Scrivere non sempre e` per me un`attivita` rilassante; tante volte e` un qualcosa di doloroso, stancante, e che ha il potere di risucchiare ogni goccia d`energia presente nelle mie vene.
Eppure scrivere diventa una necessita` a cui non riesco e non voglio rinunciare.
Diventa una necessita`, come lavarsi.
Navigare nel mare di parole, pensieri a volte ingarbugliati e altre volte lineari, mi costringe a fissare il foglio bianco o lo schermo vuoto nell`attesa che arrivi la prima parola, poi la seconda, la terza, e cosi` via fino a tradurre in lettere tutta quella matassa d`idee senza una forma e senza un colore, ma con la sostanza che sento nel sangue.
Oramai sono quasi le quattro e mezza del mattino e l`ispirazione mi ha svegliata dal confortante sonno in cui ero scivolata senza accorgermene, costringendomi a spalancare i miei occhi ed alleggerendo le mie palpebre che fino a poco fa erano cosi` pesanti da sembrare di piombo.
Stamattina ero al lavoro e osservavo un fiore, una qualche varieta` di orchidea di cui ignoro il nome.
I suoi petali erano di un porpora chiaro e che pero` variava in intensita` con il movimento dei raggi del sole.
Il sole giocava forse a fare l`artista, sperimentando alcune sfumature sui petali vellutati di questo fiore silenzioso e che, con una compostezza quasi regale, abbelliva il davanzale di marmo della stanza.
Attorno a me regnava l`odore del pomeriggio e dei primi sprazzi di primavera. Nell`aria c`era anche la pesantezza preannunciata dell`acquazzone che mi avrebbe colta da li` a qualche ora, proprio a pochi passi dal grande mercato di Porta Palazzo.
Il pomeriggio ha un odore che e` diverso da quello della mattina o della sera, e persino dell`alba. E` un odore tiepido, anche se non c`e` il sole. E` un odore che in Giappone percepivo intensamente, cosi` tanto da farmi venir voglia di star sola in una stanza - magari per qualche istante - a guardare fuori dalla finestra, a leggere un libro oppure semplicemente a pensare.
La mattina invece odora di nuovo perche` e` a tutti gli effetti la prima pagina, candida ed intonsa, di un nuovo giorno che sta per avere inizio.
La mattina porta con se` l`ottimismo che forse da ragazzini si aveva in quantita` quasi illimitate.
Dai finestrini del tram poco affollato di stamattina, i raggi del sole mattutino mi facevano strizzare gli occhi fino a stancarmi. Anelavo ai momenti d`ombra in cui poter dare riposo ai miei occhi appena svegli eppure gia` affaticati.
In quel tragitto, col sole imperterrito che esigeva l`attenzione delle mie pupille, ho pensato ai capitoli della mia vita, sia quelli belli che quelli dolorosi, e sono riuscita finalmente ad immaginarli come delle grandi scuole i cui insegnamenti non hanno prezzo.
Scuola. E` stata tutta una scuola.
Lo sono stati i miei anni statunitensi.
La desolazione della periferia di Dallas e la solitudine che li`, piu` di ogni altro posto al mondo, ho conosciuto.
Le poche amicizie americane che sono riuscita a stringere.
Infernali ed interminabili iter burocratici che ti costringono a vivere da clandestina (nemmeno questo mi sono fatta mancare!) nella speranza di ricevere il tanto agognato documento che finalmente ufficializzera` il tuo diritto ad una vita decente.
Il lussureggiante e semi-paradisiaco Balboa Park, di San Diego, dove respiravo a pieni polmoni l`aria che sapeva di verde e di oceano.
Il tour de force con la lingua spagnola, idioma con cui ho fatto a pugni per mesi perche` letteralmente impostomi. Questo forse spiega si` la mia conoscenza della lingua in questione, ma la mancanza di passione che ad essa avrei potuto dedicare.
Il quartiere di Hill Crest a San Diego e che amavo perche` profumava di buono e nell`aria sentivo l`effervescenza di una vita che ogni giorno ricomincia daccapo.
168: questo era il nome del mio ristorante cinese preferito, sulla Convoy Street. Ed era da quelle parti che iniziai a sognare l`Asia.
Il Giappone. Il mio amato Giappone. Quel Giappone che sa farmi piangere al solo ricordo delle sue foglie secche; dei suoi tatami profumati in estate; del suo rigore e della sua confusione.
Le amicizie preziose e sincere che ho stretto in quel Paese.
Le passeggiate in solitaria su allo Zama-jinja.
Kanai-sensei.
Le lacrime ricacciate dentro all`esame di Storia Americana, col prof. Conway.
L`antica casa di Ishii-san e i suoi tesori laccati ed impolverati dal tempo.
Le sue katana avvolte in sobri panni regali.
I miei pomeriggi con Fusae-san e che ogni volta, nel mio cuore, paragonavo alla mia nonna di cui sentivo dolorosamente la mancanza.
Saku-chan, mia amata amica.
Akiko-chan e il nostro caffe` del pomeriggio, in quelle tazzine turchesi e bianche che forse non rivedro` mai piu`.
Il dolore non ancora superato della mia separazione dal Giappone.
Il rientro non voluto negli States.
Il caldo torrido e soffocante di Las Vegas in cui tutto sembrava posticcio e artificioso.
Un ritorno a Torino emozionante, ma strano.
Tentativi strampalati e non riusciti di cucitura di rapporti di parentela che esistono nel sangue, ma non nel cuore.
La vigliaccheria piu` bieca.
L`abbandono.
La disperazione.
La voglia di lasciarsi andare senza nemmeno combattere per rimanere su a galla.
Limbo.
Ancora limbo.
Il ritorno sofferto alla scrittura e al blog.
Nuove amiche ed una persona a me ora piu` preziosa del mio stesso sangue.
I profumi dell`Emilia, terra da cui inaspettatamente ha avuto in parte origine la mia rinascita.
L`addio al nonno.
Quelle borse di plastica con i suoi pochi averi rimasti...
Il lavoro
La ri-rinascita.
Buonanotte. Anzi no: buona alba.
domenica, marzo 04, 2012
lunedì, febbraio 27, 2012
Fogli di carta e pensieri
Ho notato che, quando cammino, riesco a riflettere meglio che non quando sono sdraiata o magari seduta in un luogo tranquillo.
Idealmente dovrei portarmi dietro sempre un taccuino dove annotarvi cio` che man mano mi viene in mente, ma rischierei d`inciamparmi ogni tre per due...come infatti mi e` gia` successo di recente. La prima volta sono riuscita a sbucciarmi un ginocchio con tanto di ridicolo dissanguamento su un marciapiede, mentre le volte successive me la sono cavata con dei buffi volteggiamenti da film comico.
E combinazione tutto questo accadeva sempre nel bel mezzo di una bella riflessione, interrotta bruscamente dall`ostacolo di turno o semplicemente dai miei piedi non in sintonia con il mio cervello, un cervello preso a fantasticare e a creare mille e piu` scenari di una vita nuova.
E` passato di nuovo del tempo dal mio ultimo articoletto, eppure non passa giorno in cui io non pensi a questo blog.
Talvolta scivolano le settimane e i mesi senza che nulla accada, e poi improvvisamente si viene travolti da un turbine di novita` e cambiamenti.
A inizi gennaio, infatti, ho trovato lavoro proprio quando oramai stavo per arrendermi e lasciarmi trascinare da una vita fatta ormai di forzata pazienza, lunghe dormite, progetti abbozzati ma inarrivabili, pigre passeggiate, continui rifiuti da parte di aziende contattate e che sembrava fossero interessate a me, maree di promesse per un posto di lavoro che non sarebbe mai arrivato.
Del lavoro vi parlero`, ma non ora.
Vi diro` pero` che sto rinascendo, questo si`. La paura di non farcela e di non essere all`altezza e` sempre tanta, ma ogni giorno cerco d`imparare qualcosa di nuovo e di applicarmi con pazienza ed impegno proprio perche` il senso di serenita` e` ora direttamente proporzionale alla dedizione che riservo a questo mio nuovo incarico.
La mia cara amica Fabiana, poco tempo fa, mi ha fatto recapitare a casa una grossa busta bianca contenente dei regali splendidi. Quei regali scelti col cuore, portati a casa col cuore e spediti col cuore e la speranza di far felice una persona.
Dell`incantevole carta da origami originale giapponese e che lei ha acquistato per me durante una sua visita in Germania.
Tanti fogli di una carta cosi` delicata al tatto e dai colori cosi` inconfondibilmente giapponesi da riuscire a riportarmi - anche se solo col pensiero - a casa mia, nel Kanagawa, durante le ore del pomeriggio quando splendeva il sole piu` bello di tutta la giornata e nell`aria si sentiva il profumo d`incenso del tempo Soochu-ji.
Rievocazioni le mie, e che scivolano sulla superficie ora liscia e ora semi-ruvida di un foglio colorato.
Carta da origami perlescente e dai riflessi quasi fiabeschi.
Insieme a questi splendidi fogli, delle gommine che mi hanno fatta ritornare un po` bambina...
L`origami e` un aggraziato, dolce passatempo che mi rasserena e distoglie i miei pensieri da pesanti preoccupazioni.
Tra le pieghe di questi fogli spariscono piccoli rancori, dubbi ed incomprensioni. Le mani sono impegnate nel modellare quello che prima era un semplice foglio di carta e che poi diventera` un giglio oppure una rana.
Ricordo ancora e nitidamente gli origami che due studentesse della Yaei Kookoo 弥栄高校 di Sagamihara-shi, nel Kanagawa, dove Annalisa ed io andammo a far lezioni d`italiano.
Eravamo all`ultima lezione del nostro programma quando queste due studentesse, due ragazze particolarmente intelligenti e portate all`apprendimento delle lingue straniere, ci si avvicinarono e con timidezza ci porsero due origami a forma di fiori di loto: uno era rosa e l`altro era giallo.
Erano bellissimi.
Li conservai gelosamente sul davanzale della mia finestra dell`ingresso e, giorno dopo giorno, il i raggi del sole che proprio li` si andavano a posare iniziarono a far leggermente sbiadire quei due fiori che stavano a testimonianza di un`esperienza incredibilmente indimenticabile.
L`origami e` per i giapponesi spesso un simbolo d`amicizia, d`affetto, di stima. Quando te ne fanno e regalano uno e` perche` provano simpatia nei tuoi confronti ed e` uno dei loro modi con cui esprimono il loro affetto.
C`e` sempre molto sentimento e tanta dolcezza in queste creazioni di carta, cosi` fragili eppure cosi` tangibili.
Adesso non c`e` solo 無印 Muji qui a Torino che vende la carta da origami (sebbene a prezzi veramente vergognosi), ma anche i negozi della catena danese Tiger il cui primo punto vendita italiano e` stato aperto proprio qui nel capoluogo piemontese.
Sono andata a ficcanasarvi all`interno sabato pomeriggio sul tardi e ho trovato questa carta da origami.

Molto graziosa e certamente piu` economica di quella di Muji, ma la qualita` e` inferiore. E` carta opaca e un po` spenta e la cui consistenza ricorda i fogli di giornale.
Pero` sono lo stesso carini e mi fanno venire voglia di creare.
Cambiando discorso, ho iniziato da poco una collaborazione come articolista per un neonato giornale. Non appena il mio primo articolo sara` stato pubblicato, vi segnalero` il link cosi` - se vorrete - potrete leggermi anche li`.
Vedrete che il Giappone e` una costante in tutto cio` che scrivo, ma questo perche` e` un elemento che fa parte di me sempre e comunque.
Una costante che ritorna sempre, anche durante qualche mia passeggiata solitaria per il centro di Torino dove, in una piccola ma accogliente caffetteria, ho scovato la nuova collezione di scatoline metalliche della Leone (storica ed antica casa torinese di caramelle e cioccolata) dedicata a Lupin.
E` stato colpo di fulmine caramelloso a prima vista con la lattina dedicata a Fujiko, contenente squisite caramelline dissetanti alla viola:
...e prima di salutarvi, vorrei mostrarvi una bambolina giapponese che ha creato mia sorella Annalisa con il fimo.
Ve la dedico.

Idealmente dovrei portarmi dietro sempre un taccuino dove annotarvi cio` che man mano mi viene in mente, ma rischierei d`inciamparmi ogni tre per due...come infatti mi e` gia` successo di recente. La prima volta sono riuscita a sbucciarmi un ginocchio con tanto di ridicolo dissanguamento su un marciapiede, mentre le volte successive me la sono cavata con dei buffi volteggiamenti da film comico.
E combinazione tutto questo accadeva sempre nel bel mezzo di una bella riflessione, interrotta bruscamente dall`ostacolo di turno o semplicemente dai miei piedi non in sintonia con il mio cervello, un cervello preso a fantasticare e a creare mille e piu` scenari di una vita nuova.
E` passato di nuovo del tempo dal mio ultimo articoletto, eppure non passa giorno in cui io non pensi a questo blog.
Talvolta scivolano le settimane e i mesi senza che nulla accada, e poi improvvisamente si viene travolti da un turbine di novita` e cambiamenti.
A inizi gennaio, infatti, ho trovato lavoro proprio quando oramai stavo per arrendermi e lasciarmi trascinare da una vita fatta ormai di forzata pazienza, lunghe dormite, progetti abbozzati ma inarrivabili, pigre passeggiate, continui rifiuti da parte di aziende contattate e che sembrava fossero interessate a me, maree di promesse per un posto di lavoro che non sarebbe mai arrivato.
Del lavoro vi parlero`, ma non ora.
Vi diro` pero` che sto rinascendo, questo si`. La paura di non farcela e di non essere all`altezza e` sempre tanta, ma ogni giorno cerco d`imparare qualcosa di nuovo e di applicarmi con pazienza ed impegno proprio perche` il senso di serenita` e` ora direttamente proporzionale alla dedizione che riservo a questo mio nuovo incarico.
La mia cara amica Fabiana, poco tempo fa, mi ha fatto recapitare a casa una grossa busta bianca contenente dei regali splendidi. Quei regali scelti col cuore, portati a casa col cuore e spediti col cuore e la speranza di far felice una persona.
Insieme a questi splendidi fogli, delle gommine che mi hanno fatta ritornare un po` bambina...
Tra le pieghe di questi fogli spariscono piccoli rancori, dubbi ed incomprensioni. Le mani sono impegnate nel modellare quello che prima era un semplice foglio di carta e che poi diventera` un giglio oppure una rana.
Ricordo ancora e nitidamente gli origami che due studentesse della Yaei Kookoo 弥栄高校 di Sagamihara-shi, nel Kanagawa, dove Annalisa ed io andammo a far lezioni d`italiano.
Eravamo all`ultima lezione del nostro programma quando queste due studentesse, due ragazze particolarmente intelligenti e portate all`apprendimento delle lingue straniere, ci si avvicinarono e con timidezza ci porsero due origami a forma di fiori di loto: uno era rosa e l`altro era giallo.
Erano bellissimi.
Li conservai gelosamente sul davanzale della mia finestra dell`ingresso e, giorno dopo giorno, il i raggi del sole che proprio li` si andavano a posare iniziarono a far leggermente sbiadire quei due fiori che stavano a testimonianza di un`esperienza incredibilmente indimenticabile.
L`origami e` per i giapponesi spesso un simbolo d`amicizia, d`affetto, di stima. Quando te ne fanno e regalano uno e` perche` provano simpatia nei tuoi confronti ed e` uno dei loro modi con cui esprimono il loro affetto.
C`e` sempre molto sentimento e tanta dolcezza in queste creazioni di carta, cosi` fragili eppure cosi` tangibili.
Adesso non c`e` solo 無印 Muji qui a Torino che vende la carta da origami (sebbene a prezzi veramente vergognosi), ma anche i negozi della catena danese Tiger il cui primo punto vendita italiano e` stato aperto proprio qui nel capoluogo piemontese.
Sono andata a ficcanasarvi all`interno sabato pomeriggio sul tardi e ho trovato questa carta da origami.
Pero` sono lo stesso carini e mi fanno venire voglia di creare.
Cambiando discorso, ho iniziato da poco una collaborazione come articolista per un neonato giornale. Non appena il mio primo articolo sara` stato pubblicato, vi segnalero` il link cosi` - se vorrete - potrete leggermi anche li`.
Vedrete che il Giappone e` una costante in tutto cio` che scrivo, ma questo perche` e` un elemento che fa parte di me sempre e comunque.
Una costante che ritorna sempre, anche durante qualche mia passeggiata solitaria per il centro di Torino dove, in una piccola ma accogliente caffetteria, ho scovato la nuova collezione di scatoline metalliche della Leone (storica ed antica casa torinese di caramelle e cioccolata) dedicata a Lupin.
E` stato colpo di fulmine caramelloso a prima vista con la lattina dedicata a Fujiko, contenente squisite caramelline dissetanti alla viola:
Ve la dedico.
Mata ne!
またね!
martedì, gennaio 03, 2012
Obentoo-bako del nonno e pensieri vari
Nel giro di poco e` iniziato e si e` esaurito il periodo di feste, lasciando come al solito dietro se` una scia d`insoddisfazioni; di ricordi belli e brutti che verranno rievocati negli anni a venire; di pantagrueliche mangiate; di soldi spesi in regali e cibo; di regali fatti col cuore ed altri fatti perche` bisognava.
Ho vissuto queste feste in maniera abbastanza diversa dal solito, distaccandomi da molte delle storiche abitudini che da sempre caratterizzavano il mio modo di vivere questo periodo dell`anno.
Il cambiamento che sta avvenendo in me oramai e` inarrestabile e sta inevitabilmente riforgiando una parte consistente della mia vita, pur lasciando intonse ed inalterate certe mie costanti come - ad esempio - il robusto nastro metaforico che mi lega al mio Giappone, quel mio personalissimo Giappone che ho scoperto nella quotidianita`, nelle vecchie fotografie, nella fragranza dell`incenso, nelle ricette e nei racconti.
Questo e` uno dei motivi che mi ha spinta a spezzare la routine di un prevedibile post natalizio o capodannesco. Non ne avevo voglia perche` sapevo che non avrebbe rispecchiato cio` che sentivo e sento.
Non scendo a compromessi nello scrivere, preferendo la sincerita` ad un eventuale vantaggio.
Nonostante tutto, il profondo senso di gratitudine per chi di caro abbiamo nella nostra vita mi spinge a sperare che abbiate vissuto con serenita` questo periodo godendovi al massimo - e senza spigoli - la compagnia di chi avete di piu` prezioso al mondo.
Questo, dunque, e` ufficialmente il primo post di Biancorosso Giappone per l`anno 2012, un anno che apre le sue porte ad una strada tutta da percorrere; una strada che, si spera, sara` costellata di soddisfazioni, successi e - perche` no - pure qualche rivincita.
Il 2011, assieme a tutta quella nauseante paccottiglia fatta di pianti, delusioni, porte sbattute in faccia, personaggi voltagabbana, scoramento, e tanto altro, si porta con se` anche il ricordo della scomparsa di mio nonno, un fatto che ancora adesso mi sembra incredibile.
Tra i tanti oggetti che c`erano in casa sua, ne e` riapparso uno che mi ha quasi soffocata dall`emozione: un obentoo-bako che gli inviai io dal Giappone.
Per la precisione, un Urara blu.
Gli spiegai come utilizzarlo, anche se naturalmente gli dissi che avrebbe potuto anche trasformarlo semplicemente in un contenitore porta-qualcosa.
E fu proprio cosi` che venne ritrovato questo obentoo-bako: il nonno lo utilizzava come portapenne.
Non vi dico l`emozione nel rivedere questo lucido e blu Urara e che dal Giappone arrivo` fino nelle campagne fuori Torino, a casa del nonno.
Era in condizioni perfette, senza nemmeno un graffio. Si vedeva che l`aveva tenuto con molta cura.
Gli oggetti hanno quasi sempre una storia da raccontare, e pur non potendo parlare, narrano attraverso di noi, attraverso le nostri voci e i nostri ricordi.
Alcuni giorni fa, mia sorella Annalisa, mi ha preparato i suoi 巻き寿司 makizushi, essendo questa una delle sue specialita`. Una ragazza, Annalisa, dotata di grande estro e manualita`, in grado di creare delle vere e strabilianti meraviglie con le sue manine che ancora ricordano quelle di una bimba.
Quell`abbraccio di delicati sapori nipponici che porto sempre nel cuore e che, grazie ad Annalisa, ho ritrovato anche qui, nella nostra piccola ma accogliente cucina di casa nostra a Torino.
E proprio qui, in questa bella ed antica citta` sabauda, esiste un piccolo ed autentico angolo di quel Giappone di cui sento quotidianamente la mancanza: 此路屋 Kokoro-ya , una graziosa gastronomia e お弁当屋さん obentooya-san giapponese gestita da un signore italiano e da 小川さん Ogawa-san, sua moglie.
Purtroppo, pero`, sono arrivata che era l`ultimo giorno di apertura prima della pausa invernale e - come se non bastasse - sono arrivata durante la pausa. Essendo di corsa, non ho potuto aspettare.
Questi primi dell`anno sono sempre depositari di una sorta di magia carica di speranza per cio` che sara`. Sono giorni che in qualche modo bianchettano la pesantezza dell`anno appena passato, sostituendola con una forza ritrovata e rinnovata.
Ma tutto va sempre come deve andare e menomale che sia cosi`. E` attraverso questo ciclo di gioie e dolori che avviene la nostra crescita e talvolta rinascita.
martedì, dicembre 13, 2011
Quel che resta
(A sinistra: Oshooyu, asazuke no mono, i miei saibashi, ed una tazza blu del Kanagawa).
Da quando ho lasciato il Giappone e da quando la mia vita e` stata stravolta e capovolta a trecentosessanta gradi, mi trovo abbastanza spesso a sentire la nostalgia della mia cucina a casa, nel Kanagawa.
Quella cucina era per me un luogo di tranquillita` innanzitutto, di grande creativita`, di voglia di sperimentare con ingredienti e utensili, di curiosita` ed allegria.
Era una cucina molto ampia, luminosa e tranquilla. Quasi tutte le sue finestre si affacciavano sul verde, tranne alcune da cui vedevo un sentierino che separava casa mia da quella dei miei vicini.
Nella mia libreria in salotto conservavo gelosamente una grande collezione di ricettari giapponesi, molti dei quali non utilizzavo ma amavo semplicemente sfogliare, leggere ed apprezzare per i propri contenuti e fotografie.
Non sono una grande esperta di cucina, ma forse solo una curiosona un po` pasticciona che ama addentrarsi in una cultura grazie anche ai sapori che questa ha da offrire a chi ha il desiderio di assaggiarli.
L`impermanenza di cio` che ci circonda, pero`, ritorna ogni tanto con grinta a ricordarci che c`e` ben poco di eternamente durevole.
Gente che esce dalla tua vita con la stessa velocita` e facilita` con cui ne era entrata a far parte; luoghi e suoni che prima ti erano famigliari come la tua pelle e che ora invece sono distanti, anche se ancora tenacemente presenti nel cuore.
Quel che resta e` come un attar di rose.
Malinconico perche` ad esso e` legata inevitabilmente la memoria di cio` che fu e non e` piu`.
La fragilita` che caratterizza l`esistenza umana mi ha mostrato il suo volto, e dopo aver fatto cio` e` stata li` a guardarmi mentre tutt`intorno a me c`era solo distruzione.
Ora nelle tazze da te` rimane solo il ricordo del mio batticuore quando, nei miei pomeriggi di ritorno da lezione in Giappone, passavo alla Seims a prendere del buon sencha o hoojicha in foglie.
Il ricordo di un delicato sole pomeridiano che, bighellonando per i vicoli di Sagamihara, mi aspettava pero` pazientemente sul muretto del supermercato per poi riaccompagnarmi giu` giu` per la Zama Kamijuku 座間神宿 fino a casa.
Bacchette che ora non stanno piu` prendendo parte ai miei esperimenti culinari, ma che per adesso se ne rimangono chiuse in una credenza qui, in una casa come tante, in un quartiere come tanti, nella periferia di Torino.
Questo e` il motivo che ora fa si` che il solo pensiero di voler rimettermi ai fornelli per preparare qualcosa di nipponico a me cosi` caro mi laceri il cuore di dolore.
Non ci riesco. Ci ho provato e ogni volta con risultati passabili, ma perche` manca quella serenita` che ora non c`e`. Nel cuore mi porto la pesantezza di un grande dolore e delusione, dello smarrimento che si prova nel trovarsi tra le macerie costretti a rimettersi in piedi per ricostruire tutto.
Lo sfoglio e lo risfoglio. Ne leggo le ricette, i consigli, le curiosita`, ma la mia mente e` come se fosse in uno stato di semi-trance in cui ogni cosa mi appare ancora cosi` surreale.
Ogni tanto, ma solo ogni tanto, li vado a mirare e rimirare nelle loro scatole e puntualmente ogni volta mi riprometto di dar loro la possibilita` di svolgere la funzione per cui sono stati creati.
Allora riprendo in mano il mio ricettario, ne sfoglio le pagine, sento una stretta al cuore, la malinconia mi attanaglia, e il dolore mi fa venir voglia di chiudere il libro e riporre tutto via nel cassetto della memoria.
Piano piano usciro` da questa gabbia invisibile prima o poi e se Dio vorra`.
Forse superero` anche questa, proprio come ho superato il timore di rimettermi a scrivere.
lunedì, novembre 28, 2011
Infusione di pensieri autunnali
Passano giorni, settimane, e addirittura mesi da un articoletto all`altro ormai. Sebbene pero` cio` che scrivo sia - spesso mio malgrado - inframezzato da lunghe pause, il mio pensiero torna sempre a questo blog.
Novembre e` un mese che per tradizione noi associamo sempre ai defunti. E` il mese solenne e triste per eccellenza. Eppure il piu` delle volte il tempo passa, scivola via e spesso non pensiamo all`autunno della vita umana, soprattutto se noi stessi ne stiamo ancora attraversando la primavera.
Ma la vita ogni tanto ha un modo tutto suo di rinfrescarti la memoria e di costringerti a soffermarti su cio` che forse stiamo trascurando.
Ai primi del mese, purtroppo, c`e` stato un lutto nella nostra famiglia.
E` mancato il mio nonno materno, una figura a cui ho legati molti ricordi sia d`infanzia che d`adolescenza. Una figura che, pero`, per molteplici motivi, si era volutamente allontanata dalla mia famiglia, pur mantenendo con me una sorta di filo di comunicazione.
Quel filo era Internet.
Questo mio nonno amava tanto la tecnologia ed era affascinato dal web. Nonostante l`eta`, navigava con grande spigliatezza e passione, e non esitava ad affidarsi alle email o al messenger per tenersi in contatto con le persone a lui care.
Quando abitavo ancora in Giappone, comunicavo con mio nonno principalmente attraverso l`email e poi ogni tanto anche con messenger. E delle volte lui mi faceva trovare nella buca delle lettere una qualche sua letterina cartacea, decorata con disegnini e ghirigori che lui stesso trovava e scaricava da Internet.
Dal giorno della sua morte ho avuto solo una volta il coraggio, per meta`, di andare a ripescare una sua email le cui parole ho riletto velocemente e con gli occhi che gia` si stavano velando di lacrime.
I giorni successivi alla sua scomparsa sono stati particolarmente dolorosi per tutti qui in casa. Un insieme di sentimenti si accavallavano gli uni sugli altri, creando un`altalena emotiva da cui avrei voluto scendere molto volentieri.
Rievocazioni di vecchi ricordi. Fotografie. Oggetti. Rancori. Affetti.
E poi ancora ricordi misti all`amarezza delle cose incompiute.
Perche` e` questo che comporta la morte quando sopraggiunge, come e` sua abitudine fare d`altra parte, all`improvviso, senza preannunciarsi e senza rulli di tamburi.
Si rimane con in bocca un retrogusto amarognolo che hanno le cose lasciate a meta`, forse a causa di un`incurabile pigrizia, di un`altrettanto incurabile tendenza alla procrastinazione, oppure a causa di quella terribile cosa chiamata orgoglio.
Questo mese, il mese dedicato generalmente al ricordo dei defunti, ho provato la tristezza profonda davanti ad una vita umana che - per chi muore in ospedale, ad esempio - si conclude mestamente con una o due borse di plastica contenenti i pochi effetti personali di chi e` entrato in quell`edificio pensando tranquillamente di far poi ritorno a casa.
Alcuni dei fiori del nonno.
In situazioni come queste c`e` sempre qualche elemento che spicca piu` di altri e che piu` di ogni altro riesce a sbloccare un pianto rimasto ingabbiato in gola.Ecco, per me quell`elemento e` stato rappresentato proprio da quelle borse da cui s`intravedevano degli indumenti, un giornale arrotolato, e altro ancora. Il solo ricordo di questi sacchetti fa riaffiorare lacrime calde e pesanti, cariche di dispiacere.
I giorni successivi al funerale sono stati invece all`insegna delle questioni logistiche di sgombero di casa del nonno e del disbrigo burocratico di tutte le pratiche notarili ecc., fasi queste che non si sono ancora concluse e che stanno continuando a scandire i nuovi ritmi ed orari di famiglia.
Ed ecco dunque arrivare montagne di oggetti e fotografie impregnati di ricordi, vecchi e recenti, e con essi la rievocazione di mille dettagli, di volti, di frasi, di luoghi, di emozioni.
Una vera emotional rollercoaster, una montagna russa emotiva, fatta di dolce e di amaro, e che prima o poi ti snerva, ti sfianca, e ti prosciuga le forze.
Alla scomparsa del nonno e` seguito anche un periodo di malessere fisico di mia sorella che l`ha portata addirittura in ospedale. Ringrazio Dio pero` per la diagnosi non preoccupante che ne e` emersa.
Ma se la stasi apparentemente granitica che sembra essersi prepotentemente autoinvitata nella mia vita da mesi ormai - mi riferisco alla situazione di stallo lavorativo, abitativo, ecc. in cui mi trovo - e la pesantezza di un lutto che ti si catapulta addosso senza ne` preavvisi ne` squilli di trombe riescono a vampirizzarti l`energia e la voglia di fare, ecco che pero` accadono cose che non solo ti restituiscono il sorriso, ma ti mettono ai piedi un paio di metaforiche scarpe nuove con cui continuare il proprio cammino.
Grazie a Dio, sono piu` di una le persone nella mia vita e che in questo momento occupano un ruolo centrale grazie al loro sostegno, continuando a starmi vicine e a credere in me.
Ho avuto, proprio un paio di settimane fa, il piacere e l`onore di conoscere di persona una delle mie piu` care ed affettuose lettrici del blog, nonche` cliente del mio bazar: Fabiana di Roma, proprietaria del blog Marmellata di Castagne.
Una persona squisita, splendida, con due occhi belli come gemme luccicanti e con un viso pulito e sincero. Una ragazza che, grazie alla sua generosita` e cuore, mi faceva arrivare in Giappone stupendi pacchi colmi d`affetto, di aria italiana e di casa. Era lei che mi mandava i miei amati Ringo alla vaniglia, aiutandomi a dimenticare per un po` la nostalgia di casa che ogni tanto mi prendeva per mano.
E anche questa volta e` arrivata carica di doni per me, dimostrandomi ancora una volta - anche se non ce n`era di certo bisogno - il suo gran cuore ed affetto.
Non potevo non fotografare i carinissimi regalini di Fabi-chan!
Ogni pezzo portava in se` l`affetto di Fabiana, un affetto cosi` genuino e sincero che quasi mi fa sentire immeritevole di tutto cio`.
Ho avuto l`onore di conoscere Fabiana ed il suo fidanzato mentre erano qui a Torino, in occasione della maratona che da poco si e` svolta proprio nel cuore del bel capoluogo sabaudo.
Per questo mi e` difficile - diciamo pure impossibile - star lontana anche solo col pensiero da questo blog che e` stato e continua ad essere fonte di gioia per me.
Fa freddo e novembre ora sta gia` per volgere al termine. Il passare dei mesi e` sempre il medesimo, se ci pensate, come lo e` il passare del tempo in generale. I giorni in cui Akiko e` stata qui sembrano gia` quasi avvolti in una coltre di quella nebbiolina che ora ogni tanto viene a deliziarci di notte, anche se il ricordo di Aki-chan e` sempre vivo e forte nel mio cuore.
Un susseguirsi di eventi molto poco piacevoli hanno caratterizzato questo 2011 regalandogli il primato di anno piu` doloroso che io ricordi.
Pur tuttavia, proprio come un profumato fiore riesce a crescere anche in un campo deserto, anche questo 2011 e` riuscito - dalla primavera in avanti e nonostante tutto - a portare nella mia vita persone e cambiamenti preziosi.
Tornero`. Eccome se ritornero`! 必ずまた帰りますね!
venerdì, ottobre 14, 2011
Una gemma di nome Akiko-chan.
(Questo che vedete a lato è un maneki-neko molto speciale. Se volete sapere il perché, per favore leggete questo articoletto). Era già passato più di un anno dall'ultima volta in cui vidi Akiko-chan, in Giappone, in quella caffetteria dentro la stazione di Sagamino.
Un anno lungo, interminabilmente lungo e spinoso. Una strada in salita, ricoperta da sterpi ed ostacoli di ogni genere. Lacrime a profusione, preoccupazioni a iosa, ed innumerevoli speranze riposte in un possibile raggio di sole.
Grazie a Dio, qualche preziosissimo raggio di sole nella mia vita è arrivato pure nel corso di questo anno così spigoloso. Anzi, forse è proprio nei periodi più travagliati che si presentano splendenti i raggi più luminosi.
Uno di questi raggi è stata la visita di Akiko dal Giappone.
Chi di voi segue questo blog da qualche tempo sa che Akiko è stata ed è una mia grande amica. Un'amica che mi è dispiaciuto immensamente aver dovuto salutare e lasciare.
Chi di voi segue questo blog da qualche tempo sa che Akiko è stata ed è una mia grande amica. Un'amica che mi è dispiaciuto immensamente aver dovuto salutare e lasciare.
Eppure, il destino mi ha riportato Akiko...e me l'ha portata fino qui, a Torino!
L'emozione che ho sentito è stata tale da non essermi nemmeno resa del tutto conto del fatto che di lì a poco avrei rivisto ed abbracciato una delle persone più care che io conosca.
L'emozione che ho sentito è stata tale da non essermi nemmeno resa del tutto conto del fatto che di lì a poco avrei rivisto ed abbracciato una delle persone più care che io conosca.
Mi sembrava di essere in un sogno, in quell'atmosfera surreale e in cui la piena consapevolezza di ciò che ci circonda si smorza ed affievolisce.
Ero lì, in piedi, nella sala degli arrivi al tranquillo aeroporto di Torino e nella mia mente correvano veloci ricordi e pensieri quando...da dietro le porte a vetri ho intravisto la sagoma inconfondibile di Akiko: la sua figura esile e i suoi lunghi capelli neri legati a coda di cavallo, e le due ciocche di capelli che - a mo' di ciuffo - le accarezzano le guance.
Era lei!!
Un abbraccio interminabile e lacrimine tenute a stento ci hanno riunite, finalmente!
Era lei!!
Un abbraccio interminabile e lacrimine tenute a stento ci hanno riunite, finalmente!
Non mi sembrava vero.
La guardavo con occhi increduli. Il suo volto, a me così caro, mi era famigliare in Giappone e quindi guardarla mi creava l'illusione di essere nuovamente in quella bella terra. Invece no. Ero a Torino, a millemila chilometri di distanza dal mio caro Kanagawa.
Ancora abbracci, poi sempre più lacrime però questa volta non represse. Un intreccio di sorrisi, carezze sul volto, occhi lucidi, sorrisi. Giapponese ed italiano che si mischiavano armoniosamente, facendoci ritrovare improvvisamente quell'equilibrio che condividevamo a casa, nel Sol Levante.
Quanti doni mi ha portato, la dolce Akiko! E ognuno di esso si è portato dietro una ventata che profumava di Giappone...non scherzo!
Eravamo andate ad una delle tante fiere d'antiquariato a cui partecipavamo insieme, e più precisamente questo giorno qui, quando tra i tanti banchi di antiche meraviglie io vidi questo maneki-neko che se ne stava sorridente sopra una mensola di vetro impolverata. Il suo padrone era un signore anziano, un antiquario espansivo e che amava molto chiacchierare con tutti quelli che si mostravano interessati ai suoi oggetti.
Sapendo del grande amore di Akiko per i gatti, le feci subito vedere questo maneki-neko simpatico e particolare. Particolare perché, a differenza del maneki-neko classico e che appare quasi sempre nella sua storica posa (v. questo mio maneki-neko), questo gattino ha le zampine congiunte.
Non so, ma fu proprio questo particolare ad affascinarmi e a farmi amare a prima vista questo micetto. Volevo a tutti i costi che questo gattino andasse con Akiko e le facesse compagnia.
Akiko, innamoratasi anche lei di questo dolce felino, volle acquistarlo e portarlo a casa.
Ogni tanto ne parlavamo e sorridevamo sempre al solo ricordo di quel gattino così buffo e tenero, con le sue zampine congiunte.
E' rimasto da lei, nella sua casa, per tutto questo tempo...fino a tre giorni fa quando Akiko me l'ha portato in dono raccomandandosi col micetto affinché d'ora in avanti rimanesse con me a Torino, a farmi compagnia.
Ripenso alle sue parole in questo istante e avverto la voglia di piangere dalla commozione.
Sempre in ricordo di uno dei nostri tanti giri per i mercati di cose antichi, mi ha portato una rivista intitolata Seikatsu, del decimo anno dell'era Shoowa, ossia del 1935!
Ricordo che anch'io comprai un numero di questo affascinante Seikatsu di cui un signore ne aveva una cassetta piena!
E Akiko mi ha portato il suo Seikatsu...e nella foto io l'ho messo vicino al giglio di origami che ha fatto per me e la mia famiglia.
Kamome no tamago (uova di rondine) è il nome di questi wagashi delicatissimi che mi ha portato Akiko. Quelli nella scatola gialla sono in edizione speciale, creati appositamente per l'autunno e infatti sono ripieni di castagne.
Ho girato e rigirato ogni singolo pezzo fra le mani, assaporandone i colori, gli odori e i ricordi che ognuno di questi era in grado di rievocare in me.
Saporitissimi o-senbei confezionati in una scatola avvolta da un disegno di foglie d'acero, eseguito a mano, in onore dell'autunno.
Gli o-senbei nella loro confezione:
Quell'abbraccio fra salsa di soia, alga nori tostata, semi di sesamo e farina di riso è una delle combinazioni di sapori più nostalgiche che io conosca.
Tra i doni di Akiko, anche questo delicatissimo e giapponesissimo porta-incenso:
Ho potuto far vedere ad Akiko una parte del mio quartiere, il piccolo alloggio in cui vivo assieme alla mia famiglia, il cortile di casa dove giocavo sempre da bambina, la scuola materna ed elementare dove andavo da piccola. Ho potuto renderla partecipe delle mie radici, del posto in cui sono nata e cresciuta e di cui le avevo parlato così tante tante volte, assieme ad un caffè e qualche biscotto nella mia cucina in Giappone.
Quei suoi occhi scuri così espressivi, così profondi e brillanti sanno essere più eloquenti di una cascata di parole. Mi basta guardarla e scambiare con lei qualche sguardo imbevuto di complicità per ritrovare quell'intesa che ci lega.
Abbiamo parlato di tanto, di tutto. Della sua vita, della mia vita, di ciò che è irrimediabilmente cambiato e di ciò che ancora è così.
Abbiamo parlato dei vari raggi di sole che hanno illuminato la sua vita e la mia.
Abbiamo rievocato i tanti momenti condivisi insieme in Giappone, le nostre lezioni del pomeriggio, le nostre ricette preparate insieme.
Vederla andare via è stato doloroso, ma credetemi se vi dico che dentro di me sentivo un qualcosa che m'incoraggiava a non disperare perché l'avrei rivista presto.
E allora io sorrido felice. Ripenso alla nostra cena al Bistrot Turin di Via Po, al nostro giro alla Libreria La Bussola, alla sua dolcezza nel chiamarmi "Mari-chan", ai suoi regali così pieni d'affetto ed imbevuti della fragranza del Giappone...e allora sorrido.
Sorrido.
E il cuore mi si alleggerisce.
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domenica, ottobre 02, 2011
Dagashi & Pensieri
Chi mi segue da tempo sa che non riesco a scrivere solo per il dovere di farlo, ma ci deve per forza essere quello sprazzo d'ispirazione che mi porta non solo a scrivere ma anche a far foto.
Dopo tutti gli eventi che si sono verificati nella mia vita personale, poi, trovo faticoso persino trovare la voglia di prendere in mano la mia Ricoh CX3 (eccola qui la mia nipponica compagna d'avventure fotografiche!) con cui immortalare questo o quello.
Ogni tanto, però, sento il desiderio, il bisogno e la necessità d'immergermi nuovamente in questo blog che così tanto amo.
Era da qualche tempo appunto che volevo mostrarvi il contenuto di un pacchetto ricevuto dal Giappone dalla mia cara e splendida Saku-chan, però la malinconia che provavo ogni volta che riaprivo quella scatola era tale da impedirmi persino di parlarne.
Era da qualche tempo appunto che volevo mostrarvi il contenuto di un pacchetto ricevuto dal Giappone dalla mia cara e splendida Saku-chan, però la malinconia che provavo ogni volta che riaprivo quella scatola era tale da impedirmi persino di parlarne.
Sakura è indubbiamente una delle amiche più care che io abbia, nonché una delle persone più positive della mia vita.
Ero reticente nel raccontarle per filo e per segno cosa mi fosse capitato e questo non per mancanza di fiducia nei suoi confronti, ma per timore di causarle preoccupazioni e tristezza.
Col tempo ho trovato il coraggio di metterla al corrente di ogni cosa, e sebbene mi ferisse profondamente il sol pensiero di averla potuta rattristare, ero felice di averla resa finalmente partecipe degli sviluppi che la mia vita stava subendo e subisce tutt'ora.
Pienamente consapevole di come la distanza fisica tenda ad ingigantire preoccupazioni ed ansie, ho esercitato tutta la cautela possibile nel raccontarle ogni cosa.
Da parte sua, ovviamente, c'è stata una reazione di grande dolore misto però ad una forte solidarietà per quanto sto vivendo.
Mi sta vicina il più possibile attraverso email, chiacchierate su Skype, lettere cartacee e regalini che ogni tanto mi arrivano per posta.
Apro le sue scatole e, prima ancora d'ispezionarne curiosamente il contenuto, chiudo gli occhi ed annuso l'aria al loro interno...quasi come a voler scioccamente cercar di acchiappare anche solo un millesimo di quell'aria a me così cara.
In questo suo pacchetto c'erano caramelline di zucchero colorate, gommose di Morinaga al latte, kokeshi-arare (eccoli qui in questa foto)...
Saporitissimi snack di polpa di ume...
Yochimu di Hirashino Keigo
Ricevere pacchetti da Sakura significa per me rimanere seduta a guardare la scatola, senza aprirla, magari per mezz'ora nella speranza di riuscire a catturare ogni aspetto di quel contenitore che ha viaggiato mezzo mondo per arrivare a me.
Ricevere i suoi pacchetti significa aprirli, annusarne l'aria profondamente senza toccare nulla al suo interno.
Ricevere i suoi pacchetti significa esaminare ogni pezzo con gli occhi lucidi, il cuore colmo di gioia e con un sorriso malinconico-felice sul volto.
Saku-chan, grazie. Grazie dal più profondo del mio cuore.
Akiko-san verrà a trovarmi fra pochi giorni e l'emozione che sto provando in questi momenti è fortissima.
So che il nostro incontro sarà bagnato da copiose lacrime, ma anche da abbracci stritolanti, da sorrisi e sguardi pieni d'intesa, e da un legame che ci unisce da tempo ormai.
Ricordo ancora l'ultima volta in cui vidi Akiko-san: era il giorno prima della mia partenza dal Giappone. Era pomeriggio sul tardi, ed ero in una modesta caffetteria all'interno della stazione di Sagamino, nel Kanagawa.
Volevo piangere. Avrei voluto aggrapparmi a quella sedia per sempre.
Quel caffè che sorseggiavo da quell'anonima tazza biancastra sembrava non aver sapore e intorno a me non c'era rumore. O forse non lo sentivo.
Akiko aveva gli occhi che sorridevano ma che in realtà nascondevano tristezza. Il suo sguardo celava una malinconia che però io percepivo chiara e forte.
Tutto mi sembrava così surreale, così strano. Era come trovarsi sul palco di una recita sconosciuta e di cui non si conosce nemmeno la trama.
Mi sembrava di dovermi svegliare, di lì a poco...e invece no. Il sogno-incubo continuava.
Lei mi regalò un libro di brevi poesie giapponesi. Un libro che conservo ancora adesso e che ho qui con me, a Torino.
Vi parlerò di questo libro e di come io abbia cercato, in tutto questo tempo, di trovare conforto nelle sue parole...e di come io l'abbia trovato più volte.
Saper di rivedere Akiko mi sembra quasi come un sogno...ma questa volta un sogno da cui vorrei non svegliarmi.
Grazie a tutti coloro che continuano a commentare e che continuano ad unirsi alla pagina di Facebook dedicata al mio blog.
Venite! Io vi aspetto tutti e numerosi!
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