domenica, marzo 04, 2012

Parole albeggianti

Scrivere non sempre e` per me un`attivita` rilassante; tante volte e` un qualcosa di doloroso, stancante, e che ha il potere di risucchiare ogni goccia d`energia presente nelle mie vene.

Eppure scrivere diventa una necessita` a cui non riesco e non voglio rinunciare.

Diventa una necessita`, come lavarsi.

Navigare nel mare di parole, pensieri a volte ingarbugliati e altre volte lineari, mi costringe a fissare il foglio bianco o lo schermo vuoto nell`attesa che arrivi la prima parola, poi la seconda, la terza, e cosi` via fino a tradurre in lettere tutta quella matassa d`idee senza una forma e senza un colore, ma con la sostanza che sento nel sangue.

Oramai sono quasi le quattro e mezza del mattino e l`ispirazione mi ha svegliata dal confortante sonno in cui ero scivolata senza accorgermene, costringendomi a spalancare i miei occhi ed alleggerendo le mie palpebre che fino a poco fa erano cosi` pesanti da sembrare di piombo.

Stamattina ero al lavoro e osservavo un fiore, una qualche varieta` di orchidea di cui ignoro il nome.

I suoi petali erano di un porpora chiaro e che pero` variava in intensita` con il movimento dei raggi del sole.
Il sole giocava forse a fare l`artista, sperimentando alcune sfumature sui petali vellutati di questo fiore silenzioso e che, con una compostezza quasi regale, abbelliva il davanzale di marmo della stanza.

Attorno a me regnava l`odore del pomeriggio e dei primi sprazzi di primavera. Nell`aria c`era anche la pesantezza preannunciata dell`acquazzone che mi avrebbe colta da li` a qualche ora, proprio a pochi passi dal grande mercato di Porta Palazzo.

Il pomeriggio ha un odore che e` diverso da quello della mattina o della sera, e persino dell`alba. E` un odore tiepido, anche se non c`e` il sole. E` un odore che in Giappone percepivo intensamente, cosi` tanto da farmi venir voglia di star sola in una stanza - magari per qualche istante - a guardare fuori dalla finestra, a leggere un libro oppure semplicemente a pensare.

La mattina invece odora di nuovo perche` e` a tutti gli effetti la prima pagina, candida ed intonsa, di un nuovo giorno che sta per avere inizio.
La mattina porta con se` l`ottimismo che forse da ragazzini si aveva in quantita` quasi illimitate.

Dai finestrini del tram poco affollato di stamattina, i raggi del sole mattutino mi facevano strizzare gli occhi fino a stancarmi. Anelavo ai momenti d`ombra in cui poter dare riposo ai miei occhi appena svegli eppure gia` affaticati.

In quel tragitto, col sole imperterrito che esigeva l`attenzione delle mie pupille, ho pensato ai capitoli della mia vita, sia quelli belli che quelli dolorosi, e sono riuscita finalmente ad immaginarli come delle grandi scuole i cui insegnamenti non hanno prezzo.

Scuola. E` stata tutta una scuola.

Lo sono stati i miei anni statunitensi.

La desolazione della periferia di Dallas e la solitudine che li`, piu` di ogni altro posto al mondo, ho conosciuto.

Le poche amicizie americane che sono riuscita a stringere.

Infernali ed interminabili iter burocratici che ti costringono a vivere da clandestina (nemmeno questo mi sono fatta mancare!) nella speranza di ricevere il tanto agognato documento che finalmente ufficializzera` il tuo diritto ad una vita decente.

Il lussureggiante e semi-paradisiaco Balboa Park, di San Diego, dove respiravo a pieni polmoni l`aria che sapeva di verde e di oceano.

Il tour de force con la lingua spagnola, idioma con cui ho fatto a pugni per mesi perche` letteralmente impostomi. Questo forse spiega si` la mia conoscenza della lingua in questione, ma la mancanza di passione che ad essa avrei potuto dedicare.

Il quartiere di Hill Crest a San Diego e che amavo perche` profumava di buono e nell`aria sentivo l`effervescenza di una vita che ogni giorno ricomincia daccapo.

168: questo era il nome del mio ristorante cinese preferito, sulla Convoy Street. Ed era da quelle parti che iniziai a sognare l`Asia.

Il Giappone. Il mio amato Giappone. Quel Giappone che sa farmi piangere al solo ricordo delle sue foglie secche; dei suoi tatami profumati in estate; del suo rigore e della sua confusione.

Le amicizie preziose e sincere che ho stretto in quel Paese.

Le passeggiate in solitaria su allo Zama-jinja.

Kanai-sensei.

Le lacrime ricacciate dentro all`esame di Storia Americana, col prof. Conway.

L`antica casa di Ishii-san e i suoi tesori laccati ed impolverati dal tempo.

Le sue katana avvolte in sobri panni regali.

I miei pomeriggi con Fusae-san e che ogni volta, nel mio cuore, paragonavo alla mia nonna di cui sentivo dolorosamente la mancanza.

Saku-chan, mia amata amica.

Akiko-chan e il nostro caffe` del pomeriggio, in quelle tazzine turchesi e bianche che forse non rivedro` mai piu`.

Il dolore non ancora superato della mia separazione dal Giappone.

Il rientro non voluto negli States.

Il caldo torrido e soffocante di Las Vegas in cui tutto sembrava posticcio e artificioso.

Un ritorno a Torino emozionante, ma strano.

Tentativi strampalati e non riusciti di cucitura di rapporti di parentela che esistono nel sangue, ma non nel cuore.

La vigliaccheria piu` bieca.

L`abbandono.

La disperazione.

La voglia di lasciarsi andare senza nemmeno combattere per rimanere su a galla.

Limbo.

Ancora limbo.

Il ritorno sofferto alla scrittura e al blog.

Nuove amiche ed una persona a me ora piu` preziosa del mio stesso sangue.

I profumi dell`Emilia, terra da cui inaspettatamente ha avuto in parte origine la mia rinascita.

L`addio al nonno.

Quelle borse di plastica con i suoi pochi averi rimasti...

Il lavoro

La ri-rinascita.

Buonanotte. Anzi no: buona alba.

8 commenti:

MadameButterfly ha detto...

Senza parole.....semplicemente meraviglioso.

Suz ha detto...

Tsubaki-chan,
questa mattina appena sveglia ho acceso il pc e con la mia tazza di tè in mano ho letto il tuo articolo "parole albeggianti", le tue dolci, tristi e malinconiche parole mi hanno commossa, il modo in cui elenchi i ricordi belli e tristi, che ti hanno segnato e che nonostante tutto ti sono stati di grande insegnamento.
Hai questo dono di trasmettere le emozioni che mi affascina ogni volta....
I miei ricordi del Giappone, nonostante le pochi settimane trascorsevi, sono per me davvero preziosi.
Porterò sempre nel cuore i colori, i profumi e l'armonia di questo splendido Paese, anche se ho viaggiato in altri luoghi nessuno di essi mi ha lasciato quello che invece il Paese di Wa ha fatto.
Spesso per "consolarmi" leggo i tuoi vecchi articoli del blog, quelli in cui descrivevi le bellissime e buonissime scatole di wagashi che Ishii-san ti regalava ogni mese, oppure lo splendido vasellame di Kappabashi, e ancora quelli in cui andavi alla ricerca di tesori preziosi nel quartiere di Jinboochoo e nelle impolverate botteghe di oggetti usati, leggo e rileggo e penso al giorno in cui ritornerò in Giappone e riassaporerò tutto quanto...magari un giorno ci torneremo insieme....chissà.
Ti abbraccio forte
Shirubi ♥

acquaviva ha detto...

Scrivere è come lavarsi perchè è necessario e utile e spesso molto pesante. Scrivere pulisce, aiuta a lasciar scorrere. Scrivere è una ricchezza fragile e chi la sa trattenere nonostante la vita vada per conto suo è fortunato.

acquaviva ha detto...

Scrivere è come lavarsi perchè è necessario e utile e spesso molto pesante. Scrivere pulisce, aiuta a lasciar scorrere. Scrivere è una ricchezza fragile e chi la sa trattenere nonostante la vita vada per conto suo è fortunato.

S ha detto...

ma che meraviglia! non ho mai letto parole più capaci di suscitare impressioni ed emozioni! hai veramente un talento!!

e per tutto il resto... ganbatte! con il tuo talento e la tua dolcezza, vedrai che la vita ti sorriderà, se non lo sta guà facendo.

un abbraccio!

Valeria ha detto...

Bellissimo post.
E' sempre un piacere leggere quello che scrivi.

Giuseppe da Taranto ha detto...

Ciao, ho cercato ovunque un tuo contatto per contattarti privatamente, ma non ho trovato nulla. Ho trovato il tuo blog per puro caso. Mi scuso anticipatamente perché questo mio commento non ha nulla a che fare con il tuo intervento sul blog. Io sono un romanziere emergente, e ho due passioni in comune con te: Il Giappone e la letteratura (in particolar modo romanzi). Purtroppo entrando nel mondo della scrittura mi sono accorto che in Italia non c'è posto per gli autori emergenti, se non sei nessuno, nessuno ti tiene presente e così che funziona in Italia ed è per questo che continuano solo chi è già affermato. Avevo quindi deciso di pubblicare il mio romanzo in Giappone, non so a quali difficoltà vado incontro, ma ho notato che ci sono molti autori giovani a differenza dell'Italia e ho creduto che la cosa potesse essere fattibile. Sto studiando il giapponese, ma non riuscirei mai a scrivere o nel mio caso a tradurre un romanzo dall'italiano al giapponese, anche perché dopo aver studiato la grammatica mi appresto solo ora a studiare i kanji, quindi prevedo che da qui ad almeno 5 anni non avrei alcuna possibilità di tradurlo. Leggendo i tuoi interventi ho potuto notare la tua grande passione per la lingua Giapponese e la tua esperienza da ammirare. Ora vengo al dunque: volevo chiederti se volevi collaborare con me nella pubblicazione del mio romanzo (che premetto non è ancora finito) in Giappone? So che sembra azzardato da parte di entrambi, ma sono disperato e farei di tutto per veder pubblicata la mia opera. Se sei folle e hai anche una mezza idea di dirmi di "sì", ti prego dammi un tuo contatto cosicché possa parlarti meglio.
Spero leggerai questo messaggio.
Ciao!

Giuseppe da Taranto!

Giorgia ha detto...

ciao sono giorgia,
capito raramente nel tuo bel blog, causa doppi pargoli e una vita troppo di corsa, ma ogni volta mi cattura e a tratti commuove. ho iniziato credo un anno fa e leggendo qua e là rimasi stupita da pochi post che restituivano un terremoto nella tua vita e nel tuo cuore e ho sofferto con te e questo per come scrivi e, credo, come sei, cosa che si infila tra le righe e da tono profumo e colore alle tue parole.
quest'ultimo post sembra una tele dipinta, diversi colori, diverse pennellate, diverso spessore del colore. brava come sempre ma soprattutto intensa.
per te, per noi, che viviamo intensamente, la possibilità di soffrire è sempre un po' più presente, ma ne vale la pena.
ti abbraccio. buona vita. torno presto.
Giorgia