(A sinistra: il mio botticino di olio di camelia. Tutte le foto di questo articoletto sono opera mia). Non esiste un metodo preciso con cui avvicinarsi ad una cultura e prenderla per mano.
Si comincia con quel briciolo di curiosita' sincera e ci si ritrova avvolti in un interesse profondo e costante che da' vita ad un'insaziabile sete di sapere.
E quella sete aumenta alla stessa velocita' con cui aumentano le nuove esperienze.
Spesso ci si avvicina ad una cultura grazie a dei libri, ad una cucina che ci piace, a dei film particolari, a delle canzoni preziose, o a dei cari amici. Oppure alle volte e' un viaggio inaspettato a seminare in noi quella fiammella di curiosita' che poi si tramutera' in passione.
Approfondire una cultura diversa dalla propria non significa seguire per forza un itinerario ben preciso e che ci conduca dal punto A al punto Z; anzi, a dirla tutta, lo stesso vale per la propria di cultura e che spesso non si conosce mai abbastanza.
Ognuno trova da se' una strada che lo affascina e inizia a percorrerla, un passo per volta. Ogni tanto si fermera' ad esplorare una o piu' delle tante, tante diramazioni di questa strada.
Non saprei spiegarvi dettagliatamente tutto il percorso che ho compiuto io fino adesso. So pero' che fin dall'inizio mi sono lasciata prender per mano e trasportare dall'affetto che ho per il vecchio Giappone.
Pensare che io non nutra interesse alcuno per il Giappone moderno e tutti quegli elementi ad esso legati come la tecnologia, i videogame, i manga, gli anime, la moda e via dicendo, non corrisponde al vero. Anche quelle sono strade - o forse diramazioni che partono dalla mia - e che ogni tanto mi piace esplorare.Sono pero' appunto diramazioni e in esse non mi soffermo a lungo perche' poi ritorno sul mio corso principale e riprendo il mio cammino.
Il profondo rispetto e l'indescrivibile passione per il Giappone tradizionale mi hanno portata a conoscere un po' il carattere dei giapponesi ed il loro presente. Ma da sapere c'e' ancora tanto o, come diceva una mia professoressa di tedesco, di acqua sotto i ponti ne deve ancora passare molta.
E allora, dopo essermi fermata a riposare un attimo, mi rialzo e riprendo il mio percorso.
Infinitamente affascinanti sono, ad esempio, i vecchi segreti di bellezza delle donne giapponesi perche' quelle astuzie e quei trucchetti in fondo si basavano sui principi di un'elegante frugalita' che ancora oggi - a dispetto del nuovo consumismo e della corsa all'avere e non all'essere - in fondo in fondo fanno parte del DNA nipponico.
Uno di questi segreti di bellezza e' l'olio di camelia, un prodotto puro e rispettato per le sue eccellenti proprieta' idratanti e rigeneranti.
Da secoli e' il segreto che si cela dietro le proverbiali e lucenti chiome corvine delle donne giapponesi. In vecchissime stampe ukiyo-e appaiono spesso bellissime donne con i loro meravigliosi capelli neri accuratamente idratati proprio grazie all'ausilio dello 椿油 tsubaki-abura, cioe' olio di camelia.
Quello che vedete nelle foto e' il mio olio di camelia preferito. Si dice che il migliore provenga da Ooshima, nella Prefettura di Tokyo, dove da secoli si coltivano le camelie per uso prevalentemente cosmetico, ma anche gastronomico. Quest'olio, infatti, viene usato anche come raffinatissimo condimento in cucina; l'olio di camelia per uso alimentare pero' e' terribilmente costoso e quindi non molto diffuso.
Si dice anche che siano le donne di Ooshima ad avere le piu' incantevoli chiome di tutto il Giappone!
Proprio ad Ooshima c'e' un'azienda che produce quest'olio in vendita su tutto il territorio nazionale e anche all'estero (su Internet e' facilmente reperibile tramite Amazon).
Pero' qualche tempo fa, in vista dell'ondata di caldo e di umidita', mi sono ritrovata per le corsie di un supermercato a curiosare fra i prodotti alla camelia per i miei ribelli capelli ricci.
In passato avevo gia' provato il celebre olio Ooshima (il prodotto prende il nome dalla sua zone d'origine), e avrei voluto ricomprarlo, ma non ce n'era piu', e cosi' ho pensato di provare qualche altra marca.
Purtroppo in commercio - soprattutto su Internet - circola molto olio di camelia di provenienza cinese che pero' viene etichettato come prodotto giapponese. Sebbene anche la Cina abbia un antico legame con la camelia, molte aziende cinesi hanno velocemente approfittato del crescente interesse verso il Giappone producendo un'olio di camelia con metodi sospetti e che, visti i prezzi generalmente troppo bassi, riflette una qualita' forse scadente.
Guardando meglio tra gli scaffali, ho scoperto un olio di camelia prodotto da una vecchissima ditta con sede a Tokyo, di nome 本島椿 Hontoo Tsubaki.
E' un olio di cui i miei capelli sembravano aver disperatamente bisogno. L'effetto crespo che solitamente mi perseguita nei periodi piu' caldi dell'anno e' quasi del tutto svanito!I capelli sono ora lucidi, morbidi, ma non unti.
Faccio come facevano le donne di una volta, e aggiungo qualche goccino d'olio anche sul mio pettine di legno in modo che questo assorba il prezioso liquido e possa quindi continuare a nutrire i miei capelli, anche da asciutti.
Pur essendo un prodotto di una volta, l'olio di camelia continua a rimanere un irrinunciabile prodotto di bellezza anche adesso. Le ragazze delle nuove generazioni fanno scorte di prodotti l'Oreal, Garnier, o Vidal Sassoon, pero' ad un tocco di camelia non rinunciano neppure loro. Pare che persino alcuni uomini lo utilizzino!
Alcune grandi case cosmetiche da tempo cercano di sfruttare un po' questo amore per lo tsubaki-abura creando prodotti a base di questo antico ingrediente. La Shiseido, ad esempio, gia' da anni vende una linea per capelli e che si chiama proprio Tsubaki.
Ecco qui il mio shampoo Tsubaki nel flacone rosso, ed un altro trattamento (di un'altra marca) sempre alla camelia.
Sono prodotti di qualita', ma alla fin fine non c'e' nulla di meglio del vero e puro tsubaki-abura.
L'olio di camelia non e' solo un toccasana per i capelli, ma e' ottimo come olio per il corpo da usare prima del bagno o la doccia; come trattamento idratante per pelli molto secche; come trattamento anti-smagliature; come idratante per le labbra; e come olio per cuticole.Per i capelli si puo' usare sia come impacco pre-shampoo, oppure come trattamento anti-crespo sui capelli puliti e gia' asciutti (in questo caso ne bastano pochissime gocce).
Lo tsubaki-abura e' un elemento considerato molto 和 wa perche' ha radici antiche e che dimostrano l'affidabilita' di certe vecchie saggezze.
Il ritorno allo stile di vita tradizionale e' un fenomeno che sta pian piano riemergendo qui in Giappone, attraverso articoli di giornale, libri e trasmissioni.
C'e' un ritorno alle cose di una volta, come il furoshiki al posto delle borse di plastica; i kanzashi al posto degli elastici; i bento-bako di legno al posto di quelli di plastica; l'utilizzo di delicatissimi profumi in pasta giapponesi al posto di quelli classici europei.
Ho un libro di questo genere in cui l'autrice invita tutti ad adottare qualche piccola abitudine tradizionale giapponese, senza sentirsi necessariamente vincolati dalle rigide regole che governano varie discipline antiche come la cerimonia del te', la cerimonia dell'incenso, oppure l'utilizzo di furoshiki, kimono, yukata, ecc.Mi piace molto lo stile informale e rilassato di 金子由紀子 Kaneko Yukiko, questa scrittrice la quale, attraverso un linguaggio moderno e al passo coi tempi, incoraggia le nuove generazioni ad abbracciare i tesori di una volta. Magari un giorno vi parlero' in modo piu' approfondito di questa sua opera.
Il vecchio Giappone e' un passato che pur non appartenendo al mio passato, fa ormai ed indissolubilmente parte del mio presente.
















