mercoledì, agosto 12, 2009

Ramune e fuurin

(A sinistra: le due bottigliette di ラムネ ramune che ho comprato oggi pomeriggio. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia.)

Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno lasciato un commento sotto l'articoletto di ieri, a proposito del terremoto. Grazie a tutti per esservi preoccupati per noi! Davvero.

Ogni volta che ritorna una scossa, dopo mi ritrovo sempre a pensare alla paura appena provata e al senso di smarrimento che diventa inevitabile in quelle circostanze. E tutto questo, naturalmente, spaventa. Spaventa perche' il terremoto e' una calamita' piu' grande di noi, e la sua furtivita' lo rende ancora piu' sinistro.
Ma poi penso anche alla grande esperienza che il Giappone ha in campo sismico, e a come questa esperienza si sia tradotta, per esempio, in avanzatissime tecniche edilizie che consentono ad un edificio di assorbire con coraggio i colpi assestatigli, senza darla vinta all'orrendo tremolio.

In situazioni come queste, i miei pensieri vagano e puntualmente rievocano l'Abruzzo e la triste sorte abbattutasi su quella regione che, martoriata dalla forza distruttiva di quel terremoto, ha vissuto un incubo che per molti di noi e' inimmaginabile.
Mi sento, dunque, molto grata per il fatto che, nonostante le tendenze ballerine di questo vecchio Paese, noi siamo ancora qui, sani e salvi.

Cambiando discorso, oggi pomeriggio sono andata a farmi due passi, approfittando del sole che ha illuminato tutta la giornata. L'aria caldissima, il canto insistente dei minminzemi e il profumo d'incenso che, bruciando lentamente, fuoriusciva dalla finestra di una casa del quartiere, mi hanno regalato un sorriso felice.

Sono andata a fare un po' di spesa, e mentre ero in coda alla cassa del supermercato, ho visto entrare il monaco del tempio buddista del nostro quartiere. Il monaco, rigorosamente vestito con la sua tunica, e' entrato a passi svelti e si e' diretto verso una delle cassiere. Pensavo che l'oboosan (monaco buddista) fosse venuto in negozio a fare un po' di spesa, ma era invece solo passato a distribuire piccoli poster che pubblicizzano un evento che fra non molto si terra' nel cortile del tempio.
Con voce molto bassa e gentile, ha chiesto ad una commessa se poteva consegnarle un poster da attaccare all'entrata; il monaco si e' inchinato piu' e piu' volte, e usando un giapponese molto cortese e rispettoso, ha salutato ed e' ritornato a fare il suo giro dei negozi del quartiere.
Il caldo soffocante di oggi mi ha fatto venire in mente ラムネ ramune, una bevanda molto amata qui in Giappone e che e' diventata, ormai, simbolo moderno dell'estate nipponica.
Se mi venisse chiesto di elencare le piu' famose bevande giapponesi dell'estate, credo proprio sarei indecisa se aggiudicare il primo posto al mugicha oppure al ramune!

La bevanda ramune (il cui nome, pare, sia una giapponesizzazione dell'inglese lemonade) e' una bibita zuccherata e gassata dal sapore piacevolmente dolce e che dovrebbe ricordare un po' il limone o il lime. A me, personalmente, il sapore del ramune ricorda molto il gusto del bubblegum, quel sapore dolce e terribilmente chimico, ma cosi' deliziosamente buono, forse perche' involontariamente lo collego all'infanzia, ma soprattutto alla mia adolescenza.
Pur non bevendo quasi mai bibite gassate (come bevande fredde, preferisco l'acqua, te' freddo non zuccherato e ogni tanto qualche succo di frutta), ho voluto riscoprire la gioia del ramune, e rendere quindi anche voi partecipi di questa mia riscoperta bibitosa.
Sebbene le ditte giapponesi produttrici di ramune siano numerose, le bottigliette di questa bibita hanno tutte la stessa forma, e molto spesso anche lo stesso colore (un bell'azzurrino chiaro che mi fa pensare ai bei cieli estivi oppure all'acqua limpida del mare).

sull'etichetta, nella parte bianca, c'e' scritto che la bibita ha il sapore nostalgico di una volta!

Inoltre, il ramune viene sempre confezionato con una tecnica d'imbottigliamento particolare, ed e' forse questo aspetto che rende la bevanda particolarmente curiosa: le bottigliette non vengono semplicemente sigillate con un tappo, ma con una grossa biglia di vetro.
Per poter, dunque, aprire e consumare la bevanda e' necessario usare qualcosa che spinga la biglia all'interno della bottiglia. Questo "qualcosa" viene dato in dotazione, e si tratta semplicemente di un pezzetto di plastica tondo con un piccolo stecchetto in mezzo che faciliti la spinta della biglia.
Ecco la forma particolare del collo delle bottiglie di ramune:
E dopo aver rimosso l'incarto che sigilla il tappo (che a sua volta custodisce al suo interno la biglia), ecco qui la biglia ancora nella sua posizione originale:
Ed ecco qui il pezzetto di plastica posizionato sopra il tappo. Dopo averlo messo nella posizione giusta, ho portato la bottiglia nel lavandino (saggia decisione!) e ho dato un leggero colpetto all'aggeggino di plastico.
La biglia e' scesa, ma un po' del ramune e' fuoriscito dalla bottiglia. Menomale che l'avevo messa nel lavandino, altrimenti mi sarebbe toccato lavare il pavimento!
Ed ecco la bella biglia cristallina del ramune mentre si dondola avanti e indre' nel collo di questa stranissima bottiglietta.
Eh si, il ramune sa proprio d'estate giapponese. Non a caso, infatti, sull'etichetta appare persino il disegnino di un fuurin! E colgo quindi l'occasione per mostrarvi il mio fuurin il cui dolce suono e' molto simile a quello del fuurin del blog.

Din-din-din. Din-din-din.
Questa e' la dolce cantilena del fuurin.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Adesso ho capito cosa fosse il campanellino del blog...Bellissimo il E' come gli schiacciapensieri che si attaccano sotto le lampade o alle ns. porte?? Ora però.. appena potrai.. ci racconterai vero dell'evento al tempio buddista?? Hai lasciato molta curiosità con le tue parole.
Leggendo del ramune ho pensato fosse è un pò come la gazzosa che una volta si vendeva sulle spiagge. Tu che mi dici?? Forse non la ricordi o conosci..aveva una bottiglia uguale da Rimini in giù che si restituiva al chiosco ma non per una 'differenziata'...
Il gusto leggermente frizzante ed al sapore di limonata/lime..
Buona giornata da Padova
Clelia

Deborah ha detto...

Mamma mi che bello che è il tuo fuurin!!!anch'io ne vorrei uno così!!
Che nostalgia il ramune, l ho bevuto ad Oosaka in un centro commerciale con la ricostruzione delle vecchie vie giapponesi!che buona che era!me ne sono bevuta 3 una di fila all'altra :D

Tizy ha detto...

nON SAPEVO di questa curiosità anche se il (din din don) si lo conoscevo ne ho un paio a forma d coccinella pure io fuori di casa e quando fa vento suonan che è una bellezza m piace il loro suono....stupendo

Nicla ha detto...

Che bello questo fuurin con su le anguriette. Molto particolare e stupendo.

ps Ho saputo solo stamane (ho un periodo di rigetto rispetto alla TV e ai telegiornali in genere) del terremoto e sono contenta che siete incolumi. ^___^

Anonimo ha detto...

bella la bottiglia stile nostalgia ... da noi c'è gente che le vecchie bottiglie di gazosa con la pallina le colleziona!

saliranda

lorenzo ha detto...

Copioni, copioni.. l'italianissima ditta Sarubbi produceva la bottiglia con la pallina di vetro secoli fa :D
http://spazioinwind.libero.it/bisarubbi/bisarubbi/icimeli1.htm
A dire il vero l'idea risale all'Inghilterra del 18° secolo, era solo per fare un pò di sciovinismo italico :P

biancorosso ha detto...

Ciao Clelia,
Grazie di essere ritornata a trovarmi! :)

Sai che non credo di aver mai visto quelle bottigliette di gazzosa di cui parli? Forse erano piu' diffuse solo in certe parti d'Italia?
Ciao Clelia, un abbraccione!

Ciao Deborah,
Che bello risentirti!
Quando vieni, anche se saremo in inverno, ce la facciamo una bottiglietta di ramune a testa? :)

Ciao Tizy,
Chissa' che carini i tuoi fuurin!
Un caro saluto!

Ciao Nicla,
Che piacere risentirti e grazie per il tuo commento! :)
Sono contenta che ti piaccia il mio fuurin! Mi avevano proprio colpita le anguriette che lo decorano...l'anguria e' proprio il simbolo dell'estate, vero? :)
Ti mando un caro saluto!

Ciao Saliranda,
Grazie per la visita e per il commento! :)
Ma sai che non sapevo di queste bottiglie di gazzosa italiane con dentro la biglia? A quanto tempo fa risalgono? Si trovano ancora in commercio?
Un caro saluto!

Ciao Lorenzo,
grazie per la visita e per il commento.
Come ho detto a Clelia e a Saliranda, non sapevo di queste bottiglie italiane! Grazie per il sito che hai segnalato! Effettivamente quella bottiglia nella foto e' quasi identica alle bottiglie di ramune giapponese.
Tanto di cappello alla Sarubbi!

Comunque sia, da quel che so i giapponesi non hanno mai spacciato le ramune come una loro invenzione. Anzi. Facendo un po' di ricerca sull'argomento tra i siti giapponesi, ho notato invece come l'invenzione venga attribuita sempre all'inglese Hiram Codd il quale nel 1872, grazie alla sua brillante idea, riusci' a trovare il metodo ideale per imbottigliare le bibite gassate prodotte dalla sua ditta. Tra l'altro, ho scoperto che nei primi anni Shoowa, periodo in cui cominciarono a comparire le prime bottiglie di ramune qui in Giappone, la bibita veniva chiamata "remoneedo", quindi piu' simile all'inglese lemonade.

Insomma, ci tenevo a precisare che il meccanismo delle bottiglie di ramune non viene sfacciatamente scopiazzato dai giapponesi, ma e' un'invenzione sempre e debitamente attribuita al suo creatore.

Anonimo ha detto...

non ne fanno più, ma forse le fanno di nuovo... traduzione: da un paio d'anni ho notato ditte con sciroppi (l'anno scorso) e ghiaccioli (quest'anno) in stile "vintage" (granatina, tamarindo, anice...). ho il sospetto che qualcuno abbia ricominciato a produrre le bottiglie con la pallina. ma se lo hanno fatto, costeranno di sicuro un occhio.

saliranda