sabato, ottobre 25, 2008

Profumo di mare ad Enoshima

Uno dei tanti vanti della prefettura del Kanagawa e' l'isola di 江ノ島 Enoshima collegata, tramite una strada rialzata, ad una piccola cittadina che porta lo stesso nome dell'isola.

La suggestiva Enoshima e' immersa nella natura, e quindi regala un prezioso diversivo alla vita frenetica di citta' dove il cemento impera e il contatto con la natura vera - e non quella artificiale e meticolosamente progettata da qualche sofisticato architetto tokyota - e' spaventosamente sporadico.

Dopo essere scesi dal vecchio treno verde 江ノ電 Enoden che collega la cittadina di Enoshima a Fujisawa e Kamakura, ci siamo incamminati in direzione dell'isola. L'aria profumava di salsedine, ed un frizzante venticello marino ci accarezzava i capelli dolcemente.

Ho respirato a pieni polmoni quell'aria che sapeva di mare perche' ho percepito in essa un pizzico di quell'energia coinvolgente che si prova quando si e' cosi' vicini alla natura. Guardandomi attorno ho notato i grandi spazi che ci circondavano con un maestoso ma affettuoso abbraccio; e laggiu', ecco un assaggio della solenne vastita' del mare che si perde fin dove arrivano i nostri poveri occhi umani: l'orizzonte.

Il Giappone, si sa, e' un Paese sovrappopolato, e quindi lo spazio scarseggia in un modo che forse viene difficile immaginare a chi non ha visto coi propri occhi questa situazione.
Prima di arrivare qui nel Sol Levante, non avevo mai vissuto sulla mia pelle la realta' di un Paese sovrappopolato, e quindi potevo solo immaginare cosa volesse dire trovarsi gomito a gomito con piu' di 127 milioni di persone. Immaginavo fosse difficile, ma quanto esattamente non mi era possibile capirlo fino in fondo.

Stando qui si apprezzano gli spazi aperti proprio perche' essi scarseggiano, e quindi quando si ha l'opportunita' di cambiare un po' scenario, passando dalle caotiche citta' a qualche angolo tranquillo, ecco che ci si sente improvvisamente rinascere. E' proprio quel senso di rinascita che spinge i giapponesi a cercare luoghi tranquilli dove poter staccare un po' la spina dal solito tramtram quotidiano.

Arrivando sull'isola, si viene accolti da un'infinita' di negozietti e ristorantini che offrono specialita' del posto tra cui le しらす shirasu, ovvero piccolissimi pesciolini appartenenti alla famiglia delle sardine (in italiano sono noti col nome di bianchetti), i senbei di polipo, e le サザエ sazae, una sorta di mollusco racchiuso in una grossa conchiglia.

La posizione geografica di Enoshima promette un'allettante abbondanza di pesce, ed in particolar modo di frutti di mare che immancabilmente compaiono sui menu' dei tanti ristorantini dell'isola.

L'isola di Enoshima e' impreziosita dalla presenza di numerosi tempietti sparsi qua e la', a cui pero' si arriva solo dopo una scarpinata non indifferente fatta di scale, scale, scale e ancora scale!
Che faticata, anche se fortunatamente non era nemmeno paragonabile alla camminata-incubo del saliscendi che tortura tutti coloro che si avventurano nella parte vecchia di San Francisco!

Andando su per quella stradina che vedete nella foto, ed oltrepassando il torii di bronzo, si arriva ai piedi dell'Enoshima Jinja.

Vicino a quella scalinata c'e' un edificio attraverso cui si puo' accedere - pagando - ad una lunghissima scala mobile che permette di visitare il resto della montagna su cui sorgono i templi, risparmiandosi cosi' un fiatone da collasso.

Un particolare a cui ho fatto caso, arrivando sull'isola, e' stato il numero abbastanza inquietante di panciuti gatti che si aggiravano fra i templi in modo molto indisturbato. C'erano gatti ovunque, e quasi tutti sonnecchiavano pigramente su qualche tetto oppure vicino a qualche lanterna di pietra.
Uno di questi pingui felini se ne andava tranquillamente a spasso per l'edificio che ospita la scala mobile:
L'abbiamo incontrato nuovamente al ritorno: sembrava volesse dare il benvenuto ai gruppi di curiosi - e ahime' - chiassosi turisti:
Man mano che si va su, si scoprono pian pianino gli antichi tesori dell'isola e tanti angoli indescrivibilmente magici e suggestivi.


Sorridevo. Nell'aria c'era il profumo del mare e del pesce alla griglia. Un improvviso inizio di pioggia ci ha costretti ad allungare un po' il passo, ma fortunatamente quello che sembrava doversi trasformare in un prepotente acquazzone altro non era che una dispettosa e grigia nuvoletta di passaggio.
Finalmente non c'era piu' bisogno di andare in salita. Una rilassante discesa ci aspettava, accoccolata fra vecchie case, accoglienti locande e fragranti botteghe.

Quasi improvvisamente, sulla nostra sinistra e' apparso l'Enoshima Daishi, un tempio dall'aria molto recente; l'edificio circolare risale, infatti, al vicinissimo 1993, e sorge su di un terreno dove, nel periodo della cosiddetta Restaurazione Meiji (1866-1869), vi era un vecchio tempio che pero' fu distrutto in seguito ad alcune leggi dell'epoca che scoraggiavano il diffondersi di dottrine religiose.

A far la guardia all'Enoshima Daishi, ecco una coppia di oni, ossia di demoni dall'aria non particolarmente amichevole:

Riuscite ad intravedere, sulla sinistra e dietro il secondo oni, quell'insegna svolazzante? Sapete cosa pubblicizza? Le しらす shirasu, ovvero quelle mini sardine (bianchetti) a cui accennavo prima, nonche' specialita' del posto.

Mi ha fatto un certo effetto vedere un tempio cosi' moderno poiche', in genere, i templi che s'incontrano qui in Giappone hanno alle spalle quasi sempre un paio di secoli di valorosa storia.
E' stato quasi come vedere quelle chiese cattoliche moderne, squadrate e con decorazioni cosi' scarne da essere ridotte all'osso, che ogni tanto si scorgono in Italia.

Man mano che proseguivamo, il nostro stomaco ha iniziato a reclamare qualcosina di gustoso, e con tutte quelle meraviglie gastronomiche in bella vista in ogni dove, e' stato quasi impossibile resistere.
I ristorantini erano cosi' tanti da non riuscire a decidersi, ma alla fine ne abbiamo scelto uno che godeva di una vista mozzafiato.

Ci siamo seduti fuori, e con calma abbiamo assaporato un'Asahi freddissima mentre ammiravamo quel panorama paradisiaco.

Il sole era gia' tramontato, ma all'orizzonte era rimasta una sottilissima linea di luce dorata che sembrava il luccichio che emerge da uno scrigno stracolmo di tesori, proprio come quelli che compaiono nelle rocambolesche avventure di pirati.







La nostra silenziosa contemplazione e' stata pero' interrotta dall'arrivo delle profumate squisitezze che avevamo ordinato.
Oltre le shirasu e le sazae, anche le 焼きはまぐり yaki-hamaguri - ossia vongole grandi alla piastra - arricchiscono la lista delle specialita' del posto, e in particolar modo di questo ristorante. Come potevamo non assaggiarle? Eccole qua in tutto il loro succulento splendore!
Abbiamo completato il nostro pasto con dei delicatissimi えびフライ ebi-furai, cioe' gamberi impanati, accompagnati da riso, una saporitissima zuppa di miso e wakame, tsukemono assortiti e cipolle stufate.

Non avendo pranzato, questo e' stato un pranzo-quasi-cena che abbiamo assaporato nel silenzio mistico di quel posto, scandito solo dal rumore del mare e dal canto dei gabbiani.

Dopo il nostro pasto, abbiamo ripreso a passo lento la camminata e pian pianino il cielo si stava facendo sempre piu' blu cobalto. Mi sono fermata vicino ad una siepe ad ammirare uno scorcio della Baia di Sagami all'imbrunire:
Il nostro sentiero era fiocamente illuminato da qualche lanterna di un tempio li' vicino.
Come ricordo di quest'isola incantata, mi sono portata a casa questo splendido panno da appendere, raffigurante una famosa illustrazione di Utamaro di tre bellissime fanciulle giapponesi:
Passeggiando tranquillamente e senza fretta, ci siamo lasciati l'isola alle spalle e ci siamo incamminati verso la stazione dove abbiamo preso il vecchio e cigolante treno Enoden che ci ha riportati, nel giro di una manciata di minuti, a Fujisawa dove ci aspettava la coincidenza per Chigasaki.

A Chigasaki ci siamo goduti un'altra passeggiata lenta e rilassante. Io, con lo sguardo sempre rivolto all'insu', osservavo tutto ed ero, come al solito, alla ricerca di kanji sconosciuti da potermi annotare su di un pezzo di carta che mi porto sempre nella borsa.
Ma tra una camminata e l'altra, non ci siamo accorti che intanto si stava facendo tardi e che....avevamo di nuovo fame! L'aver saltato il pranzo e l'aver spezzato quell'involontario digiuno con quel suggestivo pasto sull'isola ci ha, in qualche modo, scombussolati, sorprendendoci con un languorino che non ci aspettavamo!

In una viuzza buia ed intralciata da un groviglio di biciclette accatastate, abbiamo trovato una porticina di legno da cui proveniva un profumino di 焼肉 yaki-niku, o carne alla piastra.
Dietro quella porticina, infatti, si nascondeva un ristorante distribuito piu' in lunghezza che in larghezza, fino ad assomigliare ad un corridoio stretto. Il locale, dal rassicurante nome di 安安 An-An, era affollatissimo. Cio' nonostante, dopo un'attesa di pochi minuti, si e' liberato un tavolo; e nel giro di pochissimo, eccoci all'opera a grigliare carne, verdura, salsicce e seppioline!

Seppioline crude, pronte da essere grigliate, accompagnate da maionese e salsa al tarako (uova di pesce):
E per finire, abbiamo concluso con un delizioso dessert: piccoli tronchetti di gelato al cioccolato e matcha!
Prima di ritornare a casa, ci siamo fermati in un konbini ad acquistare due lattine di un nuovo tipo di caffe' che la Starbucks, in questi giorni, sta pubblicizzando ad nauseam dovunque: l'espresso con panna e l'espresso doppio. Eccole qua:
Non so perche' mi sia fatta attirare cosi' tanto da cio' dato che gia' non ho grande predilezione per il caffe' di Starbucks (caro ed esageratamente sopravvalutato). Credo che la colpa sia da imputare alla mia caffettomania cronica che mi offusca la mente ed obnubila qualunque traccia di buonsenso non appena intravedo la parola espresso da qualche parte.

E come volevasi dimostrare, il mio verdetto non mi ha stupita: l'espresso con panna e' di un dolce da star male, mentre l'espresso doppio e' amaro come la china. Insomma, due estremi che piu' estremi non si puo'. E intanto, niente di che. Pure questi hanno lo stesso ed identico gusto di tutte le altre sette milioni di varieta' di caffe' in lattina.

Buona domenica!

ps. Prometto di rispondere a tutte le richieste d'informazioni sul bazar e all'amica che mi chiedeva info sul budget giornaliero per un viaggio qua in Giappone.

9 commenti:

Gravetown's Author ha detto...

Aaaaaaw che bello poterti leggere!
Non smetterò mai di ringraziarti per tutte le volte che mi fai assaporare un pezzettino di Giappone...che mi manca terribilmente ç__ç
Grazie grazie grazie grazie grazie! >.<
Visto che ti è piaciuta così tanto Enoshima, ti consiglio, se ancora non ci sei stata, di fare una visita a Nikko e al suo meraviglioso complesso di Templi.
E' da mozzare il fiato.
Un saluto ed un abbraccio forte.
E grazie ancora.
Paolo ^__^

Jack ギアコモ ha detto...

Che splendida gita!! ^^
Grazie per il resoconto e per le belle foto e complimenti per il blog che è tra i miei preferiti!
Saluti
Giacomo

Jack ギアコモ ha detto...

Che splendida gita!! ^^
Grazie mille per il resoconto e per le foto e complimenti per il blog che è tra i miei preferiti!!
Saluti
Giacomo

misaoli ha detto...

fantastico posticino, e bellissime foto, mi mette sempre troppa voglia di viaggiare, specie andare in giappone! *.*
quel micio è troppo puccioso, adoro le foto con i mici! :D
e mangiate sempre cose buone! mi chiedo se siete voi che sceglite bene, o li in giappo che le cose anche semplici fanno troppo gola? xD il gelato di matcha mi attrae troppo, era buono? *.*
un abbracio!!

Diana

Bunzigirl ha detto...

Che posto meraviglioso e che splendide vongole giganti!Che siano abaloni?Comunque credo che il giorno in cui tornerai in Italia mi sentirò male x il fatto che non avrò + resoconti dettagliati e interessanti della tua vita in Giappone,che x chi ama questo paese come me e non ci è ancora andato è un pò come viverci attraverso i tuoi racconti e le tue foto. Spero di aprire al più presto il bed&breakfast che è ancora in ristrutturazione e mollare il lavoro in ufficio per riuscire finalmente a permettermi almeno un viaggio in Giappone all'anno!
Buona serata

tizy ha detto...

Mary un viaggio da sogno che anche io mi sarei vissuta intensamente!!! Io essendo figlia di pescatore avrei assaporato tutto quel pesce con un pizzico di maliconia!!! Si i Giap amano molto i posti tranquilli dove riposare oltre che il corpo anche la mente visto che vivono in una metropoli chiassosa e caotica e lavorano tanto.
Gli oni li conosco bene perchè anche guardando i cartoni giapponesi, se ne vedono tanti e tante loro usanze!!!
Di solito xò li fanno vedere come demoni generati dall'inchiostro di una penna dove poi dal foglio prendono vita.
Mi è piaciuta troppo questa isoletta...beh io preferirei non sapere quanto costa un viaggio in giappone sennò m spavento eheheheheeheheh
kisu mata ne

Erika ha detto...

E' sempre terribilmente suggestivo leggere i resoconti delle tue gite giapponesi, credo che potresti raccoglierle in un libro/diario di viaggio con tanto di foto tue di accompagnamento, e credo che avrebbe un grande successo :)
Mi ha fatto piacere viaggiare attraverso il tuo blog!
che posto incantevole e che meraviglia quelle vongole giganti :)___ darei qualsiasi cosa per poterle assaggiare prima o poi!

Erika

Sunny ha detto...

Wow Enoshima è stupenda, io ci sono stato solo per poche ore al tramonto,e mi è rimasta nel cuore.
Hai visto tutte le acquile che volano sopra l'isola!!??!
A marzo torno con la mia ragazza e sicuramente quando andremo a kamakura dopo un salto a Enoshima!

Bel blog complimenti!
a presto!

Amos Gitai ha detto...

Sto finendo di organizzare le cose da vedere nel mio imminente viaggio di nozze in Giappone (partenza domenica 9 settembre) ed escono sempre nuove cose da vedere.

Cercando info su Kamakura ho scoperto Enoshima... il tempo è sempre poco perché nonostante le tre settimane avremmo tantissimo da vedere.

Volevamo vedere Kamakura e Yokohama in giornata da Tokyo, ma adesso esce fuori anche questa piccola isoletta...

Se vuoi darmi consigli, vienimi a trovare qui e magari scrivimi prendendo l'email sul blog:

CINEMAeVIAGGI