Il valzer delle nuvole con il sole e la pioggia non e' ancora terminato, e molto probabilmente lo spettacolo metereologico continuera' ancora per qualche settimana.
D'altra parte siamo solo all'inizio della stagione delle piogge, quindi bisognera' portare un po' di pazienza con i capricci climatici che verranno.
Come ogni giovedi', anche oggi Kyoko e' venuta a casa mia per la sua lezione settimanale d'italiano.
Questa volta, pero', oltre la nostra consueta oretta d'italiano, abbiamo fatto anche un'oretta di giapponese.
Kyoko, cara e generosa amica, ha deciso di aiutarmi a sconfiggere un po' di quella paura che mi assale ogniqualvolta mi tocca parlare in giapponese. E' una paura che nasce dal timore di non riuscire a capire o a farmi capire; un timore che mi blocca quasi completamente e mi fa dimenticare all'istante tutto quello che so.
E' una paura - ne sono certa - che scaturisce anche dal fatto che non sono molto brava ad esprimermi a voce nemmeno in italiano, mia lingua madre (ovviamente so parlare a voce in un italiano corretto, ma m'impappino con facilita', mi viene da tossicchiare, mi sudano le mani e finisco col bloccarmi del tutto). Insomma, mi sento sempre e maggiormente a mio agio quando scrivo che non quando parlo.
Tempo fa, se ricordate, scrissi anche qualcosa a proposito della mia paura del telefono, una paura che a quanto pare e' condivisa (e pazientemente sopportata) da molti.
E' tutto collegato, quindi. Parlare, per telefono o di persona, mi mette sempre in agitazione.
Kyoko ha pensato, quindi, di fare uno scambio di lezioni: un'ora di giapponese per me e un'ora d'italiano per lei. Nell'ora di giapponese leggiamo un brano e conversiamo sull'argomento affrontato, mentre nell'ora d'italiano studiamo un po' di grammatica e leggiamo qualche storiella.
Mi sento molto fortunata ad avere quest'opportunita' e sono sicura che grazie alla lunga esperienza e all'aiuto della bravissima Kyoko riusciro', piano piano, a vincere questa paura.
alcune schede che mi ha dato Kyoko e che sono interamente dedicate all'uso corretto del 敬語 keigo (linguaggio onirifico giapponese)...e la mia penna di Shinzi Katoh! Ma non e' carinissima?
In giapponese saper leggere e scrivere e saper parlare sono capacita' molto diverse fra loro e l'una non include automaticamente l'altra. Anzi! Saper parlare il giapponese non significa affatto saperlo scrivere. Per poter leggere e scrivere correttamente in giapponese e' necessaria la conoscenza dei kana e dei kanji (oltre la grammatica, ovviamente). Questa e' una delle differenze sostanziali che separa il giapponese da altre lingue, come quelle europee per esempio. Questa e' anche una delle differenze di cui tener conto quando si vuole decidere quale lingua scegliere e studiare.
La netta distinzione fra le capacita' necessarie per leggere / scrivere e parlare si traduce in tempi di studio generalmente molto lunghi; e' un percorso di studio tortuoso e che richiede enorme entusiasmo, forza di volonta' e voglia di fare.
Kyoko, infatti, mi parlava di alcuni suoi conoscenti stranieri che, pur avendo addirittura superato il primo livello del JLPT, ancora non sono in grado di esprimersi oralmente in modo sicuro e sciolto. Questo significa che spesso gli studenti diligenti di questa lingua hanno il giapponese in testa e riescono quindi a leggerlo e a scriverlo, ma quello stesso giapponese che defluisce senza singhiozzi dalla penna o che scorre pacificamente davanti agli occhi s'aggroviglia e s'ingarbuglia nel momento in cui si ritrova a dover fuoriuscire dalla bocca sotto forma di parole.
Mi spiegava che per poter ovviare a cio' e' importante dedicare un po' di tempo anche alla conversazione, evitando cosi' di cadere nella trappola della paura di sbagliare e di venir derisi.
Naturalmente l'ideale sarebbe affiancare la lettura costante e regolare di materiale autentico all'uso della lingua parlata attraverso la conversazione.
Kyoko, infatti, mi parlava di alcuni suoi conoscenti stranieri che, pur avendo addirittura superato il primo livello del JLPT, ancora non sono in grado di esprimersi oralmente in modo sicuro e sciolto. Questo significa che spesso gli studenti diligenti di questa lingua hanno il giapponese in testa e riescono quindi a leggerlo e a scriverlo, ma quello stesso giapponese che defluisce senza singhiozzi dalla penna o che scorre pacificamente davanti agli occhi s'aggroviglia e s'ingarbuglia nel momento in cui si ritrova a dover fuoriuscire dalla bocca sotto forma di parole.
Mi spiegava che per poter ovviare a cio' e' importante dedicare un po' di tempo anche alla conversazione, evitando cosi' di cadere nella trappola della paura di sbagliare e di venir derisi.
Naturalmente l'ideale sarebbe affiancare la lettura costante e regolare di materiale autentico all'uso della lingua parlata attraverso la conversazione.
Kyoko oggi mi ha portato dei deliziosi onigiri. Uno con ripieno di おかか okaka (scaglie di katsuo secco mischiate con salsa di soia...uno dei miei ripieni preferiti!) e l'altro con ripieno allo shiso. Lo shiso e' un tipo di pianta molto utilizzato in cucina e che viene spesso chiamato anche "basilico giapponese" sebbene non abbia nulla che ricordi il basilico nostrano. Di shiso ne esistono diverse varieta', tra cui quello verde e quello viola. Ecco una foto scattata da me di alcune foglie di shiso verde. La foto appartiene a quest'articoletto.
Ecco gli onigiri di Kyoko:
In realta', i warabi-mochi non sono veri e propri mochi preparati, cioe', con riso cotto e pestato con il mortaio fino a diventare una poltiglia. I warabi-mochi sono piu' simili a gelatine, e sono a base di un amido estratto dalla pianta della felce. Da questa preparazione si ottengono dei blocchetti di gelatina che vengono tagliati in pezzi piccoli e poi passati nel kinako o farina di soia tostata.
Si possono gustare cosi' come sono...
Questo fumetto, il cui autore e' 植田まさし Ueda Masashi, e' nato sulle pagine del famoso quotidiano giapponese 読売新聞 Yomiuri Shinbun su cui le avventure del birichino Kobo-chan appaiono in quattro esilaranti vignette per volta. Buffe storielle create per divertire i lettori dell'autorevole quotidiano nipponico.
Questo fumetto racconta le avventure quotidiane del simpatico Kobo-chan, un bimbino dell'asilo che vive in una citta' qualunque del Giappone assieme ai suoi genitori e ai suoi nonni materni.
Sono storie semplici ma farcite di quella deliziosa ironia giapponese che le rende particolarmente comiche, soprattutto considerando che le intere vicende si srotolano tutte nell'arco di sole quattro vignette dimostrando, cosi', l'ammirevole bravura del signor Ueda.
Di giorno, invece, preferisco dedicare un po' di tempo a delle letture piu' impegnative, sia come contenuti che come difficolta' linguistica. Tra queste letture, ecco alcune mie recenti scoperte, ovvero brevi romanzi interamente ambientati nell'affascinante Periodo Edo:
Benissimo.
Preparo la mia borsetta, una borsa di tela per gli acquisti libreschi (che avverranno senz'alcun dubbio), un ombrello, un paio di scarpe comode e vado.


