mercoledì, marzo 05, 2008

Wagashi di primavera e altre chiacchiere

Come ogni mese ormai, anche ieri Ishii-san ci ha regalato il consueto assortimento di wagashi. Quelli di questo mese, pero', sono decisamente primaverili, resi tali soprattutto dalla presenza molto aromatica dei sakura-mochi.
Ed ecco i sakura-mochi un po' piu' da vicino:
Chi di voi segue Biancorosso regolarmente, forse ricordera' l'articoletto che ho scritto la scorsa primavera, proprio riguardante i sakura-mochi.
E proprio come per il te' al sakura di ieri, anche con questi mochi non sono riuscita a fare amicizia. Ci ho provato, ma il risultato e' stato pessimo. Peccato, pero'.
D'altra parte, questi mochi sono cosi' carini ma, per quel che mi riguarda, immangiabili.

Innanzitutto, ci si rende immediatamente conto della loro presenza per via di quel pungente odore che e' tipico del sakura. L'odore di per se' non e' sgradevole, anzi! E' molto aromatico ed arricchito da delle note erbose che rendono questo profumo particolarmente accattivante.
In fondo, e' poi lo stesso profumo del te' di ieri.
Ma da quest'esperienza sakurosa, ho imparato che un buon profumo non si traduce automaticamente in un buon sapore. Eccome se l'ho imparato!

La foglia che avvolge il mochi e', ovviamente, una foglia di sakura.
Pensate che le foglie di sakura utilizzate per questi mochi vengono conservate in salamoia, quindi, come potrete facilmente immaginare, sono salate come non mai!
E ora che ci penso, con molta probabilita' anche i fiori di ciliegio del te' evidentemente vengono pre-trattati con del sale, nel tentativo di farli durare quanto piu' a lungo possibile. Puo' darsi.

La consistenza del mochi stesso, inoltre, e' molto diversa da quella dei normali mochi in quanto e' semi-gelatinosa e tremendamente appiccicosa.

Pur rimuovendo la foglia pestiferina, sul mochi rimane comunque l'odore/sapore dell'aromatica foglia salata. Questo significa che la differenza tra il mangiare il mochi o la foglia e' nulla. L'unica vera differenza starebbe unicamente nella consistenza che ognuno di questi ha.
Tra l'altro, ricordo che l'anno scorso ho fatto proprio la temeraria: ho sfidato i sakura-mochi, mangiandomi pure una delle loro salatissime foglie! Beh, e' stata un'esperienza da non ripetere assolutamente mai piu'.

La parte esteriore dei sakura-mochi e' cosi' problematica che prima di riuscire ad arrivare al prelibato ripieno di marmellata di azuki, ci si ritrova senza piu' un briciolo di pazienza.

Oramai ho capito che, sempre per quel che mi riguarda, il sakura regna sovrano se usato come decorazione, se osservato quando in fiore, se annusato in profumi o cosmetici che ne contengono l'essenza, ma in cucina proprio non deve entrare.

Ad esempio, a gennaio ho comprato, in una boutique giapponese di articoli tradizionali, un piccolo profumino in pasta al sakura. Ebbene...e' piu' che divino! Ne basta appena appena perche' quel celestiale effluvio duri per ore sulla pelle.
Ecco il mio profumino:
Povero sakura-mochi! L'ho proprio tartassato!
Ma passiamo ad alcuni di quei wagashi che invece sono la quintessenza della bonta' della finissima arte pasticcera nipponica. Ad esempio, tra i dolcini di Ishii-san che non facevano parte della scatola, ecco un delizioso 草もちkusa-mochi, :
I kusa-mochi sono dolcini molto aromatici, e dal ripieno di あんこ anko, o marmellata di azuki.
L'impasto dei kusa-mochi e' caratterizzato da quella delicata tonalita' di verde grazie alla presenza delle foglie triturate di assenzio.
Fra l'altro, il kanji in giapponese vuol dire "erba".
Ecco un altro kusa-mochi, dalla forma diversa, che ho acquistato in una pasticceria di Shinjuku un mesetto fa, circa:
Vicino al kusa-mochi, un golosissimo わらびもち warabi-mochi cosparso di kinako.

C'era anche un delizioso 黒砂糖もち kurozato-mochi, ovvero un mochi panciuto dall'impasto lievitato, e quindi diverso da quello tradizionale a base di pasta di riso glutinoso. Questo mochi era a base di kuro-zato, o zucchero nero di canna di Okinawa, una prelibatezza di cui sono smodatamente golosa.
Al suo interno, questo mochi sopraffino racchiudeva un morbido cuore di anko, o marmellata di azuki.
Purtroppo, la mia golosita' davanti a qualunque cosa a base di kuro-zato e' tale che mi sono completamente dimenticata di fotografare il mochi tentatore. Pur tuttavia, non mi sono di certo dimenticata di mangiarmelo!

Nella mia lista personale di wagashi prediletti, figurano anche i どら焼き dorayaki, deliziosi dolcini resi celebri dal leggendario gattone blu spaziale, ossia ドラえもんDoraemon! Si sa, quel simpatico gattone pasticcione ha un vero debole per questo wagashi.
I dorayaki sono fatti di due dischi di morbida torta カステラ kasutera (soffice torta importata in Giappone dai mercanti portoghesi nel XVI secolo, a base di uova, farina, e amido), con in mezzo un generoso strato di anko.
Ecco i dorayaki della mia scatola:
Sempre parlando di dolci giapponese, anche se non proprio piu' di wagashi, di recente ho comprato questa squisitezza:
Sulla scatola c'e' scritto ひとくちだんご hitokuchi-dango. I dango sono piccole polpettine dolci fatte di mochiko o farina di riso; la parola hitokuchi, invece, significa che possono essere mangiate in un sol boccone, perche' sono piccoline!
I dango sono delicatamente immersi in una ghiotta marmellata di azuki dal sapore non troppo dolce.

Abitando qui in Giappone, lentamente e senza neanche accorgersene, ci si abitua a tanti sapori normalmente estranei ai palati occidentali, particolarmente quelli italici.
Uno di questi sapori e' senz'altro quello dell'anko.
Come gia' ho detto in precedenza qui sul blog, i primi tempi non riuscivo nemmeno a sopportare l'odore della marmellata di azuki, quindi figuriamoci il sapore! Col tempo, pero', le cose sono cambiate radicalmente tant'e' che adesso non solo me la divoro sotto forma di ripieno di mochi et similia, ma me la vado addirittura a comprare pura nei vasetti, come quelli della foto qui sopra!

I giapponesi stessi si stupiscono quando vedono che ad un occidentale piace l'anko.
In realta', pensandoci bene, l'anko non ha un sapore cosi' strano a cui risulti effettivamente difficile abituarsi. Cio' che blocca molti occidentali e' il fatto che si tratta di fagioli...dolci!
In genere, i fagioli ci piacciono con la pasta, in insalata, e in mille altri modi. Ai messicani, per esempio, piacciono schiacciati e fritti in padella. Agli americani piacciono cotti a lungo in un sugo preparato con carne di maiale e mille spezie.

Insomma, tante ricette a base di fagioli, ma nessuna in cui quest'ingrediente si trasformi in un budino, in una ciambella spolverata di bianchissimo zucchero, o di zuccherino ripieno per crostate o sgonfiotti.

Ecco il perche' di tanta diffidenza.

Eppure, mia mamma dopo pochi giorni che era qui, ha assaggiato l'anko ed e' diventata improvvisamente un'adoratrice di questa marmellata del Sol Levante. Anche lei, infatti, prima di partire si e' fatta una bella scorta di anko, pronta da gustare a colazione, magari spalmata sul pane.
Le mie amiche giapponesi, come previsto, erano cosi' stupite nel vedere che un'occidentale come mia mamma, per giunta in Giappone da pochissimo, fosse gia' diventata cosi' golosa di crema dolce di azuki!

E dopo tutto questo scrivere di dolci, direi proprio che mi merito un pezzetto di dorayaki!

Itadakimasu!! いただきます!!

6 commenti:

dgtalgiulia ha detto...

Ciao Marianna!

Concordo con te per quanto riguarda i sakura mochi...
Anche io ne ho assaggiato uno tempo fa e sono rimasta orripilata!
Anche perchè quel sapore terribile rimane anche togliendo la foglia!!

E ieri quando hai descritto il te coi fiori di sakura ho subuito pensato a quel saporaccio!!

Hai tutta la mia comprensione! ^^

Ciao,

Giulia

Ginevra ha detto...

ciao,
sono una tua lettrice silenzionsa. Sono incuriosita dal Giappone e trovo che tu riesca a raccontare un sacco di cose interessanti in modo veramente piacevole.

L'altro giorno ho comprato in un market asiatico qui a Milano un sakura mochi (mentre l'ho comprato non ero consapevole di come si chiamasse e che quella che lo avvolgeva fosse una foglia di ciliegio in salamoia), anche io sono rimasta abbastanza orripilata dalla foglia salata e non sono nemmeo riuscita ad eliminarla del tutto perchè era saldata al resto del dolcetto.
Per quanto riguarda la marmellata di azuki affascinata dalle descrizioni ho anche provato a farne una versione italica, mescolando gli azuki con castagne secche non era male. Però sarei curiosa di proverne la versione originale.

Anonimo ha detto...

Marianna ma guarda il caso, quei sakura mochi sono il nuovo sfondo del nostro forum :D
Che peccato che abbiano un sapore così salmastro, dev'essere terribile come gusto... almeno per noi occidentali :D
Però il loro aspetto è meraviglioso! Sembrano delle nuvolette rosa con le foglie!
Anche il mio padrone di casa ogni tanto mi fa qualche omaggino, tipo dei limoni del suo giardino o una bottiglia di grappa fatta in casa ;)
Un abbraccio!
Erika

biancorosso ha detto...

Ciao amiche :)
Grazie della visita!

Mannaggia, avevo appena finito di rispondere ad ognuna di voi, ma Blogger si e' pappato il mio commento. Uffa!

Vi mando un abbraccio e grazie ancora della visita! Spero vogliate tornare a trovarmi presto,

Mari

Mitì ha detto...

E' sempre un piacere leggerti, tesora! :-*

Lùthien ha detto...

...Io adddooooro Doraemonnnn *-*
E mi piacerebbe tanto assaggiare i Dorayaki così come tutto ciò che mi consiglieresti!