martedì, maggio 18, 2010

Omiyage, briciole di Kyoto e varie

(A sinistra: alcuni miei uchiwa - ovvero i tradizionale ventagli giapponesi - ideali per iniziare gia' adesso a ritrovare un po' di refrigerio nelle ore piu' calde della giornata. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia).

Le ore, i giorni, le settimane e i mesi continuano a fuggire via con la loro solita e proverbiale rapidita', e spesso mi soffermo a fantasticare su di un ipotetico luogo - situato magari in fondo al mare o in una qualche grotta remota - dove tutte quelle ore, quei giorni, quelle settimane e quei mesi vanno ad annidarsi.
Mi piace immiginarmi mentre - con un briciolo di quella fortuna che sa tramutare una semplice curiosastra in una coraggiosa esploratrice destinata al successo - riesco a scovare quel deposito di tempo trascorso e perduto. M'immagino mentre, con sguardo incredulo e le mani tremanti, lentamente mi chino per raccogliere quegli scampoli di tempo che si sono trasformati in colorati ritagli di stoffa.

Riempiendomi avidamente le tasche di quelle stoffe che - per magia si ritrasformeranno in ore, giorni, settimane e mesi - inizio a sorridere sempre di piu', pregustando gia' tutto cio' che faro' in quelle ore, in quei giorni, in quelle settimane e in quei mesi recuperati.
Da questi simil-vagheggiamenti mi sveglio sempre e mi accorgo che era veramente tutto un sogno. Un sogno ad occhi aperti, ma pur sempre un sogno. Un'illusione destinata a svanire ancor prima di aver appoggiato i piedi sul pavimento.

Gli uchiwa mi ricordano che appunto il tempo passa e che ormai la calura estiva e' sempre piu' vicina. Mi ricordano anche che non e' necessario patire il caldo perche' ci saranno loro a donarmi un po' di sollievo.

E il passare del tempo spesso non solo ci distanzia fisicamente da luoghi e persone, ma tende ad allontanarci anche dai ricordi, facendoli sbiadire e sfumandone i contorni fino a farli quasi diventare un'immagine unica, senza confini.

L'ho gia' scritto in precedenza, lo so, ma di Kyoto voglio ricordare il piu' possibile, e per poter far cio' devo scrivere, scrivere, scrivere.

Pontocho e' un quartiere deliziosamente minuto. Di giorno assume un'aria sobria, riservata e quasi timida, mentre di sera quello stesso quartiere sembra indossare un abito di velluto abbellito da tante gemme luccicanti: alcune sono rosse, altre blu, e altre ancora arancioni e verdi.
Al tramonto, Pontocho sorride ed invita i passanti a farle visita. Ci si lascia, dunque, attirare dal canto delle sirene ed e' per questo che ci si perde volentieri per i vicoletti che profumano di buona cucina, di sake', di gelsomino.

Eleganti ristoranti ed antiche locande impreziosiscono le strette stradine di questo vecchio quartiere. Ognuno di questi ristoranti cerca di attirare l'attenzione dei passanti che a quell'ora inizieranno ad avvertire i primi languorini serali.

Ecco l'esterno di uno di questi ristoranti di Pontocho. All'esterno sono state messe in esposizione tutte le verdure di stagione (vere!) che in quel momento caratterizzavano il menu' del giorno.
Non e' stato semplice decidere dove fermarsi. Ciascun ristorante sembra possedere una qualche caratteristica unica ed introvabile: c'e' chi offre piatti di pesce tradizionali e di altissima qualita'; c'e' chi invece ed orgogliosamente propone appetitosi repertori della おばんざい料理 obanzai-ryoori (la cucina tradizionale e storica di Kyoto); c'e' chi preferisce giocare e sperimentare con ingredienti occidentali, creando abbinamenti innovativi ed originali; e c'e' anche chi, nonostante tutto, si prefigge di offrire i semplici piatti di un'accogliente 食堂 shokudoo.

Dopo lungo lungo vagare, i profumi, le luci soffuse, ed un invitante menu' o-banzai, abbiamo deciso di fermarci qui:
Mimasu-ya, uno storico ristorante di cucina o-banzai di Pontocho, ci ha accolti con un profumo di fiori freschi e pesce alla griglia.
Dopo esserci accomodati sopra un tatami adornato da 座布団 zabuton blu e bianchi (cuscini rettangolari), abbiamo assaporato una cena fantastica composta da ingredienti non solo freschissimi, ma di stagione e di provenienza rigorosamente kyotense. Una cena delicatamente costruita su di un fragile intreccio di sapori antichi che pero' avevano un qualcosa di attuale.

Solo alcune delle squisitezze assaporate da Mimasu-ya:
del tofu artigianale freschissimo e servito su di un letto di ghiaccio. Il tofu era accompagnato da tre tipi di sali diversi: sale all'ume, sale al sakura, sale al sansho (pepe verde giapponese).
Una sorta di tempura molto particolare e croccante, di kabocha (zucca giapponese).
Una leggerissima mousse di tofu accompagnate da fragole e gelato.

Dei ricordi di Kyoto mi sono rimaste nel cuore le immagini del mercato di Nishiki di cui pero' vi parlero' in seguito.

In queste ultime settimane ho ricevuto alcuni deliziosi お土産 omiyage e ho aggiunto anche due incensi nuovi alla mia collezione.

Dalla mia adorata amica Sakura ho ricevuto questo del pregiato te' proveniente da Shizuoka:


Sakura, amica dal bel sorriso e dagli occhi luminosi, non manca mai di portarmi un dono.
Da Fusae-san, invece, ho ricevuto un omiyage culinario proveniente dalla Prefettura di Kagawa 香川県, nello Shikoku: dei 讃岐うどん sanuki-udon freschissimi. I sanuki-udon sono degli ottimi udon tipici della Prefettura di Kagawa.
Ho preparato questi ottimi udon due sere fa, assieme a del tempura di verdure e pesce (di cui riportero' la ricetta, se interessa).

Intanto la mia passione / fissazione per l'incenso continua e non accenna a smorzarsi. L'incenso non e' un qualcosa che mi limito soltanto a collezionare - anche perche' sarebbe abbastanza noioso - ma e' un qualcosa che brucio quotidianamente, soprattutto quando ho bisogno di ritrovare un po' di pace e serenita'. Con l'inizio della primavera si sono insinuate nella mia vita alcune preoccupazioni nuove ed un dispiacere che, purtroppo, hanno tinto di grigio le mie giornate. Assaporare, dunque, i vari incensi giapponesi e' un modo per alleggerire un po' la mente e reimparare

Questo e' l'eccellente のきば Nokiba di Kyoto:

Brucio uno di quei bastoncini verdi e per casa si diffonde una fragile nuvola di un profumo che sa di quelle foglioline secche che danzano col vento, i primi di autunno; sa di quell'aria pulita e pura che si respira al tramonto, ad Enoshima; sa di te' sfuso e di nebbia.
E poi c'e' questo - 森の香 mori-no-koo ossia il profumo della foresta - un incenso la cui sola e unica nota e' il mio adorato hinoki.

Fra pochissimi giorni si avverera' un altro mio sogno (uno lo sto gia' vivendo stando qui): vedro' finalmente - e per la primissima volta nella mia vita - la Cina!
Sono anni e anni che sogno di vederla. Nei miei sogni - sia quelli ad occhi aperti che quelli notturni - cerco d'immaginarmi i suoi colori; i suoi odori; le sue hutong 衚衕 un po' diroccate e un po' rimesse a nuovo; i grandi parchi dove i cinesi si ritrovano per fare tai-chi insieme; i venditori ambulanti di zuppe e baozi fumanti; quei templi con secoli di storia alle spalle e con all'interno preziosi ed intricati intarsi; residui architettonici di quella Cina maoista e sanguinaria che mi e' stata raccontata per anni dai libri; il traffico di biciclette; le sale da te' impregnate del profumo di Long Jing e Wu Lung.

Non so esattamente cosa trovero' e se cio' che trovero' combacera' con cio' che ho sempre immaginato, ma non importa. No, non importa assolutamente perche' la cosa piu' preziosa sara' esserci.

8 commenti:

clelia ha detto...

Riempiono di serenità le tue parole. Sono incuriosita dagli incensi.. sarà che i bstoncini che si trovano qua, se accesi, mi fanno stare molto male ( non sopporto neppure l'incenso in chiesa..), sarà che li associo a cose tristi.. ma leggere la cura e lo'attenzione nello sceglierli e nell'utilizzarli.. mi fa riappacificare con loro. E la curiosità aumenta. Se parli di così magicamente del Giappone.. chissà quante meraviglie saprai trasmettere dala Cina!!! Aspettiamo tue news!!! Se avrai tempo.. passa a vedere il blog di Artemisia e da' il tuo autorevolissimo contributo.. si parla di un piatto giapponese che sicuramente conoscerai. Io l'ho appena scoperto.. ma il mio mondo, si sa, è piccolo..
Tanta serenità
Clelia
Padova

Mari ha detto...

grazie per le emozioni che regali con la tua scrittura!
è sempre un piacere leggere - e rileggere - queste "pagine giapponesi"...

Ti auguro buon viaggio...però preparati a trovare poco o niente delle tradizionali hutong; anche la guida piú aggiornata non è veloce come le feroci gru che le stanno abbattendo una ad una...

l'emozione non sarà tuttavia minore!!!

Mari (l'omonima dall'altra parte del mondo).

biancorosso ha detto...

Ciao Clelia,
e' sempre un piacere grande ricevere un tuo commento. :)
Un tempo anch'io detestavo gli incensi, sai? La parola "incenso" mi riportava subito alla mente immagini di quegli incensacci che trovavo a Torino nei mercati, in certi negozi di articoli etnici oppure alle fiere. Erano per la maggior parte di origine indiana (anche se voglio continuare a sperare che in India l'incenso di qualita' esista per davvero). A volte, annusando le confezioni, rimanevo imbambolata da quelle fragranze che tutto subito sembravano deliziose, ma che poi svanivano immediatamente non appena bruciavo i bastoncini. Al posto di quelle fragranze apparentemente divine rimaneva per casa un fetore di bruciato misto ad un nauseabondo odore caramelloso di profumi sintetici d'infima qualita'.

Per molto tempo anche qui mi sono tenuta alla larga dagli incensi proprio per paura di ripetere quelle esperienze olfattive traumatiche che, fra l'altro, non si limitavano solo a farmi tossire ma mi scatenavano mal di testa da incubo. Piano piano, poi, ho iniziato ad annusare alcuni incensi giapponesi e ne sono rimasta sempre piu' stregata. Innanzitutto, i bastoncini d'incensi giapponesi - a differenza di quelli indiani e cinesi - non sono quelli di bambu' che vengono poi intinti nelle resine, ma sono un pezzo unico: l'intero bastoncino e' fatto di resina profumata, e quindi dopo averlo bruciato ti rimane solo la cenere.

Inoltre, gli incensi del Giappone raramente contengono sostanze artificiali (che sono poi quelle che fanno venire mal di testa), ma vengono preparati con essenze di fiori, piante e con legni molto fragranti. Insomma, niente cocco, vaniglia, frutti tropicali e altre neauseanti varianti (c'e' pero' una ditta giapponese che produce una linea d'incensi d'alta qualita' con fragranze non tradizionali, ma non sono molto diffusi come prodotti).

Attraverso gli incensi giapponesi ho scoperto un mondo olfattivo meraviglioso e che non riesce a stancarmi.

Magari in una qualche erboristeria della tua citta' si trovano gli incensi giapponesi. Se non li trovi, mandami una mail! ;)

Ciao Mari,
Grazie di essere ritornata a trovarmi e grazie del commento! :)
Io sono sempre cosi' felice quando so che scrivo in qualche modo riesce a regalare un po' di serenita' a chi legge.

Cio' che mi dici sulle hutong un po' intristisce, anche se lo immaginavo. E' un po' quello che sta succedendo qui con le vecchie case tradizionali: ogni giorno ruspe senza pieta' ne buttano giu' a iosa per poi rimpiazzarle con anonimi condomini. E' tristissimo.

Mi sapresti indicare qualche zona ancora abbastanza intatta?

Avrei un'altra domanda: sogno da sempre di possedere un braccialetto di giada, e vorrei quindi acquistarne uno in Cina. So, pero', che purtroppo ai turisti il piu' delle volte viene rifilata la giada taroccata (vetro verde oppure qualche altro materiale colorato scadente). Ecco, mi sapresti gentilmente consigliare un posto dove poter andare un po' sul sicuro?

Mari, io ti ringrazio per essere ritornata a trovarmi! Sono molto curiosa di sapere un po' della tua esperienza in Cina.

Ti mando un caro saluto!

biancorosso ha detto...

Errata corrige:

Ciao Mari,
mi sono accorta di aver dimenticato un pezzo di una frase.

Volevo dire che io sono sempre cosi' felice quando so che cio' che scrivo in qualche modo riesce a regalare un po' di serenita' a chi legge.

Un abbraccio!

Selena ha detto...

Anch'io ho il brutto ricordo degli incensi mezzi o completamente sintetici. Da come mi parli degli incensi giapponesi ho voglia di provarli tutti, avere la casa che profuma di buono vero e non sintetico.

Spero di trovarlo presto...

Selena

Deborah ha detto...

Forse ce l'ho fatta ad iscrivermi, tengo le dita incrociate fin che non vedo il mio post online >.< non si sa mai!
Sono felicissima che finalmente andrai a vedere e a scoprire la tua amata Cina, ma spero che ci andrai solo in vacanza ,verooo???non mi far prendere colpi!
che bellissimi che sono quegli incensini te li invidio tantissimo e anche quegli uchiwa >.<
la prossima volta che andrò a Kyoto vado a cercare quel ristorante! voglio mangiare quella tempura croccante mi sembra deliziosa! per non parlare anche del tofu con le fragole e gelato!ho fameeee!
ciao Marianna un bacione!

Audrey ha detto...

Ciao Mari,
il tuo blog è splendido. Non so come contattarti, la tua vecchia mail credo non esista più, quindi ti lascio un messaggio qui per dirti che ti ho mandato un mp sul sito delle Amiche e per comunicarti che la prossima settimana sarò in Giappone!!! ;-)
Un bacio Audrey

Anna lafatina ha detto...

Due cose:
Mi sono innamorata della musica di Shima Uta... un richiamo per l'anima. Ho cercato su You Tube altre sue muisiche e direi che mi ha conquistato. Grazie alla Music Box!
I ventagli "aperti" così ce li aveva mia nonna e li usava in continuazione (anche per raffreddare la pasta o la minestra se erano un pò troppo calde!)
Alla fine erano talmente cncumati che aveva sostutuito e riucito diverse volte la stoffa come poteva.
Vorrei anche io sentire il profumo dei tuoi incensi...