venerdì, giugno 04, 2010

Colori, profumi e ricordi pechinesi (3)

(A sinistra: alcune mattonelle smaltate della Citta' Proibita. Tutte le foto di questo articoletto sono opera di mio marito e mia).

Passeggiare per la trafficata Via Jianguomen, coi suoi marciapiedi estesi ed aiuole verdissime, e raggiungere a passo tranquillo l'immensa Chang'an Avenue 長安街 e' stato emozionante.

Maestosi alberghi di gran classe, come lo storico Beijing Hotel e l'esclusivo Grand Hyatt, danno a quella via un'aria di magnificente monumentalita'.

Inframezzati fra hotel elegantissimi e concessionari di automobili di lusso, titanici edifici di banche cinesi e straniere contribuiscono a rendere la Chang'an Avenue il fiore all'occhiello delle strade pechinesi.




Quel lusso, pero', strideva pesantemente con la miseria che, senza vergogna, mostra il suo volto nei dintorni di Beijing Zhan e in tutti quei vicoletti dove il fetore acre di fogna e di urina rendono spesso l'aria irrespirabile.

Percorrendo la Chang'an Avenue - ossia la Via della Lunga Pace - si arriva dritti dritti alla parte nord di Piazza Tian'an men.

Trovarsi in quella celebre piazza, nonche' cuore storico e politico della Cina, ha suscitato in me un misto di emozioni contrastanti.
Fisicamente ero li', ma dentro di me cercavo disperatamente di ricordare i nomi di tutte le persone le cui testimonianze avevo letto. Persone che hanno perso la vita per degli ideali che erano lodevoli solo in teoria; persone che, pur essendo riuscite a mettersi in salvo, sono state costrette a lasciare i propri cari e la propria terra, e a mettersi in fuga verso Paesi piu' sicuri; persone che hanno vissuto un inferno per noi inimmaginabile, e che nonostante tutto, sono rimaste in Cina forse per paura, o forse per miseria; persone che si sono viste portar via - a tradimento - un marito, dei figli, degli amici, trascinati come cani nel cuore della notte e fatti sparire per sempre.


(Monumento situato davanti al mausoleo di Mao Zedong)
Mi sono tornate in mente le parole amare di Chen Da con cui racconta degli interminabili soprusi che subi' assieme alla sua famiglia, da parte dell'Armata Rossa di Mao, negli anni della Rivoluzione Culturale. Mi sono tornati in mente i suoi laceranti racconti di come suo nonno, un signore anziano e malato, era terrorizzato all'idea di uscire di casa perche' ogni volta veniva ripetutamente dileggiato da quei soldati i quali - poco piu' di ventenni - avevano il nauseante e vigliacco ardire di malmenare un povero vecchio con l'intenzione di punirlo per essere stato padrone di qualche pezzo di terra.

Mi sono tornate in mente le lacrime calde che un giorno mi rigarono il volto quando, leggendo uno dei libri di Chen Da, l'autore descrive l'umiliazione a cui lui e i suoi fratellini venivano sottoposti quotidianamente. Sputi, ricatti, menzogne e spintoni erano all'ordine del giorno, e il piccolo Da imparo' presto che per poter sopravvivere a quell'inferno avrebbe dovuto studiare tanto ed usare la testa. Solo nutrendo il suo sapere con cose che andavano al di la' delle solite pappe pronte del Partito sarebbe riuscito a scacciare quell'ignoranza cieca che, senza pieta' alcuna, continuava a mietere vittime innocenti.

Mi sono tornate in mente le strazianti parole di Cheng Nien con cui racconta di quella maledetta sera quando i soldati dell'Armata Rossa irruppero in casa sua e trascinarono via sua figlia, una ragazza intelligente e piena di speranze, ma le cui tracce si persero nel buio di quella notte.
Mi sono tornate in mente le parole di Cheng Nien quando, dilaniata dal dolore, racconta di un giorno in cui le venne improvvisamente recapitato in carcere un pacco anonimo contenente gli abiti che indossava sua figlia la sera del rapimento. Non c'era stato bisogno di lettere o di altre spiegazioni perche' le basto' sfiorare quella giacca per capire - attraverso quell'inspiegabile istinto di mamma - che quegli indumenti erano tutto cio' che rimaneva di quella sua povera figlia.
Mi sono tornate in mente le parole di Robert Loh e del momento in cui comincio' a rendersi pienamente e lucidamente conto del mostruoso lavaggio del cervello che lo obbligava a comportarsi come un automa, e non come un individuo in grado di pensare, creare, e provare emozioni.
Mi e' tornato in mente il doloroso resoconto della sua fuga da quella Cina rossa che aveva insegnato ai cinesi la diffidenza, il potere della menzogna e la fedelta' cieca verso Mao e il Partito.

Mi e' tornato in mente quel racconto fatto d'innocenza ed ingenuita', di Ji Li Jiang e che all'epoca della Rivoluzione culturale era una bambina. Del suo libro ricordo tanto, ma in particolar modo un capitolo in cui descrive, con grande affetto, una sua insegnante. Era una di quelle maestre che insegnano per vocazione, e che dedicano tutte le proprie energie agli studenti e alla scuola. Ma era una maestra sincera e che non sarebbe scesa a luridi compromessi pur di far bella figura davanti ai dirigenti del Partito. Un preside vigliacco obbligo' la piccola Ji Li a "confessare" calunnie sul conto della maestra la quale, per punizione, venne umiliata su una pubblica piazza a suon d'insulti e sputi.
Ji Li Jiang ricorda quanto le costo' mentire ed infangare la reputazione di una delle persone piu' preziose che conoscesse. Ricorda anche come, da quel giorno e con suo immenso dispiacere, la maestra non le avrebbe mai piu' rivolto la parola.

Il groviglio di nomi e di pensieri era tale che ho dovuto a forza distrarmi per evitare di rimanere impalata in un angolo della piazza, con le lacrime agli occhi.
Il grande ritratto di Mao che si affaccia su Piazza Tienanmen indica l'ingresso alla Citta' Proibita.
La Citta' Proibita - nota in cinese come 故宮 gugong e in giapponese come 故宮 kokyuu - e' stata la residenza imperiale delle dinastie Ming e Qing, e vanta quasi seicento anni di storia!
E' talmente grande che si puo' considerare una citta' a tutti gli effetti. E' un susseguirsi di enormi piazze su cui si affacciano imponenti palazzi dai nomi meravigliosamente poetici.

Quell'alone grigio che vedete nel cielo in queste foto e' proprio il colore del cielo di Pechino. Ricordo quando Tiziano Terzani, in uno dei suoi libri dedicati alla Cina (credo fosse "La porta proibita") mostrava il suo disappunto per questi cieli cinesi cosi' ingrigiti, ormai cosi' distanti dal vero cielo blu pechinese e che nell'antichita' constrastava deliziosamente con i tetti gialli della Citta' Proibita.

La Sala della Suprema Armonia:

Da ognuna di queste enormi piazze si diramano strade e stradine che conducono verso palazzi minori, edifici e giardini nascosti. La sensazione di trovarsi in un affascinante labirinto non tarda a farsi sentire. Un labirinto in cui mi sarei persa volentieri.
La fiumana di gente che all'ingresso toglie il respiro sembra, invece, diminuire diluendosi per gli infiniti vicoli della Citta' Proibita. Al visitatore curioso e paziente resta dunque la possibilita' di aggirarsi con calma ed ammirare i colori imperiali che dipingono Gugong.
Primo fra tutti, il giallo, ossia il colore per eccellenza dell'Imperatore. Non a caso, infatti, quasi tutti i tetti degli edifici della Citta' Proibita sono appunto dipinti di questo colore.


Ma non mancano il rosso brillante, il blu acceso, il verde balsamico, e l'oro luccicante.

Sculture di marmo, giardini nascosti, alberi secolari e koma-inu dall'aria irremovibilmente minacciosa.


E poi ancora: pesciolini rossi che sguazzano in un laghetto verde; un vicoletto assolato con un misterioso edificio dalle finestre laccate di rosso; una magnifica decorazione smaltata.


Era come se avere la cartina non servisse piu' di tanto. E' stato bello lasciarsi guidare da quei colori e dall'istinto che - chissa' come - sapeva dove portarci.

Angoli scuri, porte e passaggi segreti che conducono in chissa' quali corridoi, sale sontuose o sotterranei misteriosi.


Potrei sciorinarvi una miriade di dettagli storici e tecnici sulle meraviglie di Gugong, ma credo servirebbe solo ad appiattire e a ridurre in una poltiglia enciclopedica un incanto come questo. Non servirebbe perche' impedirebbe al cuore di battere un po' piu' forte ammirando questi colori, queste forme, questi angoli di solennita' e di mistero.
Mentre passeggiavo per questi giardini nascosti, questi corridoi impolverati e baciati solo da qualche raggio di sole e qualche sbuffo di polvere, ho pensato ad un periodo della mia vita in cui, in seguito ad un fatto spiacevole e doloroso, mi fu impossibile per molto tempo muovermi da casa e viaggiare.

E allora sognavo, sognavo e sognavo. Fantasticavo ad occhi aperti e tramite le parole degli altri, immaginando posti come questi e che credevo non avrei mai visto.

Quella sera, passeggiando per una strada di cui non ricordo piu' il nome, siamo passati davanti ad alcuni modesti negozi e ristoranti. Sul gradino di uno di questi negozi - una bottega di casalinghi e stoffe - ho visto una radiolina nera da cui provenivano le note di una bellissima canzone cinese che conoscevo, ma che avevo dimenticato. Questa.

Con una stretta al cuore, la voglia di canticchiare, ed un sorriso sul volto, abbiamo continuato il nostro giro per la Pechino notturna.

(Continua).






11 commenti:

Art Travelling ha detto...

Splendido racconto, mi sto gustando ogni capitolo :)

Chiara ha detto...

La tua intelligenza e la tua abilità nello scrivere e nel trasmettere emozioni sanno rendere bella gualunque cosa che i tuoi occhi abbiano visto ma non credo che potrei mai amare un paese come la Cina. Forse non ho la tua sensibilità nè sarò una grande turista ma ci soo paesi nei quali proprio non potrei trascorrere neppure un giorno. Probabilmente richiede molta meno fatica innamorarsi di un paese quasi perfetto come il Giappone piuttosto che di un paese così travagliato come la Cina, ma per quanto ci si possa sforzare, i paragoni affiorano prepontentemente.
A proposito: come te la sei cavata con la lingua? Anni fa hai studiato cinese mandarino, vero?

biancorosso ha detto...

Ciao Art Travelling,

Grazie della visita e del commento! Sono contenta che tu stia leggendo questi miei racconti su Pechino!

Ci saranno ancora un paio di aggiunte, dopodiche' ritornero' a parlare di Giappone. Ho notato che pero' quando racconto il Giappone le visite aumentano. Sara' un caso, oppure vuol proprio dire che l'argomento Cina in genere interessa marginalmente?

A questo proposito, mi piacerebbe chiedere a te e agli altri lettori abituali di questo blog le vostre opinioni in merito.

Mi raccomando, ritorna a trovarmi qua sul blog!

Oggi Chiara mi ha inviato un bellissimo commento che, pur avendolo pubblicato, e' sparito nella blogosfera. Blogger ultimamente sta andando un po' a singhiozzi e mi sta facendo sparire e riapparire commenti, cosi'... a casaccio.

Volevo comunque ringraziarti Chiara per il bel commento che mi hai lasciato. :) Le tue parole mi hanno scaldato il cuore!
Sono d'accordo con te quando scrivi che la Cina e' un Paese difficile da amare proprio perche' e' cosi' travagliato. Anni fa, quando studiavo cinese mandarino (prima l'ho studiato da autodidatta e poi ho fatto un corso con una scuola), ho letto molto sulla storia cinese, soprattutto dall'ascesa di Mao in poi. Quelle centinaia di testimonianze strazianti mi hanno piano piano fatto provare ribrezzo per un sistema che, nonostante gli aggiornamenti e l'apparente corsa al capitalismo sfrenato, e' rimasto quello di allora.

La Cina, in fin dei conti, io non l'ho mai vissuta se non attraverso i libri,i documentari, le canzoni, e quei pochi giorni a Pechino. Il rapporto che ho con questo Paese non e' minimamente paragonabile a quello che ho con il Giappone. Il Giappone lo vivo quotidianamente da anni; lo respiro; lo studio; lo annuso; lo esploro.
La Cina, no. Lei e' rimasta un'immagine nebulosa.

Mentre eravamo a Pechino tante volte, mio marito ed io, ci siamo detti quanto non ci piacerebbe vivere li'. Ci sono stati momenti in cui - veramente - non vedevamo l'ora di ritornare in Giappone.
Uno dei lati piu' deludenti e' stata la maleducazione sconvolgente delle persone. Era una maleducazione mista a menefreghismo e prepotenza. Insomma, un mix esplosivo.

Trovarmi in Piazza Tian'an men e non riuscire a pensare ad altro che a tutte quelle persone che hanno sofferto per colpa di ideologie scellerate, beh... per me quello e' stato il momento di disincanto.

Non potro' mai amare la Cina come il Giappone.
Continuero' ad avere ammirazione per la sua antica storia, per la sua letteratura, per la sua arte, per i suoi paesaggi, ma quel legame che ho con il Giappone non ci sara' mai.

acquaviva ha detto...

sto seguendo con passione queste tue cronache cinesi e mi scuso se non riesco sempre a commentare quanto vorrei. Mi interessa il tuo taglio critico perchè sulla Cina non ho giudizi personali, solo testimonianze indirette dalle fonti più diverse, mentre le affinità che sento con la tua sensibilità mi permettono di farmi un'idea "super partes".
Mi incuriosirebbe sapere quanto della Cina Pechinese che racconti, tanto lontana dalle tradizioni antiche e tanto "mal-educata", sia la realtà quotidiana anche fuori dalla metropoli, in contesti rurali o montani...

Art Travelling ha detto...

Ti dico subito che ieri pomeriggio (non so per quanto tempo) il link sul mio blog al tuo mi dava "pagina non trovata" mentre oggi funziona perfettamente. Essendo un problema di blogger son sicura che lo sistemeranno.

Seguo il tuo blog da un anno, da quando ho cominciato a raccogliere info per un viaggio in Giappone (che spero di realizzare l'anno prossimo) ma ho letto con interesse anche i post sulla Cina perchè ho sempre avuto la sensazione che fosse un paese difficile da visitare, ora invece mi sembra un po' più vicino :)

biancorosso ha detto...

Ciao Acquaviva,

E' sempre confortante sapere di averti fra i miei lettori.

Da quando siamo tornati ho pensato tanto a cio' che ho visto e sentito a Pechino, e ho cercato di ricordare a me stessa che fare di tutta l'erba un fascio e' sempre un errore madornale, soprattutto se si parla di un Paese cosi' vasto come la Cina.

Vorrei continuare a pensare che la realta' nelle comunita' rurali cinesi o magari anche in citta' piu' piccole, sia ben diversa e lontana anni luce da cio' che mi ha turbata.
Ho in mente ancora un paio di aggiornamenti dedicati a Pechino in cui cerchero' di soffermarmi maggiormente su cio' che mi ha delusa, rattristata e persino schifata.
Ci tengo ad offrire un punto di vista che non sia solo negativo, ma che metta in evidenza - con sincerita' - cio' che invece merita una lode, o anche due.

Ti diro', pero', che ho toccato con mano un po' di quell'abissale differenza che c'e' fra queste due culture. E' proprio quella differenza che fa immancabilmente storcere il naso ai giapponesi quando si parla di Cina o di cinesi.

Ciao Art Travelling,
Grazie per questo tuo nuovo commento!
Sono contenta che ora Blogger si sia rimesso in sesto! Ieri infatti, durante un aggiornamento, notavo che s'inceppava e spesso mi cancellava interi paragrafi!

Sono contenta di averti fra i miei lettori e spero vorrai continuare a seguirmi!

clelia ha detto...

Cina o Giappone..? Per me è importane legegrti. ovviamente in Giappone abiti e lo vivi. L'hai anche scritto. cina è un viaggio ed un'esperienza che ti ha minimamente toccata. La curiosità per me rimane psemore e comunque.. l'importsnte è conoscere le cose attaraverso gli occhi di chi, come te, sa essere equilibrata nel raccontare.
Continua a raccontarci..
Clelia

misaoli ha detto...

Ciao!
era da un po' che non ti seguivo, anzi da tanti mesi, perché lo studio e altre cose impiegavano troppo tempo, ora ritorno a bloggare e sono felice di rileggere le tue vivenze.. credo che neanche ti ricorderai di me xD

grazie di portarci con noi nei tuoi viaggi, le foto sono come al solito bellissime e l'invidia per non essere li altretanto enorme! un abbraccio dalla spagna, chuu!!

misao

p.s.: ti aggiungo ai miei link ^^

i-pod keroro ha detto...

"Paese quasi perfetto come il Giappone"?

La perfezione dove sta, nell'hikikomori, nei rapporti sociali degradati, nel sistema gerarchico opressivo?

Per carità, poi come organizzazione, come educazione e rispetto, come condizioni economiche è meglio della Cina, non lo nego.

biancorosso ha detto...

I-pod Keroro,

Ogni Paese ha le sue contraddizioni, i suoi scheletri nell`armadio, le sue onte.

Al contempo, pero`, i pregi di questo Paese non sono certo riassumibili in due parole proprio come non lo sono i suoi difetti.
Tutto va sempre contestualizzato perche` altrimenti si rischia solo di fare un pasticcio.

i-pod keroro ha detto...

Ah, ma io rispondevo a Chiara sopra...