martedì, gennaio 03, 2012

Obentoo-bako del nonno e pensieri vari

(A sinistra: un obentoo-bako molto speciale)

Nel giro di poco e` iniziato e si e` esaurito il periodo di feste, lasciando come al solito dietro se` una scia d`insoddisfazioni; di ricordi belli e brutti che verranno rievocati negli anni a venire; di pantagrueliche mangiate; di soldi spesi in regali e cibo; di regali fatti col cuore ed altri fatti perche` bisognava.

Ho vissuto queste feste in maniera abbastanza diversa dal solito, distaccandomi da molte delle storiche abitudini che da sempre caratterizzavano il mio modo di vivere questo periodo dell`anno.
Il cambiamento che sta avvenendo in me oramai e` inarrestabile e sta inevitabilmente riforgiando una parte consistente della mia vita, pur lasciando intonse ed inalterate certe mie costanti come - ad esempio - il robusto nastro metaforico che mi lega al mio Giappone, quel mio personalissimo Giappone che ho scoperto nella quotidianita`, nelle vecchie fotografie, nella fragranza dell`incenso, nelle ricette e nei racconti.

Questo e` uno dei motivi che mi ha spinta a spezzare la routine di un prevedibile post natalizio o capodannesco. Non ne avevo voglia perche` sapevo che non avrebbe rispecchiato cio` che sentivo e sento.
Non scendo a compromessi nello scrivere, preferendo la sincerita` ad un eventuale vantaggio.

Nonostante tutto, il profondo senso di gratitudine per chi di caro abbiamo nella nostra vita mi spinge a sperare che abbiate vissuto con serenita` questo periodo godendovi al massimo - e senza spigoli - la compagnia di chi avete di piu` prezioso al mondo.

Questo, dunque, e` ufficialmente il primo post di Biancorosso Giappone per l`anno 2012, un anno che apre le sue porte ad una strada tutta da percorrere; una strada che, si spera, sara` costellata di soddisfazioni, successi e - perche` no - pure qualche rivincita.

Il 2011, assieme a tutta quella nauseante paccottiglia fatta di pianti, delusioni, porte sbattute in faccia, personaggi voltagabbana, scoramento, e tanto altro, si porta con se` anche il ricordo della scomparsa di mio nonno, un fatto che ancora adesso mi sembra incredibile.

Tra i tanti oggetti che c`erano in casa sua, ne e` riapparso uno che mi ha quasi soffocata dall`emozione: un obentoo-bako che gli inviai io dal Giappone.

Per la precisione, un Urara blu.
Mio nonno visitava e leggeva spesso questo blog, e ricordo infatti che una volta mostro` interesse per i bento pur essendo questi oggetti a lui del tutto nuovi. Lo voleva acquistare, ma decisi di regalarglielo.

Gli spiegai come utilizzarlo, anche se naturalmente gli dissi che avrebbe potuto anche trasformarlo semplicemente in un contenitore porta-qualcosa.

E fu proprio cosi` che venne ritrovato questo obentoo-bako: il nonno lo utilizzava come portapenne.

Non vi dico l`emozione nel rivedere questo lucido e blu Urara e che dal Giappone arrivo` fino nelle campagne fuori Torino, a casa del nonno.

Era in condizioni perfette, senza nemmeno un graffio. Si vedeva che l`aveva tenuto con molta cura.

Gli oggetti hanno quasi sempre una storia da raccontare, e pur non potendo parlare, narrano attraverso di noi, attraverso le nostri voci e i nostri ricordi.

Alcuni giorni fa, mia sorella Annalisa, mi ha preparato i suoi 巻き寿司 makizushi, essendo questa una delle sue specialita`. Una ragazza, Annalisa, dotata di grande estro e manualita`, in grado di creare delle vere e strabilianti meraviglie con le sue manine che ancora ricordano quelle di una bimba.

Il tutto accompagnato da una zuppa di miso alle vongole, あさりのみそ汁 asari no misoshiru.

Quell`abbraccio di delicati sapori nipponici che porto sempre nel cuore e che, grazie ad Annalisa, ho ritrovato anche qui, nella nostra piccola ma accogliente cucina di casa nostra a Torino.

E proprio qui, in questa bella ed antica citta` sabauda, esiste un piccolo ed autentico angolo di quel Giappone di cui sento quotidianamente la mancanza: 此路屋 Kokoro-ya , una graziosa gastronomia e お弁当屋さん obentooya-san giapponese gestita da un signore italiano e da 小川さん Ogawa-san, sua moglie.

Purtroppo, pero`, sono arrivata che era l`ultimo giorno di apertura prima della pausa invernale e - come se non bastasse - sono arrivata durante la pausa. Essendo di corsa, non ho potuto aspettare.

Vedendo quella tipicissima e giapponesissima insegna di legno con su scritto 商い中 akinai-chuu, ossia aperto o in attivita`, il mio cuore ha iniziato a saltare di gioia ma poi - osservando da vicino gli orari di apertura sul cartello rosso - mi sono intristita perche` ho capito di essere arrivata all`ora sbagliata.
Ritornero` naturalmente al termine della pausa invernale, con l`intenzione di fare una sorta di reportage da pubblicare poi qui sul blog.

Questi primi dell`anno sono sempre depositari di una sorta di magia carica di speranza per cio` che sara`. Sono giorni che in qualche modo bianchettano la pesantezza dell`anno appena passato, sostituendola con una forza ritrovata e rinnovata.

Ma tutto va sempre come deve andare e menomale che sia cosi`. E` attraverso questo ciclo di gioie e dolori che avviene la nostra crescita e talvolta rinascita.

martedì, dicembre 13, 2011

Quel che resta


(A sinistra: Oshooyu, asazuke no mono, i miei saibashi, ed una tazza blu del Kanagawa).

Da quando ho lasciato il Giappone e da quando la mia vita e` stata stravolta e capovolta a trecentosessanta gradi, mi trovo abbastanza spesso a sentire la nostalgia della mia cucina a casa, nel Kanagawa.

Quella cucina era per me un luogo di tranquillita` innanzitutto, di grande creativita`, di voglia di sperimentare con ingredienti e utensili, di curiosita` ed allegria.

Era una cucina molto ampia, luminosa e tranquilla. Quasi tutte le sue finestre si affacciavano sul verde, tranne alcune da cui vedevo un sentierino che separava casa mia da quella dei miei vicini.

Nella mia libreria in salotto conservavo gelosamente una grande collezione di ricettari giapponesi, molti dei quali non utilizzavo ma amavo semplicemente sfogliare, leggere ed apprezzare per i propri contenuti e fotografie.

Non sono una grande esperta di cucina, ma forse solo una curiosona un po` pasticciona che ama addentrarsi in una cultura grazie anche ai sapori che questa ha da offrire a chi ha il desiderio di assaggiarli.

L`impermanenza di cio` che ci circonda, pero`, ritorna ogni tanto con grinta a ricordarci che c`e` ben poco di eternamente durevole.

Gente che esce dalla tua vita con la stessa velocita` e facilita` con cui ne era entrata a far parte; luoghi e suoni che prima ti erano famigliari come la tua pelle e che ora invece sono distanti, anche se ancora tenacemente presenti nel cuore.
Quel che resta e` a meta` tra il prezioso e il malinconico. Prezioso perche` e` l`essenza, il succo di cio` che avevamo e di cui ora e` rimasto un concentrato...la parte che forse conta di piu`!

Quel che resta e` come un attar di rose.

Malinconico perche` ad esso e` legata inevitabilmente la memoria di cio` che fu e non e` piu`.

La fragilita` che caratterizza l`esistenza umana mi ha mostrato il suo volto, e dopo aver fatto cio` e` stata li` a guardarmi mentre tutt`intorno a me c`era solo distruzione.

Ora nelle tazze da te` rimane solo il ricordo del mio batticuore quando, nei miei pomeriggi di ritorno da lezione in Giappone, passavo alla Seims a prendere del buon sencha o hoojicha in foglie.
Il ricordo di un delicato sole pomeridiano che, bighellonando per i vicoli di Sagamihara, mi aspettava pero` pazientemente sul muretto del supermercato per poi riaccompagnarmi giu` giu` per la Zama Kamijuku 座間神宿 fino a casa.

Bacchette che ora non stanno piu` prendendo parte ai miei esperimenti culinari, ma che per adesso se ne rimangono chiuse in una credenza qui, in una casa come tante, in un quartiere come tanti, nella periferia di Torino.
Alla cucina giapponese che preparavo, che respiravo in Giappone, che assorbivo tramite i racconti delle mie amiche e le pagine dei libri, associo molto di piu` di un buon sapore ed una presentazione gradevole alla vista: cucinare washoku era un momento di pace, di pura creativita`, di contatto con origini che non ho, di calma e gioia.

Questo e` il motivo che ora fa si` che il solo pensiero di voler rimettermi ai fornelli per preparare qualcosa di nipponico a me cosi` caro mi laceri il cuore di dolore.
Non ci riesco. Ci ho provato e ogni volta con risultati passabili, ma perche` manca quella serenita` che ora non c`e`. Nel cuore mi porto la pesantezza di un grande dolore e delusione, dello smarrimento che si prova nel trovarsi tra le macerie costretti a rimettersi in piedi per ricostruire tutto.
Tra le mie cose ho ancora il prezioso ricettario per bento che mi regalo` Saku-chan prima di lasciare il Giappone. Era il suo ricettario personale di quando si e` sposata e aveva bisogno di qualche dritta su come preparare un buon o-bentoo per suo marito e per se`.
Lo sfoglio e lo risfoglio. Ne leggo le ricette, i consigli, le curiosita`, ma la mia mente e` come se fosse in uno stato di semi-trance in cui ogni cosa mi appare ancora cosi` surreale.
E sempre tra le mie cose, conservo ancora due tradizionalissimi o-bentoo-bako お弁当箱 di legno e che mi feci fare appositamente da alcuni artigiani in Giappone, qualche settimana prima di partire. Non ve li ho mai mostrati, ma spero di farlo presto.
Ogni tanto, ma solo ogni tanto, li vado a mirare e rimirare nelle loro scatole e puntualmente ogni volta mi riprometto di dar loro la possibilita` di svolgere la funzione per cui sono stati creati.

Allora riprendo in mano il mio ricettario, ne sfoglio le pagine, sento una stretta al cuore, la malinconia mi attanaglia, e il dolore mi fa venir voglia di chiudere il libro e riporre tutto via nel cassetto della memoria.

Piano piano usciro` da questa gabbia invisibile prima o poi e se Dio vorra`.

Forse superero` anche questa, proprio come ho superato il timore di rimettermi a scrivere.

lunedì, novembre 28, 2011

Infusione di pensieri autunnali

(Foglie autunnali in un giardino vicino casa mia e che ho immortalato in un umido pomeriggio di novembre).

Passano giorni, settimane, e addirittura mesi da un articoletto all`altro ormai. Sebbene pero` cio` che scrivo sia - spesso mio malgrado - inframezzato da lunghe pause, il mio pensiero torna sempre a questo blog.

Novembre e` un mese che per tradizione noi associamo sempre ai defunti. E` il mese solenne e triste per eccellenza. Eppure il piu` delle volte il tempo passa, scivola via e spesso non pensiamo all`autunno della vita umana, soprattutto se noi stessi ne stiamo ancora attraversando la primavera.

Ma la vita ogni tanto ha un modo tutto suo di rinfrescarti la memoria e di costringerti a soffermarti su cio` che forse stiamo trascurando.

Ai primi del mese, purtroppo, c`e` stato un lutto nella nostra famiglia.

E` mancato il mio nonno materno, una figura a cui ho legati molti ricordi sia d`infanzia che d`adolescenza. Una figura che, pero`, per molteplici motivi, si era volutamente allontanata dalla mia famiglia, pur mantenendo con me una sorta di filo di comunicazione.

Quel filo era Internet.

Questo mio nonno amava tanto la tecnologia ed era affascinato dal web. Nonostante l`eta`, navigava con grande spigliatezza e passione, e non esitava ad affidarsi alle email o al messenger per tenersi in contatto con le persone a lui care.

Quando abitavo ancora in Giappone, comunicavo con mio nonno principalmente attraverso l`email e poi ogni tanto anche con messenger. E delle volte lui mi faceva trovare nella buca delle lettere una qualche sua letterina cartacea, decorata con disegnini e ghirigori che lui stesso trovava e scaricava da Internet.

Dal giorno della sua morte ho avuto solo una volta il coraggio, per meta`, di andare a ripescare una sua email le cui parole ho riletto velocemente e con gli occhi che gia` si stavano velando di lacrime.

I giorni successivi alla sua scomparsa sono stati particolarmente dolorosi per tutti qui in casa. Un insieme di sentimenti si accavallavano gli uni sugli altri, creando un`altalena emotiva da cui avrei voluto scendere molto volentieri.

Rievocazioni di vecchi ricordi. Fotografie. Oggetti. Rancori. Affetti.

E poi ancora ricordi misti all`amarezza delle cose incompiute.

Perche` e` questo che comporta la morte quando sopraggiunge, come e` sua abitudine fare d`altra parte, all`improvviso, senza preannunciarsi e senza rulli di tamburi.

Si rimane con in bocca un retrogusto amarognolo che hanno le cose lasciate a meta`, forse a causa di un`incurabile pigrizia, di un`altrettanto incurabile tendenza alla procrastinazione, oppure a causa di quella terribile cosa chiamata orgoglio.

Questo mese, il mese dedicato generalmente al ricordo dei defunti, ho provato la tristezza profonda davanti ad una vita umana che - per chi muore in ospedale, ad esempio - si conclude mestamente con una o due borse di plastica contenenti i pochi effetti personali di chi e` entrato in quell`edificio pensando tranquillamente di far poi ritorno a casa.
Alcuni dei fiori del nonno.

In situazioni come queste c`e` sempre qualche elemento che spicca piu` di altri e che piu` di ogni altro riesce a sbloccare un pianto rimasto ingabbiato in gola.

Ecco, per me quell`elemento e` stato rappresentato proprio da quelle borse da cui s`intravedevano degli indumenti, un giornale arrotolato, e altro ancora. Il solo ricordo di questi sacchetti fa riaffiorare lacrime calde e pesanti, cariche di dispiacere.

I giorni successivi al funerale sono stati invece all`insegna delle questioni logistiche di sgombero di casa del nonno e del disbrigo burocratico di tutte le pratiche notarili ecc., fasi queste che non si sono ancora concluse e che stanno continuando a scandire i nuovi ritmi ed orari di famiglia.

Ed ecco dunque arrivare montagne di oggetti e fotografie impregnati di ricordi, vecchi e recenti, e con essi la rievocazione di mille dettagli, di volti, di frasi, di luoghi, di emozioni.

Una vera emotional rollercoaster, una montagna russa emotiva, fatta di dolce e di amaro, e che prima o poi ti snerva, ti sfianca, e ti prosciuga le forze.

Alla scomparsa del nonno e` seguito anche un periodo di malessere fisico di mia sorella che l`ha portata addirittura in ospedale. Ringrazio Dio pero` per la diagnosi non preoccupante che ne e` emersa.

Ma se la stasi apparentemente granitica che sembra essersi prepotentemente autoinvitata nella mia vita da mesi ormai - mi riferisco alla situazione di stallo lavorativo, abitativo, ecc. in cui mi trovo - e la pesantezza di un lutto che ti si catapulta addosso senza ne` preavvisi ne` squilli di trombe riescono a vampirizzarti l`energia e la voglia di fare, ecco che pero` accadono cose che non solo ti restituiscono il sorriso, ma ti mettono ai piedi un paio di metaforiche scarpe nuove con cui continuare il proprio cammino.

Grazie a Dio, sono piu` di una le persone nella mia vita e che in questo momento occupano un ruolo centrale grazie al loro sostegno, continuando a starmi vicine e a credere in me.

Ho avuto, proprio un paio di settimane fa, il piacere e l`onore di conoscere di persona una delle mie piu` care ed affettuose lettrici del blog, nonche` cliente del mio bazar: Fabiana di Roma, proprietaria del blog Marmellata di Castagne.

Una persona squisita, splendida, con due occhi belli come gemme luccicanti e con un viso pulito e sincero. Una ragazza che, grazie alla sua generosita` e cuore, mi faceva arrivare in Giappone stupendi pacchi colmi d`affetto, di aria italiana e di casa. Era lei che mi mandava i miei amati Ringo alla vaniglia, aiutandomi a dimenticare per un po` la nostalgia di casa che ogni tanto mi prendeva per mano.

E anche questa volta e` arrivata carica di doni per me, dimostrandomi ancora una volta - anche se non ce n`era di certo bisogno - il suo gran cuore ed affetto.

Non potevo non fotografare i carinissimi regalini di Fabi-chan!
...e i Ringo alla vaniglia! ♡♡♡

Ogni pezzo portava in se` l`affetto di Fabiana, un affetto cosi` genuino e sincero che quasi mi fa sentire immeritevole di tutto cio`.

Ho avuto l`onore di conoscere Fabiana ed il suo fidanzato mentre erano qui a Torino, in occasione della maratona che da poco si e` svolta proprio nel cuore del bel capoluogo sabaudo.

Per questo mi e` difficile - diciamo pure impossibile - star lontana anche solo col pensiero da questo blog che e` stato e continua ad essere fonte di gioia per me.

Fa freddo e novembre ora sta gia` per volgere al termine. Il passare dei mesi e` sempre il medesimo, se ci pensate, come lo e` il passare del tempo in generale. I giorni in cui Akiko e` stata qui sembrano gia` quasi avvolti in una coltre di quella nebbiolina che ora ogni tanto viene a deliziarci di notte, anche se il ricordo di Aki-chan e` sempre vivo e forte nel mio cuore.

Un susseguirsi di eventi molto poco piacevoli hanno caratterizzato questo 2011 regalandogli il primato di anno piu` doloroso che io ricordi.

Pur tuttavia, proprio come un profumato fiore riesce a crescere anche in un campo deserto, anche questo 2011 e` riuscito - dalla primavera in avanti e nonostante tutto - a portare nella mia vita persone e cambiamenti preziosi.

Tornero`. Eccome se ritornero`! 必ずまた帰りますね!

venerdì, ottobre 14, 2011

Una gemma di nome Akiko-chan.

(Questo che vedete a lato è un maneki-neko molto speciale. Se volete sapere il perché, per favore leggete questo articoletto).

Era già passato più di un anno dall'ultima volta in cui vidi Akiko-chan, in Giappone, in quella caffetteria dentro la stazione di Sagamino.

Un anno lungo, interminabilmente lungo e spinoso. Una strada in salita, ricoperta da sterpi ed ostacoli di ogni genere. Lacrime a profusione, preoccupazioni a iosa, ed innumerevoli speranze riposte in un possibile raggio di sole.

Grazie a Dio, qualche preziosissimo raggio di sole nella mia vita è arrivato pure nel corso di questo anno così spigoloso. Anzi, forse è proprio nei periodi più travagliati che si presentano splendenti i raggi più luminosi.

Uno di questi raggi è stata la visita di Akiko dal Giappone.

Chi di voi segue questo blog da qualche tempo sa che Akiko è stata ed è una mia grande amica. Un'amica che mi è dispiaciuto immensamente aver dovuto salutare e lasciare.

Eppure, il destino mi ha riportato Akiko...e me l'ha portata fino qui, a Torino!

L'emozione che ho sentito è stata tale da non essermi nemmeno resa del tutto conto del fatto che di lì a poco avrei rivisto ed abbracciato una delle persone più care che io conosca.
Mi sembrava di essere in un sogno, in quell'atmosfera surreale e in cui la piena consapevolezza di ciò che ci circonda si smorza ed affievolisce.

Ero lì, in piedi, nella sala degli arrivi al tranquillo aeroporto di Torino e nella mia mente correvano veloci ricordi e pensieri quando...da dietro le porte a vetri ho intravisto la sagoma inconfondibile di Akiko: la sua figura esile e i suoi lunghi capelli neri legati a coda di cavallo, e le due ciocche di capelli che - a mo' di ciuffo - le accarezzano le guance.
Era lei!!

Un abbraccio interminabile e lacrimine tenute a stento ci hanno riunite, finalmente!

Non mi sembrava vero.

La guardavo con occhi increduli. Il suo volto, a me così caro, mi era famigliare in Giappone e quindi guardarla mi creava l'illusione di essere nuovamente in quella bella terra. Invece no. Ero a Torino, a millemila chilometri di distanza dal mio caro Kanagawa.

Ancora abbracci, poi sempre più lacrime però questa volta non represse. Un intreccio di sorrisi, carezze sul volto, occhi lucidi, sorrisi. Giapponese ed italiano che si mischiavano armoniosamente, facendoci ritrovare improvvisamente quell'equilibrio che condividevamo a casa, nel Sol Levante.

Quanti doni mi ha portato, la dolce Akiko! E ognuno di esso si è portato dietro una ventata che profumava di Giappone...non scherzo!

Quando, dalla sua valigia, Akiko-chan ha tirato fuori questo maneki-neko per regalarmelo, non ce l'ho fatta e mi sono lasciata andare ad un pianto quasi singhiozzante.

Questo delicato micetto di porcellana conserva in se il ricordo di un'amicizia e di una giornata trascorsa insieme ad Akiko.

Eravamo andate ad una delle tante fiere d'antiquariato a cui partecipavamo insieme, e più precisamente questo giorno qui, quando tra i tanti banchi di antiche meraviglie io vidi questo maneki-neko che se ne stava sorridente sopra una mensola di vetro impolverata. Il suo padrone era un signore anziano, un antiquario espansivo e che amava molto chiacchierare con tutti quelli che si mostravano interessati ai suoi oggetti.
Sapendo del grande amore di Akiko per i gatti, le feci subito vedere questo maneki-neko simpatico e particolare. Particolare perché, a differenza del maneki-neko classico e che appare quasi sempre nella sua storica posa (v. questo mio maneki-neko), questo gattino ha le zampine congiunte.

Non so, ma fu proprio questo particolare ad affascinarmi e a farmi amare a prima vista questo micetto. Volevo a tutti i costi che questo gattino andasse con Akiko e le facesse compagnia.

Akiko, innamoratasi anche lei di questo dolce felino, volle acquistarlo e portarlo a casa.

Ogni tanto ne parlavamo e sorridevamo sempre al solo ricordo di quel gattino così buffo e tenero, con le sue zampine congiunte.

E' rimasto da lei, nella sua casa, per tutto questo tempo...fino a tre giorni fa quando Akiko me l'ha portato in dono raccomandandosi col micetto affinché d'ora in avanti rimanesse con me a Torino, a farmi compagnia.

Ripenso alle sue parole in questo istante e avverto la voglia di piangere dalla commozione.

Sempre in ricordo di uno dei nostri tanti giri per i mercati di cose antichi, mi ha portato una rivista intitolata Seikatsu, del decimo anno dell'era Shoowa, ossia del 1935!

L'avevamo comprata insieme questa rivista, al mercato dell'antiquariato di Machida e che ogni secondo sabato del mese aveva (e ha tutt'ora) luogo nel cortile di un santuario shinto.
Ricordo che anch'io comprai un numero di questo affascinante Seikatsu di cui un signore ne aveva una cassetta piena!
E Akiko mi ha portato il suo Seikatsu...e nella foto io l'ho messo vicino al giglio di origami che ha fatto per me e la mia famiglia.

Un magnifico libro su Tokyo e l'antica Edo: Edo Sanpoo Tokyoo Sanpoo. Una gioia per i miei occhi assetati di queste meraviglie.


E tanti deliziosi wagashi e di cui sentivo esageratamente la mancanza... mi mancava la sensazione tattile che si prova nello sfiorare gli incarti che avvolgono le scatole dei wagashi.

Kamome no tamago (uova di rondine) è il nome di questi wagashi delicatissimi che mi ha portato Akiko. Quelli nella scatola gialla sono in edizione speciale, creati appositamente per l'autunno e infatti sono ripieni di castagne.


Dolcetti di pasta lievitata e modellati a forma di uovo. Un ovetto ricoperto di uno strato sottilissimo di cioccolata bianca.


Dorayaki, daifuku e manjuu alla castagna.

...e una graziosissima penna di Doraemon con i suoi amati dorayaki!

Pocky alla panna e biscotti, Toppo alla fragola e cioccolatini al matcha e latte.

Ho girato e rigirato ogni singolo pezzo fra le mani, assaporandone i colori, gli odori e i ricordi che ognuno di questi era in grado di rievocare in me.

Saporitissimi o-senbei confezionati in una scatola avvolta da un disegno di foglie d'acero, eseguito a mano, in onore dell'autunno.

Foglie di momiji nate sulla carta da delicate pennellate di vermiglio e marroncino...

Gli o-senbei nella loro confezione:

Tra gli o-senbei non potevano mancarne alcuni a forma di momiji...

Il sapore intenso dei croccanti o-senbei mi ha riportata istantaneamente per i vicoli di Asakusa. Mi ha riportata, con i ricordi, a casa mia nel Kanagawa quando mi piaceva sgranocchiare un o-senbei la sera, magari guardando fuori mentre un altro giorno volgeva al termine.

Quell'abbraccio fra salsa di soia, alga nori tostata, semi di sesamo e farina di riso è una delle combinazioni di sapori più nostalgiche che io conosca.

Tra i doni di Akiko, anche questo delicatissimo e giapponesissimo porta-incenso:

...e dell'incantevole carta da origami.

...e con uno di quei coloratissimi fogli, Aki-chan ha creato questo giglio.

Insieme abbiamo passeggiato per le vie di Torino; abbiamo assaporato il profumo del Po in questo periodo dell'anno, la fragranza degli alberi del Valentino, l'aria frizzante di Superga.

Ho potuto far vedere ad Akiko una parte del mio quartiere, il piccolo alloggio in cui vivo assieme alla mia famiglia, il cortile di casa dove giocavo sempre da bambina, la scuola materna ed elementare dove andavo da piccola. Ho potuto renderla partecipe delle mie radici, del posto in cui sono nata e cresciuta e di cui le avevo parlato così tante tante volte, assieme ad un caffè e qualche biscotto nella mia cucina in Giappone.

Quei suoi occhi scuri così espressivi, così profondi e brillanti sanno essere più eloquenti di una cascata di parole. Mi basta guardarla e scambiare con lei qualche sguardo imbevuto di complicità per ritrovare quell'intesa che ci lega.

Abbiamo parlato di tanto, di tutto. Della sua vita, della mia vita, di ciò che è irrimediabilmente cambiato e di ciò che ancora è così.
Abbiamo parlato dei vari raggi di sole che hanno illuminato la sua vita e la mia.
Abbiamo rievocato i tanti momenti condivisi insieme in Giappone, le nostre lezioni del pomeriggio, le nostre ricette preparate insieme.

Vederla andare via è stato doloroso, ma credetemi se vi dico che dentro di me sentivo un qualcosa che m'incoraggiava a non disperare perché l'avrei rivista presto.

E allora io sorrido felice. Ripenso alla nostra cena al Bistrot Turin di Via Po, al nostro giro alla Libreria La Bussola, alla sua dolcezza nel chiamarmi "Mari-chan", ai suoi regali così pieni d'affetto ed imbevuti della fragranza del Giappone...e allora sorrido.

Sorrido.

E il cuore mi si alleggerisce.

domenica, ottobre 02, 2011

Dagashi & Pensieri

(A sinistra: la delicata letterina di Saku-chan e che accompagnava un pacchetto stracolmo di dagashi. Vicino alla letterina, delle leggere cialde da riempire con marmellata di sakura).

Chi mi segue da tempo sa che non riesco a scrivere solo per il dovere di farlo, ma ci deve per forza essere quello sprazzo d'ispirazione che mi porta non solo a scrivere ma anche a far foto.

Dopo tutti gli eventi che si sono verificati nella mia vita personale, poi, trovo faticoso persino trovare la voglia di prendere in mano la mia Ricoh CX3 (eccola qui la mia nipponica compagna d'avventure fotografiche!) con cui immortalare questo o quello.

Ogni tanto, però, sento il desiderio, il bisogno e la necessità d'immergermi nuovamente in questo blog che così tanto amo.

Era da qualche tempo appunto che volevo mostrarvi il contenuto di un pacchetto ricevuto dal Giappone dalla mia cara e splendida Saku-chan, però la malinconia che provavo ogni volta che riaprivo quella scatola era tale da impedirmi persino di parlarne.

Sakura è indubbiamente una delle amiche più care che io abbia, nonché una delle persone più positive della mia vita.

Ero reticente nel raccontarle per filo e per segno cosa mi fosse capitato e questo non per mancanza di fiducia nei suoi confronti, ma per timore di causarle preoccupazioni e tristezza.
Col tempo ho trovato il coraggio di metterla al corrente di ogni cosa, e sebbene mi ferisse profondamente il sol pensiero di averla potuta rattristare, ero felice di averla resa finalmente partecipe degli sviluppi che la mia vita stava subendo e subisce tutt'ora.

Pienamente consapevole di come la distanza fisica tenda ad ingigantire preoccupazioni ed ansie, ho esercitato tutta la cautela possibile nel raccontarle ogni cosa.

Da parte sua, ovviamente, c'è stata una reazione di grande dolore misto però ad una forte solidarietà per quanto sto vivendo.

Mi sta vicina il più possibile attraverso email, chiacchierate su Skype, lettere cartacee e regalini che ogni tanto mi arrivano per posta.

Come questi dagashi (vi parlai delle dagashi e delle dagashi-ya qui, qui, e qua) e quella meravigliosa kinchaku di cotone blu che vedete raffigurata nella foto qui sopra e qua sotto.

I suoi regali mi riportano a lei e alla nostra splendida amicizia; mi riportano in Giappone; mi aiutano a riconnettermi con quella giapponesità che sento nel cuore. Lei m'invia cose che sa che amerò molto. Le sceglie con cura e con affetto immensi.

Apro le sue scatole e, prima ancora d'ispezionarne curiosamente il contenuto, chiudo gli occhi ed annuso l'aria al loro interno...quasi come a voler scioccamente cercar di acchiappare anche solo un millesimo di quell'aria a me così cara.

In questo suo pacchetto c'erano caramelline di zucchero colorate, gommose di Morinaga al latte, kokeshi-arare (eccoli qui in questa foto)...

Saporitissimi snack di polpa di ume...

Pacchetti di sukonbu (striscioline di alga konbu essiccata ed insaporita all'aceto. Il sukonbu è nella scatolina rossa).

Sakura sa del mio intenso amore per la lettura, e soprattutto sa quanto stia sentendo la mancanza dei miei libri giapponesi, ed è per questo che insieme ai dagashi c'era anche questo breve romanzo:
Yochimu di Hirashino Keigo

Ricevere pacchetti da Sakura significa per me rimanere seduta a guardare la scatola, senza aprirla, magari per mezz'ora nella speranza di riuscire a catturare ogni aspetto di quel contenitore che ha viaggiato mezzo mondo per arrivare a me.

Ricevere i suoi pacchetti significa aprirli, annusarne l'aria profondamente senza toccare nulla al suo interno.

Ricevere i suoi pacchetti significa esaminare ogni pezzo con gli occhi lucidi, il cuore colmo di gioia e con un sorriso malinconico-felice sul volto.

Saku-chan, grazie. Grazie dal più profondo del mio cuore.

Akiko-san verrà a trovarmi fra pochi giorni e l'emozione che sto provando in questi momenti è fortissima.
So che il nostro incontro sarà bagnato da copiose lacrime, ma anche da abbracci stritolanti, da sorrisi e sguardi pieni d'intesa, e da un legame che ci unisce da tempo ormai.

Ricordo ancora l'ultima volta in cui vidi Akiko-san: era il giorno prima della mia partenza dal Giappone. Era pomeriggio sul tardi, ed ero in una modesta caffetteria all'interno della stazione di Sagamino, nel Kanagawa.

Volevo piangere. Avrei voluto aggrapparmi a quella sedia per sempre.

Quel caffè che sorseggiavo da quell'anonima tazza biancastra sembrava non aver sapore e intorno a me non c'era rumore. O forse non lo sentivo.

Akiko aveva gli occhi che sorridevano ma che in realtà nascondevano tristezza. Il suo sguardo celava una malinconia che però io percepivo chiara e forte.

Tutto mi sembrava così surreale, così strano. Era come trovarsi sul palco di una recita sconosciuta e di cui non si conosce nemmeno la trama.
Mi sembrava di dovermi svegliare, di lì a poco...e invece no. Il sogno-incubo continuava.

Lei mi regalò un libro di brevi poesie giapponesi. Un libro che conservo ancora adesso e che ho qui con me, a Torino.
Vi parlerò di questo libro e di come io abbia cercato, in tutto questo tempo, di trovare conforto nelle sue parole...e di come io l'abbia trovato più volte.

Saper di rivedere Akiko mi sembra quasi come un sogno...ma questa volta un sogno da cui vorrei non svegliarmi.

Grazie a tutti coloro che continuano a commentare e che continuano ad unirsi alla pagina di Facebook dedicata al mio blog.
Venite! Io vi aspetto tutti e numerosi!

giovedì, settembre 15, 2011

Una volta...

(A sinistra: una piccola tsuru arancione che ho fatto qualche tempo fa. La tenera tsuru sta riposando sopra il mio tenugui che ho acquistato da Muji, qui a Torino.)

...un'amica statunitense mi disse che quando la vita ti dà (o meglio, ti appioppa) dei limoni, bisogna allora prepararsi una bella limonata rinfrescante e rigenerante!

Ricordo il sorriso che si dipinse immediatamente sul mio volto nel sentire queste sue parole, così cariche di grinta e di ottimismo!

Dopo tanti anni, quella frase ogni tanto mi ritorna in mente e mi regala puntualmente una sferzata d'energia, soprattutto nei momenti più maledettamente cupi in cui la propria esistenza sembra andare avanti solamente per inerzia.

Qualcosa vi ho accennato nel mio post precedente, e qualcos'altro vi accennerò anche ora.

Ma prima vorrei esprimere tutta - ma proprio tutta - la mia gratitudine a tutte le persone che mi hanno lasciato un commento, che mi hanno scritto email e che in qualche modo si sono messe in contatto con me per dimostrarmi il loro affetto e sostegno.

Sapere di non essere svaniti dai pensieri e dalla mente di chi ti leggeva e ti seguiva, beh...è un qualcosa di decisamente commovente.

Le parole in certi momenti non bastano ad esprimere la propria sincerità e riconoscenza, e quindi vi chiedo di percepire l'affetto - forte e genuino - di cui ho imbevuto ognuna di esse.

I primi limoni che la vita mi ha consegnato sono stati quelli della partenza dal Giappone, un periodo indescrivibilmente travagliato e che ha lasciato su di me un segno indelebile.
Il dolore sentito in quel periodo è stato lacerante. L'aver dovuto lasciare una terra che amavo e che amo immensamente, l'aver dovuto salutare persone a me care e dal cuore infinitamente gentile, l'essermi dovuta allontanare - con gli occhi stracolmi di lacrime - da una casa ed un quartiere a me così preziosi....ecco, forse potrei paragonare quel dolore a quello che provai quando, nel lontano 1999, salutai la mia famiglia per andare negli Stati Uniti dove sarei poi rimasta più di sei anni.

Ma i limoni più aciduli mi sono stati portati a dicembre del 2010, mese in cui si è verificato nella mia vita un fatto sconvolgente. Un duro colpo ricevuto dalla persona che credevo essere la migliore, la più fedele, la più dolce, la più tutto...e che invece si è rivelata in tutta la sua sconcertante slealtà, cattiveria ed infingardaggine.
Scoprire, di punto in bianco, e tramite una squallida telefonata, di aver vissuto una lurida menzogna è quanto di più devastante ci possa essere.

I miei occhi sembravano aver finito le scorte di lacrime, e allora si sforzavano di buttar fuori qualcosa che poi si traduce solo in altro rossore e gonfiore.

La forza di reagire mi ha quasi abbandonata del tutto in certi momenti, facendomi preferire - che Dio mi perdoni - la morte ad una vita che forse si era beffata di me in maniera tanto cruda.

Anche solo il desiderio di uscire e fare due passi era venuto meno, e con esso la volontà di riprendere ritmi di vita accettabili e che non ruotassero intorno ad un sonno semi-perenne, interrotto solo da pause bagno e pause pasto.

Il periodo, dunque, a cavallo fra dicembre e marzo è stato uno sprofondare in un vortice sempre più travolgente di tristezza, disperazione, scoraggiamento e voglia di lasciarmi andare per sempre.

Si dice che non possa piovere per sempre, e infatti quella bufera che aveva frantumato una parte importante della mia vita in quel periodo iniziò a calmarsi. Devo molto alla mia famiglia, ad alcuni miei amici che in quel periodo mi diedero ospitalità e la possibilità di riposarmi la testa.

Non riuscivo nemmeno ad aprire la pagina del blog; a rileggere i miei scritti; a rivedere le foto che scattavo con così tanto entusiasmo. Non riuscivo nemmeno a sentire le prime note di Shima-uta senza scoppiare in un pianto sconsolato.
Non ce la facevo.

Una parte di me paventava l'idea di riaprire quella scatola di preziosi ricordi (il blog), mentre l'altra desiderava fortemente rimettersi in contatto con quella realtà che mi aveva fatto stare così bene e che mi aveva regalato così tanta serenità.

Ho fatto, dunque, dei progressi, anche se ancora adesso la fitta che sento al cuore ogni volta che riapro Blogspot è notevole. Inoltre, per abitudine ormai, tengo spente le casse proprio per non sentire Shima-uta perché la sua dolcissima melodia riesce a strapparmi copiose lacrime nel giro di pochi secondi.

La mia vita è ancora a pezzi, e sto lentamente tentando di rialzarmi anche se è stramaledettamente doloroso e difficile. Tutto è stato messo a soqquadro. Quasi ogni cosa.
Non mi vergogno, infatti, a dirvi che sono alla estenuante ricerca di un lavoro da mesi, ma nessuno sembra interessato a darmi neanche una possibilità.

Quasi ogni cosa è stata distrutta, ma non tutto. Alcuni punti di riferimento sono rimasti ben saldi e ad essi mi appiglio con forza. Alcune persone molto preziose, e il mio spirito giapponese...quel dono che il Sol Levante mi fece in quei quattro anni passati là.

Grazie al consiglio di una persona a me molto molto cara, nella storia di Biancorosso Giappone è entrato in scena Facebook, il famosissimo social network di cui tutto il mondo (o quasi) ormai è a conoscenza.

Non pensavo di poter mai intrecciare il mio blog con Facebook, forse per la poca simpatia che ho per quest'ultimo. Pur tuttavia, mi rendo conto delle sue potenzialità e del valore che ha nel venirmi in aiuto: la pagina FB che ho creato per il blog ha infatti lo scopo di riunirci tutti, di far sì che possiamo scambiarci idee, iniziative, notizie varie e soprattutto aggiornamenti sul blog stesso e sugli sviluppi che avrà il bazar (perché ci saranno questi sviluppi! Parola mia!).

Se avrete piacere di unirvi al mio network, io vi aspetto.

Vorrei ringraziarvi ancora una volta, tutti ed indistintamente.

Ricordo, con speciale affetto, un'email che ho ricevuto alcuni giorni fa da una lettrice di nome Annalisa la quale, attraverso poetiche parole di una dolcezza rara, ha saputo regalarmi un sorriso e molto ottimismo. Sono parole, le sue, che ho letto e riletto...e ogni volta mi sembrava come se qualcuno mi avesse appena portato una calda coperta in una fredda notte d'inverno.

Io vi aspetto anche su FB, e intanto vi dirò ancora un'altra cosa: ho come l'impressione che con questi limoni verrà fuori una limonata prelibata, super dissetante e davvero rigenerante!

Korekara mo, ganbarimashoo ne!

venerdì, luglio 22, 2011

Sempre presente



(Dolcissimi glicini in fiore ふじ fuji che abbellivano il polmone verde del mio quartiere qua a Torino).

Cari amici del blog, dopo tanto tanto tempo ritorno sul mio amato Biancorosso Giappone.

Non sono sparita. Mi sono assentata perche` alcuni fatti dolorosissimi hanno sconvolto e stravolto la mia vita dalla testa ai piedi, buttandomi a terra con la forza di un ciclone.

Ma sono sempre presente.

Come la proverbiale fenice che risorge dalle ceneri, anch`io mi sto rialzando e sto ritornando a sorridere. E presto, ritornero` a scrivere. Anzi, c`e` gia` un aggiornamento in preparazione.

Spero che nessuno di voi si sia dimenticato di questo angolo tanto amato e che con altrettanto amore ha portato un pezzetto di Giappone nelle vostre case e nei vostri cuori.

Io non ho dimenticato ne` voi ne` questo blog. Non mi sarebbe possibile farlo, mai e poi mai!

Certi fatti hanno messo a soqquadro la mia vita, spargendo su di me a profusione dolore, amarezza e delusioni. Quella fiammella ardente che alimenta la voglia di vivere, di creare, di amare si stava per spegnere lentamente ma, poco prima che questo accadesse, persone e fatti stavolta positivi hanno nutrito quel fuoco che stava ormai per essere inghiottito dalla disperazione.

Sto ritornando, e questa volta saro` piu` forte, piu` decisa, piu` determinata, e con un sorriso piu` radioso che mai. I progetti che menzionai brevemente nel mio ultimo aggiornamento sono tutt`altro che archiviati ed impolverati!

mercoledì, agosto 04, 2010

Ancora qualche frammento

Il sole mi fa pensare all'eternita'. Una bella giornata mi sembra sempre possa continuare all'infinito, senza ritrovare mai la sua sera.

Stamattina da una piccola radio nera sono arrivate le note dolci e solenni dell'inno nazionale giapponese, 君が代 Kimi ga yo.
Proprio ieri ero a pranzo con Sakura e lei mi diceva quanto secondo lei quell'inno sia cupo e triste.

Io invece lo trovo magnifico.

Quando lo ascolto non riesco a non pensare al luccicante giallo oro puro di un'alba vista dal molo di Enoshima e al verde delle risaie rigogliose del Kanagawa.
E mi viene in mente anche il rosso incandescente di un tramonto quando il sole lentamente si va a riposare dietro le montagne del Tanzawa.

In questi giorni il canto orgoglioso dei minminzemi accompagna ogni singolo istante di queste giornate rese ancor piu' magiche dai voli danzanti di bellissime libellule blu, le cui ali sembrano fatte di un tulle iridescente.
Solo poche settimane fa Kanai-sensei mi diceva quanto gli sembrava strano che le libellule ci fossero gia' dato che di solito non si fanno vedere fino verso gli inizi dell'autunno. E proprio quel giorno, ritornando a casa, ho visto volteggiare un gruppetto di questi bellissimi insetti - questa volta dal corpo e le ali di un giallo brillante - e la mia gratitudine per questo regalo anticipato della natura era immensa: e' stato commovente poter ammirare quelle danze cosi' leggere e cosi' preziose.

Ripenso agli occhi lucidi di Kyoko-san e di Fusae-san mentre, in un caffe' affollato, mi davano due scatole di hinoki contenenti due degli oggetti piu' preziosi che io ora possegga.
Non volevo salutarle perche' sentivo che grosse lacrime calde mi avrebbero rigato il volto in un batter d'occhio.
Loro, come due mamme premurose e dolci, si preoccupavano per me per il fatto che probabilmente ora faro' un po' piu' di fatica a ritrovare i veri sapori giapponesi a cui sono abituata. Kyoko, come una mamma, mi ricordava l'importanza di pochi ma buoni ingredienti giapponesi come la salsa di soia, il mirin e il dashi con cui avrei potuto ritrovare i sapori della mia seconda casa.
Prima di voltarmi e ritornare verso la stazione, le ho abbracciate e ho detto loro che questo non era un sayoonara, ma un itte-kimasu 行ってきます a cui loro hanno risposto con un affettuoso いってらっしゃい itte-rasshai!

Penso a due giorni fa quando, su di un espresso per Yokohama, stavo leggendo le prime pagine di un breve romanzo in giapponese di paura, di 乙一 Otsuichi. Dopo aver letto poche righe, ho sentito la voce allegra di una donna che mi chiedeva se veramente riuscissi a leggere tutti quei kanji e quei kana. Dopo essermi voltata con fare un po' sorpreso, il mio sguardo ha incrociato quello di una signora anziana, forse sulla settantina, che mi sorrideva e mi guardava con occhi stanchi ma sinceri.
Dopo averle detto che si' so leggere in giapponese, mi ha fatto tante domande sul perche' e sul percome fossi qua in Giappone. La signora, che al collo aveva un tenugui bianco, mi parlava nella sua lingua ma ogni tanto le piaceva dirmi qualcosa in inglese, in un inglese tra l'altro molto corretto! Vedendomi sorpresa nel sentirla parlare inglese, la signora (non so il suo nome, ma mi piace pensare si chiamasse Chieko-san) mi ha detto che lei aveva un ragazzo americano durante la guerra ed ecco perche' sapeva parlare questa lingua.
Mentre mi raccontava di quell'epoca da me cosi' distante ma cosi' vivida nei suoi ricordi, non ho potuto non immaginare Chieko-san vestita con gli abiti che andavano di moda in quegli anni, magari qualcosa ancora in stile モガ moga,
Dopo avermi chiesto da dove venissi e averle detto che sono italiana, lei era ancora piu' stupita ed incuriosita!
Mi ha raccontato di come molto tempo fa qui in Giappone andassero di moda alcuni cantanti italiani come Wilma Goich e Bobby Solo, e mentre ricordava questi nomi le tornavano alla mente alcuni vecchi ritornelli delle loro canzoni.
Purtroppo mancava poco alla sua stazione e cosi' abbiamo dovuto salutarci. Chieko-san mi diceva che stava per andare in un'onsen (le terme giapponesi) ed ecco il perche' del tenugui bianco al collo. Ma prima di salutarci, mi ha stretto la mano e mi ha detto che era felice di avermi vista leggere nella sua lingua.
Arrivederci Chieko-san! Spero di poterla rivedere un giorno. Chissa', magari ci rincontreremo da qualche parte sulla Sotetsu-sen.

I vostri commenti preziosi mi hanno rincuorata molto in questi giorni di ansia e tristezza.
Ad ognuna di voi mando un abbraccio.

L'incontro a Torino e' un qualcosa che desidero molto e quindi faro' il possibile affinche' si realizzi.

Vi lascio la mia email: biancorossobazar(chiocciola)gmail(punto)com
Teniamoci in contatto in questo modo cosi' potremo metterci d'accordo ed organizzarci per benino.

いってきます!
Itte-kimasu.

sabato, luglio 31, 2010

Mille pensieri ed un arrivederci

Questo aggiornamento di oggi era in cantiere da qualche settimana ormai, ma solo ora riesco a portarlo finalmente a termine.

Ci ho impiegato un po` perche` poco e` stato il tempo libero a disposizione, ed altrettanto poca e` stata la voglia di scrivere. Scrivere avrebbe significato ritrovarmi faccia a faccia con alcune preoccupazioni che mi facevano male e che - anche se solo per poco tempo - ho preferito astutamente dribblare. Mi scuso dunque per non aver risposto diligentemente a tutti i commenti delle ultime settimane.

Ci sono alcune novita` molto importanti che vorrei condividere con voi.

Fra pochissimo lasceremo temporaneamente il Giappone. A mio marito e` stato assegnato un trasferimento provvisorio e che ci portera` ancora una volta in giro per il mondo.
In un secondo tempo vi diro` dove andremo.

Sebbene questo nuovo trasferimento sara` provvisorio, ha comportato e comporta dei cambiamenti non indifferenti e che hanno causato ansia, dolore, e preoccupazioni.

Ritrovo pero` conforto in questa temporaneita` che ci riportera` di nuovo qui in questo bel Giappone, la mia seconda ed amata casa.

A parte questa prima ed amarognola novita`, le altre invece sono decisamente piu` liete!

Seconda novita`: verso meta` agosto saro` a Torino, la mia adorata citta` natale. Ne approfittero` per far visita alla mia famiglia e trascorrere con loro un po` di tempo. Sono molto molto emozionata al pensiero di rivedere le persone e i luoghi a me cari, e il senso di gratitudine che provo mi fa sorridere di felicita`.

Se fra voi che leggete il blog c`e` qualcuno che ha piacere di organizzare un incontro fra i lettori di Biancorosso Giappone, nonche` una serata dedicata un po` al Giappone in generale, mi scriva per cortesia un`email oppure mi lasci un commento qui. Sarei felicissima ed onorata di poter conoscere anche solo qualcuna delle persone che con pazienza ed interesse hanno seguito il mio blog e i miei racconti di vita quotidiana nipponica.

Terza novita`: molti di voi indubbiamente ricorderanno il bazar, quel negozietto che ho gestito per circa un anno e mezzo tramite il blog e attraverso cui ho venduto, a tutta Italia, centinaia di oggetti giapponesi vari tipo bentoo-bako, bacchette, accessori vari per bento, vasellame, furoshiki, ecc.
Ebbene, miei cari lettori e lettrici, il bazar ritornera` in grande stile probabilmente verso la fine di dicembre!
Anche se non posso anticiparvi troppo, vi diro` che non sara` piu` un bazar casalingo, ma sara` un vero e proprio e-commerce che gestiro` in societa` con Sakura.
Ci specializzeremo nella vendita di oggetti giapponesi tradizionali e di qualita`. Siamo gia` in collaborazione con un maestro artigiano giapponese e che produce - a mano e ancora secondo le antiche tecniche tradizionali - il tatami.
Se si fara` questo incontro fra i lettori di Biancorosso Giappone, parleremo anche di questo progetto molto importante e che ha bisogno soprattutto dei vostri suggerimenti per poter andare nella direzione giusta. Naturalmente, pero`, i vostri consigli e pareri saranno ben accetti anche tramite i commenti o via email.

Quarta novita`: inaspettatamente mi e` presentata un`elettrizzante ed importante possibilita` di lavoro qui in Giappone e di cui vi parlero` meglio in seguito. Si tratta di un`opportunita` molto allettante e che pero` dovro` valutare nei minimi dettagli. Comunque sia, nel frattempo questa prospettiva mi riportera` con una certa frequenza qui nel Sol Levante, cosa che non puo` che rallegrarmi infinitamente.

Quinta novita`: ancora alcuni ritocchi finali qua e la` e a breve verra` pubblicato il mio primo libro. Sara` una raccolta molto speciale dei ricordi piu` preziosi del Giappone e che includera` anche del materiale inedito.
A questo emozionante progetto stanno collaborando, per la parte tecnica, mio marito e Deborah Soglia. Devo ad entrambi tutta la mia gratitudine.
Non appena il libro sara` pronto, aggiornero` questo blog con tutte le informazioni necessarie per l`acquisto.

Tanta gratitudine la devo anche a voi che che mi seguite con cosi` tanto entusiasmo da tempo.

Ma gli addii m`incupiscono piu` di quanto immaginiate, ed e` per questo che preferisco un sayoonara temporaneo, un arrivederci a prestissimo, un ciao accompagnato da un sorriso.

Presto postero` un aggiornamento qui sul blog quindi questo non e` un addio. No, non lo e`.

Anzi, preferisco chiudere come faccio spesso e cioe` augurandovi un buon fine settimana.

venerdì, luglio 16, 2010

Tsubaki-abura: una vecchia saggezza

(A sinistra: il mio botticino di olio di camelia. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Non esiste un metodo preciso con cui avvicinarsi ad una cultura e prenderla per mano.

Si comincia con quel briciolo di curiosita' sincera e ci si ritrova avvolti in un interesse profondo e costante che da' vita ad un'insaziabile sete di sapere.

E quella sete aumenta alla stessa velocita' con cui aumentano le nuove esperienze.

Spesso ci si avvicina ad una cultura grazie a dei libri, ad una cucina che ci piace, a dei film particolari, a delle canzoni preziose, o a dei cari amici. Oppure alle volte e' un viaggio inaspettato a seminare in noi quella fiammella di curiosita' che poi si tramutera' in passione.

Approfondire una cultura diversa dalla propria non significa seguire per forza un itinerario ben preciso e che ci conduca dal punto A al punto Z; anzi, a dirla tutta, lo stesso vale per la propria di cultura e che spesso non si conosce mai abbastanza.

Ognuno trova da se' una strada che lo affascina e inizia a percorrerla, un passo per volta. Ogni tanto si fermera' ad esplorare una o piu' delle tante, tante diramazioni di questa strada.

Non saprei spiegarvi dettagliatamente tutto il percorso che ho compiuto io fino adesso. So pero' che fin dall'inizio mi sono lasciata prender per mano e trasportare dall'affetto che ho per il vecchio Giappone.
Pensare che io non nutra interesse alcuno per il Giappone moderno e tutti quegli elementi ad esso legati come la tecnologia, i videogame, i manga, gli anime, la moda e via dicendo, non corrisponde al vero. Anche quelle sono strade - o forse diramazioni che partono dalla mia - e che ogni tanto mi piace esplorare.
Sono pero' appunto diramazioni e in esse non mi soffermo a lungo perche' poi ritorno sul mio corso principale e riprendo il mio cammino.

Il profondo rispetto e l'indescrivibile passione per il Giappone tradizionale mi hanno portata a conoscere un po' il carattere dei giapponesi ed il loro presente. Ma da sapere c'e' ancora tanto o, come diceva una mia professoressa di tedesco, di acqua sotto i ponti ne deve ancora passare molta.

E allora, dopo essermi fermata a riposare un attimo, mi rialzo e riprendo il mio percorso.

Infinitamente affascinanti sono, ad esempio, i vecchi segreti di bellezza delle donne giapponesi perche' quelle astuzie e quei trucchetti in fondo si basavano sui principi di un'elegante frugalita' che ancora oggi - a dispetto del nuovo consumismo e della corsa all'avere e non all'essere - in fondo in fondo fanno parte del DNA nipponico.

Uno di questi segreti di bellezza e' l'olio di camelia, un prodotto puro e rispettato per le sue eccellenti proprieta' idratanti e rigeneranti.
Da secoli e' il segreto che si cela dietro le proverbiali e lucenti chiome corvine delle donne giapponesi. In vecchissime stampe ukiyo-e appaiono spesso bellissime donne con i loro meravigliosi capelli neri accuratamente idratati proprio grazie all'ausilio dello 椿油 tsubaki-abura, cioe' olio di camelia.

Quello che vedete nelle foto e' il mio olio di camelia preferito. Si dice che il migliore provenga da Ooshima, nella Prefettura di Tokyo, dove da secoli si coltivano le camelie per uso prevalentemente cosmetico, ma anche gastronomico. Quest'olio, infatti, viene usato anche come raffinatissimo condimento in cucina; l'olio di camelia per uso alimentare pero' e' terribilmente costoso e quindi non molto diffuso.

Si dice anche che siano le donne di Ooshima ad avere le piu' incantevoli chiome di tutto il Giappone!

Proprio ad Ooshima c'e' un'azienda che produce quest'olio in vendita su tutto il territorio nazionale e anche all'estero (su Internet e' facilmente reperibile tramite Amazon).

Pero' qualche tempo fa, in vista dell'ondata di caldo e di umidita', mi sono ritrovata per le corsie di un supermercato a curiosare fra i prodotti alla camelia per i miei ribelli capelli ricci.
In passato avevo gia' provato il celebre olio Ooshima (il prodotto prende il nome dalla sua zone d'origine), e avrei voluto ricomprarlo, ma non ce n'era piu', e cosi' ho pensato di provare qualche altra marca.

Purtroppo in commercio - soprattutto su Internet - circola molto olio di camelia di provenienza cinese che pero' viene etichettato come prodotto giapponese. Sebbene anche la Cina abbia un antico legame con la camelia, molte aziende cinesi hanno velocemente approfittato del crescente interesse verso il Giappone producendo un'olio di camelia con metodi sospetti e che, visti i prezzi generalmente troppo bassi, riflette una qualita' forse scadente.

Guardando meglio tra gli scaffali, ho scoperto un olio di camelia prodotto da una vecchissima ditta con sede a Tokyo, di nome 本島椿 Hontoo Tsubaki.
E' un olio di cui i miei capelli sembravano aver disperatamente bisogno. L'effetto crespo che solitamente mi perseguita nei periodi piu' caldi dell'anno e' quasi del tutto svanito!
I capelli sono ora lucidi, morbidi, ma non unti.
Faccio come facevano le donne di una volta, e aggiungo qualche goccino d'olio anche sul mio pettine di legno in modo che questo assorba il prezioso liquido e possa quindi continuare a nutrire i miei capelli, anche da asciutti.

Pur essendo un prodotto di una volta, l'olio di camelia continua a rimanere un irrinunciabile prodotto di bellezza anche adesso. Le ragazze delle nuove generazioni fanno scorte di prodotti l'Oreal, Garnier, o Vidal Sassoon, pero' ad un tocco di camelia non rinunciano neppure loro. Pare che persino alcuni uomini lo utilizzino!

Alcune grandi case cosmetiche da tempo cercano di sfruttare un po' questo amore per lo tsubaki-abura creando prodotti a base di questo antico ingrediente. La Shiseido, ad esempio, gia' da anni vende una linea per capelli e che si chiama proprio Tsubaki.
Ecco qui il mio shampoo Tsubaki nel flacone rosso, ed un altro trattamento (di un'altra marca) sempre alla camelia.
Sono prodotti di qualita', ma alla fin fine non c'e' nulla di meglio del vero e puro tsubaki-abura.
L'olio di camelia non e' solo un toccasana per i capelli, ma e' ottimo come olio per il corpo da usare prima del bagno o la doccia; come trattamento idratante per pelli molto secche; come trattamento anti-smagliature; come idratante per le labbra; e come olio per cuticole.

Per i capelli si puo' usare sia come impacco pre-shampoo, oppure come trattamento anti-crespo sui capelli puliti e gia' asciutti (in questo caso ne bastano pochissime gocce).

Lo tsubaki-abura e' un elemento considerato molto wa perche' ha radici antiche e che dimostrano l'affidabilita' di certe vecchie saggezze.

Il ritorno allo stile di vita tradizionale e' un fenomeno che sta pian piano riemergendo qui in Giappone, attraverso articoli di giornale, libri e trasmissioni.
C'e' un ritorno alle cose di una volta, come il furoshiki al posto delle borse di plastica; i kanzashi al posto degli elastici; i bento-bako di legno al posto di quelli di plastica; l'utilizzo di delicatissimi profumi in pasta giapponesi al posto di quelli classici europei.
Ho un libro di questo genere in cui l'autrice invita tutti ad adottare qualche piccola abitudine tradizionale giapponese, senza sentirsi necessariamente vincolati dalle rigide regole che governano varie discipline antiche come la cerimonia del te', la cerimonia dell'incenso, oppure l'utilizzo di furoshiki, kimono, yukata, ecc.

Mi piace molto lo stile informale e rilassato di 金子由紀子 Kaneko Yukiko, questa scrittrice la quale, attraverso un linguaggio moderno e al passo coi tempi, incoraggia le nuove generazioni ad abbracciare i tesori di una volta. Magari un giorno vi parlero' in modo piu' approfondito di questa sua opera.
Il vecchio Giappone e' un passato che pur non appartenendo al mio passato, fa ormai ed indissolubilmente parte del mio presente.