mercoledì, novembre 25, 2009

Foglie d'autunno, sakazuki e varie

(Alcune bellissime foglie che ho raccolto qualche giorno fa. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Sara' forse il mio carattere, non so, ma mi ritrovo spesso a camminare con il naso all'insu' mentre ammiro e rimiro tutto cio' che mi circonda. Se non sono particolarmente di fretta, mi piace molto camminare lentamente, ed assaporare con gli occhi tutti quei piccoli dettagli che con molta probabilita' appaiono poco importanti, se non del tutto insulsi, alla maggior parte delle persone.

Particolari come il vermiglio acceso di alcune bacche selvatiche; il blu vivace ma regale delle tegole di una vecchia casa; l'antico incensiere di rame del tempio; il candore di uno striscione svolazzante; un muro sepolto da un'invadente ma affascinante coltre di brillante edera; dei fiori arancioni che stanno gia' appassendo; un alberello i cui esili rami danno ospitalita' ad una famigliola di passerotti.

Ecco, questi sono i dettagli che catturano il mio sguardo e che - se non faccio piu' che attenzione - rischiano di farmi inciampare o di farmi andare a sbattere da qualche parte.

La settimana scorsa, mentre tornavo a casa dall'universita', ho rallentato ancora di piu' il passo e mi sono messa ad ammirare le migliaia di foglie che adornavano i marciapiedi, le strade ed i cortili e giardini delle case.
Le foglie che vedevo erano cosi' graziose che mi e' sembrato impossibile scorgerne di brutte. C'erano foglioline rotondeggianti; ce n'erano di ovali; ce n'erano di allungate e con delle minuscole spine ai lati. C'erano poi foglie piu' larghe del palmo di una mano, mentre ce n'erano alcune cosi' piccole da sembrare quasi delle deliziose miniature.

I giapponesi, sempre cosi' sensibili ed attenti al cambiar delle stagioni, fin dai tempi piu' remoti amano ammirare proprio i colori autunnali delle foglie. In giapponese esiste addirittura una parola che racchiude in essa proprio il variare dei colori in autunno, soprattutto dei colori delle foglie: 紅葉 kooyoo. Il primo kanji - e che si puo' leggere akai, kurenai, beni, koo, ku - significa "rosso". Pero' la bellezza di questo kanji sta nel suo non essere schietto. Mi spiego meglio: in giapponese, i colori hanno nomi molto particolari e che rivelano una tale profondita' poetica che si scopre e si apprezza solo col tempo. Il colore "rosso" ne e' un esempio: esiste l'aggettivo 赤い akai che vuol dire rosso e che si utilizza generalmente per far riferimento ad un qualcosa il cui colore e' proprio rosso, come ad esempio un vestito rosso, una rosa rossa, una tazza rossa, ecc. Diciamo che akai e' schietto e diretto perche' ci dice che qualcosa e' rosso, senza stare a girare tanto intorno alla questione.

L'altro kanji, invece, (e che combinazione si puo' anche leggere akai, tanto per facilitare le cose a noi studenti di giapponese) e' il kanji che attualmente si usa in cinese mandarino per il colore "rosso" e che, se non erro, in quella lingua viene pronunciato hong (con la seconda tonalita'). In giapponese, il kanji si preferisce usarlo per fare riferimento a qualcosa che e' rosso ma non completamente; un qualcosa che magari possiede sprazzi di una tinta rossastra. Ad esempio, si usa per il te' nero (o te' occidentale), quello che qui chiamano 紅茶 koocha, cioe' te' rosso.

E la parola kooyoo, quindi, ci parla di tinte rosseggianti che abbelliscono le foglie autunnali, foglie che pero' sfoggiano anche sprazzi di tonalita' giallognole, marroncine e verdastre. Ecco perche' lo schiettissimo 赤い akai non andrebbe poi cosi' bene.

E mentre appunto ritornavo a casa, mi sono fermata piu' volte ad osservare alcune foglie che - cadendo dagli alberi - volteggiavano nell'aria; altre erano ancora debolmente attaccate ad un ramo, mentre tante altre erano gia' per terra e sembravano quasi formare un morbido tappeto colorato.

Queste foglie erano davvero tutte splendide; tante piccole opere d'arte della natura, generosamente e gratuitamente elargite a chi le avesse volute. E io ho provato il desiderio di portarmene qualcuna a casa, e cosi' ne ho raccolte alcune che spero vogliate ammirare assieme a me.

Mi piace pensare che ogni foglia possa avere un'interessante storia da raccontare.


A pochi metri da casa nostra c'e' un grosso tempio buddista sul cui cortile si affaccia un grosso albero di ginkgo (イチョウ ichoo, in giapponese). Da quell'albero stavano delicatamente cadendo decine e decine di foglioline di gingko, e cosi' ne ho raccolta una e che ora conservo tra le pagine di un libro.
Qualche tempo fa mi sono ritrovata ad ammirare (e desiderare) alcuni vecchi sakazuki, ossia bicchierini tradizionali da sake'. Esistono molte varieta' di bicchierini da sake', e principalmente quelli di ceramica (i piu' comuni ed economici, anche se ne esistono di costosi anche in questa categoria), quelli di legno, e quelli di legno laccati.
Quest'ultimi ricoprono un ruolo molto particolare e che in genere e' legato a ricorrenze ed occasioni speciali; generalmente i bicchierini laccati da sake' si usano nel corso di cerimonie, feste di compleanno, anniversari, ecc. ; si usano, dunque, in momenti di festa e di celebrazione.
Ecco, erano proprio dei sakazuki laccati che mi e' capitato di ammirare in una rivista, e dopo averli visti desideravo anch'io averne uno, possibilmente vecchio.

Qualche tempo dopo sono stata accontentata.

Mentre ficcanasavo in una montagna di libri polverosi e con le copertine ondulate ed ingiallite di un negozio di cose vecchie, ho trovato questa scatola di legno di cipresso, distrattamente legata con un laccio turchese.
La scritta sul coperchio prometteva proprio un sakazuki al suo interno! E non un sakazuki qualunque, ma uno proveniente da un santuario shintoista.
Ed eccolo qua in tutto il suo laccatissimo splendore:

Su di esso sono dipinti, in oro, i kanji che compongono il nome di questo vecchissimo santuario e che si chiama 宮崎神宮 Miyazaki-jinguu. Dall'altra parte, invece, un kanji propiziatorio offre un tocco finale alla superficie del bicchierino: 寿 kotobuki, ossia lunga vita.

Ed ecco l'interno del sakazuki, abbellito dal crisantemo, ossia il sigillo della casa imperiale giapponese perche' il santuario e' dedicato all'Imperatore Jinmu (神武天皇 Jinmuu Tennoo), ovvero il primo Imperatore del Giappone, secondo quanto ci dice la mitologia nipponica.
Dopo essere ritornata a casa, e dopo aver osservato per benino sia il sakazuki che la sua scatola, ho fatto caso ad un particolare che mi era del tutto sfuggito al momento dell'acquisto: sul fondo della scatola stessa, in una bella calligrafia nera curata, c'e' scritta la data a cui risale questo sakazuki. La data e' espressa alla vecchia maniera giapponese, e secondo quanto scritto, il bicchierino risale al quarantesimo anno Shoowa, ossia al 1965.

Termino l'articoletto di oggi con una foto di uno degli omiyage che Fusae mi ha portato venerdi' scorso. Era gia' quasi un mese che non c'incontravamo, ed e' stato quindi molto emozionante rivederla! Assieme ad una scatola di deliziosi cioccolatini parigini (un omiyage del suo recentissimo viaggio nella capitale francese), ed alcune succosissime mele, un sacchetto di profumatissimi yuzu del suo giardino!!

Guardate che splendore:

19 commenti:

aerie ha detto...

Mi è piaciuta molto la spiegazione dei due kanji "akai" ^_^

A proposito, il bicchierino da sakè che hai comprato è davvero 赤い !!

Le foglie di gingko mi ricordano quando andavo ancora all'università, lì c'è un gingko e mi incantavo a guardare le sue foglie gialle che cadevano

Bunzigirl ha detto...

Che meraviglia le foglie autunnali giapponesi.Spero di riuscire a vedere prima o poi il Giappone in autunno,la mia stagione preferita.Che bellezza!Brava Marianna!^__^

marzia ha detto...

Apro ogni giorno il tuo blog è sono felicissima quando ci aggiorni con i tuoi racconti, grazie a te mi faccio ogni volta un piccolo viaggio in giappone!!!

Bunzigirl ha detto...

Cara Mari,dimenticavo di farti una domanda:come si chiama quella fantasia che vedo sulla stoffa verde scuro?Fantasia che peraltro si vedeva nel cartone del Mago Pancione,il protagonista girava infatti con un fagotto fatto con quella stoffa.
Grazie

biancorosso ha detto...

Ciao Bunzigirl,
Ti rispondo subito prima che mi dimentichi!
La fantasia di quella stoffa si chiama 唐草 Karakusa! ;)

Ciao Aerie e Marzia! Grazie ad entrambe della visita e grazie dei vostri bei commenti. :)

Mando un abbraccio a tutte e tre! :)

Anonimo ha detto...

Le immagini delle foglie che hai pubblicato sono dolci carezze per gli occhi. Leggendoti mi sono ricordata che un tempo,quando si scrivevano i 'pensierini' a scuola alle elementari, la maestra era molto attenta all'uso dei nomi dei diversi tipi di rosso.. verde..marrone. Cose, usi ed attenzioni perdute con l'uso del pc e degli sms. Quando si scriveva si cercava di rendere l'immagine del pensiero che veniva trasmesso.. un pò come le foto di ora sui blog.. sul web.. che vengono scambiate. Anche il mettere le foglie fra le pagine diun vocabolario d'italiano o latino..tu lo fai in un testo in giapponese...le distanze si annullano.. Buona serata e grazie per le tue riflessioni e per la loro condivisione..
Clelia
Padova

Bunzigirl ha detto...

Grazie!pciuk!^___^

TheRisingPhoenix ha detto...

ciao Mari!
Che belle le foglie autunnali di tante sfumature di colori :)

sai che non sei l'unica, anche io cammino lentamente, osservando tutti i dettagli e godendomi la passeggiata proprio come fai tu! di solito lo faccio al ritorno da un'uscita, quando decido di non prendere gli autobus e mi faccio la strada tutta a piedi dalla stazione dei treni fino a casa.. perchè è il momento in cui non ho fretta di tornare a casa. è davvero rilassante!

comunque con tutti i post di questo blog una domanda mi sorge spontanea... ogni volta dici che stai ficcanasando in un negozio di cose vecchie... ma quanti ce ne sono lì da te?? perchè comincio a farmi l'idea ce ne sia uno ad ogni angolo! :D hehehehehe
un po' di invidia bonaria se è così... io adoro quel genere di negozi o mercatini :) ci trovo troppe cose interessanti!

bello anche il sakazuki laccato! mi piacciono le cose ciotolose rosse! oppure nere... :) bello bello!

Valeria

Anonimo ha detto...

Ho riletto piu' volte il post.. gli sakazuki rossi mi hanno fato ricordare di avere visto delle ciotole giapponesi per riso anch'esse laccate in casa di un amico. Ora una curiosità è vero che in Giappone i servizi sono da 5 e non da 6 per le ciotole??
Ma ci credi che non ho mai asaggiato il sakè nè un sushi? Dovrò provare. Poi racconterò le impressioni...
Clelia

biancorosso ha detto...

Cara Clelia,
veramente, io ti ringrazio per le belle cose che scrivi nei tuoi commenti. Grazie di cuore!
Sono d'accordissimo con cio' che dici: se da una parte pc ed sms hanno certamente facilitato la nostra vita, al tempo stesso queste comodita' stanno prendendo piede a scapito della lingua che viene sempre piu' martoriata a suon di kappa, di abbreviazioni e di altri illeggibili scempi.
Mentre raccoglievo le foglie che ho usato per le foto, mi sono ricordata di un'estate di molti anni fa in cui, come compito per le vacanze, la maestra di scienze ci aveva detto di preparare un erbario utilizzando fiori e foglie del nostro quartiere. Io, abitando in un quartiere di periferia dove - a parte i giardinetti pubblici - non c'era molto fogliame, ricordo che raccolsi buona parte del mio materiale botanico nel giardino di mia nonna. Fu un'esperienza molto divertente e che m'insegno' ad apprezzare la bellezza della natura, anche se solo attraverso piccole foglioline secche od esili margheritine.

Bunzigirl,
prego! :) Mi sono dimenticata di dirti che la parola "karakusa" in italiano si traduce con "arabesco". Il karakusa tradizionale, solitamente, si trova con lo sfondo di due colori: il verde e il rosso. Ogni tanto, pero', lo si trova anche con lo sfondo blu. :)

biancorosso ha detto...

Ciao Valeria,
La tua e' un'ottima abitudine perche' ti da' la possibilita' di goderti il paesaggio e i tanti piccoli dettagli del tuo quartiere, senza fretta. Camminando cosi' come fai tu, si riescono a notare particolari che invece sfuggono quando si cammina con in testa il posto verso cui siamo diretti, e non il posto in cui ci si trova.

E' vero, menziono molto spesso i negozi di cose vecchie perche' effettivamente qui ce ne sono moltissimi! Ci sono vari tipi di negozi di cose vecchie, pero': ci sono le botteghe d'antiquariato, i negozi d'antiquariato misto a ciarpame, i negozi solo di cose vecchie oppure di oggetti usati ma in ottime condizioni.
Qua vige la cultura del riciclo, anche se purtroppo contrasta con la cultura dello spreco che ha imperato per decenni e che pero', fortunatamente, si sta ridimensionando. Ora la gente sta diventando sempre piu' attenta alle questioni ambientali, cercando per esempio di usare sacchetti di tela per fare la spesa al posto di quelli di plastica che danno al supermercato. Le severissime modalita' stesse con cui viene trattata l'immondizia la dice lunghissima sul modo in cui il Giappone si sta dirigendo con forza e sempre di piu' verso la cultura del riciclo e non dello spreco.
I negozi di cose vecchie sono nati proprio per porre un freno alla quantita' sempre crescente di oggetti (spesso intonsi) che vengono gettati via ogni anno, dando al tempo stesso la possibilita' a chi ha difficolta' economiche di acquistare cose tipo un passeggino, una culla, delle pentole, un ventilatore, un televisore, ecc. spendendo una cifra davvero irrisoria.
Alcuni di questi negozi sono improntati esclusivamente su oggetti per la vita di tutti i giorni (stoviglie, vestiti, scarpe, mobili, ecc.), ma altri offrono anche cose piu' ricercate tipo ceramiche, dipinti, vasi, oggetti laccati, ecc.
Ciao Valeria e a presto!

biancorosso ha detto...

Ciao Clelia,
In genere l'idea del set coordinato non va molto a genio ai giapponesi (e' piu' una cosa nostra occidentale), e per questo motivo raramente si trovano servizi di scodelle o piattini uguali in una casa. Il coordinato va poco d'accordo con i principi del washoku (il pasto tradizionale giapponese), e inoltre non lascia spazio ai gusti personali dei membri della famiglia i quali, quasi sempre, scelgono la propria scodella per il riso e quella per la zuppa di miso (lo stesso discorso vale anche per le bacchette).
Per quanto riguarda il numero, in genere i giapponesi hanno un'antipatia per i numeri pari, e quindi se possibile optano sempre per un tre, in cinque, un sette, ecc.Diciamo che, con molte probabilita', se in una famiglia ci sono quattro persone, non si avranno solo quattro scodelle contate, ma magari ce ne sara' qualcuna in piu' giusto casomai ci fossero ospiti. Comunque, queste sono ipotesi mie perche' poi ogni famiglia ha le proprie abitudini. In genere, pero', ecco che se possibile i numeri pari si evitano. Questo vale anche per il numero di frutti, biscotti, ecc. Se guardi nell'ultima foto dell'articoletto, quella degli yuzu ricevuti in regalo da Fusae-san, vedrai che sono - guarda caso - cinque.

Per quanto riguarda la cucina giapponese, visto che per te e' nuova, che cosa t'incuriosisce maggiormente? Cosa vorresti assaggiare?
Il sushi e' certamente molto rappresentativo della cucina nipponica, ma il fatto che sia tristemente legato alle mode passeggere secondo cui Giappone equivale a sushi, geisha e samurai, mi spinge a non consigliartelo come prima esperienza culinaria. Preferirei, per esempio, farti assaggiare i sapori della cucina casalinga giapponese, come la zuppa di miso, del maiale in salsa di zenzero, del buon riso al vapore, dei sottaceti, del nikujaga (stufato di carne e patate), del salmone salato alla piastra, del chawanmushi (un tipo di "frittata" al vapore), ecc.
Pur tuttavia, forse e' piu' semplice avvicinarsi alla cucina giapponese attraverso il sushi, e allora diventa importante trovare un buon ristorante dove ti venga servito il sushi preparato a regola d'arte, e non manipolato in modo da accontentare i palati occidentali, scimmiottando al tempo stesso qualcosa di esotico.
Per quanto riguarda il sake, ecco, qui sara' piu' facile aiutarti. Sicuramente se vai in un negozio fornito di liquori, troverai del buon sake giapponese e allora potrai gustarlo quando vorrai, anche dopo (o durante) una cena all'italiana! :)

bunny ha detto...

Ti scrivo dopo aver letto il tuo bellissimo racconto (come al solito): ci somigliamo nel dare attenzione a tutti i più "insignificanti" particolari che ci circondano sai? E anche per l'amore per i colori autunnali! D'altronde io son nata in ottobre e l'autunno è la mia stagione preferita!

E comunque, sto per tornare a Tokyo e sono sempre molto emozionata! Stavolta vorrei riportarmi a casa qualche pezzo antico giapponese, hai da consigliarmi qualche posto dove andare a cercare?

Grazie,
Bunny!

mari ha detto...

fantastiche le foglie!!!
e fantastica la spiegazione del colore rosso.Del resto é empre un piacere leggerti!!

palmy ha detto...

Ciao, il tuo blog è molto interessante e molto bello. Questo post sulle foglie mi riporta alla mia infanzia quando invece di farmi trasportare sul passeggino volevo scendere e camminando accanto a mia mamma raccoglievo le foglie secche per portarle a casa e guardarle! Ti ho linkata sul mio blog, se vuoi vieni a trovarmi (laproffa.blogspot oppure cosmesinaturale.blogspot). A presto!!!!

happybento ha detto...

Ciao, è il primo commento che lascio, ma non la prima volta che passo dal tuo bellissimo blog. Per me è un po' un punto fisso, perchè i tuoi post mi aiutano a sentire meno la nostalgia del mio amato Giappone.

Tizy ha detto...

Ciao Mary
le foglie d'autunno mi sono sempre piaciute. E' una stagione che amo oltre alla primavere perchè sta in mezzo tra il fresco e il non. Stupende foglie che tengo in alcuni libri o nei diari, come pure i petali di rosa che profumano ancora.

Erika ha detto...

Ovviamente sono rimasta rapita anche da questo tuo articolo.
Anche io resto sempre irrimediabilmente rapita dalle fogli autunnali, passo il tempo a raccoglierle, confrontarle, carpire ogni loro minima sfumatura e non faccio che fotografarle!
Tra l'altro proprio domenica ho fatto un sacco di foto sotto i ginko che ci sono qui a Cagliari, le loro foglie sono stupende e uniche!
E stare lì sotto era come stare sotto una nevicata di piccolio fiocchi gialli!
Fantastico!
Che dire della sakazuki, è un tesoro inestimabile a mio parere, e i suoi dettagli sono meravigliosi!
A questo punto credo che in Giappone ci siano ancora miriadi di pezzi preziosissimi in giro per i rigattieri e le bottegucce, quanti tesori da scorpire!!!!

biancorosso ha detto...

Ciao Bunny,
Grazie di essere ritornata a trovarmi! Mi ha fatto molto piacere ricevere il tuo commento!
Chissa' come sei felice di ritornare qui in Giappone, un Paese che oramai e' davvero casa tua. ;)
Bunny, per quanto riguarda i negozietti di cose antiche, ho un paio d'indirizzi che segnalarti, uno in particolare. A che indirizzo posso contattarti? Cosi' ti mando i numeri di telefono e i link con la cartina cosi' potrai stampare il tutto.
Ciao Bunny cara, un saluto!

Ciao Mari,
Grazie della tua visita e del commento gentile! :)

Ciao Palmy,
Grazie della visita e del commento. E grazie del link! Sono venuta a dare un'occhiata molto veloce al tuo bel blog, ma ora me lo spulcio con calma e ricambiero' volentieri il link!

Ciao Happybento,
Grazie della visita! Sono contenta che il mio blog ti aiuti a sentire un po' meno la nostalgia del Giappone. :)

Ciao Tizy,
E' vero, le foglie autunnali hanno un fascino tutto loro particolare.
Un abbraccione!

Cara Erika,
Chissa' che meraviglia quegli alberi di ginko che hai visto!! Mi piacerebbe molto vedere almeno una delle foto che hai scattato!
Il giorno che verrai in Giappone, se saro' ancora qui, sara' un onore incontrarti e portarti un po' in giro alla scoperta di vecchi tesori nascosti in piccole e polverose botteghe!
Ciao Erika, ti mando un abbraccio!