venerdì, agosto 31, 2007

Metodo Heisig

Per visualizzare la pagina di Amazon dov'e' in vendita Remembering the Kanji del Professor James W. Heisig, cliccare QUI!

Un po' di tempo fa, avevo fatto qualche accenno a proposito del metodo Heisig per imparare i kanji, ed e' da un po' che volevo scrivere un articoletto interamente dedicato a questo metodo, decisamente rivoluzionario, che permette un apprendimento efficace di tutti i 1945 Jooyoo Kanji, ovvero i kanji che il Ministero dell'Istruzione giapponese ritiene indispensabili (e quindi obbligatori) per poter condurre una vita normale qui in Giappone, ed essere in grado di leggere e scrivere in contesti di ordinaria amministrazione.

Agli stranieri, l'insegnamento tradizionale dei caratteri - e qui mi riferisco sia agli Hanzi cinesi che ai Kanji giapponesi - avviene pressappoco cosi': s'imparano e si memorizzano i caratteri, uno ad uno, seguendo una lista che li mette in ordine di difficolta' (dal piu' semplice al piu' difficile), ed in ordine di frequenza (dai piu' comuni a quelli meno usati).
Per ogni carattere se ne studia la composizione ed il numero dei tratti, la sequenza corretta dei tratti indispensabile per saper scrivere ogni carattere correttamente, la pronuncia (o le pronunce), il significato (o i significati). Vengono, inoltre, viste alcune delle parole piu' comuni nelle quali compare il carattere in questione.

La lista dei Jooyoo Kanji comprende, come ho appena detto, 1945 caratteri. I caratteri di questa lista vengono appresi interamente da tutti gli studenti giapponesi, entro la fine della scuola superiore.
In Cina esiste una lista di caratteri simile a quella dei Jooyoo Kanji, ovvero la: Xiàndài Hànyǔ Chángyòng Zìbiǎo, ossia un elenco di caratteri di uso comune del cinese mandarino moderno. Quest'ultima, a differenza della lista Jooyoo, comprende all'incirca 2500 hanzi.

Per evitare confusioni, d'ora in avanti faro' riferimento solo ai kanji, tranne in casi in cui vorro' fare un breve paragone tra il mio studio del cinese e quello del giapponese.

Moltissimi stranieri che decidono d'imparare i kanji partono da zero, seguendo lo stesso metodo usato dagli studenti giapponesi, e cioe' utilizzando una lista tipo QUESTA.
Si armano di santa pazienza, s'infilano nella fitta giungla dei kanji, e facendo un passo alla volta sperano di arrivare al fondo di questo affascinante, ma a volte soffocante, labirinto e di acquisire cosi' l'agognata conoscenza di questo complesso sistema di scrittura.

Io ho seguito lo stesso metodo quando studiavo cinese, e istintivamente ho iniziato a seguirlo anche quando ho cominciato lo studio dei kanji.

Purtroppo, il primo grosso ostacolo che tale approccio presenta e' il numero scoraggiante d'informazioni da memorizzare per poter apprendere un SOLO kanji: numero dei tratti, sequenza corretta dei tratti, modo corretto di scrittura di ogni singolo tratto, pronuncia (o pronunce), significato (o significati), utilizzo piu' comune all'interno di parole od espressioni.

In cinese, non si pone molto il problema delle pronunce alternative, poiche' tranne in alcuni casi, la maggior parte degli hanzi ha solo una pronuncia. Alcune pronunce cinesi subiscono un leggero cambio fonetico quando precedono determinati toni, ma questa e' una caratteristica della lingua che s'impara decisamente in fretta fin dall'inizio, e non presenta grosse difficolta'.
In cinese, invece, spesso i caratteri hanno piu' di un significato, specialmente se questi vengono accoppiati ad altri.
In cinese, inoltre, vi e' l'enorme ostacolo dei toni, ovvero l'insieme delle tonalita' con cui vanno pronunciate le parole e che ne determinano il significato. La sillaba MA, per esempio, puo' significare cavallo, madre, rimprovero, ecc. a seconda del tono con cui viene pronunciata.
A questo punto diventa di fondamentale importanza la memorizzazione corretta del tono corrispondente ad ogni singolo hanzi, per evitare di andar blaterando scemenze.

In giapponese, invece, fin dai primissimi caratteri (ad esempio, quelli dei numeri) si pone il colossale problema delle pronunce alternative. In giapponese, quasi ogni carattere ha come minimo quattro o cinque pronunce differenti, spesso completamente diverse fra loro!
Il giapponese, invece, a differenza del cinese, non e' una lingua tonale per cui gli stranieri che lo studiano possono tirare un bel sospiro di sollievo (come ho fatto io!) sapendo che se dico la parola INU con un'intonazione qualsiasi, la maggior parte della gente capira' che sto dicendo CANE e non lampadario, autobus o manifestazione.

Una delle teorie cardine del Professor Heisig e' quella secondo cui la memorizzazione forzata dei caratteri (un kanji alla volta piu' tutti gli aspetti che lo compongono) sia un modo lungo, noioso e pressoche' inutile di studiare.
Heisig sostiene che un adulto straniero proveniente da una cultura non orientale, e che quindi ha vissuto la maggior parte della propria vita in una realta' senza kanji, non possa pretendere di seguire lo stesso metodo d'apprendimento di un bambino giapponese che ha l'immenso vantaggio di saper gia' parlare la lingua, di sentirla parlare tutti i giorni, di frequentare una scuola giapponese in cui tutti comunicano allo stesso modo, e di trovarsi costantemente immerso nei kanji, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Se si ha voglia di andare a rilento, memorizzando a forza un kanji ogni due o tre giorni, si potra' raggiungere l'obiettivo preposto dopo ben dodici anni di studio massacrante, che e' poi il lasso di tempo che gli studenti giapponesi impiegano per raggiungere la stessa meta. Ma ricordiamoci: noi siamo adulti, nella maggior parte dei casi provenienti da Paesi con culture senza kanji, e siamo cresciuti parlando una lingua (o lingue) completamente diversa, e con un sistema di scrittura basato sull'alfabeto.

Il fatto e' che molti di noi, aspiranti conoscitori di quest'affascinante lingua, speriamo di riuscire a raggiungere questo desiderato obiettivo in tempi decisamente piu' brevi, pero' con il metodo della memorizzazione forzata questo sarebbe quasi impossibile.

L'approccio offerto dal Professor Heisig e' molto semplice, nonche' confortante: anziche' incaponirsi a dover per forza studiare scrittura, pronunce e significati di ogni singolo kanji, perche' non separare le suddette fasi, affrontandone una alla volta? Geniale!
Questo e' proprio cio' che Remembering the Kanji si prefigge di fare.

Innanzitutto, Heisig non segue assolutamente l'ordine tradizionale con cui vengono presentati i kanji normalmente, ma ne segue uno suo basato sul criterio degli elementi primitivi.
Gli elementi primitivi possono essere kanji a se', oppure parti che costituiscono altri kanji.
Heisig ha formato una lista di un centinaio di questi elementi primitivi, e che vengono introdotti man mano che si va avanti nel libro.
Ci si rende conto in fretta del fatto che, in modo molto intelligente, Heisig non fa altro che usare questo insieme di elementi primitivi a mo' di alfabeto! Ogni singolo simbolo servira' a comporre un kanji.
Imparando di volta in volta gli elementi primitivi, saremo in grado di comporre i kanji ricorrendo proprio all'uso di questi simboli che avremo imparato separatamente e singolarmente!

L'ingrediente collante di tutto cio', ovvero quello che ci permette di comporre dei kanji utilizzando gli elementi primitivi, e di RICORDARE i kanji ottenuti, e' quella che Heisig chiama imaginative memory, ovvero memoria inventiva od immaginativa. In cosa consiste? Consiste semplicemente nell'inventare storie (e piu' ridicole e incredibili sono, piu' sara' un gioco da ragazzi memorizzare il kanji) basate solo sugli elementi che abbiamo a disposizione.
Per non creare confusione (e quando si parla di kanji, la confusione e' il nemico numero uno sempre in agguato), Heisig ha assegnato ad ogni kanji un SOLO significato che lui chiama keyword, o parola chiave.
Tutto questo ci permettera' di memorizzare anche fino a 25-30 kanji al giorno (dipende dalla propria quantita' di tempo libero, concentrazione, entusiasmo, ecc.) senza alcuna difficolta'.

Ma come facciamo ad imparare gli altri significati se l'autore ne fornisce solo uno? Questo e' un "problema" che si risolve da se' man mano che procediamo con lo studio. Pensateci bene: un bambino che impara pian pianino delle parole nuove, non conoscera' tutte le singole accezioni che ogni vocabolo appreso avra'; le sfumature della lingua, e i significati alternativi, verranno appresi strada facendo.
Faccio un esempio banale, ma significativo e che spero illustri cio' che intendo dire:
un bambino che impara la parola RAGGIO sapra' che si riferisce ad una di quelle linee di luce che provengono dal sole, specialmente quelli che disegnera' con grande creativita' coi suoi pennarelli e pastelli.
Quello stesso bambino, con molta probabilita', ancora non sapra' che la stessa parola e' comunemente utilizzata anche per indicare quelle bacchette metalliche che uniscono il mozzo al cerchione di una ruota.
E con molta meno probabilita,' sapra' che la stessa parola si usa pure per indicare quel segmento che parte dal centro di un cerchio e arriva fino alla sua circonferenza.

Ecco, con il metodo Heisig la situazione e' la stessa. Ma questo non deve scoraggiare, ANZI!
E' da un paio di mesi che utilizzo questo metodo, e ho gia' aggiunto diversi altri significati a kanji di cui conoscevo solo un'accezione, grazie ad Heisig. Certo, io abitando qui in Giappone sono costantemente immersa nella lingua e cultura del posto, per cui mi viene anche piu' facile ripassare i caratteri appena appresi: li trovo sulla pubblicita' che mi arriva per posta, li vedo alla televisione, sui cartelloni pubblicitari per le strade, sulle insegne dei negozi, sulle etichette dei cibi e dei cosmetici, ecc.
Anche chi non abita in Giappone, pero', trarra' grande vantaggio da questo metodo! Senz'altro di piu' che non con metodi tradizionali di memorizzazione forzata.

L'insieme dei kanji viene paragonato ad una grossa tavola di legno piena di conche, dove ogni conca rappresenta un kanji.
All'interno di ogni conca, Heisig ci aiuta a collocare UN solo significato per rendere l'apprendimento piu' semplice e logico. Man mano che andiamo avanti con lo studio, incontreremo gli stessi kanji che gia' conosciamo, ma con accezioni diverse. A quel punto, non dovremo far altro che imparare la nuova accezione ed infilarla nella conca corrispondente a quel determinato kanji e che gia' esiste nella nostra mente.

Il metodo Heisig NON insegna la pronuncia, e questo e' il motivo principale da cui derivano le piu' aspre critiche sulla validita' di questo approccio.
Dal mio modestissimo punto di vista, la mancanza di un capitolo relativo alla pronuncia e' perfettamente in sintonia con la teoria di Heisig.
Grazie al suo metodo, riusciremo ad imparare tutti e 1945 kanji perche' sapremo scriverli e conosceremo uno dei significati principali.
Se aggiungessimo anche una delle pronunce, ci sarebbe troppa roba da memorizzare e rischieremmo di ritrovarci con una matassa ingestibile di dati.
Separando, invece, la scrittura dalla pronuncia, ci troviamo a dover affrontare un compito infinitamente piu' semplice. Una volta imparati i Jooyoo kanji, potremo tranquillamente passare alla pronuncia, e questa sara' decisamente piu' veloce da assimilare, tant'e' che ho gia' associato, DA SOLA, moltissime pronunce a tanti dei kanji che ho studiato grazie a questo libro.

Ma so, per certo, che se avessi iniziato a studiare i kanji col metodo tradizionale, non sarei dove sono ora; attualmente conosco quasi 400 kanji, imparati appunto nel giro di un paio di mesi (considerando che non sempre studio tutti i giorni, e spesso memorizzo solo una decina di caratteri per volta). Col metodo tradizionale, molto probabilmente, sarei a quota 40-50, con l'incubo COSTANTE di far confusione.
Chi inizia col metodo della memorizzazione forzata crede di potercela fare senza grossi ostacoli, fino a quando non si trova a dover fare i conti con caratteri che sono simili gli uni con gli altri. Li' sono dolori.

Tornando un attimo al discorso della memoria inventiva, Heisig ne incoraggia l'uso al fine di creare storielle che ci aiutino a fissare nella mente, in modo INDELEBILE, i kanji.
Al tempo stesso, pero', Heisig scoraggia caldamente l'uso della memoria visiva alla quale ricorriamo in modo istintivo. Molte scuole di pensiero, ad esempio, hanno tentato di diffondere l'apprendimento dei kanji usando la loro origine ed evoluzione pittoriche. Questo approccio, sebbene affascinante e misterioso, porta immancabilmente ad un inevitabile momento di stasi oltre al quale non si riesce andare.
Molti, troppi caratteri hanno subito cambiamenti tali da non aver piu' nulla nella loro composizione pittorica, che ricordi un elemento del loro significato.

Heisig dice che non dobbiamo cercare di ricordare l'immagine del kanji - anche perche' questa non verra' trattenuta a lungo dalla nostra memoria - ma dobbiamo usare gli elementi primitivi e con essi costruire una storiella interessante che ci permetta, qualora lo si voglia, di scrivere il kanji interamente e correttamente, seguendo appunto la storia creata e non tentando di riprodurre un'immagine, perlopiu' distorta o sbiadita, che abbiamo in testa.

Faccio un esempio basato proprio sul libro di Heisig:

al carattere 棚 Heisig assegna il significato di SCAFFALE.
Prima di arrivare allo studio di questo carattere (che peraltro e' il n. 202), saranno gia' stati studiati gli elementi primitivi che lo compongono.
Sapremo, infatti, che il carattere 木 (quello che vedete a sinistra del kanji per la parola scaffale) significa ALBERO, mentre il carattere 朋 significa COMPAGNO.

La storiella che Heisig ci fornisce per memorizzare il kanji della parola SCAFFALE ci ricorda che spesso pensiamo ai libri come degli ottimi compagni, ma in questo caso il vero compagno del libro e' lo SCAFFALE, e il motivo di cio' e' evidente, dice Heisig, poiche' sia i libri che lo scaffale provengono dalla stessa fonte, cioe' l'albero. Inoltre, i libri passano molto piu' tempo sullo scaffale che non fra le nostre mani, ed e' evidente che lo SCAFFALE sia il miglior compagno dei libri.

La suddetta storiella, per quanto sciocca (e credetemi, nel libro ce ne sono di ben piu' buffe, tant'e' che spesso mi ritrovo a ridere fragorosamente tra un kanji e l'altro), vi rimarra' impressa in testa quel tanto che basta a far si' che memorizziate il kanji per la parola SCAFFALE.
Penso alla parola SCAFFALE e penso subito ai libri di carta e alle mensole di legno: entrambe provengono dall'albero, per cui ci vuole l'albero a sinistra. E poi penso al fatto che il vero compagno dei libri sia lo scaffale perche' passano sempre tanto tempo insieme, per cui affiora nella mia mente il carattere della parola compagno. Et voila'. Il gioco e' fatto. Moltiplicate questo semplice procedimento per 1945 volte, e avrete memorizzato tutti i kanji che vi servono per non essere piu' analfabeti in giapponese!

Molti cinesi che vengono qui in Giappone, generalmente, apprendono il giapponese in tempi molto brevi. A primo acchito questo fenomeno si puo' spiegare facendo riferimento al fatto che i cinesi e i giapponesi hanno in comune una lingua molto "simile", ed e' quindi facile per loro apprendere il giapponese, un po' come per gli italiani studiare lo spagnolo.
A parte il fatto che cinese e giapponese hanno due grammatiche COMPLETAMENTE diverse, le pronunce sono altrettanto distanti le une dalle altre, anni luce.
Cio' che realmente avvantaggia gli studenti cinesi di giapponese rispetto a noi occidentali, e' la loro conoscenza di base dei kanji. I cinesi gia' conoscono buona parte dei caratteri che compongono la lista Jooyoo, anche se ovviamente loro li leggono (e a volte scrivono) in modo diverso.
Al completamento del metodo Heisig, lo studente si trovera' al passo, dunque, con un qualunque studente cinese di giapponese, poiche' entrambi conosceranno gia' i kanji, e questa conoscenza necessitera' soltanto di essere tornita e completata con l'apprendimento della pronuncia e delle accezioni supplementari. Queste ultime due fasi, se paragonate all'apprendimento della scrittura di tutti i kanji, sono una passeggiata nel bosco!
Anzi, noi saremmo persino in una posizione di maggior vantaggio rispetto ai cinesi perche' quest'ultimi rischiano di confondere i significati (molti caratteri identici sia in giapponese che in cinese hanno pero' significati diversi), mentre noi conosceremmo l'accezione giapponese corretta.

Questo significa che, grazie ad Heisig, avremo pressoche' completato due terzi della sfida. E scusate se e' poco. E se a questo aggiungiamo il fatto che l'obiettivo puo' essere facilmente raggiunto in meno di un anno (e non in dodici), direi che Heisig si merita una medaglia.

Per concludere, vorrei dire che anche con questo metodo c'e' da sudare e da lavorare sodo. Nessuno regala niente a questo mondo, e anche coi kanji la regola e' la stessa. Per impararli e farli propri bisogna metterci tutto l'impegno possibile, ma con un buon metodo vedremo (e raccoglieremo!) i frutti del nostro intenso lavoro, in tempi infinitamente piu' brevi.

Purtroppo, al momento Remembering the Kanji e' disponibile solo in inglese, francese, tedesco e spagnolo. E sempre purtroppo, per poter seguire in modo efficace il metodo, e' *necessario* essere madrelingua di una delle lingue appena menzionate, oppure possederne un'ottima conoscenza poiche' nel corso dello studio e' sconsigliato manipolare le parole chiave (cioe' i significati), e non e' consigliato tradurle perche' le sfumature tra una lingua e l'altra potrebbero, a lungo andare, interferire e creare degl'ingarbugliamenti senza fine.

Spero che in un futuro non troppo lontano, Remembering the Kanji venga tradotto anche in italiano per dare la possibilita', a sempre piu' persone, di scoprire la gioia dei kanji, ed al tempo stesso scoprire di non essere negati per queste lingue, ma semplicemente di non aver ancora avuto l'opportunita' di utilizzare un vero metodo efficace, adatto a degli adulti.

Chiudo quest'articoletto (oramai diventato un articolone), segnalandovi il link dell'Universita' di Nanzan (a Nagoya) presso la quale il Professor Heisig e' docente di Religione.
Cliccate QUI!
Il link aprira' una pagina in formato Acrobat, sulla quale potrete visualizzare ed imparare - gratuitamente - i primi 276 kanji.

Buono studio e...ganbatte kudasai!

14 commenti:

Silvia ha detto...

Ciao, mi chiamo Silvia seguo da qualche tempo il tuo blog, che trovo davvero bello e ben scritto.
Adoro il Giappone e spero un giorno di poterlo visitare.

Con questo articolo sul metodo Heisig, mi hai fatto tornare la voglia di provare a studiare i kanji, scaricherò immediatamente il file! ^_^
Ciao

Anna ha detto...

Grazie Mari!
Lo aspettavo da tempo ma non potrò prendere il libro perchè non ho padronanza perfetta delle lingue, sto seriamente pensando di mettermi seriamente a studiare l'inglese per accedere al resto delle lingue!
Ho trovato un libretto delizioso che si intitola "Il mio abbecedario cinese", è troppo carino ed ero tentata di prenderlo, ma credo che farei troppa confusione. Allora mi sono presa "L'alfabeto Giapponese" di Gabriele Mandel ma ancora non ho letto che la prefazione... ripromettendomi di farlo con calma.

Anonimo ha detto...

Aggiunta ai link nel mio blog come promesso!
Anemos (http://anemosbento.iobloggo.com)

Tsukuyomi.No.Kami ha detto...

Ciao!
E' la prima volta che passo di qua ed ho subito aggiunto il tuo sito ai miei Preferiti^^.
Trovo che questo post sia estremamente interessante.
Ho da poco iniziato a studiare, da autodidatta, il giapponese e trovo anch'io che il metodo qui descritto possa davvero essere d'aiuto e che sia divertente. Purtroppo non posseggo nessuna conoscenza approfondita delle lingue in cui il libro è stato pubblicato ed è un vero peccato. Spero che un giorno ce ne sarà anche uno per noi.
Ti seguirò ancora. A presto ^__^

ichigo-chan ha detto...

Che beeeelooooo!!!! ^_^ Sì sì sì W il prof. Heisig, voglio subito ordinare il suo libro su amazon!!!
Arigato gozaimasu, Mari-san!!! -_-

Kokoro ha detto...

Anch'io aspettavo questo post! Grazie!! E'molto interessante e utile, mi piacerebbe provare questo metodo.
Se penso che dopo 5 esami di lingua giapponese all'università saprò al massimo 600 kanji mi prende lo sconforto... tanta fatica per un pessimo risultato... c'è di che vergognarsi a parlarne.... Non resta che fare una buona parte da sola! Cercherò anch'io questo libro. Secondo te le librerie italiane lo possono ordinare oppure la vendita è esclusivamente tramite internet?
Grazie ancora!

biancorosso ha detto...

Ciao Kokoro,
grazie di essere di nuovo passata a trovarmi!
Eh, purtroppo ti capisco perfettamente! Per me era lo stesso quando studiavo cinese: studiavo come una pazza, davo esami, e sono arrivata a memorizzare meno caratteri di quelli che ho imparato io col metodo Heisig, in molto meno tempo.
Secondo me, una buona libreria italiana seria dovrebbe riuscire ad ordinartelo senza problemi.
Al massimo, se non ti fidi a comprarlo da Internet (e' possibile che IBS o BOL ce l'abbiano), prova ad andare in una libreria fornita della tua citta', specialmente quelle specializzate in lingua inglese!

Un consiglio: il metodo, per sua natura, non e' compatibile con quelli tradizionali usati nelle scuole e nelle universita'. Questo significa, ad esempio, che gia' ai primi capitoli dell'Heisig studi dei kanji che generalmente non si affrontano se non a livelli avanzati; questo perche', come dicevo nell'articoletto, Heisig segue un criterio tutto suo, per cui ad esempio, oltre ad imparare kanji complessi fin da subito, se ne imparano anche di rari ed obsoleti (pur essendo Jooyoo!), mentre quei kanji che ti aspetteresti di trovare gia' nelle prime pagine, non l'incontri prima della meta' del libro.
Cio' che intendo dirti e', se possibile, aspetta di usare il metodo durante un periodo di vacanza dall'uni e non ora, perche' rischieresti di fare grande confusione.
Io, infatti, l'ho cominciato di recente, e nel frattempo sto aspettando che inizi Giapponese 3, per cui nell'attesa ho pensato di darmi da fare il piu' possibile con il libro di Heisig in modo da essere abbondantemente avanti una volta ripreso il corso.
Ganbatte kudasai! :)

biancorosso ha detto...

Ciao Silvia,
grazie di essere passata a trovarmi!
Allora, in bocca al lupo con il tuo studio dei kanji! Se proverai il metodo Heisig, mi raccomando, fammi sapere come ti trovi! ;)

Anna, sono contenta che tu abbia deciso di prendere quel libro di giapponese che ti avevo consigliato! Fammi poi sapere che ne pensi, ma soprattutto fammi sapere se hai bisogno di una mano, o se c'e' qualcosa che non ti e' chiaro.
Carinissimo anche l'altro libro che hai presto!! :)

Tsukuyomi no kami, grazie di essere passata a trovarmi!
Un in bocca al lupo anche a te per lo studio del giapponese! Lo studio di questa lingua e' una strada lunga e spesso tortuosa, ma stupenda al tempo stesso!
Ganbatte ne!

Ichigo-chan, in bocca al lupo anche a te! E mi raccomando, se provi il metodo Heisig, fammi sapere cosa ne pensi!
Io per ogni kanji preparo una flashcard, usando semplicemente dei pezzi di cartone della stessa misura.
Inoltre, esiste un sito dedicato interamente allo studio col metodo Heisig: www.kanji-koohii.com
Su quel sito offrono gratuitamente un OTTIMO programma che consente di ripassare, in modo organizzato ed intelligente, tutti i kanji appresi.

Grazie a tutte per essere passate a trovarmi! Se ci sono domande sul metodo, io sono qua!

Ichigo-chan ha detto...

Ciao Mari, mi ha incuriosito questa cosa della flashcard, ti andrebbe di spiegarmi meglio come fare?
Arigato gozaimas -_-

biancorosso ha detto...

Ciao Ichigo-chan,
Grazie per essere passata di nuovo a trovarmi! :)
Il modo in cui mi preparo le flashcard e' molto semplice. Esistono in commercio le flashcard ufficiali di Heisig, ma l'autore stesso consiglia (se si ha tempo e voglia) di farsele in casa.
Al supermercato trovo delle confezioni da 200 cartoncini da 7.6cm x 6.3cm l'uno (sono in realta' delle index card), e su ognuna di queste scrivo il kanji in questione e sulla stessa facciata, in fondo a destra, il numero a cui corrisponde all'interno del libro.
Sul retro di ogni flashcard, invece, scrivo la parola chiave che Heisig assegna ad ogni kanji, piu' eventuali annotazioni che mi possano aiutare a ricordar meglio le storielle create dall'autore.

Tengo tutte le flashcard raccolte in un mazzetto, e le uso per ripassare i kanji, pescando delle carte a caso e cercando di scrivere il carattere in questione partendo dalla sua parola chiave.

Se ci sono altre domande, chiedi pure!! :)

Kokoro ha detto...

Grazie mille per i tuoi consigli, sono molto utili! Tra meno di un mese ricomincia l'università e seguo Giapponese 3 (ma credo che sia moooolto più indietro del tuo Giapponese 3...). Caso mai proverò alla fine del primo semestre o la prossima estate!
Cercherò anche di informarmi per questo libro nelle librerie dove vado di solito.
Anche queste flash-card sembrano utili, anche per il metodo tradizionale.. non ci avevo pensato! In genere io riempio paginate di kanji e li devo scrivere in kana o il contrario. Le farò con tutti i kanji che devo sapere!! Grazie!!!!!

Sakura ha detto...

Volevo ringraziarti per aver suggerito questo metodo, lo sto usando per imparare gli hiragana e devo dire che è m utile; l'unico problema è che la spiegazione in inglese non è "immediata" per noi italiani, cmq me la sto cavando creadno delle "storielle" personalizzate ;-)

Rimandavo sempre lo studio del giapponese perchè spaventata dalla scrittura, adesso invece ho iniziato proprio da quella.
Grazie ancora!

biancorosso ha detto...

Ciao Sakura,
Grazie per essere passata a trovarmi!
Mi fa piacere sapere che tu stia usando il metodo Heisig per lo studio dei kana. Vedrai che poi, passando ai kanji, noterai poca differenza se non nel numero di storielle da creare, e quindi di elementi da ricordare.
Spero anch'io che un domani venga pubblicata la versione italiana di questo metodo, perche' sono sicura che sono moltissime le persone che lo proverebbero.

Se ci sono domande sul metodo, io sono qui!
Ciao Sakura! Ja ne! :)

Nicola Lai ha detto...

Ciao, senti io ho 15 anni quasi 16 e ho iniziato da poco a studiare i kanji usando un'app sul cellulare, si chiama tengugo kanji non so se lo conosci, però ora mi è venuto un dubbio, leggendoti ho capito che dovrei usare il metodo di Heiseg e ho già scaricato il file pdf, e in questa applicazione che ho ci sono anche le pronunce, ora non so se concentrarmi solo su "remembering the kanji" o magari fare in tutti e due i modi. Tu che mi consigli?