martedì, maggio 05, 2009

Un po' di Corea...in Giappone

Nell'immensa Tokyo c'e' un quartiere che abbraccia la stazione di 新大久保 Shin-Ookubo (山手線Yamanote Line) e che ospita moltissimi immigrati coreani. Questa zona, dunque, e' una specie di Little Korea o Korea Town.

La zona in se' non sembra essere cosi' conosciuta pur essendo vicina ad una delle stazioni servite dalla Yamanote Line, ovvero una delle linee ferroviarie piu' amate dai turisti perche' grazie al suo percorso circolare massaggia il cuore della grande capitale.

Eppure Shin-Ookubo e' ad una sola fermata di distanza dalla caotica Shinjuku, e lo scenario che offre e' assai interessante e curioso.
Il numero di occidentali si fa via via sempre piu' esiguo (la maggior parte scende ad Harajuku, Shinjuku, ecc.), e chi decide di spingersi oltre inizia a sentire una piacevole mescolanza di giapponese e coreano.

Uscendo dalla stazione s'incontra il solito teatro di luci colorate dei pachinko e dei ristoranti. Eserciti d'insegne luminose tentano di catturare l'attenzione dei nuovi arrivati, facendoli sentire a meta' tra il benvenuto e il disorientato.
Noi siamo arrivati a Shin-Ookubo sabato scorso nelle prime ore della sera, mentre era ancora giornino (termine mariannesco che indica quel momento della giornata in cui si sta per fare sera ma il cielo e' ancora un po' chiaro). La strada principale era un viavai allegro di gente. Nell'aria c'era il vociare frizzante di massaie coreane che conversavano animatamente e con le braccia cariche di borse della spesa da cui spuntavano cespi d'insalata e porri. Nell'aria c'era il suono di quella lingua che non capivo; un volteggiare di parole che non riuscivo ad afferrare perche' scappavano via con la stessa velocita' con cui mi raggiungevano. E' l'inevitabile dispetto delle lingue che non si capiscono.

I marciapiedi stretti ci obbligavano a camminare in fila indiana e a prestare attenzione al cemento sotto i nostri piedi anziche' a cio' che ci circondava. Non c'era tempo per fermarsi a guardare e ad ammirare quei negozi e quelle insegne su cui regnavano incontrastate tante parole in hangul.

Ma camminare di fretta e' un'attivita' che non amo particolarmente; non mi piace fare incetta di metri senza poter assaporare ogni passo che compio.

E cosi', quasi d'improvviso, mi sono accorta che la strada su cui mi trovavo offriva una diramazione sottile e quasi insignificante; un oscuro angiporto in cui mi sono istintivamente addentrata, attratta dalla silenziosa penombra del vicolo. A spasso per Tokyo capita spesso di scorgere stradine buie e che nascondono nient'altro che qualche vecchio santuario o tempietto.

E la stradina che mi aveva attratta nascondeva gelosamente proprio un piccolo santuario circondato da lanterne di pietra, da vasi di terracotta e da vetusti altari di legno.

Cio' che piu' mi ha sorpresa e' stato passare dal caos quasi assordante della strada principale al silenzio surreale del giardinetto del santuario.
Mi sono addentrata per quel sentiero con occhi curiosi e con il passo lento di chi intende esplorare. Camminavo senza far rumore perche' non volevo disturbare la divinita' del luogo e perche' non volevo infastidire chi era venuto qui a meditare. In realta' c'erano solo una bambina che giocava da sola con una palla rosa e poco piu' in la' un signore che pregava.
La strada principale era dietro di me, eppure era come se avessi attraversato un'invisibile barriera che proteggeva la sacralita' del luogo impedendo a qualunque rumore che non fosse il fruscio delle foglie, il cinguettio degli uccellini o la risata innocente di una bambina, di entrare.

Mi si leggeva chiaramente in faccia la curiosita' e la meraviglia che provo ogni volta che mi trovo in posti come questi: occhi apertissimi e lucidi, bocca quasi spalancata. Il non voler respirare per non fare rumore. Il voler camminare a passi lenti e silenziosi per non urtare, magari per sbaglio, una pietra o un fiore.

Mi sono avvicinata ad uno dei vecchi altari di legno rosso. L'osservavo. L'altare era vecchio e aveva l'aria di essere in disuso. Dietro vi erano accatastate montagne di pezzi di legno scuro e corde secche. Le statuine che forse una volta adornavano l'altare ora erano chissa' dove.
Prima di scattare questa foto ho avuto un attimo d'inquietudine. Non so. Una sensazione un po' sinistra come se un folletto (chissa', forse un kappa?) dovesse spuntare da un momento all'altra da dietro l'altare. O forse era la presenza di qualche altro spirito guardiano?
Ci siamo lasciati alle spalle il santuarietto silenzioso e misterioso per ritornare ancora una volta nella nostra dimensione. La strada principale ci aspettava. Ci aspettava il suo vociare, ci aspettavano le sue luci e i suoi odori. E sono proprio gli odori che hanno iniziato a farci venire fame.

A Shin-Ookubo naturalmente non si va a mangiare giapponese, ma ci si addentra nel mondo della gastronomia coreana, un mondo delizioso fatto di sapori assai diversi da quelli nipponici tradizionali.

Tanti ristoranti e tanti pub, tutti naturalmente coreani. La scelta era difficile, ma nel giro di nemmeno un minuto ci siamo ritrovati seduti ad un tavolo in un locale nascosto e che sembrava essere stato ricavato da un sottoscala. Un locale accogliente ed angusto al tempo stesso. Un locale accoglientemente angusto o angustamente accogliente? Non lo so. So solo che l'ossimoro in questione descrive con cura la sensazione.

Ad un centimentro e mezzo da noi c'era la cucina, una cucina cosi' stretta che due persone avrebbero probabilmente dovuto fare a pugni per aprire il frigorifero.

I coreani del locale erano gentili ma non avevano l'affabilita' dei giapponesi, quella premura che ti fa sentire un ospite gradito. Pur tuttavia, abbiamo cenato magnificamente.

Immancabile era la tipica griglia coreana incorporata nel tavolo stesso:
Immancabile erano anche il kimchi e i vari e numerosi contorni di verdure che caratterizzano il pasto coreano:

E quella sera ho scoperto quallo che e' diventato il mio piatto coreano preferito. O voi studenti di coreano, perdonate la mia grafia forse poco corretta: Soon tubu jigae, ovvero stufato di tofu. Ossia, questa meraviglia qui:
In realta', e' un piatto dai sapori ben piu' complessi del previsto. E' composto da un brodo piccantello ed insaporito dalla presenza di tofu a dadini (pare che in Corea usino pero' il tofu non coagulato), vongole, funghi freschi, cipollotti tritati, pepe nero. E prima di versare la zuppa nel contenitore nero di terracotta, al suo interno viene versato un uovo crudo che col calore della scodella e poi della zuppa si cuoce alla perfezione.
Un piatto davvero squisito e che vorrei tanto provare a preparare. Non mi resta, dunque, che tornare a Shin-Ookubo alla ricerca d'ingredienti coreani e magari di una di quelle scodelle nere di terracotta!

La luculliana cena e' diventata ancor piu' luculliana quando ci siamo visti portare un fornellino su cui una cameriera ha poggiato una lastra di ghisa. Non capendo bene cosa stesse capitando, ho chiesto lumi alla signorina la quale mi ha risposto, in tono abbastanza perentorio, che avrebbe cotto lei il resto della carne e del kimchi su quella piastra e non sulla griglia in mezzo al tavolo.

Il motivo era chiaro: la cottura della carne di maiale e del kimchi e' quanto di piu' impiastriccioso ci sia, e l'operazione dunque necessitava mani esperte, per non parlare di due bei bavaglioli di carta che ci siamo visti consegnare dalla suddetta signorina e che, con un certo imbarazzo, abbiamo accettato ed indossato.

Ecco la precaria lastra di ghisa posizionata sul bordo (!) del nostro tavolo e su cui cuocevano la carne ed un kimchi-cosi'-piccante-che-al-primo-morso-mi-e'-sembrato-di-morire-e-stavo-seriamente-credendo-di-dover-passare-a-miglior-vita-nonostante-la-mia-giovane-eta':
La cottura della carne e del kimchi e' stata una cosa lunga e laboriosa. Un lavoro da certosini, insomma. La cameriera incaricata veniva ogni tanto a dare un'occhiata alla nostra cena, e quando la carne era pronta la tagliava in pezzetti che fossero facili da prendere con le belle e pesanti bacchette coreane di metallo. A proposito, avete mai mangiato con le bacchette coreane di metallo? Ecco, se pensavate che le classiche bacchette di legno fossero difficili da usare e' arrivato il momento di ricredervi e di passare ad un livello di difficolta' maggiore.

I coreani, a tavola, usano solo bacchette di metallo ed un particolare cucchiaio (che loro chiamano sujeo) e che usano per mangiare il riso al vapore! Quindi, a differenza dei giapponesi e dei cinesi, i coreani preferiscono mangiare il riso col cucchiaio e prendere il resto con le loro pesantissime bacchette di metallo.
Naturalmente, direte voi, come potevo farmi mancare un paio (anzi due) di bacchette del Regno della Calma Mattutina (il nomignolo che si da alla Corea, un po' come il Sol Levante per il Giappone) ed un paio di sujeo? In realta', le bacchette ci sono state portate in regalo da una coppia di nostri amici che di recente ha visitato Seoul, mentre i sujeo li ho acquistati io qui nel Kanagawa. Eccoli:
La nostra cena si e' conclusa piacevolmente e con quel senso di sazieta' che fa venir voglia di sedersi comodamente da qualche parte a leggere un libro avvincente, magari Masks di Enchi Fumiko.

Ma per noi c'era un po' di strada da fare prima di ritornare qui in Kanagawa. Il ritorno verso casa, pero', prevede sempre una sorta di tappa obbligata, ovvero la mega-super-maxi libreria 1st Books di Shinjuku dove, nonostante l'aria annoiata di mio marito, ho fatto qualche piccolo acquisto libresco alla facciazza della promessa che mi ero fatta di piantarla li' per qualche tempo con queste spese esagerate di libri. E cosi' si puo' dire che la piacevole lettura me la sono fatta seduta comodamente sul metro' della linea Odakyu che ci conduce rapidamente e serenamente verso casa.

Prima di concludere, vorrei dirvi un paio di cose:

Innanzitutto, un grazie grande cosi' a tutti i lettori fedeli di Biancorosso Giappone perche' proprio ieri il mio contatore ha superato le CENTOMILA visite!!! Accipicchia che traguardo! Grazie davvero! Mi raccomando, continuate a leggermi!

Per chi si sta chiedendo che fine abbiano fatto i wagashi mensili di Ishii-san: non preoccupatevi! Arriveranno le foto molto probabilmente domani. I wagashi continuano ad arrivarci puntuali, e proprio stasera Ishii-san ci ha regalato uno splendido assortimento di dolci piu' una sorpresa.

E invece per chi si sta chiedendo che fine abbia fatto il negozietto: non dimenticatevi di sintonizzarvi sulle onde blog di Biancorosso Giappone perche' sono in arrivo delle novita'! Ho gia' preparato la nuova vetrina e mi mancano solo un paio di descrizioni dopodiche' la pubblichero'.

13 commenti:

Lòmea ha detto...

La descrizione che hai fatto della stradina e del tempietto mi ha fatto provare un nonsochè di nostalgico...
A proposito della splendida cenetta coreana, cos'è il kimchi? Ha un aspetto...strano. :D
Aspetto con trepidazione le novità sul bazar e le foto dei wagashi! :)
ps ma se volessi ordinare nuove cose dal bazar oltre quelle che ho scritto nell'email come faccio? :(

Un bacio!
Lòmea/Claudia

Legba ha detto...

Ciao Marianna,
è la prima volta che ti scrivo, forse è ora!
Nel senso che ci ho messo 1 mese a leggere tutto il tuo blog. E quando dico tutto, dico tutto! Ho incominciato dal tuo primo post e ho seguito la cronologia. Mi sono letto tutti i tuoi progressi nella lingua, mi sono visto le foto dei tuoi viaggi e... mi sono immaginato tutti i cibi che hai assaggiato! Aspetto con ansia una piccola guida dei ristoranti migliori, la potresti fare benissimo! Prima di tutto complimenti per il blog e anche per il tuo stile di scrittura, chiaro e coinvolgente. Purtroppo in questo momento non mi posso permettere un viaggio ( come si deve) in Giappone (sarà molto difficile che me lo potrò mai permettere, comunque si spera nel superenalotto...) però leggere le tue cronache è come fare un piccolo viaggio virtuale.
Sono molto appassionato di cucina e anche io ho la librite oltre che la pentolite! Ti confesso che un po' ti invidio! Soprattutto perchè puoi leggere un sacco di libri nelle lingue originali! Che bello poter sapere,poter imparare!
Ti volevo chiedere una cosa, ho letto dei tuoi apprezzamenti sul Giappone e sul modo di vivere, ma c'è qualcosa che gli stessi giapponesi criticano del Giappone? Sui quotidiani la gente di cosa si lamenta? E poi, cosa pensano dell'Italia? Quando dici che sei italiana si aspettano certe reazioni o modi di pensare? Per il bazar: ti vorrei tanto chiedere una bella tavola di GO economica ( qui in Italia sono costose e difficili da trovare. Intanto adesso cerco di sperimentare tutte le tue ricette... anche se trovare gli ingredienti è difficile! (Sto disperando mia moglie, in cucina è un casino...). Ti mando un link di una curiosità, magari l'hai già visto: http://dailymotion.virgilio.it/video/x8eizb_il-piu-piccolo-ristorante-del-mondo_news

Per la serie... gli italiani si fanno sempre riconoscere??
Ciao,
e ancora complimenti!
Giovanni

Paolo Zeccardo ha detto...

Ci sono stato a Shin-Ookubo e anche io ho mangiato li dell'ottimo cibo coreano...quanti bei ricordi che mi hai fatto riaffiorare... ti ringrazio tantissimo...e non smetterò mai di ringraziarti per l'esistenza di questo blog. E voglio che tu sappia che anche se non commento ogni tuo post, li leggo tutti tutti tutti sempre e comunque.
Ti abbraccio forte ^__^
Paolo.

Kuri ha detto...

io ci ho mangiato con quelle bacchette lì!!! Ho un'amica coreana che più di una volta ci ha deliziato preparandoci sontuose cenette....
Per me che non mangio proprio tutti i giorni con le bacchette, le ho trovate pesantissime e poi scivola tutto - almeno a me - tanto che ho ho dovuto fare dei rapidi movimenti per evitare che mi cadesse tutto.... Però è stato divertente e soprattutto fino a questo momento non avevo capito che il metallo è una caratteristica delle bacchette coreane!!

Bellissimo il tuo racconto, la mia curiosità sul Giappone cresce di articolo in articolo!!

Un abbraccio!!!
Fabiana

Anonimo ha detto...

Ciao.
E' la prima volta che ti scrivo ma è ormai forse più di due anni che ti leggo tutti i giorni e soffro se manchi con i tuoi articoletti per qualche giorno.
Inutile dire che sono innamorata del giappone, ci sono stata solo due volte, ma conto di renderlo un pellegrinaggio annuale e studio giapponese quindi ti ringrazio per i tuoi suggerimenti. Annovero nella mia bibliografia libri di testo e non che proprio tu hai menzionato e consigliato.
Quest'articolo sul ristorante coreano e sulle pesanti bacchiette di metallo mi ha fatto sorridere perchè anche io una decina di giorni fa ho fatto quest'esperienza piacevole in un ristorante koreano di Tokyo, Shijan al Pedi di Shiodome e ho ritrovato le preparazioni di cui parli e sia le difficili bacchette che il mitico cucchiaio 'strano'.
Per concludere volevo ringraziarti di esserci e condividere con noi le tue splendide storie di vita (non nego che a volte un po' di quella invidia buona mi assale....e mi viene solo da esclamare: beata te!). Quando finirò le scorte di cibi vari e sentirò il bisogno di altri oggetti mi farò viva anche nel bazar quindi aspetto con ansia la riapertura.
Matane. Sonia di Milano

Cmdd ha detto...

Sono fiera di incrementare quotidianamente il numero di visite di BiancoRossoGiappone!
Un bacione
Chiara

Deborah ha detto...

ecco un altro bel ristorantino a cui farò visita quando torno in giappone!!! e non vedo l'ora di curiosare il quartiere di Shin-Ookubo! molto sinceramente prima di oggi non avevo fatto proprio caso che era sulla Yamanote line!
grazie Marianna per tutte le scoperte che ci fai assaporare ogni giorno!come farei senza di te!^*^

biancorosso ha detto...

Ciao Lomea,
grazie della visita e del commento!

Il kimchi e' considerato il piatto nazionale della Corea. Siccome ne esistono tantissime varianti, non ti posso dare una definizione precisa. Si tratta, pero', di cavolo condito con abbondante peperoncino in polvere e poi lasciato fermentare.
In realta', esiste sia il kimchi fresco che quello fermentato e io preferisco mille volte di piu' quello fresco che non l'altro; quello fermentato prende un odore poco gradevole. Il kimchi viene consumato praticamente ad ogni pasto come "contorno". Oltre al cavolo si possono usare anche altre verdure, come i cetrioli, le rape, ecc.
Per quanto riguarda il bazar, la vetrina che sto per pubblicare conterra' soltanto le rimanenze che ho nel negozietto e che vendero' a prezzi scontati. Per il momento vendero' solo questi oggetti, e successivamente espandero' la gamma di articoli ordinabili. :)
E prima che mi dimentichi, non riesco a trovare la tua email! Me la potresti rimandare, perfavore? Grazie mille!

Ciao Giovanni,
Innanzitutto grazie della visita e del commento. E poi grazie per il tuo interessamento al blog, un interessamento che ti ha portato persino a leggertelo tutto, dall'inizio alla fine! Sono senza parole, grazie!
Sono contenta che trovi il mio stile di scrittura gradevole e coinvolgente. Mi piace molto scrivere e attraverso i miei articoli cerco sempre di trasmettere un po' di Giappone a chi mi legge, senza limitarmi ad elencare cio' che faccio o cio' che vedo. Ho sempre voluto creare, attraverso i miei articoletti, una sorta di finestra sul Giappone da cui affacciarsi ogniqualvolta lo si desideri. Affacciarsi da questa finestra significa non solo leggere e vedere qualche fotografia di paesaggi o di piatti, ma anche sentirsi trasportati in un'altra realta'.

La pentolite, assieme alla librite, e' una malattia per cui spero non esistano rimedi!

Passiamo alle tue domande:
Mi chiedi quali siano le cose che i giapponesi detestano del proprio Paese. Posso dirti che in genere sono poco propensi alle lamentele, anche se magari sono insoddisfatti di qualcosa.
Solitamente, pero', i giapponesi detestano il sovraffollamento che c'e' nel loro Paese e tutte le relative conseguenze. Quelli di una certa eta' (escludiamo quindi le nuove generazioni) non sopportano la neanche tanto lenta ed inesorabile occidentalizzazione del loro Paese e della loro lingua (il giapponese e' stracolmo di parole straniere, in particolare provenienti dall'inglese).
Un'altra cosa che mi viene in mente: i giapponesi in genere tendono a farsi gli affari propri, anche a costo di sembrare insensibili e menefreghisti. Spesso, in situazioni d'emergenza, rimangono imbambolati a guardarti oppure t'ignorano bellamente e continuano per la loro strada. Questo capita molto spesso quando a trovarsi in difficolta' e' uno straniero. Ecco, ho delle amiche giapponesi che mi ribadiscono spesso quanto detestino questo atteggiamento di molti loro connazionali.
Questo naturalmente non e' applicabile a tutta la popolazione in blocco, ma e' una di quelle caratteristiche molto comuni. Fortunatamente ci sono anche molte eccezioni, e infatti non e' difficile trovare giapponesi affabili e disposti ad aiutarti.
Ogni tanto, pero', ci s'imbatte in quella mentalita' che li rende freddi e poco inclini alla cordialita'. Ti faccio un esempio tra l'altro molto recente: proprio sabato scorso ero con mio marito a Ginza, uno dei quartieri piu' eleganti di Tokyo, e abbiamo visto che davanti ad una libreria si era riunito un nutrito gruppetto di persone che sembravano stessero aspettando qualcuno d'importante o famoso. Incuriosita da cio', mi sono avvicinata ad una signora a cui ho chiesto in giapponese che cosa stesse succedendo e chi stessero aspettando. La signora mi ha guardata a malapena e poi con il classico cenno della mano che fanno i giapponesi quando si vogliono togliere da una situazione a loro poco gradita (ondeggiano la mano da sinistra verso destra piu' volte), si e' allontanata. Ci sono naturalmente rimasta male, ma neanche piu' di tanto perche' ho capito di essermi trovata di nuovo faccia a faccia con quell'antipatica caratteristica.
E non era una questione linguistica, infatti un dieci minuti dopo ho rivolto la stessa domanda ad una delle guardie che erano li' a tener sotto controllo la folla, e mi ha risposto tranquillamente dicendomi che stavano aspettando un certo Daigo-san, un famoso cantante e musicista giapponese.

Dell'Italia in genere hanno sempre un'opinione molto positiva, anche se spesso e' legata a stereotipi che pero', tutto sommato, giocano a nostro favore.
Quando dico che sono italiana, i giapponesi sono estasiati e mi fanno mille domande, cercando di sfoggiare qualche parolina in italiano che hanno imparato da qualche parte oppure chiedendomi delucidazioni su ricette o vini.
Di recente, ad esempio, sono stata da una parrucchiera. Tra una chiacchiera e l'altra, mi ha chiesto di dove fossi. Quando ho detto che ero italiana, era al settimo cielo dall'emozione! Mi ha fatto domande su varie ricette che la interessavano, e quando poi le ho detto che ogni tanto faccio la pizza in casa, era talmente incredula e sbalordita che a momenti sviene! I giapponesi in genere adorano il nostro Paese, la nostra cultura e la nostra lingua e sono sempre piu' che entusiasti di poter venire a contatto con noi italiani! Un altro esempio e' quello della fiera dell'antiquariato a cui ho partecipato qualche settimana fa: avrai senz'altro letto il mio articoletto in cui ho raccontato della generosita' di uno di questi antiquari nei miei confronti dopo aver scoperto che ero italiana!

Sulle tavole da GO non so molto, pero'. Quanto vorresti spendere all'incirca? Quali sono i prezzi che hai trovato in giro fino adesso?

Quel video che mi hai segnalato e' simpaticissimo! Non sapevo di questo micro ristorante ad Osaka! La prossima volta che mio marito ed io capitiamo da quelle parti, ci dobbiamo assolutamente andare!
Mi ha fatto troppo ridere quando il gestore parlava delle sue ambizioni legate all'installazione di un forno per pizze e di tutti i movimenti gia' progettati nei minimi dettagli onde evitare capocciate micidiali.

Ciao Giovanni, grazie ancora della visita e del commento e mi raccomando continua a seguire Biancorosso Giappone!

Ciao Paolo Zeccardo,
Grazie della visita e del commento!
Sono contenta che il mio blog sia per te una lettura gradevole.
Che cosa ne hai pensato di Shin-Ookubo?
Ciao e grazie della visita!

Fabiana carissima,
grazie della visita e del commento!
Che cosa ti ha preparato di buono la tua amica coreana? La cucina coreana e' davvero deliziosa ed incredibilmente diversa da quella giapponese, vero? Che cosa ti piace di piu' della loro cucina?
Sono d'accordissimo con te sulla faccenda delle bacchette di metallo! Bellissime ma pesanti! Penso siano la prova piu' ardua per tutti gli aspiranti utilizzatori di bacchette! :D

Cara Sonia,
Ti ringrazio per la visita e per il commento. Non sai che piacere mi abbia fatto sapere che mi leggi da cosi' tanto tempo. Davvero! E' una gioia immensa scoprire di avere lettori affezionati come te che apprezzano cio' che scrivo. Grazie di cuore!
Anche se so che e' una domanda a cui in genere e' difficile rispondere, ma qual e' il quartiere (o i quartieri) di Tokyo che preferisci? Preferisci la Tokyo tradizionale o quella piu' moderna e che segue le mode del momento?
Ciao Sonia, torna a trovarmi!
Un caro saluto!

Carissima Chiara,
Che bel commento che mi hai lasciato! Mi riempie il cuore di gioia, davvero!
Un abbraccio!

Deborah cara,
quando tornate andiamo insieme a Shin-Ookubo, che ne dici? :)) Dai, ci facciamo un bel giro cosi' poi vi porto a curiosare a Takadanobaba nella mitica libreria Blue Parrot! E' una fissa, lo so, ma ogni volta che mi trovo in prossimita' della Yamanote-sen, trovo sempre una scusa per andare al Blue Parrot a curiosare tra i libri!
Vi aspettiamo allora, eh!! :))

biancorosso ha detto...

Riguardando con piu' attenzione il video segnalato dal lettore Giovanni, sul ristorante piu' piccolo del mondo gestito da un italiano, mi sono accorta che il locale non e' Osaka come specificato nella descrizione, ma a Setagaya (quartiere di Tokyo), vicino alla stazione Kyoodoo della linea Odakyu. Questo significa che ci sara' infinitamente piu' comodo andare a dare un'occhiata a questo micro ristorante!

Lòmea ha detto...

Ti ho rispedito l'email! Grazie per le informazioni sul kimchi!
^^

Tizy ha detto...

Non avrei mai detto la Corea si trovasse anche in Giappone è davvero interessante vedere coem questa, si mischi perfettamente a tutto il resto

TheRisingPhoenix ha detto...

la carne ed il kimchi sembrano davvero invitanti!!! *_* acquolinaaaaa ^ç^

che belle le descrizioni delle tue gitarelle fuori porta!! *__*

io in quest'ultimo periodo mi sto lasciando trascinare dalla passione della mia dolce metà per la parte di storia jappo dei samurai e le armi.. è in fissa da sempre con le katane tanto che ne ha camera piena, ha una venerazione per il film "l'ultimo samurai" con tom cruise e peggio, ultimamente vuole una riproduzione di armatura tipo questa: http://www.dondeleo.com/images/products/3301674706675-armatura_giapponese_oda_nobunaga.jpg
volevo chiederti se per caso esistono e si trovano pezzi di cose così ai mercatini delle pulci o robivecchie, oppure miniature così http://www.giapponeserie.com/mini-yoroi.htm da qualche parte..

ti prego fammi sapere!

invece volevo chiederti per me se esistono spazi con tanto verde e statue particolari di animali mitologici o monumenti a persone in costumi tradizionali o cose simili.. io in particolare sono legata molto al Drago + Fenice, che so essere rappresentato molto dai Cinesi, ma qualcosa spero anche dai Giapponesi. A tal proposito volevo chiederti sempre, se ti capita che butti l'occhio in un mercatino delle pulci.. pensami!! ^^ Ovviamente ti spiego meglio tutti i miei desideri / richieste via email!

ah sempre per rimanere più o meno in tema tempo fa ho visto la foto che avevi postato di una statua di una specie di demone / oni colorato.. terrificante, e in un certo senso, affascinante, al tempo stesso. affascinante perchè mi sto studiando un po' di storia e cultura jappo(anche se sono solo agli inizi!!) perchè... ho capito che il giappone è anche questo! ^_^

http://it.wikipedia.org/wiki/Oni_(folclore)

http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_giapponese

bacii :*

Vale

Anonimo ha detto...

Ciao Marianna.
Che bello che mi hai letto e risposto. Non me l'aspettavo.
Mi fai una domanda DIFFICILE non solo con la D maiuscola, ma con tutte le lettere maiuscole. E' difficile trovare un quartiere preferito perchè è proprio bello il contrasto ipermoderno di Shiodome per esempio con l'aspetto quasi da paesotto di Asakusa...
Mi è facile dirti le zone che pur essendo affascinanti mi sono piaciute meno: Shinjuku e Omotesando. Troppo casinooooo! Per lo shopping sicuramente meglio Ginza o Ikebukuro....incasinati ma più gestibili secondo me. Mi piace molto Asakusa che ho girato in lungo e in largo e la mia via preferita è decisamente Kappabashi dori....vuoi mettere quante cose imperdibili trovo per preparare i miei manicaretti giapponesi? L'ultima volta sono tornata in albergo con due borse di utensili vari e due borse di cibarie da riportare in Italia. E mio marito mi guardava tra l'incredulo, l'arrabbiato e il rassegnato. L'apoteosi è stata quando ho comprato l'erba di plastica per i bento...... ^^
E Yokohama mi è piaciuta molto e mentre passeggiavo a Chinatown ho ripensato ai tuoi numerosi racconti e mi ci sono ritrovata.
Sei mitica e mi raccomando, continua a deliziarci.
Un bacione e a presto.
Ciao
Sonia