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| Il solito Giappone che un pomeriggio mi ha seguita, parandosi davanti a me in un anonimo negozio di cose vecchie della periferia torinese. |
Lo avevo salutato con l`intenzione di cominciare un capitolo nuovo.
Ma come uno scrittore assalito dal blocco che si ritrova incapace di proseguire con la sua storia, io mi sono ritrovata incapace a proseguire con la mia.
Il sito nuovo e` fermo, imprigionato in una strana stasi da cui non riesco a farlo uscire.
Ho sofferto e soffro per tutto questo.
E mentre scrivo, odo i rombi di un temporale estivo. Di quei temporali che giungono improvvisamente, lasciando dietro se` una scia di profumo di ozono e pioggia.
Ho combattuto contro una gabbia dalle sbarre invisibili. Era una gabbia dentro cui mi sono infilata per poi non saper piu` come uscirne.
Avendo salutato questo blog, pensavo per sempre, la mia mente cosi` ancora poco elastica non contemplava piu` un ritorno qui. Mi ero proiettata completamente verso la nuova dimora digitale che avrebbe dovuto (dovra`?) accogliere i miei scritti.
Ma quando tutto si e` fermato mi sono sentita intrappolata. E mi sono sentita in colpa.
"Dove scrivo ora?". Questa era la mia domanda perenne. Domanda che rivolgevo a me stessa.
Scrivevo dove capitava, veramente. Scrivevo su Facebook, scarabocchiavo su Instagram e buttavo giu` qualche riga in calligrafia incostante sul mio quaderno dalla copertina di un rosso incerto.
Ho poi compreso l`invisibilita` di quella gabbia dentro cui credevo di essere intrappolata.
Non c`erano sbarre. Mi e` bastato alzarmi, distendere le braccia, respirare profondamente e andar via. Via da quell`immaginario luogo di prigionia.
E quindi sono di nuovo qua. Almeno per ora.
Il sito nuovo e` li`. Mi aspetta. Io aspetto lui. Non lo so. Non so quando riusciremo finalmente a prenderci per mano.
Ma intanto sono qui di nuovo a scrivere. A raccontare. A dire. A descrivere.
Potrei raccontarvi tante delle cose avvenute in questo arco di tempo, ma non saprei da che parte cominciare.
Beh, potrei dirvi che sono ritornata sui banchi dell`universita`, a fatica anche se con indescrivibile emozione, nel tentativo di portare finalmente a termine quel percorso di studi iniziato laggiu`, nella bella terra.
Potrei dirvi che ho ancora meno amici di prima e questo non mi rattrista.
Potrei dirvi che, in un giorno di sole iroso, e in maniera del tutto inaspettata, in un angolo asiatico nei pressi del grande Mercato di Porta Palazzo ho realizzato un piccolo sogno: quello di poter trovare tutto l`occorrente per preparare il Cà phê sữa nóng` ossia il caffe` alla vietnamita, una bevanda che ho imparato ad amare nella Convoy Street di San Diego.
Nell`aroma quasi di cioccolato di quel caffe` che, stilla dopo stilla, incontra il latte condensato io ho sempre vissuto il sogno di Hanoi, un sogno che per ora e` ancora tale.
Il pacchetto di Trung Nguyen, con i suoi colori cosi` inaspettatamente familiari, mi attendeva li` in quell`angolo di semi-oscurita`, tra buste di alga konbu, vasetti di te` al gelsomino, gamberi essiccati e panetti di 羊羹 yookan.
I miei occhi, incrociando il giallo ocra della confezione, si sono fermati increduli ad osservare quel nome e quell`immagine.
Sognavo da cosi` tanto di riassaporare questo abbraccio che nasce da una dolce fusione: quella tra il caffe` e il latte condensato.
Si prepara utilizzando un apposito filtro che si riempie con la giusta quantita` di caffe` e poi si posiziona sopra un bicchiere.
Nel filtro si versera` un iniziale goccio d`acqua calda per permettere alla miscela di fiorire dopodiche` si versera` l`acqua restante.
E qui inizia la magia.
La magia di una bevanda che, stilla dopo stilla, filtrera` lentamente nel bicchiere.
Senza fretta. Senza correre. Senza ansia.
E in quell`arco di tempo posso pensare, scrivere, sorridere, semplicemente godere l`adesso.
Ma soprattutto, posso allontanarmi da una gabbia che non esiste e ricordarmi che ogni cosa avviene per un motivo. E non importa se quel motivo non mi e` chiaro adesso. Forse lo sara`, forse no.
Quel che occorre tenere a mente e` che talvolta i singhiozzi, gli ostacoli, gli incidenti di percorso che ritardano lo scorrere programmato degli eventi possono rivelarsi un bene.
Se per ora devo aspettare, va bene.
Aspettero`. Ma non smettero` di scrivere.
Perche` questa e` la mia arte. La mia personalissima arte.
Ben ritrovati, dunque.




