giovedì, agosto 09, 2007

L'inguaribile morso dei kanji

"Quando l'anatra dei geroglifici vi morde - scriveva Rougé, uno dei primi egittologi francesi - non vi lascia più" (Jacq, 5) , cosi' inizia uno dei piu' affascinanti libri che siano mai stati scritti, ovvero Il Segreto dei Geroglifici del famoso egittologo e romanziere francese Christian Jacq.

La frase d'apertura di questo libro mi accompagna da anni, e da anni spiega il perche' della mia grande passione per i kanji.
Penso che, proprio come avvenga per i geroglifici, esista un'anatra dei kanji che quando morde, non molla piu' la presa.

Io sono stata morsa dai caratteri cinesi (kanji e' il nome giapponese che si da' a questi caratteri) molti anni fa, ma allora avevo deciso d'ignorare la curiosita' che mi spingeva verso questo misterioso mondo fatto di segni e simboli complessi. E' stato proprio l'insormontabile senso di difficolta' che emanano i caratteri a scoraggiarmi e a non voler intraprendere il cammino che porta alla loro conoscenza.
Era come se, dentro di me, avessi la certezza che non sarei mai stata in grado di imparare questo millenario sistema di scrittura dall'aspetto impenetrabile, quanto affascinante.

Un giorno, pero', ho deciso che mi sarei avvicinata allo studio dei kanji tramite la lingua cinese.
In realta' la decisione e' stata una conseguenza della mia curiosita' legata alla Cina e alla sua cultura, pero' gia' anni prima avevo iniziato a nutrire grande interesse nei confronti dei caratteri e del sistema di scrittura giapponese.
Infatti, anni e anni fa, quando abitavo ancora in Italia, per un periodo mi ero proprio appassionata al Giappone, tant'e' che vero avevo comprato un libro intitolato Impara Rapidamente il Giapponese di Marina Speziali. Questo libro, si puo' dire, e' stato il mio primissimo approccio con il grande mondo dei kanji. Nel libro, ovviamente, l'argomento kanji non viene affrontato in modo esauriente, ma vengono forniti solo accenni. La Speziali si sofferma, piu' che tutto, sulle basi della grammatica e sui due sillabari giapponesi: hiragana e katakana.

Poi questa passione per il Giappone si e' rivelata passeggera, e col tempo mi sono avvicinata maggiormente alla Cina e alla sua cultura e lingua.
A posteriori, pero', quell'iniziale passione per il Giappone ha un qualcosa di premonitore (aridaje con le premonizioni, direte voi! )

Comunque sia, ho studiato il cinese mandarino per circa quattro anni, e in quel periodo di tempo mi sono arrovellata il cervello nel tentativo di memorizzare centinaia e centinaia di caratteri cinesi.
La grammatica cinese, contrariamente a quanto si possa pensare, e' incredibilmente semplice! In cinese non esistono articoli, non c'e' ne' numero ne' genere, ma la cosa piu' sorprendente e' la totale assenza di coniugazioni! Eh gia', i verbi in cinese non si coniugano. Sara' per quello che quando i cinesi tentano di dire qualche frasina in italiano spesso ricorrono all'uso dell'infinito, e pur sembrando semplicemente una mancanza di conoscenza dell'italiano, questa caratteristica riflette in fondo la grammatica della loro lingua.
Ad esempio, in cinese il verbo mangiare si traduce con chi1 (l'uno indica il numero del tono con cui va pronunciata la parola). Chi1, quindi, rimane tale sia al presente, che al passato o futuro.
Vi starete chiedendo, quindi, come si faccia a distinguere i tempi, e come si faccia a far capire che si sta parlando di un'azione passata o di una futura. La distinzione avviene per mezzo dell'uso di particelle particolari che specificano se l'azione e' futura o passata, ma a dire il vero sono perlopiu' utilizzate per mettere in evidenza un'azione passata.

Per esempio, se in cinese volessi dire la frase: Io mangio una mela

Wo3 chi1 ping2guo3
(Wo chi pingguo)

Come vedete, il verbo e' tranquillo, senza particelle di nessun genere, poiche' wo3 e' il soggetto (io) e ping2guo3 e' la mela.

Se invece cambio tempo, e dico: Domani mangero' una mela

Ming2tian1 wo3 chi1 ping2guo3.
(Mingtian wo chi pingguo)

Qui, come vedete, il verbo e' rimasto uguale alla frase di prima. L'unica differenza e' stata l'aggiunta della parola ming2tian1, cioe' domani.

Al passato, invece: Ieri ho mangiato una mela

Zuo2tian1 wo3 chi1 ping2guo3 le.
Zuotian wo chi pingguo le.

Qui, invece, abbiamo la particella le che, oltre ad avere dieci miliardi di altre funzioni, qui serve per esprimere il passato, e lo si mette a fondo frase. Quindi, oltre alla particella le c'e' la parolina zuo2tian1 che significa ieri.

Ma vabbe', tutto questo spiegone di grammatica cinese era proprio per illustrarvi la sorprendente mancanza di coniugazioni dei verbi, un aspetto che, all'epoca quando studiavo cinese, mi stupiva continuamente!

La grammatica giapponese, invece, e' ben piu' complessa di quella cinese e ha un sistema di coniugazioni decisamente fornito.
Tutti gli studenti di cinese e di giapponese, prima o poi, devono pero' fare i conti con quello che e' forse l'ostacolo piu' grande che queste due lingue presentano: il sistema di scrittura.

In cinese, il problema si pone fin dall'inizio perche', a differenza del giapponese, non ha sillabari ma utilizza esclusivamente i caratteri (chiamati hanzi in cinese). Questo significa che se si vuole imparare un po' di cinese bisogna fin da subito rimboccarsi le maniche, tirare un bel sospiro e buttarsi a capofitto sui libri. Imparare solo il cinese parlato ha poco senso secondo me, perche' e' come imparare ad essere analfabeti, cioe' si sa parlare la lingua ma non la si sa ne' leggere ne' scrivere.
Il giapponese, invece, ha due sillabari: hiragana e katakana. Ognuno di questi due sillabari ha delle funzioni precise (di cui magari parlero' piu' avanti), e assieme ai kanji, compongono il sistema di scrittura giapponese.

Quando si comincia a studiare il giapponese si parte subito dall'hiragana e poi si passa al katakana. La terza fase, invece, e' quella riservata alla parte piu' difficile, ovvero i kanji.
Diciamo che, in questo senso, il giapponese da' agli studenti un po' di tregua, ma soprattutto un po' di speranza perche' conoscendo hiragana e katakana si e' gia' in grado di leggere e scrivere un po' di giapponese, seppur a livelli elementari, mentre in cinese il proprio livello di alfabetizzazione dipende dal numero di hanzi memorizzati (anche in giapponese e' cosi', ma i due sillabari permettono una maggiore alfabetizzazione).

Lo studio dei kanji e' quanto di piu' affascinante e complesso ci possa essere.
Negli anni sono stati tanti gli studiosi sia di cinese che di giapponese ad aver creato metodologie finalizzate ad uno studio efficace dei caratteri, ma in ogni caso si tratta sempre di un'impresa ardua e di un percorso che puo' durare anni, se non addirittura tutta la vita.

Il metodo ufficiale utilizzato in quasi tutte le scuole ed universita' (per stranieri) di cinese e giapponese e' quello che prevede la memorizzazione e ripetizione forzata dei caratteri. In cosa consiste? In ogni lezione viene introdotto un determinato numero di caratteri con le relative pronunce e significati. L'insegnante, poi, fa vedere come si scrive questo carattere ed illustra la sequenza corretta dei tratti che lo compongono. Dopodiche', allo studente non rimane altro che riempire pagine e pagine di griglie fatte apposta per scrivere lo stesso carattere centinaia di volte, fino a che non entra in testa.
Per ogni carattere, oltre alla pronuncia (o pronunce, nel caso ve ne fosse piu' di una..e in giapponese questo capita nove volte su dieci) e al significato (o significati) vengono forniti esempi di frasi in cui viene usato il carattere in questione.

La faccenda si complica maggiormente quando pensiamo alle parole composte da piu' di un carattere, e quindi alle migliaia di combinazioni che esistono per formare altrettante parole.

Quando studiavo cinese, infatti, ho usato anch'io il metodo di cui vi ho appena parlato. Ogni nuovo carattere mi entusiasmava, ma al tempo stesso rappresentava un mattone in piu' che dovevo far stare in equilibrio su una torre traballante composta da tanti altri mattoni simili.
Piu' ne memorizzavo, e piu' ne dimenticavo. Basta magari un'oretta a memorizzare un carattere per poi dimenticarlo nel giro di mezzo minuto.

Purtroppo questo metodo sembra davvero causare grande stress e frustrazione a tutti quelli che l'hanno provato. Quasi tutti vi diranno quanto sia soffocante la quantita' di caratteri da mandare in memoria, e quanto facile sia dimenticarli man mano che si va avanti, per poi ritrovarsi punto e a capo.

Un altro metodo che e' stato utilizzato (e viene utilizzato tutt'ora) e' quello che si serve dell'origine etimologica dei caratteri e della loro evoluzione pittorica. Questo metodo inizialmente sembra portare una ventata di freschezza a tutti quegli studenti abituati a passare ore ed ore a tracciare sempre gli stessi caratteri, perche' offre una prospettiva un po' diversa. Purtroppo, pero', si arriva presto a scoprire l'inefficacia di tale metodo perche' il numero dei caratteri in cui e' chiaramente illustrato l'oggetto (o l'idea) che tentano di comunicare e' limitato, per cui si rivela un approccio inutile con i migliaia di caratteri rimanenti.

Nell'attesa che riprenda Giapponese 3 (sto aspettando da un po', visto che pare esserci un numero troppo basso d'iscritti a questo corso per poterlo organizzare), ho voluto darmi da fare con i kanji per conto mio. Dopo numerosissime ricerche, sono arrivata a conoscenza di un altro metodo di cui non sospettavo nemmeno l'esistenza: il metodo Heisig.
Il professor Heisig e' docente di religione all'universita' Nanzan di Nagoya, oltre ad essere un grande studioso e conoscitore della lingua giapponese. Poco dopo il suo arrivo qui in Giappone, Heisig si e' trovato faccia a faccia con lo spaventoso muro di kanji che e' presente in ogni singolo aspetto dalla vita quotidiana dei giapponesi. Chiaramente e' un muro per tutti quegli stranieri che non sanno interpretarlo, e diventa fonte di grande frustrazione e depressione.
Trovarsi in un Paese di cui non si conosce la lingua, ma soprattutto quella scritta, e' come diventare improvvisamente analfabeti...ed e' una sensazione bruttissima, credetemi.

Dedichero' al metodo Heisig un articoletto a parte, specialmente se c'e' curiosita' da parte di voi lettori di saperne di piu'.

Bibliografia

Il Segreto dei Geroglifici di Christian Jacq, ed. Piemme

8 commenti:

Claudia ha detto...

Konnichiwa!
Che bel risveglio!Il tuo post è BELLISSIMO!Arigatoooooo! ^^
Leggendo i tuoi post, a volte, mi sembra di essere allo specchio...
Sai, è un po' che cerco di barcamenarmi tra cinese e giapponese, ma il cammino è lungo, anche se molto affascinante...e il primo libro che ho comprato è stato proprio quello della Speziali!!! =^o^=
Di recente, invece, ne ho trovato uno molto bello alla Feltrinelli, "Kanji & Kana" di W.Hadamitzky e M.Spahn. E' scritto in inglese e contiene i 1945 Kanji ufficiali, con lettura e significati. E' bellissimo!!!
Grazie ancora per questi tuoi articoletti, io amo studiare e le tue "liete novelle" dal Giappone sono un continuo stimolo a non arrendersi nel mare dei kanji!
Visto che hai citato i quaderni per le esercitazioni, sarebbe bello se me ne mandassi qualcuno nel mio MEGAPACCO di settembre, perché qui non si trovano...
Aspetto notizie sul metodo Heisig...
Ancora ARIGATO GOZAIMASU -_-
A presto

Anna ha detto...

Anche io vorrei imparare il Giapponese e anche il cinese!
Nella mia università. che ormai ho abbandonato per mancanza reale di tempo, c'erano i corsi di giapponese ma erano solo di mattina e io non potevo certo licenziarmi per farlo!
Quest'inverno avevo trovato a Cagliari un corso privato, ma oltre al corso per me era impossibile riuscire a trovare il tempo per partecipare alle lezioni :(
Mi è rimasto il sogno...
Ho cercato il libro e qui dalle mie parti non c'è, potrei solo ordinarlo on line... Ed ho scoperto che ha anche un CD audio per la pronuncia, credo che lo prenderò per davvero... Attendo il nuovo post!

nana ha detto...

ciaooo biancorosso ! non so come chiamarti ahahhah ecco tornata ! per rispondere alle tue domande se verrò in giappone per natale o pasqua mi piacerebbe dato che starei poco al massimo 2 settimane ..visitare tokyo e quella zona , se invece riuscirò a stare un mesetto l estate prossima come spero vorrei fare tokyo kyoto e osaka :) ! Negli USA andrò a vivere a New York anche se mi piacerebbe poi trasferirmi a L.A. o comunque in quella zona ! che bello anche a me piacciono molto kanji ! ho qualche libro ma niente di serio xkè purtroppo non ho tempo per un vero e proprio corso ! arrivata in giappone hai impiegato molto ad avere padronanza del giapponese ?

un saluto

Nana

Kokoro ha detto...

Ciao!! E' il primo commento che lascio, ma è da un po'di tempo che leggo il tuo blog. Lo trovo molto interessante e carino!
Io studio Giapponese all'università e non è facile, si tratta quasi esclusivamente di imparare kanji vocaboli ed espressioni a memoria...
A me interessa molto approfondire i metodi di studio, QUALUNQUE cosa mi sarà utilissima sicuramente!!! Amo molto questa lingua, ma mi scoraggio altrettanto perchè mi sembra che le cose che dimentico siano superiori a quelle che imparo...
Ancora complimenti per questo bellissimo blog!
Kokoro

biancorosso ha detto...

Rispondo ai vostri commenti con un po' di ritardo; chiedo scusa!

Claudia-chan, conosco il libro che hai menzionato, ovvero l'Hadamitsky-Spahn, e ti posso dire che hai fatto un ottimo acquisto!
Tra l'altro, degli stessi due autori esiste uno dei piu' autorevoli dizionari inglese-giapponese / giapponese-inglese.

Anche il libro di Heisig (a cui dedichero' un capitoletto a parte, promesso!) insegna tutti 1945 Kanji ufficiali, ed e' al momento il metodo che sto seguendo.

Ciao Claudia-chan! Passa di nuovo a trovarmi! :)

Anna, grazie di essere tornata a trovarmi! :)
E' vero, il libro della Speziali adesso include anche il CD audio. Quando l'avevo preso io (all'epoca dei dinosauri) c'era solo il libro.
Sicuramente negli anni sono stati apportati miglioramenti al libro, ma l'edizione che ho io (mi pare sia del '96) mi sembra un po' confusionaria, specialmente per chi ha bisogno d'imparare i rudimenti della lingua.
L'ho risfogliato di recente, e mi sono accorta del numero impressionante di kanji che vengono presentati fin da subito, cosa che mi sembra un tantino inutile, nonche' scoraggiante.

Anna, comunque sia, e' sicuramente un libro utile per apprendere la basi della grammatica.
Ma prima di passare ai kanji, ti consiglio di studiare i due sillabari giapponesi (hiragana e katakana).
Su IBS ho trovato un libro interessante che sicuramente ti puo' essere d'aiuto in questo senso. S'intitola "L'alfabeto giapponese - Tutti i caratteri Hiragana e Katakana" di Mandel Gabriele, edito dalla Mondadori Electa.

Su Internet vi sono molte risorse gratuite per studiare questi due sillabari, ma alcune contengono errori davvero grossolani.
Ne avevo trovata una in italiano dove la sequenza dei tratti per scrivere l'hiragana e il katakana era tutta sbagliata.
Prima di venire in Giappone avevo iniziato a studiare l'hiragana su www.thejapanesepage.com dove c'e' una sezione gratuita dedicata alla memorizzazione di ogni singolo kana.
Ho poi ripreso l'hiragana all'universita', e l'ho finito assieme anche al katakana.

Ciao Nana! Grazie d'essere di nuovo passata a trovarmi!
Ti auguro davvero di venire a farti un bel viaggetto qua in Giappone.
Non ho ancora visitato Kyoto e Osaka, ma ti posso dire che l'immensa Tokyo ti sapra' veramente lasciare a bocca aperta! Ahhh..io adoro Tokyo!
Non sono mai stata a New York, ma ho abitato sulla costa occidentale degli Stati Uniti e ho visitato Los Angeles un paio di volte.
L.A. e' una citta' estremamente caotica, ma indubbiamente affascinante.

Mi chiedi dopo quanto ho acquisito la padronanza del giapponese: eh, purtroppo non penso di poter ancora parlare di padronanza. Con l'inglese ho acquisito dimestichezza dopo circa sei mesi di full immersion negli States, ma con il giapponese i tempi triplicano. Si va molto piu' lentamente anche perche' la lingua scritta e quella parlata non viaggiano di pari passo, e ognuna necessita di uno studio approfondito a parte.
Direi, pero', che ho acquisito una conoscenza approfondita dei sillabari + centinaia di vocaboli ed espressioni di uso quotidiano in "breve" tempo, circa 6-7 mesi, considerando che pero' oltre a vivere qui, studio anche la lingua del posto all'universita'.

Kokoro, grazie della visita!!
Da quanto tempo studi giapponese all'uni?
Sto raccogliendo tutte le mie idee sul metodo Heisig, e voglio poi scrivere un articoletto dedicato proprio a questo approccio direi "rivoluzionario". Spero ti possa essere utile, anche perche' capisco *perfettamente* cosa intendi quando dici che ti scoraggi.
Con i kanji purtroppo e' una lotta continua, e si e' sempre alle prese con nuovi caratteri da memorizzare per poi rendersi conto che quelli appena studiati sono svaniti nel nulla.
Ciao Kokoro, torna a trovarmi!!! :)

safuran ha detto...

Ragazze, mi piace sapere che intorno a me ci sono tante persone avviluppate nel manto magico dei kanji e del giapponese. Chissà cosa suscita in noi questa lingua misteriosa, e dolce come una filastrocca che invoglia i piccoli alla nanna!? Io ho scoperto il giapp.grazie ad un mega manga di Candy in lingua originale, all'epoca dell'università, dove ero immersa in ben altri studi. Mossa da interesse improvviso, e pungolata come da un'ape maia fantasma, ho studiato in un weekend l'hiragana e il katakana per poter riuscire a tradurre qualche briciola di japp. dal manga con l'ausilio di un gran dizionario di giapponese che ho trovato in biblioteca. Ho tradotto qualche paginetta. Candy è un manga molto facile, e vicino ai kanji era riportata la scrittura in furigana, ossia in hiragana e katakana, per cui non era necessario conoscere i kanji.
Dopo aver sudato disperatamente sulle paginette disegnate con i visini lentigginosi di Candy ed essermi imbottita la mente di simboli contorti, ho abbandonato lo studio del giapponese, per riprenderlo due anni dopo in un modo più rigoroso con un corso di lingua serale. Se non frequenti l'università, quei 500 o 600 kanji che impari durante il corso non saranno sifficienti per leggere un quotidiano. E lì ho fatto la mia scoperta!! Il quotidiano!L'ho trovato a Londra durante un viaggio (ma lo vendono anche a Milano). Ho cominciato a leggere l'asahi shimbun tutti i giorni, un articolo per volta, dopo colazione. Sottolineavo i kanji che non conoscevo e cercavo le parole sul mio dizionario elettronico (così si fa prima), mentre di pari passo portavo avanti lo studio dei kanji, cercando di memorizzarne almeno 15 al giorno (imparavo a leggere e riconoscere quelli che non conoscevo ancora, senza scriverli per non fare un minestrone), così a poco a poco dopo meno di due anni, sono stata finalmente in grado di leggere interi articoli senza l'ausilio del dizionario.(e ora seguo anche il telegiornale in giapponese senza particolare difficoltà). In vacanza prendevo le guide dei musei in giapponese e tutta la documentazione turistica e leggevo tutto quello che potevo. Desideravo imparare ad esprimere tutto lo sciibile in quella lingua magica.
Ragazzi, seguite il mio consiglio. comperate il quotidiano e cercate di leggerlo integralmente, di sottolineare e copiare le parole nuove. E' il sistema migliore per studiare in modo esaustivo una lingua. le strutture grammaticali e l'uso dei sinonimi in un contesto quotidiano e di attualità. Ora riesco a leggere i romanzi, ed è una grande felicità poter apprezzare un libro, il mondo interiore di qualche personaggio o vita lontani, spremere qualche lacrima di commozione prima della parola fine, seguire la poesia del ritmo con la mente e il cuore, entrare in una dimensione diversa, ma così in sintonia con il mio- e anche il vostro, non ne dubito-sentire. Bacioni e buon giapponese a tutti voi!!!
Vi mando un bacione grosso.
Safuran

biancorosso ha detto...

Ciao Safuran,
Grazie di essere venuta a trovarmi e grazie del commento!
Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza legata all'apprendimento non solo dei kanji, ma della lingua giapponese in generale. La tua esperienza dimostra che se ci si mette d'impegno, e ci si arma di buona volonta', pazienza, umilta' e un sincero desiderio d'imparare, nulla e' impossibile, e questo ovviamente non vale solo per il giapponese, ma per qualunque disciplina.

Secondo me, poi, i metodi variano da persona a persona; strada facendo, ognuno trova i propri, ma comunque aiuta grandemente poter prendere spunto dalle esperienze di altri studenti.

Per quel che riguarda lo studio del giapponese, il consiglio che do' sempre io (soprattutto a me stessa) e' quello di non avere fretta, di non paragonarsi sempre e per forza agli altri, di ricordarsi che l'umilta' e' l'unica vera fonte di un apprendimento sincero e duraturo.

Safuran, grazie ancora per il tuo commento e per aver condiviso la tua esperienza perche' servira' da incoraggiamento alle tante persone che, come me, studiano questa lingua con grande dedizione.

Luca ha detto...

こんばんわ!!

devo farti veramente i miei più grossi complimenti, leggere il tuo blog fa crescere ancora di più in me la voglia di trasferirmi in giappone, ora come ora sto cercando di studiare la lingua, chissà che un giorno non possa realmente realizzare il mio sogno..
bella anche la sezione del negozietto, che d'ora in poi guarderò con assiduità!
Son contento di trovare comunque persone che sono affette dal MAL D'ASIA come lo chiamo io :-)

ありがとうございます
るーか