mercoledì, aprile 29, 2009

Un giorno fortunato che profuma di storia

(Un grandioso 重箱 juubako antico acquistato domenica)

Lo scorso fine settimana e' stato un po' particolare nel senso che c'e' stata un'alternanza climatica tale da disorientare chiunque.
Sabato, per esempio, c'e' stata una pioggia molto forte accompagnata da un vento altrettanto insistente. Faceva cosi' freddo che pensavo seriamente di dover rispolverare il mio giaccone invernale, ormai sepolto nell'armadio in un naftalinico letargo.

Domenica, invece, sembrava un giorno d'agosto. Mancavano solo i sandali e la spiaggia.

Nonostante le incertezze metereologiche, avevo voglia di andare a ficcanasare in un qualche mercatino dell'antiquariato, e di posti del genere nella zona di Tokyo o Yokohama ce ne sono a bizzeffe, quasi tutti i fine settimana. Basta, naturalmente, saperli cercare.

Il mio fiuto per questi angoli curiosi mi ha portata a venire a conoscenza di 横浜骨董ワールド Yokohama kottoo waarudo, ovvero Yokohama Kottoo World. Kottoo e' una bellissima parola giapponese che significa oggetti d'antiquariato ed anticaglie.

Avevo invitato Akiko a venire con me a questa fiera che si prospettava favolosa gia' solo dalle descrizioni fornite sul sito.

Tra l'altro, se ricordate, tempo fa andai ad un'altra fiera dell'antiquariato assieme ad Akiko. Ecco qui l'articoletto. Oramai lei ed io abbiamo capito di essere una squadra perfetta per andare a caccia di vecchi tesori. Abbiamo le stesse passioni. Ci capiamo al volo. Ci basta uno sguardo per comunicare e sappiamo darci preziosi consigli a vicenda che ci aiutano enormemente negli acquisti.

Alla fiera ci aspettavano centinaia e centinaia di banchi stracarichi di oggetti giapponesi (e non) di tutte le epoche. Un viaggio nel passato che profumava di legno di bambu', di ottone, di seta.
Kimono dai colori sobri e altri dalle tonalita' accese; vasi e vasellame di ogni forma e colore; vecchi giocattoli; barattoli di latta arrugginiti ma splendidi; spade e coltelli; vecchissimi ed affascinanti 茶箪笥 chadansu (mobiletto giapponese per il te') dai vetri smerigliati e dagli intagli di rara bellezza.

Io ero rapita da tutto. Completamente rapita. Non sarei piu' uscita da quell'immenso padiglione, ma sarei rimasta li' per non so quanto tempo ad esaminare ogni singolo oggetto, a sentirne l'odore, ad osservarne le caratteristiche piu' minute e nascoste. Ogni oggetto mi avrebbe raccontato una storia che avrei voluto ascoltare con calma, senza quella fretta trasmessa dalla calca di gente che ti sta dietro sperando che ti levi il prima possibile.

Dopo forse un paio d'ore, abbiamo cominciato a sentirci stanche. Lo stomaco aveva iniziato a reclamare il vitto, ma le nostre manine erano ancora vuote. Non avevamo fatto ancora nessun acquisto. Certo, di oggetti meravigliosi ne avevamo visti a migliaia, ma evidentemente non avevamo ancora trovato quel qualcosa di speciale che sapesse raccontare una storia piu' bella di tutte le altre.

Stavo considerando l'idea di andare a fare una pausa dal banchetto che vendeva obentoo pieni di delizie artigianali, quando.......

......con la coda dell'occhio, ho intravisto qualcosa che ha catturato immediatamente la mia attenzione.

Mi volto e vedo sopra uno scaffale un meraviglioso juubako.

Non avevo assolutamente idea che da quel momento in avanti sarei stata baciata dalla fortuna piu' di quanto potessi immaginare.

Per capire meglio il prezioso ausilio accordatomi dalla Dea bendata in quel momento, devo andare a ritroso con i fatti di circa un mese: c'erano ancora mia sorella e i miei cognati qui da noi, ed eravamo andati a fare un giretto in uno dei tanti negozi di anticaglie e carabattole del Kanagawa.

In mezzo a polverosissime 掛け軸 kakejiku (pergamene da appendere) arrotolate, obi consunti e ridenti statue di Buddha, avevo scovato un vetusto juubako a quattro piani. Era semplicemente splendido: di legno laccato di nero e adornato da decorazioni di ventagli e fiori. Le uniche pecche erano le condizioni (pessime) e il prezzo (esoso).
Era veramente in condizioni tremende, e 4700 yen mi sembravano veramente troppi. Nonostante cio', ero talmente attratta da quest'oggetto che decisi di acquistarlo. Stavo per andare a pagare quando il mio saggio marito mi fece venir qualche dubbio sull'acquisto. Lui era perplesso dalle condizioni dell'oggetto e dal prezzo. Secondo lui non ne valeva la pena.

Un po' a malincuore, decisi tuttavia di ascoltarlo e lasciai quel juubako dov'era.

Ritorniamo a domenica, alla fiera di Yokohama e al juubako scovato per puro caso.

Vicino ad esso campeggiava un cartellino con sopra scritto il prezzo: 500. La mia diffidenza, ormai, era arrivata ai massimi storici tant'e' che pensai fosse un prezzo abbreviato (qua in Giappone succede spesso, soprattutto con oggetti costosi come gioielli o automobili).

Dopo aver chiesto lumi al signore del banco, abbiamo scoperto che in realta' si trattava proprio di 500 yen. Cinquecento yen! Avevo capito bene?? Forse era il caso di strofinarmi gli occhi e di guardare un'altra volta quel cartellino perche' non mi sembrava affatto possibile tutto cio'.

Alla nostra domanda se il juubako fosse di legno (immaginavamo lo fosse, ma volevamo una conferma), il signore ci ha risposto con un sorpresissimo もちろんMochiron! Ma certamente!

Non solo il juubako era di legno lavorato a mano e laccato secondo la preziosa e difficile tecnica dell'urushi , ma era un juubako a quattro piani! Questo vi potra' sembrare un dettaglio insignificante, e invece non lo e'! I juubako moderni sono tutti a due o tre piani, mentre quelli di una volta erano a quattro o cinque piani. Questa caratteristica colloca immediatamente il juubako in questione in un periodo storico non proprio recente.
Non a caso, infatti, e' venuto fuori che questo magnifico oggetto ci giunge dal lontano e sbiadito Periodo Meiji (1868-1912)!

Per soli cinquecento yen, dunque, mi sono portata a casa un juubako del Periodo Meiji, con decorazioni naturalmente effettuate a mano e in oro. Le condizioni non sono perfette, ma ha piu' di un secolo di storia alle spalle e credo sia normale trovare qualche graffio ed ammaccatura qua e la'.

Ecco qualche foto scattata da me:



Ma le sorprese non erano ancora finite.

Mentre eravamo ancora vicino al banco a curiosare, Akiko ed io stavamo parlottando in italiano. Il signore ci stava osservando con curiosita', e poi ha iniziato a ripetere qualche parolina in italiano pure lui! Dopo poco abbiamo infatti scoperto che questo signore ama molto la nostra Penisola, e vi si reca spesso in viaggi di piacere. Era talmente estasiato nel sapere che ero italiana che mi ha indicato una parte del suo banco dedicata a tanti piccoli e vecchi giocattolini giapponesi di legno e terracotta, e mi detto di scegliere cio' che volevo e lui me l'avrebbe dato in dono!

Io non sapevo cosa dire! Ero emozionata ed imbarazzata al tempo stesso. Mi sono messa pero' a curiosare fra questi vecchi giocattolini, e dopo un po' e' spuntato fuori questo bellissimo kappa 河童 di terracotta dipinta, e con all'interno un sonaglietto. I kappa sono spiritelli della mitologia giapponese.
Abbiamo ringraziato piu' volte il signore del banco, e siamo andate alla volta di altre esplorazioni all'interno della fiera.

Il faccino di questo kappa un po' monello mi ha ispirato subito cosi' tanta simpatia che ho deciso in quel momento che avrei ospitato lo spiritello di terracotta a casa mia, magari dandogli un posto d'onore sopra uno dei gradini della scala di legno che conduce al piano di sopra.
Tra l'altro, proprio dietro la testa del kappa appaiono alcuni kanji incisi con uno strumento appuntito. I kanji purtroppo sono decifrabili a fatica a causa della superficie che, col tempo, si e' levigata fino a rendere i caratteri simili a semplici segnetti incisi a caso.

Pero', come vi dicevo, questo e' stato un giorno fortunato, e infatti le sorprese...ancora non erano finite!

Dopo un altro giretto di perlustrazione durato un'altra mezzoretta abbondante, Akiko ed io abbiamo deciso di cominciare ad avviarci verso la stazione. D'altra parte, si stava facendo tardi e avevamo ancora tanta strada da fare, ed era meglio andare prima di ritrovarsi carichi come muli.

Verso l'uscita abbiamo incrociato nuovamente il signore del juubako. Lo abbiamo cordialmente salutato, e lui ha ricambiato il nostro saluto. Ma subito dopo abbiamo sentito che ci chiamava. Inizialmente Akiko ha pensato si stesse rivolgendo a lei, ma lui continuava a dire お嬢さん!お嬢さん! Ojoosan, ojoosan! Questo e' un termine di grandissimo rispetto e che si usa quando ci si rivolge ad una donna giovane. Stava facendo quindi segno a me di avvicinarmi al banco.
Il signore, con un volto sorridente, si avvicina a due bellissimi oggetti vicino al suo banco e che avevo addocchiato prima, quando eravamo andate ad ispezionare il juubako: un vecchio contenitore di legno laccato per il riso cotto (con tanto di paletta, anch'essa di legno laccato) ed un tavolino basso su cui poggiare il contenitore.

Non ci crederete, ma il gentile e generoso signore mi ha regalato entrambi! Si', regalato! E pensate che insisteva perche' accettassi anche la vecchissima ed enorme scatola di bambu' che conteneva entrambi gli oggetti, ma che ho dovuto a malincuore lasciare li' perche' non avrei saputo come fare a portarmela a casa.

Come noterete, sia il contenitore che il tavolino sono fregiati di un mon dorato, ossia di uno stemma appartenente, con molta probabilita', ad una qualche famiglia nobile. Al momento sto facendo alcune ricerche per risalire al nome di questa famiglia.

Ero talmente sbalordita dalla generosita' di questo signore che dalla mia bocca riuscivano ad uscire solo ringraziamenti su ringraziamenti, dimenticando cosi' di fare domande sugli oggetti in questione.

Ed ecco qui alcune foto che ho scattato del contenitore laccato per il riso, la paletta e il tavolino basso.
Ricordate l'o-zen dell'inizio del Periodo Meiji che comprai un po' di tempo fa? Guardate qui.

Ecco il tavolino basso, simile ad un お膳 o-zen, ricevuto in regalo dal signore della fiera:
Il vecchio contenitore laccato con la paletta:

Non vi sto nemmeno a raccontare la fatica del viaggio di ritorno, ma vi diro' che ero talmente felice e raggiante che non m'importava del peso di questi oggetti o delle braccia indolenzite.

E sono venuta via da quella fiera non solo carica di splendidi oggetti antichi e che ora abbelliscono la mia casa, ma con un pezzetto di conoscenza in piu'! Eh si, perche' mentre eravamo alla fiera sentivo pronunciare continuamente la parola 勉強 benkyoo che, come tutti gli studenti diligenti di giapponese sapranno, vuol dire "studio" e che assieme a する suru forma il verbo 勉強する benykoo-suru, cioe' studiare.
Pensavo, quindi, che nel contesto il significato fosse quello di "esaminare", "osservare con attenzione" magari le caratteristiche di un oggetto. E invece no. Ho scoperto un'altra interessante e curiosa accezione del verbo 勉強する benkyoo-suru e che non a caso s'inserisce alla perfezione nel suo contesto: mercanteggiare sul prezzo, chiedere uno sconto, trovare un accordo tra venditore e compratore sul prezzo in questione.

Interessantissimo, no? E i kanji sono gli stessi che si usano per il significato di studio o studiare.

Il signore del juubako, tra l'altro, ci ha detto che in realta' lui si occupa di antiquariato nel tempo libero ma che di professione fa il pasticcere e ha una sua pasticceria non troppo distante da casa mia! Ci diceva che una delle loro specialita' sono pasticcini preparati con la patata dolce giapponese. Beh, uno di questi giorni mi tocchera' andare ad assaggiare uno di questi dolci cosi' cogliero' l'occasione per ringraziare ancora una volta questo signore e per avermi dato un'ulteriore conferma della generosita' di questo popolo.

11 commenti:

Deborah ha detto...

Caspiterina Marianna sei stata mega fortunata!!!!!!!!!sono strabellissimi!!!!!in particolar modo mi piace un sacco il contenitore di legno laccato e il suo tavolino!sono strepitosi!!!!e anche il juubako non è da meno!!!hai fatto benissimo ad ascoltare Gustavo quella volta!ti è andata proprio bene a trovare lo stesso modello di juubako a così poco e dalle foto direi che è tenuto molto bene per gli anni che ha!
promettimi che se c'è qualche mercatino quando torno in Giappone mi ci porti!!!!

sakura ha detto...

Davvero belli, accidenti, se metti qualcosa nel bazar lo compro subito!
a proposito di bazar, spero che presto lo riavvierai, non vedo l'ora
Ciao

Paolo Zeccardo ha detto...

Ma che belli! *____*
E che bello il modo in cui scrivi! ormai ti seguo da anni ma ogni volta che ti leggo mi emoziono sempre!
Un bacio grandissimo! ^_^

Lòmea ha detto...

Che bella giornata fortunata che hai avuto!
Quel juubako è veramente molto, molto bello!
Anche il contenitore sul tavolino li trovo meravigliosi, spero che quando scoprirai qualcosa sulla loro provenienza ci informerai! :)
Ma ci sono spesso queste "fiere d'antiquariato" in giappone?
Se ti è possibile, la prossima volta faresti delle foto della fiera? Mi piacerebbe immaginarne l'atmosfera!!

Un bacio

Lòmea

Anna lafatina ha detto...

Che meraviglia Mari!!
Stavo quasi per darti una gomitata per dirti che sei fortunata... quando mi sono resa conto che non ero lì con te... ma questa è la sensazione che mi hai trasmesso mentre leggevo il racconto!
Quanto avrei voluto essere lì con te!!
Bellissimi sia il juubako che il contenitore per il riso!!
Sappi che ti invidio da schiattare!!

aerie ha detto...

benkyoo-suru!!
Che bello, un verbo che conosco (sonosolo all'inizio :-P); adesso ne conosco ben due significati ^_^

Mi piacciono tanto le cose che hai comprato, incredibile avere in regalo quel bel contenitore e il vassoio.

Tsukidesign ha detto...

CHe invidia però! sono tutti oggetti davvero belli! perchè qui i mercatini non sono come in Giappone!!
^__^

Tizy ha detto...

Dire che è un capolavoro e che hai dei gusti particolari e splendidi, è dir poco. Mi sono emozionata con te, kisuu

Krishel ha detto...

Sono arrivata qui grazie alla segnalazione di Placida Signora e...
E' il secondo post che leggo scritto da te ed è la seconda volta che rimango incantata. Le immagini sono meravigliose ed effettivamente quel signore è stato davvero molto generoso. Grazie mille per quello che scrivi e per come lo scrivi.

Uvafragola ha detto...

quando ti leggo contenta mi si scalda il cuore :)
Uva

TheRisingPhoenix ha detto...

Anche qui a Roma abbiamo avuto il tempo pazzerello.. io sono tre notti che ho ritirato fuori dall'armadio il maglione di pile per dormire, oltre al piumone del letto.. però di giorno al sole si sta una favola a maniche corte, beh, se non tira vento! Ultimamente di vento ce n'è un po' troppo, però almeno porta via le nuvole!
Ma lo sai che anche io ieri ho deciso di andare a tuffarmi in un mercatino? e ancora non ti avevo letto! però ho programmato di andare con la mia dolce metà e due amiche a PortaPortese questa domenica che viene e metterci anche noi alla ricerca di oggetti interessanti!
Sarà questo tempo quasi-primaverile che ispira!

Sicuramente non troveremo un juubaki di più di un secolo fa, ma sono sicura ci divertiremo molto a contrattare anche noi per qualche oggetto carino^^

Sono contentissima che hai incontrato un signore dalla generosità incredibile e che ti abbia regalato una giornata piena di sorprese e senz'altro anche di sorrisi!

E' tutto bellissimo quello con cui sei tornata a casa, ma il juubako è quello che più mi ha affascinato.

Come si dice in giapponese?
TI AUGURO TANTA FORTUNA SEMPRE!

Un bacino
Valeria