giovedì, agosto 11, 2016

Invisibili gabbie

Il solito Giappone che un pomeriggio mi ha seguita,
parandosi davanti a me in un anonimo negozio di cose vecchie
della periferia torinese. 
Non credevo sarei piu` tornata a scrivere qui. Qui, in questo luogo che per tanti anni ha accolto le mie parole, i miei sentimenti. Questo luogo che ha accolto me, Marianna.

Lo avevo salutato con l`intenzione di cominciare un capitolo nuovo.

Ma come uno scrittore assalito dal blocco che si ritrova incapace di proseguire con la sua storia, io mi sono ritrovata incapace a proseguire con la mia.

Il sito nuovo e` fermo, imprigionato in una strana stasi da cui non riesco a farlo uscire.

Ho sofferto e soffro per tutto questo.

E mentre scrivo, odo i rombi di un temporale estivo. Di quei temporali che giungono improvvisamente, lasciando dietro se` una scia di profumo di ozono e pioggia.

Ho combattuto contro una gabbia dalle sbarre invisibili. Era una gabbia dentro cui mi sono infilata per poi non saper piu` come uscirne.

Avendo salutato questo blog, pensavo per sempre, la mia mente cosi` ancora poco elastica non contemplava piu` un ritorno qui. Mi ero proiettata completamente verso la nuova dimora digitale che avrebbe dovuto (dovra`?) accogliere i miei scritti.

Ma quando tutto si e` fermato mi sono sentita intrappolata. E mi sono sentita in colpa.

"Dove scrivo ora?". Questa era la mia domanda perenne. Domanda che rivolgevo a me stessa.

Scrivevo dove capitava, veramente. Scrivevo su Facebook, scarabocchiavo su Instagram e buttavo giu` qualche riga in calligrafia incostante sul mio quaderno dalla copertina di un rosso incerto.

Ho poi compreso l`invisibilita` di quella gabbia dentro cui credevo di essere intrappolata.

Non c`erano sbarre. Mi e` bastato alzarmi, distendere le braccia, respirare profondamente e andar via. Via da quell`immaginario luogo di prigionia.

E quindi sono di nuovo qua. Almeno per ora.

Il sito nuovo e` li`. Mi aspetta. Io aspetto lui. Non lo so. Non so quando riusciremo finalmente a prenderci per mano.

Ma intanto sono qui di nuovo a scrivere. A raccontare. A dire. A descrivere.

Potrei raccontarvi tante delle cose avvenute in questo arco di tempo, ma non saprei da che parte cominciare.

Beh, potrei dirvi che sono ritornata sui banchi dell`universita`, a fatica anche se con indescrivibile emozione, nel tentativo di portare finalmente a termine quel percorso di studi iniziato laggiu`, nella bella terra.

Potrei dirvi che ho ancora meno amici di prima e questo non mi rattrista.

Potrei dirvi che, in un giorno di sole iroso, e in maniera del tutto inaspettata, in un angolo asiatico nei pressi del grande Mercato di Porta Palazzo ho realizzato un piccolo sogno: quello di poter trovare tutto l`occorrente per preparare il Cà phê sữa nóng` ossia il caffe` alla vietnamita, una bevanda che ho imparato ad amare nella Convoy Street di San Diego.

Nell`aroma quasi di cioccolato di quel caffe` che, stilla dopo stilla, incontra il latte condensato io ho sempre vissuto il sogno di Hanoi, un sogno che per ora e` ancora tale.

Il pacchetto di Trung Nguyen, con i suoi colori cosi` inaspettatamente familiari, mi attendeva li` in quell`angolo di semi-oscurita`, tra buste di alga konbu, vasetti di te` al gelsomino, gamberi essiccati e panetti di 羊羹 yookan.

I miei occhi, incrociando il giallo ocra della confezione, si sono fermati increduli ad osservare quel nome e quell`immagine.

Sognavo da cosi` tanto di riassaporare questo abbraccio che nasce da una dolce fusione: quella tra il caffe` e il latte condensato.

Si prepara utilizzando un apposito filtro che si riempie con la giusta quantita` di caffe` e poi si posiziona sopra un bicchiere.
Nel filtro si versera` un iniziale goccio d`acqua calda per permettere alla miscela di fiorire dopodiche` si versera` l`acqua restante.

E qui inizia la magia.

La magia di una bevanda che, stilla dopo stilla, filtrera` lentamente nel bicchiere.

Senza fretta. Senza correre. Senza ansia.

E in quell`arco di tempo posso pensare, scrivere, sorridere, semplicemente godere l`adesso.

Ma soprattutto, posso allontanarmi da una gabbia che non esiste e ricordarmi che ogni cosa avviene per un motivo. E non importa se quel motivo non mi e` chiaro adesso. Forse lo sara`, forse no.

Quel che occorre tenere a mente e` che talvolta i singhiozzi, gli ostacoli, gli incidenti di percorso che ritardano lo scorrere programmato degli eventi possono rivelarsi un bene.

Se per ora devo aspettare, va bene.

Aspettero`. Ma non smettero` di scrivere.

Perche` questa e` la mia arte. La mia personalissima arte.

Ben ritrovati, dunque.

2 commenti:

Alessandra Desideri ha detto...

Marianna, che emozione vedere il tuo blog aggiornato rifare capolino, dopo tantissimo tempo, in cui sotto la scritta "Una voce dal Giappone" leggevo: ultimo aggiornaento due mesi fa, quattro mesi fa... oggi no. C'e' qualcosa di speciale in questo posto, non trovi?
Anch'io ho tante parole intrappolate da mesi, non riesco a scrivere, a dire, a rispondere. Ma in questo tuo blog, che hai creato dal nulla, riesci ogni volta a trasmettermi, anzi, credo a trasmetterci, quel tuo unico e speciale amore per la vita e la scrittura. Il tuo wormhole, la tua porta senza porta? Il Sol Levante.

Biancorosso Giappone ha detto...

Cara Alessandra,

Che regalo mi fai ogni volta con le tue parole.

Io credo, e ne ho avuto conferma tante volte negli anni cioe` da quando tu ed io ci conosciamo, di essere totalmente in sintonia con te.

Non smettere di scrivere, ma torna alla scrittura solo quando te lo senti.

Ti voglio bene!