martedì, giugno 15, 2010

Sapori di Okinawa e varie

(A sinistra: un affettuoso ed inaspettato regalo da parte di Sakura. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Un venticello tiepido e che sapeva di temporale oggi mi ha accompagnata a casa, sibilandomi nelle orecchie una canzone che non conoscevo.

Stavo percorrendo la solita strada che dall'universita' mi porta fino a casa, quando sono stata improvvisamente attratta da una decina di splendide ortensie lilla che abbellivano e coloravano il giardino di una vecchia casa.
Erano grandi e rigogliose, e il loro colore sembrava possedere una lucentezza quasi irreale.

Mi sono fermata ad osservarle. Le ortensie sono fiori che riescono sempre a suscitare in me un'ammirazione spolverata con un velo di nostalgia perche' ad esse lego il ricordo di un periodo particolarmente spensierato della mia infanzia.

Avro' avuto forse sei o sette anni, e in quel periodo mia mamma mi lasciava spesso a casa di mia nonna per poter andare a lavorare. Mia nonna a quel tempo abitava in un quartiere collinare a Torino, in una palazzina circondata dal verde e da un immenso giardino profumato e curatissimo.

In quelle occasioni, mia nonna era solita portarmi a fare una passeggiata in giardino dopo cena. A me quest'abitudine piaceva molto, e aspettavo sempre con ansia il nostro giretto serale fra le piante.
Ricordo con molta nitidezza una stradina di pietra che attraversava una parte di questo giardino ed arrivava fino ai piedi di un grande cespuglio di ortensie. Vicino ad esse c'era un'aiuola circondata da un muretto basso di pietra su cui ci piaceva sederci. Ci sedevamo li', chiacchieravamo un po' ed ammiravamo quelle fantastiche ortensie che - ai miei occhi di bambina - sembravano fatte di stoffa.

E mentre guardavo emozionata quelle ortensie lilla di oggi, ho ripensato a tutto questo e ho capito nuovamente il valore inestimabile di un ricordo caro.

Ho ripreso dunque a camminare.

Sul lato opposto della strada, pero', qualcos'altro ha attirato la mia attenzione, e questa volta era un qualcosa di un po' piu' triste e malinconico: dove prima c'era una vecchia casetta che ospitava il piccolo laboratorio di Takahashi-san, un anziano artigiano che costruiva a mano porte ふすま fusuma, non era rimasto che un mucchietto di terra e qualche lastra di legno ammuffito.
In realta' avevo notato, da qualche tempo, che la bottega del signor Takahashi era chiusa da un po' e che l'edificio stesso aveva un'aria un po' troppo trasandata. Cio' nonostante, speravo comunque in una sorta di operazione di soccorso per questi edifici in declino. E invece anche quest'altro pezzetto di storia di questo quartiere se n'e' andato, strappato via e per sempre dalle inarrestabili ruspe.

Sabato sera, di ritorno da un pomeriggio passato a passeggiare per Shinjuku, mio marito ed io abbiamo notato - nella penombra - un qualcosa che stazionava proprio davanti la porta di casa nostra. Con curiosita' e forse un briciolo di timore, ci siamo avvicinati e abbiamo capito che si trattava di un grosso sacchetto di carta da cui spuntava un foglio bianco con su scritto un messaggio. Dopo aver velocemente infilato le chiavi nella toppa della serratura, e dopo aver altrettanto rapidamente acceso la luce del genkan, abbiamo visto che quella busta era piena fino all'orlo di verdure freschissime! E sul foglio bianco, invece, un affettuoso messaggio da parte della mia cara Sakura.

Nel messaggio, Sakura dice di volermi regalare queste verdure dell'orto. Mi dice anche che all'interno trovero' un ゴーヤ gooya e dei らっきょう rakkyoo di Okinawa.

Quella fantastica busta di carta traboccava di meravigliose verdure provenienti dall'orto del nonno di Sakura. C'erano cipolle, patate, ravanelli, porri, erba cipollina.

E in un sacchettino a parte, il gooya e i rakkyoo:
Quella specie di cetriolo bitorzoluto in giapponese si chiama 苦瓜 nigauri, ma essendo particolarmente amato ad Okinawa, ecco che anche nel resto del Giappone in genere lo si conosce come ゴーヤ gooya, cioe' il corrispondente di nigauri nella lingua di Okinawa.
Il gooya - chiamato anche melone amaro - e' una sorta di cetriolo dalla polpa pero' piu' soda e piu' dura. La caratteristica principale del gooya, pero', e' il suo intenso sapore amaro. Quando lo si assaggia per la prima volta, si rimane sempre un po' stupiti dall'amarezza davvero forte di questo frutto.
Nonostante l'amarezza, e' uno degli ingredienti prediletti nella cucina di Okinawa dove compare, ad esempio, in celeberrimi specialita' di questa lontana Prefettura, quali il ゴーヤーチャンプルー gooya chanpuru, un piatto a base di gooya, tofu, uova strapazzate, carne in scatola (tipo Spam), germogli di soia, ecc. Il gooya fa da protagonista in tanti tanti altri piatti di questa deliziosa e particolarissima cucina (la cucina di Okinawa e' decisamente diversa da quella del resto del Giappone).
Pare che il gooya sia cosi' amato ad Okinawa per le sue proprieta' anti-natsubate, e cioe' anti-spossatezza causata dal calore. Sakura, la cui mamma e' un'orgogliosa okiwanense, mi diceva che il caldo che fa qui in estate e' niente paragonato al calore asfissiante che c'e' li', soprattutto a giugno!

I metodi per rendere meno amaro il gooya sono tanti, ma l'accorgimento principale - a quanto pare - e' quello di rimuovere molto bene tutti i semi interni.

I rakkyoo, invece, sono dei piccoli scalogni molto apprezzati nella cucina giapponese. Dopo averli lavati bene e sbucciati, ho deciso di prepararli pero' alla maniera di Okinawa, proprio come piacciono a Sakura!
Ho usato una ricetta presa da questo mio favoloso ricettario di Okinawa, scritto dalla simpaticissima 平良とみ Taira Tomi, una famosa attrice di cinema e di teatro la quale, oltre a dedicarsi alla sua professione, da molti anni cerca di promuovere la cultura e le bellezze di Okinawa in tutto il resto del Giappone.

Ecco il suo incantevole ricettario, intitolato 沖縄ちゅら料理 Okinawa chura ryoori, ossia "La bella cucina di Okinawa":
Nel suo libro, Taira-san consiglia una facilissima ricetta per preparare e condire i rakkyoo alla maniera okinawense.
Dopo aver sbucciato e lavato i rakkyoo, basta cospargerli leggermente di sale e lasciarli riposare fino a quando diventeranno しんなり shinnari (adoro questa parola!), e cioe' fino a quando si saranno ammorbiditi.
Dopodiche' bastera' tamponare gli scalogni con della carta da cucina, sistemarli in un piattino e condirli con katsuo-bushi (scaglie di tonnetto secco) ed un po' di salsa di soia.
Ottimi! I rakkyoo hanno un sapore delicato che e' a meta' fra l'aglio e la cipolla. Avevo un po' di timore a mangiarli cosi' perche' temevo fossero troppo forti, e invece hanno un sapore gradevolissimo e rinfrescante!

Sorrido felice, dunque, per il generoso regalo di Sakura, un regalo che profuma di terra fresca, di sole, e di cose buone e semplici.

5 commenti:

Marzia ha detto...

Che bel post... mi è piaciuto, perchè ricco di ricordi d'infanzia -quindi di passato- e anche di quotidianità -e quindi presente-. Lettura piacevolissima, ogni volta che capito da queste parti imparo cose nuove.

valina ha detto...

Che meraviglia questo racconto...mi sono vista la scena del ritrovamento del sacchetto proprio davanti agli occhi, come se ci fossi stata anch'io!! ..quanto deve essere bella le gente lì...

valina ha detto...

Che meraviglia questo racconto...mi sono vista la scena del ritrovamento del sacchetto proprio davanti agli occhi, come se ci fossi stata anch'io!! ..quanto deve essere bella le gente lì...

biancorosso ha detto...

Marzia e Valina,
Vi ringrazio per le vostre belle e preziose parole. :)

luby ha detto...

abbiamo un ricordo sulle ortensie entrambe...
nel paesino dove sono cresciuta io cè un piccolo vicolo che si chiama "vicolo dell'ortensia" dove questo regale fiore percorre l'intero tratto.
blu, rosa,bianchi...ci sono tutti all'appello :)
piante alte anche due metri,uno spettacolo!

non conoscevo quella sorta di cetriolo...
ogni giorno imparo qualcosa!
un abbraccio!