martedì, marzo 09, 2010

Il tempio ed una quasi primavera

(I profumatissimi 紅梅 koobai, ossia i susini rossi del tempio. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia). 

C'e' un vento qui in Giappone che si chiama 春一番 haru-ichiban e che pare rappresentare la vera linea di demarcazione fra l'inverno che finalmente finisce e la primavera che finalmente comincia.
Questo vento soffia prepotentemente quasi come a volersi annunciare a tutti, ma proprio a tutti. E' un vento che non vuole passare inosservato, e infatti la sua imperiosa presenza ne e' la dimostrazione.
In questi giorni si e' in trepidante attesa che arrivi haru-ichiban e con esso il primo e profumato inizio di primavera.

Ma l'attesa e' resa ancora piu' inquieta dagli ultimi tenaci rimasugli invernali, quegli stessi strascichi che da stamattina hanno ricoperto di neve il Kanagawa, Tokyo e alcune altre regioni del Giappone. Ma sono residui testardi e che sembrano non aver alcunissima intenzione di lasciare che la primavera prenda delicatamente in mano il timone e inizi a guidare il Paese verso una stagione di deliziose temperature miti, di alberi avvolti in soffici nuvole rosa, e di aria che profuma semplicemente di voglia di vivere.

Oggi pomeriggio, mentre camminavo verso l'universita', sono stata accompagnata da una foltissima pioggia di silenziosi fiocchi di neve. Le auto sfrecciavano sull'asfalto bagnato e i rumori cittadini continuavano il loro consueto e chiassoso dovere, ma era come se tutti i suoni fossero solo in sottofondo perche' sotto i riflettori in realta' c'era il niveo silenzio ovattato, ovvero quella magia acustica di cui sa far dono solo la neve.

Sul bordo di un'aiuola un bellissimo uccellino bianco e nero zampettava allegramente e le sue piume candide sembravano confondersi con la purezza di quel nevischio di marzo.

Ho rivisto la mia amica Sakura lunedi' scorso. Sakura dal bel sorriso e dai bei modi di fare. Sakura, amica mia.

Un sole splendido e pulito preannunciava gia' una giornata speciale e colma di quelle piccole gioie destinate a diventar parte irrinunciabile dei ricordi piu' cari.

E cosi' e' stato.

Lunedi' mattina, infatti, avevo appuntamento al tempio buddista di zona perche' desideravo che il monaco scegliesse personalmente i kanji del mio nome. In realta', fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno che cio' si potesse fare, ma fu proprio Sakura a dirmelo e ad incuriosirmi.

Il maestoso tempio Soochuuji
Il monaco del Soochuuji (il mio tempio di zona) ci aspettava sorridente alle nove in punto. Hirano-san, il monaco, indossava il suo consueto kimono nerissimo con su ricamato lo stemma imperiale dei Tokugawa.

Dopo averci dato il benvenuto, l'anziano monaco ci ha condotte in una saletta laterale del tempio generalmente adibita a sala da te'. Li' ci siamo seduti e dopo aver scambiato due chiacchiere ed aver sorseggiato del delizioso sencha accompagnato da morbidi mochi alle foglie d'assenzio, Hirano-san mi ha fatto un inchino e mi ha consegnato una busta di carta bianca e liscia e con su stampato il nome del tempio. Quella busta custodiva al suo interno un documento che e' diventato ora uno dei miei tesori piu' preziosi: i kanji ufficiali che ha scelto il monaco per il mio nome.

Ecco il sottilissimo foglio di carta di riso, abbellito dagli aggraziatissimi kanji neri scritti a mano dal monaco:

I quattro kanji che il monaco ha scelto per me rappresentano la trascrizione fonetica del mio nome, ossia Marianna. Hirano-san, pero', non ha scelto i kanji semplicemente per una questione di suono, ma anche di significato, e questo forse e' l'aspetto piu' sbalorditivo. Eh si, perche' senza saperlo (o forse lo sapeva, chissa'), ha scelto tutti kanji che a me piacevano particolarmente; uno in particolare (il secondo dall'alto) desideravo tanto facesse parte del mio nome. L'ultimo, poi, e' il na di Kanagawa...un kanji quindi che mi leghera' per sempre a quest'antica provincia a cui sono intensamente affezionata. Immaginate, dunque, con che piacevole stupore io abbia ammirato quei kanji monastici!

Quel timbro rosso sui miei kanji e' il sigillo ufficiale del tempio.

Qui invece appare la data scritta secondo il calendario tradizionale giapponese, tenendo cioe' conto del numero di anni trascorsi dall'ascesa al trono dell'ultimo imperatore. Con ogni imperatore inizia una nuova era, e quella di adesso inizio' nel 1989 e si chiama 平成 Heisei. Da allora sono passati ventidue anni, e il 2010 quindi e' il ventiduesimo anno dell'era Heisei. Appaiono anche il mese e il giorno, naturalmente. A sinistra, invece, il nome del tempio, il nome per esteso del monaco ed il suo timbro ufficiale.

Per me e' stato un onore non solo ricevere questi magnifici kanji che mi accompagneranno per tutto il resto della mia vita, ma e' stato un onore ancora piu' grande aver potuto conoscere e conversare con questo generoso e sereno monaco il cui sorriso contagioso non dimentichero'.

Hirano-san era cosi' contento che Sakura ed io fossimo andate a trovarlo che quasi non si dava pace! Nel giro di dieci o quindici minuti, si e' unito a noi un gruppetto di persone che, incuriosite soprattutto dalla presenza dell'"ospite italiana", hanno iniziato ad offrirmi dolci e bevande varie, e a farmi tantissime domande sull'Italia. Tra queste persone c'erano alcuni operai che erano stati assunti dal monaco perche' costruissero, dietro il tempio, un piccolo cimitero per animali. Uno di questi operai sembrava particolarmente rapito dal fatto che io venga da un Paese cosi' lontano dal Giappone come l'Italia, e dopo diverse domande sulla nostra cultura e sulla nostra lingua, l'ho visto osservare in contemplazione e con lo sguardo sognante una fotografia di un fiore.

Alcuni fiori di pesco del tempio
Senza che nemmeno ce ne accorgessimo, erano passate quasi due ore e noi eravamo ancora li' ad ascoltare gli affascinanti racconti di una signora che era stata in viaggio in Italia una volta e che, in seguito a quell'esperienza, non e' mai riuscita a smettere di pensare al nostro Paese. A noi si e' persino unito il cognato del monaco, un signore sulla settantina che fino a pochi anni fa ha lavorato per un'azienda che aveva frequenti contatti con l'Italia; fu proprio grazie a questi contatti commerciali che questo signore pote' visitare la nostra penisola in lungo e in largo, moltissime volte. Mi disse di essere stato infinite volte persino a Torino e di averla trovata una citta' incredibilmente affascinante.
Immaginate, dunque, la mia gioia!

Al gruppo si e' persino unita una signora che si occupa mensilmente della pubblicazione del giornale del tempio. E grazie ad un'idea del monaco, questa signora mi ha fotografata mentre tengo in mano il foglio coi miei kanji, e mentre vicino a me c'e' Hirano-san che mi aiuta a tener dritto il foglio. La signora mi ha detto che la mia foto apparira' sul numero di marzo della rivista!

Sarei rimasta ore ed ore ad ascoltare queste persone e le loro storie raccontate col cuore in mano e con l'irripetibile magia dell'entusiasmo e delle parole pronunciate con sincerita'.

Sarei rimasta ore ad ascoltare i discorsi chiari, lineari del monaco. Le sue parole, cosi' pulite, leggere e prive di qualunque traccia di quella cattiveria e di quel veleno di cui, purtroppo, abbondano i discorsi di molti, erano cosi' piacevoli da ascoltare.

Sarei rimasta ore ad ascoltare quell'anziano monaco sorridente mentre ci raccontava della sua passione smodata per gli spaghetti!

Ma era arrivata l'ora di salutarci e di ringraziare il monaco per tutto quanto. Era giunta anche l'ora di salutare tutti gli altri signori che cosi' gentilmente erano venuti ad accoglierci e a farci sentire le benvenute.

Prima di andare via, pero', il monaco ha regalato sia a Sakura che a me una copia di un suo libro di cui vi parlero' appena mi sara' possibile.

E prima di uscire dall'edificio, pero', Sakura ed io siamo rimaste un po' ad annusare quell'aria che profumava di delicato incenso buddista. Ma lei sapendo della mia passione per l'incenso, si e' diretta verso lo sportello dell'ufficio dove sono in vendita alcuni oggetti prodotti al tempio, e io l'ho subito seguita.

Con mia grande sorpresa, pero', il signore dietro lo sportello era uno dei signori che poco prima erano con noi nella sala da te'. E con mia ancor piu' grande sorpresa, con un sorriso raggiante mi ha regalato una scatola d'incenso del tempio!



La giornata di sole brillante era cosi' magnificamente radiosa da farmi venire voglia di piangere, ma non certo di dolore. I raggi di sole di quel primo dorato marzo sembravano un'inconfutabile testimonianza dell'inenarrabile incanto della vita quotidiana.

In compagnia di Sakura, ho scattato alcune fotografie ai fiori di pesco e ai profumatissimi susini rossi in fiore che adornavano, con delicata eleganza, il giardino del tempio.
I fragranti 紅梅 koobai di struggente bellezza...

L'armonioso plop plop dell'acqua della 手水舎 choozuya.
Prima di lasciarci alle spalle l'antico tempio, pero', abbiamo nuovamente incontrato il sorridente monaco che venendoci incontro ci ha chiesto se desideravamo vedere il dipinto del grande drago blu che adorna il soffitto dell'hondoo 本堂, ossia della sala principale del tempio. Mentre eravamo ancora nella sala da te', Sakura ed io avevamo mostrato grande curiosita' per questo dipinto e cosi' Hirano-san ha voluto farci questa sorpresa.

In fila indiana, Sakura ed io abbiamo seguito il monaco che, con incedere solenne, ci ha fatto strada e ci ha condotte proprio davanti alla porta principale dell'hondoo. Dopo aver fatto lentamente scorrere quella porta di legno chiaro, siamo stati colti da un'incantata nuvola profumata d'incenso.

Ci siamo sfilate le scarpe e con riverenza siamo entrate nell'hondoo.

Camminare sul tatami del tempio, con ai piedi un paio di morbide calze bianche di cotone, e poter respirare quell'aria che profuma di sacro, d'incenso, e di antico sapere mi ha riempito il cuore di una gioia talmente coinvolgente da non riuscire nemmeno a rendermi conto del tempo che passava o di qualunque altra cosa terrena.

Eravamo solo Sakura ed io, col naso all'insu' ad ammirare quel maestoso drago blu che sembrava volteggiare in un regno tutto suo, scavato all'interno del soffitto stesso. Svolazzava con aria maestosa e fiera, e ci guardava con uno sguardo a meta' tra il diffidente ed il soddisfatto.

Il monaco, pero', era rimasto sulla porta e con lo sguardo verso il giardino. Era in piedi, perfettamente immobile e con le mani congiunte in preghiera.
Io, per un attimo, ho distolto lo sguardo da quel valoroso drago e ho osservato la sagoma del monaco mentre, proprio sulla porta, meditava ed osservava con sguardo contemplativo quel tranquillo giardino abbracciato dai raggi affettuosi del sole di quel lunedi'.

20 commenti:

Federica ha detto...

Che bello il tuo racconto, sprigiona serenità, la stessa che credo avvolga il tempio ed i monaci.

I personaggi descritti sembrano essere quelli del passato, un tempo dove la gentilezza era normale e lo scorrere dei minuti non così frenetico.

Il monaco sta facendo costruire un cimitero per gli animali, anche in questo quel tuo nuovo mondo è molto più civile del nostro.

Grazie dell'incanto.

Hobbit84 ha detto...

un piccolo dono di poesia e gioia di vivere..grazie per questo bellissimo post! :)

Bunzigirl ha detto...

Ahhhhhh!Che poesia,che leggiadria,che serenità.Mi sembra di sentire il profumo dell'incenso!!!!(anche se mia sorella sta pasticciando in cucina con del soffritto di cipolla,hehehe)
Brava Mari!

Bunzigirl ha detto...

Ahhhhhh!Che poesia,che leggiadria,che serenità.Mi sembra di sentire il profumo dell'incenso!!!!(anche se mia sorella sta pasticciando in cucina con del soffritto di cipolla,hehehe)
Brava Mari!

clelia ha detto...

Dopo una giornata particolarmente difficile, leggere il tuo articoletto - come lo chiami tu - è stata pura magia e grande serenità per me. Ne avevo bisogno!!
Marianna , grazie per endere possibili cose impossibili, per far conoscere un mondo che non è sol tnologia ma cuore , sole e tanto amore verso le cose, il mondo, se stessi. E di questo ci siamo dimenticati..
Grazie per le tue pariole che accarezzano le fredde giornate in quel di Padova.
Un saluto
Clelia

Alice*** ha detto...

Che incanto questo racconto ogni tua parola sembra un tassello nella bellezza..e il Giappone e proprio così anche nella frenesia delle città più moderne e caotiche loro conservano uno spirito anni luce più temperato degli occidentali...e se perdi il portafogli te lo rendono(e x chi non lo sapeva:giuro non è uno scherzo)...
Alice

luby ha detto...

ho assaporato ogni piccola parte del racconto, ti ringrazio per la serenità che mi hai trasmesso.

grazie

ps. quanti doni!!!

Chiara ha detto...

Ciao Mari! E' da tanto che non scrivo un commento sul tuo blog ma ti seguo sempre con estremo ineteresse ed ammirazione! I tuoi articoli sono sempre bellissimi! Questo più che un articolo è una poesia. Inoltre, sono felice di poterti dire che il mese prossimo finalmente potrò respirare anch'io quell'aria e spero di ritrovare tutti gli odori e i profumi di cui ho sempre letto tue descrizioni!
TOKYO ASPETTAMI CHE ARRIVOOOOO!!!!

vivi ha detto...

Ciao,

sono Stefano, uno dei ragazzi che gestisce la web community Viviallestero.com che ha come scopo quello di aiutare italiani che vogliono andare a vivere all'estero. Abbiamo trovato il tuo blog molto interessante. Se non sbagliamo sei una ragazza italiana che vive in Giappone, giusto? Volevamo sapere se ti interesserebbe collaborare con noi visto che stiamo cercando italiani che vivono all'estero. Se sei interessata, puoi mandarci una mail all'indirizzo admin@viviallestero.com . Se vuoi farti un'idea del nostro progetto, puoi visitarci all'indirizzo http://www.viviallestero.com

Complimenti per il tuo blog, e scusa se ti scriviamo qui, ma non abbiamo trovato un tuo contatto!

Ciao

Astra ha detto...

Ciao!
ho scoperto da poco il tuo bellissimo blog e volevo farti i miei complimenti, è stupendo!!! vorrei scriverti in privato per quanto riguarda gli ordini del tuo bazar ma no trovo l'indirizzo, ti lascio il mio se hai voglia e tempo di contattarmi!
astra1984@hotmail.it
non ho fretta, ho letto che sei tanto impegnata!!..scusa se ho usato questo spazio! a presto

Artemisia Comina ha detto...

adesso grazie e te sono in grado di immaginare quel dolcetto. mi sarebbe piaciuto essere lì.

Belisaria ha detto...

Ciao,
seguo da qualche tempo il tuo bellissimo blog e alla fine mi sono decisa a lasciare un commento. Studio giapponese da due anni come autodidatta e dall'anno prossimo inizierò a studiarlo all'università e, come moltissimi altri ragazzi, il mio sogno è di visitare il Giappone prima o poi. Volevo ringraziarti per quello che scrivi, perchè ad ogni post mi fai respirare un po'di quel Giappone che difficilmente arriva qui in Italia ed è davvero commovente.
Un saluto

Irene

Tizy ha detto...

Ho notato ocn sorpresa che il monaco ha un viso da bambino ha qualche simbologia?

Anna lafatina ha detto...

Mari che meraviglia!
Ho appena finito di leggere ed ero così immersa nella lettura che non mi sono accorta che squillava il telefono!!
Ogni volta mi fai fare viaggi che neppure la macchina del teletrasporto riesce!!
Sei riuscita con le tue parole a farmi sentire il profumo dell'incenso e a sfiorare le mani del monaco che porgeva la carta di riso con i Kanji.
Grazie!

.:Elenmire:. ha detto...

Guarda... stavolta mi sono commossa.
Grazie...
da L'Aquila

amatamari© ha detto...

Uno dei più bei post letti ultimamente.
Grazie.

unog ha detto...

はじめましてbiancorossoさん。
una notte di qualche mese fa, mentre navigavo su internet
sono arrivato a questo blog per caso e mi son fermato qui per lungo tempo.
ho detto 'yattah! ho scoperto una miniera d'oro.'
da quel giorno e' diventato una mia gioiosa abitudine leggere 2,3 articoli tuoi prima di dormire.

il mondo delle tue opere ha una certa aria di classe.
e le parole che usi mi trasmettono la tua generosita' naturale.
e mi piace soprattutto quella sensazione gradevole che arriva dopo aver letto degli articoli tuoi.
pero' quelle bellissime foto dei cibi giapponesi mi fanno sentire solo la nostargia dolorante.(涙目)

secondo me, sei fortunata per il suono del tuo nome.
perche' sia mari che anna possono essere anche i nomi giapponesi, percio' si puo' scrivere in kanji facilmente senza sentire la stranezza.
basta pensare i nomi come paola o elisabetta,
e' vero che si puo' scrivere in kanji questi nomi italiani in qualche modo,
ma di solito diventa pesante e orribilmente insignificante.
comunque i giapponesi ordinari quando vedono '奈’, si ricorderanno nara, antica capitale del giappone, non kanagawa.(笑)
e' evidente che tu sia legata al posto dove vivi.

sono contento che una come te che apprezza la mia patria.
これからも美しい文章で楽しませてください。
unog

Burattinaia ha detto...

Poesia. Le tue parole sono pura poesia.
Sogno da parecchio di poter visitare il Giappone. Mi affascina incredibilmente e dopo aver letto questo post mi si è scaldato il cuore. Vedere le foto di quei fiori di pesco mi ha fatta sorridere.
Sei fortunatissima!
Continuerò a seguirti! Grazie per aver creato questo "diario".
Un saluto : )

enrico ha detto...

Che piacere leggerti!

Paola Genevieve Caratto ha detto...

ciao! ^^ volevo chiederti una cosa in merito a questo rituale. La scelta dei kanji viene fatta solo per gli stranieri residenti in Giappone o chiunque, dietro appuntamento, può ricevere i kanji del nome? Vorrei provare a chiedere in un otera di Kanazawa...
Graziee!