domenica, novembre 17, 2013

Dadakko-ya: la storia di due amiche a Sagamihara

Il logo ufficiale del mio bazar
Era estate.

L`aria - impudentemente soffocante e carica della fragranza del caldo nipponico - le faceva da cornice.

Eravamo sulla Zama-kamijuku.

Quella strada, quella lunghissima strada che da un lato toccava una boscaglia un po` fitta e annodata mentre dall`altro arrivava fino a dove c`e` Nakaya con il suo hiragana rosso e il pesce freschissimo, quel giorno faceva invece da cornice a me e lei.

 Lei, bella proprio come il sole che non si rifletteva sull`asfalto grigio ma trovava il suo specchio sulle finestre di casa mia, sorrideva felice.

Lei, con la sua pelle olivastra che riflette quell`orgoglio okinawense che le si legge negli occhi, sorrideva spensierata con l`illusione dei giorni di sole che ti fanno credere nell`infinita` di un`ora.

I suoi occhi nocciola, e chiaramente a mandorla, mi guardavano con quell`affetto e quella simpatia che s`instaurano grazie ad una serie di circostanze dettate e scandite, sillaba per sillaba, dal destino.

Lei, con quella sua innocente borsetta dalle dimensioni cosi` minute da sembrare quasi un giocattolo e quei cavalli colorati come decorazione, passeggiava al mio fianco con passo allegro e leggero.

Lei, con i suoi capelli volutamente schiariti e raccolti in quel suo caratteristico chignon morbido e irregolare, inframezzava i suoi discorsi col suo ne, Mari-chan! 

Lei, col suo volto adulto e bambino al tempo stesso, seguiva quei miei discorsi di cui onestamente non ricordo nulla se non quegli entusiasti vaneggiamenti che sembravano essere destinati a perdersi e ad intrecciarsi con i fili di fumo d`incenso che a poca distanza da noi volteggiavano su in aria come nastri trasparenti lanciati in aria da chissa` chi.

Lei, Sakura, o Saku-chan come vuole che la chiami, mi ha accompagnata per quella passeggiata, per quella strada, su quel marciapiede, per quel tratto di vita mio e suo.

Con Saku dimenticavo la mia eta` anagrafica ed entravo in un regno in cui il numero di anni era davvero irrilevante.

Con lei lo scorrere del tempo perdeva d`importanza: una chiacchierata poteva durare cinque minuti come cinque ore, senza che mi accorgessi dell`inesorabile ticchettio delle lancette.

Le nostre parole di quel pomeriggio, anche quelle non dette, erano si` gonfie di quella leggera ed affettuosa allegria che caratterizzava i nostri incontri, ma erano al contempo velate di una nota malinconica perche` entrambe sapevamo, molto bene, che a breve ci saremmo dovute salutare.

E allora, in un bambinesco tentativo di scacciare uno sgradito ma inevitabile avvenimento, cercavamo di affogarne il pensiero in una valanga di chiacchiere concitate. Tra le tante cose che ci siamo dette quel pomeriggio, armoniosamente legate al pot-pourri di confidenze e tenere sciocchezze, c`erano questi strambi ma emozionanti abbozzi di un possibile business italo-giapponese che avrebbe dovuto permettermi di mantenere sempre vivo quel filo dorato con quella mia terra d`adozione.

Giocavamo con le idee; con schizzi di progetti forse irrealizzabili; con possibilita` che sembravano infinite come le ore di quel pomeriggio di sole; con fantasie strampalate ma terribilmente irresistibili.

Fu cosi`, proprio nel bel mezzo di questo divertimento, che prese una prima forma l`idea di una continuazione del bazar anche fuori dal Giappone.

Iniziammo, ridacchiando, a sperimentare con una serie di possibili nomi da dare a questo teorico negozietto fino a quando...

....ci passo` vicino una mamma che teneva per mano un bambino di tre o quattro anni.

Il bambino era pero` tutt`altro che tranquillo: cercava di divincolarsi dalla mano della mamma e piagnucolava con fare inequivocabilmente capriccioso, dimenandosi. Lamentava non ricordo bene cosa, ma cio` che ci colpi` fu il faccino buffo ed accigliato di questo bimbo indispettito.

Saku mi guardo` con gli occhi spalancati e illuminati dal raggio di un`idea e mi disse: だだっ子!だだっ子!Dadakko! Dadakko!

Non conoscendo la parola, curiosa le chiesi subito il significato.

Lei inizio` a ridere e col dito, in maniera discreta, m`indico` il bimbetto capriccioso.

In quell`istante nacque Dadakko-ya.

Ne nacque la bozza, certo, una bozza che ne avrebbe dovuta fare di strada prima di poter anche solo sperare di concretizzarsi; tuttavia, Dadakko-ya ebbe origine proprio li`.

E quanta strada si`! Migliaia di kilometri, lacrime, sangue, cadute a terra, dolori affogati e soffocati nel sonno, oscurita` scorante, amicizia, una mano che ti riporta a riva, un raggio di sole lieve ma deciso, la fine del tunnel, la rinascita lenta ma forte!

Scoppiammo in una risata fragorosa insieme, ci scambiammo uno sguardo d`intesa sincero ma marachelloso, ed un bel gimme five

Ci piaceva l`idea d`immortalare, forse per sempre, in una parola quella scena completamente e totalmente ordinaria eppure cosi` buffa e dolce al contempo.

In entrambi i nostri cuori, c`era lo scherzo misto pero` ad una risolutezza che non so spiegarvi da dove venisse. So solo che fu proprio questo mix a suggellare la sorte di questo progetto.

Dadakko-ya e` il bazar di Biancorosso Giappone, ossia questo blog.

Se avete letto o state leggendo tutti gli articoletti passati del blog, saprete che mi riferisco ad un qualcosa di speciale.

Beh, Dadakko-ya quindi e` il ritorno, il risveglio, la rinascita dalle ceneri della proverbiale fenice.

Forse chissa`, e` un po` il completamento del cerchio.

円相 Ensoo.
Venite a trovarmi. Venite. I primi articoli stanno quasi per essere pubblicati.

Il logo di Dadakko-ya e` stato amorevolmente creato da Valentina S., una ragazza di raro talento artistico e di cui vi invito a visitare il sito:  www.hortuscuisine.com

3 commenti:

Anna.lafatina ha detto...

Ganbatte Kudasai Marichan!
Spero di diventare la prima cliente anche questa volta!!

Iulia Lampone ha detto...

Aspetto con impazienza carissima Marianna, non vedo l'ora di vedere tutti gli articoli!
Un abbraccio

VintageHandmadeShop bySonia ha detto...

ciao carissima.. :) sto leggendo da un po i tuoi post, e credimi, dovresti scrivere un libro dove racconti il periodo passato in giappone...wow, riesci a raccontare in modo incantevole e accattivante anche scene di ordinaria quotidianità...credimi, sai far sognare con le parole..!! *-*
bacini