lunedì, luglio 12, 2010

Unzen remoneedo, wagashi, e varie

(A sinistra: una bottiglia di Unzen-remoneedo 温泉レモネード proveniente da Nagasaki, ed un furoshiki buddista del 1974. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Nella Prefettura di Nagasaki c'e' 雲仙天草国立公園 Unzen-amakusa kokuritsu kooen, ossia il parco nazionale di Unzen-Amakusa.
Il vastissimo Unzen-amakusa ha una lunga storia alle spalle ed e' stato il primo parco giapponese ad essere stato riconosciuto come parco nazionale. Al suo interno ospita spiagge, montagne e persino alcuni vulcani attivi tra cui il famigerato Monte Fugendake 普賢岳 che nel 1991 - in seguito ad una violenta eruzione - ha causato la morte di quarantaquattro persone e ha fatto perdere le tracce di tanti altri.

Nonostante questa tristissima vicenda, ho scoperto pero' che e' proprio grazie alla presenza di questi vulcani che ad Unzen-Amakusa esiste una lunga e rispettata tradizione termale e che gia' nel periodo Taishoo (1912-1926) attirava numerosi turisti occidentali. In alcuni vecchi documenti dell'epoca si parla addirittura di uno stabilimento che produceva una limonata in bottiglia, preparata proprio con le acque termali di Unzen-Amakusa, ed ideata appositamente per ristorare i tanti visitatori che ogni anno andavano ad ammirare le incontaminate meraviglie naturali di questo angolo di Nagasaki-ken.

Uno dei 旅館 ryokan (albergo tradizionale giapponese) della zona, lo 雲仙旅館 Unzen-ryokan, ha rispolverato la ricetta di un tempo rimettendo cosi' in moto la produzione di questa dissetante bibita agrumata.

Non sono mai stata ad Unzen-Amakusa e non ne conoscevo affatto la storia, ma grazie al magnifico supermercato 相模の国の駅 Sagami no kuni no eki (di cui vi parlai qui), ho trovato le bottiglie di questa storica e deliziosa bevanda che mi hanno permesso di scoprire qualche indizio su questo affascinante luogo.

E' interessante notare, pero', l'elegante flessibilita' della lingua giapponese e il modo con cui essa si mette al servizio di chi - armato di un po' di brillante creativita' - decide di giocare con le parole e i kanji. Il nome del parco e' 雲仙天草 Unzen-amakusa, mentre la parola "terme" in giapponese si scrive 温泉 e si pronuncia onsen. La bevanda pero' si chiama 温泉レモネード Unzen-remoneedo! Pur essendoci la parola 温泉 nel proprio nome, e cioe' terme, ad essa l'ideatore di tutto cio' ha attribuito una lettura diversa che conservasse il nome del luogo pur mantenendo riverenza nei confronti della tradizione termale.
E naturalmente il ritratto di quella bella signora occidentale non e' che un omaggio ai tanti europei dell'epoca che contribuirono a far prosperare questa localita'.

Tempo fa, se ricordate, vi parlai di un'altra bevanda al limone e che appartiene ad un tempo che fu. Ecco qua.

In questi giorni di infinito caldo e di sempre piu' soffocante umidita', mio marito ed io continuiamo a ritrovare sollievo nei nostri amati ghiaccioli Garigari-kun, nelle ラムネ ramune un po' bambinesche come queste...

...e nei gelati, come questo al ラムネ ramune e che ho acquistato - lo confesso - perche' mi piaceva alla follia la sua etichetta scritta con quel katakana di foggia cosi' 昭和 Shoowa.


E anche oggi ho avuto il privilegio di stare un po' in compagnia di Sakura - o Saku - perche' e' cosi' che preferisce farsi chiamare dai suoi famigliari ed amici piu' stretti.
Ci siamo trovate stamattina e, dopo una lunga chiacchierata, ci siamo incamminate verso 盛月 Seigetsu dove - sollecitate da una fame sempre piu' insistente - ho fatto assaggiare a Saku i miei chashumen preferiti.

Nonostante l'aria pesante e bollente che con fare insolente ci aspettava fuori dalla porta e dietro il noren blu del locale, Saku ed io abbiamo divorato senza esitazione quei divini ramen che - ancora adesso e dopo ben quattro anni di Giappone - sono indiscutibilmente i migliori che abbia mai assaggiato.
Il loro profumo aromatico ed avvolgente mi stringe il cuore e mi avvolge in un abbraccio invisibile fatto di ingredienti semplici, di tempo e di pazienza.
Il loro sapore - sereno e pulito - rispecchia il sapore dei ramen di una volta. Cosi' mi disse Akiko un giorno dopo averle fatto assaggiare i chashumen di Seigetsu. E anche Saku ha detto la stessa cosa.

Dopo pranzo, siamo andate al tempio di zona perche' volevamo dare un'occhiata alla biblioteca sacra che ospita centinaia di libri e volumi sul buddismo. Siamo state accolte da un giovane monaco vestito di blu che, con un sorriso e con fare molto gentile, ci ha accompagnate nella stessa stanza dove mesi fa ho ricevuto il mio nome in kanji. Proprio da li' si accede a questa biblioteca che, pur dando ospitalita' ad illustri tomi religiosi, aveva un'aria rassicurante ed accogliente. Non c'era traccia di quel nonsoche' d'imponente e presuntuoso che spesso aleggia nelle biblioteche antiche.
C'era il profumo della carta e delle pagine lette. C'erano persino scaffali colmi di libri per bambini sul buddismo e che sembravano essere stati non solo letti, ma riletti e straletti con entusiasmo!
C'erano disegnini colorati di bambini che, con l'aiuto di pastelli colorati e fogli di carta bianca come la neve, avevano immortalato fiori, piante, animali e divinita'.

C'era la fragranza della conoscenza, della serenita', e di quella semplicita' pura che trasparve dalle parole sagge di Hirano-san, il monaco che mi diede il nome in kanji.

Respirata un po' di quella magica aria meditativa, siamo andate a fare una passeggiata fino alla pasticceria 光輪 Koorin dove ci aspettavano dei fragranti dorayaki appena fatti! Sulla stessa colorata 商店街 shootengai (stradina con negozi) su cui si affaccia Koorin, un minuscolo negozietto di elettrodomestici usati, stoffe di una volta e vasi giapponesi ha attirato la nostra attenzione.

In un cesto colmo di はぎれ hagire o scampoli di stoffa, ho scovato tre vecchi 風呂敷 furoshiki e che mi sono piaciuti all'istante.
Un grosso furoshiki giallo, un verde e bianco con un decoro floreale, ed uno di un viola che lentamente sfuma in un lilla-bianco.
Prima di salutarci, Saku mi ha portata a vedere una casa che pur essendo a pochi isolati da qua, non sapevo nemmeno esistesse. E' una casa dell'Ottocento e che appartenne (ed appartiene tutt'ora) alla famiglia di un dentista di nome 中村さん Nakamura-san.
Questa casa e' una delle poche del quartiere - se non addirittura l'unica - ad essersi salvata dalla violenza distruttiva del cosiddetto Grande Terremoto del Kanto che si accani' su Tokyo, sul Kanagawa ed altre zone limitrofi, nel 1923.

Quella casa, ormai chiusa e tristemente disabitata, rimane a testimonianza di una tragedia la cui enorme gravita' e bruttezza mi e' impossibile anche solo tentare di comprendere.

Davanti a quella casa c'e' un cartello che riassume brevemente la storia del terremoto e della casa stessa. Su quel cartello appare persino una foto in bianco e nero che ritrae la casa con davanti un'elegante donna vestita con un 綿入れ着物 wataire-kimono (un kimono con imbottiture di cotone) di un colore scuro, forse blu.

Dietro quella donna appare un cipresso alto e rigoglioso. Ebbene, quel cipresso e' ancora li'.

Saku ed io ci siamo avvicinate all'albero con un po' di timore. Eravamo pero' emozionate al pensiero di trovarci cosi' vicine al passato. Dentro di me ho recitato una sorta di preghiera inventata sul momento, dedicata a quella donna e a tutte le persone che persero la vita quel maledetto giorno di settembre di cosi' tanti anni fa.

Saku, prima di salutarmi, mi ha dato questa scatola gialla.
Sopra c'e' scritto 田舎パイ inaka-pai, ovvero tortine di campagna.

All'interno, infatti, mi aspettavano tante piccole tortine con vari ripieni: azuki, zucca, satsumaimo, fragola.

Dolci wagashi che riflettono il carattere affettuoso di Saku, amica mia.

Quando mi parla, la starei ad ascoltare per ore, ore, ore ed ore. Ha sempre tantissimi fatti curiosi da raccontarmi. Un giorno mi ha detto, ad esempio, che qua in Giappone si crede che la luce del sole pomeridiano porti sfortuna, motivo per cui le case vengono progettate in modo tale che al tramonto la luce del sole non entri nel genkan proprio per non attirare negativita' di nessun genere. A questo non avevo mai fatto caso, ma poi effettivamente ho dovuto constatare che al tramonto la luce del sole non riesce mai nemmeno a sfiorare il pavimento del genkan!

Un giorno, invece, mi ha detto che sui bastoncini d'incenso, dopo averlo acceso, non bisogna mai soffiare per spegnere la fiamma. Il fumo dell'incenso, secondo gli insegnamenti buddisti, e' il mezzo con cui si comunica con il Kamisama e quindi soffiando sul bastoncino si crea uno squilibrio che impedisce alle preghiere di arrivare su, su, su e poi ancora su.
Meglio sarebbe, secondo Saku, spegnere delicatamente la fiamma facendo aria con un ventaglio oppure con un giornale.

Oggi avrei voluto anche parlarvi di alcune meraviglie del tofu, ma mi sento molto stanca in questo momento e preferisco rimandare il tutto a domani.

Un saluto a tutti voi che mi leggete!

7 commenti:

S ha detto...

il Giappone è così meraviglioso >.<

Sayuri ha detto...

Ogni volta e' un'emozione leggere i tuoi articoli... Mi e' sembrato quasidi essere li'! ^^ ieri guardavo un catalogo viaggi e mi venivano le lacrime solo a guardare le foto e leggere i nomi di tutti i luoghi che vorrei vedere.... Sono riuscita a fare l'anko tra parentesi....XD aleeeee..... Saluti!!

luby ha detto...

meraviglio racconti ,come sempre!
e non vedo l'ora che parli del tofu!!!!
ho appena indetto una raccolta con le ricette con ingrediente appunto:il tofu.
spero che parteciperai,sarebbe un onore avere una tua ricetta!
buon inizio settimana

Jul e Mo ha detto...

Che bella giornata, nonostante tu abbia visitato anche posti legati a cose non sempre piacevoli.. Le etichette di gelato e bibite che hai fotografato sono spettacolari! ^^ Dolcissime!
E i piccoli Wagashi caro presente della tua amica sembrano deliziosi!
Buon riposo, un salutone dall'Italia :)
Mò & Jul

filippettosara ha detto...

ciao... è sempre molto bello leggerti...
anche se non lascio sempre commenti...
non perdo mai uno dei tuoi
articoli... sono tutti da leggere
e da ricordare!
un grosso saluto. Sara.

Momo ha detto...

Anch'io in queste torride giornate estive mi sto letteralmente "drogando" di limonata, specialmente nelle ore più calde del pomeriggio quando la mia camera (dove mi rinchiudo, ahimè, a studiare) diventa un forno!
Mia mamma il mese scorso ha preparato del limoncello con dei bei limoni grossi e dalla buccia spessa e ne ha approfittato per mettere da parte due bottiglie di concentrato di limone da diluire man mano nell'acqua fresca per fare la limonata! Non so proprio come farei senza!!!

Selena ha detto...

Leggo anche altri blog sul giappone. Alcuni d'amore verso questa terra...altri di poca sopportazione verso la rigidità di quel popolo che conosco solo tramite video e letture.

Ma quando vengo a leggere qui...ho voglia solo di teletrasportarmi lì.