non sono ancora partiti per le vacanze e continuano a leggere Biancorosso Giappone, accompagnati forse dal ronzio del ventilatore e magari da un bicchiere di qualche rinfrescante bibita? O chissa' quanti di voi mi leggono dal mare o dalla montagna?

Qui e' Estate con le E maiuscola. L'aria calda e pesante fa da invadente compagna in queste lunghe giornate di luglio; i temporali vanno e vengono regalandoci rinfrescanti pause che profumano d'acqua.

Io continuero' a farvi compagnia per tutta l'estate; Biancorosso Giappone non andra' in vacanza poiche' frequentero' corsi all'universita' per tutta l'estate, e quindi salvo qualche capatina in giro per Tokyo o magari fino a Kyoto, rimarro' in questo bel Kanagawa per tutta la stagione dorata.