lunedì, gennaio 12, 2009

Giorni tokyoti

(La Torre di Tokyo vista da Tokyo Midtown, verso mezzanotte. Foto scattata da mio marito).

La settimana scorsa, mio marito ed io ci siamo regalati una breve vacanza tokyota per chiudere, in bellezza, il periodo festivo.

Noi non abitiamo poi cosi' lontani da zone centrali tipo Shinjuku o Shibuya, ma per poterci arrivare sono comunque necessari un quarantacinque minuti di metro', o anche di piu' a seconda della zona.

Spostarsi qui in Giappone non e' poi cosi' difficile, e una volta superato il frastornamento iniziale fatto di linee che s'intrecciano in modo apparentemente illogico e di un mare di kanji che incutono terrore puro ai principianti, ci si accorge di poter fare completo affidamento sul sistema ferroviario piu' preciso e ordinato del mondo, arrivando cosi' ovunque si desideri, e con un margine d'errore personale minimo.

Nonostante l'efficienza nipponica impeccabile che si riflette un po' dappertutto e soprattutto nei mezzi di trasporto, alle volte mi stanco solo a pensare a quanti treni devo cambiare per arrivare, per esempio, a Kappabashi. Certo, le coincidenze sono sempre puntuali e consultando in anticipo l'orario dei metro' non e' difficile organizzarsi un percorso e stabilire, cosi', un orario di partenza e uno di arrivo, pero' delle volte mi piacerebbe che ci fosse una linea dritta e diretta che mi portasse dove voglio io, senza cambiare mai neanche un treno.

I tempi necessari per spostarsi da un punto ad un altro vanno sempre presi in considerazione quando si decide di spingersi verso Tokyo oppure in direzione di un'altra localita' non proprio dietro casa. E' importante tenere a mente queste cose perche' e' facile dimenticarsi dell'ora e accorgersi, quando oramai e' troppo tardi, che l'ultimo treno sta per partire e che non si fara' in tempo a salire sulle coincidenze successive necessarie per ritornare a casa.

Questo e' uno dei motivi per cui abbiamo deciso di regalarci questa breve vacanzina a Tokyo. Volevamo goderci un po' di capitale, soprattutto la Tokyo notturna (non quella dei locali e delle orde di turisti alticci e barcollanti), senza dover pensare per una volta all'orario dei treni.

Abbiamo alloggiato in una suite in stile tradizionale, di un albergo nella zona di 南麻布 Minami-Azabu, quartiere noto per l'altissimo numero di ambasciate dei Paesi piu' disparati.

Il giardinetto privato su cui si affacciava la nostra suite
Il genkan
La stanza principale


Il tokonoma
Armadio con i nostri 布団futon piegati

Ed ecco i nostri comodissimi futon pronti per la notte
Alcuni dei deliziosi snack che ci aspettavano in camera
Se si ha voglia di fare due passi in tutta tranquillita', dalla zona in cui e' situato l'albergo si arriva a piedi fino a Roppongi e Tokyo Midtown. Ci siamo incamminati verso le sei di sera quando il cielo era gia' scuro. In giro non c'era tanta gente, ma piu' ci si avvicinava verso Roppongi e piu' le strade si riempivano di persone e veicoli.

A Roppongi ci siamo passati, ma non ci siamo fermati; c'era il solito e previdibile caos, e le solite e prevedibili strade sporche. Roppongi e' un quartiere che non mi piace: di giorno e' passabile anche se disordinato, ma di notte e' orrendo e assume un'aria squallida e dozzinale. Vi ho parlato di Roppongi un po' di tempo fa, e piu' precisamente qui.

Superata la sregolata Roppongi, siamo giunti nell'aristocratica Tokyo Midtown con i suoi curatissimi giardini, eleganti palazzine private e negozi di lusso. Dietro il Ritz-Carlton di Tokyo Midtown, c'e' un grande parco che di giorno e' magnifico, ma di notte si trasforma in un piccolo angolo di paradiso. In giro non c'era quasi nessuno, e l'aria fredda, sicuramente complice, ha fatto si' che fossimo tra i pochi a passeggiare per quel tranquillo ed elegante parco abbellito da qualche decorazione natalizia che ancora luccicava qua e la'.

Davanti all'entrata di uno dei negozi del quartiere, c'era ancora un 門松 kadomatsu, e l'abbiamo fotografato in onore di Annina la Fatina! La foto, purtroppo pero', e' venuta leggermente mossa.
Nel parco, mi sono seduta su di una gelida panchina di pietra, e ho ammirato il laghetto che c'era davanti a me, mentre mio marito immortalava qualche angolo di questo splendido e tranquillo angolino notturno.


Ma non sono splendide queste foto? Queste del parco hanno assunto dei colori quasi surreali e che le rendono particolarmente belle.

Dopo aver percorso una stradina buia che si snoda attorno a Tokyo Midtown, siamo stati accolti dalla suggestiva immagine del cielo blu scuro in cui si staglia la luminosa ed imponente 東京タワー Torre di Tokyo.
Eccola, nel suo notturno e luminoso splendore:
Al gigante arancione, come ho ribattezzato io la splendida torre tokyota, dedicai un articoletto molto tempo fa. Eccolo qui.

Quella sera stessa, prima di avventurarci verso Tokyo Midtown, a pochi passi dall'albergo ho scoperto, per puro caso, che in una stradina c'e' il negozio di 中原淳一 Nakahara Junichi. Sapete chi e'? Il signor Nakahara e' stato un artista giapponese che ha riscosso maggior successo nel periodo a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta. I suoi disegni rappresentavano giovani donne giapponesi abbigliate prevalentemente (ma non sempre) secondo lo stile in voga nel Periodo Edo. I volti di queste ragazze, pero', erano caratterizzati da occhi molto grandi e che divennero un po' il simbolo di riconoscimento delle opere di Nakahara.
Si dice, infatti, che Nakahara fu il precursore dell'arte dei manga.

In passato, avevo letto alcuni articoli dedicati a questo artista e sapevo dell'esistenza di questo negozio interamente in onore delle sue opere, un negozio che desideravo visitare ma che non ricordavo dove si trovasse esattamente; immaginatevi, dunque, il mio stupore quando ho scoperto che era proprio a pochi passi dall'albergo!

L'accogliente negozio era stracolmo di oggetti abbelliti dalle aggraziate illustrazioni di Nakahara; nonostante i prezzi esosi ed una commessa gentilissima ma inaspettatamente invadente, qualcosina ho acquistato.
Un foulard e tre cartoline, tutto in puro stile Nakahara:

Un particolare del foulard aperto:
E il ricettario di Nakahara, contenente preziosissime ricette autentiche ed inalterate del periodo Showa:
Le ricette sono un vero piacere da leggere, e decisamente piu' semplici da capire di quanto credessi, tranne qualche obsoleto kanji dall'aria minacciosa ed impenetrabile.

Il giorno seguente, dopo un sonno rilassante e ristoratore reso particolarmente piacevole dai raggi di luce lunare che si riflettevano sul tatami e dalla comodita' indescrivibile dei nostri futon, ci siamo incamminati verso la stazione del metro' e dopo solo un paio di fermate siamo arrivati nella mia adorata 上野 Ueno.
Ueno e' un quartiere avvolto ancora in un manto un po' retro' e che sa tanto di periodo Showa; non c'e' il glamour di Shibuya o di Shinjuku, ma e' proprio per quello che a me piace.
E' un quartiere famoso per il suo enorme parco, un parco che si trova nel centro della capitale! Una vera isola verde nel cuore della frenetica megalopoli che e' Tokyo.

Ueno ospita il magnifico Museo Nazionale di Tokyo, numerosissimi templi e santuari, il vecchio zoo (di cui vi parlero') e un pittoresco laghetto di nome Shinobazu (不忍池 Shinobazu-ike) le cui barchette a nolo la rendono una meta molto amata dai tokyoti e non.

Senza nemmeno saperlo, ci siamo imbattuti in un mercatino di cose antiche proprio nel vecchio parco di Ueno.
Proprio quel giorno ho veramente capito quanto grande sia la mia passione per tutto cio' che e' antico o vecchio. Per certe cose, credo proprio di preferire il vecchio al nuovo.
In mercatini come questi, passerei le ore a farmi incantare da questi brandelli sparpagliati di storia, nella speranza di trovare un oggetto che mi lasci senza fiato e che m'implori di portarlo via.

Su quei banchi c'era veramente di tutto: vecchi kimono consunti e sbiaditi; teiere di rame e ottone; infinite quantita' di vasellame di ogni genere; monili cinesi e giapponesi; oggetti sacri e provenienti da chissa' quale tempio buddista; vecchi giocattoli; pile e pile di riviste degli anni Cinquanta e Sessanta.

Mi sono fermata vicino ad uno di questi banchi ad osservare alcuni oggetti: dei vassoi laccati, delle stoffe, alcune bambole e...uno specchio. Nel frattempo, si erano raggruppate diverse persone vicino a me, tutte intente ad esaminare vecchie monete e francobolli, e siccome lo spazio era poco e il rischio di far cadere qualcosa era alto, con garbo mi sono fatta un po' largo a suon di leggere gomitate e sono ritornata sulla stradina principale, pronta per andare ad esplorare gli altri tesori.

Mah. E chi dice mah, cuor contento non ha.

Continuavo a pensare a quello specchio. Non riuscivo a levarmelo dalla mente. Ho capito che dovevo farlo mio. E cosi' sono ritornata davanti al banchetto attorno a cui, nel frattempo, si era riunita una calca piu' folta di quella di prima, e a suon di altre gomitate, sono ritornata davanti a quella scatola blu con dentro quel vecchio specchio giapponese, e per pochi yen me lo sono portato via.

Assomiglia molto allo specchio che appare in una delle cartoline di Nakahara, non vi pare? Questo perche' sono specchi tradizionali e dalla forma molto particolare, usati dalle geisha.

A pochi passi dal mercatino, c'e' il famoso zoo di Ueno.
Devo fare una piccola premessa: non amo molto gli zoo perche' mi trasmettono un senso di tristezza e desolazione, ma mio marito ama molto visitarli e cosi' l'ho seguito, anche se un po' riluttantemente.

Devo dire pero' che questo zoo mi ha fatto un'impressione un po' diversa del solito forse grazie alla sua lunga storia. E' uno zoo famoso soprattutto per un tristissimo evento capitato durante la seconda guerra mondiale: l'esercito giapponese ordino' che tutti gli animali dello zoo fossero uccisi per evitare che, durante i bombardamenti, scappassero e finissero nelle citta' a seminar terrore (ma non ci stavano gia' pensando le bombe a seminar terrore?)

Il personale dello zoo fece ripetuti e accorati appelli affinche' la vita degli animali venisse risparmiata, chiedendo che fossero trasferiti altrove, ma le loro richieste vennero ignorate.

Allo staff dello zoo non rimase altra scelta se non quella di dire addio agli animali, dando loro del mangime avvelenato. Quasi tutti gli animali fecero quell'ultimo pasto che sapeva di morte, tranne tre elefanti: John, Tonky e Wanly. Loro avevano fiutato l'odore della morte nel mangime, e si erano categoricamente rifiutati di morire come tutti gli altri loro compagni di zoo.

I guardiani di questi tre elefanti pregarono giorno e notte affinche' venisse fuori il modo con cui salvare la vita dei tre pachiderma a loro cari, ma il tragico destino dei tre animali sembrava segnato. I tre elefanti, infatti, avendo rifiutato il mangime avvelenato, si lasciarono morire di fame, quasi come se volessero far capire che siccome qualcuno aveva deciso di ucciderli, sarebbero allora stati loro stessi a decidere come e quando togliersi la vita. Un ultimo gesto estremo di grande dignita' che spero sia pesato come un macigno sulle coscienze di chi avrebbe potuto far qualcosa e che invece ha preferito voltarsi dall'altra parte.

Ancora oggi si ricorda questo triste avvenimento, e infatti all'interno dello zoo c'e' la tomba dei tre elefanti su cui, dopo tanti anni, i bambini giapponesi vengono ancora a posare tante piccole gru di carta di origami.

Ho voluto visitare lo zoo di Ueno anche per ricordare non solo gli elefanti, ma tutti gli animali che persero la vita per colpa della guerra e per colpa di qualcuno che non ritenne necessario fare uno sforzo affinche' queste creature non dovessero pagare per gli orrori dell'uomo.

Qualche foto di questo vecchio zoo:




In un angolo di questo enorme zoo, c'era addirittura una vecchia pagoda buddista e interamente lasciata in mano ad un numero imprecisato di papere! Era come se le papere fossero le proprietarie indiscusse del vecchio edificio religioso. Ecco alcune foto molto suggestive di questa pagoda baciata dal sole del tardo pomeriggio:


Sono rimasta incantata anche da un'elaboratissima sala da te' all'aperto che il governo tailandese ha regalato al Giappone, in segno dell'amicizia e collaborazione fra i due Paesi.
L'incantevole struttura e' inutilizzata, e sembra essere una delle mete preferite dai bambini che ci vanno per giocare a nascondino. Ecco alcuni dettagli, squisitamente tailandesi, della splendida struttura:

Il sontuoso soffitto:

E' stata una vacanza breve ma intensa e che ricordero' per sempre.

Io spero sempre che attraverso le mie foto e le mie descrizioni anche voi possiate visitare il Giappone, e ne possiate cogliere le tante piccole ed incantevoli bellezze che sanno lasciarmi a bocca aperta e con lo sguardo sognante.

Vorrei terminare l'articolo di oggi, mostrandovi i wagashi di Ishii-san del mese di dicembre:
Yookan, mochi, dorayaki e degli artistici mochi festivi:


Dalla nostra vacanzina tokyota, mi sono portata a casa anche un libro intitolato "Autobiography of a Geisha" di Masuda Sayo, un libro che ho gia' quasi terminato di leggere e che vorro' assolutamente recensire perche' e', secondo me, un documento fondamentale per tutti coloro interessati al mondo delle geisha; un'opera che non puo' mancare nella collezione degli appassionati del Giappone perche' offre uno sguardo sincero ed onesto in un mondo fin troppo idealizzato, un mondo che se osservato da dietro le quinte non e' poi cosi' misterioso e poetico come si puo' pensare.

14 commenti:

Kuri ha detto...

Sono assolutamente estasiata da quanto hai scritto oggi. non so quando riuscirò a venire in giappone ed i tuoi articoli sono come finestre, sempre aperte, sui miei sogni.
te lo dico sempre, ma te lo ripeto ancora: grazie per questo blog!!!
Fabiana

Anonimo ha detto...

è proprio vero, attraverso il tuo blog sembra che anche da qui, da così lontano, riesco anch'io a far capolino su quelle meraviglie che il Giappone ogni giorno ti-ci concede :) grazie mille per le tue parole, sempre preziose e portatrici di conoscenza!
Ele

ha detto...

Concordo con Kuri, i tuoi articoli sono come finestre sempre aperte, sui nostri sogni. Chissà da quanto tempo è che desidero fare una visita a Tokyo, e ogni volta che navigo su internet mi rattristo nel vedere tutti gli ostacoli da superare per arrivarci. Però i tuoi articoli mi ricordano tutte le cose belle di quesa città e che anche io ammiro tantissimo senza averle viste: Ueno, Akihabara, il mercato del pesce di Tsukiji, Shinjuku e il museo della Studio Ghibli! e per di più c'è google earth che mi fa volare sopra quei cieli impedendomi tuttavia di respirare quell'aria, di annusare quei profumi e toccare quelle forme; Biancorosso Giappone però ti lascia immaginare tutto quanto.
Thank you.

ah, non potuto non notare quei dolcetti a fine post! mi hanno fatto venire una fame!! vado.

Gloria ha detto...

Commovente la storia dello zoo.

Lena ha detto...

Seguire i tuoi racconti fa davvero entrare in un mondo di poesia... Grazie

Le Pappe di Alessandra! ha detto...

Che bello lo specchietto!
Hai fatto bene!Anch'io se mi metto in testa una cosa...!

(E i futon sembrano morbidissimi,credevo fossero più bassi e duretti!dev'essere stupendo far nanna lì dentro!)

Snooky doodle ha detto...

ciao
Ho appena scoperto il tuo blog e mi e piacuto moltissimo . Leggero tutto . :) Ho deciso di andare anche io in giappone e mi sara di aiuto leggere il tuo blog. Le tue foto sono meravigliose e i tuoi racconti molto interessanti :) Grazzie

Anonimo ha detto...

Marianna-san
Akemashite omedeto gozaimasu.
Kotoshimo, douzo, yoroshiku onegai itashimasu.

Tu lo sai quanto ti invidio, vero? :)

Questo e' proprio uno di quegli articoletti di cui ti parlavo, che fatico a leggere fino alla fine, che mi fa scendere le lacrime e mi provoca tanta tanta nostalgia della mia adorata Tokyo... che grazie a te, pero', oggi ho sentito un pochino piu' vicina :)

un abbraccio,
Tomatina

Rob ha detto...

Che belle foto! Stupende davvero quelle dell'albergo.
Triste invece la storia dello zoo.
Saluti e auguri di buon anno un po' in ritardo ^^

Elisabetta ha detto...

Ueno, Asakusa e Kappabashi: non voglio altro!

Tizy ha detto...

maryy che meraviglia tokio e quei dolcetti così artistici viene quasi un peccato mangiarli magari si può far chiudendo gli occhi eheheheh. Stavo giusto parlandone con una mia collega vogliamo proprio farcelo questo viaggio in giappone e la nostra meta non poteva che essere tokyo e le tue immagini mi han convinta ancora di + per ora rimangono parole al vento ma sono sicura che ci organizzeremo sarà sicuramente un viaggio indimenticabile
una meraviglia la vostra stanza troppo romantici i fuochii

niki ha detto...

Che meraviglia Tokio! Qualche giorno fa sono venuti a pranzo da noi un gruppo di ragazzi che lavorano all'ambasciata giapponese, così carini ed educati!!!!!
Pensa che in Nepal, la parola grazie (dane bat) non esisteva... l'hanno introdotta abbastanza recentemente "traducendo" dall'inglese... te la dice tutta sulla cortesia di questo popolo!

Anonimo ha detto...

Come sempre un post magnifico, illustrato da foto stupende...grazie di condividere con noi it tuo Giappone! Anche ispirati dai tuoi suggestivi racconti, abbiamo deciso di regalarci un viaggio in Giappone per Pasqua. L'hotel in cui hai alloggiato a Tokyo pare da sogno - ho fatto qualche ricerca partendo dall'area in cui e' situato ma non sono riuscita ad individuare di quale hotel si tratti. Potresti indicarci per favore il nome dell'hotel? Ti ringrazio in anticipo per le indicazioni che saprai darci,

Francesca (e Antonio)

Deborah ha detto...

ah caspita non lo sapevo mica degli animali uccisi durante la seconda guerra moldiale nello zoo di Ueno, quando ci sono andata non ho visto o almeno non ho fatto caso se ci fossero le tombe degli elefanti.poveretti.
la prossiva volta che andrò voglio trovarla!