giovedì, novembre 07, 2013

Il metronomo dei miei pensieri

Le kamimusume di Marianna...che sarei io.
Nella mia mente s`intrecciano, ogni giorno, riflessioni svariate e che toccano argomenti ora seri e ora un po` frivoli.

Riesco a percorrere kilometri a piedi, esplorando e ri-esplorando la mia amata Torino, con la mente sempre impegnata in un qualche pensiero.

A volte, pensando a cio` che mi causa dolore e rabbia, mi ritrovo il cuore che pian piano si riempie di un liquido amaro. Quel pensiero riesce a diventare cosi` vivo tanto da corrodere il mio sorriso, sostituendolo con lacrime che a volte sgorgano copiose dai miei occhi, incuranti del fatto che sia per la strada.

Altre volte, invece, i pensieri che si rincorrono nella mia testolina sono talmente effervescenti da farmi quasi credere di poter volare!

Altre volte ancora, i pensieri si legano l`un all`altro in una lunga catena a me logica e sicura, inframezzata da sprazzi di idee creative e colorate che danno origine a loro volte ad altre idee.

Mi prometto sempre di uscire di casa con un taccuino su cui appuntare questi pensieri, se non altro quelli che vale la pena immortalare, ma non lo faccio quasi mai.
E` strano quello che mi succede, infatti. In alcune occasioni, trovandomi in un bar a sorseggiare un caffe` oppure seduta su una panchina di pietra davanti al Po, mi e` venuta voglia di appuntare qualche pensiero. Puntualmente, rovistando nella mia borsa, trovavo qualche foglietto / scontrino / retro di volantini ecc., una penna e iniziavo a registrare quei pensieri.

Ma nel momento in cui la punta della penna toccava il foglio, svaniva la magia.

Tutta quella cascata di parole scintillanti e cariche di cuore, spariva con la stessa sconcertante rapidita` con cui ci si dimentica un sogno al risveglio.

Allora ho smesso. Trattengo i pensieri che riesco a trattenere, mentre gli altri si perdono scivolando via e ritornando da qualche parte nell`anima. Se non restano e` perche` non e` destino che rimangano fra le mie mani.

Ieri pomeriggio, dopo aver rivisto S., un mio studente e amico a me caro, mi sono ricordata che era il primo martedi` del mese e come tutti i primi martedi` del mese l`ingresso ad alcuni musei della mia citta` e` gratuito.
E sembra che l`unico museo che a me torni ripetutamente alla mente sia sempre e solo il MAO, il nostro eccelso Museo d`Arte Orientale.

E mi sono anche ricordata che proprio in questi giorni e` aperta la mostra speciale intitolata "Lo spirito del Giappone" che ospita le magnifiche fotografie di Suzanne Held.
Qui potete leggere qualcosina in piu` sull`evento.

Nonostante l`ingresso gratuito, i visitatori erano pochissimi, ma la cosa non mi e` dispiaciuta. Anzi. Egoisticamente, ho pensato fosse un bene questo perche` mi avrebbe permesso, ancora una volta, di godermi quell`incantevole posto senza venir disturbata dal vociare, ridacchiare di altri.

Sono entrata nel padiglione dedicato alla mostra di Suzanne Held e le pareti dai colori ora tenui e ora decisi mi ha subito trasportata in un`altra dimensione.
Quei colori, quelle aggraziate composizioni di ikebana e quel silenzio mi hanno fatta sentire a casa mia. A casa mia!!!

Le foto che mi circondavano erano grandi, ben illuminate e talmente cariche di colori e di emozioni da sembrare quasi vive. E forse lo erano, non lo so.

Uno stanzino speciale e` stato dedicato alle figure delle geiko-san e maiko-san il cui charme e` inarrestabile, soprattutto su noi occidentali.
Sono entrata a vedere i loro volti e i loro colori, e sebbene la bellezza di quegli scatti fosse rara, non mi sono soffermata piu` di tanto, soprattutto quando ho notato che improvvisamente un gruppetto di visitatori, dallo sguardo rapito e impaziente, si stava dirigendo proprio verso lo stanzino.

Sono fuggita, ritornando davanti agli scatti del giardino di pietra del Ryoan-ji di Kyoto davanti cui mi sono ritrovata scioccamente con gli occhi lucidi ed una mano che tentava di spazzar via quelle lacrime.

Non c`era nessuno che mi vedesse in quel momento, o almeno credo, ma non mi importava granche`.

In quel momento mi sono sentita bene li` perche` sentivo quel legame, quel mio personalissimo Spirito Giapponese, indubbiamente il piu` bel regalo che io sia riuscita a portarmi via da quella terra...e uno degli averi piu` preziosi che quella persona cattiva e arida non e` riuscita a portarmi via.

Questa sera, invece, di ritorno dal lavoro, mi trovavo sul mio solito autobus in un orario sempre abbastanza critico in cui sono in tanti, come me, a servirsi dei mezzi pubblici per rientrare a casa.

Ero seduta quando ad un tratto e` salita una famiglia che ho visto gia` molte volte, ma che non conosco.

E` una famiglia composta da mamma, papa`, e quattro bambini di cui uno molto piccolo e ancora nel passeggino.

Sono nomadi e con una particolarita` che li rende unici, almeno a me: parlano in napoletano stretto.

Avendoli gia` visti in passato, mi avevano subito colpita proprio per questa loro peculiarita` linguistica.

Sono molto "caciaroni", ma piacevoli. La mamma e` molto sonora e si esprime nel suo dialetto colorito, a gran voce, richiamando i bambini non appena si lasciano andare a qualche marachella.

Quei bambini, dovreste vederli! Educati, ma spontanei. Che meraviglia. Ti sorridono timidamente e magari, se si sentono incoraggiati dal tuo sguardo, ti salutano.

Il fratellino piu` grande mi si e` avvicinato chiedendomi se, per favore, lo facessi sedere. Allora, mi sono alzata e mi sono messa a poca distanza dall`uscita dato che alla mia fermata mancava molto poco.

In quel tratto di strada, pero`, che mi separava dalla mia fermata d`arrivo, ho avuto il privilegio grandissimo di avere un breve e commovente dialogo con la sorellina mezzana, una dolce bimba di sette / otto anni, dagli occhi che brillavano di curiosita` ed intelligenza, e dei capelli castani raccolti in una bella cipolla.

In realta`, io come al solito, ero persa nei miei pensieri ed ero vigile quel tanto che basta per rendermi conto che a poco sarei dovuta scendere.

Mi sento chiamare "Signora! Signora!" a voltandomi vedo questa bellissima bambina che mi rivolge una domanda che non riesco a capire. La guardo con occhi sicuramente interrogativi, confusi e imbarazzati, quando lei sorridendo ripete il suo incomprensibile quesito.

Stavo per scuotere delicatamente la testa in segno universale di incomprensione linguistica, quando lei ha riformulato la sua domanda, questa volta pero` in un italiano incerto ma tutto sommato comprensibile.
Col ditino, mi indica l`avviso attaccato ai vetri di tutti gli autobus e che ricorda ai passeggeri di rompere il vetro in caso di emergenza.

Questa dolce bambina stava cercando di leggere quella semplice frase e per farlo aveva scelto me come aiuto!

Me!

Quell`autobus era strapieno, eppure quella bimba ha scelto me, individuandomi - in base ad un suo personalissimo criterio che forse non conoscero` mai - come la persona piu` adatta a cui chiedere consiglio.

La piccina ha iniziato a leggere, a gran fatica, quella frase soffermandosi ora su questa e ora su quella parola, chiedendomi di aiutarla a pronunciarle correttamente.

Dopo aver letto tutta la frase, sorride raggiante, mi guarda e mi chiede "Ma adesso so leggere??".

"Si`, bambina mia, sai leggere".

Le sorrido con tutto l`affetto che ho nel cuore in quel momento, lei ricambia il mio sorriso e con la manina mi fa ciao mentre io scendo, perdendomi nell`oscurita` di una strada torinese qualunque.

Un mio disegno di quest`estate.

2 commenti:

Tamara B ha detto...

Bellissime queste tue riflessioni! Mi rivedo molto in ciò che scrivi; comprendo benissimo l'incapacità di mettere su carta quei pensieri che arrivano frettolosamente e allo stesso modo vanno via...
Non so che viso tu abbia ma ho visto chiaramente un bus, una bambina, una dolce ragazza a Torino nella mia testa... tanta dolcezza che fa bene al cuore

biancorosso ha detto...

Tamara <3
grazie per essere passata e per le tue parole!