lunedì, luglio 13, 2009

Aroma di caffe' e domenicalita'

(A sinistra: la mia tazza di Arita-yaki contenente dell'ottimo caffe' di Yokohama. Come sempre, tutte le foto sono opera mia.)

Dopo un rilassante sabato trascorso serenamente a passeggio per le strade che abbracciano la baia di Yokohama ed un'altrettanto rilassante domenica passata a passeggiare pigramente per i vicoli del mio quartiere, e poi a casa a leggere e ascoltare musica, eccomi qui con un nuovo articoletto con cui inaugurare questa nuova settimana.

Tra l'altro, secondo le previsioni del tempo, domani dovrebbe ufficialmente terminare la 梅雨 tsuyu o stagione delle piogge. Questa fine marchera' cosi' l'inevitabile inizio della parentesi piu' rovente dell'estate giapponese.

Molto tempo fa, quando ero ancora alle primissime armi con questo mio amato blog, dedicai un articoletto al caffe' preparato alla maniera giapponese. Per chi di voi non l'avesse ancora letto, eccolo qui.

Ero proprio agli inizi, come potete vedere, e le foto un po' scure e mosse dimostrano la mia inesperienza.
Pur tuttavia, rileggo quel mio articoletto con un pizzico di nostalgia nel mio cuore perche' mi ricorda il crescente entusiasmo che nutrivo (e che nutro ancora adesso) per ogni cosa che mi circonda qui in Giappone. Quell'entusiasmo che non ha mai cessato di regalarmi un sorriso di gratitudine ogni volta che mi sveglio la mattina e mi rendo conto di essere qui.

Sabato, assieme a mio marito, ho fatto una lunga passeggiata dalle parti della baia di Yokohama. La temperatura mite e il venticello tiepido e che profumava di mare hanno reso la nostra passeggiata piu' gradevole che mai.

In un grande negozio di alimentari all'interno del World Porters, ho scovato delle meravigliose confezioni di un caffe' prodotto proprio a Yokohama da un'antica e fiera torrefazione del posto, di nome 三本 Mitsumoto. E siccome a maggio e' iniziata l'importante celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell'apertura (avvenuta nel 1859) del porto di Yokohama all'occidente, ho pensato di festeggiare anch'io a mio modo acquistando una di queste graziose latte di caffe'.
Le varieta' erano tre, e io ho scelto la loro miscela chiamata Kilimanjaro:
Naturalmente, mi sono istantaneamente invaghita dell'illustrazione che appare sulla confezione. Un vicolo dall'aria cosi' nostalgica e che mi fa pensare ad una scena di tranquilla quotidianita' in una delle tante strade della Yokohama del Periodo Meiji. Chissa', magari a spasso per quelle colorate stradine c'erano anche 夏目漱石 Natsume Sooseki e Lafcadio Hearn.

Il caffe' e' una bevanda occidentale, e come tale e' riuscita a guadagnarsi un posto speciale nel cuore dei giapponesi. Al giorno d'oggi, infatti, in questo Paese abbondano le caffetterie e le torrefazioni, e fortunatamente non solo gli assillanti Starbucks, ma centinaia di altri locali a conduzione propria, oppure appartenenti a catene sia giapponesi che non. Inoltre, qualunque supermercato, anche il piu' piccino, avra' in esposizione sui propri scaffali almeno una o due varieta' di caffe'. Oramai, in moltissimi supermercati si trovano persino il Lavazza o l'Illy!

Non smetto mai di stupirmi nel notare quanto numerose siano le torrefazioni, spesso minuscole e a conduzione famigliare, la cui missione principale e' quella di riuscire a creare la miglior miscela possibile; una miscela da abbinare poi al miglior metodo di preparazione che ne sappia valorizzare le sue preziose note.

Il culto del caffe' e' vivo qui in Giappone, ed un numero sempre crescente di appassionati vi si dedica con grande entusiasmo e fedelta'.

Qui troverete ogni tipo di caffe' che desideriate: dall'autentico espresso all'italiana all'intenso caffe' vietnamita.

Uno dei metodi di preparazione del caffe' piu' frequentemente utilizzati nelle case e' quello della percolazione manuale.
I percolatori sono macchine del caffe' molto diffuse negli Stati Uniti in cui il caffe' viene "innaffiato" da un getto d'acqua calda proveniente dall'alto, attraverso un tubicino collegato ad un serbatoio di plastica incorporato nella macchina stessa.

Sia la percolazione automatica che quella manuale permettono di ottenere il cosiddetto caffe' lungo.

Sebbene anche qui i percolatori automatici siano diffusissimi, il metodo della percolazione manuale lo e' altrettanto e, oserei dire, forse addirittura di piu'. Ho notato quanto la versione manuale sia particolarmente prediletta dai cultori giapponesi del caffe' perche' permette di apportare un'infinita serie di modifiche grazie a cui e' possibile ottenere un caffe' veramente su misura.

Vi mostro, quindi, come si preparare il caffe' secondo questo metodo.

Innanzitutto, serve avere una sorta di filtro apposito. Questi filtri spesso sono fatti di plastica, ma se ne trovano anche di metallo o di ceramica. E' sufficiente posizionare il filtro sopra una tazza oppure sopra una caraffa.

Molto tempo fa acquistai questa caffettiera giapponese di ceramica:
Come vedete, e' composta da un bricco (con il suo coperchietto), ed il filtro da posizionare sopra il bricco. Una volta terminata la preparazione del caffe', e' sufficiente rimuovere il filtro e coprire il bricco con il suo coperchietto.
Aprendo la latta del caffe' Mitsumoto, sono stata accolta a braccia aperte da un aroma tanto delizioso quanto confortante.
Annusando quella latta di caffe', ho chiuso gli occhi e mentre inspiravo profondamente, ho accennato un sorriso sereno.
La fragranza del caffe' e' una di quelle gemme olfattive che mi sa donare un momento di ineguagliabile tranquillita' e pace.

A questo punto, serve un filtro di carta da inserire all'interno del filtro di ceramica (plastica, metallo, ecc.). Questi filtri di carta si trovano in tutti i supermercati, e generalmente vengono venduti in confezioni da cento e passa pezzi l'una.
Nel filtro di carta bisognera' poi versare il caffe'. Le quantita' variano sempre molto in base ai gusti e in base anche all'intensita' della miscela utilizzata.
Per questa miscela di Yokohama, ho usato tre cucchiaini abbondanti di caffe'.

Ora arriva il momento di gloria dell'acqua. L'acqua deve essere bollente! Anche in questo caso le quantita' variano a seconda dei gusti e della miscela. Io ho seguito i consigli indicati sulla latta di caffe', e ho utilizzato circa 300ml d'acqua caldissima.

Di recente, ho visto una trasmissione di cucina alla televisione in cui venivano svelati alcuni trucchi da impiegare durante la preparazione del caffe' secondo questo metodo. Il conduttore diceva che il momento in cui si versa l'acqua e' il piu' delicato, ed e' anche il momento in cui si tende a commettere piu' errori, rovinando cosi' il risultato finale.
Per esempio, consigliava di versare lentamente l'acqua, e di tracciare con essa un immaginario no (questa e' una delle lettere dell'hiragana) per poter innaffiare uniformemente il caffe'.
Dopodiche', bisogna lasciare che il caffe' coli lentamente nel bricco.
E ora non resta che gustarsi questo profumato caffe' che sa di tradizione e che mi riporta alla mente il pacifico paesaggio della baia di Yokohama. Osservare il mare ci fa sentire minuscoli al cospetto dell'universo, ma e' un qualcosa che sa instillare nell'anima un profondo senso di liberta' e pace.
Generalmente, bevo piu' che tutto caffe' espresso all'italiana (il mio prediletto), ma non smetto mai di nutrire grande curiosita' nei confronti di altri tipi di caffe', e questa stessa curiosita' mi ha portata alla scoperta di delizie come appunto il caffe' giapponese, il caffe' vietnamita, il caffe' alla turca, e tanti altri ancora!

Ieri pomeriggio sono andata a fare due passi per il mio quartiere. Avevo alcune commissioni da sbrigare, ma siccome non erano urgenti, ho camminato a passo lento e tranquillo.
Un sole un po' timido ma anche un po' giocherellone si divertiva a sparire e a riapparire, creando giochi di luce e di ombre sull'asfalto.

Mentre passeggiavo, nella mia mente danzavano pensieri dedicati ad una sensazione che mi accompagna da una vita, e che molto probabilmente accompagna anche voi da sempre: la sensazione di domenicalita'.
La domenicalita' ci fa sentire la differenza fra la domenica e tutti gli altri giorni della settimana. E' un insieme d'impressioni e sensazioni che rendono questo giorno davvero diverso da tutti gli altri.

E ho notato quanto la domenicalita', in fondo, non conosca ne' bandiera ne' confini.

Quando abitavo ancora a Torino, la sabauda citta' che mi ha vista nascere, la domenica sapeva di parco del Valentino, Orto Botanico e Borgo Medioevale gremiti di famiglie in cerca di svago; sapeva del mio quartiere assonnato ed impigrito, e tempestato di saracinesche chiuse; sapeva del gelato della bocciofila del mio quartiere; sapeva di pochi mezzi che circolavano per la citta'; sapeva di periferie semi-deserte e di centro storico affollato. Ma sapeva anche di ansia pensando al giorno dopo e all'inizio di una nuova settimana di scuola.

Anche negli Stati Uniti ho sentito la presenza della domenicalita'. La' i grandi negozi sono aperti sette giorni su sette, eppure anche di domenica si sente la differenza. E' come se tutti indistintamente percepissimo questa sensazione, e per fuggire dalla noia e dalla solitudine di una casa dove c'e' una televisione che trasmette partite di football, ci riversassimo in luoghi gia' affollati.
A me sembrava sempre di vedere un maggior numero di persone nei centri commerciali, la domenica.

Ricordo che nella bella San Diego, in cui ho vissuto per sei magnifici anni, il mio quartiere diventava silenzioso di domenica, sfoggiando solo qualche risata o tintinnio di piatti e bicchieri provenienti dalla casa di qualche vicino che, approfittando del giorno di festa, organizzava un allegro pranzo fra amici e parenti.
Le grandi strade assolate diventavano solitarie, e i piccoli negozi del quartiere mostravano le loro saracinesche chiuse.
Quando si andava a passeggiare per l'elegante centro storico della raffinata San Diego, ecco che i folti gruppi di turisti e residenti annoiati costellavano i pittoreschi vicoli di Old Town; i verdi e profumati sentieri di Balboa Park; le luccicanti, nostalgiche e fragranti strade di Little Italy; le aromatiche strade dell'esotica ed orientale Convoy Street.

E qui in Giappone, la domenicalita' si manifesta ogni settimana con la sua stessa e dolceamara veste.
Il lungo ed assolato corso del mio quartiere; la bottega di Aida-san, il barbiere, con le sue vecchie serrande abbassate; il negozio di ferramenta di Hatano-san senza i mille aggeggi in vendita, solitamente in esposizione sul marciapiede; il minuscolo negozietto di fiori di Katano-san, senza le vecchie panche di legno su cui durante la settimana espone piante e fiori provenienti da ogni dove; la macelleria di Wanagaki-san e la farmacia / profumeria di Mitsuhashi-san con le loro saracinesche grigie ed arrugginite, ci ricordano che bisognera' ritornare il giorno dopo.
A far compagnia al solingo quartiere domenicale, rimangono il nostro adorato 盛月 Seigetsu, dalla cui porticina fuoriesce il profumo della cucina casalinga; il fedele Famima (Family Mart) con le sue porte automatiche e il suo odore di riviste, hot-dog, te' verde, medicinali e patate dolci; la SEIMS, il mio piccolo supermercato / drugstore di zona con la sua allegra canzoncina cantata mezza in giapponese e mezza in inglese; e la fragranza proveniente dalla nuova yakitori-ya, Maru-chao.
Rimangono gli affiatati gruppetti di fedeli che, con riverenza, si dirigono verso il tempio oppure vanno in direzione dello Zama Jinja; rimangono le risate dei bambini che giocano a palla nel cortile del vecchio tempio; rimane il monaco che, con una lunga gomma verde per innaffiare, diligentemente lava le scale del tempio; rimane la silenziosa bottiglieria di Hasegawa-san, con le sue porte automatiche ma lente e un po' cigolanti.

Ieri, un'altra domenica si e' conclusa e con essa un altro capitolo intriso dell'aroma di domenicalita'.

14 commenti:

Krishel ha detto...

Grazie per questo post così intenso. Ho riletto il vecchio post che hai scritto sul caffè e hai ragione. Il caffè bisogna saperlo fare e te lo dice una che è totalmente incapace di farne uno buono. Ho poca passione forse...

Lena ha detto...

Per me che ci ho vissuto qualche anno proveniente da un paese molto più piccolo, la domenicalità a Milano era fatta di suoni sorprendentemente "non cittadini": le campane, inascoltate durante la settimana nel loro semplice battere le ore ma portagoniste della domenica mattina in cui si esprimevano con tutto il loro gioioso virtuosismo e poi, sono d'accordo con te, il ciangottio delle stoviglie ed il risuonare delle chiacchiere indistinte che, nella bella stagione, erano udibili dalle finestre aperte dei piani bassi.

Domandina invece sul caffè: vedo che alle tazzine da caffè giapponesi è coordinato anche il cucchiaino. Serve solo per rimestare l'eventuale aggiunta di panna o anche per aggiungere lo zucchero?

Tizy ha detto...

Ciao Mary,
io odio la domenica è come un giorno senza senso per me, non c'è nulla in tv, non si sa dove andare xkè fa un caldo circa 40 gradi qui e non dà sollievo neppure il mare che è un brodo. Cmq le poche volte è piacevole per riposare.
Il caffè non lo amo a differenza di tanti italiani, lo bevo giusto due volte l'anno e fatto solo dalle mani esperte d mia nonna....se lo assaggi t innamori con la sua skiumetta, ma non è capuccino ehhhh...

babi ha detto...

Cara Marianna, i tuoi post sono sempre piacevolissimi da leggere. Ho trovato molto interessante leggere di questo metodo di preparazione del caffè e sono rimasta colpita dalla bellezza della tazza di Arita-yaki! Leggerò sicuramente il vecchio post sul caffè, sono curiosa.
Un bacio :)

p.s. la domenica è davvero un giorno speciale. Io però la vivo con un po' di ansia e malinconia... il giorno dopo è lunedi e si ricomincia! Per me il sabato è il giorno dello svago, delle lunghe passeggiate in città, dei giri per i negozi, dello shopping... e invece la domenica è il giorno del riposo, si dorme fino a tardi, ci si rilassa, si gioca con la wii e magari si esce un po'... ma senza stancarsi troppo perchè è il "giorno del recupero delle energie"!

biancorosso ha detto...

Ciao Krishel,

Grazie della visita e del commento!

Sono contenta che ti sia piaciuto questo nuovo articoletto! Sai, nemmeno io credo di essere tanto brava a fare un buon caffe', ma e' una bevanda che mi piace cosi' tanto che non mi arrendo mai, anche quando il risultato e' decisamente disastroso!
Che tipi di caffe' ti piacciono?

Ciao Lena,

Sono contenta che tu sia venuta a trovarmi!
Che bella la tua descrizione di domenicalita'! Mi sono immaginata le campane della domenica mattina e la loro allegria!
A proposito di campane, lo sai che qui ogni giorno a mezzogiorno, alle quattro e mezza e poi alle cinque suona sempre una campana? I primi tempi pensavo ci fosse una chiesa nel quartiere ed ero persino andata a cercarla, ma ho poi scoperto (con un po' di delusione) che il suono delle campane proviene semplicemente da un altoparlante posizionato su palo molto alto e che sovrasta un po' tutto il quartiere.

Dunque, per quanto riguarda la tua domanda: il cucchiaino, in realta', non fa parte della tazzina col piattino, ma e' un cucchiaino che ho comprato a parte.
In genere, pero', ho notato che il caffe' qui viene consumato sempre con dello zucchero (o dolcificanti), e quasi sempre della panna o del latte.
Io personalmente questo caffe' lo prendo senza zucchero e con un goccino di latte di soia.
Ciao Lena, un bacione! Ti rispondo presto!

Ciao Tizy,
Grazie della visita e del commento! Mi fa piacere risentirti! :)
Hai ragione: la domenica e' un giorno particolare e che tende un po' ad intristire, soprattutto perche' si pensa sempre al giorno dopo alla nuova settimana che sta per iniziare.

Chissa' che meraviglia il caffe' di tua nonna! La prossima volta che la vai a trovare, potresti chiederle come lo fa! Magari ha un suo segreto! Mi viene un po' in mente il film "Kamome Shokudoo" (il titolo mi pare sia stato tradotto letteralmente in italiano, e cioe' "La locanda del gabbiano"); l'hai mai visto? E' un film meraviglioso e che non mi stufa mai!Ecco, in questo film viene illustrato un piccolo trucco per rendere il caffe' piu' buono del solito. Chissa' se funziona?
Non ti rovino la sorpresa del film nel caso t'incuriosisse vederlo! :)
Ciao Tizy!

Ciao Babi,
Che piacere risentirti! Grazie di essere venuta a trovarmi e grazie del commento. :)
Sono contenta ti sia piaciuta la tazza di Arita-yaki. Ho notato che le porcellane di Arita-yaki tendono ad essere abbellite sempre con decori molto simili a quello della tazzina che hai visto; hanno uno stile molto caratteristico e particolare.

Sono d'accordissimo con te: il sabato e' davvero il giorno migliore! Il piu' rilassante ed il piu' emozionante!
La domenica, invece, e' gia' un po' tristanzuola perche' la si comincia gia' pensando al giorno dopo e alla nuova settimana che sta avere inizio.

Un caro saluto a tutte voi e grazie della visita!

Anonimo ha detto...

Ciao, Biancorosso!
Sono una tua assidua lettrice, adoro questo tuo blog fatto di post che sembrano piccole magie!

Spero di riuscire a visitare presto questo splendido paese, grazie a questo blog avró qualche idea in piu su cosa mangiare (amo il cibo giappo!), acquistare o vedere.

Sembrerá strano, ma leggere questo blog mi dá fiducia nel futuro...
...e complimenti davvero per le foto!

Buona Giornata!(e scusa ma non ho capito come si mette il proprio nome nei commenti...uff).

biancorosso ha detto...

Ciao Anonimo,
grazie per essere venuta a trovarmi e grazie per il tuo commento!
Mi fa davvero piacere sapere che il mio blog sia per te una fonte d'ispirazione!
Ti ringrazio anche per le belle parole che hai scritto quando dici che il mio blog ti da' fiducia nel futuro! Sono parole molto belle e che m'incoraggiano a continuare a scrivere e a raccontare il Giappone a parole mie. Grazie di cuore! :)
Ritorna presto a trovarmi!
Un caro saluto!
Marianna

ciupy86 ha detto...

Cara Marianna,
ti scrivo per dirti che ho letto il libro che ci hai consigliato di Fumiko Enchi (Onnazaka) e mi è piaciuto molto..se hai altri libri da consigliarci li leggerò molto volentieri!

Grazie,
un abbraccio

biancorosso ha detto...

Ciao Ciupy! :)
Bentornata!
Sono contenta che tu abbia letto il libro di Fumiko Enchi!! Mi fa piacere che tu abbia voluto seguire il mio consiglio. ;)
Che cosa ti ha colpita di questo libro?

Se ti piace lo stile della Enchi, allora non devi perderti "The Waiting Years" (non so quale sia il titolo in italiano, pero').

Ciao cara Ciupy, un saluto e buon fine settimana!

ciupy86 ha detto...

Ho scoperto l'esistenza delle concubine di cui non sapevo davvero nulla, mi sono immaginata questa società patriarcale e mi sono chiesta se ora esistono ancora realtà come questa in Giappone. Inoltre devo dire che mi ha colpito molto la forza di Tomo ed il suo coraggio nel continuare a vivere nell'ombra del marito senza nessuna soddisfazione. Ho odiato Yukitomo che approfittava di Tomo solo per sfogare la sua rabbia mentre dedicava alle due concubine tutti i suoi stati d'animo migliori. Si devo dire che questo "sfogo" di Yukitomo è in assoluto la parte del libro che mi ha colpito - e rattristito di più.
A te invece cosa ha colpito di più di questo libro? :)

ps. grazie per il consiglio, appena posso vado in biblioteca a cercare il libro

biancorosso ha detto...

Ciao Ciupy,
Mi sono appena accorta di aver fatto un po' di confusione: il libro che hai letto tu e' quello che in inglese e' intitolato "The Waiting Years", quindi puoi ignorare il mio consiglio di prima.
Mi sono confusa perche' fino adesso tutti i libri della Enchi che ho letto erano in inglese, e quindi non conoscendo il titolo in italiano, ho fatto un pasticcio.

Ma veniamo al libro: mi ha fatto molto piacere leggere la tua opinione in merito perche' e' vicinissima alla mia. Anch'io ho odiato Yukitomo dall'inizio fino alla fine. E' un personaggio che mi disgusta in maniera indescrivibile perche' a lui in realta' poco importa del dolore di queste donne.
Si', la forza ed il coraggio di Tomo hanno colpito molto anche me. Immaginavo i lunghi e sconsolati pianti che molto probabilmente si faceva di nascosto da tutti, soprattutto dal marito.

Ho provato molta pena per Suga, tant'e' che quando e' stata venduta dalla madre, mi e' venuto da piangere.
Ma ancora piu' dolorosa e' stata la lettura della scena d'innocenza e spensieratezza di Suga quando e' in giardino a giocare con la figlia di Tomo. E' stato doloroso immaginarsi quella ragazzina ancora cosi' bambina, venduta dalla madre ad una famiglia si' ricca, ma che ne avrebbe fatto una concubina per tanto tempo. Suga non sapeva ed era troppo piccola per capire, e vivere con lei quei suoi ultimi momenti d'innocenza e' stato lacerante.

Se t'interessa la letteratura sulle concubine, c'e' un libro non sul Giappone, ma sulla Cina che affronta l'argomento attraverso una delle storie piu' memorabili che abbia mai letto e che s'intitola "Pavilion of Women" di Pearl S. Buck. Purtroppo il titolo in italiano non lo conosco, ma ora lo cerco.

Ciao Ciupy, un saluto!

biancorosso ha detto...

Ciupy,

ho trovato il titolo in italiano del libro "Pavilion of Women":
"La saggezza di Madama Wu".

Mentre leggevo il libro della Enchi, ho ripensato molto a Madama Wu e al suo dolore profondo, profondissimo.

Un caro saluto!

ciupy86 ha detto...

Grazie mille! Già il titolo mi piace moltissimo, appena passo in biblioteca lo prendo sicuramente! Che bello non vedo l'ora di leggerlo!

un abbraccio ^___^

The White Scratcher ha detto...

Ciao Marianna,,, favoloso il blog per chi ha bisogno di respirare aria di Giappone.
Mi interessano perticolamente i tessili e spero poter iniziare tra circa 2 anni una specializzazione in tessili orientali o solo giapponesi.

Qualche consiglio da darmi?

Le tue foto sono davvero belle e il tuo blog traspira serenitá e buon gusto.
Complimenti
Gianni