martedì, luglio 06, 2010

Fukin, wagashi e chiacchiere

(A sinistra: dei bellissimi tovaglioli che ho ricevuto in regalo da Fusae-san. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Sta diventando difficile e doloroso mettersi qui a scrivere, e i motivi sono tanti.
Il caldo, ad esempio, non solo mi fa venir voglia d'impostare a mille il ventilatore ed incollarmici davanti, ma mi fa perdere ogni briciola d'ispirazione.

Il caldo e l'umidita' si stanno facendo via via sempre piu' insopportabili, e le frequenti piogge non fanno altro che peggiorare la situazione rendendo l'aria ancora piu' pesante.

Nonostante cio', ho intenzione di pubblicare un po' di articoletti nuovi questa settimana e quindi non dimenticatevi di tornare a trovarmi.

Mercoledi' scorso sono venute Kyoko-san e Fusae-san a trovarmi. Come sempre, mi sono divertita un mondo in loro compagnia. Entrambe adorano scherzare e raccontare aneddoti curiosi e divertenti, e non a caso il tempo con loro vola veramente alla velocita' della luce.

Fusae-san proviene da una famiglia di dottori e di artisti; una sua nipote, infatti, dipinge e crea oggetti meravigliosi, tutti in stile tradizionale giapponese. E cosi' ha pensato di portarmi alcuni meravigliosi tovaglioli decorati proprio da questa sua bravissima nipote.

Alcuni sono decorati con immagini di おにぎり onigiri e di kama (un tradizionale tipo di pentola).

Sulla confezione c'e' scritto, in verticale, ペーパー和フキン Peepaa wa fukin, cioe' tovaglioli di carta in stile giapponese.

Il kanji wa e' un carattere speciale, secondo me. Lo e' perche' in esso e' racchiuso il significato di giapponesita'.

Ho pensato molto a wa in questi giorni perche' volevo provare a spiegarvi che cosa significhi per me questo kanji, ma temo di dovermi arrendere. L'articolata matassa di pensieri, emozioni e sensazioni che questo kanji sa suscitare in me e' troppo complessa da tradurre in parole. E' come quando qualcuno vi chiede di spiegare - magari pure in modo conciso - che cosa significhino parole astratte come giustizia, liberta', lealta'.

in giapponese significa pace ed armonia ed e' forse per questo che continua - suo malgrado - a venir sfruttato e bistrattato dalla terribile moda dei kanji usati come tatuaggi o come nauseante decoro di quest'oggetto o di quell'altro.

Ma il suo significato e' anche un altro. quasi sempre indica un qualcosa pensato, creato e inteso in stile tradizionale giapponese. E' l'esatto contrario di yoo (questo kanji significa sia oceano che stile occidentale). Questo kanji lo si trova spesso abbinato al carattere fuu (e che significa sia vento che stile o maniera), formando quindi la parola 和風 wafuu cioe' stile giapponese.

Un classico esempio:

和食 washoku = cucina giapponese, intesa come cucina tradizionale, quindi per esempio niente raamen o curry. Un piatto diventa washoku quando e' composto da ingredienti tradizionali e quando e' servito seguendo lo spirito , prestando attenzione quindi al vasellame, alla sua forma, ai suoi colori.

洋食
yooshoku = cucina occidentale. Questo termine raggruppa tutti quei piatti composti da ingredienti non tradizionali, come ad esempio オムライス omuraisu (un'omelette ripiena di riso), コロッケ korokke (crocchette di patate aromatizzate in vari modi), ナポリタンパスタ naporitan pasuta (spaghetti conditi con un sugo a base di peperoni, salsiccia, pomodoro, ketchup, cipolla, ecc.)

Piatti tipo i raamen o i gyooza non fanno parte del washoku, ma sono considerati piatti 中華 chuuka ossia cinesi, motivo per cui i giapponesi generalmente trasecolano quando sentono uno straniero dire che il suo piatto giapponese preferito sono i raamen! Devo dire pero' che il ruolo dei raamen nella cucina giapponese moderna resta ancora abbastanza da chiarire.

Ma a parte il cibo, emerge nell'arte attraverso colori sobri e semplici; attraverso spazi che appaiono disadorni agli occhi occidentali, ma che invece per un giapponese sono ricchi ed accoglienti. Si manifesta attraverso uno spazio in cui appaiono solo uno spruzzo di colore oppure una foglia verde, una manciata di petali o magari un rametto e due sassolini di fiume.
Si manifesta attraverso la presenza di colori tradizionali giapponesi, come il bianco, il blu, il vermiglio, il verde chiaro, il viola scuro. Ma si riflette anche nella presenza di elementi tradizionali, come succede con questi bellissimi tovaglioli che probabilmente non usero' mai.

梅干 Umeboshi.

浴衣 Yukata.
e' anche uno dei kanji che compongono uno dei vecchi nomi del Giappone: 大和 . In questo caso, pero', ha una lettura capricciosamente irregolare, infatti 大和 si legge Yamato.

E anche ieri abbiamo ricevuto in regalo deliziosi wagashi da parte di Ishii-san. E come sempre, il pacchetto era avvolto nella profumata carta verde della pasticceria 三吉野 Miyoshino.

La consueta scatola elegante e dai colori squisitamente mi ha accolta con il suo affabile e familiare sorriso.
Al suo interno mi aspettavano dei rinfrescanti yookan, dei daifuku al matcha, e manjuu alla castagna.
Uno di quei daifuku ha accompagnato il mio sencha di stamattina.

Il giretto di perlustrazione alla casa / bottega d'antiquariato dei fantasmi si e' concluso con una serie di punti interrogativi rimasti tali.

Quel giorno la sensazione che qualcuno ci stesse guardando da dietro i vetri smerigliati dell'engawa era forte, ma il fatto di non aver visto nessuno con i miei occhi mi fa credere che forse era davvero solo una sensazione ingiustificata. Chissa'.

Dopo esserci lasciati alle spalle Gengodoo (questo e' il nome della bottega fantasma), Sakura ed io ci siamo incamminate malvolentieri per la stradina che conduce alla scala arrugginita e che, a sua volta, si affaccia su quella stradina circondata da boschetti di bambu'.

Entrambe avevamo sul volto un'espressione triste e delusa, e mentre cercavamo di non perdere l'equilibrio camminando su quello strettissimo marciapiede su cui ci sta un piede per volta, con le mani ci facevamo aria nel tentativo di ritrovare un po' di sollievo in quella mattinata piovosa ma torrida.

Tornando verso casa, ci siamo ritrovate a parlare di un argomento alquanto curioso: i tatuaggi. Ne' lei ne' io ne abbiamo, e onestamente non ricordo quale sia stata la fonte che ha dato vita a questa conversazione. Ricordo pero' che Sakura mi ha spiegato la differenza abissale che intercorre fra un semplice tattoo-shop ed una vera 刺青屋 irezumi-ya. I primi sono semplici negozi in cui si fanno tatuaggi di vario genere, mentre le irezumi-ya sono posti dove si eseguono solo tatuaggi tradizionali giapponesi (tradizionali sia come soggetti che come metodo di esecuzione).
Nei tattoo-shop ci puo' andare chiunque e chiunque abbia il desiderio di farsi tatuare qualcosa sulla propria pelle e' il benvenuto; nei tattoo-shop inoltre e' possibile richiedere infiniti tipi di tatuaggi, tra cui anche quelli tradizionali giapponesi che pero' - a detta di Sakura - non saranno mai tradizionali al 100% perche' a farli non e' un maestro di irezumi.
Nelle irezumi-ya, invece, ci possono entrare solo membri di una particolare organizzazione: la yakuza o 極道 gokudoo.

Le irezumi-ya vengono gestite solo da esperti del tatuaggio giapponese tradizionale i quali, per rispetto di una specie di codice d'onore che vige in questa categoria di artisti, promettono - anzi giurano - di non fare tatuaggi agli 一般人 ippanjin (questa e' una parola tipica del linguaggio della yakuza e significa persona normale, comune, insomma chiunque non sia membro della loro organizzazione).

Sakura mi parlava anche di un anziano signore che conosce, un maestro di irezumi. Questo maestro, nonostante l'amicizia che ha con Sakura, si e' sempre e categoricamente rifiutato di farle un tatuaggio proprio perche' lei e' una ippanjin.

Io l'ascoltavo col fiato sospeso e con lo sguardo rapito. Lei parlava ed io ascoltavo. Piu' parlava e piu' il discorso si faceva affascinante.

Pero' ad un certo punto ho cominciato a far caso ad un particolare: ogni volta che mi capita di toccare l'argomento "yakuza" con lei, una sorta di aura di autorevolezza comincia ad emergere e ad avvolgere le sue parole. Mi e' sembrato strano che ne sapesse cosi' tanto, ma soprattutto in maniera cosi' dettagliata e precisa. Conosce il linguaggio di questa gente, le loro usanze, i loro posti preferiti.
Ad esempio, i tatuaggi in genere sono ancora malvisti qui in Giappone proprio perche' sono un simbolo della yakuza, della criminalita', dell'underworld. Per questo motivo ancora adesso vige la regola secondo cui chi e' tatuato non puo' entrare in molte onsen (terme). Eppure Sakura mi parlava delle onsen solo per yakuza dove, naturalmente, i loro bellissimi tatuaggi non solo sono ben accetti, ma sono quasi una garanzia.

Le sue spiegazioni dettagliate ed esposte con quella sicurezza che denota padronanza di un argomento mi hanno affascinata ed insospettita al tempo stesso.

Non volevo offenderla facendole domande troppo dirette (la schiettezza per noi occidentali spesso e' un pregio, ma per i giapponesi e' una mancanza di rispetto), e quindi ho ingoiato quella domanda e mi sono tenuta i miei sospetti.

Pero' sono rimasta poco tempo in compagnia di questi dubbi. Eh si, perche' sempre strada facendo, dai suoi discorsi sono emersi indizi ancora piu' curiosi e che mi hanno aiutata a scoprire un lato di Sakura che fino a quel momento era rimasto nascosto.
Lei non e' e non e' mai stata membro della yakuza, pero' la yakuza ha fatto parte della sua famiglia per molti anni. Il fratello di suo nonno e' stato a lungo il boss di una famiglia di yakuza la cui saldezza e' venuta meno proprio in seguito all'arresto di questo parente.

Ed ecco dunque spiegata la sua familiarita' con l'argomento.

La settimana scorsa siamo ritornate da Gengodoo e la stessa atmosfera misteriosa dell'altra volta ci ha accolte.
Questa volta, pero', c'erano due automobili parcheggiate davanti alla bottega, eppure nessuno e' venuto ad aprirci.

Non c'erano rumori, suoni, niente. Era tutto silenziosissimo, quasi come se fosse veramente una bottega fantasma. Ma ci sentivamo osservate lo stesso.

Il marito di Sakura si e' offerto di andare personalmente sul posto ad indagare sulla faccenda. Intanto, pero', chissa' che a Sakura e a me non scappi un altro giretto da quelle parti, magari questa settimana.

Ringrazio chi mi legge sempre e ringrazio anche chi ha commentato nello scorso articoletto. Finiro' di rispondere a tutti i commenti il prima possibile.

Concludo due cose: con la foto di un nuovo Garigari-kun che ho acquistato l'altro giorno, al sapore di nashi e che significa pera. La nashi pero' non e' uguale alla pera occidentale, ma e' tonda e ha una polpa piu' acidula che come consistenza assomiglia molto alla mela.
E con un brano che mi piace alla follia: una sublime canzone giapponese degli anni Sessanta, intitolata 君が好きだから Kimi ga suki dakara (perche' mi piaci / perche' ti amo; anche in questo la schiettezza non e' apprezzata) di 加山雄三 Kayama Yuuzoo, un grandissimo cantante ed attore che ha fatto fortuna proprio in quegli anni. Ecco qua e buon ascolto.

PS. Ho ricevuto due bei commenti da S. e da Sayuri che pero' il capriccioso Blogger non mi lascia pubblicare. S. e Sayuri: se non vedete i vostri commenti, non pensate li abbia cancellati. Piu' tardi provero' a pubblicarli nuovamente sperando che stavolta Blogger non faccia le bizze.
Aggiornamento: Blogger sembrerebbe essersi rimesso in sesto e a breve dovrebbero apparire i commenti.

15 commenti:

Sayuri ha detto...

questa cosa delle sette di tatuatori mi incuriosisce davvero! non ne sapevo nulla... a proposito di wagashi.. non è che potresti postare la ricetta dei sakura mochi? *.* purtroppo il domyoji non si trova... però ho il mochigome... come posso fare per cucinarlo a dovere per i sakura? grazie!!!^^

S ha detto...

oddio che meraviglia quei tovagliolini e quanto ti invidio per poter consumare quei dolcetti col the... sigh... vorrei tanto poter essere in giappone anche io... :(

luby ha detto...

ho una ciotola con quel carattere impresso sul fondo ^_^
mi è stata donata da un' amica.

biancorosso ha detto...

Blogger continua a fare i capricci e non mi lascia pubblicare i commenti.
Ho pensato quindi, nel frattempo, di riportare qui i commenti che ho ricevuto e di rispondere. :)

Ecco qui.

Sayuri:
"
questa cosa delle sette di tatuatori mi incuriosisce davvero! non ne sapevo nulla... a proposito di wagashi.. non è che potresti postare la ricetta dei sakura mochi? *.* purtroppo il domyoji non si trova... però ho il mochigome... come posso fare per cucinarlo a dovere per i sakura? grazie!!!^^"

S.:
"oddio che meraviglia quei tovagliolini e quanto ti invidio per poter consumare quei dolcetti col the... sigh... vorrei tanto poter essere in giappone anche io... :( "

Luby:
"ho una ciotola con quel carattere impresso sul fondo ^_^
mi è stata donata da un' amica. "

Ciao Sayuri :)
Non ho mai preparato i sakura-mochi perche' a dir la verita' non mi piacciono molto, pero' sarei felicissima di poterti aiutare con la ricetta! Piu' tardi vado a vedere sul mio ricettario di wagashi e ti riportero' poi la ricetta qui nei commenti. Va bene? :) Spero ti sia d'aiuto.

Ciao S.,
Lo so, non e' molto ma mi piace sempre far finta che tutti voi che leggete questo blog siate ospiti qui e che magari possiate prendere un te', un wagashi e magari fare due passi per il Giappone.
Ti mando un caro saluto!

Ciao Luby,
Chissa' che bella la tua scodella! :) Di che colore e'? E la forma? Adoro il vasellame e in piu' sono una curiosona. ;)) Quando il vasellame e' marchiato sul fondo, poi, e' ancora meglio!
Nel mio articoletto mi riferivo a quegli oggetti che in realta' sono di cattiva qualita' (spesso di provenienza cinese) e su cui ci stampano kanji un po' di qua e un po' di la' giusto per fare scena.
Mi e' capitato di vedere dei vasi fatti cosi' ed erano veramente tremendi. Sembrava che i kanji fossero stati dipinti / stampati a casaccio! C'erano tutti i classici kanji super-sfruttati: pace, amore, lealta', felicita', coraggio, bla bla bla.

Spero che Blogger riprenda a funzionare il prima possibile.
Un saluto a tutti voi!

Sayuri ha detto...

grazieeee!! *.* sono letteralmente in adorazione per il tuo blog....^^ ho comprato il mochigome e ho messo in salamoia le foglie... adesso il problema è la preparazione del domyoji. ho un cestello di bambù e metallico ma non la vaporiera o microonde e niente mortaio (ma x quello mi arrangio)... ho guardato il cookpad ma so ancora troppo poco di giapponese per riuscire a tradurre tutto e cmq usano ingredienti introvabili! -.- ma come mai non ti piacciono? io li trovo buonissimi... sbav! anche se la foglia in salamoia agli inizi mi aveva 1 pò nauseata...
saluti! ;)

biancorosso ha detto...

Ciao Sayuri,
Ho consultato il mio ricettario giapponese di wagashi e ho trovato la ricetta dei sakura-mochi! :)
Pero' volevo chiederti una cosa: a te interessano i sakura-mochi preparati alla maniera di Tokyo o alla maniera del Kansai? Ti chiedo perche' la differenza e' abbastanza grande. Infatti, come ti dicevo, a me i sakura-mochi non piacciono molto (non amo molto il sapore del sakura), ma ad essere precisa sono quelli del Kansai che non mi vanno tanto. Quelli di Tokyo li trovo piu' gradevoli, anche se non sono comunque tra i miei wagashi preferiti. Sul mio blog, da qualche parte, dovresti trovare foto di entrambi i tipi di sakura-mochi.
Comunque, sul mio ricettario ho trovato la ricetta per preparare quelli di Tokyo. Va bene lo stesso?
Ora sono un po' di corsa, ma te la riporto qui stasera.
Un saluto a te! :)

Sayuri ha detto...

mi sono dimenticata di dirtelo! mi interessano alla maniera del Kansai.. *.* quelli alla maniera del Kantō non mi piacciono molto... comunque grazie 1000 per la disponibilità! <3

sara k ha detto...

Che meraviglia questo Blog. Complimenti e grazie: mi son persa in malnconica nostalgia da Giappone, attraverso le tue parole, leggendo e rileggendo tutto il blog. Io ci ho lasciato il cuore laggiù e non aspetto altro che il giorno in cui potrò tornare. ...

biancorosso ha detto...

Ciao Sayuri,
Allora ti cerco qualche ricetta su Cookpad per i sakura-mochi del Kansai! ;)

Ciao Sara K.
Benvenuta e grazie dei complimenti che mi fai! :)
Spero vorrai ritornare presto a leggermi. Un saluto caro!

Per Daniela:
Ciao Daniela, ti ringrazio per i commenti! :) Ti rispondo qui perche' al momento Blogger non mi lascia pubblicare nulla sull'articoletto scorso.
Volevo dirti che mi dispiace non averti risposto subito e non essere quindi riuscita ad esserti d'aiuto per la faccenda delle carote.
Ho pensato pero' a cosa potesse essere quel piatto di cui parli, pero' non ne ho idea. E' possibile che sia magari uno tsukemono? Probabilmente e' uno shio-zuke (verdure in salamoia).
Hai qualche foto? :)

Mando un saluto a Daniela e a tutti voi!!

biancorosso ha detto...

Ciao Sayuri,
Ti sto cercando un po' di ricette per i sakura-mochi del Kansai, su Cookpad. Il problema, pero', e' che quasi tutte usano o il microonde oppure la vaporiera.
Ho trovato una ricetta che al posto del colorante alimentare rosso utilizza la marmellata di fragole! Omoshiroi ne!
Comunque, continuo a cercare e se trovo una preparazione senza ne' microonde ne' vaporiera, ti riporto il tutto qui. :)

Sayuri ha detto...

in realtà posso crearmela la vaporiera... uso la pentola della pasta con sopra lo scolapasta e un coperchio... di solito con questo metodo faccio i daifuku e il riso e funziona! sei davvero un tesoro... *.*

biancorosso ha detto...

Sayuri,
Eccomi qui.
Ti ho tradotto una ricetta di Cookpad che m'ispirava particolarmente, anche perche' ha ricevuto due recensioni (tsuku-repo) positive. L'autrice dice di aver imparato la ricetta da sua suocera.

Ecco la mia traduzione:

300g di doomyoojiko
480ml d’acqua
120g di zucchero
Colorante rosso per alimenti q.b.
Anko (koshian o tsubuan, a piacere) 400g
20 foglie di sakura

1.Portare ad ebollizione l’acqua e dopo aver spento il fuoco aggiungere il colorante rosso e lo zucchero.

2.All’acqua colorata e zuccherata aggiungere il doomyoojiko e mettere a cuocere il tutto al vapore per 15 minuti (lasciar cuocere senza toccare l’impasto).

3.Con l’anko formare delle palline da 20g l’una.

4.Avvolgere le palline di anko una ad una con l’impasto del punto n.2

5.Mettere a cuocere i mochi al vapore per quindici minuti, a fuoco medio.

6.Dopo che i mochi si saranno raffreddati, avvolgerli uno per uno nelle foglie di sakura.

L’autrice ricorda di usare pochissimo colorante perche’ il colore del mochi deve essere proprio lievissimo. Avverte inoltre di fare attenzione a farsi bastare l’impasto di doomyooji per non rischiare di trovarsi con troppo anko e non abbastanza impasto.

Ecco il link originale della ricetta:
http://cookpad.com/recipe/701670

Sayuri ha detto...

grazie.. il problema è che il doomyoojiko a torino non si trova.. secondo te posso farmelo da me con riso mochigome? T.T

biancorosso ha detto...

Ciao Sakura,
Perdonami, ho letto male! Pensavo avessi il doomyoojiko.
Comunque, ho fatto una breve ricerca sui siti giapponesi e molti siti consigliano di sostituire il doomyoojiko con il mochigome. Probabilmente pero' ti sara' difficile reperire il riso per mochi (il mochigome e' diverso dal riso che si consuma quotidianamente, tipo il koshi-hikari)e quindi potresti tentare comunque con il riso che gia' hai.
Ora sono un po' di fretta, ma piu' tardi continuo la ricerca e vedo un po' cos'altro trovo. La maggior parte dei siti che ho consultato consigliano appunto il mochigome come sostituto del doomyoojiko, e basta, questo perche' il doomyoojiko si trova solo in certi negozi e supermercati specializzati, mentre il mochigome e' ovunque ed e' quindi un facile sostituto.
Come sostituto del mochigome ho trovato un consiglio in un sito, pero' e' un consiglio che non va di certo bene per i wagashi: il renkon (la radice di loto) triturata. Li' infatti lo consigliavano per preparare degli involtini, e non dei dolci.

Se trovo qualcosa, te lo posto subito! :)

biancorosso ha detto...

Si vede che sto pensando alla mia amica Sakura! Infatti ti ho chiamata col suo nome! Scusami! :D