domenica, febbraio 02, 2014

Gli effluvi di Dadakko-ya

Dadakko-ya だだっ子屋 e` il mio amato angolo giapponese, ritornato a vivere dopo tanto soffrire e mille avvenimenti.

Ogni tanto cerchero` di aggiornare la sua vetrina, anche se tutte le novita` in tempo reale le trovate principalmente sulla sua pagina dedicata, su Facebook e che troverete cliccando QUI.

Dadakko-ya ama gli incensi giapponesi tradizionali ed e` per questo che continuera` a proporvene di sempre nuovi.

Cominciamo con questo piccolo gioiello profumato violetto: Rabendaa ラベンダー, ossia lavender (lavanda) in giapponese.


Rabendaa ラベンダー e` un incenso che fa da tributo alla lavanda e alla sua inconfondibile fragranza nonche` alla poesia che esso evoca in noi.
Ma Rabendaa non e` un anonimo incenso qualunque aromatizzato, ma un`ode agli sconfinati campi violetti di cui una giapponesissima interpretazione ritroviamo sulla confezione stessa come preziosa decorazione.

Questo incenso, contenente ben il 97% di olio essenziale purissimo di lavanda, e`al contempo molto delicato, quasi come una carezza sul volto.

E come quasi tutti gli incensi giapponesi di alta qualita`, anche Rabendaa produce pochissimo fumo tanto da essere ideale anche per chi, pur abitando allo stretto, non vuole rinunciare al piacere dell`incenso.

L`eleganza della lavanda, rivista sapientemente pero` in chiave giapponese con sprazzi di legno di sandalo, custodita in 50 preziosi bastoncini.

Ogni bastoncino brucia per circa mezz`ora.

Rabendaa e` prodotto da Daihatsu di Awaji-shi (Prefettura di Hyogo).

Prezzo: 17 euro + spedizione se acquistato da solo

Prezzo se acquistato assieme ad altro: 15 euro + spedizione

毎日香 Mainichikoh


Potrà apparire quasi sciocco, ma la forza rievocativa che questi incensi possiedono è molto intensa, motivo per cui per me è emozionante descriverveli.

Tutti gli incensi che vi ho mostrato fino adesso sono piccole gemme fragranti che, indubbiamente, vi strapperanno un sorriso di soddisfazione e vi faranno chiudere dolcemente gli occhi dal desiderio di assaporare quelle fragranze.

Ma questo incenso che vi descrivo ora è il mio preferito, il mio prediletto.

E` lui: 毎日香 Mainichikoh.

Il suo nome si può tradurre con “incenso da tutti giorni” o “incenso quotidiano”.

La quotidianità rivelata dal suo stesso nome e la semplicità della sua confezione sono i due aspetti che mi avevano attratta la prima volta in cui scoprii questo incenso speciale. Sono passati quasi quattro anni da allora, ma la sensazione che provo annusandolo è sempre la stessa.

Mainichikoh è uno degli incensi più popolari in Giappone. E` una presenza amica, un volto famigliare e rassicurante.

Con la sua scatola giallo vivo, i kanji neri del suo nome, le nuvolette stilizzate e la dicitura in rosso 白檀の香り biakudan no kaori, ossia la fragranza del legno di sandalo, Mainichikoh è un elemento confortante della vita di tutti i giorni.

Con i suoi bastoncini verdi che sprigionano, già da spenti, una fragranza che racchiude al suo interno una magia.

E` dall`era Meiji, dal 1912, che questo incenso viene prodotto e venduto in Giappone. E` praticamente un`istituzione.

Circa quattro anni fa, sul mio blog, dedicai uno spazio a Mainichikoh.

Guardate qui:
http://biancorossogiappone.blogspot.it/2009/06/effluvi-dincenso-e-pensieri.html

Se mi limitassi a dirvi che l`ingrediente principe di questo incenso è il legno di sandalo, probabilmente non vi entusiasmerei granché. E non vi potrei certamente biasimare per questo.

La realtà è che il legno di sandalo non è che la porta d`ingresso.

Mainichikoh è un viaggio a ritroso nel tempo, non per forza in un periodo specifico ma semplicemente un passo indietro.

Forse è una finestra sul Giappone del dopoguerra.

Forse ancora è uno sguardo in una vecchia casa tradizionale dove un signore anziano è seduto sul tatami con le gambe incrociate mentre ascolta una trasmissione radiofonica, sfoglia un quotidiano dai kanji nerissimi e spessi e ha al suo fianco un morbido gatto addormentato.
Sul suo chabudai, il suo tavolino basso, una tazza verde di tè fumante.

Fuori la giornata è grigia. Chissà, magari è fine autunno.

Mainichikoh è la fragranza della semplicità, del quotidiano, dell`abitudine, dell`ordine e la pulizia.

Non rievoca sfarzi, lussi, sete pregiate, ceramiche ricercate e nemmeno suggestive scene di vita imperiale.

Mainichikoh è la quintessenza del Giappone quotidiano e del suo rassicurante ritmo.


Mainichikoh è prodotto dalla Nippon Kodo di Tokyo.

La scatola contiene ben 300 bastoncini verdi d`impasto puro d`incenso (senza legnetti all`interno), da 135mm di lunghezza.
Ogni bastoncino brucia per circa mezz`ora.

Prezzo: 20 euro + spedizione.

Asanoha 麻の葉

Questo che vi presento e` un pezzo speciale, ma speciale davvero.

E` un porta-incenso tradizionale giapponese, proveniente da una bottega di Sagamihara-shi, la citta` dove abitavo io.

Immaginate, dunque, con quale quantita` del mio cuore arrivera` a voi questo prezioso oggetto.

Il termine Asanoha 麻の葉,letteralmente “foglia di canapa”, e` il nome dato al tradizionalissimo ed antico decoro che vedete sul porta incenso. Un decoro geometricamente aggraziato che ritrova le sue radici nel Giappone antico, dove addirittura si crede esistesse gia` nel Periodo Heian!

Asanoha ritrovo` enorme popolarità nel mio amato Periodo Edo adornando molti costumi del teatro kabuki.

Tradizionalmente, pero`, Asanoha e` il decoro favorito per gli indumenti dei bambini perche` - proprio come la pianta della canapa cresce sana, dritta, rigogliosa e robusta – lo stesso ci si auspica per il nuovo bimbo o bimba.

Qui, invece, Asanoha impreziosisce questo speciale porta-incenso e che ben si accompagna con tutti gli incensi giapponesi.

Il porta-incensi e` composto da due pezzi:

una base quadrata 6cm x 6cm e con un altezza di circa 3cm piu` la sfera che accoglie delicatamente l`incenso.

I porta-incensi di questa serie sono tutti prodotti in Giappone e hanno, sotto la base quadrata, il marchio del vasaio che li ha creati.

Prezzo: 15 euro + spedizione se acquistato da solo
Prezzo se acquistato assieme ad altro: 12 euro + spedizione

Da Daihatsu della citta` di Awaji, riceviamo questo incenso particolare sia come confezione che – naturalmente – come fragranza.

Il suo nome e` 明星 Myoo-joo e che significa “stella del mattino”.

L`incenso e` elegantemente custodito in una doppia confezione: una scatola esterna con all`interno una confezione esagonale che ospita 50 bastoncini molto molto aromatici.

Annuso Myoo-joo e percepisco forte e fiera una nota di liquirizia, accompagnata da una goccia di olio di eucalipto, canfora e legno fragrante di cipresso.

Mi fa ricordare il profumo che emanavano un tempo le vecchie cassepanche, depositarie di preziose biancherie e chissa` quali altri tesori.

Myoo-joo si presta bene a qualunque ambiente ed e` l`ideale anche per chi non ha familiarità` con gli incensi giapponesi e vorrebbe, quindi, avvicinarvisi.

La confezione contiene 50 bastoncini che bruciano all`incirca per mezz`ora.

Come tutti gli incensi giapponesi, anche Myoo-joo fa pochissimo fumo, quasi nulla, ed e` privo del legnetto all`interno ma e` composto da impasto puro, un impasto costituito solo da resine e oli essenziali naturali. Non contengono ingredienti artificiali.

Prodotto, naturalmente, in Giappone.

Prezzo: 14 euro + spedizione se acquistato da solo
Prezzo: 12 euro + spedizione se acquistato assieme ad altro


Kokonoe ここのえ
Questo incenso ha un nome che non mi stuferei mai di ripetere:
ここのえ Kokonoe.

Kokonoe, tra i vari significati, e` il termine utilizzato per indicare il Palazzo Imperiale, la Corte dell`Imperatore.

Con un nome dal sapore cosi` regale, questo incenso in effetti non disattende nessuna aspettativa.

La primadonna di questo fragrante palcoscenico e` il narciso (水仙 Suisen in giapponese), un fiore che incanta il Giappone dal Periodo Muromachi, ossia dal 1300 circa.

La nota, molto aggraziata e riservata del narciso, pero` e` adornata dalla presenza del legno di sandalo, un pregiato ingrediente pressoche` indispensabile nella preparazione giapponese di miscele d`incenso di rilievo.

Pur essendo Kokonoe prodotto da Baieido, uno dei produttori giapponesi d`incenso piu` antichi in assoluto e con sede principale a Sakai vicino ad Osaka, i narcisi hanno grande predilezione per l`isola di Awaji, nella prefettura di Hyogo, da cui arrivano alcuni altri specialissimi incensi che offriamo qui su Dadakko-ya!

Di Kokonoe, pero`, colgo anche una nota quasi mandorlata che lo rende unico e decisamente diverso da tutti gli altri incensi.

La confezione contiene circa 60 bastoncini che bruciano per circa 30 minuti l`uno, regalando ai vostri ambienti una fragranza regale priva di qualunque ingrediente sintetico.

Kokonoe, come tutti gli incensi e gli articoli di Dadakko-ya senza eccezioni, e` prodotto in Giappone.


Prezzo: 17 euro

Per ordini e / o informazioni, scrivetemi all`indirizzo biancorossogiappone @ yahoo. it (ho lasciato gli spazi per evitare lo spam).

domenica, gennaio 26, 2014

L`amicizia piu` pura

Scrivo queste parole di getto, dettate da quel compagno di vita che vorremmo non frequentare tanto spesso: il dolore.

E mentre scrivo, proprio in questo istante, dai primi piani del mio palazzo, salgono su lentamente fino qui delle tristi e malinconiche note di un pianoforte che piange insieme a me.

Non so che melodia stiano suonando, ma so solo che lacrima con me.

Oggi e` mancata la cagnolina dei miei genitori. Era un Pinscher Nano, anziana e la cui salute cagionevole degli ultimi tempi l`aveva resa ancora piu` fragile del solito.

Sono qui a scrivere perche` mi sento sopraffare dal dolore. Mi sento quasi come se fosse cosi` grande da non poterlo accogliere.

Sono qui a scrivere perche` forse, inconsciamente, mi rendo conto del potere terapeutico delle parole e del riuscire a tradurre, in spazi e simboli, quello che sento dentro di me e che ora sembra voler piu` spazio.

Nella mia mente si accavallano ricordi e riflessioni, pensieri e sensazioni, mentre dai miei occhi sgorgano lacrime calde che si fanno piu` copiose a tratti, intervallate da un singhiozzare che talvolta non si arresta.

Vedo l`amicizia fra uomini e animali come un privilegio, a prescindere dalla durata di quest`amicizia.

Se avete avuto un animale nella vostra vita, o se l`avete ora, siete certamente dei privilegiati perche` il vostro cammino qui sulla Terra e` stato intrecciato a quello di cane, un gatto, un canarino o un altro animale.

E l`animale e` un essere dal cuore puro. Un bambino ed un animale hanno lo stesso livello di purezza. Il bambino pero` cresce e si conforma alle cose del mondo, imparando forse a mentire, a sorriderti quando invece vorrebbe sputarti in faccia, ad abbracciarti quando invece preferirebbe non vederti.

L`animale invece resta uguale: le cose del mondo non lo tangono. Trascorre la sua vita senza mai proferire una parola perche` non ne ha bisogno.

Noi anneghiamo in mari di parole, ma ad un animale basta uno sguardo; basta toccarti dolcemente con una zampina; basta agitare un po` la coda. Alle volte un abbaio o un miagolio, ma e` la purezza inalterabile del suo cuore a comunicare sempre e comunque.

L`animale entra nella tua vita portando dietro se` un forziere di tesori da regalarti: sorrisi, allegria, dolcezza, divertimento, amore, tenerezza, commozione. Nello stesso forziere, vi sono pero` responsabilita`, preoccupazioni, paure, e ansie.

Il tesoro sta proprio in questo. L`animale ci regala un cerchio perfetto di emozioni, una vita a trecentosessantagradi, uno yin e yang reale.

L`animale pero` ci regala ogni cosa solo in purezza. E` come se appoggiasse ogni suo dono sul petalo vellutato di un loto rosa prima di darcelo.

Mai una bugia. Mai un falso complimento. Mai una critica ingiusta e cattiva fatta alle tue spalle. Mai un sorriso dietro cui si cela un odio putrescente. Mai un bacio che pero` nasconde un pugnale affilato.
Mai un atto di apparente generosita` fatta solo per riscuotere consensi. Mai un favore elargito con un salato tornaconto.

La voglio ricordare felice quando correva spensierata abbaiando, con spavalderia, ai cani piu` grandi di lei.

La voglio ricordare quando abbaiava alle mosche e seguiva il loro volteggiare con aria di buffa sfida.

La voglio ricordare quando, con elettrizzante energia, amava inseguire una macchinina viola.

La voglio ricordare quando rincorreva le palline da tennis.

La voglio ricordare quando era lei a decidere quando darti confidenza e farsi accarezzare da te e mai il contrario.

La voglio ricordare quando correva a perdifiato giu` per la discesa che porta al garage, per poi aspettarti a meta` strada con negli occhi una punta di preoccupazione non vedendoti.

La voglio ricordare quando le facevamo gli scherzi nascondendoci dietro un muretto.

La voglio ricordare quando, generosamente ed incondizionatamente, mi diede conforto e compagnia dopo che dei ladri - un maledetto giorno - s`intrufolarono a casa mia per rubarmi quello che avevo.

Nei giorni seguenti avevo cosi` tanta paura a stare sola che al pensiero di andare a dormire trasalivo. Ma la sua presenza, fedele e attenta, mi permise di riposare sapendo di avere vicino a me una compagna guardinga.

La voglio ricordare in tutte le migliaia di situazioni in cui seppe farci ridere regalandoci una comicita` senza pari.

La voglio ricordare per tutti i nomignoli comici che le davamo e per i tanti giochi, sempre nuovi, che inventavamo e di cui lei era sempre un`entusiasta partecipante.

Da credente e con tanta fede in Dio, sento nel cuore - assieme al dolore quasi incontenibile - la gratitudine per aver potuto conoscere questa cagnolina che tanto mi ha insegnato.

Gratitudine per aver potuto vivere un`amicizia cosi` pura. L`amicizia piu` pura.
Dedicato a te, piccolina, che sei davvero un loto.

domenica, gennaio 19, 2014

Nipponiche scie d`affetto

Gennaio e` un mese strano: ha trentuno giorni eppure e` come se ne avesse il doppio.

Davvero, sembra non finire mai.

D`altra parte non e` certo l`unico mese del calendario ad avere trentuno giorni, ma lui e` particolare. E` come se le sue mezz`ore durassero un`ora e le sue giornate equivalessero a due.

Sara` forse perche`, in questo mese, inevitabilmente mi ricordo che anagraficamente invecchio di un anno. Chissa`. E` probabile che sia questo inesorabile campanello che trilla ad ogni inizio anno a rallentare il ritmo di tutto il mese. O magari dovrebbe fare l`esatto contrario. Non so spiegarmi questo improvviso rallentamento temporale che pero`, varcata la soglia del palazzo del Principe Febbraio, sparisce all`istante.

Nonostante i tanti e spesso tragicomici incidenti con le Poste Italiane e lo spaventoso corriere SDA di cui basta nominare il nome per sentirsi pervadere da brividi di terrore, nella mia casetta sono arrivate preziosissime scie nipponiche d`affetto.

Regali speciali che racchiudono l`affetto ed il pensiero di chi li ha scelti, incartati amorevolmente e spediti al mio indirizzo.

Uno dei doni piu` recenti e` stato quello da parte di Saku-chan e suo papa`, Ishii-san. Un pacco gigantesco contenente tante di quelle meraviglie che penso ve le mostrero` a piu` riprese.

Il tema predominante di questo pacco erano gli 縁起物 engimono, ossia delicate statuine raffiguranti gli animali dello zodiaco cinese. Ogni anno corrisponde ad un animale. Il 2014 e` l`anno del cavallo o 馬 uma in giapponese.

Gli engimono equini regnavano sovrani nel pacco, tutti accompagnati dal loro personalissimo sfondo dorato, piedistallo o cuscinetto rosso e placchetta di legno.

Cavallino dondolante

A me che non piacciono molto le statuine in generale, questi cavallini mi sono stati simpatici da subito.

Sugli sfondi pieghevoli dorati che accompagnano ogni cavallino, ecco brillare il kanji 寿 kotobuki, un ideogramma imbevuto di positivita` ed ottimismo. E` il kanji di longevita`, ma anche di festeggiamenti, congratulazioni, momento di festa e gioia.

Tra l`altro, e` uno dei kanji che compone la parola sushi: 寿司 sebbene entrambi gli ideogrammi siano stati scelti per una questione principalmente fonetica...anche se, noto io, il sushi e` un piatto che in Giappone spesso (non sempre) si consuma proprio in occasione di qualche evento positivo e che si desidera festeggiare!

Ecco 寿 kotobuki:

Particolare molto grazioso della sella di uno dei miei nuovi amici equini:

Ci sono le つる tsuru, ossia le gru di origami!

Siamo a gennaio, questo primo mese che apre le danze del nuovo anno e - per poter stare dietro a tutti gli impegni o date importanti che ci accompagneranno durante i trecentosessantaepassa giorni che ci aspettano, normalmente si ricorre ad un calendario.

I tempi moderni quasi ci spingono ad usarne la versione digitale, ma io continuo a preferire il calendario cartaceo, quello con le pagine che vanno girate ogni mese e su cui compaiono paesaggi o soggetti sempre diversi.

Ecco il magnifico calendario che ho ricevuto da Saku-chan:

Con un calendario elegante cosi`, sara` quasi un dolore annotarvi sopra qualsivoglia appunto!

Guardate che incantevole vista viene dedicata a gennaio! Lo riconoscete, vero?

Continuo delicatamente ad ammirare tutti i doni in quella scatola, ma sono davvero tanti! Il cuore mi batte a mille e mi sembra di essere in un sogno.

Scorgo, ad un tratto, una busta...mi basta guardarla per lanciare involontariamente un gridolino di gioia ed incredulita`!

Capisco subito di che si tratta e quasi non riesco a crederci!

Capisco che Saku, co-fondatrice di Dadakko-ya, ha fatto fare su misura due timbri con il nome del nostro negozietto!!!

Guardate che meraviglia. Uno in verticale e l`altro in orizzontale:

Nel pacco, vi erano altri timbri che Saku ha pensato potessero servirmi per il negozietto, ma ve li mostrero` un`altra volta.

In un`altra busta, pero`, ecco una preziosa scatola di 朱肉 shuniku, ossia di inchiostro giapponese color vermiglio usato proprio per i timbri, soprattutto quelli ufficiali per la firma (v. ハンコ hanko).

Ecco la scatoletta di 朱肉 shuniku accompagnata da un messaggio di Saku nella sua dolce calligrafia:

Ecco il colore dello shuniku:

Nel post-it verde, Saku mi ricorda che - essendo i miei timbri dei timbri giapponesi - e` giusto che io utilizzi l`inchiostro giapponese.

Avevo una scatoletta di shuniku ancora inutilizzata, ma anche avevo acquistato in Giappone per il mio hanko.

Vi ricordate quando vi parlai del mio timbro? Proprio qui.


Ed ecco di nuovo il mio fedele hanko che e` ancora con me e con cui firmo tutto quello che ricevete da me, che siano lettere, biglietti, origami, ecc.


Finiro` di parlarvi dei doni di Sakura in un altro momento perche` ci metterei davvero tanto ad illustrarveli tutti.

Vediamo ora alcune scie nipponiche d`affetto da parte di Akiko-chan, la quale mi ha inviato tante piccole gemme e di cui vi mostro una parte:


Questi sono お祝箸 o-iwaibashi, ossia bacchette per mangiare ma riservati alle feste e ricorrenze speciali.
Come vedete, eccoli adornati da 寿 kotobuki!

Ecco una bustina di ゆかり Yukari, un tipo di furikake molto conosciuto in Giappone e a base di しそ shiso tritato.

Ed un suo bento-ricettario...e che mi e` bastato vedere per sentirmi stringere il cuore dall`emozione!
Il libro e` intitolato 粗食のすすめお弁当レシピ Soshoku no susume obentoo reshipi, ossia ricettario per bento a base di ingredienti semplici (e forse anche poveri, inteso come materie prime non troppo lavorate o pasticciate industrialmente. Sono ricette, queste, per creare dei bento sani e gustosi).

Vi parlero` del resto in un prossimo post, ma intanto ci tenevo a condividere la gioia nell`aver ricevuto queste meravigliose scie nipponiche d`affetto da parte di persone a me infinitamente care. Persone che non hanno mai smesso di volermi bene e che non hanno di certo lasciato che la distanza fisica intaccasse la nostra forte amicizia. Sono persone che, pur avendo di mezzo migliaia di kilometri, non hanno mai per un attimo cessato di starmi vicine e darmi sostegno soprattutto durante i momenti piu` dolorosi vissuti da quando sono ritornata in Italia.

Ogni loro dono, ogni loro gesto d`affetto, ha per me un valore incommensurabile e che forse non potro` nemmeno mai descrivervi.

Prima di concludere, pero`, vorrei scrivere ancora.

Vorrei scrivere del grande Emilio Salgari, il famoso scrittore italiano divenuto celebre soprattutto per i suoi romanzi d`avventura come I misteri della jungla nera, Sandokan, I pirati della Malesia, ecc.

Fa un certo effetto scoprire che l`ultima dimora di Salgari e` stata a poca distanza da casa mia. Fa effetto perche` riscoprendolo mi sono sentita quasi come se lo conoscessi, come se avessimo fatto tante chiacchierate su mille viaggi e mille esplorazioni.

In uno di quei mucchi di libri a poco prezzo che ogni tanto s`incontrano nei supermercati, tempo fa scovai proprio L`eroina di Port-Arthur, una piccola perla di letteratura salgariana imbevuta ed ammantata di quel fascino mitizzato che il Lontano Oriente esercitava sugli Europei in un`epoca in cui ancora i viaggi oceanici non erano alla portata di tutti e approdare a terre cosi` esotiche poteva essere solo un sogno o un raro privilegio concesso a pochi.

In questo breve ma prezioso romanzo, Salgari ci racconta una storia di tradimento, aspettative dolorosamente infrante, cuori spezzati irrimediabilmente, coraggio e orgoglio, tutto ambientato durante il conflitto russo-giapponese all`ombra del Monte Fuji o - come lo chiamava l`autore usando un vetusto nipponismo "Fusi-yama".
Il racconto, che non rovinero` facendone un piatto riassunto, narra la storia della bellissima Shima, figlia di un potente daimyoo e del suo amore per Boris, un giovante tenente della marina militare russa.

Questo romanzo e` puro incanto.

Aprendolo ed iniziando a leggerlo, mi e` sembrato di ritrovarmi fra le mani uno di quei libri da bambini con paesaggi e castelli di cartone e che fuoriescono dalle pagine, con l`unica differenza che qui al posto di palazzi e boschi tridimensionali, vi sono le magiche parole di Salgari infuse di una bellezza narrativa strabiliante.

Ogni parola profuma di antico e sembra sfoggiare preziosi ricami di tempi che furono.

Ogni parola racchiude con forza il fascino che il Sol Levante aveva sugli Occidentali, in epoche dove la maggior parte delle persone non poteva che fantasticare su cio` che ci poteva essere o non essere in quelle terre lontane e ricche di misteri!

Quei pochi elementi che arrivavano dal Giappone venivano prontamente rielaborati e idealizzati, fino a stuzzicare l`appetito di poeti, scrittori, artisti che - con qualche descrizione frammentaria di una geisha-san oppure di un tatami - ecco che si riusciva a scrivere sognando.

Si dice che Salgari non riusci` mai a visitare i luoghi esotici da lui cosi` amorevolmente descritti nei suoi romanzi e questo ogni volta non smette di infondermi un po` di malinconia.

Dal suo appartamento qui di Torino, lo scrittore era solito prendere un tram che lo conduceva alla Biblioteca Civica Centrale dove poteva procurarsi tutte le mappe ed atlanti del mondo, sue preziose fonti d`informazione e spunti per la creazione dei suoi memorabili romanzi.

Leggete L`Eroina di Port-Arthur e verrete stregati dalla prosa di Salgari, delicata ma al tempo stesso ornata come piatti di Imari.

Vi sembrera` di vedere l`incantevole Shima mentre sconsolata appoggia il mento sulle mani pigramente aggrappate alla ringhiera del suo principesco balcone.

Vi sembrera` di vedere i vasi di pregio e le stoffe ricamate che abbelliscono la sua casa.

Vi sembrera` quasi di scorgere il volto severo e orgoglioso del Daimyoo, mentre ordina ai fedeli samurai di affilare le katana.

Appena cessera` questa pioggia ostinata e poco simpatica, andro` a fare due passi con l`intenzione di passare sotto casa di Salgari. Spero di trovare un piccolo bar dove potro` ordinare un buon caffe` e berlo alla sua memoria.

giovedì, gennaio 02, 2014

Emozionanti princìpi

あけましておめでとうございます。
Akemashite-omedetoo gozaimasu!

E rieccoci agli inizi di un nuovo anno.

Nuovo libro, pagina pulita, propositi positivi, rinnovati entusiasmi.

Insomma, tutto per ricominciare l`ennesima scalata che ci vedra` impegnati da ora fino a dicembre in alti e bassi; in giornale stupende e in altre difficili.

Il mio periodo di vacanza fino adesso e` stato abbastanza sereno, a parte qualche viavai movimentato legato a motivi di salute (nulla di grave) che hanno riguardato persone a me care e vicine.

Ma il resto del tempo e` passato in maniera alquanto tranquilla.

E` bello pensare al primo gennaio, a questo principissimo, come ad un primo gradino, come il primo sentiero da percorrere per scalare la montagna. Al termine della scalata, il premio che ci spettera`, saranno una maggior consapevolezza, saggezza, conoscenza e virtu`.

Premi, questi, che non sono quantificabili certamente in denaro.

Verso fine dicembre, in genere, si tirano le somme e si stila mentalmente una sorta di bilancio di quello che e` stato.

Ci si auspica sempre che l`anno successivo sia piu` felice, piu` facile, piu` prosperoso. Ma alla fine non sappiamo mai che cosa ci aspetti davvero.

Voltandoci un attimo con lo sguardo al passato, scorgiamo certamente anni che ricordiamo per la loro austerita` e pesantezza, mentre altri sono passati velocemente forse proprio perche` cosi` pieni di gioie.

Ma ogni anno di vita in se` e` un tesoro che non tornera` piu`. E` un tesoro che ci ha fatto dono di saggezza ed esperienza, soprattutto quando la scalata si faceva ardua. E` precisamente in quei frangenti che si acquisiscono i doni migliori.

E` quasi come se si debba necessariamente soffrire per acquisire profondita` e ricchezza di spirito.

Sempre felicita`, sempre salute, sempre serenita`, sempre tutto bello allora sono cose che umanamente ci auguriamo, ma che forse non dovremmo. Senza il salato non ci sarebbe il dolce; senza il freddo non ci sarebbe il caldo; senza il buio non ci sarebbe la luce.

Ogni volta che mi preparo a scrivere un post e apro la pagina principale di Blogger, leggo sempre un commento che e` li` da mesi e mesi e che non ho mai pubblicato.

Parole molto gentile e sentite col cuore, scritte per me da un ragazzo giapponese che silenziosamente - molto silenziosamente - segue Biancorosso Giappone con passione perche`, dice, lo aiuta a migliorare il suo italiano.

Questo commento molto sincero e carico di stima per me (e che non merito) e` ancora li` da pubblicare poiche` il suo autore mi ha espressamente chiesto di non pubblicarlo. Mi ha detto di vergognarsi.

Rispetto la sua richiesta e allora il suo commento e` ancora la`, sospeso li` a mezz`aria che pur rimanendo in questa posizione incerta, in bilico, mi fa piacere trovare e ritrovare ogni volta.

Il 2013 e` stato l`anno di rinascita del mio bazar: Dadakko-ya だだっ子屋.

Una tappa importante nel mio travagliato percorso di ricostruzione interiore.

La mia prima vetrina dell`anno ho scelto di dedicarla ad una mia grande passione: gli incensi (giapponesi, ovviamente).

Proprio ieri, qui nel quartiere dove abito, ho avuto la possibilita` di avere una deliziosa conversazione sull`argomento con una signora, proprietaria di un negozio di artigianato tibetano.

La signora, da qualche tempo, ha iniziato a vendere incensi tibetani originali, preparati nei monasteri secondo vecchie ricette, tra cui alcune antichissime formulazioni che pare addirittura provengano dai libri di Milarepa.

Da qualche tempo nutrivo curiosita` per questi incensi tibetani, anche se non li conosco affatto. Ne ho acquistato qualche bastoncino per curiosita` e di cui vi parlero` in seguito.

La signora, pero`, mi esprimeva la sua ammirazione per gli incensi giapponesi i quali - a suo parere di persona esperta di artigianato e prodotti tradizionali tibetani e indiani - sono assolutamente i migliori e ineguagliati fino adesso in quanto a delicatezza e raffinatezza.

La gioia nel sentire queste sue parole mi ha regalato un sorriso che mi sono portata dietro, fino a casa!

La mia grande amica, Akiko, mi ha aiutata a procurarmi questi incensi la cui selezione e` avvenuta in armonioso tandem.

Se vi interessa qualcosa, mandatemi una mail a biancorossogiappone @ yahoo. it (lascio gli spazi per evitarmi lo spam).

Per gli incensi, utilizzo come metodo di spedizione la posta raccomandata che, per tutta Italia, si aggira sui 5 euro. Se siete a Torino e dintorni, la consegna puo` avvenire a mano evitando quindi costi aggiuntivi.

Ogni incenso e` accompagnato da una mia descrizione il cui scopo e` quello di aiutarvi ad immaginare la fragranza.

Ricordate che pero` gli incensi, proprio come i profumi, sono molto soggettivi e personali e cio` che sentite annusando i bastoncini spenti non sempre coincide con la fragranza che questi sprigionano una volta bruciati.

Numerosi sono i fattori che concorrono a creare un`esperienza olfattiva sempre nuova.

Iniziamo.

Incenso all`ume


Aprite l`elegante confezione di うめ ume, chiudete gli occhi, avvicinatela al vostro naso e annusatene la fragranza.

Quello che le vostre narici capteranno non sarà un profumo. Vi potrei parlare di profumo se questo fosse un qualunquissimo incensetto facilmente etichettabile col nome di questo o quell`ingrediente.

Ma qui siamo oltre. Siamo davvero in un mondo a parte.

In questo incenso, io colgo l`effluvio di un legno antico di sandalo impregnato di olio di ume e abbracciato da un mazzo di lavanda appena raccolta.

C`è un qualcosa di balsamico nella sua fragranza che mi riporta, con forza, all`interno di un`antichissima ed oscura sala dentro la pagoda di 東時 Tooji, a Kyoto.

Esausta dopo una lunga camminata, mi accomodai su di una panchina di legno che il tempo aveva inesorabilmente consunto.

I miei occhi, abituati alla luminosità del sole di quel pomeriggio, faticavano ad accettare la solenne oscurità di quel posto le cui caratteristiche non riuscivo a mettere a fuoco.

Mi sentivo cieca, ma era una cecità che non mi spaventava perché sapevo essere temporanea e perché mi permetteva di esplorare quel luogo non con la vista, ma con l`olfatto.

Chiusi gli occhi e le mie narici vennero immediatamente accolte da delicatissimi ed eterei fili di un fumo a me invisibile ma il cui aroma arrivò, come una parola d`amore sincera, dritta al cuore.

Quella scia sapeva di tempi che furono, di eleganza solenne e forse vetusta ad un palato disattento. Sapevano di kimono aggraziatamente ben riposti in タンス tansu, vecchie cassettiere dalle maniglie di ottone opaco.Sapevano di armoniose capigliature nere ebano sobriamente raccolte.

Piano piano i miei occhi iniziarono a riacquisire la vista, ma non volevo che questa interrompesse il ricamo d`immagini ed emozioni così amorevolmente eseguito con l`ausilio del mio naso.

Richiusi gli occhi e ritornai a farmi cullare da quella fragranza del tempo.

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Incenso Ume di Kousaido, di Kyoto.

Delicata scatolina da 20g, contenente circa ottanta bastoncini da 7cm di lunghezza ciascuno.

Ogni bastoncino brucia per circa un quarto d`ora.

Ricordo che gli incensi giapponesi che vi propongo sono tutti 日本製 Nihonsei, prodotti in Giappone, e di qualita`. Non contengono ingredienti artificiali, ma sono oli essenziali, resine e spezie. 
Ricordo anche che gli incensi giapponesi non contengono bastoncini di legno o di bambu`, ma sono composti da impasto puro.

Euro 14 + spedizione.

Incenso al loto
Hasu è il loto.

Una pianta che, pur nascendo nel fango, ci regala fiori purissimi dove ogni petalo sembra aver una storia da raccontare.

Il loto incarna la limpidezza dell`animo che ritrova il suo fulgore nonostante le ferite e le lordure che a volte hanno costellato il nostro passato.

Forse è per questo che hasu ha una fragranza semplice, senza complicazioni, senza intrecci, senza incroci e senza miscele.

Il suo è l`effluvio dell`innocenza; della risata per un cappello portato via dal vento; del conforto che mani infreddolite ritrovano tenendo stretta una tazza calda di tè; della genuinità ineguagliabile del sorriso divertito di un bambino; del tuffo al cuore che si ha ascoltando, per caso, una vecchia melodia di un nostro giorno felice; del soave sollievo del perdono; di quella gioia pienissima e a trecentosessanta gradi che si ha quando ci si trova esattamente dove si voleva essere.

Hasu sa di fiore. Annusate un fiore all`alba, bagnato dalla rugiada, e in esso ritroverete hasu. Ritroverete l`innocenza.
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Incenso Hasu di Kousaido, di Kyoto.

Graziosa scatolina da 20g, contenente circa ottanta bastoncini da 7cm di lunghezza ciascuno.

Ogni bastoncino brucia per circa un quarto d`ora.

Euro 14 + spedizione.

Incenso ai fiori di ciliegio
La primavera è la stagione della rinascita in cui tutto prende una luce nuova e sorprendentemente abbagliante.

Annuso Sakurausagi e mi ritrovo circondata da panni candidi stesi al sole, in un giorno di maggio.

Sono là, affacciata al mio balcone bianco e blu, mentre un sole d`oro illumina la città.

Io sorrido con quella reale contentezza che nasce dal cuore per nessun motivo in particolare, se non forse quello di essere viva e di poter essere proprio lì in quel preciso istante.

I ciliegi in fiore hanno già formato la loro orchestra rosa, intonando le note inconfondibili della sinfonia della pioggia dei petali.

L`aria è già calda e i fragilissimi petali rosa chiaro svolazzano e sembrano raggiungere ogni centimetro quadrato del mondo intorno a me.

Alcuni si posano sulla superficie dell`acqua; altri sui tetti spioventi e lucidi dei templi; altri ancora invece mi si posano sulle mani e sui capelli regalandomi un delicato promemoria dell`inesorabile caducità delle cose terrestri…anche di quella più dolorosamente bella.

Sakurausagi dona alle narici la fragranza dolciastra del fiore di ciliegio equilibrata da una carezza muschiata.

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Incenso Sakurausagi di Kousaido, di Kyoto.

Bellissima scatolina da 20g, contenente circa ottanta bastoncini da 7cm di lunghezza ciascuno.

Ogni bastoncino brucia per circa un quarto d`ora.

Euro 14 + spedizione.


martedì, dicembre 17, 2013

Omusubi: il teletrasporto del cuore

I miei おむすび omusubi
"In my mind I'm goin' to Carolina
Can't you see the sunshine
Can't you just feel the moonshine
Ain't it just like a friend of mine
To hit me from behind
Yes I'm goin' to Carolina in my mind..."


Cantava, con voce infusa di malinconia, James Taylor.


Con la mente possiamo arrivare ovunque perche` le strade spariscono, i kilometri si dissolvono nel sangue che scorre velocemente nelle vene, un sangue pompato da un cuore che accelera al pensiero di un luogo tanto amato.


James rievoca la sua amata North Carolina e lo fa servendosi di parole cariche di emozioni accompagnate da melodie semplici.

Io invece mi servo unicamente delle mie parole perche` queste sono i colori della mia tavolozza.

La guarigione del mio cuore, dopo la nera tempesta, e` avvenuta lentamente. Mi sono accorta di stare meglio quando riuscivo di nuovo a sentire gli odori e a gustare i sapori della cucina giapponese, senza cadere in una tristezza davvero troppo profonda.

La malinconia per un posto di cui sentiamo la mancanza e` un sentimento umano e che ha ragione di esistere, ma quando altri fattori ne appesantiscono la difficolta` acuendone le spine allora bisogna prima guarire la ferita e poi ritornare alla dolce e sana malinconia.


E allora sono ritornata ad assaporare tutto.

Certo, al primo boccone di solito segue una fitta al cuore perche` la rievocazione dei ricordi e` istantanea, ma subito dopo segue la gioia per aver riscoperto quel sapore tanto amato e a cui inevitabilmente si legano dei ricordi.

Senza lacrime ma con sul volto un sorriso felice, ho ripreso i contatti con le mie radici adottive ritrovando la sintonia dei sapori che amo.

Ho preparato gli おむすび omusubi, l`altro nome - forse meno conosciuto ma piu` sentito e casalingo - degli onigiri.

Ho usato un riso giapponese di coltivazione, pero`, italica.

Questo:

お米さん Okome-san e` il nome di questo riso, prodotto dalla Italpo, un`azienda fondata dalla famiglia Morimoto e con sede nel cuore della Lomellina. Questo e` il loro sito.
L`inevitabile dicitura for sushi serve a rendere il prodotto facilmente collocabile sul mercato occidentale il quale, senza uno stereotipato punto di riferimento che gli dia un indizio, non saprebbe che fare.

E` ovvio, quindi, che il sushi e` solo uno dei piatti che si puo` preparare con questo riso, ma non di certo l`unico.

Okomesan quindi e` il riso italiano piu` giapponese possibile, senza esserlo di provenienza diretta.

Ma vi posso assicurare che e` quasi lui!

Come da consuetudine, non essendo questo un 無洗米 musenmai (ossia un tipo di riso che non richiede lavaggio), l`ho risciacquato un 3-4 volte prima di metterlo a cuocere in pentola.
La cottura e` avvenuta alla vecchia maniera, senza 炊飯器 suihanki o cuociriso elettrica, quindi.

L`ho messo in una pentola capiente e l`ho ricoperto d`acqua, senza bisogno di aggiungere niente. Ho messo il coperchio e a fiamma alta ho portato il tutto ad ebollizione. Ho quindi abbassato la fiamma al minimo e - sempre lasciando la pentola coperta - ho fatto cuocere per una ventina di minuti.

Nel frattempo, ho preparato i ripieni dei miei omusubi.

I miei ripieni, per meta` giapponesi e per meta` italianissimi, sono stati scelti con cura seguendo il mio gusto personale.

Ho preso del 鰹節 katsuobushi:
e l`ho mischiato a pochissime gocce di salsa di soia, formando cosi` l`okaka おかか, uno dei ripieni piu` popolari.
Ho poi, con la salivazione gia` a livelli stratosferici, portato in scena la 梅肉 bainiku, ossia la polpa di umeboshi, uno dei miei ripieni preferiti in assoluto.
Tra l`altro, se vi interessa, la bainiku e` disponibile su Dadakko-ya, il mio bazar.

Ed ecco tutti i miei ripieni, pronti per il loro momento di trionfo!


Nel piattino in alto a sinistra: tonno piccante e vicino - nientepopodimenoche` - dell`autentica sardella calabrese, una delle bonta` che prediligo.

Sotto, un formaggino delicato.

La bainiku.

L`okaka.

Il riso, terminata la sua cottura, e` rimasto a riposare ancora qualche minuto prima che iniziassi a smuoverlo delicatamente con il mio しゃもじ shamoji di bambu`, ossia la tradizionale paletta che si usa proprio per servire il riso.

Senza formine ma con solo l`ausilio delle mie manine e di carta trasparente per non trasformare il tutto in un disastro appiccicoso, ho preparato i miei omusubi.

Uno di questi l`ho avvolto in una striscia di alga nori precedentemente inumidita molto leggermente.

Primo morso, fitta al cuore, rievocazione mille ricordi e sensazioni. Sorriso sul volto, occhi che non vedevo ma che penso fossero illuminati, un altro sorriso seguito da uno - due - tre bocconi.

Il sapore dell`okaka e della bainiku in particolare sono stati i miei veicoli teletrasportatori e che mi hanno permesso, nel lasso di tempo necessario per affondare i denti nell`omusubi e percepirne i sapori, di ritornare laggiu`... a casa, a Sagamihara.


sabato, dicembre 07, 2013

Una valle, una coincidenza e una strana magia.

Dovrei forse imputare la mia catena semi-delirante di pensieri all`influenza che mi ha colta per l`ennesima volta nell`arco di due mesi e che e` culminata in una febbre alta, la notte scorsa.
Una di quelle febbri cariche di sogni colorati e quasi in rilievo che ti mettono anche un po` in soggezione per la loro bislacca apparizione.

Due giorni fa stavo leggendo un biglietto dove compariva il cognome di una persona: 古谷 Furutani.

Vecchio cognome giapponese dalle origini nobili.

Non so perche`, ma il nome mi e` rimasto incollato alla mente e ogni tanto il mio cervello se lo girava e rigirava fra le mani.

Un po` come quando sentite una parola su cui vi fissate, ripetendovela piu` volte.

Furutani 古谷 letteralmente significa "vecchia valle".

Con la vecchia valle appiccicata ai pensieri, sono andata a fare due passi. Dovevo incontrare una persona, ma essendo io arrivata un po` in anticipo ho deciso di mettermi a guardare la vetrina di una piccola e preziosa libreria che conosco da tempo ma dove - per timidezza - non ero mai entrata.

Questa libreria ha il pregio di concentrarsi su autori e case editrici poco noti, seguendo come criterio di scelta il proprio istinto e gusto e non le classifiche ufficiali dei best-seller. Insomma, niente Fabio Volo, Giorgio Faletti, e tutte le millemila trilogie fantasy che tappezzano pure le corsie dei libri nei centri commerciali.

E` uno di quei posti che alcuni considererebbero da fricchettoni, ma a me piace. Chissa`, forse sono un po` fricchettona pure io. Se esserlo significa essere un po` diversi, allora ben venga.

Stavo osservando, dunque, con attenzione la carrellata dei curiosissimi titoli esposti in vetrina, quando il mio sguardo si posa su questo:
Un libro che ha trovato me
Per un attimo, provo una sensazione mista a spavento e incredulita`.

Sembrava una sorta di scherzo. Ma come? Per puro caso leggo quel cognome su un pezzo di carta; per due giorni mi rimane in testa con quella tenacia delle parole che poi - a forza di essere ripetute - perdono di significato; e poi lo ritrovo in maniera cosi` schietta e quasi insolente, su una copertina di un libro che pare fissarmi con aria burlona?

Ho trovato il tutto leggermente misterioso e anche buffo.

La timidezza che mi aveva sempre tenuta lontana dall`ingresso di quella libreria in realta` non aveva fondamenta perche` nel momento in cui, con coraggio, sono entrata mi sono trovata avvolta dal profumo della carta, del sapere e delle menti attive.

Una ragazza sorridente e dall`affabilita` di chi ti conosce da una vita, mi saluta e mi accoglie con simpatia.

Mi guardo un po` intorno, ma il mio pensiero fisso e` su quel libro. E` appiccicato alla vecchia valle.

Mi giro e ne vedo dietro di me due copie appoggiate su una sedia di paglia colorata.

Ne prendo una, la sfoglio delicatamente e mi chiedo se sia il caso di prenderlo. D`altra parte i libri non mi mancano, inclusi quelli ancora da leggere. Insomma, il solito dilemma del lettore accanito che pero` ogni volta si trova a fare i conti col senso di colpa simile a quello di chi - dovendo perdere dei chili - si lascia sedurre da un dolce.

Certo, un libro non apporta calorie e non si traduce in ciccia da nessuna parte, pero` mi sento stranamente colpevole.

Ma il senso di colpa libresco viene prontamente controbilanciato dalla stranezza di quel nome e dal modo in cui sembrava avermi seguita da casa fino in libreria!

Decido di prenderlo. Arrivando alla cassa, con la mia solita goffaggine, rivelo come una duratura ed inspiegabile timidezza mi avesse sempre impedito di entrare li` e come quel libro avesse fatto da rompighiaccio.

Tralascio la coincidenza sulla valle perche`, scarsa oratrice qual sono, avrei finito per intrappolarmi in un discorso senza senso.

La ragazza, che si presenta come Sara, sorride divertita e mi dice di essere contenta che - grazie a Dale Furutani - io abbia deciso di entrare li`. E per l`occasione, mi porge una caramella all`arancia avvolta in una brillante carta arancione, in segno di .... commemorazione dell`avvenuta rottura del ghiaccio.

Pago, prendo il mio libro e me ne vado.

Camminando, mi ritornano in mente le parole di elogio di Sara sull`opera di Furutani.

Torno a casa e inizio a fare qualche ricerca su questo autore che non conoscevo e scopro che e` un 三世 sansei, un giapponese di terza generazione nato in un Paese straniero, gli Stati Uniti.

La sua famiglia, legata anticamente al clan nobile dei Matsudaira 松平氏, e` originaria di 大島 Ooshima, a sud di Hiroshima.

In Giappone, ci sono tanti posti che si chiamano Ooshima (grande isola), tra cui la famosa Izu Ooshima, questa pero` nella Prefettura di Tokyo, rinomata in tutto il mondo per i suoi fiori di camelia e per l`olio pregiato che da questi si estrae.

Non voglio a tutti i costi trovare legami ad ogni cosa, ma la settimana scorsa ho ricevuto in regalo da Silvana - una cara amica e affezionata lettrice di questo blog - proprio l`olio di camelia di cui vi parlai tanto tempo fa proprio qui:

L`amato 椿油 tsubaki-abura, olio di camelia, dalle origini antiche e dalle virtu` curative per i capelli (pensate alle meravigliose chiome ebano delle donne giapponesi!) e anche per la pelle.


Assieme all`olio di camelia di Ooshima, Silvana mi ha regalato due deliziosi prodotti de l`Occitane:
Profumino alla peonia e saponetta al karite`
Dell`incantevole carta da origami sistemata in un elegantissimo ventaglio a trecentosessanta gradi:
  E questo coniglietto portamonete, in stoffa ちりめん chirimen:


Queste sono le strane magie.

Attraverso questo blog e le cose che scrivo, ho avuto il privilegio di venire a contatto con persone sensibili e dal cuore colmo di generosita`.

Un`altra magia e` avvenuta ieri, quando ho ricevuto da Chiara, una mia storica lettrice, questo splendido regalo:

Due deliziosissimi dispenser di sapone liquido dedicati a ポムポムプリン Pomu-pomu Purin, un carino gattino portachiavi di panno, e un dolce biglietto che sa di affetto dove Chiara condivide con me la sua passione per i Ringo alla vaniglia...biscotti che ho sempre amato.

Queste sono le magie che mi ha regalato questo blog.

Lo so, il web e` immenso e colmo di posti speciali, ma qui aleggia l`incanto dei vostri cuori.

Vi ricordo le pagine della mia vetrina di だだっ子屋 Dadakko-ya, il bazar di Biancorosso Giappone:

Ebay
Blomming
Facebook

lunedì, dicembre 02, 2013

Da sola in mezzo alla gente

レンゲ Loto
La foto appartiene a questo sito.
In solitaria, sono andata ad una di queste fiere di quartiere che sembrano sempre piu` frequenti.

Viene chiusa un`intera via al traffico e in essa appaiono bancarelle che vendono un po` di tutto, dall`abbigliamento ai cibi.

Ci sono banchetti di oggetti intagliati a mano col legno; prodotti tipici piemontesi, siciliani, calabresi; bancarelle di contadini ed apicoltori; frutta e verdura; tanto vestiario e giocattoli; l`immancabile venditore del mirabolante pelaverdure del momento; le solite sfilate illegali di borse e accessori contraffatti; il solito assortimento d`incensi nauseanti; il ragazzo che prepara soffici nuvole di zucchero filato; il banco di carne alla griglia, panini, pizzette, ciambelle e tutte le golosita` che conosciamo.

Camminavo da sola, mentre attorno a me la gente era tantissima.

Nell`aria l`aroma era quello della festa: l`odore del fritto mischiato a quello del dolce, dell`allegria e delle risate dei bambini sulle giostre.

Il freddo mi mordeva le mani, nonostante fossero coperte da morbidi guanti grigi. Solo ogni tanto mi ricordavo della sua morsa, ma tornavo subito a distrarmi con quello che c`era intorno a me.

 In realta`, mi distraeva il tumulto di pensieri che continuavano ad accavallarsi dentro di me.

Chissa`, forse la sensazione e` comune a molti, ma le fiere e le feste di quartiere evocano in me una malinconia che e` piu` tristezza che allegria.

Ogni trenta o quaranta metri, ecco il venditore di palloncini. Tanti palloni colorati, tutti raggruppati come un leggero mazzo di fiori che - seppur desiderosi di volare su nel cielo - vengono tenuti fermi li` da un peso di metallo.
Attorno a quel mazzo di fiori ripieni d`aria, qualche bambino che col volto rigato da un doloroso pianto, indica col ditino il palloncino che desidera avere con tutto il suo cuoricino.

Scorgo a poca distanza da me una delle presenze piu` tristi a queste fiere: i pony.

Costretti a stare legati ad un albero per ore, al freddo, solo per dare un po` di spettacolo e posare, volenti o nolenti, in centinaia di foto in compagnia di estranei.

Non mi vedevo, ma immaginavo il mio volto. Dentro di me sentivo farsi forte quella tristezza particolare che percepisco proprio alle fiere.

Due gruppi di pensionati del quartiere si erano travestiti da Babbo Natale e - prima un gruppo e poi l`altro - si sono esibiti in balletti dalle mosse cosi` non sincronizzate da essere dolcemente buffi.
Alcuni immortalavano la danza scattando foto o registrando un video col telefonino, facendomi venire la curiosita` di sapere che fine faranno sia video che foto di pensionati travestiti da Babbo Natale, in un quartiere qualunque di Torino.

Ogni tanto arrivava un`appetitosa scia di profumo di cose buone. C`era infatti un grosso banco con addirittura installato un forno a legna in cui venivano fatte cuocere pizza e farinata.

Tutto sembrava progettato e studiato per far divertire, ridere, sorridere, mangiare, comprare e comprare ancora.

Eppure, bastava scostare la tendina luccicante del divertimento per rendersi conto che e` tutto come un palcoscenico.

Mi sono avvicinata ad un banco di alimentari tradizionali della Calabria e ho sentito il venditore - un signore anziano con un forte accento della sua regione - che, alle rimostranze forse un po` esagerate di una signora, giustificava l`aumento di qualche centesimo su un etto di provola silana.

La provola era cara; le pentole di terracotta erano esose; i vasetti di sardella del tutto inavvicinabili.

"Signora, io non ci guadagno di piu`. Oramai e` aumentato tutto e non si sa quanto ancora resisteremo."

La signora delle rimostranze, da polemica che era, improvvisamente annuiva comprensiva e quasi mortificata per la lamentela fatta.

Un signore, qualche banco piu` in la`, con un microfono era impegnato in quello che doveva essere un discorso coinvolgente mirato alla vendita di giocattoli ma che invece si era trasformato tristemente in un soliloquio.
La gente passava senza nemmeno voltarsi, eccetto qualche curioso e annoiato.

Le sue parole promettevano mille sconti, ribassi mai visti prima e gli affari piu` grandi della vostra vita! Ma lui era li`, da solo in mezzo alla gente, mentre parlava senza essere ascoltato. Anzi, la sua voce si confondeva fino a perdersi nelle note troppo alte di musica qua e la`.

Un altro signore, intento a convincere uno smunto gruppetto di clienti intirizziti dal freddo e con la noia dipinta sul volto, mostrava le sconvolgenti proprieta` di un panno spugna che sembrava essere imbevuto di non so che magia.

Quel pelaverdure mirabolante; quei giochi col 200% di sconto rispetto "ai prezzi che trovate in giro"; quel panno spugna miracoloso; quel libro di yoga terapeutico che promette di cambiarti la vita; la paccottiglia finto-tribale, con venature New Age al profumo di Nag Champa; la bistecchiera con una durata garantita di un secolo; le solite quantita`di oggettini dozzinali di produzione cinese che oramai sono compagni, spesso impostici, del nostro quotidiano.

Tutto questo, a fine giornata, che fine fa? Che fine fanno le promesse che hanno accompagnato, a volte con insistenza, la vendita di questi oggetti?

Qualcuno scoprira` davvero un vantaggio con quel panno spugna?

Qualcuno sara` davvero per sempre soddisfatto di quella bistecchiera tanto da ricordare, negli anni a venire, quel fortunato acquisto?

Qualcuno riuscira` a tramandare ai posteri l`ennesimo orologio da parete Made in China, senza rischiare di vederlo smettere di funzionare dopo una settimana?

E qualcuno si ricordera` di quei pony e si chiedera` mai e per davvero che fine faranno e nelle mani di chi saranno destinati?

Respiro profondamente. Col volto ormai infreddolito, cerco riparo e sollievo entrando in un piccolo ed accogliente bar dove chiedo un caffe`.
Passando dal freddo al caldo, le lenti dei miei occhiali reagiscono appannandosi.

Sorrido imbarazzata alla mia temporanea cecita` mentre ordino il mio caffe`. Il barista sorride.

Al mio fianco, una lunga tavolata di avventori sorridenti e intenti a gustarsi fumanti cioccolate calde.

Dopo il mio caffe`, ritorno nel freddo.

Il cielo ormai e` blu scuro e il sole e` scomparso da un pezzo.

La fiera inizia lentamente a disgregarsi. E` il trucco che scivola via dal volto di un artista dopo tanto lavoro.

Piano piano, mi riavvio verso casa perdendomi nell`oscurita` di un vicolo.