lunedì, agosto 06, 2007

Minmin-zemi & Pensieri

Con l'arrivo della primavera qui in Giappone, la natura si risveglia e la gente celebra nuovi inizi.
E non appena le giornate si fanno piu' calde, ecco che gli alberi si trasformano in tanti palcoscenici che ospitano le cicale canterine che in giapponese si chiamano せみ (semi).
Un altro nome davvero simpatico che si da' a questi insetti e' みんみんぜみ (minminzemi). Quest'ultima parola rispecchia la passione che la lingua giapponese da sempre ha per le espressioni onomatopeiche. Infatti, la parola minmin non e' altro che il verso che fanno queste cicale!
In estate i minmin-zemi cantano continuamente in coro, e ogni tanto, se ci fate caso, se ne sente qualcuna che si distacca dal gruppo e comincia a cantare da sola, emettendo suoni talmente forti da coprire tutti quelli di sottofondo delle altre amiche cicale.

E sempre a proposito di bellissime espressioni onomatopeiche giapponesi, l'altro ieri sera eravamo ad Ebina-shi a guardare gli はなび (hanabi), ovvero i fuori d'artificio, e vicino a noi c'erano due nonni con il nipotino piccolissimo. Il nonno teneva in braccio il nipotino e gli faceva vedere i fuochi d'artificio che da lontano creavano stupendi disegni su nel cielo.
Il bambino era piccolo e non sapeva parlare ancora tanto bene, ma sembrava talmente rapito nel vedere i fuochi d'artificio che continuava a far segno col ditino in direzione dei fuochi, e ogni tanto esclamava: あれ!あれ!あれ!(are!are!are!), ovvero la', la', la'!
Il nonno, per enfatizzare il luccichio e la bellezza dei giochi di luce dei fuochi d'artificio, diceva al nipotino: Ohhh, きらきらきらきら!ちかちかちかちか!kirakirakirakira! chikachikachika! E queste sono bellissime espressioni onomatopeiche che aiutano a descrivere, nel caso di kirakira, qualcosa di luccicante, e nel caso di chikachika qualcosa con delle luci che si accendono e si spengono.

Quella sera li' sul ponticello della stazione, ad Ebina, mentre guardavamo i fuochi c'era un'umidita' pazzesca, ma dopo un po' e' iniziato un venticello leggerissimo. Nell'aria c'era l'odore dell'estate in tutto il suo splendore.
I minmin-zemi canticchiavano ancora, i fischi dei treni che arrivavano e di quelli che partivano rimbombavano nell'aria; il gradevole click-clack degli zoccoli geta di legno delle tantissime ragazze vestite con lo yukata rendeva ancora piu' caratteristica questa stupenda estate giapponese.
Centinaia e centinaia di ragazze e bambine vestite in coloratissimi yukata riempivano le strade di Ebina, e tutte quante portavano in una mano una borsettina colorata che facevano allegramente ciondolare mentre camminavano. Altre, invece, camminavano lentamente e a piccoli passettini per evitare d'inciamparsi.

Finiti i fuochi, ci siamo avviati verso il centro commerciale della stazione e proprio li' c'erano delle signore che regalavano degli uchiwa (ventagli giapponesi) per farsi aria in serate torride come quella.
Qui le compagnie giapponesi usano molti metodi per farsi pubblicita', ma alcuni di questi sono originali, nonche' utili! Per esempio, molte compagnie, in estate, si fanno stampare il proprio logo sugli uchiwa, proprio come quello che ci hanno regalato l'altra sera. Ecco qui:
Infatti quella sera li' ad Ebina giravamo tutti con questo uchiwa del Konami Sports Club! Hehe!
Oppure, un altro metodo pubblicitario diffusissimo qui in Giappone e' quello dei fazzoletti! Molte ditte si fanno stampare il proprio logo con la propria pubblicita' su pacchetti di fazzoletti che vengono poi distribuiti gratuitamente nelle stazioni, in prossimita' di grandi magazzini oppure in luoghi particolarmente affollati.
Questi pacchetti si rivelano sempre utilissimi perche' stanno comodamente in borsa, e possono sempre servire!
Ecco un esempio di due di questi pacchetti di fazzoletti pubblicitari che mi sono stati dati un giorno per strada:
Tornando a casa da Ebina, riflettevo e ogni tanto scambiavo qualche pensiero con mio marito. Riflettevo su quanto i giapponesi siano affezionati alle proprie tradizioni; qui il retaggio culturale non appartiene solo al passato: non lo si va solo a vedere nei musei o nelle gallerie d'arte, ma lo si vive tutti i giorni.
A volte sentiamo persone che, non avendo nient'altro di meglio da dire, con malignita' e disprezzo sostengono che il Giappone sia un Paese senza identita', e che rincorre continuamente modelli stranieri.
Ecco, allora vado molto volentieri controcorrente e dico che il Giappone e' forse uno dei Paesi che ha piu' identita' di qualunque altro. Certo, le nuove generazioni ascoltano musica britannica e americana, mangiano hamburger e patatine, indossano jeans e t-shirt, fanno follie per un paio di Nike o una borsetta di Louis Vuitton piuttosto che di Bottega Veneta; i ristoranti di cucine straniere abbondano, come abbondano i negozi di alimentari occidentali. Del numero di pasticcerie e panetterie in stile occidentale si e' oramai perso il conto.
La cultura italiana e quella francese esercitano grande influenza sui giapponesi e sulle loro scelte d'arredamento o di moda.
Ma tutto cio' arricchisce semplicemente la loro vita e li aiuta ad imparare usi e costumi nuovi, ma di certo non cancella la loro identita'.
Chi dice che i giapponesi preferiscano imitare gli occidentali piuttosto che esser se stessi, viaggia con le fette di sashimi sugli occhi evidentemente.

Basta semplicemente osservare i giapponesi in questa stagione: in quale altro Paese si vedono ragazze e donne di tutte le eta' vestite con uno degli abiti tradizionali della propria cultura? E questa non e' gente che si veste cosi' solo per la fiera di quartiere o per lo spettacolino di zona, eh! Vestirsi con lo yukata (in primavera o estate) o con il kimono e' una scelta come un'altra! E' come decidere di mettersi un pantalone piuttosto che una gonna.
E nessuno si gira a guardarle in modo strano o con sguardi sardonici. Vedere una donna in kimono che passeggia, magari con qualche borsa piena di acquistini fatti in giro, e' una cosa di una normalita' senza paragoni. E' come vedere un signore qualunque che porta a passeggio un cagnolino.
Nel portamento delle donne vestite in kimono o con lo yukata traspare tanto di quell'orgoglio per le proprie radici e per il proprio retaggio culturale che viene veramente da chiedersi come sia possibile accusare i giapponesi di mancanza d'identita', quando proprio in Italia molti disprezzano persino la propria bandiera (sigh!)

Mah si, per concludere, voglio ricordarvi di cliccare sul banner del negozio (a destra) se v'interessa vedere cos'ho di bello in vetrina.
Se avete domande o suggerimenti, postateli nei commenti per cortesia. Grazie!

1 commento:

Anna ha detto...

Adoro questo tipo di cortesie!
Qui da noi anche i gadget con la pubblicità te li fanno pagare! E poi si aspettano che li compriamo anche!